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RASSEGNA STAMPA

Quanti segni dal cielo pensando a quel Lazio-Parma per Gabbo. Romero, il predestinato…

La soddisfazione è grande. Il segno del destino forse lo è ancor di più. Tutto si è incastrato perfettamente. Come fosse scritto, come fosse il desiderio di qualcuno. Nel giorno in cui tutto lo stadio ricorda Gabriele Sandri (oggi il 15esimo anniversario della scomparsa), la Lazio vince 1-0 all’Olimpico, proprio come successo nel 2007 nella prima partita giocata dopo la tragedia. All’epoca, contro il Parma, segnò Firmani, ieri Luka Romero, al primo gol in biancoceleste e in Serie A (aveva invece segnato nella seconda serie spagnola col Maiorca). Il 17enne argentino (compirà 18 anni il 18 novembre), è il secondo calciatore più giovane ad aver mai segnato nel massimo campionato con la Lazio. Il record appartiene ad Alessandro Capponi (in gol a 17 anni, 4 mesi e 7 giorni) dal 20 dicembre 1936. Anche quel giorno, curiosamente, la rete in questione fu decisiva (Capponi realizzò il 2-1 contro la Lucchese). Ma c’è di più: perché in quella stagione i biancocelesti finirono il torneo al secondo posto, proprio la posizione raggiunta con i 3 punti di ieri. A vincere lo scudetto quell’anno non furono Juve, Inter o Milan, ma il Bologna, statisticamente un’eccezione per il nostro campionato, un po’ come lo sarebbe il titolo del Napoli, attualmente primo a +8. “Un’emozione enorme fare gol davanti a questa gente – ha detto Romero a fine partita, dopo aver fatto il giro di campo portando l’aquila Olimpia poggiata sull’avambraccio -. Sono felice per i tre punti. Tutti qui mi danno consigli, mi supportano molto, mi sento bene qui. Luis Alberto è un amico speciale, ma anche Pedro e gli altri mi aiutano. Stiamo lavorando bene e dobbiamo continuare così. Il gol è il miglior regalo del mondo. Voglio salutare la mia famiglia”. L’anno scorso l’argentino, nella lista dei preconvocati di Scaloni per i Mondiali, era diventato il più giovane esordiente in Serie A con la maglia della Lazio (16 anni, 9 mesi e 10 giorni). Una serata perfetta dunque, macchiata solo dai cori antisemiti che la Curva Nord aveva già intonato nel derby e che ieri ha ripetuto più volte. Viene cancellato anche il piccolo screzio fra Sarri e Marusic, non sufficientemente reattivo secondo il tecnico, quando chiamato a entrare in campo al posto dell’infortunato Lazzari (problema al polpaccio, salterà la Juve). Cose di campo. E proprio lì, sul terreno di gioco, la squadra di Sarri si è tolta un’altra grande soddisfazione agganciando il secondo posto. Forse aiutata anche dal destino…

Corriere della Sera

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