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Gruppo Athora, solo 8% non pensionati ha organizzato con cura vita post-lavoro

(Adnkronos) – Athora Italia, compagnia assicurativa vita del Gruppo Athora, ha presentato in collaborazione con Nomisma la seconda edizione dell’Osservatorio Look to the Future, l’indagine che fotografa il sentiment degli italiani sui temi del risparmio e degli investimenti, della previdenza e della protezione, con il capitolo rivolto alla longevità e alla previdenza complementare. Ne hanno discusso oggi Jozef Bala, ceo di Athora Italia, Silvia Zucconi, direttore New Market Intelligence di Nomisma e Sergio Sorgi, sociologo e fondatore di Progetica. La prospettiva di vivere a lungo genera infatti sentimenti contrastanti nel tessuto sociale italiano: se oltre la metà della popolazione in pensione guarda al futuro con ottimismo (63%), tra i non pensionati la longevità è spesso associata ad ansia e preoccupazione (29%). La ricerca evidenzia una contraddizione sociologica profonda, dove il timore per la perdita di vigoria fisica e autonomia prevale sulla pianificazione economica. Tre italiani su quattro (74%) si dicono preoccupati dalla prospettiva di una futura non autosufficienza, temendo soprattutto il carico di cura sui familiari, la necessità di modificare radicalmente le proprie abitudini di vita e l’impegno economico. Nonostante queste paure, prevale un diffuso 'breve-terminismo': solo l’8% dei non pensionati dichiara di aver già organizzato con cura la propria vita post-lavoro. Gli italiani attribuiscono al risparmio un valore centrale, ma adottano spesso strategie basate sul senso comune, più che sul buon senso: il 47% punta sulla riduzione delle spese non necessarie, agendo come accantonatori di risorse, ma senza una reale finalizzazione. Ci troviamo di fronte a un risparmio spesso 'primitivo' e non pianificato. E tra chi non sta accumulando risorse economiche per la propria vecchiaia, il 53% ammette difficoltà ad accantonare risorse sufficienti.  Ma è la difficoltà di visione a riflettersi in una marcata sottostima del tempo e della realtà previdenziale. Oltre un terzo dei lavoratori prevede infatti di andare in pensione all’età di vecchiaia prevista di 65-67 anni. Parallelamente, solo un terzo (33%) di chi lavora immagina di trascorrere più di 20 anni in pensione, mentre chi ha già concluso l’attività lavorativa ha ben compreso che il tempo della longevità sarà molto più esteso (57%). A ciò si aggiunge un mix di sfiducia e scarsa conoscenza del sistema pubblico: il 70% dei non pensionati teme di non ricevere un assegno adeguato allo stile di vita desiderato e il 42% è convinto che i contributi versati oggi serviranno ad erogare le pensioni di domani. Eppure, la preoccupazione per il futuro non si traduce in attivazione: solo il 27% degli italiani dichiara di avere attivato un piano pensionistico integrativo, mentre il 36% dichiara che si attiverà, manifestando tuttavia una chiara tendenza alla procrastinazione. A questo si accompagna una certa ingenuità nel rapporto tra versamenti e prestazioni, dove si genera un’asimmetria: se il 36% di coloro che conoscono fondi pensione o PIP desidera un’integrazione superiore ai 700 euro mensili, la disponibilità media a investire rimane modesta, con il 75% del campione che non sarebbe disposto a superare i 200 euro al mese. Un punto centrale emerso dall’indagine riguarda il cosiddetto costo del rimpianto: la ricerca mostra come la consapevolezza dell’importanza di una pianificazione tempestiva cresca con l’avanzare dell’età. La metà degli over 50 (50%) dichiara apertamente che avrebbe dovuto pensare alla propria previdenza complementare molto prima di quanto effettivamente fatto. Questo sentimento è confermato da chi è già in pensione: il 20% dei pensionati ammette che, potendo tornare indietro, pianificherebbe il pensionamento con molto più anticipo. Di contro, per il 27% che ha agito, l’assenza di rimpianto è totale: il 91% dei sottoscrittori di piani pensionistici si dichiara tra soddisfatto ed estremamente soddisfatto della scelta fatta.  Un ostacolo determinante alla pianificazione è rappresentato dalle modalità con cui gli italiani si informano. Nonostante la complessità della materia, solo il 21% degli italiani che non conoscono questi strumenti dichiara di voler approfondire attivamente il funzionamento dei prodotti previdenziali, contro il 45% dei poco o per nulla interessati. In questo vuoto informativo, le scelte vengono spesso delegate ad amici e parenti, ritenuti più attendibili rispetto alle figure professionali, o ci si affida alla consulenza bancaria o finanziaria. Questa tendenza a cercare risposte nel “senso comune” piuttosto che nelle competenze tecniche alimenta il rischio di scelte inefficienti, confermando l’urgenza di un nuovo modello di consulenza che sappia parlare un linguaggio diretto, empatico e quotidiano. In occasione della presentazione, Jozef Bala, ceo di Athora Italia, ha dichiarato: “I dati dell’Osservatorio ci consegnano l’immagine di un’Italia che risparmia con sacrificio, ma che fatica a trasformare quel risparmio in un progetto di vita solido. Come Compagnia assicurativa abbiamo il dovere di comunicare che la previdenza complementare è una strategia per mitigare il rimpianto futuro e garantire quella serenità che, come dimostra la ricerca, appartiene oggi solo a chi ha saputo pianificare per tempo. Che sia la strada da percorrere ce lo dice chiaramente quel 91% tra i sottoscrittori di strumenti integrativi soddisfatti della scelta fatta. In continuità con gli insight emersi nella prima edizione della ricerca, si rafforza il bisogno di avvicinare il ruolo dell’assicuratore a vero consulente finanziario e troviamo anche conferma della necessità di implementare percorsi di educazione finanziaria rivolti soprattutto alle giovani generazioni, che aiutino a superare la sottovalutazione del tempo e la procrastinazione, supportando scelte più informate e consapevoli”. 
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Paoli, Iva Zanicchi: “La colonna sonora della mia vita. Ho invidiato Vanoni”

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"È stato la colonna sonora della mia vita". Così Iva Zanicchi in collegamento con La volta buona ha ricordato Gino Paoli, il cantautore morto oggi all'età di 91 anni.  La cantante ha ricordato un aneddoto della sua adolescenza, ricordando il suo primo innamoramento: "Ero al mare, sono uscita con un ragazzo che mi piaceva tanto e quella sera abbiamo ballato sulle note di 'Sapore di sale'".  Zanicchi, con grande rispetto, ha ammesso di aver provato invidia per Ornella Vanoni: "Senza fine è una canzone che avrei tanto voluto cantare io, ma come tante altre di Gino Paoli. Canzoni che rimarranno in eterno". La cantante ha confidato in diretta di avere un "bellissimo ricordo" del cantautore: "Mi chiamava sempre per cognome storpiandolo in Zanicchiola", ha aggiunto sorridendo.  Un solo rammarico resta nel cuore della cantante: non aver mai inciso una canzone insieme. "Una volta gli chiesi di scrivere una canzone per me, mi aveva detto che lo avrebbe fatto, non è successo e mi dispiace. Ma le sue poesie sono eterne".  
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Lecce, abusi su bambina di 8 anni: due arresti per violenza sessuale aggravata, in carcere anche la madre

(Adnkronos) – Due persone, un uomo di 71 anni e una donna di 53, sono state arrestate dai carabinieri della Stazione di Taviano, in provincia di Lecce, coordinata dalla Procura della Repubblica del capoluogo salentino, per violenza sessuale aggravata ai danni di una bambina di 8 anni e produzione e detenzione di materiale pedopornografico. La vittima è la figlia della donna. Le misure cautelari sono state eseguite, con l'ausilio delle Stazioni di Taurisano, Supersano e della Sezione Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Casarano, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Lecce. Entrambi risiedono nel basso Salento.  I militari di Taviano hanno ricostruito una sequenza di comportamenti protrattisi tra agosto 2024 e agosto 2025. Nel corso di quel periodo, i due indagati avrebbero costretto la bambina a subire ripetutamente gravi abusi sessuali da parte dell'uomo. La madre, secondo l'accusa, avrebbe partecipato attivamente. Quest'ultima avrebbe inoltre documentato gli abusi attraverso la produzione di fotografie e video, trasmessi all’uomo unitamente ad altro materiale pedopornografico riguardante la bambina. Al momento dell'esecuzione della misura cautelare, i militari dell’Arma hanno sequestrato gli apparati informatici nella disponibilità di entrambi gli arrestati. Il materiale, che potrebbe rivelarsi determinante per l'ulteriore sviluppo delle indagini, sarà sottoposto ad accertamenti tecnici disposti dall'Autorità Giudiziaria. La bambina, nel frattempo, è stata affidata a una comunità protetta, per garantirne l'incolumità e avviarne il percorso di supporto e recupero. Ora l'uomo e la donna si trovano in carcere.  
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Ginnastica, Fgi sigla accordo quadriennale con Tao Technologies per dispositivi nanotecnologici Taopatch

(Adnkronos) – La Federazione Ginnastica d'Italia (Fgi) ha siglato un accordo quadriennale con Tao Technologies, azienda veneta attiva nel settore dei dispositivi medici indossabili basati su nanotecnologie, per l'utilizzo dei dispositivi Taopatch a supporto della salute e della performance delle atlete della Squadra Nazionale di Ginnastica Artistica Femminile (Gaf). La partnership, valida fino al 2029, conferisce a Tao Technologies lo status di "Sponsor di maglia della Squadra Nazionale Gaf" e "Fornitore Ufficiale", con esclusività nel settore dei dispositivi medici indossabili. I Taopatch® sono apparati nanotecnologici di dimensioni ridotte – grandi quanto una monetina – che emettono luce terapeutica a specifiche lunghezze d'onda per il trattamento di problematiche fisiche. I dispositivi si distinguono per la modalità d'azione non invasiva: non rilasciano sostanze chimiche e non alterano la struttura fisica del corpo, caratteristica che li rende particolarmente adatti all'uso in ambito sportivo, dove la sicurezza e l'assenza di effetti collaterali rappresentano una priorità. Il dispositivo è lo stesso visto sul petto di Novak Djokovic al Roland Garros 2023 e sui polsi di Robert Downey Jr ai Golden Globes. "Sono orgoglioso che un'azienda tanto prestigiosa abbia scelto di legare la propria immagine alla nostra Federazione", ha dichiarato Andrea Facci, Presidente della Fgi. "La nostra attenzione si è focalizzata sul benessere e sulla salute psicofisica di tutti i tesserati, quindi accogliamo con entusiasmo nuove tecnologie in grado di supportare la loro prestazione. Taopatch è un dispositivo sicuramente innovativo, che ha ricevuto il benestare della Commissione Medica Federale. L'azienda fornirà gli opportuni servizi di consulenza per l'applicazione attraverso personale sanitario qualificato".  La scelta della Fgi si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso le tecnologie mediche innovative. Il mercato globale della nanotecnologia nei dispositivi medici ha raggiunto 4,7 miliardi di dollari nel 2024, con una crescita prevista del 9,2% annuo, mentre il mercato globale dei dispositivi medici indossabili è destinato a crescere da 26,9 miliardi di dollari nel 2026 a 143,5 miliardi nei prossimi anni. L'Italia registra tuttavia ancora un ritardo significativo nell'adozione di soluzioni di medicina digitale, con solo l'8% della popolazione che ha sperimentato queste tecnologie, contro il 40% di altri paesi. "Il dispositivo è stato brevettato in risposta a una serie di esigenze fondamentali", ha spiegato il Dr. Fabio Fontana, inventore del Taopatch. "La ginnastica, per le sue caratteristiche, necessitava di una soluzione capace di dare risposte immediate a criticità posturali e post traumatiche, al recupero rapido post allenamento e alla riduzione delle infiammazioni, permettendo allenamenti migliori. L'obiettivo era migliorare la salute degli atleti in maniera naturale, senza controindicazioni". Le "Fate" della squadra nazionale femminile, vicecampionesse olimpiche e medaglie d'oro continentali in carica, potranno beneficiare di questa innovazione tecnologica. Il logo Taopatch comparirà sulle maglie azzurre della sezione Gaf, simboleggiando l'integrazione tra tradizione sportiva italiana e innovazione tecnologica. "La partnership rappresenta un valore aggiunto per il movimento", ha concluso Fontana. "Insieme alla Fgi realizzeremo progetti ambiziosi nel corso del quadriennio, puntando sempre sul benessere degli atleti". L'accordo segna un precedente importante nel panorama sportivo italiano, dove l'adozione di tecnologie mediche avanzate potrebbe diventare un modello per altre federazioni. 
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Michelle Hunziker e Giulio Berrutti, le foto che non lasciano dubbi: nuova coppia?

(Adnkronos) –
Michelle Hunziker e Giulio Berruti nuova coppia del jet set? Sembrerebbe di sì. Sul numero di 'Chi', in edicola domani, appaiono infatti le prime foto insieme. Il settimanale li ha immortalati dietro le quinte di 'Battiti Live Spring', il programma che la Hunziker ha registrato lo scorso fine settimana a Ferrara. Nelle immagini si vede Berruti che aspetta Michelle Hunziker e poi, insieme, attraversano il backstage e si dirigono su un van che li porterà a Milano, sotto casa della conduttrice. Salutano tutti e sorridono, prima di salire sulla vettura. Giulio Berruti e Michelle Hunziker si conoscevano da tempo, ma si sono rivisti, psiega il settimanale, lo scorso dicembre a un evento in Svizzera e, a febbraio, hanno cominciato a vedersi a Roma. Di recente avrebbero trascorso anche un weekend in Svizzera. Berruti, attore e medico estetico, è stato legato dal 2020 al 2025 a Maria Elena Boschi; Michelle Hunziker è stata legata fino allo scorso ottobre e Nino Tronchetti Provera. 
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Dal porno in coppia al sesso via social, il piacere e gli italiani nella fotografia Censis

(Adnkronos) – Dal porno guardato in coppia ai partner sessuali cercati sui social fino a foto e video ripresi durante i rapporti. E' l'Italia sotto le lenzuola fotografata nell'ultimo Rapporto Censis dal titolo 'Il piacere degli italiani. Come cambiano i costumi sessuali', realizzato su un campione rappresentativo di 1.000 italiani tra i 18 e i 60 anni.  Secondo il rapporto, il 59,3% degli italiani guarda porno da solo e in particolare lo fa il 76,6% degli uomini e il 41,5% delle donne; il 66,2% dei 18-34enni, il 56,6% dei 35-44enni e il 55,6% dei 45-60enni. In coppia invece guarda il porno il 26% degli italiani 18-60enni (il 27,3% dei maschi e il 24,6% delle femmine), il 23,7% dei giovani, il 25,5% degli adulti e il 27,8% dei 45-60enni.  E ancora: il 32,5% degli italiani con età tra 18 e 60 anni dichiara di avere conosciuto partner sessuali tramite social media. Ricevono immagini di tipo pornografico il 37% dei 18-34enni, il 32,2% dei 35-44enni, il 26,9% dei 45-60enni; praticano il sexting il 43,4% dei 18-34enni, il 33,6% dei 35-44enni, il 19,2% dei 45-60enni; inviano immagini pornografiche il 31,2% dei 18-34enni, il 21,8% dei 35-44enni, il 14,3% dei 45-60enni; praticano la masturbazione a distanza con altre persone il 28,3% dei 18-34enni, il 23,8% dei 35-44enni, il 14,5% dei 45-60enni; si fotografano o si riprendono per video durante i rapporti sessuali il 15,9% dei 18-34enni, il 17,9% dei 35-44enni, l’11,6% dei 45-60enni.  L’80,4% degli italiani (tra i 18 e i 60 anni) ha rapporti sessuali esclusivamente con la persona con cui ha una relazione stabile di coppia, il 12% solo con la o le persone che frequenta occasionalmente e il 6,2% con le persone con cui ha una relazione sessuale stabile e con altri partner occasionali. Il 67% degli italiani (il 63% tra gli uomini e il 71,2% tra le donne) ritiene che nei rapporti di coppia che durano nel tempo non necessariamente prevale la noia, poiché è possibile prevenire tale rischio. Il 68,9% delle persone con relazione stabile è soddisfatto della propria vita sessuale, e il dato incide al 29,8% tra i single.    Sul fronte del consenso, il 66,1% degli italiani ritiene sempre possibile comprendere quando una donna non desidera un rapporto sessuale. Ne sono convinti il 60,6% degli uomini e il 71,7% delle donne; il 60% dei 18-34enni, il 69,5% dei 35-44enni e il 68,8% dei 45-60enni. Tuttavia, il 47% degli italiani concorda con l’idea che indossare determinati abiti o adottare taluni comportamenti come l’uso di droghe o l’eccessiva assunzione di alcol espongano le donne al rischio di subire violenza sessuale. Lo pensa il 39,2% dei 18-34enni, il 46,8% dei 35-44enni, il 52,6% dei 45-60enni, il 47,1% dei maschi e il 46,9% delle femmine.    Il 16,3% degli intervistati non si riconosce in una identità di genere netta ed esclusiva, solo maschile o solo femminile. A pensarlo è anche il 21,9% dei 18-34enni, il 18,6% dei 35-44enni e l’11,1% dei 45-60enni. Tra coloro che hanno conoscenza di cosa siano i movimenti Lgbtqia+, il 58,3% ritiene che siano importanti perché combattendo le discriminazioni migliorano la società. Per il 75,7% degli italiani (e l’81% dei giovani) in Italia ci sono ancora troppe discriminazioni nei confronti delle persone non cisgender e o non eterosessuali.  
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Gino Paoli, dall’aneddoto di Mogol al ricordo di Fazio: “Le sue canzoni sono quadri”

(Adnkronos) –
Gino Paoli, tra i più importanti esponenti della musica leggera italiana, è morto oggi all'età di 91 anni. Dai colleghi artisti, come Mogol, al mondo della politica, in tanti stanno ricordando con dichiarazioni e messaggi sui social il cantautore. "Mi dispiace immensamente. Era un caro amico, molto, molto caro. È stato un grandissimo autore e compositore. A parte la sua bravura come interprete, vorrei che fosse ricordato soprattutto come un autore e compositore di primo piano". Con voce rotta dalla commozione, Giulio Rapetti in arte Mogol risponde così all'Adnkronos commentando a caldo la morte di Gino Paoli. "Negli ultimi tempi era un po' depresso – rivela – Io l'ho sentito, ho cercato di incoraggiarlo, ma era molto giù. Lo ricordo come un caro amico e un grande artista".  Mogol è legato a Gino Paoli anche da un aneddoto che ha fatto la storia della musica italiana, e che riguarda il celebre brano 'Il cielo in una stanza'. "Dato che era un mio caro amico, presi questo brano capolavoro che lui scrisse, che contiene versi indimenticabili come 'il cielo non ha più pareti ma alberi', e lo feci sentire a Mina. Avevo capito che era un pezzo meraviglioso, lei lo ascoltò e le piacque molto. Io non ho fatto nulla – si schermisce Mogol – se non far ascoltare a lei la canzone. E così, abbiamo avuto la fortuna di questo bellissimo brano di Gino cantato da una voce come quella di Mina".   "Un gigante, un poeta. Un vero poeta. Ma anche un pittore. Le sue canzoni sono quadri. Lui è nato come pittore". Sono le prime parole che Fabio Fazio, commosso, dedica al ricordo di Gino Paoli, parlando con l'Adnkronos. Il conduttore, il 29 ottobre 2023, ospitò a 'Che Tempo Che Fa' una delle ultime interviste televisive del cantautore, quella indimenticabile che lo vide ospite insieme a Ornella Vanoni: "E’ un ricordo bellissimo di due straordinari artisti liberi e unici", dice. Poi su X aggiunge: "E’ stato un poeta grandissimo. Con le sue canzoni dipingeva. Con la sua arte ha costruito un immaginario che è dentro ciascuno di noi. Solo la forza della Poesia può tanto. E così sappiamo che l’estate sa di sale e che un soffitto viola può lasciare il posto al cielo".  "A quell'età ogni giorno è un regalo, penso che nell'ultimo periodo lo sentisse, nelle ultime uscite era più incazzato, voleva sfidare la morte, un po' come tutti", così all'Adnkronos il cantautore genovese Francesco Baccini, commentando la morte del collega Gino Paoli.  Baccini ricorda Paoli quando, nel 2004, in occasione del settantessimo compleanno, organizzò un concerto a Genova, al quale invitò, tra gli altri, lo stesso Baccini, Vittorio De Scalzi e Bruno Lauzi. "Gino non sapeva se Lauzi, che era malato di Parkinson, sarebbe arrivato, non lo aveva mai visto in quelle condizioni. Mentre Gino cantava, Lauzi si materializzò alle sue spalle e cominciò a cantare, ma quando lo ha visto per la prima volta, con il Parkinson in fase avanzata, Gino scoppiò a piangere come un bambino e scappò via dal palco senza finire la canzone. Questa cosa mi aveva colpito molto, si capiva che tra i due c'era una profonda amicizia". Paoli, ricorda Baccini, ha avuto un ruolo fondamentale in "quella che erroneamente è stata chiamata 'Scuola genovese', erano un gruppo di amici che avevano scoperto una musica nuova che veniva da fuori, arrivava dall'influenza americana di Bob Dylan e da quella francese di George Brassens, loro l'hanno riportata in italiano creando un nuovo modo di scrivere le canzoni". "Ai genovesi – prosegue – si aggiunsero anche i milanesi, come Giorgio Gaber, ma i genovesi furono i primi, hanno cambiato il modo di scrivere le canzoni, facendo capire che il testo è una parte fondamentale, cosa che all'epoca non si pensava".  "Gino Paoli è stato un gigante della musica italiana e un rivoluzionario della canzone, uno di quelli che hanno fatto davvero la storia. Le sue canzoni erano semplici solo all’apparenza, ma dentro avevano una profondità che ti resta addosso. Per noi che veniamo da Genova è sempre stato molto più di un artista: un punto di riferimento, una voce che ci ha accompagnati crescendo, un esempio raro di autenticità e longevità". Così il cantautore genovese Alfa, commentando la morte di Gino Paoli. "Durante il mio concerto a Genova, a novembre, ho voluto rendergli omaggio cantando insieme a tutto il pubblico ‘Sapore di sale’ -ricorda il giovane artista- è stato uno di quei momenti che non si dimenticano. Io stesso ho imparato a suonare la chitarra con ‘La gatta’, ed è anche grazie a lui se mi sono innamorato della musica". Con la sua scomparsa, spiega Alfa, "se ne va un pezzo di Genova, ma anche un pezzo di tutti noi. Ci lascia però una cosa enorme: l’idea che per arrivare davvero alle persone non serve complicare le cose, basta essere veri". L'artista ha poi pubblicato anche su Instagram il video dell'omaggio a Paoli con 'Sapore di Sale', davanti ad un pubblico che canta a squarciagola. "E dopo Ornella (Vanoni, ndr), te ne sei andato anche tu. Fai buon viaggio e grazie per le emozioni che ci hai regalato". Così la conduttrice Simona Ventura ricorda Paoli sui social. "Il mio gigante. Il mio cantautore del cuore. La mia ninna nanna. La mia università dei sentimenti", il messaggio della conduttrice Francesca Fialdini. 
Tra i primi post su X quello del vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. "Ci lascia Gino Paoli. Un pezzo enorme della nostra cultura popolare, capace di trasformare la vita quotidiana in poesia e melodia. Le sue canzoni, con parole semplici e vere, hanno accompagnato intere generazioni. Le mie condoglianze alla sua famiglia e a tutti coloro che gli hanno voluto bene", scrive. Un pensiero anche da Matteo Salvini. "Addio grandissimo Gino", scrive il vicepremier postando una foto del cantante. La sindaca di Genova Silvia Salis ha commentato: "Oggi ci ha lasciati uno tra i più grandi cantautori italiani e tra i principali esponenti della scuola genovese. Con la scomparsa di Gino Paoli perdiamo una voce unica, capace di raccontare con straordinaria sensibilità l’animo umano e il suo tempo. Autore raffinato e dalla voce inconfondibile, ha segnato profondamente la musica italiana e il patrimonio culturale della nostra città dagli anni Sessanta in poi". "Le sue canzoni, la sua poesia intrisa di malinconia – prosegue -, hanno contribuito a rinnovare profondamente la canzone d’autore italiana e a ispirare generazioni di musicisti. A nome mio, della giunta e dell’amministrazione comunale, esprimo il più profondo cordoglio alla famiglia, agli amici e a tutti coloro che gli hanno voluto bene. Il suo ricordo e la sua arte resteranno con noi per sempre, senza fine". Il presidente della Toscana, Eugenio Giani, ricorda Gino Paoli come "uno dei grandi della musica italiana, autore di canzoni che hanno attraversato generazioni e raccontato emozioni senza tempo". "Con la sua voce – scrive sui social – e le sue parole ha lasciato un segno profondo nella cultura del nostro Paese. Un pensiero di cordoglio alla sua famiglia e a chi gli ha voluto bene".  
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Addio a Gino Paoli, l’amore ‘senza fine’ con Ornella Vanoni e la canzone mai incisa insieme

(Adnkronos) –
Legati anche nella fine. Gino Paoli è morto oggi all'età di 91 anni. Circa quattro mesi dopo la morte di Ornella Vanoni. I due, legati da un sodalizio artistico, hanno vissuto un amore intenso e tormentato costellato di tanti successi musicali, come la canzone immortale, simbolo della loro unione: 'Senza fine'.  Gino Paoli aveva deciso di omaggiare la sua Ornella Vanoni, scomparsa a Milano il 22 novembre 2025, con un'immagine in bianco e nero e a corredo l'icona del cuore nero. Nient'altro. La foto li ritrae giovanissimi al pianoforte, con lui che suona e Vanoni appoggiata sullo strumento con indosso una collana di perle. Nel 1960 la Vanoni sposò Lucio Ardenzi, impresario teatrale. Il matrimonio, però, non fu guidato dall'amore e la relazione con Ardenzi si concluse due anni dopo, poco prima della nascita del figlio Cristiano. Ornella era nonna di due nipoti, Matteo e Camilla. Nello stesso periodo Vanoni incontrò Gino Paoli, dando vita a un sodalizio artistico che si trasformò presto in passione amorosa. Nonostante la reciproca attrazione, la storia fu segnata da tradimenti e difficoltà. La loro intesa musicale, invece, rimase forte: insieme pubblicarono anche il libro 'Noi due, una lunga storia' (Mondadori, 2004), che ripercorre dettagli e ricordi del loro rapporto. Secondo Vanoni, la relazione fu dolorosa e controversa: "Quando è scoppiato l'amore con Gino Paoli, lui era sposato e io mi sono sposata poco dopo. Una sofferenza tremenda, altro che scandalo" ha raccontato in varie interviste. Nel 1961, Ornella Vanoni pubblica il suo primo album, che contiene 'Cercami', brano che diventa il suo primo grande successo commerciale. Questo pezzo, dedicato idealmente a Paoli, segna una svolta nella carriera della cantante, consolidando la sua voce come una delle più intense e sofisticate del panorama italiano. La loro collaborazione professionale non si esaurisce con la fine della relazione sentimentale. Negli anni a seguire, Paoli e Vanoni continuano a duettare e a esibirsi insieme: un esempio è l'album live 'Insieme', pubblicato nel 1985, che raccoglie molti dei loro pezzi più famosi, come 'Senza fine', 'Che cosa c'è', 'L'appuntamento' e 'Non andare via'. Nonostante la sofferenza vissuta, Ornella ha dichiarato che il legame con Paoli non è mai davvero svanito: nel corso degli anni, i due hanno costruito un rapporto di amicizia e stima reciproca. Orietta Berti, dopo la morte di Ornella Vanoni, aveva rivelato che in una chiamata con la Signora della musica italiana era venuta a conoscenza di una nuova collaborazione tra Vanoni e Paoli: "Ci eravamo sentite l'ultima volta due settimane fa per una bella telefonata dove mi raccontava dei suoi progetti imminenti, sia televisivi sia musicali e che stava per registrare un nuovo brano con Gino Paoli. Ci eravamo ripromesse di ritrovarci a Milano quanto prima", aveva raccontato Berti.  
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‘Vita da Suore’, da trovata marketing a fenomeno social: il caso

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Da Timothée Chalamet con 'Marty Supreme' al caso italiano 'Vita da Suore': il cinema che riscrive le regole del racconto. La casa di produzione Starlex ha trasformato il film 'Tutte insieme all’Abbazia' in un sorprendente esperimento di transmedialità. Da qui nasce 'Vita da Suore', un profilo social che porta le protagoniste della storia fuori dallo schermo e le fa vivere nella realtà quotidiana. Non una semplice trovata social: sono la prova che esiste un nuovo modo di raccontare storie. Un nuovo modo di portare il cinema in mezzo alla gente, oltre la sala, oltre lo schermo, oltre la promozione tradizionale. Un nuovo modo che non si limita a condividere una locandina o un trailer, ma che ridefinisce cosa significhi davvero raccontare il cinema oggi.  Lo ha dimostrato Timothée Chalamet con il tour mondiale di 'Marty Supreme', in cui interpreta la leggenda del tennistavolo Marty Reisman: non una classica campagna promozionale, ma un’estensione narrativa del film. Con le sue palline da ping pong arancioni, con il brano rap, con le finte call su Zoom con la casa produzione proponeva di tingere di arancione i monumenti più famosi e i look pensati ad hoc, il giovane divo di Hollywood è stato il primo, forse, ad aver intercettato un passaggio cruciale: il cinema non è più solo qualcosa da vendere, ma qualcosa che deve vivere, muoversi, interagire. Diventare esperienza. E anche in Italia abbiamo un caso grazie a 'Vita da Suore', ma con una marcia in più.  Starlex, società fondata da Benedetta Pontellini e Claudia Gatti, ha trasformato il film ‘Tutte insieme all’Abbazia’ in uno dei casi di transmedialità più sorprendenti. Un progetto che parte da un film e finisce per diventare un fenomeno culturale capace di parlare, soprattutto, alla generazione più difficile da conquistare: la Generazione Z. Dalla commedia corale tutta al femminile, è nato il profilo social ‘Vita da Suore’, che porta i personaggi del film nel mondo reale. Le attrici – a partire da Noemi Esposito (Suora Paola) e Marina Marchione (Suor Felicetta) – diventano presenze urbane e digitali: cucinano panzerotti per strada, dirigono il traffico romano, fanno parkour sui tetti, inseguono Sfera Ebbasta fino a Miami, collaborano con l’Nba, sfidano creator e influencer. E non solo. Ballano con Sal Da Vinci sulle note di ‘Per sempre sì’ o su quelle di ‘Italia Starter Park’ di J-Ax, protagonisti dell’ultimo Festival di Sanremo. Insomma, un universo narrativo che si muove, respira, interagisce. E sta sempre sul pezzo. Il risultato? Un fenomeno virale interamente organico, che in pochissimi mesi ha raggiunto quasi 70 milioni di visualizzazioni su TikTok. Una community attiva e partecipativa anche su Instagram con quasi 90mila follower. "Non è marketing, è la naturale prosecuzione del racconto", spiega la produttrice Benedetta Pontellini. "Le storie non finiscono più con i titoli di coda”. Ed è proprio questa la rivoluzione di Starlex: un modello produttivo che unisce scrittura, regia, strategia e pubblico. 'Tutte insieme all’Abbazia' non è un caso isolato. È l’inizio di una nuova traiettoria. La dimostrazione che la transmedialità, quando è competenza e non esperimento, può diventare linguaggio. E può riscrivere le regole del gioco. Dopo il successo su Prime Video (il film è stato nelle 'Scelte Top' della piattaforma), la Rai ha acquisito i diritti d’antenna per 10 anni e lo ha reso disponibile su RaiPlay (dal 10 gennaio), il progetto si prepara ora a raggiungere il pubblico della tv generalista – nelle prossime settimane arriverà su Rai2 – confermando che 'Tutte insieme all’Abbazia' non è un caso isolato, ma l’inizio di una nuova traiettoria produttiva. Tutte insieme all’Abbazia si apre su una strada di campagna, quando un tir manda in tilt un tranquillo pulmino di suore. È l’attimo che fa deragliare l’ordine apparente e accende una commedia che gioca con gusto sui confini tra sacro e profano, colpa e redenzione, regole e libertà. Milù, Felicetta, Asia, Maria e Maddalena si sono incontrate dietro le sbarre, durante un programma di riabilitazione in carcere. Cinque donne diverse, unite da un passato difficile e da un torto che le ha segnate. Convince­nte­mente travestite da religiose, decidono di infiltrarsi in un’abbazia per recuperare il denaro che ritengono all’origine della loro condanna e regolare i conti con una suora che considerano responsabile della loro rovina. Ma una volta varcata la soglia del convento, il piano perfetto comincia a incrinarsi. Costrette a vivere sotto falsa identità, le cinque protagoniste devono confrontarsi con la rigidità della vita monastica e con l’energia instancabile di Suor Addolorata, determinata a riportare in vita un’abbazia dimenticata da tutti.  Tra equivoci esilaranti, imprevisti e colpi di scena, la vendetta lascia spazio a qualcosa di inatteso. Quello che doveva essere un colpo si trasforma così in un viaggio sorprendente fatto di convivenza forzata, complicità, sorellanza e cambiamento. Una commedia corale tutta al femminile, che rilegge in chiave contemporanea le atmosfere iconiche del cinema pop, mescolando ironia, emozione e spirito ribelle. Nel cast – oltre Noemi Esposito e Marina Marchione – figurano anche Lucia Batassa nel ruolo di Suor Addolorata, Guendalina Tavassi in quello di Suor Gertrude, Titina Maroncelli in quello di Suor Maddalena. 
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Usa, una famiglia rifiuta 26 milioni di dollari da un’azienda IA: “La nostra fattoria non diventerà un data center”

(Adnkronos) – "Ventisei milioni di dollari non significano nulla". Così una donna del Kentucky, negli Stati Uniti, ha rifiutato un'offerta dieci volte superiore al prezzo di mercato dei terreni agricoli nella sua zona perché non ha voluto cedere parte della propria fattoria a un'azienda che l'avrebbe convertita in un data center. Come riporta il canale tv Local 12, l'ottantaduenne Ida Huddleston e la sua famiglia possiedono circa 1.200 acri di terreno agricolo nei pressi di Maysville. La società di Intelligenza Artificiale in questione (i media americani non riportano il nome) era interessata a comprarne circa la metà ma ha ricevuto un 'no' deciso. "Restiamo, teniamo ciò che abbiamo e continuiamo a sfamare la nazione", ha dichiarato Delsia Bare, la figlia di Huddleston. "Ventisei milioni di dollari – ha detto – non significano nulla". Bare infatti ha spiegato che il legame della sua famiglia con questa terra va avanti da generazioni. "Mio nonno, il mio bisnonno e molti altri parenti hanno vissuto qui per anni, hanno pagato le tasse su questa terra e hanno contribuito a sfamare un'intera nazione", ha detto. "Hanno persino coltivato il grano durante la Grande Depressione e hanno garantito le code per il pane negli Stati Uniti d'America quando la gente non aveva altro." Nonostante il rifiuto di Ida Huddleston e della sua famiglia, il data center potrebbe comunque essere costruito nelle vicinanze. Delsia Bare ha fato sapere a Local 12 che l'azienda ha contattato decine di proprietari terrieri e alcuni hanno accettato di vendere. L'offerta d'altronde era allettante per molti: i terreni nella contea di Mason hanno un valore di circa 6.000 dollari per acro, mentre l'offerta sarebbe stata circa dieci volte superiore.  Huddleston non è tra questi. "Dico che sono dei bugiardi, e che non dicono la verità. È una truffa", ha dichiarato a Local 12. E ancora: "Ci chiamano vecchi contadini stupidi, sapete, ma non lo siamo". 
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