Dal digiuno all’abbuffata col Napoli. Un anno dopo l’esclusione d’Inzaghi dai convocati per la trasferta partenopea, Luis Alberto si divora la settima partita consecutiva in poco più d’un mese contro gli uomini di Sarri. Dalla Supercoppa vinta il 13 agosto con la Juve, lo spagnolo non è mai più uscito. Straordinari persino in Europa League contro il Vitesse, quindi domenica a Marassi. Stasera all’Olimpico Luis Alberto sarà uno degli assi. Magari pigliatutto. Perché sulla trequarti c’è pure la sfida a Callejon per la Nazionale iberica. L’azzurro era di nuovo rimasto fuori dalla lista di settembre del ct Lopetegui, l’ex Deportivo invece appena pre-convocato: solo uno dei due potrebbe staccare lì davanti uno degli ultimi biglietti per Russia 2018. Stasera Luis Alberto farà di tutto per mettersi in valigia già il colbacco. E’ avvertito anche l’amico Reina, guarda caso portiere titolare della Roja. Luis Alberto lo conosce dai tempi del Liverpool, lo ha studiato in allenamento, in area e sotto porta è pronto a dargli il tormento. Non si ferma più, è galvanizzato. Luis Alberto è il nuovo jolly, anche a Genova con lo sguardo spiritato.
L’ UOMO IN PIÙ In qualunque zona del campo lo metti in questo momento, sforna record in movimento: a Marassi 75 passaggi e 93 tocchi di palla su 745 totali, ecco il vero uomo che sta sfatando tutti i tabù stagionali. E anche quello che risolve le grane a gara in corso, la duttilità è l’ennesimo segreto del successo. Tuttofare, crea occasioni (3), dribbla più volte di tutti (6) e non smette mai di pedalare. Oggi lo spagnolo è ossigeno puro per la Lazio, solo così non si paga dazio: «Ho lavorato tanto per tornare quello di prima. La colpa l’anno scorso era soltanto la mia. Non capivo il gioco italiano, dopo sette mesi difficili finalmente ci sono riuscito. Ora sono un altro giocatore». Tanti altri: trequartista, mezzala, regista, ma sopratutto stakanovista: «E’ un frangente speciale per me. Ho giocato sei gare dall’inizio alla fine e sono contento dello spazio che mi ha dato il mister. Lavoro per fare ancora meglio, voglio la Champions». Contro il Napoli si può chiudere un mini-cerchio, è lontano il tempo in cui Luis Alberto rimaneva a casa e si guardava triste allo specchio. Oggi sono lui, Sergej e Ciro lì davanti i più belli del reame biancoceleste. Se lo guarderanno pure dalla Spagna poi anche in Nazionale tornerà a indossare un’altra veste. Il Messaggero