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Sostenibilità, Barilla: 100% dei pack venduti in Italia progettato per essere riciclato

(Adnkronos) – Con il 100% delle confezioni vendute in Italia progettate per essere riciclate, oltre il 50% dei materiali di packaging già riciclati a livello globale e un +45% di acqua riciclata e riutilizzata nel 2024 rispetto al 2022, Barilla continua a rafforzare il proprio impegno nella gestione responsabile delle risorse. Un percorso che l’azienda ribadisce in occasione della Giornata Mondiale del Riciclo (18 marzo) e della Giornata Mondiale dell’Acqua (22 marzo). Risorsa fondamentale per la produzione della pasta e per l’equilibrio degli ecosistemi, l’acqua rappresenta per Barilla un elemento centrale nella gestione sostenibile delle proprie attività. L’azienda – spiega l'azienda in una nota – lavora per ridurne progressivamente il consumo nei processi produttivi, promuovendo un uso responsabile della risorsa e favorendo pratiche di recupero, riciclo e riutilizzo all’interno degli stabilimenti e lungo la catena di approvvigionamento. A supporto di questo approccio integrato, il Gruppo ha adottato un Sistema di Gestione Ambientale conforme alla norma Uni En Iso 14001 e sviluppa da anni Analisi del Ciclo di Vita (Lca) dei propri prodotti, con particolare attenzione al Water Scarcity Index, che misura il consumo idrico in relazione alla disponibilità regionale di acqua. Negli stabilimenti l’acqua, che proviene principalmente da acquedotti, pozzi o acque superficiali, è costantemente monitorata per garantire il rispetto delle normative ambientali, mentre i sistemi di trattamento delle acque reflue sono sottoposti a rigorosi controlli per prevenire l’inquinamento. Ogni sito produttivo definisce obiettivi annuali di riduzione dei consumi idrici, monitorati mensilmente attraverso la Supply Chain Scorecard, la piattaforma globale che raccoglie gli indicatori ambientali del Gruppo. Il recupero e riutilizzo dell’acqua è sempre più rilevante: nel 2024 il volume totale di acqua riciclata e riutilizzata è cresciuto del 45% rispetto al 2022, con un incremento ancora più significativo nelle aree a rischio idrico, dove l’aumento ha raggiunto il 164%. Un contributo importante arriva dallo stabilimento di Rubbiano (PR), dedicato alla produzione di sughi e pesti: il miglioramento degli impianti di depurazione ha permesso di incrementare del 28% l’acqua riciclata nel solo 2024 e di recuperare oltre 62.000 m3 di acqua nel triennio 2022-2024 grazie a soluzioni avanzate di riciclo idrico. L’impegno si estende anche alla filiera agroalimentare, con collaborazioni volontarie con i fornitori di pomodoro e basilico per promuovere pratiche agricole più efficienti nell’uso delle risorse idriche. Guardando al futuro, Barilla continuerà a investire nell’efficienza idrica dei propri impianti: nello stabilimento di Rubbiano sono previsti interventi per oltre 5 milioni di euro nell’ambito dell’Energy & Water Plan, il programma da 168 milioni di euro avviato nel 2024, con l’obiettivo di aumentare del 250% l’indice di acqua riciclata nelle aree a maggiore stress idrico entro il 2030 rispetto al 2022. Uno degli esempi più tangibili della strategia di sostenibilità di Barilla riguarda il packaging, una sfida ambientale legata ai rifiuti generati e alle emissioni associate alla produzione. L’azienda lavora per migliorare la protezione del prodotto – riducendo lo spreco alimentare – e per aumentare l’impiego di materiali riciclati, diminuendo l’uso di fonti fossili. Oggi il 100% delle confezioni dei prodotti Barilla venduti in Italia (pasta, sughi e prodotti da forno) è progettato per essere riciclato. A livello globale, oltre il 50% dei materiali utilizzati nel packaging del Gruppo è riciclato, mentre il 71% delle confezioni è a base di carta e cartoncino. Questo percorso si fonda sui Principi del Packaging Sostenibile, introdotti nel 1997 e costantemente aggiornati. Tra gli obiettivi concreti, l’azienda si è data il traguardo di eliminare dal mercato entro il 2030 circa 4mila tonnellate di materiale di packaging grazie a progetti di re-design. Le confezioni di Pasta Barilla rappresentano un caso di riferimento nella progettazione di imballaggi che garantiscono sicurezza e qualità degli alimenti riducendo al contempo l’impatto ambientale. L’azienda utilizza ogni anno quasi 160mila tonnellate di carta e cartone provenienti da filiere forestali gestite in modo responsabile. Simbolo di questo impegno è la Blue Box, realizzata con cartoncino in fibra vergine proveniente da filiere gestite in modo sostenibile. A ciò si aggiunge l’uso di inchiostri a basso odore, che migliorano ulteriormente la riciclabilità nella filiera della carta. Un ulteriore passo significativo è stata l’eliminazione progressiva della finestrella di plastica dalle confezioni, che ha consentito di ridurre l’immissione sul mercato di plastica superflua per circa 126mila kg ogni anno.  
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Paura a Roma, cade albero e sfonda finestra del liceo Orazio

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Paura al liceo Orazio di Roma dove un albero nella notte è caduto mandando in frantumi una finestra dell'edificio. Sono intervenuti i vigili del fuoco e la scuola questa mattina era regolarmente aperta. Secondo una nota dell'Unione degli Studenti di Roma l'albero situato nel cortile della sede di via Spegazzini, tra i quartieri Talenti e Montesacro, è crollato e ha infranto una finestra. Non ci sono sati feriti data l'ora ma , sottolinea l'Unione degli Studenti di Roma, "nonostante la gravità dell’accaduto, questa mattina studentesse e studenti sono stati fatti entrare regolarmente per svolgere le lezioni, mentre i vigili del fuoco effettuavano il sopralluogo all’interno dell’istituto. Durante le verifiche sono state inoltre rilevate diverse irregolarità nella struttura scolastica. Quello che potrebbe sembrare un episodio isolato è in realtà l’ennesima dimostrazione di una crisi strutturale dell’edilizia scolastica nella città di Roma. – continua la nota dell'Uds di Roma – Decine di scuole della Capitale non rispettano pienamente le norme di sicurezza e non dispongono di spazi adeguati per garantire una didattica dignitosa". David Colautti, coordinatore dell’Unione degli studenti Roma, dichiara che "non è accettabile che studenti e studentesse entrino in una scuola mentre sono ancora incorso verifiche di sicurezza dopo il crollo di un albero dentro un’aula. Questa situazione dimostra quanto l’edilizia scolastica sia stata abbandonata dalle istituzioni. Parliamo di un problema strutturale: a Roma troppe scuole sono ormai insicure e prive degli spazi necessari. Il diritto allo studio non può essere garantito se chi studia non è al sicuro".  "In questo contesto la Regione Lazio – prosegue la nota dell'Uds di Roma – continua a non rispondere alle richieste di sbloccare le risorse del portale regionale Ares dedicate al fabbisogno dell’edilizia scolastica. Si tratta di fondi pari a circa 70 milioni di euro che permetterebbero di intervenire per mettere in sicurezza circa 80 scuole della Capitale. Tuttavia, il presidente Rocca e la giunta regionale continuano a non renderli disponibili. La scuola dovrebbe essere un luogo sicuro, invece spesso abbiamo la sensazione che i problemi vengano ignorati finché non succede qualcosa di grave. Pretendiamo risposte immediate dalla Regione Lazio – conclude l’Unione degli Studenti Roma – È necessario sbloccare subito i fondi per l’edilizia scolastica e avviare un vero piano straordinario di investimenti sulle scuole della Capitale. Scuole sicure e dignitose sono la base di un reale diritto allo studio. Studentesse e studenti non possono continuare a rischiare la propria sicurezza per andare a scuola. Garantire edifici sicuri non è un favore, ma un dovere delle istituzioni". 
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Dall’Aids a Ebola fino al Covid, 90 anni dell’Inmi Spallanzani di Roma

(Adnkronos) – L'Inmi Spallanzani di Roma compie 90. Negli anni l'istituto dedicatato alle malattie infettive ha affrontato tanti scenari, dalla lotta all'Hiv-Aids, passando per lo spauracchio del virus Ebola, fino a diventare il punto di riferimento della guerra alla pandemia Covid nel 2020. Questa mattina – alla presenza del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, del presidente del Consiglio regionale, Antonello Aurigemma, e dell'assessore regionale ai Servizi sociali, Massimiliano Maselli – l'Irccs ha inaugurato 'Casa Spallanzani'. "Si tratta di una foresteria con una ricettività di 22 posti letto, suddivisi in ampie camere doppie, destinata ad ospitare a prezzi calmierati parenti e/o caregiver di pazienti ricoverati presso l'Inmi e/o la vicina Ao San Camillo Forlanini, nonché discenti e docenti del Centro di formazione dello Spallanzani", si legge in una nota. Contestualmente, l'istituto ha presentato il logo 'Spallanzani 30-90' e le attività previste nel corso del 2026, anno di celebrazione del 90esimo anniversario della fondazione e del 30esimo anniversario del riconoscimento come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. Come spiegato dalla direttrice generale, Cristina Matranga, "il nuovo logo, con il simbolo dell'infinito, richiama l'idea di un dialogo costante tra la cura dei pazienti, l'attività di ricerca e la trasmissione del sapere. Tre dimensioni che non sono separate, ma che si alimentano reciprocamente in un flusso continuo, da trent'anni. E' questo intreccio virtuoso che ha reso lo Spallanzani un punto di riferimento nazionale e internazionale nelle malattie infettive. Cambiano le sfide – dall'Aids al Covid, fino alle nuove esigenze di accoglienza e formazione – ma resta immutata la missione: prendersi cura, produrre conoscenza, condividerla. In un movimento continuo, come quel simbolo dell'infinito che oggi rappresenta non solo un logo, ma una visione". Tra i momenti principali di questo anno di celebrazioni: l'inaugurazione di una nuova sezione diagnostica senologica, l'apertura della seconda sala operatoria della Chirurgia del paziente infetto, la presentazione e attivazione del primo e unico Bsl4 d'Italia, l'inaugurazione del Padiglione Pontano – destinato alle malattie infettive dell'apparato respiratorio – che verrà riaperto dopo i lavori di ammodernamento, la Giornata mondiale dell'Aids e l'ormai nota e tanto attesa Settimana della scienza di settembre, elenca l'Inmi.  Inaugurato nel 1936, nel corso dei decenni lo Spallanzani ha progressivamente adattato il proprio campo d'azione in risposta all’evoluzione epidemiologica delle principali malattie infettive: negli anni Trenta fu attivata una sezione dedicata alla cura e alla riabilitazione della poliomielite; nel 1957 l'ospedale svolse un ruolo importante nel contrasto alla pandemia influenzale denominata 'Asiatica'; nel 1970 fu la volta dell'epidemia di colera ed ebbe inizio l'impegno sistematico dell'istituto nella gestione dell'epatite virale, soprattutto in relazione ai problemi emergenti legati alla tossicodipendenza; a partire dagli anni Ottanta lo Spallanzani è divenuto uno dei maggiori centri europei per l'assistenza, la cura e la ricerca sulle infezioni da Hiv e sull'Aids, contribuendo in modo determinante allo sviluppo di nuovi percorsi clinici, diagnostici e terapeutici. In seguito, dalla riemergenza della tubercolosi, legata anche alla infezione da Hiv, lo Spallanzani ha assunto un ruolo sempre maggiore nella gestione di questa patologia fino a diventare polo di riferimento per la cura della tubercolosi, in particolare delle forme farmaco-resistenti. Nel dicembre 1996 il ministero della Sanità ha riconosciuto lo Spallanzani come Irccs, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. Tra il 2001 e il 2003 il ministero della Salute ha ulteriormente designato l'istituto come polo nazionale di riferimento per il bioterrorismo, la gestione della Sars e delle febbri emorragiche, consolidandone il ruolo strategico nella risposta alle emergenze infettive, emerso con particolare rilevo durante la pandemia Covid-19. Attualmente lo Spallanzani è articolato in due dipartimenti, il Dipartimento clinico e di ricerca delle Malattie Infettive e il Dipartimento di Epidemiologia, Ricerca preclinica e Diagnostica avanzata. Presso l'istituto è presente l'unico laboratorio italiano di livello di biosicurezza 4 (Bsl4), le cui attività saranno ulteriormente potenziate nel corso dell'anno attraverso l'attivazione di una nuova infrastruttura dedicata, oltre a 3 laboratori Bsl3. Dispone inoltre di una biobanca, parte del network Bbmri-Eric, dove sono attualmente raccolti e conservati 1.255.000 campioni biologici. È inoltre in fase di realizzazione il nuovo Polo dei laboratori 'Rita Levi Montalcini', che integrerà i laboratori di Virologia e Microbiologia, recentemente identificati come unici laboratori di terzo livello della Regione Lazio. La nuova struttura integrerà le funzioni, attualmente svolte dai laboratori, di riferimento per la diagnostica specialistica ad alta complessità, la caratterizzazione avanzata dei patogeni, il coordinamento delle reti di sorveglianza e il supporto alla gestione delle emergenze infettive ed epidemiche a livello regionale e nazionale. 
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Stretto di Hormuz, Ue studia piano comune. ‘No’ di Londra e Berlino a Trump: “Non sarà missione Nato”

(Adnkronos) – I ministri degli Esteri dell’Ue riuniti oggi a Bruxelles per discutere della situazione nello Stretto di Hormuz, attualmente al centro di tensioni legate al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. La responsabile della politica estera europea, Kaja Kallas, ha avanzato l’idea di replicare un modello simile all’accordo sul grano nel Mar Nero per favorire il passaggio sicuro delle navi attraverso la rotta, fondamentale per il commercio energetico globale. Questo approccio prevede anche la possibile espansione della missione navale Ue esistente, come l’operazione Aspides, per dare sicurezza ai trasporti marittimi nella regione. Ci sono "delle proposte sul tavolo" riguardo le possibili mosse europee, e al Consiglio affari esteri si discuterà "se sia possibile cambiare" il mandato della missione Ue Aspides in tal senso, ha detto Kallas, entrando alla riunione tra ministri Ue. "Il punto è se gli Stati membri siano disposti a utilizzare effettivamente questa missione: se vogliamo avere sicurezza in questa regione, allora sarebbe più facile utilizzare già l'operazione che abbiamo in loco e magari modificarla un po'", aggiunge.  E oggi, dopo l'appello e l'out out lanciato da Donald Trump alla Nato per riaprire lo Stretto di Hormuz, arriva la risposta di Gran Bretagna e Germania.  "La guerra in Iran non ha nulla a che vedere con la Nato", ha dichiarato il portavoce del governo tedesco Stefan Kornelius in conferenza stampa. "Questa non è la guerra della Nato", ha aggiunto Kornelius, sottolineando che "la Nato è un'alleanza per la difesa del proprio territorio. Inoltre, non esiste alcun mandato per il dispiegamento della Nato" in Iran e nella regione. L'allargamento della guerra, ha poi proseguito, pone rischi seri per gli alleati in Medio Oriente e nella regione. Poco prima era stato il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul ad affermare di "non credere che la Nato possa assumersi responsabilità per lo stretto di Hormuz". "Se questo fosse il caso, allora gli organismi della Nato lo affronterebbero in modo adeguato", ha aggiunto, sottolineando che la Germania sostiene l'imposizione di sanzione a "chi è responsabile' del blocco del cruciale passaggio commerciale. Sulla stessa linea il premier Keir Starmer. Il Regno Unito lavora con gli alleati a "un piano collettivo sostenibile" per ristabilire la libertà di navigazione per le navi nello stretto di Hormuz. Ma "voglio essere chiaro, non sarà e non è stato mai pensato come una missione della Nato". "Dovrà essere un'alleanza di partner, per questo stiamo lavorando con partner sia in Europa che nel Golfo che con gli Stati Uniti, è importante che continuiamo in questa direzione", ha aggiunto il premier britannico, sottolineando che il suo obbiettivo è che questo piano coinvolga "il maggior numero di alleati possibili".  A chi gli chiedeva di più sulla natura di questo piano, Starmer ha risposto in modo evasivo: "Stiamo discutendo, con partner europei, del Golfo e gli Usa, e ovviamo dobbiamo valutare molte opzioni. Noi abbiamo già sistemi di sminamento autonomi nella regione, valutiamo opzioni ed esperienza, ma lavoriamo con gli alleati".   L'operazione militare navale dell'Ue Aspides va "rafforzata", ma deve restare "nel Mar Rosso", mentre per ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz deve prevalere la "diplomazia", ha detto il numero uno della Farnesina Antonio Tajani. "Io credo – afferma – che debba essere rinforzata la missione" Aspides "all'interno del Mar Rosso". Oggi nel Consiglio si potrebbe discutere di una eventuale modifica del mandato della missione, che per lo Stretto di Hormuz è di carattere non esecutivo, ma l'Italia non è d'accordo: "Cambiare la missione – spiega Tajani – mi pare complicato, perché è una missione difensiva, quindi dovrebbe essere stravolta. Noi riteniamo che in questo momento sia giusto rimanere nel Mar Rosso". Lo Stretto di Hormuz è aperto, ma non per i Paesi che hanno attaccato l'Iran. È il messaggio ribadito dal ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, che ha commentato la richiesta degli Stati Uniti agli alleati di contribuire alla sicurezza della via marittima del Golfo. "Gli Usa hanno condotto attacchi su larga scala e continuano a ripetere la richiesta di una resa incondizionata. Ora, dopo circa 15 giorni dall'inizio della guerra, si rivolgono ad altri Paesi chiedendo aiuto per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz", ha dichiarato Araghchi, citato dalla Cnn. Secondo il capo della diplomazia iraniana, dal punto di vista di Teheran "lo stretto è aperto, è chiuso soltanto ai nostri nemici e a coloro che hanno compiuto un'aggressione ingiusta contro il nostro Paese".   
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Tajani difende Cirielli: “Non abbiamo rotto relazioni diplomatiche con Russia”

(Adnkronos) – Sul viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli e il suo incontro con l'ambasciatore russo Aleksej Vladimirovič Paramonov è scoppiata "una polemica inutile" perché "ha ricevuto un ambasciatore accreditato presso la Repubblica Italiana. Noi non abbiamo rotto le relazioni diplomatiche con la Federazione Russa". Lo dice il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a Bruxelles a margine del Consiglio Ue. 

L'incontro, continua Tajani, "è servito a ribadire la nostra posizione, la stessa che ho ribadito cinque minuti fa a Mark Rutte". L'incontro "non si è svolto in segreto, si è svolto al Ministero degli Esteri. Il viceministro era assistito da funzionari della Farnesina, quindi tutto alla luce del sole. Ma poi – aggiunge – è roba di parecchie settimane fa".  L'Italia ha "relazioni diplomatiche con tanti Paesi: se un ambasciatore chiede di parlare, parla. Non è che cambia il nostro atteggiamento nei confronti della Russia perché è venuto alla Farnesina l'ambasciatore della Federazione Russa. La posizione è quella, gliel'ha ribadita anche Cirielli, quindi non c'è nulla da scandalizzarsi".  I rapporti diplomatici con Mosca continuano, ricorda Tajani. "C'è un'ambasciata d'Italia a Mosca, ci sono 340 imprese italiane che, nel rispetto delle sanzioni, operano lì. Siamo a favore delle sanzioni, l'ho anche detto che non siamo per cambiare posizione sull'acquisto di petrolio russo. Mi sembra che la nostra posizione sia sempre coerente".  Il viceministro, prosegue Tajani, ha solo ricevuto "un ambasciatore per dirgli qual è la posizione italiana: è stato ricevuto anche l'ambasciatore iraniano. Abbiamo sempre, con i Paesi con i quali abbiamo relazioni diplomatiche, ribadito la nostra posizione ufficiale, che è quella di condanna dell'invasione. Noi siamo dalla parte dell'Ucraina e non siamo dalla parte della Federazione Russa", conclude. 
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Truffe telefoniche, boom di chiamate in Italia: cosa fare e i prefissi da evitare

(Adnkronos) –
Torna l'allarme truffe telefoniche in Italia. Nonostante le misure introdotte per contrastare le chiamate indesiderate e il telemarketing molesto, sempre più persone hanno ripreso, dopo un iniziale periodo di stasi, a ricevere chiamate e messaggi che nascondono vere e proprie truffe telefoniche o spam. Il fenomeno è ripreso con forza nelle ultime settimane, dopo che negli scorsi mesi era già stato lanciato l'allarme per chiamate moleste non solo da parte di call center dall'Italia, ma anche dall'estero, con chiamate in arrivo con prefissi stranieri. La truffa, che spesso avviene promettendo posti di lavoro o facili guadagni, è volta ad hackerare i dispositivi dei malcapitati, a rubare i loro dati personali o a estorcere denaro. La maggior parte delle volte a rispondere non sono persone fisiche ma voci elettroniche o registrate, mentre i messaggi arrivano su app di messaggistica come WhatsApp o Telegram. Oltre al messaggio di testo in allegato si trovano link che rimandano a pagine che possono contenere virus o portare i truffatori ad accedere ai dispositivi stessi o ai dati personali. Con l'irrigidirsi delle misure preventive da parte degli organi a tutela degli utenti, i truffatori si stanno adeguendo con nuove tattiche e ricorrendo spesso a una strategia chiamata 'spoofing'.  Lo spoofing è l'ultima frontiera della truffa telefonica, tornata a diffondersi con forza in questi primi mesi del 2026. Si tratta di una tecnica utilizzata per ingannare fingendosi qualcun altro o, in questo caso, fingendosi un altro numero. I call center stranieri falsificano quindi il prefisso, facendo apparire sul display del malcapitato un numero italiano, che può essere anche cellulare e non solo fisso, così da avere maggiori probabilità di risposta da parte dell'utente. La truffa, in ogni caso, può avvenire in varie modalità: per email, inviando quindi un messaggio con un indirizzo falso, che però assomiglia a un ente reale e può quindi trarre facilmente in inganno un occhio non attento o falsificando l'indirizzo IP, facendo quindi sì che sembri che il traffico arrivi da un altro computer.  In Italia, come detto, nelle ultime settimane è tornato a suonare forte l'allarme per il boom di chiamate provenienti da prefissi stranieri. La soluzione però, per non cadere in queste trappole, è semplice: non rispondere e bloccare ogni numero sospetto, che sia un numero cellulare o fisso.  Prefissi come +44, +46 o +31, tra i più frequenti e appartenenti rispettivamente a Regno Unito, Svezia e Paesi Bassi, possono essere 'indizi' fondamentali per riconoscere e soprattutto sventare potenziali truffe. 
Mai, inoltre, richiamare in caso di chiamata persa o squillo volutamente breve. Si tratta infatti di un tipo diverso di truffa, volto a far spendere un'enormità del credito cellulare dell'utente e appropriarsi direttamente della cifra in questione, oppure ad attivare abbonamenti a pagamento indesiderati.  
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Sagre, sindaco Niscemi: “Premio riconosce nostro lavoro ed è simbolo di ripartenza”

(Adnkronos) – “Riceviamo un riconoscimento dal duplice significato: da un lato c’è il lavoro svolto, un lavoro lungo 44 anni di Sagra del carciofo, dall’altro vale come simbolo di ripartenza”. Con queste dichiarazioni, Massimiliano Conti, sindaco di Niscemi (Caltanissetta) in Sicilia è intervenuto in occasione della cerimonia di assegnazione dei marchi “Sagra di Qualità” ed “Evento di Qualità” da parte dell’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia, che rinnova, così, il suo impegno nella valorizzazione delle tradizioni, delle produzioni tipiche e del patrimonio culturale materiale e immateriale italiano, svoltasi presso il Senato della Repubblica.  “Pochi giorni fa, infatti, abbiamo deciso di riproporre questo appuntamento. Questo significa che sarà un momento di rinascita e di crescita della nostra comunità dopo tutto quello che ci è accaduto”, conclude il sindaco, facendo riferimento alla tragica frana che ha colpito il Comune di Niscemi in seguito alle prolungate precipitazioni. 
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Sinner ‘seccato’ in conferenza a Indian Wells: “È la stessa domanda di prima”

(Adnkronos) –
Jannik Sinner 'sbuffa' in conferenza stampa dopo il trionfo a Indian Wells. Il tennista azzurro ha battuto il russo Daniil Medvedev nella finale del Masters 1000 americano, trovando il primo trofeo del 2026, ma la gioia della vittoria non ha addolcito la pesantezza di rispondere ai giornalisti. Durante la consueta conferenza stampa del post partita, con il trofeo di Indian Wells ben esposto al suo fianco, Sinner ha dovuto fare i conti con una domanda ripetuta da un giornalista evidentemente poco attento. E il numero due del mondo lo ha fatto notare. "È la stessa domanda di prima", ha detto Sinner con tono quasi seccato, "ho già risposto, ma se vuoi ripeto". Dopo le scuse del giornalista, la conferenza è poi continuata con un'altra domanda.  
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Chiusa II edizione Festival Innovation Hub nell’ambito di ‘Rocca Calascio – Luce d’Abruzzo’

(Adnkronos) – Per cinque giorni un piccolo centro dell’Appennino centrale si è trasformato in un laboratorio a cielo aperto di creatività, tecnologia e partecipazione.  Si è conclusa con grande partecipazione la seconda edizione di Calascio Innovation Playground, iniziativa promossa da Giffoni Hub nell’ambito del programma 'Rocca Calascio – Luce d’Abruzzo'. Dal 9 al 13 marzo, si legge in una nota, 500 studenti delle scuole medie e superiori della regione, accompagnati da 50 docenti, hanno preso parte a un percorso immersivo tra esperienze di gioco territoriale, laboratori di intelligenza artifi ciale, attività dedicate alle professioni digitali, narrazioni geolocalizzate e approfondimenti sul patrimonio culturale. Il Convento di Santa Maria delle Grazie, la Chiesa di San Leonardo e le strade del borgo sono diventati spazi di apprendimento e sperimentazione, in cui tecnologia e tradizione hanno dialogato in modo concreto e partecipato. Un programma pensato per avvicinare le nuove generazioni ai temi della rigenerazione territoriale, dimostrando come tecnologia e tradizione possano dialogare anche nei piccoli centri valorizzandone le risorse. Tra i momenti più coinvolgenti dell’edizione 2026, 'Play Calascio, before the journey', esperienza immersiva di gioco territoriale e gamifi cation narrativa ispirata alla transumanza e ambientata nel Seicento. Il borgo è diventato una storia da attraversare e vivere: gli studenti hanno interpretato ruoli, affrontato missioni e interagito con luoghi reali, sperimentando un modo nuovo di apprendere attraverso il coinvolgimento diretto. Il format, nato dalla residenza creativa internazionale di febbraio, è stato realizzato con la cura di Cronosfera, agenzia specializzata in giochi immersivi e narrazione dal vivo, che con tecniche teatrali e meccaniche ludiche ha guidato le sessioni dedicate alle scuole trasformando il patrimonio locale in un’esperienza partecipativa e formativa. Grande coinvolgimento anche per le attività dedicate alle professioni delle industrie creative e digitali, tra cui il laboratorio curato da Triality Studio, realtà innovativa specializzata nello sviluppo di soluzioni digitali che ha trasferito in una riproduzione del proprio uffi cio a Calascio per 5 giorni. Durante l’attività gli studenti hanno potuto scoprire come nasce un progetto digitale: dall’ideazione alla modellazione 3D, fi no alla programmazione, con focus su tecnologie immersive e visori VR. Accanto a queste attività, il festival ha ospitato laboratori e contenuti dedicati all’intelligenza artifi ciale, alla narrazione digitale dei luoghi e alla valorizzazione culturale del territorio, confermando la vocazione di Calascio Innovation Playground come piattaforma di co-creazione tra scuole, professionisti, università e comunità locali.   "Calascio Innovation Playground dimostra che anche un piccolo comune può diventare un luogo di sperimentazione e futuro. Per cinque giorni Calascio – afferma Paolo Baldi, sindaco di Calascio – si è trasformato in un laboratorio aperto dove giovani, scuola, tecnologia e patrimonio culturale hanno dialogato in modo concreto. È un segnale importante: la rigenerazione dei territori passa dalla capacità di coinvolgere le nuove generazioni, offrendo loro occasioni di apprendimento, creatività e partecipazione. Vedere centinaia di studenti vivere e raccontare Calascio con uno sguardo nuovo è stato motivo di grande orgoglio per tutta la comunità”. Secondo Luca Tesauro, Chairman e Founder di Giffoni Innovation Hub e Jacopo Moretti, Head Of Events di Giffoni Hub “abbiamo portato l’esperienza di Giffoni Hub a 1.000 metri di quota per dimostrare che il talento dei giovani non appartiene solo alle grandi città, ma può crescere ovunque esistano luoghi capaci di credere nel futuro. A Calascio abbiamo realizzato laboratori dove gaming, tecnologie emergenti e patrimonio culturale si incontrano per immaginare nuove professioni, nuove economie e nuovi modi di abitare i territori. Crediamo in un’innovazione che non si misura solo nella velocità, ma nella capacità di generare valore reale, attivare comunità e aprire nuove possibilità per i luoghi. Quando giovani, creatività e competenze si connettono con la forza dei territori, anche un piccolo borgo può diventare un playground globale per l’innovazione". Odda Studio, talent hub di professionisti IT, ha realizzato 'IA – Immagina Abruzzo .02: Restare è una rivoluzione lenta', laboratorio dedicato all’intelligenza artifi ciale con strumenti e metodologie concrete di progettazione dal design thinking al mood boarding, sperimentando processi creativi e collaborativi per trasformare idee e suggestioni in concept progettuali legati al territorio. 'OperaParla', piattaforma tecnologica per la fruizione narrativa dei luoghi, ha portato nel borgo I racconti nell’aria, esperienza sonora geolocalizzata che ha permesso di esplorare Calascio attraverso contenuti audio immersivi attivati nei punti chiave del paese, con quiz e call creative dedicate ai ragazzi. DeepCube, realtà attiva nella progettazione di percorsi di innovazione e apprendimento digitale, ha proposto Viral Tomorrow, workshop dedicato all’innovazione consapevole e ai linguaggi del digitale, invitando i partecipanti a rifl ettere sul rapporto tra tecnologia, social e comunità. Infine il prof. Alfonso Forgione, docente di Archeologia cristiana e medievale dell’Università dell’Aquila, ha valorizzato il progetto Rocca Calascio: archeologia, rilievo digitale e ricostruzione tridimensionale di un paesaggio fortifi cato, dedicato alla ricostruzione storica e digitale del Castello attraverso archeologia, rilievo 3D e tecnologie immersive. Il festival si chiude confermando una visione chiara: i giovani sono il motore della rigenerazione e anche nei piccoli centri è possibile costruire esperienze in cui tecnologia e tradizione convivono, generando nuove opportunità culturali, educative e professionali.   
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Barbra Streisand commuove agli Oscar 2026: in ricordo di Robert Redford canta ‘The Way We Were’

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Barbra Streisand ricorda Robert Redford e canta per lui 'The Way We Were', brano tratto dal film cult di cui furono protagonisti nel 1973, 'Come eravamo'. È uno dei momenti più emozionanti della 98esima edizione della cerimonia degli Oscar, a Los Angeles. Salita sul palco del Dolby Theatre, nel corso del tradizionale 'In memoriam' dedicato ai nomi del mondo dello spettacolo scomparsi nell'ultimo anno, Barbra Streisand ha ripercorso la lunga carriera del collega, morto lo scorso settembre all’età di 89 anni, sottolineandone l’impegno nella difesa della libertà di stampa, nella tutela dell’ambiente e nel sostegno alle nuove voci del cinema. "Bob aveva fegato, sullo schermo e fuori", ha detto.  "Il mio cowboy intellettuale mi manca più che mai, anche se adorava prendermi in giro", ha aggiunto. Streisand ha ricordato anche la loro ultima telefonata: "Mi disse: 'Babs, ti voglio un bene dell’anima e te ne vorrò per sempre'. Nell’ultimo biglietto che gli scrissi, conclusi con 'Anch’io ti voglio bene' e lo firmai 'Babs'", come lui la chiamava.  Barbra Streisand, con la voce rotta dalla commozione, ha poi intonato 'The Way We Were', la canzone vincitrice dell’Oscar tratta da 'Come eravamo', diretto da Sydney Pollack.  
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