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I principali provvedimenti introdotti dal Consiglio dei ministri

(Adnkronos) – Giovedì 9 aprile, a Palazzo Chigi, si è riunito il Consiglio dei ministri per l’esame e l’approvazione di una serie di provvedimenti riguardanti ambiti diversi, dall’emergenza ambientale alla sanità, dai rapporti internazionali fino a interventi di natura amministrativa e normativa. Tra le principali decisioni assunte, il Governo ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza in seguito agli eventi atmosferici estremi che, a partire dal 28 marzo, hanno colpito i territori delle regioni Abruzzo, Basilicata, Molise e Puglia. La misura è stata adottata per consentire interventi rapidi e coordinati a favore delle popolazioni e delle aree interessate dai gravi fenomeni meteorologici. A tal fine, è stato disposto uno stanziamento complessivo di 50 milioni di euro, a valere sul Fondo per le emergenze nazionali, destinato a finanziare gli interventi urgenti di protezione civile, il ripristino delle infrastrutture danneggiate e le prime attività di assistenza. Nel corso della riunione, il Consiglio dei ministri ha inoltre deciso la revoca del commissariamento della sanità della Regione Calabria. Il provvedimento segna un passaggio significativo nel percorso di rientro alla gestione ordinaria del sistema sanitario regionale, avviato sulla base delle valutazioni effettuate sullo stato dei conti e sull’organizzazione dei servizi sanitari. Nel corso del Consiglio è stato inoltre approvato in via definitiva il decreto legislativo di attuazione della Direttiva UE 2024/1233, che introduce una procedura unica di domanda per il rilascio del permesso di soggiorno unico. La direttiva, recepita nell’ordinamento italiano, è finalizzata a semplificare e rendere più omogenee le procedure che consentono ai cittadini di Paesi terzi di soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro dell’Unione europea, contribuendo a una maggiore chiarezza normativa e a una gestione più efficace dei flussi migratori per motivi di lavoro. 
Il comunicato del Governo
 
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Caso Miss Italia e Ditonellapiaga, Patrizia Mirigliani non si ferma: “Valuteremo come procedere”

(Adnkronos) –
"I miei legali stanno valutando come procedere". Così Patrizia Mirigliani, ospite oggi a La volta buona, ha commentato la decisione del Tribunale di Roma di respingere il ricorso presentato dagli organizzatori del concorso di bellezza contro l’utilizzo del nome 'Miss Italia' per il nuovo album di Ditonellapiaga. La sentenza conferma quindi che il progetto discografico potrà mantenere la sua denominazione originale. La patron del concorso di bellezza ospite nel salotto di Caterina Balivo ha spiegato che difficilmente si fermerà, sottolineando come 'Miss italia' sia un marchio registrato: "È stato più volte citato nella musica, ma siamo un marchio storico e famoso. A noi è dispiaciuto che il nome sia stato usato per promuovere questo album in un contesto diverso rispetto al nostro concorso. Il nostro brand dà il titolo al disco e il nome al tour".  Secondo Mirigiliani, "non è corretta l'esistenza di un tour di Miss Italia che non ha nulla a che fare con il concorso, che conosciamo tutti. Se ci avessero contattati avremmo partecipato con entusiasmo". E poi ha concluso: "Noi abbiamo intenzione di fare appello, i miei legali stanno valutando come procedere". Il disco, interamente scritto e composto da Margherita Carducci (vero nome di Ditonellapiaga) insieme ad Alessandro Casagni, che ne ha curato anche la produzione, è dedicato a chi si sente inadeguato ma ha imparato a trasformare le proprie fragilità in forza. L'album indaga il rapporto con i canoni estetici e sociali e con l'idea di essere "giusti", attraverso una voce definita "sbarazzina e volutamente fuori dal coro". 
"È bello sapere che la possibilità di potersi esprimere artisticamente in libertà sia considerato un valore importante da tutelare, soprattutto quando non si intacca la dignità altrui", ha commentato Ditonellapiaga dopo la decisione del Tribunale di Roma. "Credo nella potenza delle immagini, nel loro potere evocativo per raccontare un vissuto o un’emozione. In 'Miss Italia' racchiudo tutto il mio mondo interiore in due parole diventate ormai universali, parte dell’immaginario collettivo. Racconto la mia storia: il rapporto con il fallimento, il senso d’inadeguatezza e l’accettazione dell’imperfezione, sono contenta che questo significato sia arrivato".  La controversia è nata durante l'ultimo Festival di Sanremo. Mentre Ditonellapiaga era in gara con 'Che Fastidio!', l'organizzazione di Miss Italia ha annunciato azioni legali per “uso indebito della denominazione 'Miss Italia'”, in riferimento al titolo dell'album di prossima uscita. In una nota, il concorso aveva definito la condotta "gravemente pregiudizievole dei diritti esclusivi connessi alla denominazione". 
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Iran, Trump annuncia blocco di Hormuz: come funziona e i punti critici

(Adnkronos) – Il blocco navale degli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz segna un salto di qualità nella crisi con l'Iran, aprendo uno nuova e pericolosa fase del conflitto con Teheran. La misura, decisa dopo il fallimento dei negoziati diretti che si sono tenuti a Islamabad nel fine settimana, apre infatti scenari complessi sul piano operativo, giuridico e geopolitico. Il presidente Donald Trump ha inizialmente parlato di bloccare "qualsiasi nave" in entrata o in uscita dallo stretto a partire dalle 16 ora italiana, ma successivamente il Centcom ha circoscritto l'operazione alle navi dirette verso o provenienti dai porti iraniani, evitando formalmente di interferire con il traffico internazionale diretto verso scali non iraniani. Dal punto di vista tecnico, il blocco è una misura di guerra economica che mira a impedire a un Paese di esportare e importare merci, colpendo direttamente le sue entrate e la sua capacità di sostenere lo sforzo bellico. Secondo il diritto internazionale, per essere considerato legittimo un blocco deve rispettare criteri precisi: deve essere dichiarato pubblicamente, deve essere effettivo (cioè realmente applicabile), imparziale (valido per tutte le bandiere) e non può impedire l'accesso ai porti neutrali né chiudere uno stretto internazionale come Hormuz al traffico non coinvolto nel conflitto. Proprio su questo punto si concentra una delle principali ambiguità: Washington sostiene di non voler bloccare lo stretto, ma solo i collegamenti con i porti iraniani. Tuttavia, nella pratica operativa, la distinzione può risultare difficile da applicare senza incidere sulla libertà di navigazione. In termini operativi, il blocco non implica la presenza di navi da guerra davanti ai porti iraniani perché esporrebbe le unità americane ad attacchi con droni, missili o barchini esplosivi. La strategia Usa prevede invece l'uso di intelligence satellitare per individuare le navi partite dai porti iraniani e intercettarle una volta entrate nel Golfo dell'Oman. Anche nel caso in cui i transponder (Ais) vengano spenti, le navi restano individuabili attraverso altri sistemi. Centcom ha avvertito che qualsiasi imbarcazione che entri o esca dall'area del blocco senza autorizzazione sarà "soggetta a intercettazione, dirottamento e e cattura".  E' qui che si apre il nodo più critico: fermare e ispezionare una nave in mare aperto è considerato un atto ostile e, in molti casi, un atto di guerra, soprattutto se riguarda imbarcazioni di Paesi terzi. L'applicazione concreta del blocco quindi presenta numerose zone grigie. Non è difficile immaginare il caso di petroliere non iraniane – ad esempio indiane o pakistane – che trasportano greggio da porti iraniani. 
La posizione della Cina rappresenta una delle principali incognite. Pechino ha invitato alla moderazione, ma ha interessi diretti nella stabilità della regione. Lo Stretto di Hormuz è infatti un passaggio chiave non solo per il petrolio iraniano, ma anche per quello proveniente da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Inoltre il Medio Oriente è diventato negli ultimi anni un mercato sempre più rilevante per le esportazioni cinesi. Il rischio è duplice: da un lato, un eventuale intervento americano contro navi cinesi, dall'altro, la possibilità – teorica – che Pechino decida di scortare militarmente le proprie imbarcazioni. Uno scenario che segnerebbe un salto di scala nel confronto. 
Un ulteriore elemento di complessità riguarda il sistema di pedaggi per il "passaggio sicuro" che, secondo diverse fonti, l'Iran imporrebbe nello stretto, con cifre attorno ai due milioni di dollari. Trump ha dichiarato che "nessuno che paga un pedaggio illegale avrà passaggio sicuro", ma distinguere chi ha pagato – soprattutto se tramite criptovalute non tracciabili – appare estremamente difficile.  “Non è una questione di fattibilità, ma di impatto”, ha spiegato l'ex inviato speciale Usa David Satterfield, sottolineando che il Golfo è un nodo essenziale per le forniture globali. Un blocco prolungato, ha avvertito, potrebbe avere effetti "profondi" ben oltre il prezzo di petrolio e carburanti. Ancora più netto l'ex ambasciatore britannico in Iran, Richard Dalton, secondo cui un'operazione di questo tipo "sarebbe un atto di guerra" e legittimerebbe una risposta militare da parte di Teheran. 
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Chirurgia vertebrale complessa, al Tiberia Hospital di Roma intervento con tecnica Alif

(Adnkronos) – Al Tiberia Hospital di Roma, struttura di Gvm Care & Research accreditata con il Servizio sanitario nazionale, "è stato eseguito con successo un intervento di chirurgia vertebrale di alta complessità su un paziente di 55 anni affetto da una spondilolistesi L4-L5 e grave discopatia L5-S1, associate a un grave sbilanciamento dell'equilibrio sagittale della colonna vertebrale, utilizzando la tecnica Alif (Anterior Lumbar Interbody Fusion – artrodesi intersomatica con approccio combinato anteriore e posteriore) su entrambi i livelli. Una tecnica ancora poco diffusa in Italia, che richiede competenze elevate, ma che consente un recupero funzionale più veloce", descrive una nota. "La struttura romana – si legge – è polo di riferimento per la chirurgia vertebrale complessa e tra i pochi centri in Italia ad eseguire la tecnica Alif; questo intervento conferma il percorso di sviluppo di Tiberia Hospital come riferimento sul territorio per la chirurgia ad alta complessità". Il paziente, di professione traslocatore, svolgeva un'attività fisicamente usurante per la colonna vertebrale e presentava una corporatura particolarmente imponente, con un'altezza di circa 2 metri e un peso superiore ai 120 chilogrammi. Queste caratteristiche, insieme alla deformità della colonna, hanno rappresentato un elemento determinante nella scelta della strategia chirurgica. "In un paziente con questa corporatura e con un lavoro così usurante per la colonna le sollecitazioni biomeccaniche sul rachide sono rilevanti – spiega Federico Caporlingua, neurochirurgo e chirurgo vertebrale nell'équipe neurochirurgica del Tiberia Hospital, insieme ad Alessandro Caporlingua e Gennaro Lapadula – L'approccio anteriore previsto dalla tecnica Alif, sebbene sia più complesso e con rischi intra-operatori maggiori, era quello che offriva le migliori possibilità in termini di stabilità e solidità del sistema impiantato e di risultato clinico nel medio-lungo periodo". La diagnosi era di spondilolistesi tra la quarta e la quinta vertebra lombare (L4-L5), una patologia degenerativa cronica caratterizzata dallo scivolamento progressivo di una vertebra sull'altra, associata a una discopatia del disco intervertebrale L5-S1. Nel tempo – sottolineano gli esperti – questa deformità determinava una compressione significativa delle radici nervose, provocando una sciatalgia bilaterale invalidante, con dolore irradiato agli arti inferiori che peggiorava in posizione eretta e durante le attività quotidiane e lavorative, compromettendo in modo rilevante la qualità di vita. "Questo tipo di chirurgia richiede una padronanza della tecnica di approccio anteriore alla colonna vertebrale, che comporta la manipolazione, tra le altre, di strutture vascolari arteriose e venose, critiche per la vita del paziente – evidenzia Alessandro Caporlingua – I rischi derivanti da questo tipo approccio chirurgico non possono essere trascurati, per questo viene proposto a pazienti selezionati solo quando riteniamo che sia l'unica strategia che consenta di ottenere un risultato accettabile in termini di correzione efficace della deformità, a sua volta migliore garanzia di un risultato duraturo nel tempo dal punto di vista del miglioramento della lombalgia".  Un passaggio fondamentale nella pianificazione dell'intervento chirurgico – illustra la nota – è stato lo studio dei cosiddetti 'parametri spino-pelvici', effettuato su una radiografia dell'intera colonna vertebrale. Questi supportano il chirurgo vertebrale nella scelta dell'approccio chirurgico più corretto e della tipologia di impianti da utilizzare in base al grado di lordosi da ripristinare. "Oggi la chirurgia vertebrale non si limita a liberare i nervi o a stabilizzare un segmento ritenuto instabile – precisa il neurochirurgo e chirurgo vertebrale – ma punta a ricostruire un assetto posturale il più possibile fisiologico. Il mancato rispetto e, quando possibile, ripristino di questi parametri può portare nel tempo al fallimento del costrutto impiantato nella colonna vertebrale o alla prematura degenerazione dei segmenti della colonna adiacenti a quello trattato". L'intervento è stato eseguito all'inizio di febbraio 2026 ed è durato circa 6 ore, riferiscono i sanitari. A 12 ore dalla chirurgia è stata eseguita una Tac addominale senza mezzo di contrasto per escludere eventuali complicanze legate all'accesso anteriore, mentre una radiografia in posizione eretta ha consentito di verificare immediatamente la qualità della correzione ottenuta. Il decorso post-operatorio è stato regolare. Il paziente si è risvegliato con un miglioramento sostanziale della sintomatologia sciatalgica e con un dolore limitato alle ferite chirurgiche, gestibile con comuni analgesici. In assenza di complicanze neurologiche o generali, è stato dimesso in seconda giornata post-operatoria. Rientrato a casa, il paziente prosegue il monitoraggio clinico con l'équipe di Chirurgia vertebrale di Tiberia Hospital. Nelle prime settimane, la riabilitazione consiste principalmente nella deambulazione e nella ripresa graduale delle attività quotidiane senza caricare la colonna. "Uno dei vantaggi della tecnica Alif – conclude Lapadula, neurochirurgo e chirurgo vertebrale al Tiberia Hospital – è la maggiore stabilità 'primaria' (quella garantita dall'impianto non appena il paziente esce sala operatoria, consolidato nel corso dei primi 3 mesi dall'intervento grazie al processo di artrodesi, ovvero di deposizione di nuovo materiale osseo a fondere l'impianto con la colonna vertebrale), consentita da gabbie intersomatiche con ampia superficie di appoggio, che distribuiscono meglio i carichi e permettono un ritorno al movimento e al carico in tempi più rapidi, un aspetto particolarmente importante nei pazienti con corporatura importante o con elevate richieste funzionali". Il 55enne – riporta la nota – ha raccontato che tutto è iniziato con un dolore che dal polpaccio risaliva verso l'alto. Un dolore che si è trascinato dietro per diverso tempo finché ha deciso che non poteva più continuare così. Grazie a un suggerimento fortunato ha trovato nell'équipe di Tiberia Hospital la soluzione che gli ha fatto prendere la decisione di operarsi. Al controllo clinico, svoltosi a circa 1 mese dall'intervento, il paziente aveva riguadagnato 4 centimetri in altezza.  "Sto proseguendo con la fisioterapia – racconta – Adesso la mia postura è più dritta, dopo anni che non lo era più, sto allenando muscoli e nervi che erano ormai dimenticati! Ci vorrà il tempo che ci vorrà, ma sono sicuro che il dolore che provavo prima appartiene solo al passato e riacquisterò la qualità di vita che non avevo più". 
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Vinitaly 2026, vini campani ‘a gonfie vele’: grande successo della Regione Campania

(Adnkronos) – Un primo bilancio positivo arriva dalla partecipazione della Campania al Vinitaly 2026 (Verona, 12-15 aprile), con un’ampia presenza di operatori, buyer e giornalisti. 170 aziende, 2.000 etichette, in uno spazio espositivo di 5.600 mq ispirato all’America’s Cup, e curato dall’Assessorato all’Agricoltura e dall’Assessorato alle Attività Produttive della Regione, in collaborazione con Unioncamere Campania e la Camera di Commercio di Napoli. Numerose le iniziative già realizzate: dal grande successo del fuorisalone 'Vinitaly and the City' al centro storico, alle masterclass sold out in fiera, fino agli incontri su export, sostenibilità ed enoturismo. Molto apprezzati anche i momenti di dialogo tra vino e cucina identitaria, la pizza napoletana 100% campana, in collaborazione con l’Associazione Verace Pizza Napoletana, e con la Mozzarella di Bufala Campana DOP, insieme al Consorzio di tutela. In apertura della conferenza di questa mattina moderata da Luciano Pignataro, il videomessaggio di Leslie Ryan, Event Director della Louis Vuitton 38th America’s Cup, che ha sottolineato la visibilità internazionale della Campania e dei suoi prodotti. "Il prossimo anno – ha dichiarato – una vasta comunità avrà gli occhi puntati su Napoli e sulla Campania, che saranno al centro del mondo. I fan della vela, dello sport e degli eventi in generale si godranno le bellezze della città e della regione, con i suoi fantastici vini, che io stessa apprezzo molto". "Un viaggio nei vini della Campania – ha sottolineato l’assessora all’Agricoltura, Maria Carmela Serluca– è anche un viaggio nelle bellezze dei territori che la compongono, ognuno con le proprie peculiarità. Abbiamo scelto di unire il mondo del vino a quello della vela, con un concept creativo fondato su un filo narrativo chiaro e potente, che interpreta i vitigni campani con metafore nautiche, in riferimento al grande evento velico nel Golfo di Napoli nel 2027. A Verona abbiamo inoltre valorizzato il contributo delle donne del vino, portatrici di una visione inclusiva e di un approccio sostenibile, e capaci di orientare la cultura enologica verso modelli sempre più innovativi: va in questa direzione anche la scelta di affidare le nostre masterclass a quattro wine experts donne. Altro focus su cui abbiamo deciso di puntare è la valorizzazione della presenza dei vini campani nella ristorazione italiana".   Tra gli appuntamenti in programma, ha sottolineato, "il concorso per la Migliore Carta dei Vini Campani nelle Trattorie d’Italia: lunedì 13 avrò il piacere di premiare 21 taverne, una per ogni regione e provincia autonoma, con l’obiettivo di rafforzare la conoscenza dei nostri vini su tutto il territorio nazionale. Inoltre, oggi ho avuto il piacere di conferire il prestigioso Premio Angelo Betti – Benemeriti della Vitivicoltura (Gran Medaglia di Cangrande) alla cantina Vitematta di Casal di Principe, esempio di riscatto sociale, sia per il recupero di terreni confiscati alla criminalità organizzata che per l’inclusione lavorativa di persone fragili o svantaggiate”. “In un contesto internazionale sempre più complesso per il comparto – ha dichiarato l’assessore alle Attività Produttive, Fulvio Bonavitacola – abbiamo voluto mettere in evidenza le nuove strategie e le nuove rotte dell’export dei vini campani, che puntano con decisione su unicità e forte radicamento territoriale. Oggi più che mai, infatti, la competitività sui mercati esteri si gioca sulla capacità di valorizzare l’identità dei vitigni autoctoni, investire nella qualità, nella sostenibilità e nel racconto autentico dei territori, elementi distintivi sempre più richiesti anche dai mercati internazionali. In questa direzione si inserisce un lavoro strutturato che guarda non solo ai mercati tradizionali, come gli Stati Uniti, ma anche all’apertura verso nuove destinazioni e alla diversificazione dei canali commerciali. Oggi più che mai – ha aggiunto – la crescita dell’export passa anche dall’apertura verso nuovi mercati, dall’Asia all’America Latina, dove aumenta la domanda di vini autentici e identitari, capaci di raccontare in modo distintivo il territorio da cui nascono. Con la partecipazione al Vinitaly intendiamo offrire una vetrina importante alle nostre aziende, rafforzandone la visibilità sui mercati internazionali e sostenendo un percorso di promozione che unisce qualità, identità e capacità di competere a livello globale”. Tra i prossimi appuntamenti, il report “Donne, vino e futuro”, realizzato dall’Associazione Donne del Vino Campania con Rural Hack, che analizza l’innovazione nelle imprese vitivinicole femminili, con focus sull’intelligenza artificiale, confermando il ruolo centrale dell’imprenditoria femminile. Focus anche sull’enoturismo, con approfondimenti specifici, organizzati dall’Assessorato al Turismo. Lunedì pomeriggio il convegno “Praesentia – Campania Divina”, in cui sarà presentato il calendario degli eventi enogastronomici per la valorizzazione del territorio, con la partecipazione dell’assessore al Turismo Vincenzo Maraio. I sei Consorzi di tutela vini continueranno ad animare la “Piazza Campania” con degustazioni e momenti di racconto dedicati alle eccellenze dei diversi territori. 
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Misteriosa scia luminosa nei cieli del Sud: meteorite o ‘spazzatura spaziale’? Cosa è successo davvero

(Adnkronos) – Una lunga scia luminosa ha attraversato i cieli di Puglia, Campania e Basilicata la scorsa notte, scatenando curiosità e domande sui social. Decine di segnalazioni tra Foggia, Bari e altre zone del Sud raccontano di un fenomeno spettacolare, immortalato in numerosi video diventati virali nel giro di poche ore. Ma di cosa si è trattato davvero? L’ipotesi più accreditata non sarebbe quella di un meteorite. "Al 90% dovrebbe trattarsi di 'space debris', detriti spaziali artificiali di rientro nell'atmosfera terrestre che, al contatto con quest'ultima, attrto dalla sua gravità, si sono incendiati rilasciando la classica scia luminosa", ha spiegato all'Adnkronos Venanzio Laera, presidente dell’Osservatorio Astronomico 'Sirio' di Castellana Grotte. Insomma spazzatura spaziale costituita da oggetti artificiali in disuso in orbita intorno alla Terra, inclusi vecchi satelliti, stadi di razzi e frammenti derivanti da collisioni o esplosioni, che peraltro rappresenta un problema per l'umanità come avviene per i rifiuti terrestri.  Il fenomeno rientra nel crescente problema dei detriti spaziali, una sorta di “inquinamento orbitale” sempre più diffuso. "Questo tipo di oggetti sono stati costruiti in modo tale che non ricadano sulla terra e vengano completamente consumati", ha aggiunto Laera. Resta comunque una possibilità alternativa, anche se meno probabile: "Nel caso, invece che si sia trattato di un bolide e quindi di un meteoroide che cade sulla terra, i frammenti potrebbero essere recuperati ma ritengo difficile che sia avvenuto ciò". All'osservatorio barese sono giunte alcune segnalazioni e video di appassionati, non tantissimi visto che "l'evento è accaduto alle 5.30 del mattino", spiega Laera. "Siamo in inverno, non c'è molta gente a quell'ora a osservare il cielo". Sono in corso accertamenti da parte della rete Prisma sull'attendibilità delle informazioni e sulla compatibilità delle prime ipotesi.  Una seconda ipotesi punta invece a un evento ben preciso: "La scia luminosa osservata all’alba in alcune regioni meridionali è effetto dello 'space debris', ossia è un detrito spaziale effetto del razzo cinese partito lo scorso 30 marzo, poi rientrato nell’atmosfera e che si è subito ‘bruciato’, producendo le luci che hanno attirato l’attenzione di tanti", ha spiegato il ricercatore Mauro Gargano dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte. Il riferimento è al razzo Lijian-2, utilizzato per portare in orbita tre satelliti: Xinzhengcheng-01, Xinzhengcheng-02 e Tianshi-01. E fenomeni come questo potrebbero diventare sempre più frequenti: "Più aumenteranno i lanci nello spazio di satelliti di piccolo cabotaggio, non certo delle dimensioni di Artemis, più frequenti potranno essere spettacoli luminosi come quelli osservati". 
Nessun pericolo per la popolazione, assicurano gli esperti: "Nella stragrande maggioranza dei casi non hanno alcune ricadute quotidiane, è solo uno spettacolo visivo. Sulla Terra non cade nulla, a volte solo qualche minuscolo frammento può raggiungere la superficie terrestre".  Il fenomeno immortalato in numerosi video diventati virali nel giro di poche ore. 
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Roma, Mattarella visita lo ‘Spazio legalità’ a piazza del Popolo

(Adnkronos) – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha visitato questa mattina lo 'Spazio legalità' allestito a Piazza del Popolo in occasione del 174esimo anniversario di fondazione della Polizia di Stato. Accolto e accompagnato dal ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, e dal capo della Polizia-direttore della Pubblica sicurezza, Vittorio Pisani, il Capo dello Stato ha compiuto un giro dei vari stand. Il primo è stato quello che riproduce il filmato dei funerali di Giovanni Falcone, durante i quali Rosaria Costa, vedova dell'agente della scorta Vito Schifani, si rivolse agli uomini della mafia invitandoli a inginocchiarsi e chiedere perdono. Proseguendo la visita, Mattarella ha sostato davanti alla teca che custodisce i resti dell'auto saltata in aria a Capaci nella quale si trovavano lo stesso Schifani e i colleghi Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Il presidente della Repubblica è quindi apparso comprensibilmente scosso e commosso di fronte all'auto della scorta di Aldo Moro crivellata di colpi la mattina del rapimento il 16 marzo del 1978. Prima di lasciare la piazza, Mattarella ha anche avuto modo di salutare alcuni bambini, impegnati tra l'altro su alcuni simulatori dei mezzi della Polizia. 
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Giornata emofilia, Riva (Cnel): “Servono più specialisti formati da valorizzare”

(Adnkronos) – "Il Cnel è la casa dei corpi intermedi: per noi il primo aspetto importante è formare i professionisti che curano i pazienti emofilici. Il fatto critico è che non ci sono più colleghi che vogliano dedicarsi a questo tipo di attività ed è necessario capirne le ragioni, come le difficoltà di accesso al mondo del lavoro. Non si può pretendere che le persone facciano volontariato per anni, perché è un mestiere che prevede un grosso impegno da molti punti di vista: il medico che si occupa del paziente emofilico, infatti, è una persona che non stacca mai dal punto di vista lavorativo ed è un aspetto che va riconosciuto, anche economicamente". Lo ha detto Francesco Riva, consigliere del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro – Cnel, intervenendo oggi a Roma al convegno per la XXII Giornata mondiale dell'emofilia, promosso da FedEmo. "E' necessario che il medico specialista sia davvero preparato, perché è colui che prescrive la terapia. In tale contesto, l'impegno del Cnel è proprio questo: aprire un tavolo tecnico con Fnomceo, università e istituzioni", ha spiegato. Nel campo dell'odontoiatria – è emerso dal convegno – il Cnel sta sviluppando un progetto dedicato ai pazienti con malattie emorragiche congenite. Un tema che si intreccia con l'appello di FedEmo per la Giornata mondiale dell'emofilia: "Abbiamo aperto un tavolo tecnico al Cnel proprio sugli stili di vita, con la deputata Simona Loizzo, presidente della Commissione Sanità, una collega odontoiatra maxillofacciale. Abbiamo fatto un primo incontro al Cnel, poi alla Camera e adesso ne faremo uno a maggio, durante l'Expo Dental. Il mondo odontoiatrico vede i pazienti emofilici in prima linea – ha sottolineato Riva – Nel momento in cui un dente erompe avviene un'emorragia. Pertanto, è essenziale che i colleghi odontoiatri vengano formati e questo è un aspetto che deve essere rilevante per il mondo istituzionale". 
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Castaman (Siset): “Nuovi farmaci per l’emofilia ma mancano specialisti per gestirli”

(Adnkronos) – "La mancanza di specialisti formati alla gestione dei nuovi farmaci porta ad un paradosso: abbiamo sempre più farmaci capaci di cambiare non solo l'aspettativa di vita, ma anche la qualità di vita dei pazienti, quindi risulta assolutamente incongruo il fatto di non avere esperti che siano in grado di gestirli in maniera appropriata". Lo ha detto Giancarlo Castaman, presidente della Società italiana per lo studio dell'emostasi e della trombosi – Siset, intervenendo oggi a Roma al convegno per la XXII Giornata mondiale dell'emofilia (17 aprile), promosso da FedEmo – Federazione delle associazioni emofilici Ets. "A ciò – aggiunge – va associato il fatto che, molte volte, c'è la necessità di avere laboratori specialistici e, di conseguenza, biologi e tecnici formati che sappiano introdurre i test avanzati associati a questi nuovi farmaci".  "L'emofilia, e più in genere le malattie emorragiche – sottolinea Castaman – sono rare e in quanto tali, ovviamente, richiedono delle competenze specialistiche appropriate e maturate nel tempo. E' quindi chiaro che non sempre i singoli ospedali possono essere in grado di gestire terapie ed emergenze cliniche associate a queste patologie. Da qui la necessità della formazione continua e specifica delle possibili nuove leve che intendano occuparsi delle malattie emorragiche. L'altra faccia della medaglia sono le malattie emorragiche trombotiche, caratterizzate da un eccesso di coagulazione e, come nel primo caso, anche la gestione di quest'ultime implica conoscenze e meccanismi di base che sono condivisi con le malattie emorragiche". "La criticità nel formare nuovi esperti sta anche nelle problematiche legate all'assenza di una scuola di specializzazione per le malattie emorragiche e trombotiche – evidenzia Castaman – Esse vengono comprese, in genere, o nell'ambito dell'ematologia oppure in quello della medicina interna. Ci sono degli aspetti di trasversalità che non vengono compresi in un'unica scuola di specialità e questo è un grande problema: una formazione specifica e specialistica potrebbe aiutare molto anche nel produrre nuove leve che possano poi occuparsi di queste patologie. Già da tempo varie società, come la Siset – ricorda il presidente – stanno promuovendo la figura dell'esperto di emostasi e trombosi, ossia sia di malattie emorragiche che trombotiche, che potrebbe operare poi nelle singole unità ospedaliere. Ci sono dei master di formazione, frequentati da specializzandi o da dottori post-laurea, che sono un modo ulteriore per cercare di offrire formazione a queste nuove leve. Ma una delle principali criticità resta proprio il fatto che manca una vera istituzionalizzazione di questi centri". 
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Giornata emofilia, Cassone (FedEmo): “Carenza cronica specialisti nei centri, serve formazione”

(Adnkronos) – "Lamentiamo la mancanza di medici all'interno dei centri emofilia. Abbiamo creato le reti per i centri tanti anni fa e ci stiamo occupando da anni dell'attuazione dei Pdta – Percorsi diagnostico terapeutici e assistenziali, ma adesso non abbiamo gli specialisti che se ne possano occupare". Lo ha detto Cristina Cassone, presidente Federazione delle associazioni emofilici Ets, in occasione del convegno per la XXII Giornata mondiale dell'emofilia (17 aprile), promosso oggi da FedEmo a Roma (Palazzo Rospigliosi). "Non possiamo garantire un ricambio generazionale e questa carenza sta diventando cronica, purtroppo, in tutte le regioni d'Italia – sottolinea – L'intento di oggi è creare un profilo dedicato: un esperto in emostasi e trombosi che abbia un proprio titolo autonomo, spendibile all'interno dei bandi di concorso, che ci permetta di strutturare i nuovi medici". "Questi nuovi professionisti – secondo Cassone – devono essere formati, come si faceva in passato, da medici esperti, ma devono avere anche un percorso accademico dedicato e la collaborazione dei centri emofilia per fare pratica al loro interno e per imparare a curare i pazienti con difetti rari della coagulazione. E' necessaria un'expertise di altissimo livello e noi, adesso, ci rivolgiamo sia al mondo accademico che al ministero della Salute perché insieme possano garantire formazione e assistenza". Come "FedEmo – conclude la presidente – proponiamo di creare dei corsi di studio dedicati perché questi nuovi specialisti, se restano senza un titolo autonomo, una profilazione di quella che è la loro specialità, non potranno mai accedere ai centri emofilia con i bandi di concorso che abbiamo adesso a disposizione". 
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