Leiva e Strakosha totalmente negativi, Immobile positivo al genoma N (appartenente alla famiglia dei coronavirus, ma non riconducibile al Covid) e, secondo quanto sostiene la Lazio, utilizzabile in Champions perché nel complesso asintomatico e non contagioso al tampone molecolare eseguito lunedì dalla Futura Diagnostica di Avellino. Stesso risultato ottenuto dalla Synlab, il laboratorio di Firenze a cui si appoggia l’Uefa per i controlli ai club italiani prima delle partite europee, con determinazione opposta: divieto di giocare a San Pietroburgo. Secondo lo staff medico di Formello, sulla base dei referti consegnati alla Procura Federale e segnalati anche alla Asl Roma 1, la Scarpa d’Oro e gli altri due giocatori, esclusi dalla trasferta russa, erano totalmente negativi anche prima di volare a Torino per l’ultima partita di campionato. Nessuna violazione al protocollo. E’ la posizione assunta dalla Lazio martedì e ribadita ieri attraverso una lettera inviata all’Uefa. Un’altra giornata infernale, di contatti frenetici e di continue riunioni in attesa di una risposta dall’organismo europeo. Non è arrivata per permettere, come confidava Lotito, a Immobile, Leiva e Strakosha di salire su un aereo privato e raggiungere San Pietroburgo (volo di tre ore e mezzo) in tempo utile. BATTAGLIA LEGALE. Vedremo se e come questo condizionerà le prossime mosse di Lotito, ancora più convinto di essere dalla parte della ragione e pronto a ingaggiare l’ennesima battaglia, passando al contrattacco con un’azione legale nei confronti dell’Uefa e del laboratorio che esegue i controlli. Non esclude una causa, è il suo terreno di caccia preferito. Valuterà bene nelle prossime ore, è pronto a difendere la Lazio, vuole arrivare in fondo: si sente dalla parte della ragione, se non gliela riconosceranno passerà al contrattacco. L’obiettivo principale, però, è diverso. Raggiungere, attraverso il dialogo con l’Uefa, uniformità di analisi dei tamponi. Lo ha ribadito Tare in diretta tv nell’imminenza della partita con lo Zenit. «Abbiamo collaborato con le istituzioni, rispettiamo le regole. Aspettiamo le risposte e poi decideremo. Siamo in buona fede, su questo non c’è da discutere. Immobile, Leiva e Strakosha sono negativi. Eravamo straconvinti potessero viaggiare con la squadra. Hakimi era un caso simile, ma non ci riguarda, neppure volevo parlarne a Bruges. Serve uniformità, solo così si può andare avanti, altrimenti discuteremo ogni settimana». QUI AVELLINO. Massimiliano Taccone, presidente di Futura Diagnostica, il centro specialistico di Avellino, nel pomeriggio attraverso una dichiarazione all’Ansa aveva provato a fare chiarezza sulla Lazio e si era riferito ad altri casi dubbi emersi nelle ultime settimane. «Tutti i calciatori della Lazio scesi in campo a Torino sono risultati negativi ai tamponi effettuati nei due giorni precedenti, venerdì 30 e sabato 31 ottobre. Nei successivi test, effettuati lunedì 2 novembre, un solo calciatore ha riportato una bassa carica virale relativa al gene N, gene non specifico del Covid ma appartenente alla famiglia più generica dei Coronavirus. Mentre gli altri due dei tre che non sono partiti per San Pietroburgo, e che per i laboratori Uefa sono positivi, ai nostri esami sono del tutto negativi al Covid». Letture differenti dello stesso tampone, processato da due laboratori diversi. «Non mi permetterei mai di mettere in discussione il lavoro dei laboratori Uefa, ma non è la prima volta che i risultati non coincidono. Faccio presente che parliamo di una discordanza su 2 dei 122 tamponi eseguiti lunedì sul gruppo Lazio. Già prima della partita con il Borussia del 20 ottobre c’è stato un caso di presunta positività (negativo per noi) rispetto al quale l’Uefa ha rivisto il proprio giudizio dopo aver ripetuto l’esame. Pensiamo possa essere successa la stessa cosa per questi due giocatori che a noi risultano negativi e a loro positivi. Su numeri così grandi può succedere. Per quello che ci consta la Lazio ha rispettato i protocolli alla lettera».
Il Corriere dello Sport