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Pensione, quali errori possono portare ad assegni più bassi e ritardare l’uscita dal lavoro?

(Adnkronos) –
Occhio all'errore che può 'danneggiare' la pensione. In un sistema previdenziale sempre più frammentato e in continua evoluzione, la qualità e la completezza della propria posizione contributiva diventano determinanti per tutelare l’importo della pensione futura. Errori e incongruenze negli estratti conto rappresentano oggi una criticità diffusa, con impatti diretti sia sul montante accumulato sia sui requisiti di accesso alla pensione. Ne parla con l'Adnkronos/Labitalia l’esperto di consulenza previdenziale, fondatore e amministratore di MiaPensione Andrea Martelli.  "Tra le criticità più comuni si riscontrano periodi di lavoro mancanti, contributi accreditati in modo parziale, errori nelle retribuzioni e mancate registrazioni di contributi figurativi legati a maternità, disoccupazione o malattia. A questi si aggiungono le difficoltà a ricongiungere le carriere frammentate tra diverse gestioni e a recuperare i contributi maturati all’estero", spiega Martelli.  "In un sistema basato sempre più sulla contribuzione effettiva, ogni errore si traduce in una perdita economica concreta per il lavoratore", sottolinea. "Per questo è importante effettuare verifiche accurate periodiche del proprio estratto conto contributivo, per scoprire buchi o imprecisioni che possono valere migliaia di euro. Muoversi con largo anticipo consente di avere il tempo per attivare le dovute procedure di recupero".   E' possibile consultare la propria posizione contributiva attraverso il portale Inps, controllando che tutti i periodi lavorativi e i contributi risultino correttamente registrati. In caso di errori, è possibile inviare una richiesta di rettifica direttamente online, allegando la documentazione necessaria come buste paga, contratti o certificazioni uniche. Per le situazioni più complesse, come carriere discontinue o contributi versati in più casse, può essere utile procedere con una ricostruzione completa della posizione contributiva e valutare strumenti come ricongiunzione, totalizzazione o cumulo, che permettono di unificare i versamenti e non perdere anni utili. Un ulteriore ambito di attenzione riguarda i contributi maturati all’estero: è possibile integrarli nell’estratto conto Inps a seguito di un’apposita richiesta di estratto conto internazionale, nel caso in cui i Paesi coinvolti prevedano accordi bilaterali o comunitari ed è possibile utilizzarli per maturare il requisito per accedere alla pensione italiana.  "In questo scenario, monitorare, correggere e ottimizzare i contributi versati non è solo una questione amministrativa, ma una scelta strategica per preservare il proprio reddito futuro. Il fattore tempo è determinante: intervenire con anticipo consente di massimizzare le opportunità e ridurre il rischio di inefficienze difficilmente recuperabili a fine carriera", conclude Andrea Martelli. 
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Obesità, allarme ictus anche nei giovani: peso in eccesso moltiplica il rischio

(Adnkronos) –
Il peso in eccesso moltiplica il rischio di ictus ed è una minaccia anche per i giovani. Ad accendere i riflettori sul tema dell’obesità come fattore di rischio modificabile per l’ictus, è Alice Italia Odv, Associazione per la lotta all’ictus cerebrale. Il tema è di particolare attualità ad aprile, mese dedicato alla prevenzione della patologia. Il pericolo viene associato a persone di età avanzata: la carta d’identità ‘verde’, però, non è una garanzia di sicurezza in tale contesto. Numerosi studi mostrano come l’aumento dell'indice di massa corporea (Bmi) sia associato a un incremento progressivo del rischio di ictus ischemico e cardiovascolare: le persone con obesità presentano rischio maggiore di ictus rispetto a persone con peso nella norma, anche indipendentemente da altri fattori di rischio cardiovascolare come ipertensione e diabete.  L’argomento è stato esaminato da diversi scienziati negli ultimi anni. Una ricerca condotta in Israele nel 2021 ha preso in considerazione 1,9 milioni di adolescenti tra il 1985 e il 2013. Il legame tra obesità in età giovanile e i rischi di ictus è stato analizzati più recentemente da uno studio condotto dagli esperti dell’Università di Oulu, in Finlandia. Il problema, come è acclarato, si verifica non solo negli adulti: l’obesità in età giovanile è, infatti, associata a un aumento significativo del rischio di incorrere in un ictus precoce. Essere in sovrappeso o obesi in giovane età (fascia compresa tre i 20 e i 40 anni) comporta un rischio aumentato di oltre 1,8 volte, rispetto a coetanei con peso normale. Ulteriori dati suggeriscono che l’obesità in adolescenza può essere associata a un rischio fino a 2-3 volte maggiore di ictus prima dei 50 anni. Questi risultati sottolineano dunque l’importanza di iniziare precocemente la prevenzione dei fattori di rischio, non solo nelle persone adulte e anziane, ma già in età adolescenziale. Inoltre, secondo stime epidemiologiche internazionali, circa il 10-15% dei casi di ictus ischemico può essere attribuito all’eccesso di peso corporeo. Considerando che in Italia si registrano ogni anno circa 120mila nuovi casi, ciò significa che fino a 15mila eventi potrebbero essere correlati direttamente o indirettamente a sovrappeso e obesità. "La scienza clinica ci dimostra in modo chiaro ed evidente come l’obesità vada considerata fattore di rischio importante e modificabile per l’ictus cerebrale – dichiara Danilo Toni, direttore Unità trattamento Neurovascolare, policlinico Umberto I di Roma e presidente del Comitato tecnico-scientifico di Alice Italia Odv – E questo rischio non riguarda solo le persone anziane ma si estende anche alle fasce giovanili: intervenire presto, con prevenzione e attraverso stili di vita salutari, può ridurre significativamente l’incidenza della patologia nella popolazione".  L’obesità non ha solo un impatto clinico ma comporta anche forti conseguenze economiche – riferisce la nota – Si stima che in Italia l’obesità comporti costi complessivi di oltre 13 miliardi di euro all’anno, comprendendo spese dirette per ricoveri, visite e farmaci e costi indiretti come perdita di produttività lavorativa. Le complicanze cardio-cerebrovascolari, tra cui l’ictus cerebrale, costituiscono una parte rilevante di questi costi: stime italiane evidenziano come gli eventi cardio-cerebrovascolari correlati all’obesità generino oltre 2 miliardi di euro l’anno di spesa sanitaria diretta, senza considerare il costo della riabilitazione, dell’assistenza a lungo termine e della disabilità post-ictus. Le linee guida italiane di prevenzione e trattamento dell'ictus cerebrale confermano l'importanza di intervenire sui fattori di rischio modificabili per ridurre l’incidenza di questa patologia nella popolazione. L'alimentazione equilibrata è la base da cui partire, con attenzione dedicata anche all'attività fisica per arrivare alla riduzione della massa corporea. E' opportuno controllare i principali fattori di rischio cardiovascolare, come ipertensione, diabete e dislipidemia, strettamente associati all’obesità. Le linee guida evidenziano l'importanza di procedere alla valutazione del Bmi e dei fattori metabolici e suggeriscono riduzioni di peso progressive e sostenibili nelle persone sovrappeso od obese per ridurre il rischio di recidive e complicanze cardio-cerebrovascolari.  "Come Alice Italia Odv sentiamo sempre la responsabilità di portare all’attenzione pubblica quei fattori di rischio che possono essere modificati e che, se affrontati in tempo, possono evitare sofferenza, disabilità e costi sociali enormi – conclude Andrea Vianello, presidente di Alice Italia Odv. Dedicare il mese di aprile” al fattore di rischio “dell’obesità significa ribadire il nostro impegno quotidiano nella prevenzione dell’ictus: informare, sensibilizzare, promuovere stili di vita salutari e sostenere percorsi di cura integrati con l’obiettivo di ridurre l’onere clinico, sociale ed economico dell’ictus cerebrale". 
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Maltempo oggi sull’Italia, vento piogge e neve in collina: allerta rossa in Abruzzo e arancione in tre regioni

(Adnkronos) – Ancora una forte ondata di maltempo oggi, mercoledì 1 aprile, si abbatte sull'Italia. Venti di burrasca, pioggia e neve sui 700-900 metri sferzano soprattutto il centro-sud. E in Abruzzo scatta l'allerta rossa in alcune aree per rischio idraulico e idrogeologico. Allerta gialla in sette regioni.  Il centro di bassa pressione, attualmente sul Tirreno e in movimento verso i settori ionici, continua a richiamare correnti fredde dai Balcani, con fenomeni diffusi e persistenti, specie sui settori adriatici, nevosi fino a quote di alta collina. La perturbazione è accompagnata da intensa ventilazione, con venti di burrasca dai quadranti settentrionali, specie sulle regioni centro-meridionali. Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte, alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati, ha emesso un nuovo avviso di condizioni meteorologiche avverse. Dal primo pomeriggio di oggi, il persistere di venti da forti a burrasca dai quadranti settentrionali su Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise, in estensione a Puglia e Basilicata; mareggiate lungo le coste esposte; nevicate diffuse al di sopra dei 700-900 mt. su Abruzzo e Molise, con apporti al suolo abbondanti, specie sui settori orientali. Sulla base dei fenomeni in atto e previsti, è stata valutata per la giornata di oggi, allerta rossa per rischio idraulico e rischio idrogeologico su settori dell’Abruzzo. Valutata inoltre allerta arancione in Abruzzo e su tutto il territorio di Molise e Puglia. Allerta gialla su parte di Umbria, Marche, Lazio e sull’intero territorio di Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia. Il quadro meteorologico e delle criticità previste sull’Italia è aggiornato quotidianamente in base alle nuove previsioni e all’evolversi dei fenomeni, ed è disponibile sul sito del Dipartimento della Protezione Civile, insieme alle norme generali di comportamento da tenere in caso di maltempo. Le informazioni sui livelli di allerta regionali, sulle criticità specifiche che potrebbero riguardare i singoli territori e sulle azioni di prevenzione adottate sono gestite dalle strutture territoriali di protezione civile, in contatto con le quali il Dipartimento seguirà l’evolversi della situazione.   
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Iran, da Cina e Pakistan piano in 5 punti per la pace: cosa prevede

(Adnkronos) – Un piano in cinque punti con un appello affinché le "ostilità" finiscano "immediatamente" e colloqui di pace si tengano "al più presto". E' il risultato dei colloqui a Pechino tra il capo della diplomazia cinese, Wang Yi, e il vicepremier e ministro degli Esteri pakistano, Ishaq Dar, a oltre un mese dall'inizio della guerra in Iran. Cina e Pakistan, 'amici' storici che hanno cercato di fare da mediatori per impedire un'ulteriore escalation, presentano quella che da Islamabad chiamano "Iniziativa in cinque punti per il ripristino della pace e della stabilità in Medio Oriente e nella regione del Golfo". L'agenzia ufficiale cinese scrive di "cinque proposte".  Ishaq Dar è arrivato ieri in visita nel gigante asiatico dopo la riunione dello scorso fine settimana a Islamabad con i ministri degli Esteri di Arabia Saudita, Egitto e Turchia. Islamabad e Pechino, fanno sapere ora dal Pakistan, chiedono "massimo impegno per evitare il conflitto si allarghi". Dopo il vertice di Islamabad, Ishaq Dar ha annunciato che il Paese potrebbe ospitare nei "prossimi giorni" colloqui tra delegazioni di Iran e Usa. E il faccia a faccia di Pechino è servito per "riesaminare la situazione nella regione del Golfo e in Medio Oriente". "Dialogo e diplomazia sono l'unica opzione possibile per risolvere i conflitti", sottolineano. "Cina e Pakistan sostengono le parti interessate nell'avvio dei colloqui, con l'impegno di tutte le parti per una soluzione pacifica delle dispute e ad astenersi dal ricorso o dalla minaccia dell'uso della forza durante i colloqui di pace – si legge nel testo diffuso a Islamabad – Va rispettato il principio di protezione dei civili nei conflitti militari". E i due Paesi 'amici' chiedono "a tutte le parti in conflitto di fermare immediatamente gli attacchi contro obiettivi civili e non militari", contro "infrastrutture importanti". Islamabad e Pechino esortano "le parti a garantire la sicurezza delle imbarcazioni e degli equipaggi nello Stretto di Hormuz", a "consentire" il "transito sicuro di mercantili e navi civili" e a "ripristinare il normale transito nello Stretto di Hormuz il prima possibile". Infine, un richiamo al "multilateralismo", insistendo su una "pace duratura" sulla base "della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale". 
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Iran, Teheran vuole la fine della guerra “ma con garanzie”. Trump: “Manca poco, dobbiamo distruggere ogni capacità offensiva rimasta”

(Adnkronos) – A poco più di un mese dall'inizio della guerra di Usa e Israele all'Iran la strada della pace sembra ancora molto incerta. Teheran sostiene di avere "la volontà necessaria di porre fine al conflitto", come assicurato dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian in un colloquio telefonico con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, ma chiede "garanzie" soprattutto "per impedire il ripetersi dell'aggressione". Mentre il ministro degli Esteri Araghchi pur confermando di avere "ricevuto messaggi direttamente da Witkoff" nega che ci siano "negoziati" con gli Stati Uniti.  Di negoziati che starebbero "procedendo bene" continua invece a parlare Donald Trump che però non sembra ancora del tutto intenzionato a chiudere il conflitto. "Non dobbiamo rimaere ancora molto – ha affermato in un'intervista con il New York Post cercando di rassicurare quella parte di americani che vede nell'iniziativa Usa il rischio di un nuovo pantano – ma abbiamo ancora del lavoro da fare per uccidere la loro offensiva, qualsiasi capacità offensiva gli sia rimasta".  Quanto al nodo energetico che si è venuto a creare con la chiusura dello stretto di Hormuz, Trump appare combattuto tra la convinzione che presto anche quel problema sarà risolto a suon di bombe ("penso che si riaprirà automaticamente, ho obliterato il Paese, non hanno nessuna forza rimasta") e l'ipotesi di una ritirata comunque vadano le cose, lasciando la patata bollente in mano a quei Paesi "parassiti" spesso presi di mira ("lasciamo che vadano a riaprirlo quelli che usano lo stretto"). Da Israele il premier Benjamin Netanyahu non arretra e non lascia margini di trattativa né sembra avere alcuna intenzione di fornire quelle garanzie affinché il conflitto non si ripeta richieste dall'Iran. "La campagna non è finita, avverte mostrandosi determinato a proseguire la guerra e "a schiacciare il regime terroristico" di Teheran. "Rafforzeremo le zone di sicurezza intorno a noi e raggiungeremo i nostri obiettivi". 
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I ragazzi che non vedranno l’Italia al Mondiale: la generazione senza le notti magiche

(Adnkronos) – È successo davvero. Per la terza volta consecutiva, questa volta ai calci di rigore ma l’Italia non sarà di nuovo al Mondiale di calcio. Niente Usa-Canada e Messico 2026. E ormai non fa più notizia. Non c’è più lo shock delle prime volte, né la rabbia immediata. C’è solo un vuoto silenzioso che si allarga anno dopo anno, cambiando il modo in cui il calcio viene vissuto nel nostro Paese. Perché questa assenza non pesa soltanto oggi: riscrive il passato e svuota il futuro. Per una generazione intera, il Mondiale non è più un’esperienza. È un racconto. Non ci saranno bambini davanti alla Tv con la maglia azzurra troppo grande, né famiglie che trattengono il fiato davanti a un rigore decisivo, né piazze che esplodono per un gol che diventa memoria collettiva. Niente cori intonati con il nodo in gola, niente rituali condivisi. Il Mondiale, semplicemente, sarà degli altri. E questo cambia tutto. Perché il tifo non nasce dall’abitudine, ma dall’identificazione. Nasce da immagini precise, da momenti vissuti insieme, da emozioni che diventano linguaggio comune tra generazioni. Senza questo, il legame si indebolisce. I ragazzi continueranno a seguire il calcio, certo, ma in modo diverso: più distaccato, più globale, meno radicato. Seguiranno i grandi club, le star internazionali, competizioni che continuano a esistere senza di noi. Magari si appassioneranno al Barcellona o al Paris Saint Germain, ai palcoscenici che non li riguardano direttamente. Ma la Nazionale rischia di diventare un concetto astratto, una presenza intermittente, qualcosa che non coincide più con i momenti che contano davvero. È una perdita sottile ma profonda: si interrompe una continuità emotiva. I padri raccontano Berlino 2006, i nonni Spagna ’82. Racconti pieni, vivi, ancora carichi di senso. Ma per la prima volta manca un equivalente contemporaneo. Non c’è un’esperienza da aggiungere alla catena. E quando una catena si spezza, quello che resta non è tradizione: è nostalgia.
 C’è un altro effetto, meno evidente ma forse ancora più decisivo: cambia il senso del possibile. Il Mondiale è sempre stato il luogo in cui un bambino poteva immaginarsi protagonista, eroe, simbolo di qualcosa di più grande. Senza quella vetrina, senza quelle immagini, il sogno non sparisce. Si sposta, si trasferisce altrove: verso altri campionati, altre maglie, altre storie. Alla fine, il danno più grande non è nemmeno sportivo. È esistenziale. Per un’intera generazione, l’Italia non è semplicemente assente: non esiste, nel momento in cui il calcio smette di essere solo gioco e diventa memoria condivisa. E quando un Paese smette di esistere in quei momenti, non perde solo partite. Perde un pezzo di sé. 
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Italia ancora fuori dai Mondiali, il fallimento totale del sistema in campo e fuori

(Adnkronos) –
Diciamoci la verità: adesso non è più una sorpresa. L’Italia ha mancato per la terza volta consecutiva la qualificazione al Mondiale. A questo punto non si può più parlare di episodio, né di coincidenza. È un fallimento pieno, strutturale, che va ben oltre il campo. Per la Nazionale italiana di calcio è una ferita sportiva enorme, ma il danno più profondo è quello economico e sistemico. Perché oggi il Mondiale non è solo una competizione: è il centro di un ecosistema che genera valore, visibilità e risorse. E l’Italia, ancora una volta, ne è rimasta fuori. Il primo effetto è immediato e concreto: la perdita dei ricavi garantiti dalla Fifa. La sola partecipazione avrebbe assicurato circa 9 milioni di euro, una base certa su cui costruire il resto. Ma è proprio quel “resto” che pesa davvero. Senza Mondiale si ferma una macchina economica molto più ampia. Sponsor che ridimensionano gli investimenti, campagne pubblicitarie che non partono, accordi commerciali che perdono valore. La Nazionale smette di essere un prodotto globale e torna a essere un evento locale, con tutto ciò che ne consegue in termini di ricavi e attrattività. Anche il fronte televisivo subisce un contraccolpo inevitabile. Senza l’Italia, l’interesse cala, l’audience si riduce, il valore dei diritti si indebolisce. È un effetto a catena che coinvolge broadcaster, inserzionisti e tutto il sistema mediatico legato al calcio. Ma il vero problema è la perdita di centralità. Perché mentre l’Italia resta fuori, gli altri Paesi consolidano la propria presenza internazionale, rafforzano i propri brand calcistici, attraggono investimenti e talento. Il divario, anno dopo anno, si allarga. Le esclusioni dal Mondiale 2018 e dal Mondiale 2022 avevano già lasciato segni evidenti. Ma questa volta il colpo è diverso. Più pesante, più difficile da assorbire. Perché cancella ogni alibi. Non si può più parlare di ciclo generazionale o di singoli errori. Tre fallimenti consecutivi indicano un problema radicato: nella programmazione, nella gestione, nella capacità di sviluppare talento e nel funzionamento complessivo del sistema calcio italiano.  La Figc guidata dal presidente Gabriele Gravina si trova ora davanti a un bivio inevitabile. Continuare con interventi superficiali oppure avviare una rifondazione profonda. Non solo della Nazionale, ma dell’intera filiera: settori giovanili, formazione tecnica, infrastrutture, rapporto tra club e federazione. Perché il danno non è soltanto quello che si misura oggi, nei mancati incassi o nella minore visibilità. È quello che si accumula nel tempo: meno appeal internazionale, minore capacità di attrarre sponsor, perdita di competitività rispetto agli altri grandi sistemi calcistici. C’è poi un piano ancora più ampio, quello dell’immagine. Il Mondiale è una vetrina globale, un racconto collettivo che va oltre il calcio. Restarne fuori per la terza volta consecutiva significa scomparire da uno dei palcoscenici più seguiti al mondo. E per un Paese come l’Italia, questo ha un peso che va oltre lo sport. Il punto, ormai, è chiaro. Non si tratta più di tornare semplicemente a qualificarsi. Si tratta di capire come ricostruire un sistema che oggi non è più in grado di stare al passo. Perché questa volta non è solo una mancata qualificazione. È la prova definitiva che qualcosa, nel calcio italiano, si è rotto davvero. E rimetterlo insieme richiederà molto più di una vittoria. 
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Disastro Italia, azzurri fuori dai Mondiali: la Bosnia vince ai rigori

(Adnkronos) – L'Italia è ancora fuori dal Mondiale, per la terza volta consecutiva. Ennesimo fallimento azzurro. L'Italia di Gattuso perde in Bosnia ai calci di rigore nella finale del playoff con la squadra di Edin Dzeko, dopo l'1-1 nei 120 minuti di tempi regolamentari e supplementari. A Kean al 15' ha risposto all'80' Tabakovic, con l'Italia in dieci uomini dal 41' per l'espulsione di Bastoni, per poi chiudere 5-2 ai rigori con gli errori dal dischetto di Pio Esposito e Cristante. Gattuso contro la Bosnia non cambia l'undici iniziale della partita di Bergamo dove si è vinto contro l’Irlanda del Nord. Retegui e Kean titolari in attacco con Politano sulla fascia destra e Dimarco su quella sinistra. In mezzo al campo Tonali, Locatelli e Barella con Mancini, Calafiori e Bastoni a pèrotezione di Donnarumma. Un cambio solo nella Bosnia di Barbarez rispetto alla gara contro il Galles. Si siede in panchina l’ex Roma Tahirovic, al suo posto gioca dall’inizio Basic. In campo il 40enne Dzeko che guida l’attacco con Demirovic. La Bosnia parte subito in pressione, forse per sorprendere l'Italia. Al 3' Bajraktarevic mette dentro da sinistra, flipper nell'area azzurra con il pallone che rimbalza e poi viene colpito fortuitamente da Locatelli che manda sopra la traversa rischiando l'autorete. Al 7' ripartenza veloce della squadra di casa che porta al tiro Demirovic, ma è centrale e para senza difficoltà Donnarumma. Al 15' però l'Italia passa: clamoroso errore del poritere Vasilj che sbaglia con i piedi, servendo Barella, che vede con la coda dell’occhio Kean che conclude di prima sotto l'incrocio per il gol dello 0-1 per gli azzurri. Per l'attaccante della Fiorentina è l'8° gol nelle ultime 6 partite (consecutive) in azzurro.  E' il 4° attaccante a farlo dopo Balonceri 1928, Riva 1969 e Bettega 1977. La Bosnia cerca di reagire al 18' con Dzeko che ci prova dal limite dell'area, ma calcia male. Al 20' il portiere azzurro dice di no alla conclusione di potenza di Sunjic. L'Italia ha abbassato troppo il baricentro e al 24' ancora Bosnia pericolosa: sugli sviluppi di un corner colpo di testa di Katic, ma Donnarumma risponde presente. La squadra di Gattuso prova a risalire e pungere di nuovo al 25' con Retegui ma il tiro è poco potente e bloccato a terra dal portiere bosniaco. Al 28' ancora padroni di casa in avanti con Dedic dopo la sponda di Dzeko, ma non trova la porta di Donnarumma. Al 38' la Bosnia sfiora il pari: Bajraktarevic crossa per Demirovic che di testa sfiora il palo alla destra di Donnarumma. La gara cambia al 41': Memic se ne va sulla sinistra, Bastoni lo atterra da ultimo uomo, è cartellino rosso diretto e italia in dieci uomini. Gattuso inserisce quindi Gatti al posto di Retegui. Al 46' ancora Bosnia con il colpo di testa di Memic sul secondo palo e palla che esce di poco a lato.  A inizio ripresa Gattuso opera un cambio con Palestra al posto di Politano. Cambia anche Barbarez che inserisce Alajbegovic al posto di Kolasinac. L'Italia si chiude a protezione di Donnarumma cercando di sfruittare le ripartenze. Al 47' palla dentro l'area per Demirovic che cerca il secondo palo, ma finisce giù sul contatto con Mancini. Per l'arbitro Turpin è tutto buono. La Bosnia si riversa in area azzurra, forte dell'uomo in più, e al 52' Alajbegovic cerca un destro a giro, non tanto potenze ma angolato e Donnarumma non si fa sorprendere. L'Italia sfiora il raddoppio al 60': errore di Basic con un passaggio in orizzontale con Kean che recupera palla e si invola, si fa tutta la metà campo, ma poi calcia di poco alto sopra la traversa a tu per tu con Vasilj. Al tecnico azzurro servono forze fresche e al 70' inserisce Pio Esposito e Cristante per Kean e Locatelli, mentre la Bosnia passa a tre punte vere per cercare il tutto per tutto. Al 72' è Donnarumma a salvare l'Italia con uno scatto verso destra sulla conclusione rasoterra di Tahirovic. Al 73' ancora pericolosa la Bosnia, ma il colpo di testa di Katic finisce al lato. L'Italia cerca di alleggerire la pressione al 74' con Palestra che scarica per Pio Esposito che calcia però alto sopra la traversa. L'Italia resta alta in pressione e al 77' Tonali e Barella manovrano dalla sinistra, palla per Dimarco che non trova però la porta con il mancino. L'ennesimo affondo della Bosnia all'80' porta al gol dell'1-1 con il pareggio dei padroni di casa con il gol di Tabakovic in tap-in, dopo la parata di Donnarumma su Dzeko. Tutto da rifare per l’Italia. Gattuso cambia ancora e inserisce Frattesi per Barella all'85'. La Bosnia va a ondate che fanno male e all'87' Demirovic impegna ancora di testa Donnarumma. Non c'è più tempo e si va ai tempi supplementari. Gattuso si gioca anche la carta Spinazzola per Dimarco per dare un po' di sprint a sinistra, con Palestra già inserito sulla fascia opposta. Dura battaglia su ogni pallone. Al 102' Palestra sta per entrare in area e viene messo giù da Muharemovic. L'arbitro dà incredibiolmente solo il cartellino giallo. Forti proteste azzurre ma il Var non interviene. Al 105' ci prova Tonali su punizione, respinta dalla barriera e al 106' colpo di testa di Pio Esposito sul secondo palo, ma Vasilj ci arriva d'istinto mandando in angolo. Inizia il secondo tempo supplementare e al 108' ci prova Demirovic con una rovesciata, ma non trova lo specchio della porta. Subito dopo risponde l'Italia con Pio Esposito con una conclusione deviata in angolo. Al 119' Tahirovic solo al limite dell'area, destro che sfiora il palo alla sinistra di Donnarumma. Si va ai calci di rigore. Tahirovic subito a segno, mentre Pio Esposito manda alto sopra la traversa. Anche Tabakovic batte Donnarumma mettendola sotto l'incrocio. Tonali segna per l'Italia. A segno anche Alajbegovic per il 3-1 Bosnia. Sul dischetto va Cristante che colpisce la traversa. Sul dischetto va Bajraktarevic che mette dentro e la Bosnia vola al Mondiale battendo l'Italia 5-2 dcr. 
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“Chiedo scusa”, Gattuso lacrime dopo Bosnia-Italia

(Adnkronos) – "Chiedo scusa, non ce l'ho fatta. Penso che i ragazzi oggi non meritassero una batosta del genere visto l'impegno che ci hanno messo. Siamo rimasti in 10, abbiamo dato tutto: dispiace, questo è il calcio". Rino Gattuso, ct dell'Italia, si esprime così alla Rai dopo la mancata qualificazione ai Mondiali 2026. "Sono orgoglioso dei miei ragazzi, una mazzata così è difficile da digerire. La qualificazione sarebbe servita a noi, a tutto il movimento. Non voglio parlare di arbitro e di episodi, credo che oggi sia un verdetto ingiusto. Il calcio oggi è questo, a volte ho gioito e a volte ho preso mazzate. Questa è difficile da digerire", dice. "Parlare del mio futuro oggi non è importante, oggi contava andare ai Mondiali. Fa male, fa male… Bisogna accettarlo", dice con le lacrime agli occhi. 
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Bosnia-Italia, fallo su Palestra e Adani esplode: “Era espulsione”

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"Lo può tenere anche nelle mutande il cartellino ma è rosso!". Daniele Adani esplode durante la telecronaca di Bosnia-Italia, match valido per il playoff di qualificazione ai Mondiali 2026 che sancisce l'eliminazione azzurra ai calci di rigore. Il commentatore di Raiuno, partner del telecronista Alberto Rimedio, si infiamma al 13' del primo tempo supplementare. Palestra, lanciato verso la porta avversaria, viene steso da Muharemovic. Per l'arbitro Turpin è ammonizione, come intuisce immediatamente Rimedio: "Sta mettendo mano al taschino, lì tiene il cartellino giallo". Adani invoca il cartellino rosso, perché considera l'azione una chiara occasione da gol: secondo l'arbitro Turpin, l'intervento è solo da ammonizione. Il direttore di gara si consulta con il Var e conferma la decisione per il disappunto di Adani. "E' fallo tutta la vita, è cartellino rosso. Perché è giallo? E' la decisione di chi non ha mai giocato a calcio, Palestra era lanciato e nessuno avrebbe potuto recuperare". 
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