Più la tiri giù, più si tira su, da un’impresa all’altra senza neanche potersele godere fino in fondo. C’è chi la chiama già resilienza Lazio. Simbolo sportivo di tenacia e lotta ad un sistema calcio modificato dalle leggi del Covid. Adattamento all’imprevisto, spingersi oltre i propri limiti fino a sfidare le leggi di convenzioni razionali. Scoprire l’opportunità di sentirsi speciale e mai così unita in piena emergenza. Quando la formazione la fanno i tamponi, le vigilie diventano calvari, le trasferte turbolenti si scoprono avventure che arricchiscono spirito e corpo. Il Covid, spettro che ha spezzato le ali di un sogno nella parte finale della scorsa stagione, ma anche insegnamento che ti fortifica nelle difficoltà, che ti spiega quanto non puoi più solo attingere a qualità tecnico-tattiche… la strategia si fonde con l’impedimento: o cedi al fatalismo o cogli l’occasione per aggrapparti a risorse mentali e caratteriali che fermano il tempo, scrivono storie di calcio epiche, trasformano la zona Cesarini in un celestiale “amami o faccio un Caicedo” oppure ti permettono di mantenere la testa del girone di Champions aperto ed insidioso con generosità e coraggio. Vedi la notte di Bruges. Doveva essere complessa e da sconsigliare ai deboli di cuore, ma la stagione della Lazio sta giá andando oltre, sembra una roulette russa. Pericolosa, mozzafiato, da maneggiare con cura, vissuta su un sottile equilibrio che separa l’immensità di un’impresa a fragorose cadute. Roulette russa, dicevamo e allora non puó essere un caso se la fase a gironi della Champions arrivi al dunque a San Pietroburgo. Terza trasferta in una settimana, non c’è tempo per rifiatare, c’è un sogno da inseguire, una qualificazione da indirizzare, una bella favola da completare. Zenit-Lazio, un’altra pagina tutta da scrivere tra orgoglio e sacrificio. Daniele Baldini Radiosei
Categorie
Speciale nell’emergenza, chiamatela resilienza Lazio: la roulette russa prosegue tra orgoglio e sacrificio