Il Mago deve ripetere l’esibizione. Ovviamente senza rivelare il trucco. Contro l’Atalanta Luis Alberto ha segnato una sola volta: è successo a Bergamo, e mancava Ciro Immobile. Tolto il motivo dell’assenza del capitano (era squalificato nella gara del 2017, è infortunato questa volta), il contesto è molto simile a quello di domenica. La Lazio va a Bergamo e ha bisogno di lui. In questa stagione l’ex Liverpool ha cambiato status in rosa. Dopo che per una buona parte di estate era con le valigie pronte (la famiglia ha anche lanciato qualche appello al direttore sportivo Monchi per far sì che potesse andare al Siviglia), ha dovuto accettare un ruolo di semi-titolarità. Restando però protagonista assoluto. Già, perché Luis Alberto gioca meno (Sarri lo ha impiegato per circa 50 minuti in più rispetto a Vecino), ma segna e incide di più. In questa stagione è già a quota quattro gol (contro Inter, Verona, Fiorentina e Feyenoord) e un assist. L’anno scorso, in 44 presenze, aveva segnato una sola rete in più (e mai era partito così forte). Sarri è riuscito a pungolarlo nel modo giusto. Luis Alberto dà meno equilibrio di altri (su tutti Vecino, suo vero antagonista per la maglia da titolare), e allora per trovare spazio deve incidere di più.
Fin dal 2017-18, dopo il primo anno in cui ha avuto bisogno di tempo per ambientarsi, Luis Alberto è stato uno dei leader tecnici della squadra. Inzaghi non lo toglieva mai dal campo, al punto che ne ha fece le spese Felipe Anderson, che il tecnico provò a trasformare in quinto di centrocampo, spingendo il brasiliano a chiedere la cessione e a trasferirsi al West Ham. Il gioco è spesso passato per i piedi e la genialità di Luis Alberto, che ha permesso alla Lazio anche di vincere titoli importanti (suo il primo gol nella Supercoppa vinta nel 2019 contro la Juve). Ora deve prendere per mano la squadra anche con Sarri, che verosimilmente lo farà giocare di più. In assenza di Immobile lo spagnolo è il calciatore che più di tutti può aiutare i biancocelesti a cambiare modo di giocare. Con lui si può tenere di più il pallone, con lui ci si può aggrappare di più al colpo del campione. Serve la sua classe per sopperire ai gol del capitano. Si deve responsabilizzare e deve riuscire a tornare a essere il direttore d’orchestra a tempo pieno che era in passato. Basta con il part time. Anche perché la Lazio fino alla pausa per il Mondiale dovrà affrontare Atalanta, Roma e Juventus. Tre scontri diretti che, alla lunga, possono diventare decisivi per la corsa alla Champions League. A Bergamo era riuscito a colpire già nel 2017. Finì 3-3 con doppietta di Milinkovic. Fu lui a segnare l’ultimo gol. Mancava Immobile. Sembra quasi un déjà vu. Può essere da stimolo per far sì che il Mago ripeta l’esibizione. E segni anche questa volta.
Gazzetta dello Sport