Milinkovic esposto al Louvre, ricordando le sue pennellate: «Dicono che i miei assist sono arte», ci ha scherzato su il Sergente. I suoi assist sono capolavori, è il tesoro calcistico della Lazio, se riusciranno a soffiarlo a Lotito si saprà in estate. Milinkovic è davvero da esposizione, il viaggio nell’arte compiuto a Parigi ad inizio settimana è il pretesto per esaltare la sua crescita. In Italia non c’è un centrocampista come lui, capace di segnare 8 gol e di servire 9 assist. In Europa solo trequartisti che si esibiscono da punte vantano numeri migliori. Uno è Payet del Marsiglia, 9 gol e 9 assist in Ligue 1, ma gioca avanzato. L’altro è Nkunku del Lipsia, 14 gol e 7 assist in Bundesliga. Milinkovic è terzo nella classifica dei centrocampisti con maggiori partecipazioni a gol nei campionati top europei. E svetta come colpitore di testa, ha segnato 4 volte, nessuno così tanto. Da leader. La ripartenza della Lazio è coincisa con il risveglio di Luis Alberto e la ricomposizione dell’asse con Milinkovic. Il Sergente, dal 22 dicembre (Venezia-Lazio 1-3) al 5 marzo (Cagliari-Lazio 0-3), ha segnato 3 gol (due all’Empoli e 1 alla Fiorentina) e servito 4 assist in campionato.
L’Ibrahimovic del centrocampo
Sarri l’ha utilizzato nel doppio ruolo, centrocampista e punta aggiuntiva. Spesso si vede Sergej avanzare, stazionare alle spalle di Immobile. Più sterza in attacco, meglio è per tutti, per se stesso e per la squadra. E’ diventato irresistibile Milinkovic: «E’ l’Ibrahimovic del centrocampo», è la solennità concessa da Leiva, esperto del ruolo e del reparto, uno che in carriera di campioni ne ha incrociati. Quella definizione è divenuta celeberrima. Il futuro. Di Milinkovic e del suo futuro se ne parlerà nei prossimi mesi, oggi pensa solo a riportare la Lazio in Europa. Il manager Kezman è stato a Roma a fine gennaio, ha seguito da vicino il caso Kamenovic, è un suo assistito. Ha parlato quotidianamente con Lotito e Tare, ogni discorso su Sergej è stato rinviato. Rispetto agli anni scorsi sarà più difficile resistere ad eventuali offerte. Il Sergente è in scadenza nel 2024 e non si è mai parlato di rinnovo, le eventualità che firmi un nuovo accordo sembrano remote per non dire altro. Tra un anno, restando con lo stesso contratto, il rischio sarebbe di perderlo a zero o di veder deprezzato il cartellino. Milinkovic ama la Lazio, lo dimostra da 7 anni, ogni giorno, in ogni partita. Non farebbe mai uno sgarbo, se deciderà di partire lo farà consentendo alla società di incassare un bel po’ di soldi. Dopo una militanza così lunga, all’età di 27 anni, potrebbe anche decidere di guardarsi realmente attorno. In tanti stanno parlando di lui, alcuni ex campioni nelle scorse settimane lo hanno immaginato nei top club europei, gli troverebbero posto sempre, lo hanno spinto a tentare il grande salto (…). Corrieredellosport.it