Ragazzi prodigio, storie da predestinati. Con un potenziale innato, raro ma ancora grezzo. Suona la campanella, per Raul Moro e Luka Romero iniziano le lezioni alla scuola di Sarri. Il tecnico si gode un super Felipe Anderson, aspetta due ali – Brandt e Callejon le piste da seguire – e intanto lavora sui due gioiellini. L’ultimo arrivato è Luka Romero, mancino puro. Preso a zero dal Maiorca, ha esordito contro la Triestina con il boato del pubblico, molto curioso di vederlo all’opera. Si porta la pesante etichetta di piccolo Messi: «Sono solo Romero», minimizza. Molti nello spogliatoio e nello staff sono rimasti piacevolmente colpiti da questo 16enne alto 165 cm. Il talento c’è, va aiutato a sbocciare. Per questo Sarri alterna elogi a rimproveri: «Non siamo al circo», gli ha urlato ieri, dopo che Romero invece di tirare aveva provato a fare una rabona. Calori, allenatore della Primavera e collaboratore di Sarri in ritiro, ne è rimasto impressionato: «Ho intravisto dei numeri non da sedicenne. È di un’altra categoria».
Raul Moro invece ha già cominciato da tempo a frequentare i banchi della Lazio e i risultati sono confortanti: lo spagnolo, destro di piede e classe 2002, è stato uno dei più positivi nelle amichevoli. Titolare tre volte su tre, viene catechizzato spesso da Sarri: una dimostrazione di quanto il tecnico creda nell'ex Barcellona.
Sono stati entrambi molto applauditi sabato sera, nella presentazione della squadra ad Auronzo. Dai tifosi, una sola la richiesta a Lotito: «Prendici il Flaminio». Ci sta lavorando, il presidente, mentre il ds Tare, che ieri ha compiuto 48 anni, aspetta una risposta dal Bordeaux all'offerta di 8 milioni più 3 di bonus per Basic. Intanto a Formello è arrivata una tranche dalla Uefa per la partecipazione in Champions: circa 15 milioni di euro.
la Repubblica