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RASSEGNA STAMPA

Lazio, un sogno nel Caicedo

GENOVA L'urlo liberatorio della panchina della Lazio dopo la vittoria per 2-1è talmente forte che sovrasta anche quelli di rabbia dei tifosi della Sampdoria. Un urlo che permette di liberare i polmoni e tornare a respirare. I biancocelesti vivono praticamente tutto il secondo tempo in apnea. Fanno tutto i ragazzi di Inzaghi che nei primi 45 minuti chiudono la gara, poi complice il solito black out la riaprono e se la complicano inspiegabilmente rischiando addirittura di subire un pareggio che avrebbe avuto dell'assurdo. Vittoria sofferta ma meritata che riporta i biancocelesti lì a pochi passi dal quarto posto. 
SORRISI E RABBIAL'energia positiva per l'accesso in finale di Coppa Italia spinge la Lazio anche a Genova. I cambi di Inzaghi funzionano alla perfezione. La sensazione è che i tonfo fatto contro il Chievo abbia insegnato parecchio. Ma non certo tutto. Approccio perfetto della Lazio che nello spazio di venti minuti chiude praticamente la partita. Il rosso a Ramirez l'archivia definitivamente o quasi. E' Caicedo il protagonista assoluto. L'ecuadoriano si traveste da Immobile e mette a segno una doppietta, la prima con la maglia biancoceleste. Un uno-due che ricorda molto Ciro sfortunatissimo nell'occasione della punizione. Rabbia, corsa e precisione sul primo e forza fisica e astuzia sul secondo. Piatto sinistro, colpo di testa e Sampdoria al tappeto. Il secondo, tra l'altro, ricorda tantissimo quello di Vieri proprio al Ferraris il 25 aprile 1999, sempre sotto la curva blucerchiata. Doppietta e corsa verso il settore occupato dai tifosi laziali. Il tutto sotto il sorriso compiaciuto di Tare seduto in tribuna. Peccato solo che si sia ripresentato il solito black out. E così con un uomo in più la Lazio subisce il gol di Quagliarella, numero 150 in serie A, poi si salva miracolosamente sul tiro di Murru: palo schiena di Strakosha e fuori (inequivocabile il gesto del presidente Ferrero). E ancora grazie ad un liscio di Defrel in piena area. Ad assistere al match c'è anche Gian Piero Ventura, in cerca di una squadra: «Qui per vedere la mia nuova squadra? Speriamo», dice e il pensiero corre al possibile addio di Giampaolo. Seduto accanto a lui c'è il ds della Juventus, Fabio Paratici. Non era a Marassi per seguire Milinkovic, squalificato e infortunato. Ma neanche Inzaghi, dice. «Sono qui solo vedere la partita». Ci sarà da credergli? Chissà. 
VINCERE E SPERARESe Giampaolo urla e strilla di rabbia per la prova dei suoi, Inzaghi stringe i pugni consapevole dell'importanza del successo. Ieri ha fatto di necessità virtù. Normale che l'obiettivo principale sia diventato vincere la Coppa Italia ma entrare in Europa dal campionato viene subito dietro. La matematica non condanna la Lazio che prova a sperare nella Champions ma è chiaro che sia l'Europa League quella più facile da raggiungere. La Lazio non è unica padrona del suo destino: deve vincerle tutte e sperare che le altre davanti cadano. 

Il Messaggero