Categorie
Adnkronos News

Ciclone in arrivo sull’Italia, allerta meteo oggi: cosa fare

(Adnkronos) – Colpo di coda dell'inverno sull'Italia oggi giovedì 26 marzo. E' in arrivo un ciclone che porterà oltre a un brusco calo delle temperature venti di burrasca e raffiche di tempesta. Il bollettino meteo della Protezione civile indica allerta gialla – per rischio idraulico, temporali e idrogeologico – in Calabria, Emilia Romagna, Abruzzo, Basilicata, Molise, Puglia, Umbria, Lazio e Marche. Ma cosa bisogna fare in caso di ciclone? E cosa è meglio evitare? Le forti raffiche di vento associate a un ciclone possono provocare il sollevamento e la caduta di oggetti e strutture, anche di grandi dimensioni, e la rottura di rami, finestre e vetrine sottolinea la Protezione civile. Si possono verificare anche violente mareggiate e un rapido innalzamento del livello del mare. Prima, durante e dopo l’evento segui le indicazioni delle autorità locali e tieniti costantemente informato attraverso internet, radio e tv. 
All’aperto
 – Allontanati rapidamente dalla costa verso zone più elevate e trova riparo in un edificio. – Se sei in auto poni particolare attenzione perché le raffiche di vento potrebbero far sbandare il veicolo. Rallenta e raggiungi il luogo sicuro più vicino – preferibilmente un edificio in muratura – evitando di sostare sotto ponti, cavalcavia, strutture e oggetti che potrebbero cadere (come lampioni, impalcature, etc.) . – Sono possibili anche distacchi di cavi elettrici. Se sei in auto e vieni colpito rimani all’interno del veicolo e attendi i soccorsi. – Limita l’uso del cellulare. Tenere libere le linee facilita i soccorsi. 
In casa
 – Non uscire assolutamente, neanche per mettere in sicurezza beni o veicoli. – Chiudi porte, finestre e imposte. – Riparati nella stanza più interna della casa o in corridoio, il più lontano possibile da porte e finestre. – Abbandona i piani seminterrati e i piani terra e portati ai piani alti. – Se possibile evita di ripararti all’ultimo piano. Le forti raffiche di vento potrebbero danneggiare i tetti degli edifici più vulnerabili. – Se possibile poni ulteriori protezioni davanti a finestre e vetrate. – Fai entrare in casa gli animali domestici. – Chiudi il gas e disattiva il quadro elettrico se gli impianti sono ai piani bassi. – Se vivi in una casa mobile (roulotte, prefabbricato, campeggio) cerca riparo in un edificio sicuro. – Tieni a portata di mano: documenti, farmaci indispensabili, batterie, torcia elettrica, radio a pile, cellulare, acqua in bottiglia. – Limita l’uso del cellulare. Tenere libere le linee facilita i soccorsi. – Anche se il fenomeno ti sembra in attenuazione non uscire di casa ma attendi le indicazioni delle autorità. 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Categorie
Adnkronos News

Sinner-Tiafoe: orario, precedenti e dove vederla in tv

(Adnkronos) –
Jannik Sinner torna in campo a Miami. Oggi, giovedì 26 marzo, il tennista azzurro sfida lo statunitense Frances Tiafoe – in diretta tv e streaming – nei quarti di finale del Masters 1000 americano. Sinner arriva alla sfida dopo aver battuto Dzumhur all'esordio, Moutet al terzo turno e Michelsen agli ottavi. Tiafoe invece ha eliminato Cazaux, Mensik, mattatore proprio di Jannik a Doha, e Atmane.  La sfida tra Sinner e Tiafoe è in programma oggi, giovedì 26 marzo, alle 18 ora italiana. I due tennisti si sono affrontati in cinque precedenti, con l'azzurro che guida il parziale con un netto 4-1. L'ultimo match risale alla finale del Masters 1000 di Cincinnati del 2024, quando Sinner si impose in due set.  Sinner-Tiafoe, come tutte le partite del Masters 1000 di Miami, sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport. Il match sarà disponibile anche in streaming sull'app SkyGo e su NOW.  
—sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Categorie
Adnkronos News

Torna l’inverno con freddo e neve a 400 metri, allerta meteo oggi sull’Italia

(Adnkronos) –
Allerta meteo oggi, giovedì 26 marzo, sull'Italia dove la primavera verrà bruscamente interrotta da un'ondata di maltempo con un brusco calo delle temperature. Una perturbazione, a partire dalle regioni settentrionali, porterà nelle prossime ore pioggia, neve e venti forti. Da Milano a Roma, ecco l'arrivo dell'aria fredda che riporta buona parte dell'Italia in pieno inverno: temperature giù e freddo in aumento per l'effetto delle raffiche di vento I fenomeni meteo, impattando sulle diverse aree del Paese, potrebbero determinare delle criticità idrogeologiche e idrauliche.  Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte ha quindi emesso un ulteriore avviso di condizioni meteorologiche avverse che integra ed estende quello diffuso in precedenza.  L’avviso prevede venti di burrasca nord-occidentali su Liguria, Lombardia, Alto Adige, Trentino, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana, Sardegna, Marche, Umbria, Lazio, in estensione ad Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia e Calabria, con raffiche fino a burrasca forte, specie sulle due isole maggiori, e mareggiate lungo le coste esposte.  Dalla notte, inoltre, sono previste nevicate su Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia settentrionale e sui settori orientali di Toscana, Umbria e Lazio, generalmente al di sopra dei 400-600 m, con apporti al suolo da deboli a moderati, fino ad abbondanti a quote superiori. Sulla base dei fenomeni previsti, è stata valutata per la giornata di oggi allerta gialla meteo-idro su Abruzzo e Molise, sui settori orientali di Emilia-Romagna, Marche, Umbria e Lazio, Puglia settentrionale nonché su Calabria e Basilicata tirreniche.  
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Categorie
Adnkronos News

Tari, qual è la differenza tra quota fissa e quota variabile e come calcolarle

(Adnkronos) – La Tari è la tassa sui rifiuti destinata a finanziare il servizio di raccolta, gestione e smaltimento dei rifiuti urbani. Si tratta di un tributo locale che deve essere pagato da chi possiede o utilizza un immobile che può produrre rifiuti, come abitazioni, negozi, uffici o stabilimenti produttivi. L’importo della Tari non è uguale in tutta Italia. Ogni Comune, infatti, stabilisce le proprie tariffe in base ai costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti nel proprio territorio. Nonostante queste differenze locali, il sistema di calcolo della tassa segue criteri generali comuni: la Tari è composta da due elementi principali, la quota fissa e la quota variabile. A spiegare la distinzione tra queste due componenti è Alessandra Caparello di Immobiliare.it, che ricorda come sia fondamentale per capire come viene determinato l’importo della tassa e perché la cifra da pagare può cambiare da una famiglia all’altra o da un’attività all’altra.   La Tari è stata introdotta nel 2014 nell’ambito della riforma della fiscalità locale e rappresenta il tributo con cui i cittadini contribuiscono a sostenere i costi del servizio di gestione dei rifiuti. Le somme raccolte attraverso questa tassa servono a coprire tutte le attività legate al ciclo dei rifiuti urbani, tra cui: la raccolta dei rifiuti domestici e assimilati; il trasporto verso gli impianti di trattamento; il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti; lo spazzamento e la pulizia delle strade; le attività amministrative e organizzative del servizio. La normativa prevede che il gettito della Tari debba coprire integralmente i costi del servizio. Questo significa che le tariffe vengono calcolate in modo da garantire il finanziamento completo delle spese sostenute dal Comune per la gestione dei rifiuti. Il presupposto per l’applicazione della Tari è rappresentato dal possesso o dalla detenzione, a qualsiasi titolo, di locali o aree scoperte operative che possano potenzialmente produrre rifiuti urbani. La giurisprudenza ha chiarito più volte che, ai fini dell’obbligo di pagamento del tributo, non è necessario dimostrare l’effettiva produzione di rifiuti. E' sufficiente che l’immobile sia potenzialmente idoneo a produrli. Questo significa che il semplice fatto di non utilizzare un immobile non è sufficiente per evitare il pagamento della tassa. Se un’abitazione o un locale rimane vuoto per scelta del proprietario o dell’occupante, la Tari continua comunque a essere dovuta. Per ottenere l’esenzione dal tributo è necessario dimostrare che il locale o l’area non possono oggettivamente produrre rifiuti perché si trovano in condizioni di inutilizzabilità. In altre parole, il contribuente deve provare che l’immobile non è concretamente utilizzabile. Secondo un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, la presenza anche di uno solo tra arredi o utenze attive (come luce, acqua o gas) è sufficiente a far presumere che l’immobile sia utilizzato e quindi idoneo alla produzione di rifiuti. Si tratta di una presunzione semplice, che può essere superata solo se il contribuente dimostra il contrario. Di conseguenza, per escludere l’assoggettamento alla Tari è generalmente necessario che nell’immobile manchino sia gli arredi sia tutte le utenze di rete. I Comuni possono inoltre individuare, attraverso il proprio regolamento, altri elementi utili a dimostrare l’effettivo utilizzo di un immobile, purché si tratti di indicatori che rivelino concretamente la possibilità di utilizzo dei locali. Nel calcolo della Tari rientrano anche le pertinenze delle abitazioni, come ad esempio garage, cantine o posti auto. Questi spazi sono considerati parte integrante dell’utenza domestica e vengono quindi inclusi nel calcolo della tassa. In particolare, la superficie delle pertinenze viene sommata a quella dell’abitazione principale per determinare la quota fissa della tariffa.  Esistono tuttavia alcune situazioni in cui la Tari non si applica. Sono escluse dal tributo: le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali già tassati quando non sono operative; le parti comuni condominiali indicate dall’articolo 1117 del codice civile, a condizione che non siano utilizzate o detenute in modo esclusivo da un singolo soggetto.   La struttura della Tarisi basa sulle tariffe che sono stabilite con riferimento all’anno solare e vengono differenziate tra utenze domestiche e utenze non domestiche. Le prime riguardano le abitazioni familiari, mentre le seconde comprendono tutte le attività economiche, come negozi, uffici, industrie e studi professionali. Per entrambe le categorie, la tassa è composta da una parte fissa e da una parte variabile. La quota fissa della Tari è legata alle caratteristiche dell’immobile e serve a coprire una parte dei costi generali del servizio di gestione dei rifiuti, come ad esempio: gli investimenti nelle infrastrutture; l’acquisto dei mezzi e delle attrezzature; i costi amministrativi e organizzativi. Per le utenze domestiche, la quota fissa viene calcolata in base alla superficie dell’abitazione, comprensiva delle eventuali pertinenze. In pratica, i metri quadrati dell’immobile vengono moltiplicati per una tariffa unitaria che varia in base al numero di occupanti della casa. In questo modo, abitazioni più grandi o con più residenti contribuiscono in misura maggiore al finanziamento del servizio. Proprio per questo motivo, quando si calcola la quota fissa, la superficie delle pertinenze – come garage o cantine – deve essere sommata a quella dell’alloggio principale.  La quota variabile rappresenta invece la parte della tassa collegata alla potenziale quantità di rifiuti prodotti. Per le utenze domestiche, questa componente non dipende dalla superficie dell’immobile ma dal numero di persone che lo occupano. Si tratta quindi di un importo stabilito in funzione del numero dei componenti del nucleo familiare. A differenza della quota fissa, non viene moltiplicato per i metri quadrati della casa, ma viene semplicemente aggiunto al totale della tariffa. In generale, più persone abitano nello stesso immobile, maggiore sarà la quota variabile, perché si presume che la produzione di rifiuti aumenti con il numero degli occupanti. Va inoltre considerato che sull’importo della Tari si applica anche il tributo provinciale per la tutela ambientale, generalmente pari al 5% della tassa dovuta, che si aggiunge quindi all’importo complessivo da pagare.  
—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Categorie
Adnkronos News

Farmaci anti obesità per prevenire cancro correlato, verso maxi studio su 5mila persone

(Adnkronos) –
Testare la potenziale efficacia della nuova generazione di farmaci per la perdita di peso come semaglutide e tirzepatide nella prevenzione del cancro correlato all'obesità. E' la proposta di un gruppo di esperti internazionali che suggeriscono di condurre uno studio decennale su 5mila persone ad alto rischio, che hanno cioè una condizione considerata precursore del cancro. In una nuova ricerca che sarà presentata al Congresso Europeo sull'Obesità (Eco2026) di quest'anno a Istanbul, in Turchia (12-15 maggio), gli esperti si dicono convinti che un lavoro simile fornirà le risposte necessarie. Il gruppo ha al suo interno studiosi noti per le loro ampie ricerche su obesità e cancro, esperti del mondo dell'industria e finanziatori ed è guidato da Matthew Harris, con un team di Manchester-Leeds, il quale rappresenterà la ricerca al Congresso con Andrew Renehan, Divisione di scienze oncologiche, Università di Manchester, Regno Unito.   Si prevede, avvertono gli autori, che l'epidemia globale di obesità, oltre ai molti problemi correlati, causerà un'impennata nei tumori correlati all'obesità (ne esistono 13 inquadrati come tali, tra cui i più comuni sono il tumore del colon-retto, il tumore al seno in postmenopausa, il tumore dell'endometrio, l'adenocarcinoma esofageo e il tumore del rene). I team di Manchester e Leeds stanno collaborando alla progettazione di studi clinici per la prevenzione del cancro (il progetto Padriac, finanziato da Cancer Research Uk). E ora ritengono che le evidenze a sostegno della nuova generazione di farmaci per l'obesità (che includono gli agonisti Glp-1 e anche i doppi agonisti Glp-1/Gip) siano così solide da rendere necessario uno studio clinico su questi farmaci nella prevenzione dei tumori correlati all'obesità, al fine di fornire una valutazione definitiva del loro potenziale prima di un potenziale utilizzo in questo ambito.   Nonostante l'entusiasmo che circonda questi farmaci, premettono gli esperti, gli aspetti pratici come i costi e la durata devono essere presi in considerazione in qualsiasi studio clinico. Uno studio che coinvolga la popolazione generale affetta da obesità, a basso rischio di sviluppare un tumore nell'arco di 10 anni, richiederebbe circa 50mila partecipanti per essere sufficientemente ampio, risultando quindi troppo costoso. Di conseguenza, il gruppo, riunitosi tra luglio e ottobre 2025 prima di formulare le proprie raccomandazioni, ha proposto uno studio randomizzato 1:1 che includa 5mila partecipanti in sovrappeso o obesi (Bmi 27-35) e con una condizione precursore del tumore, tra cui: esofago di Barrett, iperplasia endometriale, polipi del colon o steatoepatite metabolica con fibrosi. Il gruppo di intervento riceverà un agonista Glp-1 o un agonista del doppio recettore (Glp-1/Gip o Glp-1/amilina), insieme a un intervento comportamentale per la perdita di peso. Il gruppo di controllo riceverà solo un intervento comportamentale per la perdita di peso.   
Gli esperti, utilizzando simulazioni al computer, hanno eseguito una serie di scenari di sperimentazione e hanno stimato che una sperimentazione decennale in questa popolazione fornirà risultati quasi certi sulla possibilità che l'uso di farmaci per l'obesità riduca il rischio di sviluppare il cancro correlato all'obesità. "Questa metodologia innovativa e l'inclusione di esperti multidisciplinari hanno permesso di definire un protocollo di sperimentazione clinica realizzabile per l'indagine sulla prevenzione interventistica del cancro correlato all'obesità utilizzando questa nuova generazione di farmaci – dichiarano gli autori – In particolare, il consenso degli esperti e le simulazioni ci hanno permesso di proporre la selezione di una popolazione ottimale ad alto rischio, consentendo il passaggio alla pianificazione di una sperimentazione nel mondo reale".  "Ora – commenta Harris – abbiamo farmaci in grado di raggiungere livelli di perdita di peso che in precedenza erano possibili solo con la chirurgia. Il passo successivo fondamentale è capire se questo possa effettivamente prevenire i tumori. Il nostro studio dimostra che, concentrandosi sui gruppi ad alto rischio, una sperimentazione definitiva è potenzialmente fattibile e scientificamente solida".  "C'è stato molto entusiasmo tra gli esperti di cancro per il fatto che i farmaci per l'obesità potrebbero offrire una reale opportunità di prevenire centinaia di migliaia di tumori a livello globale", aggiunge Renehan. Sulla questione se gli studi clinici possano distinguere se sia la perdita di peso, un effetto specifico dei farmaci contro l'obesità, o entrambi a ridurre il rischio di cancro correlato all'obesità, gli autori spiegano che ulteriori analisi – utilizzando dati osservazionali per esempio negli studi LookAhead e Select (e altri) dovrebbero aiutare a fornire risposte. "Abbiamo appreso dagli studi su malattie non tumorali che i farmaci contro l'obesità potrebbero agire attraverso la perdita di peso e anche attraverso azioni biologiche dirette – osserva a questo proposito Renehan – Lo stesso potrebbe valere per il cancro. Nei futuri studi che utilizzano farmaci contro l'obesità per prevenire il cancro, dovremo progettare attentamente gli studi per verificare se entrambi questi meccanismi di prevenzione possano essere efficaci". 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Categorie
Adnkronos News

Trump tra negoziati e l’attacco all’isola di Kharg, Iran rafforza difese

(Adnkronos) –
La guerra tra Stati Uniti e Iran può sbarcare sull'isola di Kharg. Il dialogo per porre fine al conflitto, al di là dell'ottimismo esibito da Donald Trump, non è entrato nel vivo e il rischio di escalation rimane concreto. Washington e Teheran potrebbero sedersi al tavolo nei prossimi giorni, con il Pakistan candidato a fare da mediatore. Intanto, però, i due paesi preparano le prossime mosse tra attacco e difesa che potrebbero scontrarsi a Kharg Island. L'isola è il cuore del sistema petrolifero iraniano e si trova nello Stretto di Hormuz, la 'via del greggio' che Teheran blocca da settimane paralizzando il commercio dell'oro nero.  Mentre Trump annuncia che Usa e Iran stanno negoziando, con un accordo raggiungibile all'orizzonte, la macchina bellica del Pentagono continua ad acquisire pezzi. Sono in arrivo nella regione circa 1000 soldati statunitensi dell'82esima Divisione Aviotrasportata dell'Esercito. Si aggiungono a altri 2200 Marines che saranno dispiegati nella regione: tutti elementi che per l'Iran rappresentano un possibile preludio a un’azione mirata proprio su Kharg Island. Non ci sono elementi relativi ad un'azione immediata, l'eventuale svolta non è questione di ore. In ogni caso, Teheran ha rinforzato il dispositivo difensivo sul lembo di terra inviando reparti supplementari con ampia disponibilità di MANPADs, i missili antiaerei che possono essere trasportati a spalla dai soldati. Inoltre, riferisce la Cnn, l'Iran ha iniziato a minare le coste in vista di un possibile sbarco di navi anfibie americane.  L'effetto sorpresa, insomma, non ci sarebbe. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, denuncia il rischio di una possibile "invasione" di una delle isole della Repubblica islamica senza citare espressamente Kharg. "Sulla base di alcune segnalazioni dell'intelligence, i nemici dell'Iran si stanno preparando a occupare una delle isole iraniane con il sostegno di uno degli stati regionali. Le nostre forze stanno monitorando tutti i movimenti del nemico. Se faranno qualsiasi passo, tutte le infrastrutture vitali di quello stato regionale saranno prese di mira con attacchi implacabili e incessanti", afferma. L'Iran non esclude la soluzione diplomatica, ma – almeno pubblicamente – continua a smentire l'esistenza di reali trattative. "Il fatto che vengano inviati messaggi attraverso Paesi amici e che noi rispondiamo con avvertimenti o esprimiamo le nostre posizioni non si chiama negoziazione o dialogo, è uno scambio di messaggi", dice Abbas Araghchi, ministro degli Esteri iraniano. "In questi messaggi sono state sollevate idee che sono state trasmesse alle massime autorità, e se dovrà essere presa una posizione, la annunceranno".  Kharg Island ospita strutture fondamentali per il sistema petrolifero nazionale. Già il 13 marzo gli Stati Uniti hanno bombardato l'isola, risparmiando le infrastrutture energetiche e distruggendo le difese militari. La conquista di Kharg consentirebbe agli Usa di controllare un centro fondamentale per l'intero sistema economico di Teheran e di acquisire una carta preziosissima in vista del 'vero' negoziato. L'Iran, secondo le informazioni diffuse da Press Tv e da Al Jazeera, ha giudicato "eccessive" le condizioni poste dagli Usa in un piano di 15 punti recapitato con la mediazione del Pakistan: la Repubblica islamica, in particolare, non intende rinunciare al proprio programma missilistico. Per conservare Kharg, però, l'Iran potrebbe essere costretto a dire sì alla proposta americana.  
"Dal presidente Trump nessun bluff, è pronto a scatenare l'inferno. L'Iran non deve commettere di nuovo un errore di valutazione", avverte Karoline Leavitt, portavoce della Casa Biancai. "La scelta del presidente è sempre quella della pace. Non c'è bisogno di altre morti e distruzione", dice in un'altalena continua che, a strettissimo giro, prevede una nuova minaccia esplicita: "Ma se l'Iran non accetterà la realtà del momento attuale, se non capirà di essere stato sconfitto militarmente, il presidente Trump farà in modo che il paese venga colpito più duramente di quanto non lo sia mai stato prima", aggiunge con un continuo zig-zag. L'unico elemento costante, a quanto pare, è la previsione sulla durata della guerra: "Abbiamo sempre stimato che la guerra sarebbe durata tra le quattro e le sei settimane. Potete fare voi stessi i conti", chiosa Leavitt. Non c'è fretta, quindi. Lo conferma anche l'agenda di Trump. Il viaggio in Cina, per il vertice con Xi Jinping, slitta dalla fine di marzo al 14-15 maggio. Intanto, il presidente diserta per la prima volta la Cpac, la riunione annuale dei conservatori americani. Avrebbe dovuto partecipare sabato, ma diserterà: priorità alla guerra. O alla pace. Il giorno 'x' potrebbe essere proprio sabato: Trump potrebbe annunciare una tregua di un mese e congelare il conflitto. Non è un caso, evidenziano Cnn e New York Times, che Israele abbia intensificato gli attacchi: il premier Benjamin Netanyahu punta ad assestare i colpi più duri prima di un eventuale stop decretato dall'alleato. 
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Categorie
Adnkronos News

Meloni incassa anche dimissioni Santanchè: scatta il totonomi, tempi rapidi per successione

(Adnkronos) – Alla fine di un'altra giornata sull'ottovolante, Giorgia Meloni incassa anche le dimissioni 'auspicate' di Daniela Santanchè. Dopo il passo indietro, martedì, del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e della capo di gabinetto del ministero di via Arenula, Giusi Bartolozzi, ieri – al termine di un lungo pressing da parte di Fratelli d'Italia – è arrivato anche l'addio al governo della ministra del Turismo, che aveva trascorso l'intera mattinata chiusa nel suo ufficio al dicastero.  Con una lettera alla premier, Santanchè ha ufficializzato la sua 'rinuncia' (con un garibaldino "obbedisco"), accompagnandola con una chiusa polemica: "Cara Giorgia, non ti nascondo un po' di amarezza per l'esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri".  Per il 'dopo Santanchè' si moltiplicano le ipotesi. Come da tradizione, il totonomi è scattato subito dopo la missiva d'addio ed è destinato a proseguire fino all'individuazione del successore: con ogni probabilità questa mattina, dal momento che Meloni è rientrata in serata dalla visita in Algeria. Tra le valutazioni in corso, secondo quanto si ragiona negli ambienti di via della Scrofa, ci sarebbe l'ipotesi di un riequilibrio geografico e politico: puntare su una figura del Sud per ricostruire consenso in aree oggi più fragili, come quelle in cui ha prevalso il 'no' alla riforma della giustizia.  In alternativa, un profilo amministrativo forte e riconoscibile come quello di Luca Zaia potrebbe garantire continuità nella capacità di governo, anche se qualcuno osserva che assegnare ora una casella alla Lega rischierebbe di innescare tensioni, soprattutto con Forza Italia. Interpellato su un possibile coinvolgimento, l'ex governatore del Veneto preferisce non commentare. Sullo sfondo, anche la figura dell'ex presidente del Coni Giovanni Malagò, ma in via della Scrofa si registra scetticismo sul suo nome per quella casella. Secondo gli ultimi boatos, in quota FdI sarebbe in corsa anche Gianluca Caramanna, deputato meloniano e figura di riferimento nel settore turistico: classe 1975, nato a Flörsheim am Main, in Germania, economista del turismo e manager di lunga esperienza nel comparto alberghiero, tra cui il gruppo Hotel Domus. Circola inoltre il nome di una donna, Elena Nembrini, attuale direttore generale dell'Enit, così come viene ipotizzato anche il profilo dell'attuale presidente Ita, Sandro Pappalardo.  Tra i papabili alla 'successione' girano anche i nomi di Lucio Malan, attuale presidente dei senatori di Fratelli d'Italia, e del senatore siciliano Salvo Sallemi. Ma nella giornata convulsa di ieri sarebbe circolata anche l'ipotesi di un interim in capo a Meloni. Si tratterebbe di una soluzione transitoria che vedrebbe un prima e un dopo: oggi la premier potrebbe assumere anche l'incarico di ministro del Turismo per poi conferire a un fedelissimo (come Caramanna) il mandato di sottosegretario allo stesso dicastero. Successivamente Meloni rinuncerebbe all'interim, cedendo 'pieni poteri' a un nuovo ministro. La scelta del nuovo ministro del Turismo, raccontano, non è semplice. Pesa ancora la mancata elaborazione della sconfitta del sì al referendum. Il nodo – si osserva in ambienti parlamentari di FdI – è quello della classe dirigente: se nei territori in cui esprimi sindaci o figure apicali finisci per perdere con margini anche superiori al 60%, significa che esiste una frattura profonda. Quella del referendum, in questa lettura, non è soltanto una sconfitta elettorale, ma il segnale di uno scollamento: proprio dove il partito dovrebbe essere più forte, perché governa e ha visibilità, si rivela invece più debole, osserva un esponente. Il fatto di aver prevalso soltanto in tre regioni rafforza ulteriormente questa interpretazione. Da qui l'idea delle "pulizie di primavera": una cesura netta, non solo simbolica, per aprire una nuova fase. Al ministero della Giustizia è stato il day after le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi. Il ministro Carlo Nordio, ieri al question time alla Camera, ha sgombrato il campo. "Non è previsto in nessun ordinamento che il ministro si dimetta a seguito dell'esito negativo del referendum, tanto più che la fiducia è già stata confermata dal governo e dalla presidente del Consiglio", ha replicato alle opposizioni ringraziando l'ormai ex capo di gabinetto per il passo indietro. "Bartolozzi ha dato le dimissioni e ha sempre, secondo il mio giudizio, incessantemente svolto le sue funzioni con dignità ed onore e il suo gesto spontaneo dimostra un grande senso di responsabilità e confido che cessino definitivamente le strumentali polemiche che hanno investito la sua persona e tutto il ministero", ha continuato, annunciando: "Provvederemo quanto prima alla sua sostituzione, tenendo conto che l'obiettivo è l'efficienza del ministero e l'attuazione del programma governativo". Intanto, in attesa che venga nominato il nuovo capo di gabinetto (tra i nomi che circolano quello di Antonio Mura, attualmente capo dell'Ufficio legislativo), a fare le funzioni sarà Vittorio Corasaniti, già vicecapo di gabinetto vicario, affiancato da Anna Chiara Fasano, già vicecapo di gabinetto. Non è un caso che le loro posizioni siano state 'blindate' con le richieste arrivate ieri dal ministro al Csm per la conferma di fuori ruolo per entrambi, approvate all'unanimità dal plenum.  Resta poi il rebus legato alla casella lasciata vacante dalle dimissioni del sottosegretario Delmastro. E' da chiarire se arriverà o meno una nuova nomina anche se c'è chi pensa che difficilmente una delega 'pesante' come quella al Dap possa essere redistribuita. Tra i nomi papabili per un'eventuale successione ci sarebbe quello della deputata FdI Sara Kelany. 
—politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Categorie
Adnkronos News

Rosalìa sta male, stop al concerto a Milano

(Adnkronos) – Rosalìa è costretta a interrompere il concerto al Forum di Assago oggi 25 marzo. L'artista catalana deve fermare lo show per un'intossicazione alimentare. Nel corso del concerto, come evidenzia il video, la cantante cerca di tenere a bada i 'disturbi' che finiranno per provocare lo stop. 
—spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Categorie
Adnkronos News

Parkinson, ansia e depressione possono essere segnali precoci: lo studio

(Adnkronos) –
Il morbo di Parkinson può essere anticipato da segnali che non spesso non vengono considerati come 'spie'. La malattia è da sempre conosciuta soprattutto per i suoi sintomi motori: tremore, rigidità, lentezza nei movimenti. Gli studi degli ultimi anni indicano però che la patologia possa iniziare molto prima che questi segni compaiano. Tra i segnali precoci più studiati si collocano anche i disturbi dell'umore: ansia e depressione possono precedere i sintomi motori anche di anni. Uno studio dell’Unità di Ricerca di epidemiologia e prevenzione dell’Irccs Neuromed di Pozzilli, in collaborazione con l’Unità di Ricerca e di Neurofisiologia clinica dello stesso istituto e con l’Università Lum di Casamassima, contribuisce ora a definire con maggiore precisione questa relazione, soprattutto dal punto di vista del tempo che intercorre tra i segnali precoci e la comparsa clinica della malattia.  La ricerca, pubblicata sul Journal of Neurology, è stata condotta nell’ambito del progetto 'Moli-sani'. Delle oltre 24.000 persone partecipanti al progetto, seguite per una mediana di quindici anni, al momento del reclutamento nello studio 1.760 avevano una diagnosi di ansia o depressione con relativo trattamento farmacologico. Analizzando negli anni successivi i dati sul loro stato di salute, e confrontandoli con quelli di altri partecipanti che non presentavano quei disturbi, i ricercatori hanno potuto osservare che le persone con ansia o depressione iniziale presentavano un rischio doppio di sviluppare il Parkinson. L'elemento più rilevante, però, ha riguardato il ruolo del tempo intercorso tra la diagnosi di ansia o depressione e la manifestazione clinica del Parkinson: l'associazione tra i disturbi psichiatrici e il successivo sviluppo della malattia è risultata evidente solo quando i due eventi si verificavano a distanza di meno di dieci anni l'uno dall'altro. Oltre questa soglia temporale, il legame scompare. Questo suggerisce che ansia e depressione, quando seguite dal Parkinson non rappresentano una condizione concomitante o di rischio, ma un segnale precoce della neurodegenerazione in corso. "La finestra temporale di circa 10 anni che abbiamo identificato – spiega Francesca Bracone, prima autrice dello studio – è un dato concreto che può aiutare i clinici a interpretare con maggiore attenzione alcuni possibili segnali precoci della malattia. Non si tratta di allarmare chi soffre di ansia o depressione: questi disturbi sono molto comuni e, nella grande maggioranza dei casi, non precedono il Parkinson. Ma quando si presentano insieme ad altri segnali non motori come i disturbi del sonno o la perdita dell’olfatto, una maggiore attenzione neurologica potrebbe fare la differenza". "Questo studio ha anche evidenziato che l’associazione era ancora più marcata nelle persone che erano state trattate contemporaneamente sia per ansia che per depressione. Non emergevano invece rischi per chi aveva soltanto dichiarato di avere questi disturbi ma non riceveva una terapia specifica. Oppure assumeva farmaci ma senza una diagnosi dichiarata", spiega Alfredo Berardelli, professore emerito di Neurologia presso l’Università la Sapienza di Roma e coordinatore dell’Unità di Ricerca e di Neurofisiopatologia clinica dell’Irccs Neuromed -. Questo rafforza l'importanza di incrociare le informazioni cliniche con quelle farmacologiche per identificare correttamente le persone a rischio".  Questi risultati potrebbero aprire la strada a strategie di sorveglianza più mirate che non sostituiscano gli attuali percorsi diagnostici ordinari ma li integrino con una maggiore attenzione verso i segnali psichiatrici precoci", commenta Augusto Di Castelnuovo, dell’Unità di Ricerca di Epidemiologia e prevenzione dell’Irccs Neuromed. 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Categorie
Adnkronos News

Rosalía sta male, interrotto concerto a Milano

(Adnkronos) – Colpo di scena al concerto milanese di Rosalía al Forum di Assago. Poco dopo le 22, l’artista catalana, 33 anni, si è sentita male e ha dovuto interrompere il concerto. Lei ha provato a proseguire lo show, ma è stata costretta a fermarsi a metà concerto, subito dopo il secondo atto del suo tour ‘Lux’. Visibilmente provata, dopo una pausa è tornata in scena e si è rivolta al pubblico milanese: “Mi sento male. Ho provato ad andare avanti ma devo interrompere lo show: volevo che aveste la migliore esperienza possibile. Non mi era mai capitato prima, mai in questa situazione. Ho spinto lo show ma devo fermarmi fisicamente, non posso continuare, ho fatto del mio meglio”.  Sul palco si è scusata più volte, dispiaciuta di non poter portare a termine lo spettacolo come avrebbe voluto. Quindi Rosalía ha promesso che avrebbe cercato di capire, con lo staff medico, se ci fossero le condizioni per riprendersi e magari tornare sul palco, ma poi subito dopo ha ribadito di non essere in grado di proseguire in quel momento. Tra gli applausi e il sostegno del pubblico di Milano, l’artista ha lasciato il palco, visibilmente dispiaciuta per l’interruzione anticipata dello show, poco dopo le 22.  Qualche segnale del suo malessere si era già intravisto durante l’esecuzione di ‘De Madrugá’, quando la cantante era stata vista tossire sul palco. Fino a quel momento, però, lo show sembrava procedere normalmente. Rosalía aveva infatti portato a termine i primi due atti senza particolari intoppi, esibendosi con alcuni dei brani più amati dell’ultimo lavoro, tra cui ‘Berghain’, ‘Divinize’ e le hit di ‘Motomami’, mantenendo alta l’energia e il coinvolgimento del pubblico. 
—spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)