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Cultura, Odescalchi (Adsi): “Dimore storiche motore economico e presidio dei territori”

(Adnkronos) – “Le dimore storiche sono 46mila in tutta la nostra nazione e rappresentano un presidio culturale, economico e occupazionale. Ci definiamo il museo più grande e diffuso d’Italia, perché questi luoghi sono veri presidi sui territori, in particolare nelle aree interne.” Queste le parole di Maria Pace Odescalchi, presidente dell'Associazione Dimore Storiche Italiane, in occasione della 49esima Assemblea dell’Adsi, dal titolo “Patrimonio privato, valore pubblico: il ruolo delle dimore storiche per il sistema Paese”, tenutasi al Teatro Argentina di Roma. Odescalchi, oltre a sottolineare il ruolo strategico di queste realtà nel tessuto socio-economico del Paese, ha spiegato che l’impatto delle dimore storiche si estende ben oltre la tutela del patrimonio: “Sono motori di economia per la filiera del restauro, per il turismo e per tutte le attività legate all’accoglienza. Attorno a queste realtà si sviluppano interi ecosistemi economici locali”. Da qui l’appello a rafforzare il rapporto con le istituzioni: “La collaborazione tra pubblico e privato è fondamentale per presidiare concretamente il territorio e sostenere la ripartenza delle aree interne. Solo lavorando insieme sarà possibile valorizzare pienamente questi luoghi e dare nuove prospettive di sviluppo a molte comunità”. 
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Sanità, Filippini (Sanofi): “Prevenzione e collaborazione pubblico-privato per Ssn sostenibile”

(Adnkronos) – "Ci troviamo di fronte a un quadro geopolitico di grande complessità e le aziende farmaceutiche innovative, come Sanofi, hanno un ruolo strategico fondamentale: collaborare con il sistema sanitario, il Governo e le istituzioni per garantire la sostenibilità della sanità e l'accesso continuo all'innovazione". Lo ha detto Fulvia Filippini, Public Affairs Head Sanofi Italia, intervenuta oggi a Roma al convegno 'Adnkronos Q&A – Salute, prevenzione e risorse: le sfide'. Secondo Filippini, "una grande opportunità in questa direzione è rappresentata dal Testo unico promosso dal sottosegretario Marcello Gemmato, che potrebbe continuare a rafforzare la farmaceutica e metterla al centro delle politiche di crescita e sostenibilità del Paese".  Per Sanofi, ha aggiunto, "la collaborazione pubblico-privato è una leva essenziale. Ci troviamo in una sorta di 'tempesta perfetta': invecchiamento della popolazione, aumento dei bisogni di salute e sfide di sostenibilità economica. La vera domanda è come rendere l’innovazione sostenibile". In questo contesto, la prevenzione è considerata la risposta chiave. Filippini ha sottolineato "come a livello europeo si stia aprendo una fase favorevole, grazie a un nuovo quadro economico che consente di considerare gli investimenti in prevenzione non come spesa corrente, ma come investimenti in grado di liberare risorse future". A supporto di questa tesi, ha citato l'esempio delle "campagne di immunizzazione contro il virus respiratorio sinciziale (Rsv), che hanno già prodotto risultati significativi in termini di riduzione dei ricoveri e dei costi sanitari. In alcune regioni, come Toscana e Lombardia, si sono registrati cali delle ospedalizzazioni rispettivamente fino al 90% e al 74%. Questa è la direzione da seguire: investire in prevenzione per garantire innovazione e sostenibilità al sistema sanitario", ha concluso. 
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Mangiacavalli (Fnopi): “La carenza di infermieri è ciclica ma oggi serve risposta strutturale”

(Adnkronos) – "La carenza di infermieri non è un problema nuovo. In Italia si ripresenta a cicli dagli anni '80, circa ogni 15-18 anni. Nel tempo sono stati messi in campo diversi interventi: miglioramenti contrattuali, incentivi economici, nuove figure professionali e borse di studio per il corso di Infermieristica. Tuttavia, alcune misure non hanno prodotto risultati duraturi. Oggi si sta cercando di affrontare il problema in modo più strutturale, perché le soluzioni temporanee non bastano. La sanità moderna, infatti, non può più basarsi su singole professionalità che lavorano in modo isolato, ma deve essere organizzata in team multidisciplinari e integrati". Lo ha detto Barbara Mangiacavalli, presidente della Fnopi (Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche), nel suo intervento oggi al convegno 'Adnkronos Q&A – Salute, prevenzione e risorse: le sfide', in corso a Roma. "Un altro elemento critico – spiega – sono i colleghi infermieri che scelgono di andare all'estero: circa 30.000 professionisti italiani lavorano fuori dal Paese. Non si tratta solo di motivi economici, ma soprattutto del fatto che all'estero vengono riconosciute e valorizzate maggiormente competenze e professionalità. Secondo la Corte dei conti, la carenza di infermieri in Italia è di circa 65.000 unità, ma questo dato è probabilmente sottostimato perché considera solo il turnover e non il fabbisogno reale del sistema socio-sanitario. Inoltre, per sviluppare la rete territoriale prevista dal Decreto 77 servirebbero circa 29.000 infermieri aggiuntivi". Lo sviluppo dell'assistenza territoriale, in particolare con le Case di comunità e la figura dell’infermiere di famiglia e comunità, "è ancora in fase iniziale: sono stati reclutati solo circa 7.000 infermieri, con forti differenze tra le Regioni – lamenta Mangiacavalli – Le Case di comunità dovrebbero diventare il centro della rete territoriale, collegate con medici di medicina generale, pediatri, specialisti, farmacie dei servizi, Rsa e altri servizi, anche tramite telemedicina e sanità digitale. In questo modo si costruirebbe una vera sanità di prossimità, in cui il cittadino viene seguito in modo continuo e integrato". Un altro grande tema è quello delle liste d’attesa. "Non si può risolvere il problema semplicemente aumentando le prestazioni, se il sistema è inefficiente: è come riempire un secchio bucato – avverte la presidente di Fnopi – Bisogna anche ridurre prescrizioni inappropriate e riorganizzare i percorsi di cura. L'Italia è uno dei Paesi più anziani al mondo e una larga parte della popolazione anziana convive con malattie croniche, fragilità e non autosufficienza. Questo significa che molti accessi alle liste d'attesa riguardano controlli ripetuti e programmati, che potrebbero essere gestiti in modo diverso". L'idea è quindi quella di "spostare i pazienti cronici dentro percorsi strutturati (Pdta), in cui non rientrano continuamente nelle liste d'attesa per ogni controllo, ma vengono seguiti in modo organizzato e programmato. In questi percorsi – rimarca – possono avere un ruolo importante anche gli infermieri, ad esempio nella gestione di ambulatori per diabete, scompenso cardiaco, medicazioni avanzate o controlli specialistici. Questo permetterebbe di differenziare la risposta ai vari bisogni di salute e ai cittadini con problemi acuti di accedere più facilmente alle prestazioni". 
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Cultura, Nordio: “Dimore storiche devono diventare anche risorsa economica”

(Adnkronos) – "La cultura in Italia deve essere sempre più considerata non solo come patrimonio identitario, ma anche come leva economica e produttiva capace di generare valore e sviluppo". È quanto ha affermato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervenendo alla 49esima Assemblea dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, dal titolo 'Patrimonio privato, valore pubblico: il ruolo delle dimore storiche per il sistema Paese', tenutasi a Roma al Teatro Argentina. Nordio ha sottolineato come nel nostro Paese persista ancora una visione che separa cultura ed economia, quasi che il valore culturale debba restare svincolato da qualsiasi logica produttiva. “In altri Paesi – ha spiegato – la cultura si associa invece alla produttività e al profitto, inteso come strumento per migliorare la vita collettiva”. Un approccio che, secondo il ministro, l’Italia dovrebbe progressivamente adottare per valorizzare il proprio enorme patrimonio. Il ministro ha evidenziato come l’Italia sia “il Paese culturalmente più ricco al mondo”, ma non sempre in grado di trasformare questa ricchezza in opportunità economiche. Il riferimento è anche al sistema delle dimore storiche, dei musei e dei beni culturali, spesso gravati da costi di manutenzione elevati che rischiano di diventare insostenibili per i proprietari privati. “Se cade un tetto, in alcuni casi si è costretti a ricorrere a un mutuo per coprire le spese di manutenzione”, ha osservato Nordio, richiamando la necessità di un quadro più favorevole alla gestione di questi beni. Pur riconoscendo i passi avanti compiuti negli ultimi anni, il ministro ha evidenziato come resti ancora molto da fare, sia sul piano normativo che su quello culturale. Nordio ha quindi ribadito la disponibilità del proprio dicastero a sostenere ogni iniziativa volta a rafforzare il legame tra cultura ed economia, sottolineando come la valorizzazione del patrimonio non sia in contrasto con la sua tutela, ma ne rappresenti anzi una condizione necessaria. “La cultura – ha concluso – è anche un mezzo di arricchimento etico e intellettuale, e va sostenuta con risorse adeguate e strumenti moderni”. 
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Sanità, Siracusano (Css): “In tempi di Ia ridare fiducia in Ssn garantendo diritto salute mentale e prevenzione”

(Adnkronos) – "Il tavolo tecnico del ministero della Salute pochi mesi fa ha elaborato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, con il coordinamento della Conferenza Stato-Regioni, il Piano di azione nazionale sulla salute mentale, il Pansm 2025-2030. E' un risultato estremamente importante anche perché sulla legge di Bilancio vi sono dei finanziamenti ad hoc che andranno a crescere negli anni. Noi oggi spendiamo il 90% circa in farmaci e in cure e pochissimo sulla prevenzione, e questo non va bene. La salute oggi è un concetto molto diverso, perché è integrata e ruota intorno alla cosiddetta 'One Mental Health', che ci fa capire come, se non riusciamo a intervenire partendo dalla salute mentale, non riusciamo a creare quel processo di prevenzione che si chiama salutogenesi e non patogenesi. Il Pansm parte proprio da questo aspetto". Lo ha spiegato Alberto Siracusano, presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), intervenuto oggi a Roma al convegno 'Adnkronos Q&A – Salute, prevenzione e risorse: le sfide'.
 "Abbiamo in atto un cambiamento antropologico radicale – ha osservato Siracusano – Occupandomi di salute mentale, quello che vedo oggi è sempre una prima richiesta all'intelligenza artificiale. I ragazzi hanno come migliore amico l'Ai. Quando una persona dice che non ha fiducia nel sistema sanitario nazionale, in realtà dovremmo chiederci: in che cosa ha fiducia? Questa secondo me sarebbe la domanda da porsi". Oggi, ha evidenziato il presidente del Css, "abbiamo dei dati estremamente drammatici" sul disagio mentale, "che ci fanno vedere come in età evolutiva ci sia una problematicità crescente. Questo ovviamente incide sugli accertamenti, sulle liste d'attesa, su delle richieste improprie. Per cui serve un grande cambiamento culturale sul concetto di salute e di salute mentale, partendo fin dai primi giorni di vita. Se vogliamo fare realmente prevenzione, dobbiamo cominciare a ragionare in modo diverso. Un esempio è quello che riguarda la diagnosi e l'intervento precoce in gravidanza sulla depressione: se riuscissimo a inserire semplici domande di screening, riusciremmo a cominciare a far capire che la nostra prevenzione, la nostra salute, nasce proprio durante il periodo della gravidanza".  "Il problema del nostro futuro riguarda dunque una visione piu completa del concetto di salute, in cui la salute mentale ha un ruolo fondamentale – ha concluso Siracusano – Il fatto che si parli poco del Piano nazionale è un segnale del fatto che non si è capita l'importanza e gli effetti di un benessere psichico sulla società in generale. Una nuova società, una società moderna, non può non dare il diritto alla salute mentale. L'importanza del Ssn da questo punto di vista è unica e irrinunciabile: chi lavora nel campo della salute mentale lavora esclusivamente nel pubblico, se non si potenziano questi servizi non facciamo una buona programmazione".  
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Trump ancora contro Meloni: “Non abbiamo più lo stesso rapporto”

(Adnkronos) – Donald Trump di nuovo all'attacco di Giorgia Meloni. "Non abbiamo più lo stesso rapporto", ha affermato il presidente americano a Fox News, all'indomani delle dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera, al quale ha detto di "essere scioccato dalla mancanza di coraggio" della premier sull'Iran.  "È stata negativa. Con chiunque ci abbia rifiutato l'aiuto in questa situazione iraniana, non abbiamo lo stesso rapporto", ha detto Trump a Maria Bartiromo di Fox News durante 'Mornings with Maria', rincarando poi la dose con le critiche a Roma: "Giusto per essere chiari: l'Italia prende un sacco di petrolio dallo Stretto di Hormuz".  "Perché spendiamo centinaia di miliardi di dollari per la Nato, se poi non stanno dalla nostra parte? – ha scandito il presidente Usa – Se non sono con noi sull'Iran, non lo saranno neanche su temi molto più grandi".  
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Omicidio personal trainer a Foggia, il killer ha agito in sella a una bici

(Adnkronos) – Era in sella a una bicicletta il killer che lunedì sera in via Caracciolo a Foggia, ha ucciso Annibale Carta, detto Dino, personal trainer di 42 anni, incensurato e padre di due figlie, con quattro colpi di pistola da distanza ravvicinata. La vittima era a spasso con il cane vicino alla sua abitazione. Gli inquirenti, che mantengono uno stretto riserbo sulle indagini, hanno ascoltato parenti e conoscenti informati sui fatti. Si tende a escludere la pista della criminalità e anche quella dello scambio di persona è ritenuta improbabile. La zona era illuminata. Si indaga nella vita privata.  Carta era molto conosciuto negli ambienti sportivi ed era volontario in parrocchia, viene raccontato come persona integerrima. Ieri sera si è tenuta una veglia di preghiera sul luogo dell'assassinio alla presenza della compagna dell'uomo, di altri familiari, di cittadini, dei parroci, della sindaca Maria Aida Episcopo e della consigliera regionale Rosa Barone.  L'avvocato Michele Vaira, che difende gli interessi della famiglia di Annibale Carta, ha dichiarato che "la famiglia ripone la più totale fiducia nell’operato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia e dei carabinieri del Comando Provinciale, certi che le indagini in corso sapranno fare piena luce su questo terribile delitto e individuare il responsabile, o i responsabili, di un gesto tanto efferato quanto inspiegabile". "Chi ha commesso questo crimine ne pagherà le conseguenze, nelle forme e nei tempi che la legge e la giustizia sapranno determinare", ha detto. "L'ondata di affetto e di solidarietà che ha investito la famiglia Carta – ha aggiunto – testimonia ciò che chiunque abbia conosciuto Dino già sapeva: era un giovane dalla vita specchiata, un grande lavoratore, un marito e un padre esemplare, una persona amata e stimata da tutti coloro che hanno avuto il privilegio di incontrarlo. La sua dedizione alla famiglia, alla professione e al volontariato ne faceva un punto di riferimento per l’intera comunità". L'avvocato ha rivolto, a nome dei familiari, "un sentito e commosso ringraziamento a tutti coloro che in queste ore drammatiche hanno manifestato la propria vicinanza: gli amici, i conoscenti, la comunità parrocchiale e l’intera cittadinanza foggiana". "Rivolgo un accorato appello a chiunque sia in possesso di informazioni utili alle indagini, anche apparentemente marginali, affinché si rivolga con fiducia ai Carabinieri del Comando Provinciale di Foggia o in alternativa a questo studio legale. Ogni contributo può risultare determinante per assicurare alla giustizia l’autore di questo atto criminale e restituire alla famiglia di Dino la verità che merita".  "Rivolgo inoltre un appello – ha continuato l'avvocato Vaira – agli organi di informazione affinché continuino a tenere alta l’attenzione su questo gravissimo fatto di cronaca, contribuendo a mantenere viva la memoria di Dino e a sollecitare la collaborazione della collettività. Riconosciamo e rispettiamo profondamente il ruolo fondamentale dei professionisti dell’informazione, il cui lavoro è essenziale per garantire che vicende come questa non cadano nell’oblio e che l’opinione pubblica resti vigile. Al contempo chiedo che l’attività giornalistica si svolga nel pieno rispetto della riservatezza e della dignità della famiglia Carta, in particolare delle figlie minori, evitando ogni forma di spettacolarizzazione del dolore e ogni intrusione nella sfera privata dei congiunti della vittima". 
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Harry e la terapia prima dei figli: “Mi sono purificato per essere un padre migliore”

(Adnkronos) – In terapia per essere un padre migliore: il Principe Harry ha raccontato durante una tappa del suo tour in Australia, a Melbourne, il suo rapporto con la terapia, fatta prima di avere i suoi bambini, e l'impatto che questa ha avuto sulla paternità. Il Duca di Sussex è intervenuto ad un evento di 'Movember' – iniziativa benefica di raccolta fondi nata nel 2003 nella città australiana con l'obiettivo di promuovere la consapevolezza sulla salute maschile, anche quella mentale – dedicato in particolare al tema della paternità. Harry, 41 anni, ha spiegato che prima di aver avuto i due figli, il Principe Archie, 6 anni e la Principessa Lilibet, 4 anni, si è sottoposto a delle sedute: "Sicuramente da un punto di vista terapeutico vuoi essere la versione migliore di te stesso per i tuoi figli", ha dichiarato durante la discussione con il direttore della ricerca sulla salute maschile di 'Movember', il Dottor Zac Seidler. "E sapevo di avere cose del passato da affrontare e dovevo prepararmi a purificarmi".  Prima della nascita di Archie, ha poi ricordato, il terapeuta lo esortò a cercare di "essere consapevole" del suo modo di sentirsi "una volta nato il bambino". E lui – ha spiegato a Melbourne – sentì una "disconnessione" nei primi giorni: "Mia moglie era quella che creava la vita, e io ero lì ad assistere", ha ricordato. Harry ha concluso la sua apparizione ricordando ai padri che "non sono soli" mentre affrontano le realtà della genitorialità. "Ai papà e ai futuri papà: sì, è un caos. Avrete un'altalena di emozioni — e non giudicate voi stessi" ha detto. 
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Restaurato il ritratto di Herbert Percy Horne grazie a Friends of Florence

(Adnkronos) – E' stato restaurato il ritratto del collezionista e storico dell'arte britannico Herbert Percy Horne (1864-1916), fondatore della casa-museo di via de’ Benci a Firenze, realizzato nel 1908 dal pittore inglese Henry Harris Brown. Ad eseguire l'intervento è stato Daniele Rossi, insieme a Gloria Verniani e Umi Toyosaki, grazie al sostegno di Friends of Florence attraverso il generoso dono di Catharin Dalpino. La presentazione è avvenuta al Museo Horne alla presenza di Giuseppe Rogantini Picco, presidente della Fondazione Horne, Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence, Elisabetta Nardinocchi, direttrice del Museo Horne, e dello stesso restauratore Daniele Rossi.  Il dipinto rappresenta una testimonianza rara e preziosa poiché di Herbert Percy Horne esistono infatti pochissime immagini. Questo ritratto raffigura Horne quando aveva 44 anni, nel pieno del suo legame con Firenze e rappresenta uno dei documenti più significativi per comprendere la figura del collezionista, storico dell’arte e ideatore del museo. Nonostante la sua attenzione nel conservare per i posteri ben ordinata tutta la documentazione riguardante le opere d’arte da lui studiate o collezionate, Horne, ha lasciato pochissime tracce della sua vita personale, quasi a volersi identificare esclusivamente nella sua collezione e nei suoi scritti. E a questa scarsità di dati sulla sua vita privata corrisponde anche una scarsità di ritratti. Si può dire che a lungo lo abbiamo conosciuto solo grazie a due fotografie. La prima, oggi conservata alla William Morris Gallery in Inghilterra, lo ritrae a circa 17 anni, seduto a prendere il thè con la madre dell’architetto Arthur Mackmurdo che è in piedi dietro di loro. Un’altra foto lo vede all’età di circa trent’anni ed è stata più volte utilizzata anche per le brevi biografie che si trovano in rete. Il dipinto restaurato non è solo un ritratto, ma una vera e propria sintesi visiva del suo universo culturale che racconta, oggi come ieri, il suo sguardo di studioso e storico dell’arte e il suo profondo rapporto, come collezionista inglese, con il Rinascimento fiorentino: Horne è infatti raffigurato con una statuetta del Giambologna, mentre sullo sfondo si intravede la Deposizione di Benozzo Gozzoli, entrambe opere della sua collezione e tuttora conservate nel museo. Entrato nelle collezioni del museo nel 1933, dopo la donazione dello stesso artista, il dipinto è stato da subito riconosciuto come un’opera di grande valore, anche per la qualità pittorica che avvicina Brown alla tradizione ritrattistica internazionale del primo Novecento.  L’opera è stata eseguita su di una tela a trama fine preparata industrialmente, di colore grigio perla. Il legante a olio di lino si mescola agli impasti di colore, con pennellate più o meno dense a base di rosso cinabro, ocra gialla, biacca e nero di carbone. Sulla superficie si notava un pulviscolo atmosferico accumulatosi nel tempo, nonché la presenza di vernici resinose e giallastre notevolmente imbrunite, che ottundevano la freschezza del ritratto. Le vernici giallastre sono state assottigliate, ma non rimosse completamente con miscele solventi e con l’ausilio del microscopio ottico. Il dipinto è stato mantenuto sul proprio telaio originale. Le biette sono state consolidate e ribattute, mantenendo ancora i quattro chiodi originali che ne impediscono la fuoriuscita. È seguita una verniciatura a pennello con vernice semisintetica e il ritocco finale tramite pigmenti minerali stabili. Sulla cornice dorata si è proceduto a rimuovere i depositi incoerenti di polvere nerastra all’interno dei motivi floreali intagliati tramite un gel-emulsione grassa. L’intervento ha restituito profondità allo sfondo, leggibilità ai dettagli e brillantezza agli incarnati, valorizzando nuovamente la qualità tecnica del dipinto e la sua forza espressiva. Questo intervento rappresenta un passaggio importante non solo per la conservazione dell’opera, ma anche per la valorizzazione dell’identità stessa del Museo Horne, profondamente legata alla figura del suo fondatore. Così ha commentato il restauro Giuseppe Rogantini Picco, presidente della Fondazione Horne: “una volta di più Friends of Florence è intervenuta per restituire a una maggiore leggibilità un’opera che, raffigurando un inglese che molto ha amato Firenze e la sua arte, bene simboleggia l’attenzione di questa istituzione che, tramite il suo Presidente, Simonetta Brandolini d’Adda, ha fatto convergere verso la nostra città donazioni da ogni parte del mondo, testimoniando di come questa sia veramente patrimonio dell’Umanità”.  Elisabetta Nardinocchi, direttrice del Museo, ha invece posto l’accento sull’importanza dell’opera: “sia per la qualità della pittura, sia soprattutto per ciò che rappresenta, il dipinto bene si presta per essere esposto nelle sale dove si conserva la straordinaria collezione che Horne ha voluto per arredare il suo palazzo fiorentino, così che tutti i visitatori possano ricordare quanto si debba a questi stranieri colti e appassionati che hanno fatto di Firenze la loro seconda Patria, impegnandosi in prima persona per la tutela delle sue memorie, della sua arte e del suo tessuto urbano”. “Siamo lieti di aver sostenuto il restauro del dipinto di Herbert Percy Horne e di aver contribuito alla sua conservazione per la fruizione presente e futura di un’opera di così grande significato per il Museo Horne e per la storia del collezionismo a Firenze – ha sottolineato Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence – Ringraziamo la Direttrice Elisabetta Nardinocchi per la disponibilità e l’opportunità che ci ha offerto di affiancare il Museo in un progetto così importante e Daniele Rossi che ha condotto l’intervento sul dipinto. Siamo inoltre profondamente grati a Catharin Dalpino, donatrice appassionata e sempre vicina a Friends of Florence. Per lei, come per tutta la nostra Fondazione, il gesto si inserisce idealmente nel solco di tutti quei “friends of Florence” – nel senso più ampio – che nel tempo hanno scelto di restituire alla città parte della sua bellezza, riconoscendone il valore universale". 
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Cossolo (Federfarma): “Dove ci sono le farmacie dei servizi calano le liste d’attesa”

(Adnkronos) – "Nelle regioni dove si ricorre correttamente alla farmacia dei servizi si ha un calo delle liste d'attesa". Così Marco Cossolo, presidente nazionale di Federfarma, nel suo intervento oggi al convegno 'Adnkronos Q&A – Salute, prevenzione e risorse: le sfide', in corso a Roma. "Nelle Marche, ad esempio, c'è stata una riduzione del 18% delle liste d'attesa, soprattutto sulla telecardiologia – sottolinea – Anche in Piemonte il contributo alle liste d'attesa è stato importante, tant'è che la Regione ha chiuso la sperimentazione ed è andata in proroga".  Per Cossolo "il problema vero è quello della ricetta, perché alcune Regioni si sono inventate altri meccanismi di controllo, tra cui la Lombardia; altre sono un pochino più indietro, perché non hanno il modo di mettere in contatto la prescrizione con la cosiddetta 'bruciatura' della ricetta. Nella legge di Bilancio c'è la norma, ora stiamo attendendo i decreti attuativi", conclude.  
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