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Hamsik ricorda Sarri: “Mi ha lasciato il segno. Tutta Europa ci seguiva”

Nella lunga intervista concessa da Hamsik a DAZN c’è molto spazio per Sarri, un vero e proprio maestro per il calciatore slovacco ora in forza al Trabzonspor: “Ho sentito De Laurentiis a inizio anno, mi ha detto: quando finisci col calcio giocato fammi sapere e parliamo di futuro insieme. Non siamo ancora arrivati a questo punto ma se mi chiamasse sarebbe difficile dire di no. Nella mia città ho la mia accademia con più di 300 bambini di tutte le categorie, sto costruendo campi da calcio, voglio occuparmi di questo, occuparmene e fare l’allenatore per far crescere altri Hamsik. La palla corre come faceva con Sarri? Ancora no, ma questo è il mio futuro. Mi piace Sarri, Guardiola, quelli che giocano a calcio. Sarri mi ha lasciato il segno. Benitez era un grande allenatore, con lui sono arrivati Albiol, Reina, Higuain, giocatori di livello internazionale.

Dopo è venuto Sarri e per tre anni con lui abbiamo giocato sempre a due tocchi, immagina a che velocità di pensiero dovevi muovere la palla e per tre anni lo abbiamo fatto. Come calciatore mi sono divertito tanto, tutta l’Europa ci seguiva, era un Napoli da Play Station, si giocava a memoria. Qualche volta il mister si girava di schiena, gli bastava sentire la palla e capiva che stavamo giocando insieme. Se facevo un tocco in più…si fumava 50 sigarette”.

Alessio Buzzanca

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Hamsik in love: “Il calcio di Sarri mi ha fatto godere”

Marek Hamsik, ex centrocampista del Napoli attualmente al Trabzonspor, ha rilasciato un’intervista a ‘Il Mattino’:

Cosa si porta dentro dei suoi 12 anni a Napoli?

“La felicità. Io a Napoli ero felice, con gli amici, la mia famiglia, sul campo di calcio, con i tifosi. Sennò non avrei rinnovato per cinque volte, sapendo pure che avevo tante altre offerte per poter cambiare. Abbiamo riportato tutti insieme il Napoli tra le grandi. E sono rimasto tutto questo tempo perché non c’è stato un solo giorno in cui non ci fosse qualcosa che mi regalasse un sorriso”.

A cosa ripensa di più dell’esperienza calcistica a Napoli?

“Il campionato dei 91 punti. È ancora una amarezza che mi porto dentro, che mi fa male quando ci ripenso. E mi capita di ripensarci. Quel testa a testa senza fine con la Juventus, quello scudetto perso per colpa della maledetta partita di Firenze dove sono finiti i nostri sogni. Però mi rimane una soddisfazione”.

Quale?

“Aver giocato nella squadra più spettacolare vista in Italia nell’ultimo decennio, aver dettato legge su ogni campo della serie A e tante volte anche in Europa, aver fatto vedere quello che eravamo capaci di fare”.

E quest’anno il Napoli lo Scudetto dove lo ha perso?

“È chiaro che in un campionato non si possono sbagliare più di due o tre partite, sennò c’è poco da fare: perdi. Però gli azzurri lo scudetto lo hanno gettato via con Roma ed Empoli: non puoi farti ribaltare in quella maniera quando lotti per il primo posto, non puoi prendere un gol al 90′ quando insegui il sogno. Ma questo gruppo può riprovarci, anche se non so chi resta e chi va via”.

Sul futuro

“Quando smetterò, questo farò: il tecnico dei bambini di 13, 14, 15 anni. Perché voglio restituire quello che ho avuto. La mia filosofia è quella che Sarri ha fatto vedere nei tre anni a Napoli, è quello il calcio dove ho goduto di più. Ora se vedo il City di Guardiola è quella l’idea che mi affascina”.