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Emofilia, priorità Conferenza corsi laurea ‘formazione in Medicina e dialogo con pazienti’ 

(Adnkronos) – "Attualmente i corsi di Medicina sono già allineati nel rispondere alle esigenze di ogni tipo di associazioni di pazienti, perché si tratta di nostri stakeholder. Da questa giornata mi porterò a casa la possibilità di fare un'indagine più approfondita per vedere se questo aspetto è stato recepito a livello nazionale". Lo ha detto Stefania Basili, presidente della Conferenza permanente dei presidenti di consiglio di corso di laurea magistrale in Medicina e chirurgia, intervenendo oggi a Roma al convegno per la XXII Giornata mondiale dell'emofilia, promosso da FedEmo. La presidente Basili ha illustrato poi le azioni prioritarie "affinché il percorso formativo universitario contribuisca a rendere quest'area più attrattiva per gli studenti e per i futuri specializzandi". Ha ricordato che "il ministero dell'Università e della Ricerca il 19 dicembre del 2023 ha pubblicato il decreto 1649 nel quale ha inserito un tirocinio volto proprio ad orientare i ragazzi fin dagli ultimi anni del corso di laurea: si tratta del tirocinio della flessibilità, con il quale il ragazzo, al quarto e quinto anno di Medicina, può decidere di affrontare un percorso particolarmente orientato e in questi percorsi, composti da 8 crediti formativi universitari (Cfu) totali. Pensiamo di inserire un ulteriore percorso dedicato alle basi della trombosi per orientare al post laurea", ha sottolineato. 
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Miscusi (Mur): “Verso nuovi percorsi post-specialistici”

(Adnkronos) – "Stiamo vivendo un periodo in cui il ministero riflette sui percorsi formativi specialistici in area medica e si sta discutendo sulla possibilità di riformare gli stessi anche in accordo con il ministero della Salute, ma quello che stiamo cercando di capire è come produrre competenze specifiche; ciò significa adeguarsi nel prossimo futuro a costruire percorsi formativi adeguati". Così Massimo Miscusi, direttore generale per le Specializzazioni sanitarie, i dottorati di ricerca e altra formazione post-universitaria del ministero dell'Università e della Ricerca, al convegno per la XXII Giornata mondiale dell'emofilia (17 aprile), promosso da FedEmo a Roma. In merito allo sviluppo di nuovi strumenti proprio per favorire percorsi più flessibili, Miscusi sottolinea: "Stiamo ragionando insieme al ministero della Salute su questa possibile riforma futura del sistema. Di sicuro – spiega – troverà spazio la necessità di identificare, non solo all'interno dei percorsi formativi delle scuole di specializzazione, ma anche nei percorsi di sub specializzazione, quello che è il cosiddetto modello di diploma supplement: ciascuno specializzando, alla fine del proprio percorso, avrà un riconoscimento di una particolare competenza acquisita. Ma stiamo ragionando anche in termini più ampi, adeguandoci a quella che è l'abitudine e la prassi dei Paesi più avanzati dal punto di vista della formazione medica, creando dunque percorsi di formazione professionale post specialistica".  "A valle delle scuole di specializzazione – prosegue Miscusi – giovani medici già specialisti potranno in qualche modo approfondire alcune tematiche e acquisire ulteriori competenze, secondo il modello delle fellowship cliniche che sono attualmente in uso in molti paesi occidentali avanzati da un punto di vista della formazione medica. Quindi entrambe queste fattispecie sicuramente ci aiuteranno a creare delle figure professionali con caratteristiche specifiche che potranno essere più utili per il sistema sanitario nazionale a seconda delle esigenze che la salute ci chiederà", concude. 
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Elezioni Figc, Serie A con Malagò: “Onorato della stima”. Anche Abete pronto alla candidatura

(Adnkronos) – La corsa alla presidenza della Figc prende forma in un tranquillo lunedì di metà aprile. Milano chiama, Roma risponde. In mattinata i 20 club di Serie A si riuniscono in Assemblea nella sede di via Rosellini per scegliere il nome del proprio candidato verso le elezioni federali del prossimo 22 giugno nella Capitale. Sono 18 le 'preferenze' per Giovanni Malagò, ex numero uno del Coni e attuale presidente di Fondazione Milano Cortina 2026. È lui il nome su cui convergono 18 squadre della massima serie: non firmano solo i presidenti di Lazio e Verona, Claudio Lotito e Italo Zanzi. La questione viene chiarita dal presidente della Lega Calcio Serie A Ezio Simonelli: “Diciotto club su venti hanno sottoscritto la candidatura di Giovanni Malagò, che da questo momento rispetta il requisito dell'articolo 6,2 del regolamento elettorale della Figc, consistente nell'aver raggiunto l'accredito della candidatura. Il 22 giugno le 20 società avranno diritto di sottoscrivere un modulo federale per accreditare un candidato”. Le elezioni federali si terranno il 22 giugno a Roma. I voti non hanno lo stesso peso, ma assumono un valore specifico proporzionale alla rilevanza della componente rappresentata: Serie A (20 delegati, peso complessivo del 18%), Serie B (20 delegati, 6%), Lega Pro (57 delegati, 12%), Lnd (99 delegati, 34%), Aic (52 delegati, 20%), Aiac (26 delegati, 10%).  Simonelli puntualizza: "Le due società mancanti, Lazio e Verona, non lo hanno fatto certo per mancanza di fiducia nella figura di Malagò, che credo tutti riconoscano come una delle persone più autorevoli nel mondo dello sport e di grande riferimento per tutti. Ne hanno fatto una questione di metodo, ritenendo che prima si dovesse discutere dei programmi e poi individuare la persona per portali avanti”. Un tema poi sottolineato, al termine dell’Assemblea, dallo stesso patron biancoceleste Claudio Lotito: “Le elezioni vengono indette con la legge 91 del 1981, una legge di 45 anni fa. Non va bene. Il nome non c’entra, se una cosa non funziona va ristrutturata. Il sistema va ridisegnato”. Subito dopo l’accordo della Lega Serie A sul nome di Malagò, arrivano le parole di Giancarlo Abete, attuale numero uno della Lega Nazionale Dilettanti: "È stato individuato un candidato di prestigio – il commento a margine del Premio Bearzot – dobbiamo parlare prima di programmi che di candidati, non basta una persona per risolvere i problemi del calcio italiano. La Lega di A merita il massimo rispetto, è giusto che faccia le proprie scelte ma il mondo del calcio è fatto anche da chi rappresenta la base e le politiche di sviluppo dell'attività giovanile ed è giusto che si sia un ruolo anche per loro”. Abete aggiunge: "C'è stata questa accelerazione con l'investitura di Malagò, se l'impostazione è questa noi seguiremo la stessa. Ho già convocato gli organi direttivi della Lega Dilettanti, chiederò il via libera per poter dare la disponibilità. Il mio invito è che la stessa cosa facciano le componenti tecniche e le altre leghe, perché abbiamo necessità di avere il contributo di tutte le componenti. Ben vengano altre proposte perché l'obiettivo è di confluire in un programma condiviso e di un'unica candidatura. In questo caso non c'è da parte mia nessuna volontà di essere il candidato condiviso da tutti. Chi riterrà si giocherà la sua partita in sede elettorale".  Al termine dell'Assemblea della Lega Serie A, sul tema interviene anche il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta: “Malagò è stato identificato e individuato per il suo profilo, è un manager sportivo che naviga da tanti anni nel nostro mondo e quindi deve essere colui che raccoglie le linee guida da parte della Serie A per migliorare il nostro calcio, in questo momento un paziente malato che ha bisogno di una cura”. Il numero uno del club nerazzurro spiega la tempestività di questa scelta: “Ha un significato importante, perché ci siamo mossi anche con grande unione. La candidatura di Giancarlo Abete? È un atto legittimo di un dirigente che ha dato molto al calcio. È un suo diritto, poi chi troverà più consensi vincerà. Stiamo parlando di due professionisti, noi abbiamo fatto la nostra scelta”. E ora? Malagò sarà nella sede della Lega Calcio Serie A la prossima settimana, per discutere il programma dopo l'invito del presidente Ezio Simonelli: "Accolgo con grande soddisfazione l'importante mandato fiduciario conferito dalla Lega di Serie A, visto anche il contenuto numerico con cui è stato espresso – le parole dell'ex numero uno del Coni, in una nota diffusa nel pomeriggio -. È un segnale di straordinaria considerazione, che mi permette di intraprendere un doveroso percorso esplorativo. Credo sia corretto interpellare le altri componenti prima di effettuare una valutazione complessiva, ma sono onorato di questa significativa testimonianza di stima. Aver fatto convergere un consenso quasi unanime, da un mondo spesso litigioso, è un segnale che mi gratifica e responsabilizza". La corsa inizia da qui. (di Michele Antonelli)  
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Di Maio contro Conte, il leader M5S replica: “Stupito che abbia avuto tempo di leggere rassegna con quello che succede in medio Oriente”

(Adnkronos) – Botta e risposta tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. A scatenarlo il libro ‘Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia’ dell'ex premier. "Mi ha molto stupito che con tutto quello che sta succedendo in Medio Oriente" Di Maio "abbia avuto il tempo di leggere la rassegna stampa di oggi. Però deve leggere tutto il libro per avere un’impressione più completa". Questa la replica di Conte, presidente del Movimento 5 stelle, durante la presentazione del suo libro al Tempio di Adriano, a Roma.  A scatenare Di Maio sono state le anticipazioni di 'Una nuova primavera'. Nel libro, che uscirà ufficialmente domani, l'ex premier e attuale presidente dei pentastellati racconta il retroscena che ha portato alla rielezione di Sergio Mattarella come presidente della Repubblica a fine gennaio del 2022, ma anche i certo non brillanti rapporti tra lui, Mario Draghi, Beppe Grillo e ovviamente l'ex ministro degli Esteri. Due racconti che, però, non lasciano indifferente Di Maio, che attraverso delle stories su Instagram non le ha mandate a dire a Conte. Per il rappresentante speciale dell'Unione europea per il Golfo persico, quelle del leader del Movimento 5 stelle sono "una pessima caduta di liste", specie ora che i protagonisti della 'congiura' messa nera su bianco saranno i suoi alleati nel 'campo largo' e, in alcuni casi, ci governa anche insieme.  "Il 28 gennaio – si legge sull'estratto del libro pubblicato dal Corriere della Sera -, per provare a sbloccare l’impasse, concordammo un incontro a tre: Enrico Letta, Matteo Salvini e il sottoscritto. Nel corso dell’incontro proponemmo a Salvini tre nominativi. Ascoltò pensoso e andò via dicendo che ci avrebbe fatto sapere. Richiamò qualche ora più tardi manifestando il suo accordo su uno dei tre nominativi: Elisabetta Belloni, ambasciatrice, figura di alto profilo e grande esperienza per tanti anni segretario generale della Farnesina e dal 2021 a capo del Dis, l’agenzia di coordinamento della nostra intelligence. In quanto donna, sarebbe stata una notevole svolta, politica e culturale. Anche Giorgia Meloni si dichiarò favorevole. La convergenza su questo nominativo a quel punto era davvero molto ampia, ma appena fu reso noto partì un attacco concentrico per bruciarlo da parte di Matteo Renzi, spiazzato da questo accordo, di Di Maio, deciso a contrastare qualsiasi nominativo appoggiato da me, e di Lorenzo Guerini del Pd, che pure in un primo tempo — come assicurato da Letta — aveva condiviso questa scelta, anche se con scarsa convinzione". Nel merito, invece, di quanto successo durante l'esecutivo di Draghi, Conte, si legge in un'anticipazione pubblicata sul Fatto Quotidiano, si ritrovò "nel paradosso di dover essere io a mostrare le unghie per proteggere il cambiamento faticosamente avviato dal M5s", in particolare "cominciava a manifestarsi quello che si sarebbe rivelato l'errore politico di Grillo nei confronti della comunità del Movimento 5 stelle: l'idea di costruire un rapporto personale con Mario Draghi avrebbe finito per confliggere con la rappresentanza dell'intera comunità, rischiando di indebolire la nostra azione politica". In varie occasioni, ricorda ancora l'ex premier nel suo libro, "Beppe racconterà di un rapporto molto cordiale con Draghi che lo chiamava spesso al telefono e lo trattava con molto rispetto" ma, "di fatto l'apertura a questa prospettiva di collaborazione veniva utilizzata per tenere sotto scacco politico il Movimento" e così arrivava "di prima mattina una telefonata di Grillo e mi trovavo a dovermi difendere giustificando punto per punto i motivi di contrasto al provvedimento di turno". A far indispettire, però, Di Maio è soprattutto "l'incidente" che interruppe i rapporti tra Grillo e Draghi, incidente che "avrebbe reso di pubblico dominio il tentativo di Draghi di convincere il fondatore del M5s a isolare il sottoscritto e ad appoggiare Di Maio. A rivelare quell’episodio fu il sociologo Domenico De Masi, quando ormai Grillo lo aveva riferito anche ad alcuni parlamentari del Movimento". E quindi, la risposta di Di Maio, affidata addirittura a tre diverse storie su Instagram. "Stamattina l'onorevole Giuseppe Conte, per lanciare il suo nuovo libro, ha fatto trapelare alla stampa alcuni retroscena su di me. Costringendomi a intervenire", inizia l'ex capo politico del Movimento 5 stelle, che poi entra nel merito di quelle che lui considera delle accuse, la prima quella "di essere stato tra i protagonisti della rielezione del presidente Sergio Mattarella" e poi quella "di aver goduto della stima del presidente Mario Draghi", "due cose – dice – di cui sono profondamente orgoglioso. "Purtroppo nel raccontarle – è qui inizia il j'accuse dell'ex ministro -, cita un episodio completamente falso proprio su di me e l'ex presidente del Consiglio Draghi. Una pessima caduta di stile, visto che uno dei protagonisti, il professore Domenico De Masi, non può più essere coinvolto in un contradditorio". "Al di là del vittimismo, che in politica funziona sempre, Conte nel suo libro elenca ulteriori 'congiurati': Matteo Renzi, Lorenzo Guerini e altri, rei di aver sostenuto il governo Draghi dopo la caduta del Conte II e di aver partecipato attivamente alla rielezione del presidente della Repubblica. Peccato che oggi quei 'draghiani' siano tutti i suoi alleati nel cosiddetto campo largo", aggiunge Di Maio, che poi passa all'attacco: "Sono gli stessi che – scrive -, con i loro voti, gli permettono di sostenere sindaci, presidenze di regione e, domani, forse anche ministeri. E sono gli stessi che il Movimento 5 stelle saranno chiamati saranno chiamati a sostenere nei collegi uninominali alle elezioni dell'anno prossimo, in nome di un bene superiore chiamato 'campo largo'".  "Sia chiaro: per primo ho proposto di aprire le alleanze politiche il più possibile. Esattamente come sta facendo oggi Giuseppe Conte, stringendo accordi con Renzi, De Luca, Mastella e molti altri protagonisti della vita politica italiana. La differenza è che nel suo libro si racconta come vittima di queste persone. Nella realtà ci governa insieme", conclude Di Maio. Durante la presnetazione del libro Conte ha parlato anche del cetrosinistra. "Partito democratico, Movimento 5 stelle, Avs siamo già in una condizione, in un atto iniziale, non perché siamo esclusivisti, ma perché abbiamo già lavorato insieme, partiamo da qui e poi vedremo altri che vorranno partecipare", ha detto.  "Io sono stato l'ultimo a chiedere le primarie, anche Schlein ha dato disponibilità". Il criterio che il partito che prende un voto in più esprime il premier è "un automatismo che funziona a destra" dove "c'è una consuetudine di alleanza, per quanto siano divisi". Nel "campo progressista non c'è questa consuetudine. Il Movimento 5 stelle non ha mai detto di essere in un’alleanza organica. Siamo in una coalizione quando si fa programma", ha detto ancora. Se vince Schlein le primarie, "certo" che siamo dentro la coalizione. "Se le primarie non le vince un rappresentante del M5s allora non si dice che non valgono più", aha aggiunto. Qualche frase anche su Beppe Grillo: "Non mi sono mai considerato nemico di Beppe Grillo. Semmai sono stato attaccato da lui, ma io non l'ho mai attaccato dal punto di vista personale anche perché ho sempre apprezzato il suo ruolo di fondatore". "Essendo avvocato ho studiato bene le cose" e non ho paura della causa intentata da Beppe Grillo sul nome e il simbolo del Movimento 5 stelle, ha quindi affermato Conte.  
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Digitale, Gola (Open Fiber): “Infrastruttura in fibra moltiplicatore di ricchezza”

(Adnkronos) – "Oggi celebriamo un Made in Italy connesso allo sviluppo della fibra ottica, per questo portiamo esempi di imprese molto diverse, delocalizzate, che avendo questo tipo di strutture sono riuscite a mantenere la loro posizione geografica e allo stesso tempo a produrre e vendere in località molto diverse, tessendo rapporti anche con clienti a distanza”. Così Giuseppe Gola, amministratore delegato Open Fiber, intervenendo all’incontro ‘Fibra ottica: il futuro del Made in Italy’ organizzato oggi a Roma nell’ambito delle celebrazioni della Giornata nazionale dedicata alle eccellenze nostrane. L’iniziativa è stata incentrata sul ruolo della connettività nello sviluppo del tessuto economico ed imprenditoriale del Paese nonché sull’innovazione e sulla competitività dei territori e ha visto confrontarsi istituzioni, imprese e mondo associativo. Poi aggiunge: “Quello citato è un esempio molto chiaro di come l'infrastruttura in fibra sia un moltiplicatore di ricchezza anche per il sistema Paese. Ad esempio, qualche tempo fa abbiamo assistito alla presentazione di un rapporto di Deloitte che dimostra come un 1 euro investito sull'infrastruttura del nostro progetto Bul (Banda ultra larga) abbia generato 4,4 euro di Pil, quindi a fronte di un investimento inferiore ai 5 miliardi di investimento sono stati realizzati oltre 20 miliardi di Pil. Questo è un risultato importante ma che soprattutto dà l'idea di come l'infrastruttura in fibra non sia solo un'infrastruttura tecnologica, ma di sviluppo del Paese e di crescita sociale”. Gola, infine, conclude: “Adesso abbiamo una rete molto ampia e molto diffusa, stiamo completando il progetto Pnrr, il tema vero è crescere l'adozione. Siamo quasi a 4 milioni di clienti connessi però abbiamo circa 17 milioni di unità immobiliari per cui dobbiamo accelerare il processo di adozione della fibra superando la vecchia infrastruttura in rame”. 
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Digitale, Moretti (Moretti Design): “Connettività garantisce efficienza e produttività”

(Adnkronos) – "Moretti Design è un’azienda nata nel 1960 e ha visto il cambiamento graduale un po’ in tutte le fasi della sua vita, compreso l’arrivo della fibra ottica, indispensabile per promuoversi ai mercati esteri ed internazionali". Sono le parole di Stefano Moretti, amministratore delegato di Moretti Design, partecipando all’evento organizzato oggi a Roma da Open Fiber in occasione della Giornata nazionale del Made in Italy del 15 aprile. Intitolato ‘Fibra ottica: il futuro del Made in Italy’, l’incontro ha promosso il confronto tra istituzioni, imprese e rappresentanti del mondo associativo sul tema della connettività, il cui ruolo è sempre più centrale.  “Senza la fibra oggi non potremmo fare innumerevoli cose – prosegue Moretti – come essere molto più efficienti nella produttività grazie proprio alla connettività tra macchine e uomo, diventa quindi un punto di svolta per quello che è il futuro delle aziende italiane”.  Poi conclude: “La connettività che promuove Open Fiber permette di produrre in tempi più rapidi e di essere maggiormente competitivi in quelle che sono le vendite internazionali anche in quei Paesi emergenti che per entrare tendono ad abbassare il prezzo, noi siamo costretti grazie alla qualità e alla passione che gli italiani sono soliti mettere nel lavoro, a competere in questo mercato globale". 
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Il Festival del Maggio si apre al presente, Guadagnino e Renes per ‘The Death of Klinghoffer’

(Adnkronos) – Ad aprire l’88esimo Festival del Maggio Musicale Fiorentino domenica 19 aprile sarà "The Death of Klinghoffer" di John Adams, opera che affronta uno dei fatti di cronaca internazionale più controversi degli anni Ottanta: il sequestro dell''Achille Lauro', la nave da crociera italiana dirottata il 7 ottobre 1985 da un commando di quattro terroristi del Fronte per la Liberazione della Palestina, una fazione dissidente dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Nel corso delle concitate e frenetiche ore che seguirono il sequestro – che portò all’uccisione di Leon Klinghoffer, un cittadino americano di religione ebraica, costretto in sedia a rotelle che si trovava in crociera per festeggiare il suo anniversario di matrimonio – gli equilibri internazionali vissero momenti molto delicati che portarono la relazione diplomatica fra l’Italia e gli Stati Uniti a una situazione complessa che ebbe il suo culmine nella cosiddetta ‘Crisi di Sigonella’. "The Death of Klinghoffer" è un’opera contemporanea mai rappresentata a Firenze e vedrà il debutto sulle scene fiorentine di Luca Guadagnino, regista di cinema di fama internazionale, e del direttore d'orhestra Lawrence Renes alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio. Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini, la coreografia è curata da Ella Rothschild. I costumi sono di Marta Solari, le luci di Peter van Praet, Mark Grey è il sound designer. Tre le recite in programma nella Sala Grande: oltre alla Prima del 19 aprile, alle ore 17, il 22 aprile alle ore 20 e il 26 aprile alle ore 15:30. Alla recita inaugurale di domenica prossima è atteso un affollato red carpet di ospiti italiani e stranieri.  "The Death of Klinghoffer" si struttura in un prologo e due atti e si basa sul libretto, in questo caso un’opera d’arte poetica, scritto dalla poetessa Alice Goodman ed è andata in scena per la prima volta a Bruxelles al Teatro de la Monnaie nel 1991. In Italia è stata rappresentata per la prima e unica volta nel 2002 a Ferrara e a Modena. Il cast è formato da Daniel Okulitch come The Captain; da Laurent Naouri che interpreta la parte di Leon Klinghoffer; da Susan Bullock nelle vesti di sua moglie, Marylin Klinghoffer; Marina Comparato nei panni sia di Swiss Grandmother che di Austrian Woman e da Joshua Bloom nella parte di Rambo, il leader dei terroristi. Completano la compagnia di canto Andreas Mattersberger come The first Officer; Roy Cornelius Smith nella parte di Molqi; Mamoud è Levent Bakirci; Janetka Hoșco è la British dancing girl e Marvic Monreal interpreta la parte di Yazmir.  Il sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino, Carlo Fuortes, ha definito l’opera “straordinariamente ricca e complessa”, tra i testi più intensi del secondo dopoguerra. Fuortes ha evidenziato come si tratti di un titolo che il Maggio ha scelto non come racconto di cronaca, ma come trasfigurazione artistica capace di affrontare i grandi temi del presente attraverso il linguaggio dell’opera. Pur riconoscendo l’attualità della vicenda, il sovrintendente ha ribadito che "la produzione evita ogni riferimento diretto all’attualità politica, privilegiando una lettura universale che dà voce a tutte le parti coinvolte e si avvicina, per struttura e respiro, alla forma dell’oratorio". L’opera, ha affermato, "non offre risposte ma interrogativi, invitando lo spettatore alla riflessione". Sulla stessa linea il direttore dd'orchestra Lawrence Renes, che ha descritto la partitura come "una delle più impegnative del repertorio contemporaneo". La musica di John Adams, ha spiegato, "richiede uno sforzo totale da parte di orchestra, coro e interpreti, e si fonda su un rapporto indissolubile tra parola e suono, senza forme tradizionali ma con un flusso continuo modellato sul testo". Renes ha sottolineato anche l’uso dell’elettronica e dell’amplificazione come strumenti di immersione sonora, e ha rimarcato il valore umano dell’opera, che "invita ad ascoltare punti di vista differenti senza semplificazioni". Per Luca Guadagnino, "Klinghoffer è un’opera centrale del teatro contemporaneo, capace di andare 'sottopelle' allo spettatore". Il regista ha interpretato "il cosiddetto scandalo che ha accompagnato il titolo non come questione politica, ma come nodo umano, legato alla complessità dell’identità e delle relazioni". Al centro del suo lavoro "c’è l’idea di un teatro psicologico e corale, che chiede immedesimazione e sospensione del giudizio, restituendo la vicenda nella sua dimensione più interiore". Un contributo importante arriva anche dalla coreografa Ella Rothschild, che inserisce la danza come elemento di "ampliamento percettivo dell’opera": il movimento "non illustra ma dilata il tempo e lo spazio emotivo, permettendo alla musica e al libretto di emergere con maggiore profondità e lasciando affiorare le tensioni di compassione, violenza e perdita che attraversano la partitura". (di Paolo Martini) 
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Stragi ’92, Procura Caltanissetta chiede archiviazione filone inchiesta su mafia e appalti

(Adnkronos) – La Procura di Caltanissetta, guidata da Salvatore De Luca, come confermato all'Adnkronos da ambienti giudiziari, ha chiesto al gip del Tribunale l'archiviazione di uno dei filoni d'inchiesta sulle stragi di Capaci e Via D'Amelio, in cui furono uccisi i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e gli agenti delle scorte. L'inchiesta, che è contro ignoti, riguardarebbe la parte sul dossier mafia e appalti. Proprio domani il Procuratore Salvatore De Luca proseguirà la sua audizione davanti alla Commissione nazionale antimafia.  
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Lazio, al via domande per ‘voucher per lo sport’: 500 euro per giovani dai 6 ai 18 anni

(Adnkronos) – A partire da oggi, lunedì 13 aprile 2026 e sino al 13 maggio, sul sito di Sport e Salute (www.sportesalute.eu) tutti i residenti nella regione Lazio, dai 6 ai 18 anni le cui famiglie abbiano un Isee non superiore ai 50mila euro, possono presentare domanda per ricevere il voucher di 500 euro e scegliere dove fare sport tra i 5.454 corsi di varie discipline, messi a disposizione da 1.961 realtà sportive. Per il secondo anno consecutivo, la Regione Lazio, in collaborazione con Sport e Salute, sceglie di investire in maniera decisa sulla pratica sportiva, abbattendo la barriera economica d’accesso. E la risposta del territorio è già eclatante.  Quest’anno, infatti, i giovani della regione hanno un ventaglio di possibilità più ampio del 36% rispetto allo scorso anno, con un’offerta che coinvolge 2.620 impianti sportivi (+15% rispetto al 2025) in 217 Comuni del Lazio (+3%) e ben 366.054 posti dedicati ai voucher messi a disposizione, in aumento del 21% rispetto al 2025. Diverse le novità inserite in questa seconda edizione del bando, tutte rivolte a semplificare ulteriormente le procedure. La pratica sportiva dovrà essere svolta per almeno 3 ore mensili scegliendo anche fino a tre associazioni, società sportive o enti del terzo settore di ambito sportivo, mentre per i ragazzi con disabilità basterà un’ora al mese. Per certificare l’effettiva presenza sarà poi sufficiente timbrare il QR code giornaliero una sola volta, in entrata oppure in uscita. "Si tratta di una delle più grandi operazioni per la promozione dello sport nel Lazio. Siamo particolarmente soddisfatti perché tutti i numeri rispetto allo scorso anno sono in crescita. Il successo di questa iniziativa ci dice che abbiamo intercettato un bisogno reale e ci spinge a lavorare in questa direzione. Il bando si rivolge a una platea molto ampia e punta a non lasciare nessuno indietro. Restiamo convinti che lo sport, in quanto strumento per il benessere e per la crescita sana dei ragazzi, sia un diritto che va garantito senza esclusioni. Aver ampliato il numero di associazioni, società ed enti, di corsi, di impianti sportivi e di posti disponibili ci aiuta a raggiungere questo nostro ambizioso obiettivo", afferma l’assessore allo Sport della Regione Lazio, Elena Palazzo. "Voucher per lo Sport – Regione Lazio” è un’iniziativa promossa dalla Regione Lazio, Direzione regionale Affari della Presidenza, Turismo, Cinema, Audiovisivo e Sport, in qualità di Organismo Intermedio del Pr Fse+ 2021-2027, realizzata in collaborazione con Sport e salute S.p.A. e cofinanziata dall'Unione Europea – Programma Fse+ della Regione Lazio 2021-2027. 
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Belve, Carlo Conti: “Non sono bisessuale, ho solo un’idea fissa. Mio erede? Nicola Savino”

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Carlo Conti sullo sgabello di Belve. Il conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo 2026 si racconta in una lunga intervista che andrà in onda domani, martedì 14 aprile, nel programma condotto da Francesca Fagnani alle 21.20 su Rai2. Dall'annuncio di Stefano De Martino come nuovo conduttore di Sanremo alla sua presunta bisessualità: ecco le anticipazioni dell'intervista di Conti. "Vede un suo erede in giro?", domanda Fagnani. "Non lo so… vedo Stefano De Martino partito fortissimo" dice il conduttore e la giornalista incalza "ma quello che sente più vicino a lei?" e Conti rivela "Nicola Savino".  Francesca Fagnani torna sulla staffetta in conduzione durante la finale di Sanremo: "Perché annunciarlo prima dal punto di vista della comunicazione?" e Conti ribatte "non mi sono mai preoccupato della comunicazione", e rivela le ragioni di quella scelta "l’ho fatto perché avevo già deciso".  La giornalista incalza sul passaggio di testimone a Stefano De Martino dal palco dell’Ariston: "Per alcuni è stato un momento un po’ troppo enfatico e pomposo , lei che è sempre così misurato…".  "Volevo dare forza prima di tutto a Stefano e a questo passaggio di consegne. E poi era anche un gesto di affetto", rivela Conti. "Molto generoso, ma gli avrà fatto venire un’ansia da prestazione, gli avrà alzato così l’asticella che adesso io non ci avrei dormito da quel giorno…", chiude divertita Fagnani.  Conti apre poi a sorpresa a un rientro sulla rete pubblica: "Le piacerebbe un ritorno di Amadeus in Rai?", chiede Fagnani. "Ma perché no? È una squadra, no? Più professionisti ci sono, meglio è", risponde Conti. "Ma è vero che le hanno proposto di fare il direttore di rete in Rai?", domanda poi Fagnani. "Davvero? non lo sapevo… comunque non accetterei mai, dovrei cancellare tutti i miei programmi!", replica Conti.  Fagnani provoca: "Un noto disturbatore televisivo le ha urlato dietro che è bisessuale, vuole chiosare su quella voce che è rimasta un po’ in sospeso?" e il conduttore risponde con un ironico doppio senso "ho solo un’idea fissa in testa…", "non è curioso in generale", punge Fagnani. "No no, mi sono sempre trovato bene lì…", conclude Conti.
 Conti confida a Fagnani un episodio del periodo in cui "ero malato di dongiovannite": "Avevo due fidanzatine contemporaneamente. Una era venuta a trovarmi al mare e aveva il treno in partenza era alle 16:55. Quell'altra arrivava alle 17:05", svela il conduttore. "Ah così era la lei", gioca Fagnani: "È partita 30 secondi prima che arrivasse l’altra. Ho fatto una corsa da un binario all'altro…Ero un po’ birbante", ribatte Conti.   
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