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Kazakistan, Astana ospiterà in autunno festival cinema creato con Ia

(Adnkronos) – Questo autunno Astana, capitale del Kazakistan, ospiterà l'Ai Film Festival 2026, uno dei primi festival internazionali dedicati ai film realizzati con tecnologie di intelligenza artificiale, riporta Qazinform News Agency. L’evento riunirà registi, creatori digitali, rappresentanti di aziende tecnologiche, esperti del settore e investitori, proponendosi come una piattaforma per sviluppare progetti all’intersezione tra cinema e tecnologie Ia.  Il cuore del festival sarà un concorso internazionale di cortometraggi, aperto a creatori provenienti da tutto il mondo. Il programma includerà inoltre una conferenza dedicata ai contenuti guidati dall’intelligenza artificiale, sessioni di pitching per registi e produttori, oltre a proiezioni e panel con esperti internazionali. Il festival coprirà l’intero ciclo di creazione dei contenuti, dallo sviluppo del concept fino alla produzione finale, con particolare attenzione ai formati emergenti, inclusi i progetti ibridi. L’Astana Ai Film Festival è destinato a diventare una piattaforma chiave per lo scambio professionale e per lo sviluppo di nuove direzioni nell’industria dei contenuti digitali. In precedenza, Qazinform aveva riferito che nella città di Kaskelen, nella regione di Almaty, sono previste le riprese di Armour of God 4, con la partecipazione di Jackie Chan. 
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Farmaceutica: Gemmato, ‘ambito da difendere in chiave geopolitica, settore su cui puntiamo’

(Adnkronos) – "La 'deadline' del Testo unico sulla legislazione farmaceutica è dicembre 2026. Attualmente siamo nella fase di audizione degli stakeholders al Senato e poi si passerà alla Camera. Siamo nei tempi e poi ci saranno i decreti e quini l'atto vero e proprio che sarà un perimetro nel quale far ricadere tutto ma soprattutto la centralità del cittadino nell'accesso alla cura farmaceutica. Un diritto che io inserirei nei Lea". Così il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato a margine dell’incontro ‘Dialoghi sull’innovazione accessibile – Innovaction’, promosso da Gsk e Adnkronos a Roma, realizzato con il patrocinio di Farmindustria e dedicato all’innovazione in ambito sanitario. "Insieme a questo nel Testo unico ci sono altre cose, ad esempio l'80% dei principi attivi che servono per allestire farmaci salvavita oggi vengono prodotti in Cina e in India. Se dovessimo avere un incidente diplomatico – ipotizza Gemmato – con questi Paesi o se banalmente dovessero smettere di inviarci prinicipi attivi in Italia, noi avremmo l'orizzonte di qualche settimana per curare gli italiani e dopo rimarremo senza farmaci. Ci stiamo abituando al fatto che le guerre si combattono anche sfruttando l'energia, in chiave geopolitica la farmaceutica è un ambito da difendere e il nostro Governo si sta proponendo proprio di riappropriarsi di questo settore dove l'Italia ha una grande storia. Vogliamo far in modo che in Italia non avvenga solo l'ultima linea dell'allestimento dei farmaci complessi ma che vi sia anche la produzione di principi attivi ed eccipienti.  Sul fronte del prontuario farmaceutico, "l'Aifa sta lavorando immaginando dove ci sono sacche di miglioramento delle performance del sistema. Ci sono alcune ipotesi – ha risposto il sottosegretario alla domanda dei giornalisti – che devono essere vagliate e non vogliono essere punitive nei confronti del mondo dell'industria farmaceutica ma una condivisione per trovare le aree di inappropriatezza e reinvestire poi quelle risorse in miglioramento delle performance".  
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Ciocchetti (Fdi): “Farmaceutica fondamentale per l’Italia, legge delega per favorire investimenti”

(Adnkronos) – "Il lavoro che fa l'industria farmaceutica in Italia è fondamentale perché regge di fatto l'export del Paese, basta vedere i dati degli ultimi due anni. C'è dietro un lavoro di qualità che dobbiamo sostenere e investirci anche per fare in modo di riportare la produzione dei principi attivi in Italia e in Europa e non essere troppo dipendenti da Cina e India. La legge delega sulla farmaceutica serve proprio a questo: a semplificare, a ridurre i tempi di approvazione delle terapie, a ridurre il payback. L'obiettivo è rendere maggiormente serio e forte l'investimento delle industrie del farmaco in Italia. Un incontro come quello di oggi è stato molto importante". Lo afferma Luciano Ciocchetti (Fdi), vice presidente XII commissione Affari sociali Camera dei Deputati, al termine dell’incontro ‘Dialoghi sull’innovazione accessibile – Innovaction’, promosso da Gsk e Adnkronos a Roma, realizzato con il patrocinio di Farmindustria e dedicato all’innovazione in ambito sanitario.  
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Innovazione accessibile, esperti a confronto sulla sfida che vale salute e Pil

(Adnkronos) – Rendere l’innovazione accessibile non è solo una scelta sanitaria: è una leva economica, industriale e geopolitica. È il messaggio emerso da 'Dialoghi sull’Innovazione accessibile – Innovaction', evento promosso da Adnkronos e Gsk, con il patrocinio di Farmindustria, che si è svolto oggi, a Roma, e ha riunito istituzioni, imprese ed esperti per un confronto a più voci sul futuro dell’economia della salute e sul ruolo cruciale dell’innovazione sostenibile e disponibile per i cittadini. L’innovazione in sanità – informa una nota – produce valore solo se riesce a trasformarsi in accesso reale: prevenzione, diagnosi e cure che arrivano alle persone nei tempi giusti. In questo senso, "innovazione accessibile" significa vantaggi simultanei per la salute dei cittadini e per la competitività del Paese: riduzione del carico di malattia, migliore qualità di vita, maggiore produttività e una spinta alla crescita. Il tema assume inoltre un rilievo strategico in un contesto globale in rapida trasformazione.  Il settore farmaceutico – dinamico e altamente innovativo – rappresenta uno degli asset industriali più solidi per posizionare Italia ed Europa nella competizione internazionale, anche alla luce del duopolio tecnologico e industriale Usa–Cina. È un settore capace di attrarre investimenti, creare occupazione qualificata e valorizzare filiere avanzate, dalla ricerca alla produzione. L’Italia si sta già muovendo nella giusta direzione con la riforma del comparto farmaceutico promossa dal sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, che sottolinea l’attenzione del Governo per l’economia della salute e la sostenibilità del Sistema sanitario nazionale. In Europa, l’economia della salute – riferisce la nota – genera 1,5 trilioni di euro di valore aggiunto e contribuisce al 3,3% del Pil continentale. Sul fronte dell’innovazione, la spesa farmaceutica in Ricerca & Sviluppo raggiunge 55 miliardi di euro, con l’Europa tra i principali poli di investimento: Regno Unito (10,2 mld), Germania (9,9 mld), Svizzera (9,2 mld) e Italia (2,0 mld). In questo scenario, l’Italia si conferma un player di primo piano: è seconda in Europa dopo la Germania, con 411 aziende e 56 miliardi di valore di produzione, e un impatto occupazionale complessivo che arriva a 950mila addetti. Un settore, dunque, che non riguarda solo la sanità: riguarda la traiettoria di sviluppo del Paese. Anche perché – come ricordato nel corso dei lavori – 1 euro investito in salute genera tra 2 e 4 euro di ritorno in Pil: investire in salute significa investire nel Sistema Paese.  Innovare in sanità significa attivare effetti multipli e simultanei. Il primo è il miglioramento della salute generale della popolazione. Il secondo riguarda una delle grandi sfide dei Paesi industrializzati: il cambiamento demografico. Se l’allungamento della vita e l’aumento della cronicità impongono pressioni sulla sostenibilità dei sistemi sanitari e, parallelamente, rischiano di comprimere il Pil attraverso costi maggiori e minore produttività, l’innovazione – soprattutto quando è accessibile – aiuta invece a sostenere l’invecchiamento attivo, a ridurre ospedalizzazioni e complicanze, a contenere l’assistenza di lungo periodo e a mantenere le persone in salute più a lungo. L’effetto economico è diretto: più produttività, maggiore competitività, più capacità di attrarre investimenti esteri, in particolare in settori ad alta intensità di conoscenza. Per costruire politiche più coerenti e orientate ai risultati, è emersa la necessità di un salto di qualità con l’evoluzione dei sistemi sanitari cogliendo le migliori esperienze già sperimentate nei diversi Paesi e utilizzando il nuovo European governance framework, ma anche di definire criteri di innovazione e premialità che sostengano lo sviluppo continuo della ricerca e della produzione industriale in Italia e in Europa. Si tratta – secondo gli esperti – di un passaggio considerato decisivo per attrarre investimenti e consolidare la capacità produttiva e scientifica, rendendo l’Europa non solo un mercato, ma un hub competitivo globale. Un altro nodo riguarda l’organizzazione.  Parti del Servizio sanitario sono state progettate per bisogni e condizioni demografiche del passato: oggi, l’arrivo di nuovi farmaci e vaccini e i loro effetti potenziali su salute ed economia richiedono un ripensamento di percorsi, servizi e modelli di presa in carico, affinché l’innovazione diventi davvero un fattore di sostenibilità. Sul tema dell’accesso all’innovazione sostenibile, è stato richiamato un confronto europeo.   La Francia non è il Paese più rapido, ma il più strutturato nel garantire l’accesso che può essere assicurato in 80 giorni dalla richiesta, contro una media di 527 giorni dalla registrazione dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema) per altri prodotti. In Italia, il tempo medio di accesso ai nuovi farmaci è pari a 424 giorni, un dato che segnala la necessità di accelerare e semplificare. All’evento è stato evidenziato anche il contributo industriale di Gsk nel nostro Paese: 2 centri di ricerca e 2 stabilimenti considerati centri di eccellenza (a Siena e Parma), con 4.200 addetti che diventano quasi 9mila occupati includendo indiretti e indotto.  Nel 2024, Gsk – riporta la nota – ha investito 324 milioni di euro in produzione e ricerca – circa l’8% dell’investimento totale delle farmaceutiche in Italia – e 172 milioni nella sola R&S, pari al 7,5% dell’investimento del settore in questo ambito. Un terzo del fatturato è destinato all’export e il valore aggiunto complessivo (diretto, indiretto e indotto) per l’economia nazionale è pari a 1.065 milioni di euro. Nel 2024, inoltre, ha condotto 88 studi clinici in Italia. L’innovazione, in Italia, è già concreta e visibile in eccellenze industriali come l’hub di Parma di Gsk Italia, uno dei siti di punta per l’introduzione di nuovi prodotti e da circa 15 anni centro di eccellenza per soluzioni a base di anticorpi monoclonali. Qui prende forma anche una delle piattaforme tecnologiche più avanzate per la produzione di anticorpi monoclonali coniugati a farmaco (Adc), oltre a sviluppare e produrre anticorpi monoclonali e farmaci di sintesi chimica. A supporto di questa capacità, il sito ospita un laboratorio bioanalitico e funzioni di controllo qualità sui biologici destinati alla distribuzione nell’Unione europea, insieme a un impianto pilota per la preparazione di lotti clinici che fa da ponte tra ricerca e applicazione industriale. 
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Cdp, in 2025 impegnate risorse per 29,5 mld: sostenuti investimenti per 73,6 mld

(Adnkronos) – Nel 2025, il Gruppo Cdp ha impegnato risorse per circa 29,5 miliardi di euro, pari ad oltre un terzo (36%) dell’obiettivo triennale del piano strategico 2025-2027, confermando il focus su impieghi ad alto impatto per il Paese, con interventi definiti sulla base delle quattro priorità individuate per il triennio: competitività del Paese, coesione sociale e territoriale, sicurezza economica e Just Transition. L’operatività del Gruppo ha consentito inoltre di sostenere investimenti per complessivi 73,6 miliardi, anche grazie all’attrazione di capitali addizionali, con un effetto leva di 2,5 volte le risorse impegnate. Lo rende noto Cdp dopo che il Cda presieduto da Giovanni Gorno Tempini, ha approvato il progetto di Bilancio d’esercizio, il Bilancio consolidato al 31 dicembre 2025 e la Relazione degli amministratori sulla gestione, che comprende anche la Rendicontazione di sostenibilità, presentati dall’Amministratore Delegato e Direttore Generale Dario Scannapieco.   Lo stock di crediti di Cdp a sostegno di imprese, Pubblica Amministrazione, infrastrutture e Cooperazione internazionale, a fine 2025, è pari a 127 miliardi di euro, in aumento dell’1% se confrontato con l’esercizio precedente. Lo stock di credito stipulato, che tiene conto anche delle quote ancora da erogare e delle garanzie rilasciate, è pari a 153 miliardi di euro, in aumento del 2% rispetto all’esercizio precedente. 
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Cdp, Scannapieco: “Risultato storico nel 2025, utile più alto di sempre”

(Adnkronos) – “Il primo anno del Piano Strategico 2025-2027 si chiude con un nuovo risultato storico per Cdp: l’utile più alto di sempre dalla nascita della nostra Istituzione. È un dato che conferma l’efficacia di una strategia che ci ha consentito di investire oltre 29 miliardi di euro in iniziative chiave per il Paese, generando investimenti per più di 73 miliardi”. Lo evidenzia l’Amministratore Delegato di Cassa Depositi e Prestiti, Dario Scannapieco commentando il bilancio appena presentato.  “Con queste risorse abbiamo sostenuto la competitività del tessuto economico italiano, al fianco delle Pubbliche Amministrazioni e delle imprese, anche di quelle piccole e medie che fanno più fatica ad accedere al credito, avviando inoltre una nuova attività di finanziamento diretto -prosegue Scannapieco-. Abbiamo investito nelle infrastrutture, in grandi aziende che operano in settori strategici e avviato un nuovo modello operativo che ci consente una presa di rischio maggiore per sostenere tre obiettivi prioritari: Mezzogiorno, innovazione ed ESG. Si è infine molto ampliato il nostro ruolo internazionale, in Europa e sul fronte della finanza per lo sviluppo, anche nell’ambito del Piano Mattei. In uno scenario in continuo mutamento, Cassa Depositi e Prestiti è pronta a cogliere nuove sfide, rafforzando ulteriormente il proprio impegno al servizio del Paese”. 
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Cdp, Gorno Tempini: “Confermato il proprio ruolo come investitore istituzionale di lungo periodo”

(Adnkronos) – “Il 2025 è stato un anno simbolico per Cdp che ha celebrato il 175° anniversario della propria istituzione oltre che i 150 anni dei libretti postali. Da allora, e anche nell’anno appena trascorso, il Gruppo Cdp ha continuato a svolgere per il Paese il proprio ruolo di Banca di sviluppo, in un contesto globale complesso, segnato da una profonda trasformazione dell’economia internazionale caratterizzata da un forte dinamismo tecnologico, da una crescente frammentazione geopolitica e da una rilevante volatilità dei mercati”, dichiara il presidente di Cassa Depositi e Prestiti, Giovanni Gorno Tempini.  “Lavorando, sulla base di un nuovo Piano Strategico, con responsabilità e visione, Cdp ha confermato il proprio ruolo come investitore istituzionale di lungo periodo -ha ggiunto Gorno Tempini-. Accanto alle attività industriali e finanziarie, il Gruppo ha continuato poi a sostenere lo sviluppo a livello sociale, culturale e ambientale del Paese anche attraverso le attività di Fondazione CDP con interventi mirati su istruzione, patrimonio artistico e ricerca. Tutti questi risultati sono il frutto del lavoro delle nostre persone, del rafforzamento della cultura aziendale e della fiducia costante dei nostri azionisti, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e le Fondazioni di origine bancaria”. ‘’Il 2025 ha avuto dei risultati record, quindi la Cassa è riuscita a svolgere bene il suo compito di grande facilitatore, ponte tra pubblico e privato, nella logica di una funzione pubblica con uno stile da operatore di mercato’’. ‘’Risultati record che non sono importanti di per se, dal punto di vista finanziario, ma perché sono stati raggiunti con un’attenzione al concetto di impatto dell’attività che Cdp ha avuto che è stato molto rilevante’’, sottolinea.  Lo scorso anno è stato ‘’impegnativo e particolare’’. ‘’E’ difficile scegliere quale elemento o fattore lo ha caratterizzato di più, a partire dagli sviluppi tecnologici, alla geopolitica, ai conflitti e alle tensioni che ci sono stati’’, osserva il presidente. ‘’È stato anche un anno caratterizzato dal rush finale del Pnrr, quindi una sfida particolare. Per quello che ci riguardava l’assistenza alle pubbliche amministrazione per rispettare i piani che caratterizzano i tetti del Pnrr nei confronti dell’Europa’’.  Inoltre è stato ‘’un anno con un grande impegno dal lato degli investimenti, con un crescente supporto dal lato delle imprese, sia del debito che dell’equity’’, prosegue Gorno Tempini. ‘’Il sistema produttivo del paese ha continuato a dare dei segnali di grande vitalità. Per me un elemento fondamentale a cui abbiamo contribuito è la capacità di competere sui mercati internazionali, con l’ennesimo record che l’Italia ha avuto, dal punto vista dei saldi della bilancia commerciale’’. 
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Caso docufilm Regeni, anche Ginella Vocca si dimette dalla commissione Mic

(Adnkronos) – Le commissioni del Mic che assegnano i contributi selettivi alle opere cinematografiche registrano la terza lettera di dimissioni, dopo le polemiche sul mancato finanziamento al docufilm su Giulio Regeni 'Tutto il male del mondo'. A quanto apprende l'Adnkronos, dopo Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti, anche la fondatrice e presidente del Medfilm Festival, Ginella Vocca, ha rimesso il mandato nelle mani del ministro Alessandro Giuli.  Nella lettera di dimissioni, che l'Adnkronos ha potuto visionare, Vocca scrive al ministro: "Ho doverosamente atteso il suo intervento in Parlamento, che condivido nella forma e nella sostanza, prima di sciogliere la riserva e dare le dimissioni. A questo proposito, confermo che mi sono fermamente opposta alla bocciatura del documentario 'Giulio Regeni – Tutto il male del mondo', ne sono testimoni i miei stessi colleghi a cui ho fatto presente per iscritto via email e verbalmente in sede di riunione, quanto potesse essere sbagliato, sotto ogni profilo, bocciare il film". "Non è stata l’unica volta in cui mi sono trovata in disaccordo – aggiunge – ma è comprensibile in una pluralità di visioni. E dunque ho ritenuto che fosse possibile continuare e provare a far sentire la mia voce dall’interno, difendendo, anche con successo, altri progetti che rischiavano di essere bocciati per motivi che, almeno a me, apparivano incomprensibili. Ho resistito, guidata dal pensiero che mettere in crisi la Commissione, con ancora tutta la Seconda sessione da esaminare, fosse un atto grave e irresponsabile verso le centinaia di operatori del settore in attesa delle nostre delibere. Avevo accettato la nomina – sottolinea Vocca – perché credo nel valore delle Commissioni e delle scelte selettive, e ho messo al servizio la mia lunga esperienza professionale nell'ambito cinematografico. Auspicando un veloce superamento della crisi, ringraziando ancora per la fiducia, rimetto nelle sue mani la mia nomina", conclude. 
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Cdp, nel 2025 utile netto record di 3,4 mld (+3%): patrimonio netto a 32 mld (+6%)

(Adnkronos) – Cdp ha chiuso il 2025 con un utile netto pari a 3,4 miliardi di euro, in ulteriore aumento (+3%) rispetto al 2024, attestandosi a 3,3 miliardi. L’utile netto consolidato è pari a 5,5 miliardi di euro (6 miliardi nel 2024), in riduzione di 0,5 miliardi principalmente per il minor apporto degli utili da partecipazioni, parzialmente compensati dall’incremento dei margini delle società industriali. Lo rende noto Cdp in un comunicato. Il patrimonio netto di Cdp SpA, pari a 32 miliardi di euro, è in crescita del 6% rispetto al 2024 (30 miliardi) grazie all’utile maturato nell’esercizio, al netto dei dividendi distribuiti in coerenza con le ipotesi di Piano. Il CdA, che ha approvato il progetto di Bilancio d’esercizio, il Bilancio consolidato al 31 dicembre 2025 e la Relazione degli amministratori sulla gestione, ha inoltre approvato una proposta di destinazione dell’utile netto dell’esercizio 2025 che prevede un dividendo di 2,2 miliardi di euro. Il progetto di Bilancio e la proposta di destinazione dell’utile d’esercizio saranno sottoposti all’approvazione dell’Assemblea degli azionisti che verrà convocata dal Consiglio di Amministrazione. Infine, il Consiglio ha dato il via libera a operazioni per un valore complessivo di oltre 1,6 miliardi di euro. La raccolta complessiva è pari a 355 miliardi di euro, di cui 297 miliardi relativi al risparmio postale, in rialzo del 3% rispetto a fine 2024 (290 miliardi). La raccolta obbligazionaria si attesta a 24 miliardi, in deciso aumento (+20%) rispetto alla chiusura dell’esercizio precedente, grazie a operazioni che hanno riscontrato grande successo sui mercati, quali la terza emissione obbligazionaria in dollari (“Yankee Bond”, con una domanda pari a quasi 13 volte l’offerta), l’undicesimo Bond Esg di Cdp e le emissioni destinate al mercato retail. Nel primo anno del Piano Strategico 2025-27, caratterizzato anche dalle celebrazioni per i 175 anni dalla nascita di Cdp e i 150 anni del risparmio postale, si è ampliato l’impegno di Cassa Depositi e Prestiti a favore della crescita del Paese. Tra le iniziative più significative si evidenziano: il rafforzamento del ruolo di Cdp per il tessuto imprenditoriale italiano, con il lancio della nuova operatività di finanziamento diretto verso le imprese di minori dimensioni e il roadshow sui territori avviato con Confindustria; il potenziamento del supporto alle Pubbliche Amministrazioni, tramite servizi di advisory e gestione di fondi pubblici, oltreché la firma dell’accordo tra Cdp e il Ministero dell’Università e della Ricerca per la gestione delle risorse del Pnrr; l’ampliamento della raccolta con il secondo Green Bond di Cdp (l’undicesima emissione Esg), il terzo Yankee Bond e le emissioni retail. Guardando ai grandi gruppi industriali, di particolare rilevanza risulta il sostegno mediante aumento di capitale ad operazioni strategiche volte a creare nuovi campioni europei come l’acquisizione di 2i Rete Gas da parte di Italgas. Inoltre, per contribuire alla crescita di imprese e start-up nonché alla realizzazione di infrastrutture, sono proseguite le attività e gli investimenti indiretti in equity in settori strategici per il Paese. Sul piano internazionale, e a conferma del ruolo sempre più rilevante di Cdp in Europa, si segnala l’aumento delle risorse InvestEu ottenute a garanzia di finanziamenti e investimenti da realizzare in Italia e il costante rafforzamento del dialogo con i partner europei e le Istituzioni comunitarie. In questa cornice si inserisce anche il primo Consiglio di Amministrazione tenutosi fuori dall’Italia, nella sede del Gruppo a Bruxelles. La prima operazione del “Plafond Africa” nell’ambito del Piano Mattei per contribuire alla realizzazione di uno dei più grandi impianti fotovoltaici nel Continente e il primo finanziamento nell’ambito del programma europeo Terra, in partnership con Fao, hanno contribuito a segnare un nuovo record sul fronte della Cooperazione internazionale allo sviluppo con una crescita del 28% delle risorse impegnate rispetto al 2024. Infine, nel 2025 è cresciuto il supporto alle infrastrutture soprattutto in settori prioritari come quelli sanitario e delle reti stradali e si è rafforzata l’operatività a favore del comparto turistico, ad esempio con la riapertura al pubblico della struttura riqualificata delle Terme Berzieri di Salsomaggiore. Si conferma quindi il percorso del Gruppo sul fronte della sostenibilità con interventi a favore di imprese, Pubblica Amministrazione e comunità, nonché la progressiva decarbonizzazione del portafoglio finanziamenti con una diminuzione del 29% dell’intensità emissiva, rispetto al dato del 2022 preso come valore di riferimento. 
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Ambiente, sviluppo e realismo: la lezione di Vincenzo Pepe tra tecnologia e cultura

(Adnkronos) – Che cos’è davvero l’ambiente? Non solo natura, ma un sistema complesso che include cultura, tradizioni, tecnologia e identità. È da qui che parte la riflessione di Vincenzo Pepe, ospite del podcast “Italia in transizione” di Adnkronos e Shared Ground. Professore ordinario di diritto ambientale alla Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, presidente di FareAmbiente e responsabile ambiente della Lega, Pepe propone una visione ampia e non riduzionista: "L’ambiente è “tutto ciò che ci circonda”: natura, ma anche opere dell’uomo, cultura, lingua, tradizioni". Non è dunque solo tutela delle risorse naturali, ma qualità della vita. E dentro questa qualità rientra anche la tecnologia, che – sottolinea – non va demonizzata, ma resa sostenibile.  Uno dei punti centrali della puntata è il rapporto tra ambiente ed economia. Pepe rifiuta sia il negazionismo sia il catastrofismo, proponendo una terza via: il realismo. Il concetto chiave è semplice: “Rischio zero non esiste. Rifiuto zero non esiste". La sostenibilità, nella sua visione, è mitigazione del rischio: scegliere il rischio minore compatibile con una buona qualità della vita. Un’impostazione che si oppone tanto alla “decrescita felice” teorizzata da Serge Latouche, quanto agli approcci puramente produttivisti. Lo sviluppo è inevitabile – e necessario – ma deve essere governato.  Nel confronto con Giorgio Rutelli, vicedirettore Adnkronos, emerge uno dei grandi dilemmi della transizione: chi deve guidarla? Da un lato il Green Deal europeo promosso dalla Commissione di Ursula von der Leyen, con il suo impianto regolatorio ambizioso; dall’altro le preoccupazioni industriali di Paesi come Italia e Germania. La risposta di Pepe non è ideologica: la sostenibilità parte dai comportamenti individuali, ma deve tradursi anche in scelte collettive informate da metodo scientifico, non “dalla pancia”. In questo quadro, critica sia gli eccessi regolatori sia le illusioni di autoregolazione del mercato. Il punto è trovare un equilibrio tra responsabilità individuale e politiche pubbliche efficaci.  Uno dei passaggi più netti riguarda la scuola. Pepe denuncia l’assenza di una vera educazione ambientale: “Sappiamo tutto di Dante, ma non sappiamo come rapportarci quotidianamente con le risorse naturali". Per lui, l’educazione ambientale dovrebbe diventare una disciplina obbligatoria, una nuova forma di educazione civica capace di incidere sui comportamenti concreti: rifiuti, energia, consumi.  La tecnologia è al centro della riflessione, ma sempre accompagnata da una domanda: come gestirne le conseguenze? L’esempio è quello dei rifiuti ospedalieri o radioattivi. Non possono essere eliminati, perché servono anche a salvare vite. Il problema diventa allora dove e come gestirli, evitando atteggiamenti come il “not in my backyard”. È qui che emerge la dimensione etica dell’ambientalismo: "Responsabilità significa accettare il problema e gestirlo, non spostarlo altrove",  Sul cambiamento climatico, Pepe rifiuta sia il negazionismo sia l’allarmismo: sì alla riduzione delle emissioni, per la salute delle persone; ma anche attenzione all’adattamento, spesso trascurato nel dibattito pubblico. Cita i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità sulle morti legate alle polveri sottili per sottolineare un punto cruciale: le politiche ambientali servono anche a migliorare la salute qui e ora, indipendentemente dall’impatto globale.  Uno dei passaggi più geopolitici riguarda il ruolo dell’Europa tra Stati Uniti e Cina. Secondo Pepe gli Stati Uniti tendono a un approccio più “negazionista”, la Cina combina uso intensivo di carbone e leadership nelle tecnologie green, l’Europa rischia di restare schiacciata. La soluzione? Realismo industriale e investimenti in ricerca, evitando sia la deindustrializzazione sia la dipendenza tecnologica.  Sul tema energetico, Pepe è netto: serve un mix. Accanto a rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico, geotermico), propone di investire anche nel nucleare: ricerca su fissione e fusione; sviluppo di piccoli reattori; riduzione della dipendenza dall’estero. L’Italia importa già energia nucleare da altri Paesi, senza produrla direttamente. Una contraddizione che, secondo Pepe, va affrontata.  La conclusione della puntata: "La vera transizione non è solo energetica o ambientale, ma culturale". Serve tempo, gradualità e capacità di evitare effetti di rigetto sociale. Le politiche troppo spinte, senza consenso e senza realismo, rischiano infatti di produrre reazioni opposte. Anche i movimenti come quelli di Greta Thunberg – riconosce Pepe – hanno avuto il merito di portare il tema al centro, ma la fase successiva richiede pragmatismo.  Il filo conduttore della puntata è chiaro: superare le polarizzazioni. Né catastrofismo né negazionismo, ma scienza al posto dell’ideologia, responsabilità al posto della rimozione, equilibrio tra sviluppo e sostenibilità. Un ambientalismo che, nelle parole di Pepe, è prima di tutto cura della “casa comune”, riprendendo l’insegnamento di Papa Francesco. E che si traduce in una domanda di fondo: qual è il rischio accettabile per vivere meglio, oggi e domani? YouTube: https://youtu.be/VQFB0n1K3ac?si=1G9aUzb__iXT_9kj
  Spotify: https://open.spotify.com/episode/6ICBNds4DypQu34puFsM1x?si=C7xd_IPkS127U5pWdOMPiA
  Podcast Adnkronos: https://podcast.adnkronos.com/podcast/ep-2-custodire-per-progredire-con-il-prof-vincenzo-pepe/
 
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