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Allarme Fmi: “Economia globale può deragliare, rischio terza recessione e più grave crisi energetica dei tempi moderni”

(Adnkronos) – Ancora una volta l’economia globale rischia di deragliare dalla rotta, questa volta a causa della guerra in Medio Oriente. Così il Fondo monetario internazionale nel World economic outlook (Weo) stimando nello scenario peggiore di tutti – con danni infrastrutturali e guerra più lunga – in un rallentamento del pil a quasi il 2% e "questo significherebbe sfiorare una recessione globale (tasso di crescita inferiore al 2%), cosa che si è verificata solo quattro volte dal 1980, con le ultime due occasioni che corrispondono alla crisi finanziaria globale e alla pandemia di Covid-19". Nell’ultimo anno, si legge, "i venti contrari derivanti dall’innalzamento delle barriere commerciali e dall’elevata incertezza sono stati compensati dai venti favorevoli provenienti dagli investimenti nel settore tecnologico, dalle condizioni finanziarie accomodanti, compreso un dollaro statunitense più debole, e dal sostegno delle politiche fiscali e monetarie. Il conflitto in Medio Oriente rappresenta una significativa forza contraria a questi fattori favorevoli attraverso il suo impatto sui mercati delle materie prime, sulle aspettative di inflazione e sulle condizioni finanziarie". "I rischi al ribasso prevalgono: le tensioni geopolitiche potrebbero aggravarsi ulteriormente – trasformando la situazione nella più grave crisi energetica dei tempi moderni – oppure potrebbero esplodere tensioni politiche interne", avverte il Fondo monetario internazionale nel World economic outlook.  "I fattori di stress politico possono intrecciarsi con i cambiamenti nelle politiche commerciali e in altre politiche internazionali. Indipendentemente dagli sviluppi geopolitici, potrebbero divampare controversie commerciali", si avverte. "Il ruolo critico degli elementi delle terre rare nelle catene di approvvigionamento globali costituisce un particolare punto di attrito".  Inoltre "un indebolimento delle istituzioni, compresa l’indipendenza della banca centrale e la credibilità della politica monetaria, potrebbe far crescere le aspettative di inflazione, specialmente in un momento in cui l’inflazione complessiva è in aumento a causa di uno shock sui prezzi dei beni di consumo". Sul versante positivo, l’attività potrebbe ricevere un ulteriore impulso dagli investimenti legati all’IA e trasformarsi infine in una crescita sostenibile se una più rapida adozione dell’IA si traducesse in forti aumenti di produttività e in un maggiore dinamismo delle imprese. L’attività potrebbe inoltre essere sostenuta da un rinnovato slancio per le riforme strutturali e da un allentamento duraturo delle tensioni commerciali, scrive il Fmi. 
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Gb, il biografo Hardman: “Elisabetta e il suo amore per l’Italia, alleato importantissimo”

(Adnkronos) – “Elisabetta II ha amato in maniera molto profonda l’Italia e due sue visite, delle cinque totali, sono avvenute in momenti particolari della sua vita. La prima nel 1951, quando era ancora principessa ereditaria ma da lì a poco sarebbe stata incoronata la regina più longeva della monarchia britannica. L’occasione fu una cena privata con il presidente Luigi Einaudi per festeggiare il 25mo compleanno della futura sovrana. E la seconda, nel 2014, quando incontrò Giorgio Napolitano, ma la salute della monarca era già abbastanza compromessa tanto che poi, dall’anno successivo, annullò del tutto i viaggi di Stato. L’Italia fu il suo ultimo viaggio all’estero fuori da un territorio del Commonwealth". A raccontarlo in un'intervista all'Adnkronos è Robert Hardman, storico biografo della famiglia reale, il quale presenta in questi giorni il suo ultimo libro dal titolo "Elizabeth II – In Private. In Public. The Inside Story" pubblicato in occasione dei 100 anni dalla nascita della regina che cadranno il prossimo 21 aprile.  “La sovrana si era sentita profondamente in colpa per aver dovuto annullare un precedente incontro con l'allora presidente Giorgio Napolitano a causa di problemi di salute. Nonostante l'età avanzata, 88 anni, e le precarie condizioni di salute del principe Filippo, lei volle onorare quell'impegno a tutti i costi. Sentiva di dover rimediare e voleva assolutamente vedere il presidente Napolitano, con cui aveva un ottimo rapporto", ricorda Hardman, che descrive quel soggiorno come un momento di grande calore e sottolinea quanto la regina amasse la cultura e l'arte italiana, elementi che sentiva risuonare costantemente anche nella storia britannica. “Considerava il vostro Paese un alleato europeo importantissimo, sentendosi sempre incredibilmente benvenuta lì", rievoca ancora Hardman, che è tra i pochi scrittori ad aver conosciuto da vicino Elisabetta II, riuscendo anche a viaggiare con lei in occasione di varie visite di Stato, scambiando spesso e volentieri pensieri e stati d’animo con la sovrana: “Nei suoi 70 anni di regno ha saputo destreggiarsi tra la solennità dei grandi eventi storici e il desiderio di sfuggire al protagonismo imposto dal suo ruolo”.  Il biografo la ricorda sorridente nel mezzo di celebrazioni imponenti, come il 50mo anniversario del D-Day a bordo del suo yacht nel Canale della Manica, o nel suo storico arrivo a Città del Capo accolta da Nelson Mandela. Di quei momenti, l'autore sottolinea l'incredibile capacità della regina di connettersi con la storia e con le persone: "Era una persona assolutamente autentica, non interessata alla fama o alla celebrità, ma capace di rappresentare un’intera generazione". Questa autenticità le ha permesso di preservare il misticismo della corona anche nell'era digitale, dove "mentre i politici si adattavano per assecondare il messaggio del momento e gli umori dei sudditi, lei restava semplicemente se stessa".  Dietro la facciata di stabilità assoluta, Hardman rivela però episodi di umana fragilità e complessità familiare. Un momento di rottura avvenne nell'estate del 1969, un anno carico di tensioni tra il primo documentario sulla Royal Family diffuso in televisione e l'investitura di Carlo come principe del Galles. La regina arrivò a quello che Hardman definisce quasi un esaurimento nervoso, descritto ufficialmente come un'influenza, che la costrinse a sparire per una settimana proprio nel culmine della stagione reale. Anche nel privato della sua famiglia, le dinamiche erano più sfumate di quanto si creda. Lo scrittore smentisce il mito del principe Andrea come figlio preferito. “Molto più semplicemente la regina nutriva per lui una maggiore apprensione rispetto agli altri figli, perché lo vedeva privo di una direzione chiara dopo il servizio nella Royal Navy. Percepiva Andrea come una figura vulnerabile”. Sul fronte politico internazionale, Elisabetta II mostrò una sorprendente capacità di adattamento, come dimostrato nel rapporto con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Nonostante le enormi differenze di personalità, Hardman racconta di una connessione basata sul rispetto reciproco e su radici comuni: "Entrambi avevano madri scozzesi e questo ha aiutato molto a far decollare la conversazione. Trump nutriva un'ammirazione profonda per lei e la regina, dal canto suo, lo trovava divertente, permettendo ai loro incontri di durare molto più del previsto”.  La questione della Brexit rimane forse uno dei temi più dibattuti del suo regno. Lo scrittore ha raccolto testimonianze contrastanti da persone estremamente vicine alla sovrana: "Ho incontrato persone convinte che fosse favorevole all'uscita e altre, altrettanto vicine, certe che volesse restare nell'Unione Europea. La celebre frase ‘Non capisco perché non possiamo semplicemente uscirne’, pronunciata anni prima del referendum e riportata dal tabloid Sun, non indicava necessariamente una posizione politica ideologica. Quel commento rifletteva piuttosto una certa esasperazione per il funzionamento di alcune istituzioni europee, in un momento in cui il termine Brexit non esisteva nemmeno”.  Hardman parla qui della successione di re Carlo III, una transizione fluida, priva di quel panico che molti avevano previsto. “Carlo ha saputo porsi come un faro di stabilità, gestendo con grazia il passaggio del testimone proprio mentre il Paese affrontava, e tuttora sta affrontando, forti turbolenze politiche”. Mentre il Regno Unito guarda alla prossima visita del re negli Stati Uniti prevista dal 27 al 30 aprile, lo scrittore evidenzia come la monarchia continui a svolgere quel ruolo di "servizio pubblico invisibile che Elisabetta ha incarnato per sette decenni. La sua decisione storica di pagare le tasse dal 1992, nonostante il parere contrario del premier John Major, rimane uno dei simboli della sua volontà di restare in sintonia con il proprio popolo. Decise di farlo comunque, nonostante non fosse obbligata, perché sentiva che era la cosa giusta da fare”.  Infine, guardando ai 71 anni di regno, si avrebbe l'impressione che Elisabetta abbia speso la maggior parte della sua influenza a risolvere conflitti familiari interni, tra tutti il divorzio tra Carlo e Diana, che ad intervenire su questioni geopolitiche internazionali, essendo lei stata capo della monarchia britannica, ma anche di Stato e della Chiesa. "Noi dei media guardiamo molto ai drammi familiari perché fanno audience – conclude il biografo – e come ogni famiglia anche la sua ha avuto i suoi problemi, che però erano sempre sotto l'occhio di tutti. Ma la maggior parte della sua vita è stata dedicata a far andare avanti le cose, come diciamo noi qui ‘keeping the show on the road’, mantenendo il Governo e la Nazione stabili. C'è molto della monarchia che non vediamo, come la nomina di ammiragli, generali e ambasciatori o la firma di documenti di Stato. Ha creato intorno all'apparato statale un senso di affidabilità. Non a caso, quando è morta, nella stessa settimana in cui abbiamo cambiato premier, tutto è andato avanti con stabilità, senza panico. Lei odiava il panico e non era un'interventista. Il suo messaggio era: ‘Mantenete la calma e andate avanti’ ossia keep calm and carry on”. (di Alessandro Allocca)  
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Università Lum, al via nuovo corso di laurea in Ingegneria biomedica

(Adnkronos) – L'offerta formativa dell'università Lum Giuseppe Degennaro (Bari) si arricchisce con l'avvio del corso di laurea triennale in Ingegneria biomedica, un percorso di studi che nasce in linea con il piano strategico dell'ateneo nell'ambito dell'ingegneria applicata alle scienze della vita e alla salute. "L'avvio del nuovo corso rappresenta una scelta di grande valore strategico per il nostro ateneo e per il territorio – afferma Giovanni Schiuma, direttore del Dipartimento di Ingegneria della Lum – Si tratta di un passo importante che rafforza la visione con cui stiamo sviluppando il Dipartimento di Ingegneria e, più in generale, l'intero ecosistema formativo della Lum relativamente alle scienze della salute, della tecnologia e dell’innovazione. Infatti il corso si sviluppa in forte sinergia con i corsi di Medicina e Chirurgia della Lum. Il nostro obiettivo è quello di formare ingegneri biomedici in un ambiente accademico che dialoga costantemente con la medicina, la ricerca traslazionale e le professioni sanitarie".  Nei 3 anni di formazione – informa una nota – gli studenti acquisiranno dapprima una solida base nelle discipline scientifiche e ingegneristiche fondamentali, per poi approfondire la bioingegneria, l'elaborazione dei dati biomedici, i sistemi informativi, la cybersecurity, la statistica per la ricerca medica, l'automazione, la progettazione assistita e, nel terzo anno, temi avanzati quali il machine learning, l'intelligenza artificiale, l'image processing per la diagnostica, le tecnologie dei dispositivi medici, la robotica in ambito sanitario e la gestione dei sistemi sanitari. A ciò si aggiungono il tirocinio e il contatto diretto con realtà esterne, elementi essenziali per connettere la formazione universitaria alle dinamiche concrete del mondo del lavoro.  "Con il nuovo corso di laurea in Ingegneria biomedica – conclude Schiuma – la Lum rinnova il proprio impegno a formare persone capaci di interpretare il cambiamento e guidarlo. E' questo, in fondo, il senso più profondo della nostra missione universitaria: non limitarci a inseguire il futuro, ma contribuire a costruirlo". 
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Costruiscono finto casello e incassano il pedaggio per un anno e mezzo, l’incredibile truffa in India

(Adnkronos) – Truffa incredibile in India. Alcuni uomini sono riusciti a gestire per oltre un anno e mezzo un finto casello autostradale incassando, secondo le stime, circa 75 milioni di rupie, ossia quasi 700mila euro.  È accaduto nello stato del Gujarat nel 2023 ma la storia è tornata virale in questi giorni sui social network. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, il gruppo aveva costruito il casello alla perfezione, sfruttando i terreni abbandonati di una vecchia fabbrica nel distretto di Morbi, lungo la strada nazionale Bamanbore-Kutch. Segnaletica stradale, cabine e personale per la riscossione del denaro: tutto era apparentemente identico a un casello ufficiale.  Il pedaggio richiesto era circa la metà di quello statale, un sconto che convinceva molti automobilisti a preferire questo casello, su una strada secondaria, rispetto a quello ufficiale, a pochi chilometri di distanza. Solo dopo 18 mesi le autorità si sono rese conto della truffa e sono intervenute. 
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Grande Fratello Vip, stasera 14 aprile: anticipazioni e nuova eliminazione

(Adnkronos) –
Nuovo appuntamento del Grande Fratello Vip stasera, martedì 14 aprile, in prima serata su Canale 5. Accanto a Ilary Blasi ci saranno le due opinioniste, Cesara Buonamici e Selvaggia Lucarelli, per commentare gli avvenimenti tra gli inquilini nella Casa.  Dopo i litigi furiosi dei giorni scorsi, Alessandra Mussolini, Antonella Elia e Adriana Volpe hanno unito le forze per arginare gli altri inquilini. Stasera il gruppo scoprirà l'esistenza di questo patto segreto. Quali saranno le reazioni? Continuano poi le tensioni tra Paola Caruso e Antonella Elia. Un litigio nato in settimana ha rivelato antipatie e rancori mai del tutto sopiti. Nel corso della puntata, le due si affronteranno in un faccia a faccia per chiarire le loro posizioni. Spazio poi alle nomination. Il pubblico dovrà scegliere chi tra Alessandra Mussolini, Adriana Volpe, Lucia Ilardo o Blu Barbara Prezia dovrà abbandonare definitivamente la Casa. Chi sarà costretto a lasciare il gioco?  
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Il cortile che diventa mare, a Firenze l’installazione visionaria di Superflex

(Adnkronos) – Nel cuore di Firenze, tra le geometrie eleganti del Rinascimento, il Cortile di Palazzo Strozzi smette per un momento di essere solo architettura e diventa un paesaggio sospeso sull’orlo del futuro: una grande vasca d’acqua riflette il cielo, le facciate storiche e il passaggio dei visitatori, mentre otto imponenti colonne in travertino rosa emergono come rovine ancora vive di una civiltà che immagina di adattarsi a un mondo sommerso. È questa la visione potente e inquieta di "There Are Other Fish In The Sea", la nuova installazione del collettivo danese Superflex, che fino al 2 agosto 2026 occupa il Cortile di Palazzo Strozzi. Il progetto è promosso dalla Fondazione Palazzo Strozzi e dalla Fondazione Hillary Merkus Recordati, in collaborazione con Kunsthal Spritten e si inserisce nel programma Palazzo Strozzi Future Art. A curarlo è il direttore generale della Fondazione, Arturo Galansino. L’installazione nasce da un’ipotesi tanto visionaria quanto concreta: l’innalzamento progressivo dei mari potrebbe, nei prossimi decenni, trasformare radicalmente il rapporto tra esseri umani e architettura. In questo scenario, gli edifici non sarebbero più soltanto spazi abitati dall’uomo, ma strutture condivise con altre forme di vita. Le colonne progettate da Superflex non sono infatti semplici sculture, ma dispositivi ecologici: le loro superfici irregolari e modulari sono pensate per favorire l’insediamento della vita marina, trasformando il cortile in un potenziale ecosistema. L’acqua che le circonda non è solo elemento scenografico, ma parte integrante di un ambiente in cui riflessi e materia si confondono, moltiplicando la percezione dello spazio.  Alla base del progetto c’è l’idea di una “architettura interspecie”, sviluppata dal collettivo attraverso il proprio Interspecies Architectural Manifesto. Una prospettiva che ribalta la centralità umana e propone una progettazione capace di includere bisogni, forme di vita e tempi di specie diverse. Il Cortile di Palazzo Strozzi, simbolo del Rinascimento e della centralità dell’uomo come misura del mondo, diventa così il luogo ideale per mettere in crisi questa visione, aprendo uno spazio di riflessione su come costruire — o immaginare — ambienti futuri più condivisi. Il progetto assume anche una forte valenza simbolica nel sessantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze del 1966, evento che segnò profondamente la città e il suo rapporto con l’acqua. Da quella memoria nasce una domanda rivolta al presente: come abitare un mondo in cui l’acqua non è più soltanto limite, ma presenza costante? “L’opera invita a immaginare nuove forme di convivenza tra specie, in linea con la visione di Palazzo Strozzi come luogo di dialogo tra passato e futuro”, ha dichiarato Arturo Galansino, sottolineando il ruolo del museo come spazio di confronto tra eredità storica e immaginazione contemporanea.  Anche la dimensione istituzionale rafforza il messaggio dell’opera. “Sostenere questo progetto significa promuovere una riflessione condivisa su modelli di coesistenza in cui la dimensione umana si inserisce all’interno di un ecosistema più ampio”, ha affermato Andy Bianchedi. L’iniziativa prevede inoltre la pubblicazione di un catalogo edito da Marsilio Arte, che sarà presentato il 19 giugno a Palazzo Strozzi, a testimonianza di un progetto che non si esaurisce nell’installazione, ma si estende come riflessione culturale più ampia. (di Paolo Martini) 
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Università di Bari e Alis lanciano short master Economia, diritto e management grandi infrastrutture logistiche

(Adnkronos) – L’Università degli Studi di Bari Aldo Moro lancia lo short master in 'Economia, Diritto e Management delle grandi infrastrutture logistiche', un percorso di alta formazione promosso dal Dipartimento di Economia, Management e Diritto dell’Impresa, pensato per rispondere a una delle sfide più rilevanti del nostro tempo: governare, con competenze integrate, la trasformazione delle infrastrutture logistiche, dei trasporti e dei nodi strategici della mobilità. Il corso, di 227 ore e 9 crediti formativi universitari, si svolgerà in modalità ibrida, in presenza presso il Dipartimento Demdi e online in modalità sincrona, nelle giornate di venerdì e sabato, con l’obiettivo di offrire una formazione avanzata e compatibile con le esigenze di professionisti, laureati e operatori del settore.  "Con questo Short Master – dichiara il rettore Roberto Bellotti – l’Università di Bari conferma la propria vocazione a leggere i cambiamenti dell’economia reale e a trasformarli in opportunità di formazione qualificata, innovazione e sviluppo dei territori . Il settore della logistica e dei trasporti sta attraversando una fase di profonda evoluzione, segnata dalla transizione ecologica, dalla digitalizzazione e dagli investimenti strategici nei sistemi infrastrutturali. In questo scenario, diventa essenziale formare profili capaci di integrare saperi giuridici, economici, manageriali e organizzativi. Lo Short Master in 'Economia, Diritto e Management delle grandi infrastrutture logistiche' nasce proprio per colmare un vuoto formativo e per accompagnare la crescita di una nuova classe di professionisti in grado di operare nella complessità: figure che sappiano dialogare con le autorità di regolazione, comprendere le dinamiche del partenariato pubblico privato e del project financing, presidiare i temi del lavoro, della sostenibilità, dell’innovazione e della sicurezza nei grandi hub logistici. Si tratta di un progetto che unisce rigore accademico e forte connessione con il mondo delle imprese e delle istituzioni".  La collaborazione con Alis, Associazione logistica dell’intermodalità sostenibile, rappresenta un elemento qualificante dell’iniziativa, perché consente di rafforzare il legame tra alta formazione e realtà operative, offrendo ai partecipanti un accesso diretto a competenze, esperienze e visioni provenienti dai principali attori nazionali del settore. "La cooperazione istituzionale con l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro – dichiara il presidente di Alis, Guido Grimaldi -rappresenta per Alis un ulteriore passo concreto nel rafforzare il legame tra formazione e mondo imprenditoriale, contribuendo alla crescita di competenze strategiche per il futuro della logistica e dei trasporti. In un contesto caratterizzato da grandi trasformazioni, tra transizione ecologica, innovazione tecnologica e sviluppo delle infrastrutture, è fondamentale investire nella formazione di professionisti capaci di interpretare e guidare questi cambiamenti. Questo short master va esattamente in questa direzione: creare una nuova classe dirigente preparata, con visione pubblico-privata, competente e pronta a sostenere la competitività del nostro Paese e del sistema logistico nel Mediterraneo".  "L’avvio dello short master promosso dall’Università degli Studi di Bari Aldo Moro – dichiara il vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi – rappresenta un segnale concreto della direzione che il Paese deve intraprendere: investire sulle competenze per governare la trasformazione delle infrastrutture logistiche e dei trasporti. In una fase in cui stiamo mettendo a terra importanti interventi strategici, dalla modernizzazione della rete infrastrutturale alla transizione sostenibile, diventa fondamentale poter contare su figure professionali altamente qualificate, capaci di integrare visione pubblica e capacità manageriale. Iniziative come questa contribuiscono a rafforzare il legame tra formazione, istituzioni e sistema produttivo, creando le condizioni per una crescita più efficiente, competitiva e coerente con le sfide del Mediterraneo".  "Questo short master nasce dall’ascolto del settore e dall’evidenza che le grandi infrastrutture logistiche richiedono oggi professionalità nuove: capaci di coniugare diritto, economia, management e innovazione. Il nostro obiettivo è formare manager delle infrastrutture complesse che sappiano guidare processi di investimento, ristrutturazione e sviluppo sostenibile, dialogando con istituzioni, imprese e comunità. E' un percorso pensato per chi vuole stare al centro delle trasformazioni che stanno ridisegnando la geografia economica e logistica del Paese", dichiara il direttore del Master, Ugo Patroni Griffi. Lo short master si rivolge a laureati, professionisti e anche a candidati in possesso di diploma di maturità quinquennale con almeno due anni di esperienza in ambiti affini. E' previsto un numero minimo di 20 e massimo di 60 partecipanti e una frequenza obbligatoria pari all’80% delle attività didattiche. Le domande di ammissione dovranno essere presentate attraverso il portale Esse3 dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro nel periodo compreso tra il 15 aprile 2026 e il 15 maggio 2026 (https://www.uniba.it/it/didattica/master-universitari/short-master/2025-2026/economia-diritto-e-management-delle-grandi-infrastrutture-logistiche). La nuova iniziativa formativa si inserisce nel più ampio impegno dell’Ateneo barese nel costruire percorsi specialistici ad alto impatto, capaci di valorizzare le vocazioni del territorio e di rafforzare il ruolo dell’Università quale motore di competenze, competitività e sviluppo nel Mediterraneo. 
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Turismo, UniCredit-Nomisma Wine Monitor: da quello del vino 3 miliardi di valore per cantine

(Adnkronos) – Nel 2025, l'enoturismo ha generato oltre 3 miliardi di euro di valore per le cantine, contribuendo mediamente al 21% del fatturato delle aziende vinicole. E il trend è orientato alla crescita. Lo rileva il primo report sul mercato turistico del vino, presentato oggi da UniCredit e Nomisma Wine Monitor, realizzato in partnership con Vinitaly e con la collaborazione dell’Associazione Nazionale Città del Vino, su un campione di 300 aziende vinicole e 13 Consorzi di Tutela distribuiti su tutto il territorio nazionale. Il pubblico è prevalentemente italiano (58%), formato in primis da coppie e famiglie (51%) e consumatori non esperti (58%), tuttavia, la presenza internazionale è in crescita. Sebbene solo una quota ridotta di cantine non proponga ancora attività enoturistiche, infrastrutture territoriali insufficienti, complessità autorizzative, scarsità di incentivi e carenza di personale specializzato continuano a rappresentare barriere significative per consentire al settore di compiere un ulteriore salto di qualità.  “Il settore vitivinicolo e il turismo rappresentano un pilastro fondamentale per la competitività del Paese, soprattutto in una fase segnata da sfide climatiche e geopolitiche che richiedono visione strategica e interventi mirati – dichiara Remo Taricani, Deputy Head of Italy di UniCredit – Con la nostra struttura di Agribusiness e l’offerta rinnovata One4Wine, UniCredit sostiene le imprese del comparto attraverso soluzioni dedicate a investimenti, innovazione e sostenibilità. Nel 2025 abbiamo erogato oltre 300 milioni di euro di nuovi crediti alla filiera, in crescita di oltre il 35% rispetto all'anno precedente, confermandoci come Partner affidabile per produttori e territori. Guardiamo con particolare attenzione anche allo sviluppo dell’enoturismo, una leva di valore e identità capace di generare crescita diffusa e rafforzare il legame tra imprese e comunità locali”. Per Denis Pantini, responsabile Agrifood e Wine Monitor di Nomisma, "l’enoturismo non rappresenta un piano B, ma una strategia competitiva dai molteplici vantaggi, sia per le aziende vinicole che per i territori: disintermedia le vendite garantendo una maggior redditività alle imprese; trasforma ogni visitatore – che non compra più solo una bottiglia di vino, ma un’esperienza – in un ambasciatore del brand nel mondo; ma, soprattutto, tutela il paesaggio e garantisce un futuro alle comunità rurali, rendendo l'impresa vinicola il perno di un ecosistema turistico più ampio. In questo senso, il turismo non è più percepito solo come un’attività accessoria di promozione del vino, ma una leva di valorizzazione territoriale strettamente connessa all’identità della denominazione". 
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Dall’omaggio a Fassari ai grandi assenti, il ritorno dei Cesaroni divide i fan sui social

(Adnkronos) –
I Cesaroni sono tornati e infiammano il web. A 12 anni dall'ultimo capitolo e a 20 dalla prima storica messa in onda, la nuova stagione ha debuttato ieri sera su Canale 5 conquistando subito il pubblico: sono stati 3.486.000 gli spettatori, per uno share del 22.6%. Un successo che ha avuto un'eco immediata sui social, dove il titolo della serie è schizzato in cima alle tendenze tra le reazioni appassionate dei fan. Il popolo di X si è diviso nettamente in due. Da un lato, l'ondata di nostalgia ha travolto chi è cresciuto con la famiglia della Garbatella. "Che emozione rivivere tutto ciò a 20 anni di distanza, bellissimo", scrive un utente, interpretando un sentimento diffuso. Dall'altro, però, non sono mancate le critiche sulle nuove scelte narrative. "Troppe cose sono cambiate", lamentano in molti, mentre altri notano un ritmo diverso: "I Cesaroni purtroppo non stanno cesaronando, è tutto così piatto". A mettere tutti d'accordo è stato il toccante omaggio ad Antonello Fassari – morto nell’aprile 2025 a 72 anni – l'indimenticabile Cesare Cesaroni a cui è dedicata l'intera serie. Nell'ultima scena della prima puntata, Giulio Cesaroni (Claudio Amendola, anche regista della serie), pronuncia la celebre frase del fratello Cesare: "Che amarezza". La commozione è stata unanime per il ricordo dell'attore: "Fiumi di lacrime", "un omaggio bellissimo", si legge sui social. Un momento simbolico, la demolizione di un muro della bottiglieria, è stato interpretato da molti come "la metafora dei nuovi Cesaroni, che non saranno più quelli che guardavamo da bambini". Non sono mancate le domande sui grandi assenti. Oltre a Cesare, i fan hanno sottolineato ancora una volta la mancanza di Eva (Alessandra Mastronardi) e Alice (Micol Olivieri). Quest'ultima ha risposto indirettamente con un video sui social, raccontando la sua vita dopo i Cesaroni: "Ho vissuto, mi sono fatta conoscere davvero, ho una relazione stabile da 13 anni e sto crescendo due figli. Sono diventata la donna che volevo essere". Infine, l'unica critica che ha messo d'accordo tutti riguarda l'orario di messa in onda. "Date la possibilità di far partire la prima serata alle 21", è l'appello di molti, che lamentano come "la tv stia diventando un luogo ostile che non va incontro a un pubblico che alle 22:30 va a nanna". 
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Psoriasi per oltre 1,5 mln italiani, campagna per accesso a diagnosi e terapie

(Adnkronos) – In Italia più di 1 milione e mezzo di persone sono colpite dalla psoriasi, una patologia dermatologica cronica che incide profondamente sulla vita quotidiana. Per 9 pazienti su 10 la malattia ha un impatto significativo sulla sfera relazionale, sociale ed emotiva. Il 70% lamenta problemi in ambito familiare, il 68% in ambito lavorativo e il 17% ha avuto conseguenze negative anche nella vita intima. Nonostante le terapie oggi disponibili consentano di controllare i sintomi e migliorare il benessere complessivo, l’aderenza ai trattamenti e la diagnosi precoce restano una sfida. Per accendere i riflettori sulla psoriasi e promuovere una maggiore consapevolezza sull'importanza della corretta gestione della malattia, Fondazione Onda Ets ha promosso, lo scorso 11 marzo, l'(H) Open day sulla psoriasi.  La campagna è stata resa possibile grazie alla collaborazione con Sidemast (Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e di malattie sessualmente trasmesse) e ha avuto il patrocinio di Apiafco (Associazione psoriasici italiani amici della Fondazione Corazza). L'iniziativa, sostenuta dal contributo incondizionato di Bristol Myers Squibb, ha coinvolto 97 strutture sanitarie su tutto il territorio nazionale, offrendo gratuitamente oltre 750 visite e consulenze dermatologiche, affiancate da momenti informativi rivolti alla cittadinanza, dirette social e info point presidiati da personale specializzato. I risultati della campagna vengono presentati oggi a Roma nel corso di una conferenza stampa. "LìH Open Day sulla psoriasi nasce con un duplice obiettivo: da un lato sensibilizzare lìopinione pubblica su una patologia cronica e spesso ancora sottovalutata che incide profondamente sulla qualità di vita delle persone, e dall'altro facilitare concretamente l'accesso ai percorsi di diagnosi e cura, promuovendo una presa in carico appropriata, tempestiva e multidisciplinare – afferma Francesca Merzagora, presidente di Fondazione Onda – Attraverso iniziative come questa vogliamo non solo informare, ma anche abbattere le barriere culturali e organizzative che ancora ostacolano molti pazienti nel rivolgersi agli specialisti e intraprendere il percorso terapeutico più adeguato. La psoriasi, infatti, richiede un approccio integrato che tenga conto delle sue molteplici implicazioni cliniche e psicologiche. In questo contesto, il network degli ospedali Bollino Rosa rappresenta un presidio fondamentale sul territorio: una rete capillare e qualificata in grado di intercettare i bisogni di salute, orientare i cittadini e offrire risposte adeguate e tempestive, contribuendo a una sanità sempre più vicina alle persone e attenta alle loro specifiche esigenze". "La psoriasi è una malattia infiammatoria che quasi sempre compromette il benessere fisico, psicologico e relazionale delle persone che ne sono colpite – spiega Alessandro Borghi, membro del Consiglio direttivo Sidemast – E' caratterizzata da un andamento cronico e recidivante e si manifesta principalmente con placche arrossate e desquamanti in genere distribuite in maniera simmetrica su gomiti, ginocchia, mani, piedi, superficie lombosacrale e cuoio capelluto e non di rado localizzate al distretto genitale. Non interessa esclusivamente la pelle, ma spesso coinvolge l'intero organismo e può associarsi ad altre gravi patologie come l'artrite psoriasica, le malattie cardiovascolari, le malattie infiammatorie intestinali o il diabete. I pazienti spesso lamentano prurito intenso e l'interessamento di certi distretti anatomici, come le mani o i piedi, determina rilevanti limitazioni funzionali. Oggi la scelta terapeutica è sempre più personalizzata. Deve basarsi sulle caratteristiche del singolo paziente, incluse eventuali comorbidità, sulla gravità e sull'estensione del quadro clinico, oltre che sull'entità del disagio e dell'impatto della malattia sulla qualità di vita delle persone affette".  "Se nelle forme lievi e circoscritte si ricorre prevalentemente a trattamenti topici – illustra Borghi – nelle forme moderate-gravi possono essere indicati la fototerapia e i farmaci sistemici. Questi si distinguono in convenzionali e biotecnologici e in terapie orali a bersaglio mirato. L'evoluzione delle opzioni terapeutiche disponibili ha consentito un controllo più efficace della malattia a lungo termine, garantendo anche un eccellente profilo di sicurezza. Ha permesso inoltre di intervenire in modo appropriato sulle diverse manifestazioni cliniche della psoriasi, migliorandone la gestione complessiva e la qualità di vita dei pazienti".  "Abbiamo deciso con piacere di partecipare ad u'iniziativa nata per favorire una maggiore consapevolezza sulla malattia e per facilitare l'accesso ai vari percorsi di cura – sottolinea Valeria Corazza, presidente Apiafco – In particolare, la giornata dell'11 marzo ha voluto ribadire la grande importanza di rivolgersi sempre e solo a centri ospedalieri specializzati nella gestione multidisciplinare di una malattia complessa e ancora sottovalutata. La diagnosi deve essere quanto mai tempestiva, così come il successivo intervento terapeutico personalizzato. Così si può ridurre drasticamente il rischio di un peggioramento del quadro clinico e l'insorgenza di complicanze. Vi è il grave problema dell'aderenza terapeutica che è fondamentale in una malattia cronica come la psoriasi. Durante l'iniziativa è stata sottolineata con forza l'importanza di assumere sempre con continuità i farmaci prescritti dai medici specialisti. Purtroppo – rimarca Corazza – la scarsa consapevolezza della natura sistemica della malattia porta all'interruzione delle cure in circa il 25% dei malati, che si alza fino al 60% con il trattamento con farmaci topici. E' un fenomeno che va contrastato anche attraverso un maggiore e migliore dialogo tra il medico e il paziente. Infine, vi è la necessità di mappare i 200.000 pazienti con psoriasi severa di cui circa la metà sono in carico con farmaci biologici /biosimilari. In alcune Regioni ancora oggi l'accesso ai centri prescrittori non è facile e quindi le cure ci sono, ma non per tutti".  
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