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E’ morto Manninger, l’ex portiere della Juve travolto da un treno

(Adnkronos) – Alex Manninger, ex portiere che ha giocato in Italia anche nella Juventus, è morto all'età di 48 anni. L'ex calciatore austriaco era in auto, ad un passaggio a livello nell'area di Salisburgo, quando la sua vettura è stata travolta da un treno. Manninger era da solo nel veicolo. I soccorritori lo hanno estratto dall'auto e hanno provato a rianimarlo senza successo. Manninger, 33 volte in Nazionale, in carriera ha indossato le squadre di diverse squadre italiane. E' sbarcato in Serie A con la Fiorentina nel 2001-2002, poi ha militato nel Torino, nel Bologna, nel Brescia e nel Siena prima di approdare alla Juve nel 2008. In maglia bianconera è rimasto fino al 2012 con 42 presenze complessive tra campionato e coppe come secondo di Gigi Buffon. 
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Atp Barcellona, Musetti ai quarti e Sonego eliminato

(Adnkronos) – Lorenzo Musetti ai quarti del torneo Atp di Barcellona. L'azzurro, testa di serie numero 2, negli ottavi di finale supera il francese Corentin Moutet per 6-3, 6-4. Il toscano affronterà il francese Arthur Fils, testa di serie numero 9, vittorioso in 2 set contro lo statunitense Brandon Nakashima per 6-2, 6-3. Eliminato, invece, Lorenzo Sonego. Il piemontese viene sconfitto dal russo Andrei Rublev, numero 5 del tabellone, che si impone per 6-2, 6-3. 
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Meteo, settimana pazza da lunedì: pioggia, sole e poi temporali sul 25 aprile

(Adnkronos) –
Pioggia, poi sole e caldo, quindi ancora maltempo. Il quadro meteo della prossima settimana in Italia, secondo le previsioni, si presenta a dir poco movimentato con una serie di ribaltoni verso il 25 aprile da Nord al Sud, da Milano a Roma in particolare. Il periodo a dir poco instabile si apre lunedì 20 aprile con l'arrivo di un fronte temporalesco destinato a dare il via ad una fase decisamente dinamica. Come sottolinea ilmeteo.it, i temporali colpiranno inizialmente il Nord e in particolare Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Quindi, il maltempo colpirà anche il Centro con pioggia intensa e con il rischio di grandine. Nel pomeriggio, temporali possibili anche sulle regioni di Nord Ovest. Nessuna sostanziale variazione nella giornata di martedì 21 aprile: pioggia sull'arco alpino centro-orientale e, scendendo verso Sud, su Toscana, Umbria, Marche e Abruzzo. Ombrelli a portata di mano anche in altre zone del Centro Nord: la pressione infatti si manterrà piuttosto bassa, favorendo una certa instabilità, peraltro tipica della Primavera. Il maltempo concederà un break da mercoledì 22 Aprile con il ritorno dell'alta pressione e del sole. Gli unici disturbi saranno limitati alle Alpi e alle Prealpi, nonché alle zone interne del Centro, dove potrebbero svilupparsi i classici temporali pomeridiani. Nei giorni successivi il tempo si manterrà in generale stabile, con prevalenza di sole e con temperature in leggero aumento. Troppo presto, però, per parlare di una duratura inversione di tendenza. Il weekend del 25 e 26 aprile, l'ultimo del mese, sarà condizionato da una perturbazione in discesa dal Nord Europa: l'ondata di maltempo, con il ritorno di pioggia e temporali, si 'candida' a colpire anche l'Italia. 
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Voli a rischio in Europa tra 6 settimane? Crisi di Hormuz e effetto sul traffico aereo

(Adnkronos) –
Voli a rischio in Europa tra sei settimane, quando potrebbe cominciare a scarseggiare il carburante per gli aerei. E' l'allarme lanciato da Fatih Birol, direttore esecutivo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia, che delinea lo scenario legato alla chiusura dello Stretto di Hormuz, determinante per il 20% del commercio del petrolio mondiale. Il braccio di mare, paralizzato dall'Iran durante la guerra con gli Usa, è attualmente 'sigillato' dal blocco navale attuato dagli Stati Uniti. Le conseguenze sul traffico aereo in Europa, dice Birol, saranno dirompenti nel giro di poco più di un mese. Il Vecchio Continente ha "carburante forse per 6 settimane", dice il numero 1 dell'AIE. Se lo Stretto non verrà riaperto in tempi brevi, "presto sentiremo news relative alla possibile cancellazione di voli dalla città A alla città B come risultato della carenza di carburante per gli aerei". Birol fa riferimento ad un orizzonte temporale di circa 6 settimane. Si tratta di una prospettiva migliore, in ogni caso, rispetto a quella illustrata il 9 aprile da ACI Europe, come ricorda la Cnn. La scorsa settimana, l'ente che rappresenta gli aeroporti europei ha stimato che il rischio di carenza di carburante potrebbe concretizzarsi già alla fine di questo mese.  In questo quadro, le compagnie iniziano a rivedere la propria programmazione. Lufthansa, come evidenzia la Bild, rende noto che ridurrà i voli meno produttivi e lascerà a terra 27 aerei della compagnia sussidiaria regionale Cityline a partire da sabato. Le misure vengono definite "inevitabili" alla luce di "costi aumentati" per il carburante, come spiega il Cfo Till Streichert. Le decisioni, già pianificate, verranno attuate in anticipo rispetto ai programmi iniziali vista la situazione contingente. "La crisi attuale ci costringe a implementare le misure in anticipo", dice Streichert. Lufthansa ridurrà attività su rotte a corto, medio e lungo raggio con la prospettiva di lasciare a terra aeromobili "inefficienti". "L'obiettivo è quello di definire meglio le nostre piattaforme a corto e medio raggio e renderle più competitive", afferma Streichert.  
La chiusura dello Stretto di Hormuz incide anche sull'attività delle compagnie aeree cinesi, che hanno iniziato a cancellare voli diretti verso il Sudest asiatico e l'Australia. La Cnn riferisce che negli ultimi giorni sono stati annullati voli che avrebbero dovuto portare viaggiatori all'estero, soprattutto in località di vacanza abitualmente selezionate dal turismo cinese. Le compagnie, secondo l'emittente, avrebbero annullato voli per Melbourne e per la Thailandia con un preavviso di pochi giorni rispetto ad un periodo particolarmente favorevole per le vacanze: a maggio la Cina si ferma dall'1 al 5 per celebrare la Festa del Lavoro. 
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Trump: “Papa deve capire, Iran può colpire anche Italia”. Ottimismo sui negoziati: “Accordo vicino con Teheran”

(Adnkronos) – "Il Papa deve capire che l'Iran non può avere un'arma nucleare. Altrimenti ogni paese, compresa l'Italia dove risiede il Papa, sarebbe in pericolo. L'Iran non avrà armi atomiche, ha dato il suo consenso". Donald Trump prova ad abbassare i toni dopo gli attacchi a Papa Leone XIV ma non modifica la propria linea nei confronti del Pontefice, criticato nei giorni scorsi per un atteggiamento 'soft' nei confronti dell'Iran. Intanto, il presidente americano annuncia ulteriori progressi nel dialogo con Teheran per porre fine alla guerra. "Il Papa deve capire", ripete Trump attribuendo al Pontefice dichiarazioni in realtà mai fatte. "Io non ho nulla contro il Papa, non c'è uno scontro con lui. Il Papa ha fatto una dichiarazione, dice 'l'Iran può avere un'arma nucleare'. Io dico che l'Iran non può averla", afferma il presidente degli Stati Uniti prima di volare a Las Vegas per un evento. Trump, che negli ultimi 2 giorni ha criticato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiama in causa indirettamente anche l'Italia: "Sarebbe in pericolo come ogni paese" se Teheran avesse accesso alle armi atomiche. "Io ho il diritto di non essere d'accordo con il Papa. Lui ha il diritto di quello che desidera, voglio che dica quello che vuole. Ma io ho il diritto di non essere d'accordo. Il Papa deve capire una cosa molto semplice, l'Iran non può avere un'arma nucleare: il mondo sarebbe in grave pericolo. Io sono il presidente degli Stati Uniti e come tale non posso permettere all'Iran di avere armi atomiche, tutto qui. Non le avranno", sentenzia. In base alle dichiarazioni di Trump, Stati Uniti e Iran sono vicini ad un'intesa totale.  "Abbiamo un accordo su molti punti", dice prima di annunciare una potenziale svolta: Teheran, che in realtà non offre nessun tipo di conferma, avrebbe accettato di rinunciare al programma per l'arricchimento dell'uranio. "L'Iran non avrà armi atomiche, ha dato il suo consenso". La Repubblica islamica, dice il numero 1 della Casa Bianca "ha accettato di riconsegnarci" quella che Trump definisce "nuclear dust": non è chiaro se il riferimento sia ai 440 chili di uranio arricchito al 60% prodotti sinora. La rinuncia iraniana al programma nucleare sarebbe assoluta: "Non c'è un limite di 20 anni, non avranno armi nucleari", dice escludendo uno stop a tempo. In generale, il quadro delineato dal presidente americano è estremamente positivo. "Stiamo andando molto bene, il blocco navale dello Stretto di Hormuz è fantastico, nessuna nave pensa lontanamente di violarlo", dice facendo riferimento al blocco del braccio di mare determinante per il 20% del commercio mondiale di petrolio. Strada in discesa verso la pace, a quanto pare. "L'Iran vuole un accordo. Gli iraniani non hanno più nulla, i nuovi leader sono ragionevoli. L'Iran è disposto a fare oggi cose che non era pronto a fare 2 mesi fa. I mercati vanno bene, il prezzo del petrolio scende". Per completare l'opera serve un altro round di negoziati. Quando si torna al tavolo? "Probabilmente nel corso del weekend". E se non si trova un accordo? "Si ricomincia a combattere", dice Trump correggendo subito il tiro: "Abbiamo molti accordi con l'Iran, credo possa succedere qualcosa di positivo in tempi brevi". Il dialogo tra Teheran e Washington è favorito dalla mediazione del Pakistan. "Se l'accordo venisse firmato a Islamabad, potrei andare. Sì, andrei: vogliono che io vada", dice il presidente americano. 
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non rientra da una escursione, soccorso alpino trentino recupera salma climber su monte Lefre

(Adnkronos) – Si è concluso questa mattina un intervento di ricerca per un uomo residente in Val di Non, uscito ieri per arrampicare in Valsugana e non rientrato. La chiamata al 112 è arrivata intorno alle ore 1:30 di questa notte da parte della compagna, in seguito al mancato rientro. Alle 6:00 del mattino, la Centrale ha allertato la Stazione del Soccorso Alpino e Speleologico di Bassa Valsugana, che ha messo in campo 5 operatori e unità cinofile.  In seguito all’individuazione della macchina del climber da parte degli operatori del Soccorso e tramite nuove informazioni fornite da amici e conoscenti dell’uomo, è stata individuata la zona del Monte Lefre, nella catena del Lagorai, dove il climber si era recato e dove si sono concentrate le ricerche. Il climber è stato individuato alla base della parete intorno alle ore 8:15, l’elicottero sanitario è giunto sul posto per la constatazione del decesso e il successivo recupero della salma: la dinamica è in fase di accertamento, è possibile che le cause del decesso siano da riferirsi a un malore.  
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Torino, anziano investito da un tram, è grave

(Adnkronos) – Un uomo di 79anni è stato investito ieri sera da un tram in corso Svizzera a Torino. Il 118 di Azienda Zero è intervenuto all'altezza dell'ospedale Amedeo di Savoia. L'anziano è stato soccorso dai sanitari che lo hanno intubato e poi trasportato in ambulanza all'ospedale Maria Vittoria dove è stato ricoverato in codice rosso per trauma cranico e facciale. 
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Sciopero dei giornalisti oggi 16 aprile. La nota Fnsi e il comunicato Fieg

(Adnkronos) –  Sciopero dei giornalisti oggi giovedì 16 aprile 2026. Le giornaliste e i giornalisti italiani scioperano, oggi, per la terza volta. Non lo facciamo a cuor leggero, ma riteniamo che sia necessario informare i lettori, la società e la politica di ciò che sta accadendo nel nostro settore, tanto fondamentale per la democrazia quanto fragile. Il contratto stipulato con gli editori della Fieg per regolare il lavoro dei giornalisti dipendenti è scaduto da 10 anni, anni in cui gli editori hanno goduto di aiuti pubblici, mentre i nostri stipendi sono stati erosi dall’inflazione. Non esiste alcuna regola per l’uso dell’intelligenza artificiale e per il giusto riconoscimento economico agli autori dei contenuti ceduti agli Over the top. E va anche peggio alle migliaia di colleghe e colleghi collaboratori e a partita Iva che da anni attendono la determinazione dell’equo compenso e che per questo motivo hanno redditi che sono sotto la soglia di povertà. Gli editori si sono garantiti tagli del costo del lavoro ricorrendo a pratiche di dumping contrattuale attraverso l’uso smodato del lavoro precario. Con il nostro lavoro e i nostri sacrifici quotidiani, siamo gli azionisti di maggioranza di molte aziende editoriali.  Per la Federazione nazionale della Stampa italiana dignità e futuro dell’informazione passano attraverso il rinnovo contrattuale, il recupero salariale e la difesa dei diritti che non sono privilegi, ma il modo con cui possiamo resistere alle minacce, dentro e fuori dalle redazioni. La dignità del nostro lavoro incide pesantemente sulla qualità dell’informazione che arriva a voi cittadini.  Per questo riteniamo anche che il settore debba essere finanziato di più e meglio, che i finanziamenti non possano produrre la distruzione e l’appiattimento dell’informazione, ma riportare ricavi alle testate. Noi giornalisti siamo pronti a parlarne e a confrontarci. Ma gli editori?  Gli editori della FIEG, fin dall’inizio dell’avvio del confronto per il rinnovo contrattuale, hanno rappresentato la necessità di un cambiamento sostanziale delle regole contrattuali per recuperare efficienza e produttività e consentire di affrontare adeguatamente le nuove sfide del mercato, attraversato da un’innovazione tecnologica epocale. Ci si trova infatti a dover applicare un contratto nazionale di lavoro pieno di rigidità, vincoli ed istituti ormai insostenibili che ostacolano la competitività ed aggravano la situazione economica delle aziende, rappresentando peraltro una barriera all’ingresso delle nuove professionalità. Non può certamente essere considerato un fattore di sviluppo un contratto che prevede, a titolo di esempio, 40 giorni all’anno tra ferie e permessi, il pagamento di un’indennità per ex festività soppresse 50 anni fa, maggiorazioni per il lavoro domenicale e festivo ben al disopra della media degli altri contratti nazionali nonché il riconoscimento di scatti di anzianità in percentuale sulla retribuzione che garantiscono ampiamente il recupero dell’inflazione.  Gli editori vogliono ritrovare condizioni di sostenibilità economica per non danneggiare ulteriormente tanto le aziende quanto le professionalità. A tal fine si è proposto al sindacato di affrontare la sfida della completa modernizzazione del contratto e dell’introduzione di regole specifiche per favorire l’inserimento di giovani professionisti, come già sperimentato con successo nell’ultimo rinnovo contrattuale firmato con lo stesso sindacato. Gli editori non si sono mai sottratti al confronto né hanno mai abbandonato il tavolo negoziale e ribadiscono la propria disponibilità a proseguire nelle trattative per il rinnovo del contratto. 
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Usa-Iran, Stretto di Hormuz e negoziati: i messaggi di Trump e lo scenario

(Adnkronos) – Petrolio, Stretto di Hormuz e arricchimento dell'uranio. Si apre uno spiraglio per un nuovo round di colloqui tra Usa e Iran per porre fine alla guerra, congelata per ora dalla tregua che scade il 21 aprile. Intanto i temi chiave – sui quali si è arenato l'accordo a Islamabad – non cambiano nel quadro che Donald Trump ha delineato nelle ultime ore con il consueto uragano di dichiarazioni. "La guerra è quasi finita, una nuova tregua non è necessaria", la sintesi della posizione del presidente degli Stati Uniti, tornato ad attaccare per la seconda volta in due giorni la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e in generale gli alleati della Nato: "L'Italia prende un sacco di petrolio da Hormuz. Noi paghiamo miliardi per la Nato, ma quando abbiamo bisogno degli alleati non ci aiutano".  Sul fronte dello Stretto, la situazione al momento è in una fase di stallo: Hormuz resta infatti bloccato dagli Stati Uniti e Teheran continua a minacciare pesanti ritorsioni – l'ultima delle quali è un possibile stop al traffico commerciale nel Mar Rosso – se gli Usa dovessero continuare il blocco navale contro i suoi porti, compromettendo così il già fragile cessate il fuoco in vigore dall'8 aprile scorso. 
Da parte iraniana, il consigliere militare della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha avvertito che l'Iran affonderebbe le navi americane nello Stretto se gli Stati Uniti decidessero di “sorvegliare” questo snodo cruciale per il traffico marittimo. “Trump vuole diventare il poliziotto dello Stretto di Hormuz. È davvero questo il vostro compito? È questo il compito di un esercito potente come quello degli Stati Uniti?”, ha tuonato nelle scorse ore alla tv di Stato Mohsen Rezaei, ex comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, ora nominato consulente militare da Khamenei. "Queste vostre navi saranno affondate dai nostri primi missili e hanno creato un grande pericolo per l'esercito statunitense. Possono sicuramente essere colpite dai nostri missili e noi possiamo distruggerle", ha minacciato Rezaei, che si è presentato in uniforme militare all'emittente statale. Secondo il generale Ali Abdollahi, comandante del quartier generale centrale Khatam al-Anbiya, il mantenimento delle restrizioni e la creazione di "insicurezza per le navi mercantili e le petroliere iraniane" costituirebbero "il preludio" alla rottura della tregua. In risposta, ha aggiunto il generale nelle dichiarazioni riportate dalla tv di Stato, Teheran potrebbe quindi reagire bloccando i traffici marittimi lungo le principali rotte della regione. "Le potenti forze armate della Repubblica islamica non permetteranno alcuna esportazione o importazione nel Golfo Persico, nel Golfo di Oman o nel Mar Rosso", ha avvertito. Ma non è tutto. Qualsiasi intervento esterno sulla sicurezza dello Stretto rischia di "complicare ulteriormente la situazione", ha quindi avvertito il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, commentando l'ipotesi di una coalizione europea per garantire la sicurezza marittima nell'area a due giorni dalla video-conferenza di Parigi. Rispondendo a una domanda sulle iniziative dell'Ue e di alcuni Paesi, tra cui la Germania, disponibili anche a colloqui diretti con Teheran sulla questione, Baghaei – secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa Irna – ha ribadito che la sicurezza dello Stretto è stata garantita dall'Iran "per decenni". "In questi 40 giorni, l'unica ragione per cui la sicurezza in questa via navigabile è stata a rischio è stata la guerra imposta dagli Stati Uniti e dal regime sionista", ha affermato il portavoce, che ha quindi messo in guardia da nuove iniziative esterne. "Credo che qualsiasi movimento e qualsiasi intervento negli affari regionali non farà altro che complicare ulteriormente la situazione", ha scandito. Baghaei ha aggiunto che Teheran guarda con favore al fatto che "molti Paesi europei abbiano la saggezza di non cadere nella trappola" tesa da Washington e da Israele, sottolineando che la Repubblica islamica, insieme ai Paesi della regione, è in grado di garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz "a condizione che cessino gli interventi e le guerre imposti dagli Stati Uniti nella regione". 
Quello sull'ipotesi di un intervento europeo sembra per ora essere l'unico punto di incontro tra Usa e Iran. Secondo il presidente americano Donald Trump sarebbe in effetti "molto triste" il presunto piano europeo per riaprire lo Stretto di Hormuz senza il coinvolgimento degli Stati Uniti, rivelato in anteprima dal Wall Street Journal. "Lo Stretto di Hormuz si sta già riaprendo, ci sono navi che entrano ed escono – ha detto a Fox News -. Ma come si fa a stare con un gruppo di Paesi con quest'atteggiamento? Guardate alla Groenlandia: ci serviva per proteggere il mondo dalla Russia e la Cina". "La Cina – ha poi aggiunto il tycoon – è molto contenta che io stia riaprendo definitivamente lo Stretto di Hormuz. Lo sto facendo anche per loro e per il mondo intero".  Nessun grande cambio di posizioni anche sul nodo uranio. Mentre gli Usa continuano a chiedere lo smantellamento degli impianti nucleari e la rimozione dal Paese delle scorte di uranio arricchito al 60%, ancora nelle ultime ore il ministero degli Esteri iraniano ha ribadito il diritto "indiscutibile" di Teheran di arricchire l'uranio, a un livello che ha tuttavia definito "negoziabile". Il diritto al nucleare civile non può essere "revocato sotto pressione o attraverso la guerra", ha quindi affermato il portavoce. "Per quanto riguarda il livello e il tipo di arricchimento, abbiamo sempre detto che la questione era negoziabile. Abbiamo insistito sul fatto che l'Iran dovrebbe poter continuare l'arricchimento in base alle proprie esigenze", ha aggiunto.  Per aumentare la pressione sull’Iran, gli Stati Uniti intanto stanno inviando circa 10.000 militari e diverse navi da guerra in Medio Oriente, hanno rivelato al Washington Post funzionari americani, secondo cui la mossa rappresenta il cuore della nuova strategia dell’amministrazione guidata da Trump, che rafforza la propria presenza nella regione. Il dispiegamento – che include portaerei e unità dei Marines – si aggiunge ai circa 50.000 soldati statunitensi già operativi nell’area, offrendo a Washington più opzioni in caso di fallimento delle trattative, inclusi possibili attacchi o persino operazioni di terra. Tra le forze in arrivo – scrive il quotidiano – figurano circa 6.000 uomini a bordo della portaerei Uss George H.W. Bush e del suo gruppo navale, oltre a circa 4.200 militari del Boxer Amphibious Ready Group con l’11ª Marine Expeditionary Unit. Il rafforzamento militare coincide con la scadenza della tregua di due settimane e si integra con le unità già presenti, tra cui le portaerei Uss Abraham Lincoln e Uss Gerald R. Ford. Secondo fonti militari, l’obiettivo è garantire ai comandanti sul campo una maggiore flessibilità operativa nel caso in cui il confronto con Teheran dovesse intensificarsi.  Dopo le indiscrezioni rincorse dai media, la Casa Bianca ha intanto confermato che gli Stati Uniti stanno discutendo di un possibile secondo round di negoziati con l'Iran che, se venissero confermati, si svolgerebbero con ogni probabilità di nuovo a Islamabad. "Si svolgono discussioni di questo tipo, ma nulla è ufficiale fino a che non ve lo confermiamo noi", ha affermato la portavoce, Karoline Leavitt, esprimendo ottimismo sulla prospettiva di un accordo. Il Pakistan "è l'unico mediatore" in queste trattative, ha aggiunto. "Ho visto alcune notizie, di nuovo, notizie errate, secondo cui avremmo formalmente richiesto un'estensione del cessate il fuoco. Questo non è vero", ha poi precisato Leavitt, rispondendo alle domande dei giornalisti e ribadendo che "in questo momento restiamo molto impegnati in questi negoziati, in questi colloqui". "Avete sentito direttamente dal vicepresidente e dal presidente questa settimana che queste conversazioni sono produttive e in corso, ed è a questo punto che ci troviamo ora", ha aggiunto Leavitt, assicurando che gli Stati Uniti "si sentono fiduciosi sulle prospettive di un accordo" con l'Iran. Quindi, alla domanda di un giornalista se un potenziale secondo round di colloqui con l'Iran si terrà di nuovo a Islamabad, la portavoce ha risposto che i negoziati "molto probabilmente si terranno nello stesso luogo della volta precedente". Stati Uniti e Iran potrebbero quindi tornare a incontrarsi già la prossima settimana, spiega intanto Sky News, che cita un'indiscrezione simile del Wall Street Journal, parlando di un accordo "di principio" per un nuovo incontro, anche se restano da definire data e dettagli logistici. E ci sarebbe un "accordo di principio" anche per estendere il cessate il fuoco tra i due Paesi, riferisce l’Associated Press, citando fonti regionali, secondo cui i mediatori sarebbero più vicini a prolungare la fragile tregua prima della sua scadenza, fissata al 21 aprile, nel tentativo di evitare una nuova escalation. In particolare, Stati Uniti e Iran starebbero valutando di estendere di due settimane la tregua, riportano vari media internazionali tra cui al-Arabiya, che rilanciano una notizia di Bloomberg. Secondo una persona informata sui fatti citata dall'agenzia di stampa, i mediatori sarebbbero al lavoro per avviare colloqui tecnici mirati a risolvere i nodi più delicati del confronto.  
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Pechino Express, domani la nuova tappa in Cina con le coppie ‘mixate’

(Adnkronos) – Domani, giovedì 16 aprile, sesta tappa dell'incredibile viaggio di 'Pechino Express'. Le coppie, sulla rotta dell’Estremo Oriente, sono in Cina tra mille difficoltà, nuovi imprevisti, sfide di calligrafia con gli ideogrammi delle lingue locali e una Prova Vantaggio 'gustosissima'.   Allo start della sesta tappa tutti i viaggiatori riceveranno infatti dal conduttore Costantino della Gherardesca l’indicazione di dover correre mixati fino al raggiungimento del 'Libro Rosso': si rinnoverà una delle tradizioni più amate nello show Sky Original prodotto da Banijay Italia, dunque, e si formeranno nuove coppie che assumeranno anche nuovi nomi, quelli di 'animali – guida' cari alla tradizione cinese.  Costantino e l’inviata per la Cina Giulia Salemi guideranno le coppie per 355 chilometri: dall’antica città di Huizhou, passando poi per Meren Quifeng, sede del 'Libro Rosso', fino al 'Tappeto Rosso' finale fissato a Nanjing, una delle quattro antiche grandi capitali della Cina.   Queste le coppie 'originarie' ancora in gara: Biagio Izzo e Francesco Paolantoni 'Gli Spassusi', Chanel Totti e Filippo Laurino 'I Raccomandati', Jo Squillo e Michelle Masullo 'Le Dj', Fiona May e Patrick Stevens 'I Veloci', Dani Faiv e Tony 2Milli 'I Rapper', e Candelaria e Camila Solórzano 'Le Albiceleste'. Ma per iniziare la nuova tappa, le coppie 'mixate' dovranno di fatto ripartire da zero, testando la reciproca sintonia attraverso dinamiche di gioco che saranno sfidanti.  'Pechino Express' è in esclusiva su Sky alle ore 21.15 e in streaming solo su Now. Le puntate restano poi sempre disponibile on demand e visibile su Sky Go. 
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