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RASSEGNA STAMPA

Il paradosso della Lazio: cresciuta di testa, ma questo la limita… di testa. Ecco perché

Un paradosso da cancellare. Così la Lazio può crescere ancora. In questo anno e mezzo con Sarri la squadra ha dimostrato di avere un grosso limite di continuità. Al punto che fra la scorsa stagione e quella attuale non sono mai arrivate tre vittorie di fila. In dieci occasioni sono arrivati due successi consecutivi, seguiti però da cinque sconfitte (comprese alcune pesanti come quelle per 3-0 contro Bologna e Roma l’anno scorso e quella per 5-1 con il Midjylland a settembre, oltre al recente 1-3 con la Salernitana) e cinque pareggi. Strano, considerando che la Lazio ha dimostrato, in più occasioni, di essere cresciuta anche mentalmente: da quando Immobile è a Roma (2016), lui e Milinkovic hanno saltato contemporaneamente solo 7 partite su 310 (coppe comprese) prima del derby, nelle quali la squadra ha raccolto appena 5 punti. Anche per questo il successo nel derby denota come si soffrano meno le varie assenze. Al punto che, nelle 5 partite stagionali senza Immobile, sono comunque arrivati 9 punti (fra campionato ed Europa League). Negli anni scorsi mai la Lazio aveva vinto più partite di quante ne aveva perse senza il suo capitano. Segnali evidenti di crescita, anche mentale. E allora perché non si riescono a inanellare tre vittorie di fila? “La squadra non era pronta a subire un evento negativo”, ha spiegato Sarri dopo la gara con la Salernitana. Dal 2014-15 (compreso) in poi, la Lazio, prima dell’arrivo dell’attuale allenatore, aveva sempre fatto registrare almeno una volta a stagione tre vittorie di fila (minimo). Con Sarri non ci è mai riuscita in 18 mesi. Eppure la difesa è solida come non lo era da tempo e l’attacco segna. Colpa quindi di quel germe citato dall’allenatore. La squadra è fin troppo consapevole di essere migliorata tatticamente, di avere quell’equilibrio che in passato le mancava. Vince gare importanti (come quella di inizio stagione con l’Inter) per poi incappare in qualche calo improvviso (l’1-1 di Genova con la Sampdoria subito quando si sentiva i 3 punti in tasca). Il germe è l’arroganza, l’incapacità di trasformare gli evidenti miglioramenti tattici in un vantaggio mentale sugli avversari. I calciatori in campo si sentono sicuri del risultato e staccano la spina, trovandosi poi spiazzati dagli eventi. Il contropiede i biancocelesti, ormai sempre ben messi in campo, non lo subiscono tatticamente, ma mentalmente. “Per il momento abbiamo la continuità di 4 giorni”, ha detto Sarri prima della disfatta in Danimarca. “Non eravamo pronti all’evento avverso”. Frasi chiare: i giocatori devono crescere mentalmente. Ma devono farlo nel lungo periodo. Perché ormai hanno dimostrato di aver raggiunto la maturità necessaria per vincere gli scontri diretti e sopperire alle assenze. Per questo il difetto mentale che ancora danneggia la squadra appare come un paradosso. Da cancellare.

Corriere della Sera

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