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La nuova battaglia della Serie A: un piano per portare i tifosi allo stadio

… ora la Serie A lavora a un nuovo traguardo. Per certi versi, altrettanto ambizioso: riportare allo stadio i tifosi prima della fine del campionato. Al progetto stanno lavorando Andrea Agnelli e il presidente della Lega di Serie A Paolo Dal Pino: riaprire, magari già dai primi giorni di luglio, le porte al pubblico. Per riuscirci, si pensa a una capienza estremamente ridotta: le società metterebbero a disposizione soltanto una percentuale tra il 20 e il 25% dei posti a disposizione, in modo da garantire il distanziamento sociale delle persone.

Il punto di vista è persino condivisibile. Da domenica è tornata visitabile l'Arena di Verona, seppure con la limitazione a 1285 persone. E dal 15 giugno sarà possibile ad assistere a spettacoli a teatro, con mille persone se all'aperto. Lo stadio, in questo senso, ha finora però fatto scuola a sé. Ma la Lega Serie A rinnovando la simbiosi con la Federcalcio che ha piegato le resistenze del ministro Spadafora sulla ripartenza delle partite, insiste: aprire le porte, insomma, potrebbe non essere un tabù. Certo serviranno delle misure: mascherine obbligatorie, ad esempio, e un distanziamento garantito per chi non appartiene allo stesso nucleo familiare. Altra possibilità: riaprire solo agli abbonati, distribuendoli nei vari settori in modo da non superare il 25% della capienza. Oppure vendere un posto ogni 4-5, in modo che ognuno abbia accanto, davanti e dietro almeno un posto libero. Ovviamente non si potrebbe prescindere dal rispetto categorico dei posti assegnati (con buona pace dei gruppi organizzati). E, ovviamente, dal divieto di abbracciarsi, che vale per i controllatissimi calciatori in campo, figurarsi per la gente sugli spalti. 
 

Ecco, proprio questi ultimi due punti potrebbero rappresentare criticità in vista di una concessione ai tifosi: se a teatro o al cinema mantenere le distanze è facile, in uno stadio, dopo un gol, potrebbe non essere così scontato. Eventuali resistenze si fonderebbero proprio su questi punti. Finora, neanche la Germania ha ceduto sul tema, preferendo ai tifosi reali le sagome di cartone. Quelle, almeno, permettono di riempire lo stadio anche al 100%. E sicuramente non si corre il rischio di vederle scambiarsi "pericolosi" abbracci dopo un gol. Repubblica.it