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Incitavano alla Jihad e al martirio sui social, 2 fermi a Palermo e perquisizioni a 3 minori

(Adnkronos) – Su TikTok e Instagram diffondevano messaggi con richiami alla Jihad e al martirio religioso, per questo due cittadini stranieri sono stati fermati a Palermo. L'accusa è di istigazione a delinquere aggravata dalle finalità di terrorismo. Nel corso della stessa indagine sono stati perquisiti anche tre minorenni accumunati da "una fascinazione per le armi". Immagini della Casa Bianca in fiamme, con il vessillo dello Stato Islamico al posto della bandiera statunitense, e di gruppi armati islamisti, con richiami a figure di riferimento della galassia jihadista, quali Osama Bin Laden ed Abū Muḥammad al-ʿAdnānī (leader dell’Isis), e di altri attentatori suicidi. Sono le immagini che i due cittadini stranieri fermati dalla Polizia a Palermo per istigazione a delinquere aggravata dalle finalità di terrorismo condividevano sui social. Entrambi sono stati condotti al carcere Pagliarelli di Palermo. Durante le perquisizioni sono stati rinvenuti e sequestrati numerosi device e strumenti informatici e, a carico di uno dei destinatari del fermo, una replica di pistola mitragliatrice, priva di tappo rosso, nonché oggetti con simbologie islamiste. Le indagini sono state condotte dalla sezione Antiterrorismo della Digos di Palermo e dalla Direzione centrale della Polizia di prevenzione, sotto il coordinamento della Procura distrettuale antimafia del capoluogo siciliano. Secondo l'accusa i due cittadini stranieri domiciliati a Palermo si sarebbero resi protagonisti di "condotte volte alla propaganda jihadista e all’istigazione al terrorismo, inneggiando e istigando all’azione violenta e all’uso delle armi, quale indefettibile strumento di lotta contro l’Occidente e i miscredenti". In particolare, i due indagati avrebbero divulgato, attraverso profili social su TikTok e Instagram, messaggi con richiami alla Jihad e al martirio religioso, "espressione di un’indole violenta e della fascinazione per le armi da guerra e gli esplosivi". Nel corso delle indagini sono state rilevate pubblicazioni social, sintomatiche, spiegano gli investigatori, di "un avanzato processo di radicalizzazione religiosa", che presuppone come sacrificio estremo l’eliminazione dei miscredenti "da mandare all’inferno", facendo anche riferimento al dovere di colpire le "loro città sporche" e le "loro sporcizie politeiste", istigando così a commettere delitti di varia natura sul territorio italiano. Emblematico è il video che, sullo sfondo del vessillo dello Stato Islamico, mostra atti di violenza da parte di un uomo con indumenti di colore nero nei confronti di persone inginocchiate e ammanettate, vestite con tute di colore arancione, tra i quali è possibile riconoscere l’attuale presidente degli Stati Uniti. Ad accompagnare le immagini un testo in lingua araba e inglese: "Ascolta bene America e voi alleati dell’America sappiate questo, o crociati la situazione è più seria di quanto voi pensiate e più grande di quanto voi possiate immaginare. Ve lo abbiamo detto prima, stiamo vivendo in una nuova era, in uno Stato in cui soldati e figli sono padroni non schiavi un popolo che nel corso dei secoli non ha mai conosciuto la sconfitta. Le loro battaglie sono decise ancora prima di iniziare, non combattono più dai tempi di Noè, senza essere certi della vittoria considerano la morte in battaglia una vittoria. Qui sta il segreto, stai combattendo contro un popolo che non può essere sconfitto o vincono o muoiono provandoci e la scadenza è fissata". Tra le pubblicazioni condivise anche quella che ritrae una bandiera degli Stati Uniti lacerata, ammainata da alcuni persone in abiti militari, che la sostituiscono con il vessillo dello Stato Islamico. Il contenuto è accompagnato da un testo in lingua inglese che recita testualmente: "Il tempo è arrivato! Che la nazione di Maometto rinasca e questa rimuoverà la veste della vergogna e frantumerà la polvere dell’umiliazione e della trappola. Non c’è tempo per schiaffeggiare e urlare e con la grazia di Allah è spuntata di nuovo l’alba della gloria e il sole splendeva di Jihad e la luce di buone notizie e si profilava all’orizzonte la ricchezza e apparivano segni di vittoria".  Acquisite anche evidenze raffiguranti gli indagati, intenti in attività di preparazione atletica e di addestramento, mediante la pratica di alcuni sport da combattimento, accompagnati da musiche religiose, assimilabili ai cosiddetti 'Nasheed1', da frasi di lode ad Allah e, in alcuni casi, anche dal gesto dello sgozzamento. Tra le pubblicazioni maggiormente sintomatiche dell’adesione ai principi del fondamentalismo islamico anche l’immagine di una scritta in lingua araba, che rappresenta la professione di fede islamica, la 'Shahada' (Non c'è altro Dio all'infuori di Allah e Maometto è il suo messaggero), al di sotto della quale viene raffigurato un fucile d'assalto del tipo AK47.  Nell'ambito dell'indagine della Dda di Palermo sono emerse anche le figure di tre minorenni, anche loro stranieri, due dei quali residenti a Marsala (Trapani) e uno al Nord Italia. Nei loro confronti sono stati eseguiti dei decreti di perquisizione personale, locale e informatica, emessi dalla Procura per i minorenni, per i reati di detenzione abusiva di armi da sparo. Dalle indagini della sezione Antiterrorismo della Digos di Palermo e dalla Direzione centrale della Polizia di prevenzione, sono emersi come contatti dei destinatari del fermo. Tutti e tre, spiegano gli investigatori, sono accomunati da "una fascinazione per le armi". In particolare, il monitoraggio dei rispettivi profili social ha permesso di appurare l’esistenza di numerose pubblicazioni su Instagram e TikTok, che li ritraggono mentre fanno uso di pistole semi-automatiche e armi da punta e da taglio con riferimenti alla simbologia islamica.  
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Libano, Tenenti (ex Unifil): “Missione sempre stata scomoda, paga testa alta con Israele”

(Adnkronos) – Unifil, dispiegata nel sud del Libano, è una "missione che è sempre stata in qualche modo scomoda" e oggi "non c'è nessun tipo di luce in fondo al tunnel". Parla con l'Adnkronos Andrea Tenenti, che è stato dal 2006 – dalla guerra dei 33 giorni tra Israele e Hezbollah libanesi – e fino alla scorsa estate portavoce della missione Unifil. Ricorda i 30 anni in totale di Onu alle spalle, convinto che il "diritto internazionale non stia bene da un po' di tempo" e che "adesso" stia "molto male". Una nota dell'ambasciata israeliana a Roma incentrata sulla situazione nel sud del Libano denuncia "il fallimento della missione nell'applicare la Risoluzione 1701" del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che nel 2006 pose fine alle ostilità e afferma che le forze Unifil (più di 40 Paesi, Italia compresa) "non sono oggetto di attacchi deliberati". Tenenti torna indietro almeno al 2023. Il 7 ottobre di quell'anno il massacro di Hamas in Israele. E l'avvio delle operazioni militari israeliane contro Hamas e altri gruppi nella Striscia di Gaza, devastata dai raid. Il coinvolgimento nel conflitto degli Hezbollah libanesi, con un sostegno storico da parte dell'Iran. "Dal 2023, dall'inizio del conflitto, deliberatamente ci hanno attaccato", afferma Tenenti. "Ci hanno anche chiesto di lasciare il sud del Paese, sia le forze armate israeliane che il premier Benjamin Netanyahu – rimarca – Ma la Missione è rimasta perché voluta dalla comunità interzionale". E "penso la Missione stia pagando il prezzo di avere in qualche modo in quel momento tenuto testa alta rimanendo nel sud del Libano". "Anche di recente gli israeliani hanno detto che vogliono occupare il Sud del Paese", incalza. Era fine marzo quando il ministro israeliano della Difesa, Israel Katz, parlava di una zona cuscinetto nella parte meridionale del Paese dei Cedri. "Al termine di questa operazione – diceva – le forze israeliane (Idf) saranno di stanza in una zona di sicurezza all'interno del Libano" e "avranno il controllo della sicurezza sull'intera area fino al fiume Litani". "La Missione è sempre stata in qualche modo scomoda", rimarca Tenenti, che nel suo ragionamento parla dell'importanza di "un arbitro, seppur ferito, che possa portare informazioni alla comunità internazionale in base al mandato". E così rileva piuttosto il "fallimento di qualsiasi processo diplomatico per trovare una soluzione". E se gli si chiede di un eventuale cambiamento nelle regole d'ingaggio dei caschi blu, Tenenti non ha dubbi. "L'importanza di una missione è far sì che possa avere capacità di monitoraggio", sottolinea, parlando della necessaria "azione diplomatica" e di "sostegno alla popolazione". "Diventare una missione che combatte una parte o entrambe – osserva – non renderebbe più credibili come autorità". E "non vedo a quanto possa servire". Inoltre, conclude, "non c'è nessun processo politico al momento che parli di Libano" e i "teatri Iran e Libano sono in qualche modo collegati per gli israeliani", che hanno assicurato sostegno alla tregua di due settimane annunciata tra Usa e Iran dopo più di un mese di raid americani e israeliani contro la Repubblica islamica, ma al contempo ripetuto che proseguiranno le operazioni militari in Libano. Le ultime ostilità sono iniziate il 2 marzo. "Non c'è nessun tipo di luce alla fine del tunnel". I raid di ieri – secondo l'ultimo bilancio ufficiale diffuso da Beirut, e ancora provvisorio – hanno provocato la morte di 203 persone e il ferimento di oltre un migliaio. Le Forze Armate libanesi confermano che sono rimasti uccisi quattro soldati. 
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Mennini: “Modelli organizzativi per destinare risorse innovazione a bisogni reali”

(Adnkronos) –    “Considerando anche l’invecchiamento della nostra popolazione, dal punto di vista del Sistema sanitario nazionale la maggior urgenza è trovare delle risorse per l’innovazione. In realtà è quello che abbiamo fatto sin dall’inizio” come ministero “stabilendo un record per quanto riguarda il fondo sanitario nazionale, in questi 3 anni, soprattutto con l'ultima legge di bilancio. Ma le risorse da sole non bastano, bisogna accompagnarle a modelli organizzativi e gestionali che permettano di destinare le stesse ai fabbisogni reali”. Lo ha detto Francesco Saverio Mennini, capo dipartimento Programmazione, dispositivi medici, farmaco e politiche in favore del Ssn, ministero della Salute, all’evento ‘Dialoghi sull’Innovazione accessibile – Innovaction’, promosso oggi a Roma da Gsk e Adnkronos, con il patrocinio di Farmindustria, e dedicato all’innovazione in ambito sanitario e terapeutico.   “Per il ministero della salute, ma soprattutto per il nostro Paese, la prevenzione è un asset fondamentale – sottolinea Mennini – Una buona parte di queste risorse le abbiamo utilizzate per incrementare, per la prima volta dalla nascita del Sistema sanitario nazionale, la quota obbligatoria da destinare alla prevenzione di ogni regione. Sempre in quest’ottica, anche per garantire maggiori investimenti – prosegue – stiamo proponendo, a livello di comunità europea, insieme al Mef, proprio come hanno fatto altri paesi, che alcune voci della spesa vengano trasformate in investimento. Le principali? Prevenzione, immunizzazione, terapie avanzate. Speriamo vengano accolte anche a livello di contabilità europea, permettendoci così di liberare delle risorse importanti da poter destinare, sempre nell’interesse dei pazienti, all’interno del sistema sanitario” conclude. 
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Farmaci, Gemmato: “Testo unico legislazione migliorerà anche accesso”

(Adnkronos) – Per migliorare l'accesso ai farmaci in Italia "bisogna intervenire sulla governance di carattere legislativo che dia un quadro chiaro e con il Testo unico sulla legislazione farmaceutica noi vogliamo perimetrare tutto questo. L'intenzione è mettere in sicurezza la nostra straordinaria filiera del farmaco che è cresciuta, siamo primissimi in Ue. Se difendiamo questo settore difendiamo il diritto alla salute dei cittadini che possiamo curare bene e meglio". Così il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, a margine dell'incontro 'Innovaction – Dialoghi sull'innovazione accessibile', promosso da Gsk e Adnkronos a Roma.  
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Nadia Rinaldi, il dramma dopo l’intervento: “Ho vissuto un anno senza seno”

(Adnkronos) –
Nadia Rinaldi, ospite oggi a La volta buona, ha parlato del suo percorso di rinascita fisica e personale cominciato nel 2001 quando si sottopose a un intervento di bypass gastrico che – associato a una corretta alimentazione – le ha permesso di perdere oltre 86 chili. Segnando una trasformazione radicale nella sua immagine.  Il percorso, tuttavia, non è stato privo di difficoltà. Nel 2014 l'attrice italiana ha deciso di sottoporsi a un intervento chirurgico al seno per eliminare del tessuto in ecceso. Ma l'operazione non è andata come previsto e questo le ha causato ulteriori complicazioni, tanto da rendere necessrio un ulteriore intervento che l'ha lasciata senza seno per oltre un anno.  Nel salotto di Caterina, Balivo Rinaldi ha spiegato: "Avevo un seno troppo grande e quindi mi sono sottoposto a un intervento di riduzione, ma hanno probabilmente inserito delle protesi non adatte a me. È stato davvero terribile vivere un anno e mezzo senza seno".  Con il tempo, Nadia Rinaldi è riuscita ad ottenere il seno che tanto desiderava e adatto al suo corpo. Nonostante la difficile esperienza, non ha perso fiducia nella chirurgia estetica tanto da sottoporsi recentemente a un intervento di lifting al viso e al naso.  
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Forza Italia, Costa in pole per capogruppo Camera: verso incontro Tajani-Marina Berlusconi

(Adnkronos) –
C'è un clima di attesa in casa Forza Italia. Nelle ultime ore le voci di un avvicendamento al gruppo della Camera attualmente guidato da Paolo Barelli, fedelissimo di Antonio Tajani, sono sempre più insistenti nei corridoi di Montecitorio. In Transatlantico, dopo l'informativa di Giorgia Meloni in Aula sull'azione del governo, nei capannelli azzurri non si parla d'altro. Marina Berlusconi e il segretario nazionale, grazie anche alla mediazione di Gianni Letta, raccontano qualificate fonti azzurre all'Adnkronos, avrebbero già raggiunto un accordo sul nuovo presidente dei deputati forzisti e anche sul nodo dei Congressi locali, regionali e provinciali, che una parte rilevante del partito vorrebbe rinviare a dopo le amministrative (restano forti i malumori in Campania). Allo stato in pole position come capogruppo alla Camera ci sarebbe Enrico Costa, uno dei responsabili della passata campagna referendaria per il sì sulla riforma della giustizia, che viene dato per favorito rispetto agli altri papabili, come Pietro Pittalis.  Tajani, raccontano fonti parlamentari del centrodestra, starebbe lavorando con gli alleati a una exit strategy per Barelli, che potrebbe andare ad occupare un posto da sottosegretario nel governo Meloni: forse al Mimit per il dopo Bitonci, anche se sarebbe aperta sempre la finestra alla Cultura, posto lasciato libero da Gianmarco Mazzi approdato al dicastero del Turismo. L'occasione per l'eventuale 'rimpastino' potrebbe essere già oggi pomeriggio nel Cdm annunciato per affrontare l'emergenza della frana di Petacciato. Il Guardasigilli Carlo Nordio, però, interpellato in proposito alla Camera, avrebbe escluso, al momento, la possibilità di riempire almeno una delle cinque caselle vacanti nel sottogoverno (oltre al Mimit e alla Cultura, ci sono la Farnesina, l'Università e la Giustizia). Una volta chiuso il cerchio, raccontano, Tajani si dovrebbe recare domani a Milano per incontrare Marina Berlusconi e formalizzare le scelte sul dopo Barelli e la stagione congressuale con conseguente sfida sulle tessere per il controllo di Fi. Si prospetterebbe una diluizione delle assise, con un cronoprogramma che dia garanzie anche alla minoranza interna. Il colloquio doveva tenersi in un primo momento prima di Pasqua nella residenza milanese della presidente Fininvest in Corso Venezia e, a oggi, non sarebbe stato ancora convocato ufficialmente, perché sarebbero in corso contatti per definire ogni aspetto della vicenda Barelli. Gli ultimi boatos assicurano che Tajani avrebbe avuto l'ok dalla primogenita del Cav per 'indicare' il successore. Il ministro degli Esteri dovrebbe scegliere il capogruppo alla Camera tra gli uomini a lui più vicini, a patto che sia un volto nuovo. La famiglia Berlusconi, raccontano, si sta ritrovando unita su ogni scelta che riguarda il futuro di Fi. In questa fase, Pier Silvio Berlusconi sembra più defilato, ma in realtà lui e Marina si muovono all’unisono. Proprio l’ad di Mediaset l’estate di tre anni fa aveva evocato la necessità di un rinnovamento della classe dirigente nei partiti e in particolare nel movimento azzurro. Chi conosce bene i due fratelli, a quanto si apprende, esclude una loro volontà di scendere in campo in prima persona e ricorda che hanno più volte dichiarato di essere imprenditori ma anche e soprattutto cittadini. E che entrambi si sentono in dovere di tutelare al meglio quello che considerano un lascito del padre a loro e al Paese. 
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Compagnie aree sotto pressione tra caro carburante e calo domanda: cosa hanno fatto e cosa possono fare

(Adnkronos) – La tregua fragile in Medio Oriente pesa sulle compagnie aree quasi al pari della guerra. Provate da sei settimane di guerra contro l'Iran, le aviolinee sono corse ai ripari riducendo le rotte e rialzando i prezzi dei biglietti, ma il caro carburante non dà tregua e i clienti, diffidenti, ci pensano due volte prima di programmare un viaggio. Una situazione che potrebbe protrarsi anche se la fragile tregua dovesse reggere. I vettori hanno in gran parte sospeso i voli nella regione del Golfo; Air France ha annunciato questa settimana che avrebbe prorogato le sospensioni fino al 3 maggio, una decisione che, secondo una fonte citata dall'Afp, era stata presa prima del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran.  Senza alcuna certezza che i prezzi del carburante per aerei torneranno ai minimi pre-bellici, gli amministratori delegati si trovano a dover ripensare i piani di espansione e gli ordini di aerei. “Il settore aereo sta subendo due shock simultanei: il forte aumento dei prezzi del carburante, che rappresenta la prima o la seconda voce di spesa più importante per un vettore, e uno shock della domanda, con i passeggeri che decidono di aspettare e vedere come si evolve la situazione”, sottolinea Paul Chiambaretto, professore ed esperto di aviazione presso la Montpellier business school in Francia.  Il carburante per aerei, che costava circa 830 dollari a tonnellata prima dello scoppio della guerra, ha superato i 1.800 dollari a tonnellata all'inizio di aprile, e mercoledì era ancora a 1.786 dollari. Ne consegue che il carburante che rappresenta solitamente dal 25 al 30% dei costi operativi di una compagnia aerea, ai prezzi attuali rappresenta il 45%.  Per mantenere la redditività, i prezzi dei biglietti sono stati aumentati e alcune rotte dove gli aerei non volano regolarmente sono state sospese o addirittura cancellate. Vietnam Airlines è arrivata addirittura a cancellare circa 20 voli nazionali a settimana a partire da aprile, a causa della carenza di carburante per aerei e molte compagnie aeree hanno già imposto supplementi carburante che potrebbero rivelarsi permanenti. Cathay Pacific ha aumentato i costi aggiuntivi più volte da febbraio. Il tutto mentre emerge un trend di calo della domanda per l'incertezza legata alla guerra. "Penso che le persone che inizialmente avevano in programma di recarsi in Medio Oriente o di sorvolare il Medio Oriente per le loro vacanze si stanno adesso rivolgendo al Portogallo, la Spagna, il sud della Francia e l'Italua" dice all'Afp il patron di Ryanair, Michael O'Leary.  Inoltre la guerra sta mettendo a dura prova il modello economico dei grandi hub mediorientali, che dipendono da un flusso costante di passeggeri sui voli a lungo raggio da e verso le Americhe, l’Europa e l’Asia. Da allora, i vettori europei e asiatici che dispongono di aerei a lungo raggio hanno avviato voli diretti tra le due regioni, aggirando completamente gli hub del Golfo. Anche dopo la riapertura, è improbabile che gli aeroporti tornino presto alla piena capacità, e solo se i prezzi del carburante scenderanno come sperato. Willie Walsh, direttore dell'Associazione internazionale del trasporto aereo (Iata), ha avvertito questa settimana che, se il cessate il fuoco avrà successo, ci vorranno comunque mesi prima che le forniture e i prezzi del carburante per aerei tornino alla normalità. “Non credo che succederà nel giro di poche settimane”, ha detto Walsh. 
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Farmaceutica, Rosati (Gsk): “Prodotto in Italia il primo Adc per mieloma multiplo”

(Adnkronos) – “Gsk è la prima ed oggi unica azienda ad avere sviluppato un Adc (Antibody-drug conjugates), il belantamab mafodotin in ambito mieloma multiplo per i pazienti sin dalla prima recidiva e siamo onorati nel dire che questo farmaco viene prodotto in Italia, nel nostro sito di Parma”. Così Maria Sofia Rosati, direttore medico di Gsk Italia, partecipando, oggi a Roma, a ‘Dialoghi sull’innovazione accessibile-Innovaction’, l’incontro promosso dalla farmaceutica e Adnkronos con il patrocinio di Farmindustria.  “Gli Adc sono l'ultima frontiera dell'oncologia – sottolinea Rosati – Storicamente bombardavamo i tumori con delle chemioterapie citotossiche, poi siamo evoluti verso gli anticorpi monoclonali che portavano la terapia dove serviva. Oggi siamo in grado di veicolare la ‘bomba’, quindi la terapia citotossica, direttamente all'interno del tumore con la possibilità di aumentare le chance di distruzione della malattia”. 
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Farmaceutica, Bianco (Teha Group): “Obiettivo Europa incentivare investimenti su ricerca”

(Adnkronos) – “L'Europa ha una tradizione di innovazione molto forte e anche una produzione farmaceutica di qualità. Tra le azioni più urgenti da intraprendere, quindi, quella di fare sistema da un lato e, dall'altro, incentivare e accelerare l'attrazione di investimenti nella ricerca: nei prossimi anni saranno sempre più importanti per evitare che ricadano solo nella parte asiatica o sugli Stati Uniti, anche a causa delle politiche più protezionistiche che Trump ha messo in atto”. Lo ha detto Daniela Bianco, partner e responsabile area Healthcare Teha Group, all’incontro, oggi a Roma, ‘Dialoghi sull’innovazione accessibile-Innovaction’, promosso da Gsk e Adnkronos, con il patrocinio di Farmindustria. “È importante precisare – continua – che quando parliamo di economia della salute parliamo di settore industriale, sia farmaceutico che di dispositivi medici, ma anche di tutta la filiera della ricerca e dell'assistenza sanitaria. In questa accezione più ampia, lo scenario attuale vede tale sistema europeo sostanzialmente schiacciato dalla crescita, da un lato, dalla parte americana e, dall'altro, dalla parte asiatica, trainata in primis dalla Cina. Questo per l'Europa è un momento molto difficile dove bisogna rispondere a queste dinamiche e a questo nuovo equilibrio che si sta creando a livello globale”, conclude Bianco. 
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Farmaci, Del Re (UniCamillus): “Con Adc tecnologia innovativa mirata su mieloma multiplo”

(Adnkronos) – “L’acronimo Adc ovvero Antibody drug conjugates è la nuova frontiera dei trattamenti farmacologici nei tumori solidi e non, che sfruttano una tecnologia innovativa e assolutamente interessante. Si tratta di un chemioterapico agganciato ad un anticorpo con una particolarità chimica molto intrigante, e proprio per tale motivo questa tipologia di farmaco permette una selezione delle cellule tumorali e il rilascio del chemioterapico all'interno della cellula stessa, potenziandone l’efficacia e riducendone la tossicità”. Lo ha detto Marzia Del Re, professoressa alla Saint Camillus International University of Health and Medical Sciences, all’evento ‘Dialoghi sull’Innovazione accessibile – Innovaction’, promosso oggi a Roma da Gsk e Adnkronos, con il patrocinio di Farmindustria.   “La particolarità del prodotto italiano è un Adc che si è sviluppato per il trattamento del mieloma multiplo, andando direttamente a colpire un recettore presente solo su quel nucleo – spiega Del Re – Questo recettore è una proteina coinvolta nei fenomeni di proliferazione, un processo biologico importante per quel tipo di cellule. Il meccanismo d'azione prevede non solo l'inibizione di questo recettore, ma anche l'internalizzazione dello stesso con il farmaco, il rilascio del citotossico all'interno della cellula di mieloma e quindi l'apoptosi cellulare", quindi la morte della cellula tumorale, con "una serie di effetti a livello immunologico, con un’attivazione del sistema immunitario che va ad aggredire lo specifico raggruppamento”.    Sui possibili sviluppi della piattaforma tecnologica per la produzione di anticorpi monoclonali coniugati a farmaco, Del Re osserva che, “in merito alle patologie oncologiche assisteremo in futuro a una ingegnerizzazione ancora maggiore di questi Adc: saranno bi-specifici che andando a colpire due recettori contemporaneamente; oppure avremo Adc che portano due chemioterapici differenti e collegati all'anticorpo proprio per provare a sviluppare farmaci che tentano di contrastare i meccanismi di resistenza. Quanto agli sviluppi non oncologici invece – prosegue l'esperta – sfruttando sempre lo stesso meccanismo, si stanno sviluppando queste strategie in patologie infettive quindi prendendo di mira il batterio, il virus e rilasciando al suo interno un antibiotico o un antivirale". Si sta studiando anche l'impiego "in malattie rare, malattie genetiche, malattie autoimmuni, malattie infiammatorie e malattie neurodegenerative. Laddove c'è un target specifico – conclude – l'Adc lo può riconoscere e funziona benissimo entrando all'interno della cellula target e rilasciando il chemioterapico”. 
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