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Ordini medici a Meloni: “Investire su professionisti per ridurre liste d’attesa”

(Adnkronos) – Le liste d'attesa sono "il problema dei problemi. Tutti vorrebbero che si riducessero, ma si è investito poco sui professionisti sanitari e quindi sul loro numero. Il tema rimane, per risolvere le liste d'attesa serve rendere attrattivo il Servizio sanitario nazionale per i professionisti. Senza di loro le liste d'attesa non si riducono". Così il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli, all'Adnkronos Salute margine dell'incontro ‘Innovaction – Dialoghi sull'innovazione accessibile', promosso da Gsk e Adnkronos a Roma, commentando le parole della premier Giorgia Meloni sulle liste d'attesa. Meloni, evidenziando che, "per molti italiani i tempi restano troppo lunghi, l'accesso troppo difficile, le differenze territoriali ancora troppo marcate", ha rimarcato la necessità di "un impegno corale" e prospettato interventi mirati basati sui dati, chiedendo alle Regioni di "fare squadra".  
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Club del Sole rafforza la presenza in Toscana e raggiunge quota 29 Villaggi con l’acquisizione di Le Gorette Cecina Easy Camping Village

(Adnkronos) – Club del Sole, leader italiano delle vacanze open air, annuncia l’acquisizione di Le Gorette Cecina easy camping village, situato a Marina di Cecina, lungo la Costa degli Etruschi. L’operazione si inserisce in un percorso strutturato di crescita del Gruppo e rafforza ulteriormente la presenza in Toscana, una delle destinazioni italiane più rilevanti per i flussi turistici internazionali, con una consolidata attrattività nei mercati del Centro e Nord Europa. La Toscana rappresenta un territorio chiave, capace di intercettare una domanda sempre più orientata verso esperienze che uniscono natura, servizi e autenticità. In questo contesto, Le Gorette Cecina completa la presenza del Gruppo nelle principali destinazioni balneari della regione. Il Villaggio conta complessivamente quasi 600 unità tra piazzole camping, appartamenti, bungalow e Lodge, con una capacità fino a circa 2.500 ospiti, configurandosi come una realtà open air di rilievo per dimensione e capacità ricettiva nel contesto della Costa degli Etruschi. La struttura offre un sistema integrato di servizi, tra cui parco acquatico, miniclub, animazione, impianti sportivi e ristorazione, pensato per una clientela sempre più internazionale e family oriented, con attenzione anche al segmento pet-friendly. Le Gorette Cecina fa parte della linea Easy camping village, una delle quattro linee di offerta attraverso cui Club del Sole struttura il proprio portfolio, insieme a family collection, family resort e boutique resort. Le diverse linee interpretano specifici stili di vacanza, consentendo al Gruppo di proporre esperienze differenziate ma coerenti, accomunate dal concept Full life holidays: un sistema di ospitalità che unisce comfort e natura in equilibrio tra libertà e qualità del soggiorno, più confortevole di un camping e più libero di un hotel. All’interno di questo sistema, Easy camping village rappresenta la dimensione più autentica dell’open air: una vacanza a diretto contatto con la natura, che valorizza informalità e naturalezza dell’esperienza, mantenendo un livello di servizi coerente con il modello Club del Sole. Per la stagione 2026 è previsto un primo intervento sulla struttura, parte di un percorso volto a rafforzarne il posizionamento e ad elevarne gli standard. “Questa acquisizione – dichiara Francesco Giondi, amministratore delegato di Club del Sole – rappresenta una tappa importante del nostro percorso di crescita. Con l’ingresso sulla Costa degli Etruschi, completiamo la nostra presenza lungo l’intera fascia costiera toscana a maggiore richiamo turistico, da Orbetello e Monte Argentario a Castiglione della Pescaia, fino alla Versilia con Viareggio. Un posizionamento che rafforza in modo significativo la nostra capacità di intercettare la domanda internazionale e di valorizzare territori ad alto potenziale”. Con questa acquisizione, Club del Sole raggiunge quota 29 villaggi in 8 regioni italiane, rafforzando la propria leadership in Italia e consolidando la propria presenza sui mercati internazionali. 
—lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Montecarlo, oggi Sinner-Machac agli ottavi – Il match in diretta

(Adnkronos) –
Jannik Sinner in campo negli ottavi di finale dell'Atp Masters 1000 di Montecarlo oggi, giovedì 9 aprile 2026. L'azzurro, numero 2 del mondo, affronta il ceco Tomas Machac, numero 53 del ranking, per un posto nei quarti di finale del torneo sulla terra rossa del principato. Sinner e Machac si affrontano nel secondo match sul Campo Centrale. Il programma di oggi si apre alle 11 con la partita tra il tedesco Alex Zverev, numero 3 del mondo, e il belga Zizou Bergs. Sinner scenderà in campo subito dopo.  
Dove vedere Sinner-Machac? Il match sarà visibile in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport e in streaming sull'app SkyGo e NOW.  
Sinner e Machac si sono affrontati per 3 volte in carriera. L'altoatesino si è imposto in tutti i precedenti. 
—sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Patto di stabilità e possibile sospensione, cosa dice Meloni

(Adnkronos) –
Sospendere il Patto di stabilità se la crisi in Medio Oriente peggiora. A parlarne oggi la premier Giorgia Meloni, intervenendo nell'Aula della Camera durante l'informativa urgente sull'azione del governo.  "Dovremmo porci seriamente il tema di una risposta europea, non dissimile per approccio e strumenti a quella messa in campo per rispondere alla pandemia. In quel caso, riteniamo che non dovrebbe essere un tabù ragionare di una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita. Non una deroga per singolo Stato Membro, ma un provvedimento generalizzato. Così come l’Italia rimane pronta ad attivare ogni possibile misura per prevenire possibili comportamenti speculativi, compresi, se necessari, ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche", ha detto la presidente del Consiglio.
 In ambito economico, questo accordo tra i Paesi dell'Unione europea ha come scopo quello di mantenere sotto controllo i conti pubblic in modo da evitare evitare che deficit eccessivi di un singolo Stato mettano a rischio la stabilità dell'intera Eurozona. "Deroga è il minimo del buon senso, è un patto di stupidità", aveva detto ieri Matteo Salvini, dichiarandosi dunque favorevole alla deroga in Ue. Aggiungendo: "Devo essere realista e i prezzi e i costi che le famiglie e le imprese italiane stanno pagando rischiano di diventare insostenibili, quindi chiediamo semplicemente, come governo italiano, che Bruxelles ci permetta di spendere i soldi che vogliamo spendere per aiutare gli italiani in difficoltà, perché costringerci a non farlo sarebbe veramente meschino".  La condizione per attivare la sospensione del Patto di stabilità e crescita prevede "una grave recessione economica nell'eurozona o nell'Unione europea. Attualmente non ci troviamo in questo scenario", ha affermato dal canto suo il commissario Ue all'Economia Valdis Dombrovskis rispondendo a una domanda della commissione Affari monetari del Parlamento europeo, rilevando che il potenziale impatto economico derivante dalla crisi in Medio Oriente fa presagire "un rallentamento economico ma non una recessione. Noi comunque rimaniamo vigili e risponderemo in funzione alle situazioni concrete", aggiunge. 
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Iran, la proposta in 10 punti agli Usa: cosa c’è di impossibile e su cosa si può trattare

(Adnkronos) – Dal cessate il fuoco, anche in Libano, alle sanzioni, 'passando' per lo Stretto di Hormuz. Restano accesi i riflettori dei media internazionali sui dieci punti proposti dall'Iran agli Usa. Il Wall Street Journal ne propone uno schema, analizzato punto per punto.   Potenzialmente negoziabile, scrive il giornale, "a seconda di come verrà definita e attuata". Funzionari iraniani hanno detto ai negoziatori di volere come garante una potenza come Cina o Russia. Non è chiaro se altri accetterebbero e come potrebbe funzionare. Un altro punto, aggiunge il Wsj, sarebbe "convincere Israele ad astenersi dall'attaccare l'Iran".  Donald Trump ha chiesto la riapertura completa nel quadro di qualsiasi accordo di cessate il fuoco. Lasciare l'area sotto controllo iraniano sarebbe una grande concessione da parte degli Usa. Per gli alleati degli Stati Uniti nel Golfo, sarebbe uno "scenario da incubo" – scrive il giornale – con una 'via' strategica per le esportazioni di petrolio e gas in mano a un rivale nella regione.  Gli Stati Uniti non accetteranno che la Repubblica islamica porti avanti attività di arricchimento, ha detto il presidente americano. Secondo i mediatori, rispetto ai negoziati precedenti le ultime settimane di guerra, l'Iran ha ammorbidito la sua posizione. E il Wsj indica come potenziale margine di manovra il fatto che in passato i negoziatori abbiano parlato del modo in cui l'Iran potrebbe continuare ad arricchire quantità 'simboliche' di uranio o ridurre le scorte di uranio arricchito.  Sono quelle che per lo più impediscono alle aziende americane e agli americani di fare affari con Teheran. Gli Usa si sono detti dispositi ad allentare alcune sanzioni nel quadro di un accordo, ma non hanno chiarito quali. Teheran chiede la revoca di tutte le sanzioni primarie imposte da Washington. Ma, evidenzia il quotidiano, ci sono due "grandi problemi", ovvero il Congresso dovrebbe approvare la revoca delle misure e Washington difficilmente farà marcia indietro su molte delle sanzioni primarie collegate alle accuse di "attività terroristiche" e "abusi dei diritti umani".  Sono quelle che impediscono alle aziende straniere rapporti con l'Iran per quanto riguarda una serie di attività. La maggior parte erano state sospese ai tempi dell'accordo internazionale sul nucleare iraniano del 2015, all'epoca dell'Amministrazione Obama. Probabilmente, è l'analisi, un'intesa con l'Iran includerà la revoca di alcune di queste misure.  L'Iran vuole la revoca delle sanzioni. Attenzione concentrata sul campo delle armi convenzionali, dei missili balistici e dei componenti.    L'Iran voleva lo stop alle indagini dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica sulle sue attività del passato in campo nucleare. I mediatori, scrive il Wsj, affermano che Teheran ha ammorbidito la sua posizione.  Anche qui i mediatori sostengono l'Iran abbia iniziato a contenere le richieste. Se è difficile che gli Usa accettino, Teheran e negoziatori hanno ipotizzzato l'uso dei ricavi di un eventuale pagamento per il transito nello Stretto di Hormuz. Alcuni Paesi arabi hanno proposto l'utilizzo di beni iraniani congelati in Qatar e altrove per finanziare la ricostruzione e la Repubblica islamica sarebbe 'aperta' a questa possibilità.   Difficilmente Washington accetterà il ritiro di tutte le forze Usa dalla regione (erano 30-40.000 in Medio Oriente prima del conflitto), soprattutto nei giorni immediatamente successivi a un eventuale accordo. Stando ai mediatori, scrive ancora il giornale, l'Iran ha fatto marcia indietro su questo punto.   Israele continua le operazioni militari nel Paese dei Cedri. 
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Farmaci, Lorenzin: “Italia punti su ricerca e politiche evidence-based”

(Adnkronos) – "A fine 2018 l'Italia era il primo hub farmaceutico d'Europa e le terza potenza per capacità di elaborare ricerca. Eravamo molto avanti nelle sperimentazioni cliniche. Però nel frattempo gli altri si sono dati una mossa, si è ridisegnato il mondo: la Spagna ha accelerato con operazioni intelligenti e si è 'portata via' centinaia di milioni di euro in ricerca; la Germania ha fatto il 'medical Act' per chi fa sperimentazioni nel Paese, così anche la Francia. Ci muoviamo in un contesto globalizzato, l'Italia fatica a capire che questo è uno dei punti di successo, occorre fare politiche di salute puntate sull'evidence-based. Poi salverei il tema delle vaccinazioni e riporterei al centro della politica azioni mirate sull'evidence based, così investiamo su quello che ci serve e non su quello che ci piace". Così la senatrice Beatrice Lorenzin, ex ministro della Salute, nel suo intervento all'incontro 'Innovaction-Dialoghi sull'innovazione accessibile', promosso da Gsk e Adnkronos a Roma, realizzato con il patrocinio di Farmindustria e dedicato all'innovazione in ambito sanitario. Sulle liste d'attesa "ci fa piacere che Meloni dica che sono
inaccettabili e che i tempi lunghi rimangono. Ci fa piacere che abbia
preso atto di quello che diciamo da più di due anni. Non può esserci
scaricabarile, né può pensare di scaricare la responsabilità sulle
Regioni". "Meloni deve prendere la responsabilità su se stessa e sul
ministro dell'Economia e delle Finanze: hanno definanziato il Fondo
sanitario, dove mancano almeno 6 mld. Risorse per la riforma del
territorio, che non hanno fatto – elenca Lorenzin – Aumentare gli
stipendi dei professionisti, altra cosa che non fanno fatto;
riorganizzare le reti di assistenza e presa in carico, non fatto; una
riforma dell'accesso del farmaco, neanche questo fatto".  
—salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Schillaci: “Innovazione vera coniuga valore clinico e sostenibilità”

(Adnkronos) – "Quando parliamo di innovazione accessibile, dobbiamo avere chiaro un punto: l'innovazione è realmente tale solo se arriva alle persone. Solo se riduce le distanze territoriali. Solo se accorcia i tempi di diagnosi e di presa in carico. Solo se non amplia le disuguaglianze, ma contribuisce a ridurle. Solo se riesce a coniugare valore clinico, sostenibilità organizzativa e sostenibilità economica". Lo ha detto Orazio Schillaci, ministro della Salute, nel videomessaggio inviato all'evento 'Dialoghi sull'Innovazione accessibile – Innovaction', promosso da Adnkronos e Gsk, con il patrocinio di Farmindustria, oggi a Roma, ringraziando gli organizzatori per porre "al centro una delle questioni più rilevanti per il presente e per il futuro del nostro Paese: come rendere l'innovazione in salute sempre più accessibile, sostenibile ed equa", riunendo "istituzioni, industria, comunità scientifica, mondo accademico e stakeholder del sistema salute in un dialogo che considero essenziale". Per il ministro è quindi fondamentale lavorare su alcuni grandi assi prioritari. "Il primo – spiega – è la tempestività dell'accesso. Un Paese moderno non può permettersi che tra l'emergere dell'innovazione e la sua disponibilità per i pazienti si creino ritardi eccessivi. Dove c'è valore terapeutico, dove c'è beneficio per il paziente, dove c'è evidenza scientifica, le istituzioni devono saper costruire percorsi più efficienti, più chiari e più prevedibili. Il secondo – elenca – è l'equità. L'accesso non può dipendere dal luogo in cui si vive, dal livello di organizzazione del singolo territorio o dalla capacità dei sistemi locali di adottare rapidamente il cambiamento. L'universalismo del nostro Servizio sanitario nazionale resta un principio irrinunciabile. E proprio per difenderlo dobbiamo aggiornarne strumenti, modelli e regole. Il terzo è la sostenibilità, che non deve essere letta come un freno all'innovazione, ma come la condizione per renderla stabile, durevole e realmente disponibile nel tempo. La sostenibilità si costruisce con governance, valutazione, programmazione, appropriatezza, capacità di misurare gli esiti e di allocare bene le risorse".  Infine, "il quarto è la semplificazione del quadro normativo e regolatorio. Anche per questo – sottolinea Schillaci – il ministero della Salute sta lavorando al Testo Unico della legislazione farmaceutica, con obiettivi chiari: garantire equità e tempestività nell’accesso ai farmaci, rafforzare l'efficienza e la sostenibilità della filiera farmaceutica, assicurare un quadro normativo più chiaro, coordinato e stabile. È una riforma che guarda non solo alla governance del settore, ma alla capacità dell’intero sistema di accompagnare l’innovazione con regole certe e moderne". Nel messaggio, il ministro evidenzia come la salute sia anche un tema di sicurezza nazionale. "Lo è perché la resilienza sanitaria di un Paese incide sulla sua stabilità sociale ed economica – illustra – Lo è perché la capacità di produrre, attrarre e governare innovazione in campo farmaceutico, biomedicale e digitale è parte integrante dell’autonomia strategica nazionale ed europea. Lo è perché la solidità delle infrastrutture sanitarie, la qualità dei dati, la capacità di prevenzione e risposta, l'efficienza delle filiere della ricerca e della produzione sono fattori determinanti in un contesto internazionale sempre più competitivo e instabile”. L'Italia "ha tutte le carte in regola per svolgere un ruolo da protagonista in Europa – rimarca Schillaci – Ha competenze, ha imprese, ha ricerca, ha medici, operatori e scienziati di grande valore. Quello che dobbiamo fare, con determinazione, è accelerare: accelerare i processi, rafforzare le reti, valorizzare le eccellenze, sostenere la ricerca clinica, attrarre investimenti, rendere il nostro sistema più leggibile e più competitivo senza mai perdere di vista la sua missione fondamentale, che è la tutela della salute come diritto di tutti. In questo percorso, il confronto di oggi è prezioso perché le migliori politiche pubbliche nascono dall'ascolto, dal dialogo e dalla capacità di tenere insieme prospettive diverse dentro una visione comune. E la visione comune che dobbiamo perseguire è chiara – conclude – un'Italia in cui innovazione significhi più salute, più equità, più sviluppo, più sicurezza e più futuro". 
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Anniversario di nozze per Carlo e Camilla, 21 anni fa il matrimonio tutt’altro che da favola

(Adnkronos) – Re Carlo e la Regina Camilla festeggiano oggi 21 anni di matrimonio, ma la loro storia d'amore è ben lontana dall'esser stata una favola. Si tratta di una relazione lunga decenni, da sempre al centro dei media e del gossip, con i precedenti matrimoni dell'uno e dell'altra e il coinvolgimento di diversi membri della famiglia, spesso di ostacolo alla serenità della coppia. Basti pensare a quello dell'allora Principe di Galles con la Principessa Diana, a causa del quale la relazione mai finita con Camilla dovette restarsene lontana dai riflettori.  
Carlo e Camilla si sono sposati il 9 aprile 2005 con una cerimonia civile a Windsor, ma si conoscevano già da 35 anni. Si incontrarono per la prima volta a una partita di polo al Windsor Great Park nel 1970; i due scherzarono sul loro torbido legame familiare, con Camilla che gli disse: "La mia bisnonna era l'amante del tuo trisnonno. Sento che abbiamo qualcosa in comune". Nonostante Camilla abbia sposato l'ufficiale di cavalleria dell'esercito Andrew Parker Bowles nel 1973 e Carlo abbia chiesto la mano a Diana Spencer nel 1981 (si dice, nel giardino di Camilla), i due sono rimasti sempre molto legati e presenti l'uno nella vita dell'altra, tanto che Carlo è il padrino del figlio di Camilla, Tom. "La loro relazione non è mai stata veramente autorizzata a decollare perché non era considerata appropriata quando lei era Camilla Shand, e si è trasformata in una relazione extraconiugale durante il matrimonio di Carlo con Diana, che alla fine ha minacciato di destabilizzare la monarchia perché all'epoca fu uno scandalo", afferma Katie Nicholl, autrice di 'The New Royals' e responsabile della sezione reale di Vanity Fair. Secondo la biografia autorizzata di Carlo, egli iniziò una relazione con Camilla nel 1986, come racconta il libro di Andrew Morton del 1992, 'Diana: Her Story', che rivelò molteplici episodi di tradimento da parte di Carlo. L'attenzione del pubblico su Camilla si intensificò in seguito all'intervista del 1995 con Martin Bashir. Il giornalista della Bbc chiese a Diana se Camilla avesse avuto un ruolo nella fine del suo matrimonio. Diana rispose con la sua celebre frase: "Beh, eravamo in tre in questo matrimonio, quindi era un po' affollato".  Dopo la morte della Principessa Diana nel 1997, Carlo e Camilla dovettero affrontare notevoli difficoltà nel legittimare pubblicamente la loro relazione. Inizialmente, la Regina Elisabetta II la disapprovava, arrivando persino a rifiutarsi di partecipare alla festa privata per il cinquantesimo compleanno di Carlo perché Camilla sarebbe stata presente. La Regina non diede la sua approvazione ufficiale fino al 2000, dopo aver partecipato ai festeggiamenti per il compleanno del Re di Grecia, ai quali era stata invitata anche Camilla. Nel febbraio del 2005, Carlo e Camilla annunciarono il loro fidanzamento, 35 anni dopo il loro primo incontro. In seguito a una cerimonia civile, alla quale la Regina non partecipò, a Camilla fu conferito il titolo di Sua Altezza Reale la Duchessa di Cornovaglia. Fu inoltre deciso che, una volta che Carlo fosse salito al trono, Camilla
sarebbe stata conosciuta come Principessa Consorte anziché come Regina.  "Il loro legame ha resistito alla prova del tempo. Sono rimasti uniti nella buona e nella cattiva sorte, si sostengono a vicenda e lei sarà al suo fianco in ogni passo del cammino", afferma la Nicholl nel suo libro. L'autrice sottolinea inoltre che la stessa Regina Elisabetta, nel suo discorso per il 70° anniversario della sua ascesa al trono, aveva reso pubblico il suo desiderio che Camilla fosse conosciuta come Regina Consorte . "È sempre stata intenzione di Carlo che Camilla diventasse regina. Anche se al momento del loro matrimonio ci dissero che avrebbe assunto il titolo di Principessa Consorte, era destinata a essere la sua regina", afferma la Nicholl. "Era l'amante che aveva seminato il caos nella famiglia reale, che aveva causato la rottura del matrimonio dei Wales. Non si tratta solo del cambiamento di un titolo, ma del cambiamento di tutta la sua immagine pubblica. Ha lavorato con discrezione e diligenza dietro le quinte, rimanendo fedele alla corona e al dovere. E' stata, come il principe Filippo, un passo indietro rispetto al monarca, ma sempre lì per lui, pronto a sostenerlo. L'opinione pubblica si è lasciata alle spalle tutte le connotazioni negative del passato". 
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Pinguini sentinelle dell’ambiente in Patagonia, dotati di sensori rilevano inquinanti Pfas

(Adnkronos) – I pinguini della Patagonia si improvvisano 'tossicologi': dotati di sensori, applicati alle loro zampe, hanno aiutato gli studiosi umani a intercettare la presenza di Pfas anche in questa terra remota. Lo studio che descrive l'esperienza con questi esemplari – pinguini di Magellano in Argentina – mostra come gli animali possano svolgere il ruolo di 'sentinelle' del proprio ambiente attraverso un metodo non invasivo, che prevede di far loro indossare per alcuni giorni, durante la stagione riproduttiva, degli anelli alle zampe dotati appunto di sensori chimici. Ed è così che sulle loro terre sono stati intercettati gli inquinanti noti come 'sostanze chimiche eterne'. Il test è stato condotto dall'University of California a Davis, e dalla State University of New York a Buffalo.  Per lo studio di fattibilità, pubblicato sulla rivista 'Earth: Environmental Sustainability', gli scienziati dell'Uc Davis hanno 'arruolato' 54 pinguini di Magellano che vivono lungo la costa patagonica dell'Argentina. I campionatori passivi in silicone usati per le rilevazioni sono stati posizionati delicatamente intorno alle zampe durante le stagioni riproduttive 2022-2024. I sensori hanno assorbito in modo sicuro le sostanze chimiche dall'acqua, dall'aria e dalle superfici con cui i pinguini entravano in contatto mentre cercavano cibo per i loro pulcini. Una volta recuperati, i campioni sono stati inviati all'Università di Buffalo-Suny per le analisi, e qui l'amara sorpresa: le sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) erano presenti in oltre il 90% dei campioni, persino in questa regione remota. "L'unico modo che avevamo in passato per misurare l'esposizione agli inquinanti era prelevando campioni di sangue o di piume", spiega Ralph Vanstreels, coautore dello studio e veterinario specializzato in fauna selvatica al Karen C. Drayer Wildlife Health Center della UC Davis Weill School of Veterinary Medicine. "È entusiasmante avere a disposizione un metodo mininvasivo. I pinguini scelgono per noi i siti di campionamento e ci indicano dove è importante monitorare più a fondo. Mentre svolgono le loro attività quotidiane, gli animali ci rivelano molto sull'ambiente in cui vivono".  Le analisi hanno rivelato una miscela di inquinanti preesistenti, nonché di sostanze chimiche che hanno sostituito i Pfas, la cui produzione è stata gradualmente interrotta. "Utilizzando un approccio di campionamento non invasivo, siamo stati in grado di rilevare nel tempo un passaggio dai Pfas tradizionali alle nuove sostanze chimiche sostitutive nell'ambiente dei pinguini", evidenzia l'autrice senior Diana Aga, professoressa emerita della Suny nel Dipartimento di Chimica dell'Università di Buffalo. "La presenza del composto chimico GenX e di altri Pfas sostitutivi – sostanze chimiche tipicamente associate a fonti industriali vicine – dimostra che questi composti non rimangono confinati a livello locale, ma raggiungono anche gli ecosistemi più remoti – avverte l'esperta – e questo solleva importanti preoccupazioni sul fatto che i Pfas più recenti, pur essendo progettati come alternative più sicure, siano ancora sufficientemente persistenti da diffondersi a livello globale e rappresentare un rischio di esposizione per la fauna selvatica".  Gli autori ritengono che il metodo testato in Patagonia possa essere utilizzato anche per identificare l'esposizione all'inquinamento derivante da sversamenti di petrolio, naufragi e altre fonti industriali. "In futuro, vorremmo ampliare il nostro team di 'investigatori ambientali' estendendo la ricerca a diverse specie", prospetta Vanstreels, aggiungendo che il loro prossimo obiettivo è testare il metodo sui cormorani, che possono immergersi a profondità superiori ai 76 metri. "Trasformando i pinguini in sentinelle del loro ambiente, abbiamo a disposizione un nuovo e potente strumento per comunicare problematiche rilevanti per la salute della fauna selvatica e, più in generale, per la conservazione delle specie marine e dei nostri oceani", conclude la coautrice Marcela Uhart, direttrice del Programma per l'America Latina al Karen C. Drayer Wildlife Health Center dell'UC Davis. Lo studio è stato finanziato dallo zoo di Houston. 
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Provocò la morte di Matthew Perry, ‘regina della ketamina’ condannata a 15 anni di carcere

(Adnkronos) –
La 'regina della ketamina', Jasveen Sangha, è stata condannata a 15 anni di carcere per aver veduto la dose letale di droga che causò la morte dell'attore statunitene Matthew Perry, star di 'Friends'. La sentenza è stata emessa dal Tribunale federale di Los Angeles, presieduto dal giudice Sherilyn Peace Garnett. Sangha, 42 anni, residente a Los Angeles, ha ammesso nell'ambito di un patteggiato di aver venduto ketamina a Perry, compresa la dose che ha provocato la fatale overdose. Secondo l’accusa federale, l’abitazione della donna, cittadina statunitense e britannica, era un vero e proprio “emporio di spaccio” che le permetteva di finanziare uno stile di vita lussuoso. Durante una perquisizione nella sua casa di Los Angeles, le autorità avevano sequestrato decine di fiale di ketamina e migliaia di pillole tra metanfetamine, cocaina e antidolorifici: secondo il procuratore generale, Sangha gestiva "un'attività di traffico di droga su larga scala dalla sua residenza di North Hollywood". 
Matthew Perry, 54 anni, noto al grande pubblico per il ruolo di Chandler Bing nella serie televisiva 'Friends', venne trovato morto il 28 ottobre 2023 nella vasca idromassaggio della sua casa. Il medico legale ha stabilito che la causa del decesso è stato l'effetto acuto della ketamina, un anestetico dissociativo con effetti allucinogeni, da somministrare solo sotto controllo medico. In vista della sentenza, la matrigna dell’attore, Debbie Perry, aveva chiesto al giudice di infliggere la pena massima all'imputata. “Ha causato danni irreversibili", aveva scritto in una memoria depositata al tribunale californiano. “Date a questa donna senza cuore la massima pena, così non potrà più danneggiare altre famiglie come la nostra”. Sangha aveva inizialmente negato le accuse, ma a pochi mesi dall’inizio del processo ha cambiato dichiarazione di colpevolezza. Nel patteggiamento ha ammesso anche di aver venduto ketamina a Cody McLaury nel 2019, morto poche ore dopo l’acquisto. L’imputata rischiava una condanna massima di 65 anni di carcere ed è detenuta dal agosto 2024. 
Il procedimento ha coinvolto altre quattro persone che fornivano ketamina a Perry, tra medici e assistenti, tutti accusati di aver sfruttato la dipendenza dell’attore per profitto e responsabili della sua morte per overdose. Il medico Salvador Plasencia, che aveva fornito la droga nelle settimane precedenti la morte di Perry, è stato condannato a 30 mesi di carcere nel dicembre scorso. Il dottor Mark Chavez, coinvolto nell’approvvigionamento della ketamina tramite prescrizioni fraudolente, ha invece ricevuto otto mesi di detenzione domiciliare e tre anni di libertà vigilata. L’assistente dell’attore, Kenneth Iwamasa, che aveva contribuito all’acquisto e all’iniezione della droga, è in attesa di sentenza, mentre Eric Fleming, intermediario nella distribuzione, sarà condannato a giugno. (di Paolo Martini) 
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