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Afd trionfa alle elezioni, Cacciari: “Europa ormai in briciole”

(Adnkronos) –
"Ormai l'Europa è in briciole". Massimo Cacciari, intervistato dall'Adnkronos, commenta il trionfo di AfD nelle elezioni in Sassonia-Anhalt e il quadro di un'Europa sempre più divisa, che fatica a trovare una voce comune mentre deve confrontarsi con potenze autocratiche, come la Cina o con guide forti come gli Stati Uniti. "Bisogna sperare che cambi un po' il vento negli Usa e da lì si possa prendere un discorso di relazioni con gli Usa improntato su altri principi", osserva. "Bruxelles deve ricordarsi di come era nata l'Europa, sulla base di culture politiche di solidarietà, servizi sociali, assistenza, difesa dei ceti più deboli. Principi che sono nella nostra Costituzione e sono stati abbandonati. E poi politiche autonome. Invece l'Europa si è stravaccata su una posizione atlantica, subalterna agli Usa nel bene e nel male. Ormai l'Europa è in briciole e stanno sfasciando persino Schengen. Torneremo a mostrare i passaporti per andare in Francia o in Spagna. Una catena infinita di errori ha condotto a questo", afferma ancora. Per Cacciari, tuttavia, l'avanzata della destra radicale non è un fenomeno improvviso, ma l'esito di un lungo processo. "È un processo che va avanti da quasi un decennio e di cui non si è mai preso sul serio il pericolo. Se fai politiche di destra in tutti i Paesi europei, in quasi tutti i Paesi Ue, come fai a non far crescere un'opposizione di destra? Si è cercato di moderare le politiche di destra, ma alla fine la gente finisce per pensare che hanno ragione quelli di destra-destra. È discorso del c… quello secondo cui vince il moderato. È sempre meglio l'originale della mala copia. Se faccio politiche di destra, do ragione a chi fa politiche di destra e alla fine la spunta la proposta radicale rispetto al compromesso moderato". Una dinamica che, secondo il filosofo, riguarda anche il centrosinistra. "Temo sia franato il terreno sotto i piedi. Non è una questione italiana, ma europea". 
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Rita Rusic in lacrime per la mamma, il racconto della malattia: “Non mi riconosceva più”

(Adnkronos) –
Rita Rusic in lacrime a La volta buona. L'attrice ha ricordato gli ultimi mesi vissuti al fianco della mamma Fiorella, malata di demenza senile, raccontando a Caterina Balivo il dolore vissuto nel vederla soffrire mentre la malattia si aggravava.  "Mamma aveva una malattia cognitiva, soffriva di demenza dal periodo del Covid. Sono malattie che ti tolgono anche il funzionamento degli organi. Per me è stato orribile", ha raccontato Rusic. L'attrice ha poi voluto rivolgere un messaggio a chi si trova ad affrontare una situazione simile: "Quando ho accettato la malattia ho capito esattamente cosa dovevo fare e come dovevo comportarmi. Non bisogna mai criticarli, bisogna assecondarli. Non bisogna alzare la voce. Mamma è stata felice".  Poi, il ricordo dell'ultimo periodo, quando le condizioni della donna sono peggiorate: "Ad agosto si è aggravata molto. Sono andata da lei e non mi ha riconosciuta, non era mai successo", ha raccontato con la voce rotta dall'emozione. "Ti ricordi mamma che hai due bambine?", le diceva Rusic cercando di riportare il genitore alla realtà. "Non riusciva nemmeno a dirmi come mi chiamavo, mi guardava come se fosse una cosa difficilissima". Un momento di lucidità aveva riaccesso la speranza: "Poi la volta dopo, mi ha riconosciuta e ha detto il mio nome con un filo di voce", ha ricordato Rusic.  L'attrice le ha ricordato quanto le volesse bene: "Lei ha annuito con la testa. Mi ha detto 'io tantissimo'. Ed è l'unica cosa che ha detto. Poi non ha parlato mai più. È stata durissima". 
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Immunoglobuline, verso modello più efficiente di approvvigionamento e programmazione

(Adnkronos) – Le immunoglobuline umane, essenziali per il trattamento di numerose patologie rare, croniche e immunomediate, sono medicinali ottenuti dal plasma donato volontariamente per trattare immunodeficienze e in diverse malattie neurologiche, ematologiche e autoimmuni. Inserite dall’Organizzazione mondiale della sanità tra i medicinali essenziali, rappresentano in molte condizioni cliniche una terapia insostituibile e salvavita.  Con l'obiettivo di promuovere una riflessione condivisa sul futuro della gestione delle immunoglobuline in Italia, prende il via il progetto ‘Il valore strategico delle immunoglobuline: una sfida di sistema per l’Italia e l’Europa’. Nel dettaglio – riferisce una nota – l’iniziativa si svilupperà attraverso un percorso di confronto multi-stakeholder che coinvolgerà clinici, istituzioni, decisori pubblici, farmacisti ospedalieri, esperti di programmazione sanitaria, associazioni di pazienti e rappresentanti del mondo accademico. Una survey preliminare consentirà di individuare le principali priorità di approfondimento, che saranno poi discusse nell’ambito di 2 focus group dedicati all’evoluzione del fabbisogno di immunoglobuline, alle criticità di accesso alle terapie e alle possibili soluzioni organizzative e gestionali. Il progetto si concluderà con la realizzazione di un Position Paper, che sarà presentato a Roma il prossimo novembre e raccoglierà raccomandazioni e proposte per una gestione delle immunoglobuline più sostenibile, efficiente e orientata ai bisogni dei pazienti.  Per il progetto sono stati richiesti i patrocini a Istituto superiore di sanità (Iss), Centro nazionale sangue, Cidp Italia aps- Associazione italiana dei pazienti di neuropatie disimmuni, Associazione immunodeficienze primitive Aps, ImmunIta – Associazione italiana immunodeficienze, SidEm – Società italiana di emaferesi e manipolazione cellulare, SiHta – Società italiana di Health Technology Assessment, Sifo – Società italiana di farmacia ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle aziende sanitarie, Simti – Società italiana di medicina trasfusionale e immunoematologia, Salutequità, Fare – Federazione delle associazioni regionali degli economi e provveditori della sanità, è promossa da Cencora e realizzata grazie al contributo non condizionato di Csl.   “Garantire oggi la disponibilità di immunoglobuline – afferma Anna Ponzianelli, Director Health Policy & Public Affairs di Cencora – richiede una visione sistemica, capace di valorizzare filiere di approvvigionamento strategiche e, al contempo, di promuovere l’efficientamento dei processi produttivi, a beneficio dell’appropriatezza prescrittiva e terapeutica. Attraverso questo progetto vogliamo promuovere un confronto concreto tra tutti gli stakeholder con l’obiettivo di individuare soluzioni condivise in grado di assicurare la massima disponibilità delle terapie, di garantire la continuità terapeutica ai pazienti che non possono fare a meno di questi trattamenti e, al contempo, efficientare il sistema sanitario valorizzando le diverse soluzioni disponibili".  A differenza dei farmaci di sintesi, le immunoglobuline derivano dal plasma umano, una risorsa limitata e non riproducibile artificialmente. La loro produzione richiede una filiera complessa e tempi fino a 8-12 mesi2, dalla donazione al prodotto finito, rendendo l’approvvigionamento particolarmente sensibile agli squilibri tra domanda e offerta. “Negli ultimi anni la domanda di immunoglobuline è cresciuta in maniera costante sia a livello nazionale che internazionale” – afferma Francesco Fiorin, presidente Simti – Tale dinamica è riconducibile a diversi fattori, tra cui l'aumento delle diagnosi, il miglioramento della presa in carico dei pazienti, l'ampliamento delle indicazioni terapeutiche autorizzate e il crescente utilizzo di queste terapie in numerose condizioni immunologiche e neurologiche. Da dati nazionali, la domanda di immunoglobuline in Italia è aumentata del 57% tra il 2014 e il 2024, è evidente, quindi, la necessità di individuare soluzioni integrative che possano aumentarne la disponibilità”.  La richiesta di immunoglobuline in Italia ha subito un incremento medio annuo di circa il 5%, confermando un trend che sembra essere destinato a proseguire anche nei prossimi anni. Ad oggi in Italia, il Servizio sanitario nazionale copre, attraverso il plasma raccolto e lavorato da piano sangue, circa il 60% del fabbisogno di immunoglobuline, rendendo necessario il ricorso a forniture complementari (immunoglobuline commerciali). L'incremento della domanda, a fronte di una materia prima limitata e di una filiera produttiva complessa, mantiene elevata la pressione sugli approvvigionamenti.   Nonostante i progressi registrati, il rischio di carenze resta una sfida per i sistemi sanitari. Ciò rende necessario adottare strategie volte a efficientare la produzione di immunoglobuline, incrementando la disponibilità del prodotto e promuovendone un utilizzo appropriato. "Per molte persone che convivono con un'immunodeficienza – osserva Alessandro Aiuti, presidente ImmunIta – la disponibilità di immunoglobuline rappresenta un presidio terapeutico consolidato ed essenziale, che offre una concreta opportunità di vivere una vita più piena e autonoma. È quindi fondamentale garantire un accesso tempestivo ed equo alle immunoglobuline e percorsi assistenziali personalizzati che tengano conto delle esigenze cliniche e individuali. Parallelamente, dobbiamo continuare a investire nella ricerca e nell’innovazione per offrire risposte sempre più efficaci ai bisogni ancora insoddisfatti dei pazienti e delle loro famiglie”. Il dibattito non riguarda esclusivamente l’aumento della raccolta di plasma, ma la costruzione di un modello di governance integrato capace di coniugare appropriatezza prescrittiva, pianificazione dei fabbisogni, efficientamento della produzione, resilienza delle catene di approvvigionamento e uniformità di accesso alle cure. "La crescente domanda di immunoglobuline – sottolinea Gian Antonio Girelli, XII Commissione Affari sociali, Camera dei deputati – richiede oggi un cambio di paradigma: non è più sufficiente affrontare il tema esclusivamente dal punto di vista della raccolta di plasma, ma occorre sviluppare una visione più ampia che metta al centro la programmazione, la massimizzazione dei processi produttivi dei farmaci, l’appropriatezza d'uso, la sicurezza degli approvvigionamenti e la continuità delle cure. Rafforzare la capacità del sistema di utilizzare in modo complementare tutte le risorse disponibili significa garantire ai pazienti un accesso tempestivo e uniforme alle terapie, contribuendo al tempo stesso alla sostenibilità e alla resilienza del Servizio sanitario nazionale". 
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Scioperi settembre, da treni a tpl e aerei: al via ‘mese caldo’ per i trasporti

(Adnkronos) – Parte il ‘mese caldo’ degli scioperi: dai treni agli aerei e passando per il Tpl, i trasporti tornano a incrociare le braccia, in una serie di proteste che occuperanno settembre quasi per intero. La prima è la protesta nazionale del personale di macchina e di bordo di gruppo Fs, Mercitalia Rail, Trenitalia e Trenitalia Tper Scarl, aderente alla mobilitazione proclamata da Assemblea Nazionale Pdm/pdb, in vigore dalle 21.18 di oggi, 7 settembre, fino alle ore 21.00 dell'8. “Gli effetti, in termini di cancellazioni e ritardi, potranno verificarsi anche prima e protrarsi oltre l’orario di termine dell’agitazione sindacale”, avvisa Fs in una nota, ricordando che per il trasporto del regionale sono garantiti “i servizi essenziali previsti in caso di sciopero nei giorni feriali: dalle ore 6 alle 9, e dalle ore 18 alle 21 di martedì 8 settembre”. Nella stessa data la protesta del personale della manutenzione, amministrativo e di ingegneria di Rfi Doit ut Sud a Verona, proclamato da Orsa Ferrovie e Slm Fast (inizialmente previsto a cavallo tra il 10 e l’11, poi riprogrammato) Gli scioperi proclamati da Sgb e Cub trasporti e da Cat coinvolgeranno anche il trasporto merci e, in generale, le aziende che svolgono attività ferroviaria. Dal pomeriggio del 10 a quello dell'11 settembre c'è anche lo sciopero nazionale dei lavoratori di Captrain Italia, ovvero del trasporto merci su rotaia, proclamato da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti. 
L’11 settembre sarà la volta del trasporto aereo, con lo sciopero nazionale di Poste Air Cargo dalle ore 00.00 alle ore 04.00, proclamato da Filt Cgil, Anpac, Anp, Fit Cisl, Uiltrasporti, a cui seguirà, il 13 la protesta indetta da Usb Lavoro privato che, dalle ore 11 alle 15, coinvolgerà il personale di Toscana Aeroporti, Gh Toscana e Consulta negli scali di Pisa e Firenze; nella stessa giornata sciopereranno gli istituti di vigilanza di diversi scali: Roma Fiumicino, Varese e Torino. Ma la giornata ‘no’ per volare arriverà il 30 settembre, con due scioperi proclamati da Uiltrasporti: lo sciopero nazionale di Techno Sky – la società di Enav responsabile della gestione e della manutenzione hardwaree software dell’intera gamma di impianti e sistemi utilizzati per l’erogazione dei servizi di assistenza al volo – dalle ore 13.00 alle 17.00, e lo sciopero nazionale Enav, nella stessa fascia oraria. 
Sul fronte del trasporto pubblico locale le date da cerchiare in rosso sul calendario sono numerose. Il 10 settembre sarà la volta di Trento (dalle ore 11.00 alle ore 15.00) e Foggia (dalle ore 8.30 alle ore12.30 e dalle ore 15.30 alle ore 19.30). Il 14 settembre si fermerà il trasporto pubblico a Bergamo (Arriva Italia), la protesta indetta da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal si svolgerà dalle ore 8.30 alle ore 12.30. 
Il 15 settembre giornata difficile: in quella stessa data la protesta toccherà Firenze Autolinee Toscana (da inizio servizio alle ore 4.15, dalle 8.14 alle 12.30 e dalle 14.29 a fine servizio); Ravenna (Start Romagna) dalle ore 8.30 alle ore 12.00; Napoli (Anm) dalle ore 12.45 alle ore 16.45 del personale area ferro; Prato (Autolinee Toscane) da inizio servizio alle ore 4.15, dalle 8.14 alle 12.30 e dalle 14.29 a fine servizio; di nuovo Venezia (Atvo) per l'intera giornata e Pisa (Autolinee Toscane) dalle ore 17.30 alle ore 21.30.  Il 22 settembre la mobilitazione di settore riguarderà invece l'Umbria (Busitalia Sita Nord), con fasce garantite a Perugia e Spoleto dalle 6.00 alle 9.00 e dalle 12.00 alle 15.00, a Terni dalle 6.30 alle 9.30 e dalle 12.30 alle 15.30, e per i servizi ferroviari dalle 5.45 alle 8.45 e dalle 11.45 alle ore 14.45. 
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Perché l’Afd è così forte nell’Est: il nazismo in Germania non è tutto uguale

(Adnkronos) – Il terremoto politico in Germania orientale ha riaperto un dibattito profondo che va ben oltre le dinamiche elettorali. Le elezioni in Sassonia-Anhalt hanno certificato un dato inequivocabile: l'estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD) non è più solo una forza di protesta, ma un partito egemone in ampie fette dell'ex Repubblica Democratica Tedesca (Ddr). Nella ex Ddr il partito di estrema destra ottiene da anni risultati molto superiori a quelli dell’Ovest. Alle politiche del 2025 l’Afd aveva preso il 20,8% a livello nazionale, ma oltre il 30% in tutti i Länder orientali: 38,6% in Turingia, 37,3% in Sassonia, 37,1% in Sassonia-Anhalt. Alle regionali del 2024 era arrivata al 32,8% in Turingia, al 30,6% in Sassonia e al 29,2% in Brandeburgo.  Per comprendere questa frattura tra Est e Ovest, non basta guardare ai grafici dell'economia contemporanea: bisogna fare i conti con la storia e con il modo radicalmente diverso in cui le due Germanie hanno elaborato (o rimosso) il trauma del nazismo. Nella Germania dell'Ovest, il processo di fare i conti con il passato (la cosiddetta Vergangenheitsbewältigung) è stato lungo, doloroso e capillare. Le generazioni successive alla guerra hanno chiesto conto ai propri padri, la scuola e le istituzioni hanno lavorato per interiorizzare la colpa storica, rendendo il rifiuto del neonazismo un pilastro identitario e dirimente per la Repubblica Federale. Nella Germania dell'Est comunista, invece, la narrazione è stata diametralmente opposta. La Ddr si autodefinì fin dalla sua fondazione come il "primo Stato antifascista tedesco". L'ideologia di regime insegnava che il fascismo era semplicemente lo stadio supremo e degenerato del capitalismo; pertanto, essendo la Ddr uno stato socialista, i suoi cittadini erano "per definizione" antifascisti. Come sottolinea lo storico Ilko-Sascha Kowalczuk in "Shock da libertà. La Germania, l'Est e l'ascesa dell'estremismo" (Donzelli, 2025), questa dottrina calata dall'alto ha avuto un effetto anestetizzante. La colpa del nazismo venne interamente proiettata sull'Ovest capitalista. Ai cittadini dell'Est fu spiegato che non era colpa loro, esentandoli da un'introspezione collettiva e dal senso di responsabilità per i crimini del Terzo Reich.  Oggi, il risultato di questa mancata elaborazione è che il "cordone sanitario" morale contro l'estrema destra, relativamente solido a Ovest, a Est risulta molto più fragile. L'associazione di certe retoriche con il nazionalismo etnico non fa scattare gli stessi campanelli d'allarme tra molti elettori della Sassonia o della Turingia, proprio perché quel passato non è mai stato interiorizzato come un fardello personale.  Ovviamente, il lato "storico/morale" non basta a spiegare il successo di Alice Weidel, Tino Chrupalla e dei leader locali dell'AfD. L'estrema destra ha trovato un terreno fertilissimo nelle promesse tradite della riunificazione. A oltre trent'anni dalla caduta del Muro di Berlino, la situazione economica all'Est rimane strutturalmente peggiore rispetto all'Ovest. Nessuna delle più grandi aziende tedesche quotate nel Dax ha sede nell'ex Ddr. I salari sono mediamente più bassi, lo spopolamento e la fuga di cervelli verso l'Ovest hanno desertificato intere province rurali, e molti cittadini dell'Est si sentono ancora trattati come "tedeschi di serie B", colonizzati economicamente e culturalmente dalle élite occidentali. In questo clima di risentimento, il messaggio dell'AfD risuona potente: il partito si propone non solo come scudo contro l'immigrazione e le politiche ecologiste di Berlino (vissute come imposizioni di un'élite urbana scollegata dalla realtà), ma come il vero difensore degli "interessi dell'Est". L'AfD ha saputo capitalizzare questa frustrazione economica unendola a un nazionalismo identitario che, libero dai tabù storici occidentali, ha trovato finalmente la sua valvola di sfogo. Ulrich Siegmund ha già rilanciato: "In caso di necessità ci sarebbero semplicemente nuove elezioni, e allora otterremmo il 50 o il 55 per cento". 
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Grande Fratello Vip, tutti i concorrenti annunciati (finora): ecco il cast

(Adnkronos) –
Il cast delle nuova edizione del Grande Fratello Vip continua a prendere forma. Dopo il primo nome annunciato, quello di Alex Belli, negli ultimi giorni si sono aggiunti altri nomi e concorrenti, pronti a varcare la Porta Rossa. Tra i concorrenti annunciati ci sono anche alcuni volti noti al pubblico del reality, che hanno già vissuto l'esperienza nella Casa più spiata d'Italia.  Guendalina Tavassi è la seconda concorrente ufficiale della nona edizione del Grande Fratello Vip. Classe 1986, Tavassi ha partecipato all'undicesima edizione del Grande Fratello nel 2010. Successivamente ha preso parte all'Isola dei Famosi nel 2012, per poi tornarci in coppia con il fratello Edoardo Tavassi nel 2022.  Jonathan Kashanian è il terzo concorrente ufficiale annunciato. Anche Jonathan è un volto già conosciuto del reality show di Canale 5, nel 2004 ha partecipato alla quinta edizione, aggiudicandosi la vittoria. Nel 2018 ha partecipato alla tredicesima edizione de L’Isola dei Famosi. Alessandro Roncaccia è il quarto concorrente ufficiale. Questa è la prima volta al Grande Fratello Vip, ma il mondo dei reality show non gli è nuovo: ha partecipato a Italia Shore alla seconda e alla terza stagione. Quinta concorrente è Federica Morello. Ballerina e dj, è stata prima donna nel corpo di ballo di Ciao Darwin.  Carmen Di Pietro parteciperà al Grande Fratello Vip. È nota al grande pubblico per la partecipazione a numerosi programmi televisivi e reality show, tra cui L'isola dei famosi (nel 2004 e nel 2022) e il Grande Fratello Vip.  
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Femminicidio A1, il sindaco di Squinzano: “Entro giovedì i funerali di Lorena Isceri, dare seguito all’appello del padre”

(Adnkronos) – Oggi pomeriggio alle 18.30 una manifestazione spontanea di solidarietà si terrà a Casalabate, in provincia di Lecce, davanti all'abitazione estiva della famiglia di Lorena
Isceri, la donna di 45 anni vittima di femminicidio nei giorni scorsi a

Barberino del Mugello
, vicino Firenze, a opera del suo ex compagno, Federico Vella, 36 anni, che, dopo averla picchiata e rinchiusa nel bagagliaio dell'auto, l'ha gettata da un cavalcavia della A1 prima di suicidarsi. Il padre della vittima è rimasto a casa mentre la madre e il fratello sono partiti per il capoluogo toscano dove la donna e lavorava viveva da tempo.  "Domani sera o dopodomani sera, a seconda del giorno delle esequie, quindi la sera precedente ai funerali – spiega all'Adnkronos il sindaco Mario
Pede – faremo una fiaccolata a Squinzano con partenza dalla abitazione di Lorena fino alla panchina rossa della villa comunale". I funerali si terranno mercoledì o giovedì pomeriggio nella chiesa di Maria Regina a Squinzano. Il sindaco preannuncia la proclamazione del lutto
cittadino per quella giornata.  "Oltre a manifestare la mia solidarietà e vicinanza all'amico Franco – aggiunge a proposito delle parole commosse pronunciate dal padre della vittima – ritengo che al suo accorato appello bisogna dare seguito, impegnandosi a tutti i livelli, istituzionali, politici ma anche la società civile, le associazioni e le famiglie. Questa è una guerra nella quale tutti sono toccati e chiamati in causa. Il fenomeno è complesso – evidenzia Pede – e, come tale, va accompagnato da un percorso collettivo tanto legislativo che socio culturale. Per poterlo estirpare dobbiamo necessariamente agire in rete e in sinergia".  Il sindaco ringrazia "i fratelli fiorentini" per la solidarietà espressa ieri con una fiaccolata affollata. "Di fronte a determinati temi bisogna cercare quanto più coesi e promotori di queste azioni di sensibilizzazione, perché dobbiamo smuovere le coscienze e mantenere alta la soglia dell'attenzione. Ho apprezzato moltissimo quanto hanno fatto a Firenze perchè è vero che Lorena era una figlia di Squinzano ma ormai a Firenze aveva il suo mondo. Alla comunità fiorentina va la mia gratitudine". Oggi è in programma anche l'autopsia sui corpi di Lorenza Isceri e Federico Vella.  
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Raoul Bova, inchiesta audio rubati: pm Roma chiude indagini sull’imprenditore Monzino

(Adnkronos) –
La procura di Roma ha chiuso le indagini nei confronti dell'imprenditore milanese Federico Monzino, indagato con l’accusa di tentata estorsione nell’ambito dell’inchiesta sui messaggi audio rubati a Raoul Bova. Gli audio in particolare riguardano una conversazione privata tra l'attore e una modella milanese il cui contenuto è stato poi diffuso sui social. Il caso era iniziato quando sul cellulare di Bova era arrivato un messaggio da un numero sconosciuto e il mittente ignoto l'avvisava che certe conversazioni intime con una modella potevano essere diffuse, danneggiandolo. Secondo l’avvocato David Leggi, legale di Bova, “le indagini svolte dalla Procura hanno consentito di fare luce su uno degli episodi più squallidi di sciacallaggio mediatico da parte di coloro, indagati e non, che per denaro e vanità, non esitano a travolgere chiunque abbiano di fronte. La vicenda di Raoul testimonia che è giusto denunciare alle Istituzioni e non piegarsi a ricatti di sorta”. 
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La volta buona ricorda Fabrizio Frizzi, Valeria Favorito ‘sorella di midollo’: “Se sono viva è grazie a lui”

(Adnkronos) – "Se sono viva è anche grazie a lui e a tutti i donatori". Con queste parole Valeria Favorito, ospite oggi a La volta buona, ha ricordato Fabrizio Frizzi, l'amato conduttore scomparso nel 2018 a causa di un'emorragia cerebrale. Frizzi era stato il donatore di midollo osseo di Valeria, che da bambina riuscì a sconfiggere la leucemia mieloide acuta.  Tra i due, negli anni, si era creato un legame molto forte. Valeria aveva invitato Frizzi al suo matrimonio, ma il conduttore non riuscì a partecipare perché morì poco prima. I due però si sono incontrati per l'ultima volta dieci giorni prima della sua scomparsa.  "Lui mi ha detto: 'farò il possibile per poter venire, non ti prometto niente ma ce la metterò tutta'", ha raccontato Valeria. "Ma quando ci siamo salutati ho percepito che sarebbe stata l'ultima volta che l'avrei visto. È la stessa sensazione che ho avuto anni prima con mia nonna, che aveva promesso la sua vita in cambio della mia. È così è stato. Lo stesso è successo con Fabrizio. Non avrei mai voluto avere quelle sensazioni".  Valeria nel frattempo, ha raccontato nel programma di Caterina Balivo, ha proseguito il suo percorso di studi e si è laureata. Per l'occasione ha invitato anche la moglie di Frizzi, Carlotta Mantovan e la figlia Stella: "Vedere Stella è stato bellissimo, ci siamo abbracciate fortissimo. Per me è come se fosse una sorella acquisita. Voglio d entrambe un bene indescrivibile", ha detto con emozione. 
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Rula Jebreal chiama “scimmia” il deputato afroamericano Hakeem Jeffries poi si scusa: “Inappropriato e offensivo”

(Adnkronos) – "Chiedo scusa incondizionatamente". Rula Jebreal è finita nella bufera negli Stati Uniti per aver dato della "scimmia" al deputato afroamericano Hakeem
Jeffries durante un'intervista ad un canale YouTube a stelle strisce. Immediatamente sono arrivate le scuse via social, ma ormai la frittata era fatta e non è bastato per placare le polemiche oltreoceano.  La giornalista palestinese è intervenuta la scorsa settimana durante una trasmissione su YouTube, "The Left Hook", del commentatore di sinistra Wajahat Ali, quando ha dato della "Scimmia dell'Aipac" (la lobby ebraica negli Usa, ndr), a Hakeem Jeffries, capo della minoranza democratica al Congresso americano, criticando il suo sostegno a Israele. Jebreal ha subito aggiunto che non intendeva fare una dichiarazione "razzista" ("Con tutto il rispetto, e non intendo dirlo in senso razzista", ha detto precisamente) ma "io parlavo delle tre scimmiette: non parlo, non vedo e non sento. Me le ricorda".   Dopo le polemiche scoppiate sui social, la giornalista è intervenuta su X per chiarire: "Sono disgustata e inorridita dal fatto che Hakeem Jeffries accetti denaro dall'AIPAC mentre Israele perpetra un genocidio in Palestina. Detto questo, il termine che ho usato per descriverlo era inappropriato e offensivo e non avrebbe mai dovuto essere utilizzato. Chiedo scusa incondizionatamente", ha scritto su X. L'ufficio di Jeffries non ha risposto immediatamente alla richiesta di commento da parte di una serie di testate americane, tra cui il Washington Post.    
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