Richiesta ribadita. Pressare, non aspettare. Avanzare, non indietreggiare. Velocizzare il palleggio, non rallentarlo. La Lazio a Rotterdam ha dimenticato i comandamenti di Sarri. Lenta e timorosa, poco coraggiosa: ecco quale doveva essere la faccia tosta e la personalità di cui il tecnico ha parlato ieri alle 15, dopo il rientro a Formello dall’Olanda, nel confronto con lo spogliatoio. Servono uno o due tocchi per costruire. In Champions devi giocare ancora meglio, al top. E’ andata al contrario. Tre o quattro tocchi prima del passaggio, così la Lazio è diventata statica, prevedibile, incapace di creare occasioni (per 70 minuti) e restare aggrappata al risultato. Questione di mentalità. «Avrei preferito perdere rischiando, provando a palleggiare in faccia al Feyenoord, non così» ha raccontato Sarri.
La Lazio ha perso sotto ogni aspetto: mentale, fisico, tecnico e tattico. La superiorità del Feyenoord è stata evidente. L’analisi sbatte su un dubbio: i giocatori di Sarri pressavano male e in ritardo o gli olandesi erano talmente bravi da riuscire a nascondere il pallone? Sono vere tutte e due le cose. La Lazio non aveva le solite sincronie e il Feyenoord non sbagliava un passaggio. Nel giro di un anno, Slot ha alzato il livello. Sarri e i suoi giocatori no, sono prigionieri dell’insostenibile leggerezza del gioco. Due volte bene, una male. «Bisogna crederci di più e rischiare» ha ripetuto Sarri al gruppo. Nessuna ramanzina, il tentativo di resettare e guardare avanti, pensando alla Fiorentina. Solita analisi post-partita, senza alzare i toni. Si trattava di Champions, Mau sapeva sarebbe stata dura in Olanda. Dopo le prime tre o quattro pressioni andate a vuoto, la Lazio ha rallentato, perdendo sicurezza. Non riusciva a prendere il pallone, si è rintanata. Richiesta ribadita. Lo riporta il Corriere dello Sport