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Camminare a passo svelto o fare le scale, così cala il rischio di 8 malattie

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Salire le scale, camminare a passo svelto, correre per prendere l'autobus. Pochi minuti di attività fisica intensa al giorno bastano per ridurre in misura significativa il rischio di sviluppare diverse gravi malattie: dall'artrite all'infarto, fino alla demenza. E' la ricetta contenuta in uno studio pubblicato sull'European Heart Journal. I ricercatori hanno analizzato i dati di quasi 96.000 persone. Hanno confrontato i livelli complessivi di attività fisica con la quantità di attività intensa svolta da ogni individuo. Quindi, hanno monitorato il rischio di sviluppare otto gravi malattie nel corso del tempo. Gli scienziati hanno evidenziato che anche sforzi estremamente concentrati – come una corsa per prendere l'autobus – sono risultati associati ad un minor rischio di malattia e di morte. Gli effetti protettivi sono stati particolarmente evidenti per le patologie infiammatorie come l'artrite, la demenza o gravi problemi cardiovascolari come infarto e ictus. Lo studio è stato condotto da un team internazionale, con un ruolo primario ricoperto dalla professoressa Minxue Shen della Xiangya School of Public Health presso la Central South University di Hunan, in Cina. "Sappiamo che l'attività fisica riduce il rischio di malattie croniche e morte prematura. Sono sempre più numerosi gli elementi in base ai quali l'attività intensa, al minuto, offre maggiori benefici per la salute rispetto all'attività moderata. Ma rimangono interrogativi sull'importanza dell'attività intensa rispetto all'attività fisica totale. Ad esempio, se due persone svolgono la stessa quantità totale di attività, chi si allena con maggiore intensità ottiene maggiori benefici per la salute? E se una persona ha poco tempo, dovrebbe concentrarsi sull'allenamento più intenso e non su quello più lungo?". I partecipanti, tutti coinvolti nello studio legati ai dati raccolti dall'UK Biobank, hanno indossato dipositivi da polso per una settimana. I device hanno registrato i modelli di movimento dettagliati, comprese brevi fasi di attività intensa che le persone potrebbero non ricordare o non segnalare. I ricercatori hanno utilizzato questi dati per calcolare sia l'attività totale sia la percentuale di attività sufficientemente intensa da causare respiro affannoso.  
Il team ha poi confrontato queste misurazioni con la probabilità che i partecipanti morissero o sviluppassero 8 gravi malattie nei successivi 7 anni. Il ventaglio comprendeva malattie cardiovascolari, aritmie cardiache, diabete di tipo 2, malattie infiammatorie immuno-mediate, malattie epatiche, malattie respiratorie croniche, malattie renali croniche e demenza. I risultati hanno dimostrato che le persone che dedicavano una parte maggiore della loro attività fisica all'esercizio intenso presentavano rischi nettamente inferiori per tutte le patologie studiate. Rispetto a chi non praticava alcuna attività fisica intensa, gli individui con i livelli più elevati di attività fisica mostravano un rischio inferiore del 63% di demenza, del 60% di diabete di tipo 2 e del 46% di mortalità in generale. Questi benefici sono stati osservati anche quando il tempo totale dedicato all'attività fisica intensa si è dimostrato relativamente ridotto. I ricercatori hanno inoltre scoperto che l'intensità dell'attività fisica svolgeva un ruolo più importante nel contrasto di alcune patologie. Per le condizioni infiammatorie come l'artrite e la psoriasi, l'intensità sembrava essere il fattore chiave nella riduzione del rischio. Al contrario, per malattie come il diabete e le malattie epatiche croniche, sia la durata dell'attività fisica che l'intensità dell'esercizio risultavano 'solo' importanti. La professoressa Shen ha evidenziato che "l'attività fisica intensa sembra innescare risposte specifiche nell'organismo che l'attività a bassa intensità non riesce a replicare completamente. Durante l'attività fisica intensa, quella che fa rimanere senza fiato, l'organismo reagisce in modo potente. Il cuore pompa sangue in modo più efficiente, i vasi sanguigni diventano più elastici e il corpo migliora la sua capacità di utilizzare l'ossigeno. L'attività fisica intensa sembra anche ridurre l'infiammazione. Questo potrebbe spiegare perché abbiamo osservato una forte correlazione con patologie infiammatorie come la psoriasi e l'artrite. Potrebbe anche stimolare la produzione di sostanze chimiche nel cervello che contribuiscono a mantenere sane le cellule cerebrali: questo potrebbe spiegare il minor rischio di demenza". "I nostri risultati fanno pensare che rendere intensa parte della propria attività fisica possa apportare notevoli benefici alla salute", ha aggiunto la ricercatrice.  Non è necessario, però, andare in palestra. "Salire le scale velocemente, camminare a passo svelto tra una commissione e l'altra o giocare attivamente con i bambini può fare davvero la differenza. Anche solo 15-20 minuti a settimana di questo tipo di sforzo – pochi minuti al giorno – sono stati associati a significativi benefici per la salute". "Le attuali linee guida", comprese quelle dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), "si concentrano generalmente sulla quantità di tempo dedicato all'attività fisica a settimana. I nostri risultati suggeriscono che la composizione di tale attività è importante e lo è in modo diverso a seconda delle malattie che si cerca di prevenire. Questo potrebbe aprire la strada a raccomandazioni sull'attività fisica più personalizzate, basate sui rischi specifici per la salute di ogni individuo". Un dettaglio non va trascurato: "L'attività fisica intensa potrebbe non essere sicura per tutti, soprattutto per gli anziani o le persone con determinate patologie. Per loro, qualsiasi aumento del movimento è comunque benefico e l'attività dovrebbe essere adattata alle esigenze individuali". 
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“I robot non sanguinano”: la svolta dell’Ucraina sul campo di battaglia

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Robot e droni ucraini controllati da un pilota che si trova al sicuro, in una posizione a chilometri di distanza dalla linea del fronte. E che permette di contrastare l'avanzata dei soldati russi, o di riconquistare territori, riducendo il rischio di perdite di uomini sul campo di battaglia. Con l'obiettivo di sostituire un terzo della fanteria con droni e robot entro quest'anno. E' la strategia utilizzata dall'esercito di Kiev, orgoglioso dei successi tecnologici acquisiti come spiega alla Cnn Mykola "Makar" Zinkevych, comandante dell'unità ucraina 'NC13' della Terza Brigata d'Assalto Indipendente ucraina, specializzata in sistemi d'attacco robotici terrestri. "La posizione è stata conquistata senza sparare un solo colpo", ha dichiarato alla Cnn Zinkevych, commentando l'esito positivo della missione che ha ancher portato alla cattura di prigionieri russi da parte di da robot e droni, senza il coinvolgimento della fanteria.  Da anni i cieli sopra le linee del fronte in Ucraina sono invasi dai droni, che rappresentano una grave minaccia per la fanteria. Di conseguenza, gli ucraini hanno iniziato a sperimentare con droni terrestri – veicoli telecomandati che si muovono su ruote o cingoli – e sistemi robotici. Inizialmente venivano utilizzati principalmente per evacuare i feriti e rifornire le truppe, ma sempre più spesso anche per condurre missioni di assalto in combattimento. La Cnn nota che i droni terrestri sono molto più difficili da individuare e intercettare rispetto ai veicoli militari di dimensioni maggiori. Rispetto ai droni aerei possono operare in qualsiasi condizione meteorologica e trasportare carichi molto più consistenti. Sono inoltre più resistenti e hanno una durata della batteria molto maggiore.  Alla fine dello scorso anno, il Terzo Corpo d'Armata, di cui fa parte la Terza Brigata d'Assalto Indipendente, ha dichiarato che un singolo robot terrestre equipaggiato con una mitragliatrice era riuscito a respingere un'avanzata russa per 45 giorni, necessitando solo di una leggera manutenzione e di una ricarica della batteria ogni due giorni. ''Dobbiamo capire che non avremo mai un numero maggiore di uomini'' rispetto alla Russia ''e non avremo mai un vantaggio numerico sul nemico'', ha affermato Zinkevych, sottolineando che ''dobbiamo ottenere questo vantaggio attraverso la tecnologia''. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato nei giorni scorsi che droni e robot hanno condotto oltre 22mila missioni solo negli ultimi tre mesi. "Più di 22mila vite sono state salvate quando un robot è entrato nelle zone più pericolose al posto di un soldato", ha dichiarato Zelensky in un discorso che celebrava i successi dell'industria tecnologica militare ucraina. Robert Tollast, esperto di guerra terrestre presso il Royal United Services Institute, un think tank britannico specializzato in difesa e sicurezza, ha affermato che i nuovi progressi in Ucraina "alimenteranno un acceso dibattito sull'opportunità o meno di considerare questi robot il futuro della guerra". Probabilmente, ha aggiunto, i droni terrestri avrebbero difficoltà a mantenere il controllo del territorio, paragonandoli all'utilizzo di carri armati senza il supporto della fanteria. Tuttavia, ha aggiunto, ora "salvano regolarmente la vita dei soldati nelle evacuazioni dei feriti, nelle pericolose missioni di rifornimento, nello sminamento e, sempre più spesso, nei combattimenti". E ha aggiunto che "questo è fondamentale in una guerra in cui l'osservazione aerea tramite droni ha reso quasi letale qualsiasi movimento vicino alla linea del fronte, anche immaginando un futuro in cui la Nato non combatta esattamente come in Ucraina, è quasi certo che questi sistemi troveranno molti impieghi in altre forze". Il piano di guerra di Kiev si concentra sia sulla difesa che sull'attacco. L'obiettivo è utilizzare dati e tecnologie per identificare in tempo reale ogni singola minaccia aerea e intercettare almeno il 95% di missili e droni, oltre a creare una "zona di fuoco" profonda dai 15 ai 20 chilometri lungo la linea del fronte, dove droni e robot operano senza sosta. Il ministero della Difesa ucraino ha dichiarato la scorsa settimana che circa mille equipaggi sono già operativi nell'ambito di questo nuovo programma unificato. Secondo gli analisti citati dalla Cnn, i recenti progressi tecnologici hanno conferito all'Ucraina un netto vantaggio in termini di droni sul campo di battaglia. L'Institute for the Study of War, un'organizzazione statunitense che monitora i conflitti, ha recentemente valutato che questa superiorità dei droni "contribuisce probabilmente al rallentamento dell'avanzata russa e ai recenti contrattacchi ucraini". In una nota gli analisti hanno scritto che "sebbene nessuna delle due parti sia riuscita a ottenere un vantaggio decisivo, la campagna di attacchi a medio raggio dell'Ucraina ha permesso a Kiev di riprendere il sopravvento", aggiungendo che "la sfida ora per l'Ucraina sarà quella di rimanere un passo avanti alla Russia mentre questa risponde". Sebbene il vantaggio sul campo di battaglia derivante dall'impiego dei droni potrebbe non essere decisivo per l'esito della guerra, il netto primato di Kiev in questo settore sta attirando sempre più attenzione anche al di fuori dell'Europa. La prossima grande sfida per l'Ucraina è l'intelligenza artificiale. Kiev sta compiendo progressi nello sviluppo e nell'addestramento di modelli di intelligenza artificiale per sistemi senza pilota, utilizzando dati reali provenienti dal campo di battaglia.  Molti, tuttavia, rimangono cauti. Ad esempio Zinkevych ha affermato che, pur comprendendo la possibilità di automatizzare alcuni processi, non è sicuro che le tecnologie autonome abbiano un ruolo sul campo di battaglia. "La decisione finale deve sempre essere presa da un essere umano – ha affermato -Affidereste armi all'intelligenza artificiale? Come possiamo essere sicuri che sarà in grado di distinguere un amico da un nemico? Come possiamo essere sicuri che non ci saranno malfunzionamenti o che qualcosa non andrà storto?". 
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Usa-Iran, giornata chiave per i negoziati. Trump: “Oggi accordo in Pakistan”

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Stati Uniti e Iran al bivio. Washington e Teheran Si avvicinano tra le tensioni al secondo round dei negoziati a Islamabad, in Pakistan, per porre fine alla guerra. Donald Trump già scommette sull'accordo, a poche ore dalla fine della tregua che scade formalmente il 21 aprile, ma si dice pronto a "bombardare tutto". La giornata di oggi sarà una svolta, in un senso o nell'altro, nella crisi caratterizzata soprattutto dalla paralisi dello Stretto di Hormuz: l'Iran tiene sotto scacco la via fondamentale per il 20% del commercio mondiale di petrolio, gli Usa rispondono imponendo il blocco navale alle navi della Repubblica Islamica.  
Il braccio di ferro prosegue, intanto il presidente degli Stati Uniti annuncia l'invio della delegazione, guidata dal vicepresidente JD Vance e completata dall'inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner, emissario e genero di Trump. Teheran formalmente non comunica la presenza dei propri rappresentanti in Pakistan. Nelle prossime ore, riferisce però il Wall Street Journal, la delegazione della Repubblica islamica – con il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf – sbarcherà a Islamabad. In base al programma anticipato da Al Jazeera, i due team dovrebbero arrivare praticamente in contemporanea per iniziare i colloqui alle 12 locali. L'incertezza e le tensioni crescenti, con il sequestro di un mercantile iraniano da parte degli Usa, influiscono sulle quotazioni del greggio e a cascata sui prezzi dei carburanti e dell'energia, tema caldissimo in molti paesi – Italia compresa – che attendono news. La mediazione di Pakistan e Egitto tiene vivo il dialogo anche nei momenti più critici, quando la rottura completa e la ripresa della guerra sembra una prospettiva concreta. Il ministro dell'Interno pakistano, Mohsin Naqvi, ha informato l'ambasciatore iraniano in Pakistan, Reza Amiri Moghadam, sul completamento dei preparativi per il secondo round di colloqui. Il capo di Stato maggiore dell'esercito pakistano, Asim Munir, a Trump – negli ultimi contatti – ha detto chiaramente che il blocco navale imposto dagli Usa ai porti iraniani è un ostacolo sulla strada della diplomazia. Le fibrillazioni di queste ore, apparentemente, non condizionano Trump. 
Il presidente degli Stati Uniti tira dritto esibendo certezze. "Gli iraniani dovrebbero esserci, se non saranno ai negoziati va bene lo stesso. Noi abbiamo accettato di esserci", dice, escludendo la possibilità di prorogare la tregua in scadenza: "Che succederebbe? Molte bombe cominceranno a cadere". Come ormai consuetudine, il numero 1 della Casa Bianca regala dichiarazioni a getto continuo a varie testate, con risposte e concetti che spesso cambiano di ora in ora. La chiacchierata con Maria Bartiromo, giornalista di Fox News, delinea una novità decisiva: Trump, dice Bartiromo, si aspetta che "martedì sera in Pakistan" sarà firmato l'accordo con l'Iran. Tuttavia, il presidente ha aggiunto che, se gli iraniani non firmeranno l'accordo, gli Stati Uniti faranno saltare in aria tutte le centrali elettriche e molto altro", dice la giornalista. Qualche ora più tardi è lo stesso Trump a fornire un ulteriore elemento: "L'accordo con l'Iran sarà molto migliore rispetto a quello firmato da Obama". Il riferimento è all'intesa sul nucleare siglato nel 2015. Al di là del 'promo', nessun dettaglio. Nei giorni scorsi, Trump si è sbilanciato fino ad annunciare che Teheran avrebbe consegnato agli Usa i 440 chili di uranio arricchito al 60%. Dopo le smentite iraniane, il presidente ora non tocca l'argomento. Non è chiaro quindi cosa prevederebbe il documento in discussione a Islamabad, ma a giudicare dai post del presidente la fumata è imminente: "Non sono sotto alcuna pressione, anche se succederà tutto in tempi relativamente brevi!". La pressione, semmai, è su Teheran: "Il blocco navale, che non revocheremo finché non ci sarà un 'accordo', sta completamente distruggendo l'Iran. Stanno perdendo 500 milioni di dollari al giorno, una cifra insostenibile per loro, anche a breve termine". Al pressing mediatico di Trump, l'Iran non risponde colpo su colpo pubblicamente. E quando lo fa, mantiene una linea improntata al "realismo", per usare le parole del portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baqaei. "Non siamo affatto ottimisti siamo realisti. Il pessimismo nei confronti del nemico è sinonimo di saggezza", dice con un approccio a dir poco prudente, se non addirittura scettico. Più nette le parole di Ghalibaf, che alludono anche alla ripresa della guerra: "Trump, con l'imposizione del blocco e la violazione del cessate il fuoco, vuole trasformare questo tavolo di negoziato in un tavolo di resa o giustificare una nuova ondata di provocazioni belliche. Non accettiamo negoziati all'ombra della minaccia e nelle ultime due settimane ci siamo preparati per mostrare nuove carte sul campo di battaglia".  Da Teheran, attraverso i media legati al regime, filtrano le posizioni attribuibili ai vertici: oltre alla questione del blocco navale, vengono stigmatizzate altre richieste "eccessive" da parte americana che "non mostrano una prospettiva chiara" in vista dei nuovi colloqui, afferma l'agenzia Tasnim. Teheran ritiene che fino a quando gli Stati Uniti "si presenteranno al tavolo dei negoziati con gli stessi calcoli sbagliati che hanno portato alla loro pesante sconfitta sul campo militare, i negoziati saranno solo una perdita di tempo". "L'Iran – chiosa la Tasnim – ritiene inoltre che le notizie diffuse dai media sui negoziati possano essere fuorvianti ed è pronto ad affrontare uno scontro militare e a infliggere ulteriori punizioni agli Stati Uniti". 
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Apple, Tim Cook si dimetterà da Ceo a settembre: al suo posto John Ternus

(Adnkronos) – Il Ceo di Apple, Tim Cook, si dimetterà all'inizio di settembre e sarà sostituito da un dirigente dell'azienda, John Ternus, che in precedenza era responsabile dei prodotti fisici, dall'iPhone al Mac, secondo una dichiarazione rilasciata oggi. Sebbene John Ternus fosse considerato il favorito per succedere a Tim Cook, che diventerà presidente esecutivo del consiglio di amministrazione, il passaggio di consegne non era previsto così presto. "Sono profondamente grato per questa opportunità di portare avanti la missione di Apple", ha dichiarato Ternus in un comunicato. "Ho avuto la fortuna di lavorare con Steve Jobs e di avere Tim Cook come mentore". "Amo Apple con tutto me stesso e sono profondamente grato di aver avuto l'opportunità di lavorare con un team di persone così ingegnose, innovative, creative e premurose, che si sono sempre dedicate con impegno ad arricchire la vita dei nostri clienti e a creare i migliori prodotti e servizi al mondo", le parole di Cook. "John Ternus ha la mente di un ingegnere, l'anima di un innovatore e il cuore per guidare con integrità e onore". 
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Sondaggio politico, Fratelli d’Italia stabile e Pd cala

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Fratelli d'Italia è stabile, il Pd cala e il Movimento 5 Stelle. Sono le novità secondo il sondaggio Swg che fotografa le intenzioni di voto per il Tg La7 oggi, 20 aprile, in caso di elezioni. Fratelli d'Italia, sempre ampiamente primo partito, rimane al 29,3% senza variazioni rispetto alla scorsa settimana. La formazione guidata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni aumenta il vantaggio sul Pd della segretaria Elly Schlein. I dem cedono lo 0,3% e scivolano al 21,6%. In ascela il M5S di Giuseppe Conte, che cresce dello 0,2% e arriva al 12,4%. Ai piedi del podio, passo avanti di Forza Italia che guadagna lo 0,1% e ora vale il 7,8%. Stesso progresso per Verdi e Sinistra, che si attestano al 6,7%. La Lega sale dello 0,2% e arriva al 6,5%. Più staccati Futuro Nazionale di Roberto Vannacci (3,4%) e Azione di Carlo Calenda (3,3%). Seguono Italia viva (2,4%), +Europa (1,5%) e Noi Moderati (1,1%). 
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Laureus Awards, beffato Sinner: Alcaraz sportivo dell’anno

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Carlos Alcaraz 'batte' Jannik Sinner ed è lo sportivo dell'anno. Il campione del tennis spagnolo è stato premiato a Madrid nel corso dei Laureus World Sports Awards 2026, gli Oscar dello Sport, presso lo storico Palacio de Cibeles. Per la prima volta nella storia, la cerimonia è stata condotta da due atleti, stelle del tennis e dello sci freestyle, entrambi ex vincitori dei Laureus: Novak Djokovic e Eileen Gu. 
Alcaraz ha vinto il Laureus Award nella categoria “Sportivo dell’anno” dopo un 2025 straordinario, coronato con il numero 1 al mondo nel circuito Atp. Lo scorso anno Alcaraz ha vinto due titoli del Grande Slam (Roland Garros e US Open), raggiungendo la finale a Wimbledon. A soli 22 anni, Alcaraz diventa il più giovane vincitore di questo premio, succedendo nell’albo d’oro a leggende del calibro di Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic. Alcaraz aveva già vinto il premio Laureus come “Rivelazione dell’anno” nel 2023 e segue le orme dei “Big Three” Roger Federer, Rafael Nadal (l’unico spagnolo ad aver vinto questo premio prima di lui) e Novak Djokovic. Ad applaudire lo spagnolo in sala anche Jannik Sinner, beffato nella corsa alla prestigiosa statuetta, insieme a Lorenzo Musetti e Jasmine Paolini a rappresentare il top del tennis italiano. "È un onore incredibile vincere il premio Laureus nella categoria “Sportivo dell’anno”. Come tennista, competo per titoli in campo, ma questa statuetta Laureus significa qualcosa di più, perché significa che sono stato riconosciuto tra i più grandi atleti del mondo, in tutte le discipline. Tre anni fa ho ricevuto il premio Laureus come “Rivelazione dell’anno” a Parigi e ho incontrato uno dei miei idoli, Lionel Messi, che aveva vinto il premio come “Sportivo dell’anno”. Quel giorno ho sognato di iscrivere il mio nome in quell’elenco di vincitori e oggi ci sono riuscito", ha detto Alcaraz dal palco.  "Sto seguendo le orme di giganti come Messi, Federer, Djokovic, Usain Bolt e naturalmente il grande Rafa Nadal. Ora capisco davvero perché questi premi significano così tanto per i migliori atleti del mondo", ha aggiunto Alcaraz, "voglio ringraziare in particolare Jannik Sinner. Se non ci fossimo affrontati così tante volte in campo, motivandoci a vicenda nel migliorare le nostre prestazioni, non credo che nessuno dei due avrebbe raggiunto questi livelli. Ho sempre sentito un forte legame con Laureus e con le parole ispiratrici del suo patron Nelson Mandela. Anch’io credo che lo sport possa cambiare il mondo. Anche dopo la notte dei premi, Laureus dimostra quanto lo sport possa essere potente nel dare opportunità ai giovani in tutto il mondo. Sapere che la mia storia può ispirare la prossima generazione mi rende orgoglioso, così come stringere tra le mani questa statuetta Laureus". 
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Sinner sul tappeto rosso, l’arrivo a Madrid

(Adnkronos) – Jannik Sinner è arrivato ai Laureus Awards di Madrid. Oggi, lunedì 20 aprile, il tennista azzurro partecipa alla cerimonia di premiazione nella capitale spagnola, dove giocherà il prossimo torneo, a caccia del quarto trionfo consecutivo in un Masters 1000. Sinner si è presentato elegante con completo nero, fermandosi per qualche foto prima di prendere posto in sala senza rispondere alle domande dei giornalisti.  
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Sinner: “Mi auguro presto Alcaraz in campo, spero già a Roma”

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Jannik Sinner 'preoccupato' per l'infortunio di Carlos Alcaraz. Oggi, lunedì 20 aprile, il tennista azzuro ha parlato dell'infortunio rimediato dallo spagnolo a Barcellona, che lo ha costretto a saltare, oltre all'Atp 500 catalano, anche il Masters 1000 di Madrid e lo mette in dubbio anche per gli Internazionali d'Italia e il Roland Garros, tornei a cui Alcaraz arriva da campione in carica con tanti punti nel ranking da difendere. "Io e Alcaraz come Federer e Nadal? Penso che ogni rivalità sia diversa, io e Carlos siamo due persone normali con valori simili, come la famiglia. Ci siamo divisi gli ultimi tornei importanti, mi spinge a dare il meglio", ha detto Sinner a margine della cerimonia di premiazione dei Laureus Awards a Madrid, che sarà presentata da Novak Djokovic, "so che sta passando un momento difficile con questo infortunio, mi auguro di verderlo presto in campo. Spero ci sia già a Roma perché voglio vincere contro i più forti". "Sono contento di essere qua, è un momento unico, per essere tra i finalisti devi aver fatto una grande stagione", ha sottolineato il numero uno del mondo, "mi godo il momento, è bello essere qui con altri atleti di sport diversi. Ho visto Novak in hotel, abbiamo parlato un po', è una cosa diversa vederlo in questa veste, a lui piace, è il presentatore perfetto per una serata così".  Dal fine settimana si tornerà a fare sul serio in campo nel torneo Masters 1000 di Madrid: "Si sa che a Madrid ci sono condizioni un po' particolari, con l'altitudine la palla schizza via, proveremo a giocare bene, sono qui per fare del mio meglio ed essere poi pronto per Roma, con l'obiettivo di arrivare al massimo a Parigi che è il torneo più importante". 
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Alcaraz, infortunio preoccupa: Carlos con tutore al braccio a Madrid

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L'infortunio di Carlos Alcaraz preoccupa. Oggi, lunedì 20 aprile, il tennista spagnolo si è presentato ai Laureus Awards di Madrid con un vistoso tutore al braccio destro, dopo l'infortunio che lo ha costretto al ritiro prima dall'Atp 500 di Barcellona e poi dal Masters 1000 di scena nella capitale spagnolo, in cui Jannik Sinner punta ad allungare al primo posto del ranking Atp. Alcaraz è arrivato sul tappeto rosso con un completo nero ma che non ha potuto nascondere l'evidente tutore sul braccio destro. Lo spagnolo aveva infatti rimediato un infortunio al polso durante il match contro Virtanen nel primo turno del torneo di Barcellona, vinto in due set 6-4, 6-2. Durante il primo set infatti, Alcaraz si è toccato il polso dolorante, chiedendo l'interruzione e l'intervento del fisioterapista. Dopo il trattamento lo spagnolo è riuscito a tornare il campo e chiudere il parziale, salvo poi ritirarsi al termine del match.  Alcaraz ora, dopo Barcellona e Madrid, rischia di saltare anche gli Internazionali d'Italia e il Roland Garros, a cui arriva da campione in carica. A lanciare l'allarme è stato Feliciano Lopez, il direttore del torneo della capitale spagnola, che a Radioestadio ha raccontato di aver subito un infortunio simile da giocatore: "Io sono stato fermo circa due mesi, ma non so quale sia l’entità del suo infortunio. Io non riuscivo nemmeno a tenere la racchetta in mano, dopo tornei intensi arrivi stanco e un problema de genere può accadere". "Spero non ci sia rottura di qualche piccolo osso del polso", ha spiegato, "ma penso che sia quasi impossibile che possa giocare a Roma, speriamo riesca a recuperare per Parigi e recuperare il prima possibile, perché per lui è un momento importante della stagione. Ci sono circa 4mila punti in palio".  
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Imprese, Lombardia leader anche per società benefit: crescita record e 31 mld di valore prodotto

(Adnkronos) – La Lombardia si conferma motore economico del Paese e laboratorio avanzato di innovazione imprenditoriale. Non solo prima regione italiana per Pil e tessuto produttivo, ma anche leader nel numero di società benefit: un primato che rafforza il suo ruolo di riferimento nazionale ed europeo per un modello economico capace di coniugare profitto e impatto sociale. Secondo il primo rapporto dedicato alle società benefit lombarde, promosso dalla Regione e realizzato da InVento innovation lab, sul territorio si contano oggi 1.721 imprese di questo tipo, concentrate in larga parte nell’area milanese. Un dato che evidenzia una crescita straordinaria: nel 2019 erano appena 165, segnando un incremento del +1.043% in pochi anni. A distanza, il Lazio si ferma a 670 aziende e il Veneto a 551. Numeri che non raccontano solo una tendenza, ma una vera e propria forza economica. Le società benefit lombarde occupano oltre 121.000 lavoratori e generano un valore della produzione pari a 31,6 miliardi di euro, confermando il peso strategico di questo modello nel sistema produttivo regionale. Un contributo significativo che si distribuisce in settori ad alto valore aggiunto: il 32% opera nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, il 19% nel comparto digitale e delle telecomunicazioni, mentre il 9% si divide tra commercio e manifattura. La Lombardia dimostra così di saper guidare la trasformazione dell’economia contemporanea, puntando su innovazione, sostenibilità e competitività. Un ecosistema dinamico in cui trovano spazio anche forme di imprenditoria inclusiva. Alla base di questo sviluppo c’è una strategia chiara: consolidare la regione come principale hub nazionale delle società benefit. Il progetto prevede la creazione di un database integrato per monitorare l’evoluzione delle imprese, la misurazione degli impatti sociali e ambientali e il rafforzamento degli strumenti di valutazione. L’obiettivo è duplice: da un lato sostenere la crescita delle aziende già attive, dall’altro attrarre nuovi investimenti legati alla sostenibilità.  Introdotte in Italia nel 2016, le società benefit rappresentano un’evoluzione del fare impresa: accanto agli obiettivi di profitto, integrano finalità di beneficio comune e sono tenute a rendicontare annualmente il proprio impatto sociale e ambientale. "Il modello delle società benefit è quello che meglio interpreta la naturale integrazione delle imprese nella comunità lombarda; imprese capaci di generare indotto ma anche sviluppo sostenibile per la propria Comunità -sottolinea Guido Guidesi assessore allo Sviluppo Economico della Regione Lombardia -. La Lombardia è la prima regione economica italiana e la prima regione manifatturiera europea, ma il nostro vero primato è rappresentato nel totale coinvolgimento delle aziende nella nostra comunità, un coinvolgimento economico ma anche culturale e sociale; un equilibrio che oggi diventa leva strategica. In Lombardia, l’impresa non è solo produzione di ricchezza, ma anche generazione di impatto: una sintesi che rafforza la leadership economica regionale e ne proietta il modello oltre i confini nazionali".  "I dati confermano -spiega Giulia Detomati fondatrice di InVento Innovation Lab- il crescente interesse per modelli di sviluppo sostenibile, che rendono le imprese più resilienti anche nell’attuale scenario geopolitico. Con InVento lab promuoviamo a livello regionale e nazionale il modello delle società benefit, offrendo a imprenditori e imprenditrici strumenti concreti per coniugare crescita economica e impatto sociale e ambientale". 
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