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Emma Bonino e la battaglia per l’aborto: dall’autodenuncia alla legge 194

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Nel 1975 Emma Bonino aveva 27 anni quando decise di mettere il proprio corpo e la propria libertà al centro di una battaglia politica destinata a cambiare l'Italia. Dopo aver contribuito alla nascita del Centro d'informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto (Cisa), si autodenunciò per il reato di procurato aborto, scegliendo la disobbedienza civile per portare alla luce la realtà dell'aborto clandestino. Dietro quella scelta politica c'era però un'esperienza personale. Bonino aveva vissuto in prima persona un aborto clandestino e avrebbe raccontato più volte quanto quell'esperienza fosse stata segnata dalla paura, dalla solitudine e dall'umiliazione. "Dopo avere vissuto quell'aborto ed essermi umiliata ho deciso che non sarebbe accaduto mai più a nessuna", ha raccontato. Una frase che riassume l'origine della sua battaglia: trasformare un'esperienza privata in una denuncia pubblica e fare in modo che altre donne non fossero costrette a vivere la stessa situazione. 
Erano anni in cui l'interruzione di gravidanza era ancora un reato e migliaia di donne erano costrette a ricorrere a pratiche clandestine, spesso rischiose per la loro salute. Bonino, insieme ad Adele Faccio, Marco Pannella e Gianfranco Spadaccia, la pattuglia radicale più agguerrita dell'epoca, iniziò a fornire assistenza alle donne che cercavano di interrompere una gravidanza in sicurezza. "Abbiamo cominciato un percorso di aiuto pubblico ad abortire alle donne che ne avevano bisogno, e quindi di autodenuncia", ha ricordato Bonino. L'obiettivo era rendere pubblico ciò che la legge cercava di tenere nell'ombra: l'aborto esisteva, ma la possibilità di affrontarlo senza mettere a rischio la propria salute dipendeva spesso dalle condizioni economiche. E' proprio su questa disuguaglianza che Bonino insisteva. "Chi aveva i soldi in qualche modo si arrabattava e chi non ne aveva rischiava anche la salute", ha spiegato ricordando quegli anni. La clandestinità, dunque, non colpiva tutte le donne nello stesso modo: chi disponeva di denaro poteva cercare medici e strutture più sicure, mentre le donne più povere erano maggiormente esposte ai rischi degli aborti clandestini. La scelta dell'autodenuncia trasformò quella che poteva essere una vicenda personale in una campagna politica. Nel 1975 il caso del Cisa esplose pubblicamente e gli attivisti radicali furono arrestati. "In realtà avevamo assunto la responsabilità pubblicamente già da diversi mesi", ha ricordato Bonino, sottolineando come l'arresto fosse stato parte di una strategia di disobbedienza civile: non nascondere l'azione, ma rivendicarla apertamente per costringere l'opinione pubblica e la politica a confrontarsi con il problema. Bonino ha definito quella stagione "un periodo di grande risveglio civile". Erano gli anni delle battaglie per il divorzio, per la contraccezione, per l'obiezione di coscienza e per l'estensione dei diritti civili. "Quegli anni sono stati, almeno per me, degli anni di profonda vitalità e impegno", ha ricordato. E proprio a partire dalle donne, secondo Bonino, si sviluppò una nuova consapevolezza sul tema della libertà di scelta. Anche le tecniche utilizzate dal movimento erano parte della protesta. Bonino ha raccontato di avere praticato alcuni aborti utilizzando una tecnica allora diffusa nei movimenti femministi francesi, simile, per principio, all'aspirazione. "Noi l'abbiamo fatto per disobbedienza civile", ha spiegato. Il gesto aveva quindi un significato politico oltre che pratico: dimostrare che la clandestinità non cancellava il fenomeno, ma lo rendeva soltanto più pericoloso. 
Nel 1976 Bonino fu eletta alla Camera nelle liste del Partito Radicale, a soli 28 anni. Nello stesso periodo prese forma la campagna referendaria per la depenalizzazione dell'aborto, sostenuta dai Radicali e dall'Espresso, che raccolse centinaia di migliaia di firme. La mobilitazione contribuì a portare il tema al centro del dibattito nazionale. "Per evitarlo si andò alle elezioni anticipate", ha ricordato Bonino parlando del referendum. Nel 1978 arrivò quindi la legge 194, approvata il 22 maggio, che disciplinò l'interruzione volontaria di gravidanza e pose fine alla criminalizzazione dell'aborto nelle condizioni previste dalla legge. 
Per Bonino, tuttavia, quella legge fu anche il risultato di un compromesso politico. "La legge aveva nel suo corpo una serie di compromessi", ha osservato, ricordando come fosse stata costruita in modo da poter essere accettata anche da una parte della Democrazia cristiana attraverso l'astensione o l'assenza dal voto. La battaglia, dunque, non si concluse con l'approvazione della 194. Negli anni successivi Bonino continuò a denunciare le difficoltà nell'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza, individuando soprattutto due problemi: l'obiezione di coscienza e la difficoltà di diffondere l'aborto farmacologico. "La legge 194 ha molti problemi, due in particolare", aveva sostenuto. Da una parte, "la sua non applicazione in certe regioni per una sorta di obiezione di coscienza organizzata"; dall'altra, secondo Bonino, il ritardo nell'utilizzo dell'aborto farmacologico, che in Italia è stato introdotto e diffuso più lentamente rispetto ad altri Paesi europei. 
Eppure, guardando oltre le criticità, Bonino ha sempre considerato la legge 194 una conquista importante. "Nonostante i suoi limiti anche teorici, la legge ha funzionato", ha affermato, ricordando come l'interruzione volontaria di gravidanza sia diventata una possibilità prevista e regolata dalla legge. La sua esperienza rappresenta così uno dei passaggi simbolici della stagione dei diritti civili degli anni Settanta: una battaglia iniziata con un'esperienza personale dolorosa, trasformata in disobbedienza civile e infine portata dentro le istituzioni. Bonino ha scelto di raccontare quell'aborto non come un episodio da nascondere, ma come il punto di partenza di una battaglia collettiva. "Ho deciso che non sarebbe accaduto mai più a nessuna": in quella frase è racchiuso il senso di una lotta che, dalla clandestinità degli anni Settanta, arrivò fino alla legge 194 e che Bonino avrebbe continuato a considerare una questione di libertà, salute e autodeterminazione. (di Paolo Martini) 
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Venezia 83, oggi riflettori puntati su Russell Crowe e sull’italiano Ritorno a Buenos Aires

(Adnkronos) – Riflettori puntati sulla star della decima giornata della 83esima Mostra del Cinema di Venezia: Russell Crowe. Già da qualche giorno in laguna, come anticipato dall'Adnkronos, l'attore sbarca oggi al Lido per l'anteprima di 'What Love Builds' presentato nella sezione 'Venezia Open – Fuori Concorso'. Il regista e attore porta alla kermesse un film musicale, intervallato da una sua lunga confessione autobiografica attraverso cui ripercorre i suoi esordi, la sua carriera da attore ma anche quella da musicista.  "Il film è dedicato al posto privilegiato che la musica occupa nella sua vita", aveva anticipato il direttore della Mostra Alberto Barbera in occasione della presentazione del programma. Nel 1970 accadono due cose: Russell Crowe mette piede per la prima volta su un set cinematografico e riceve la sua prima chitarra. "Tutto comincia con la musica. Qualsiasi cosa io faccia nella mia vita creativa nasce, in realtà, con la musica". In 'What Love Builds', Crowe si affida a un monologo cadenzato dalle sue composizioni, mostrando come musica e recitazione siano dimensioni viscerali e interconnesse, capaci di fondere narrazione e performance. Il doc offre uno sguardo raro e approfondito sulle fonti d’ispirazione che hanno plasmato questo artista leggendario ed enigmatico. Attraverso filmati d’archivio e fotografie inedite, il film ripercorre un itinerario che va dalle esibizioni di strada e nei pub fino ai palcoscenici teatrali. "Il cinema è straordinario, è un’avventura cerebrale. Costruisci l’interpretazione nel salotto di casa, vai sul set a fare il tuo lavoro e poi, un anno, un anno e mezzo dopo, ne vedi il risultato: quella serie di snodi emotivi che avevi progettato e la capacità o meno di trascinare con te il pubblico. Il rock and roll, invece, è tutto lì, in quel preciso istante. Ha un’immediatezza assoluta, ed è questo che lo rende esaltante".  Dal Concorso arriva l'ultimo film italiano dei cinque in lizza per il Leone d'oro: 'Ritorno a Buenos Aires' di Marco Bechis. La pellicola – con protagonista Adriano Giannini – è ambientata nella capitale argentina del 2008. Dopo trentatré anni trascorsi in Italia, Mariano Guerra torna in Argentina per testimoniare al processo contro gli ex militari che lo sequestrarono, torturarono e resero schiavo durante la dittatura militare. Insieme ad altri sopravvissuti è ospitato negli alloggi del Ministero della Giustizia, dove ritrova persone che hanno condiviso la prigionia e attende il giorno della sua deposizione. Le giornate trascorse con gli altri testimoni, gli incontri e le testimonianze riportano alla luce vicende rimaste in sospeso per decenni. Mariano è uno dei pochi sopravvissuti a quella tragedia e porta con sé un peso che nessuna sentenza può alleggerire. Il ritorno a Buenos Aires lo costringe a confrontarsi con ciò che significa essere rimasto vivo.  "Con 'Ritorno a Buenos Aires' torno in Argentina cinquant’anni dopo. Ci torno con una storia che non è la mia, ma che nasce da una ferita che conosco. Anch’io sono stato sequestrato durante la dittatura argentina, ma Mariano non sono io. Ho scelto la finzione perché a volte è l’unico modo per avvicinarsi a una verità che la memoria, da sola, non riesce a raccontare", afferma Bechis nelle note di regia. E si chiede: "Che cosa significa sopravvivere? Per molti anni ho pensato che il cinema potesse liberarmi da questa domanda. Ma non è così. Mariano torna a Buenos Aires per testimoniare in un processo. Io, attraverso di lui, ho cercato di raccontare quel momento in cui il passato torna a occupare il presente. Ho cercato una regia essenziale, senza spiegare né giudicare. Mi interessavano i silenzi, i volti, il tempo dell’attesa, i luoghi che conservano le tracce di ciò che è accaduto. In fondo, questo film parla di una cosa sola: di quella colpa del sopravvissuto che insiste", conclude. Dal Concorso arriva anche 'Kami Nour (A bit of light)' di Ali Asgari. Il film segue un medico iraniano, disilluso, perde ogni fiducia nel futuro dopo l’arresto e la chiusura del suo ambulatorio. Deciso a porre fine alla propria vita, trascorre un’ultima giornata con i fratelli e la madre, per prepararli alla sua scomparsa. Ma la compassione, la cura e la vicinanza che gli dimostrano finiscono per riconciliarlo con la realtà. "Mi sono spesso chiesto che cosa dia valore alla vita quando la sofferenza entra a far parte della nostra quotidianità. Possiamo davvero separare la nostra esistenza da quella degli altri? Le nostre scelte appartengono soltanto a noi, o lasciano tracce nel cuore e nella memoria di chi ci circonda?", afferma Asgari nelle note di regia. "Vivendo in Iran, dove le difficoltà economiche, l’incertezza politica e l’ombra costante della guerra sono diventate parte della vita di ogni giorno, ho visto come le persone continuino a resistere, a prendersi cura le une delle altre e a creare piccoli spazi di speranza. Forse – prosegue – ciò che ci permette di andare avanti non è l’assenza di sofferenza, ma sono quei legami invisibili che ci uniscono, la consapevolezza che le nostre vite sono profondamente intrecciate". 'Kami Nour', conclude, "esplora il fragile confine tra la disperazione e le forze silenziose che ci tengono legati alla vita". Infine, è anche il giorno di 'Nino – Un film su Nino Rota': il documentario di Walter Fasano, dedicato al compositore premio Oscar Nino Rota, in anteprima nella sezione Fuori Concorso – Venice Open. Il doc – con la voce narrante di Sting – ripercorre la vita e l’opera di Rota, dalle collaborazioni con Fellini, Visconti e Zeffirelli fino all’Oscar per 'Il Padrino – Parte II'. 
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Svizzera, pullman fuori strada: 5 morti e 3 feriti gravi

(Adnkronos) – E' di 5 morti e 3 feriti gravi il bilancio dell'incidente stradale che ieri ha coinvolto un autobus con a bordo 45 turisti olandesi nella Svizzera orientale. A riferirlo è stata la polizia locale. In una zona di lavori lungo la strada tra le città di Susch e Zernez, nel cantone dei Grigioni, il veicolo è uscito di strada e si è ribaltato.  Dei 45 passeggeri, tutti adulti, a bordo, cinque sono deceduti, tre sono rimasti gravemente feriti, sette hanno riportato ferite di media gravità e 30 ferite lievi, ha dichiarato la polizia in un comunicato, aggiungendo che sono in corso le operazioni di identificazione delle vittime. Il mezzo, appartenente alla compagnia Oad, era diretto in Austria e la tappa in Svizzera era stata organizzata come escursione di una giornata. Restano ancora da chiarire le cause dell'incidente.  
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11 settembre, Mattarella: “Pagina abietta della storia”. Meloni: “Fu attacco a tutto il mondo libero”

(Adnkronos) – Sono passati 25 anni dall'attentato alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001. Sergio Mattarella ha ricordato così quel giorno: "Il doloroso ricordo degli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti rimane impresso nella coscienza di ciascuno come una pagina abietta nella storia recente dell’umanità. Una giornata che ha colpito nel profondo ogni sentimento di umanità", ha affermato il presidente della Repubblica, “la Repubblica italiana rinnova sentimenti di profondo cordoglio per le vittime di quei tragici fatti, punto di svolta nel corso della stessa storia contemporanea, che aprì a nuovi successivi drammi. Gravoso fu il tributo di morte e sofferenza pagato a quella tragedia anche dalla comunità italo-americana a New York e negli altri luoghi coinvolti nel folle disegno criminale degli attentatori". “Un pensiero commosso va anzitutto rivolto, in questo anniversario, ai familiari, a tutte le persone care di quanti ingiustamente perirono negli attacchi terroristici o in loro conseguenza, e ai soccorritori che si prodigarono senza sosta per salvare quante più vite possibili, operando in condizioni proibitive. L’unanime condanna per quanto accadde l’11 settembre del 2001 sollecitò una forte coesione della comunità internazionale contro il terrorismo in qualunque forma si manifestasse. All’indomani di quella ignobile e inammissibile aggressione, il richiamo ai valori di difesa dei diritti di ogni persona, trovò nell’Italia e nei partner europei una risposta ferma, immediata e corale. Il valore della pacifica convivenza tra i popoli deve ispirare gli odierni comportamenti, senza cedimenti alla logica della guerra che sembra, invece, prevalere in troppi teatri", ha continuto il capo dello Stato. “Di fronte al riemergere di logiche di sopraffazione e di nuovi conflitti, rimane fermo l’impegno dell’Italia contro il terrorismo, a difesa della vita dei nostri concittadini e di ogni altra nazione, e dei diritti inalienabili dei popoli. Solo una cooperazione coraggiosa, giusta e lungimirante può garantire pace, sicurezza e prosperità alle future generazioni", ha concluso Mattarella.  Sui social è arrivato anche il messaggio di Giorgia Meloni: "11 settembre. 25 anni fa il terrorismo non attaccò soltanto il cuore degli Stati Uniti, ma tutto il mondo libero. Un mondo libero che seppe unirsi e restare saldo nella consapevolezza di ciò che rappresenta. L’anniversario di oggi ci ricorda che la democrazia e la sicurezza non sono conquiste scontate. Sono pilastri della nostra civiltà, che abbiamo il dovere di preservare insieme", ha scritto la premier sottolineando che "l’Italia è stata e continuerà a stare al fianco dei suoi alleati nella lotta al terrorismo, nel solco della difesa dei valori che uniscono le nostre Nazioni". "Il nostro pensiero commosso, oggi come allora, va alle vittime degli attentati dell’11 settembre 2001 e alle loro famiglie. Non dimentichiamo" ha concluso Meloni.  "Ricordiamo tutti dove eravamo quell’11 settembre 2001. Io ero in via Bellerio, nella sede della Lega. Ricordiamo il cielo azzurro, il fumo, le immagini che sembravano un film finché abbiamo capito che era tutto drammaticamente reale. Le persone che scappavano, quelle che correvano dentro per salvarne altre, gli eroici pompieri, quelle che si gettavano nel vuoto dai grattacieli pur di sfuggire alle fiamme. Quel giorno il fanatismo islamista colpì al cuore l’America e dichiarò guerra all’Occidente, come sempre è accaduto nel corso dei secoli, assassinando 2977 innocenti", ha scritto il vicepremier Matteo Salvini sui social, "Oriana Fallaci, con la sua straordinaria lucidità, comprese già allora, prima di molti altri, la matrice ideologica di quell’odio e il pericolo dell’Islam politico. Fu attaccata, minacciata, offesa, isolata. Proprio come la Lega da anni. Ma aveva drammaticamente ragione".  "Non possiamo dimenticare quel giorno, in cui il mondo cambiò per sempre. E, con esso, la vita di tutti noi.Oggi commemoriamo le vittime e gli eroi dell’11 settembre. A venticinque anni di distanza, il terrorismo e il fanatismo islamista rimangono la più grande minaccia all’Occidente e alle nostre libertà. Hanno provato a conquistarci con le guerre, con le spade, con gli attentati, con il terrore, con i figli. Combatterli è un dovere. Con ogni mezzo necessario. Se serve, anche da soli. Viva la Libertà", ha concluso il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture. "L’11 settembre 2001 non è soltanto una data, ma una ferita indelebile nella memoria del mondo. A venticinque anni da quella terribile giornata, il nostro pensiero torna alle migliaia di vittime innocenti degli attentati terroristici, alle loro famiglie e a tutto il popolo americano, colpito al cuore da una violenza cieca e disumana", ha dichiarato Ignazio La Russa, presidente del Senato della Repubblica, ricordando "anche con profonda riconoscenza quanti, in quelle ore drammatiche, sacrificarono la propria vita nel tentativo di salvarne altre: vigili del fuoco, forze dell’ordine, soccorritori e tutti coloro che, con coraggio e senso del dovere, non esitarono a mettere a rischio la propria esistenza". "Quella tragedia segnò profondamente la nostra epoca e mostrò al mondo intero la minaccia rappresentata dal terrorismo jihadista e dal fanatismo ideologico. Il tempo trascorso non attenua la memoria di quanto accadde, né può farci dimenticare il valore della libertà, della democrazia e della convivenza tra i popoli. Nel ricordo delle vittime dell’11 settembre, rinnoviamo dunque il nostro fermo impegno contro ogni forma di terrorismo e fanatismo e riaffermiamo la necessità di difendere quei valori di libertà e democrazia che i terroristi vollero colpire. La memoria – conclude La Russa – deve continuare a essere, anche per le nuove generazioni, uno strumento di consapevolezza e un monito a non abbassare mai la guardia di fronte alla violenza e all’odio".  "A 25 anni dall’11 settembre 2001, restano vive nella memoria le immagini e il dolore di quelle drammatiche ore. Quel giorno il terrorismo colpì il cuore dell’America e dell’Occidente, lasciando una ferita profonda nella storia del mondo. Oggi ricordiamo le migliaia di vittime di quella tragedia, il cui ricordo ci impone di non abbassare mai la guardia e di difendere, ogni giorno, la libertà, la sicurezza e la democrazia contro ogni forma di terrorismo e fondamentalismo", ha scritto il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. ''Il mondo di oggi, venticinque anni dopo. Perché l’11 settembre 2001 è iniziata l’epoca in cui ancora viviamo. È questa la pesante eredità lasciata dal più grande attacco ai valori occidentali dell’era moderna: un mondo nel quale è necessario custodire con ancora maggiore cura quei princìpi inderogabili che rendono l’Occidente tale, ovvero la libertà, la democrazia, il rispetto tra i popoli. Con la consapevolezza che saranno sempre questi i capisaldi di ogni lotta al terrorismo e a chi vorrebbe minare i nostri valori. A venticinque anni di distanza, custodirli significa custodire la nostra stessa identità'', così sui suoi canali social invece il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo. "25 anni dopo, le immagini dell’11 settembre sono ancora davanti ai nostri occhi e continuano a sconvolgere e indignare", è stato il messaggio del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, "ricordiamo le vittime, ci stringiamo ai familiari e siamo vicini al popolo americano. Rinnoviamo l’impegno contro il terrorismo a difesa di libertà e democrazia".   
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Alimentazione, Programma Academy: valorizzare le filiere italiane per la salute dei bambini

(Adnkronos) – Valorizzare le filiere agroalimentari italiane per dare ai più piccoli la nutrizione adeguata per crescere e diventare adulti in salute. Sono questi i temi al centro di Programma Academy, l'evento che ha riunito a Sabaudia, in provincia di Latina, 150 giovani pediatri in formazione, provenienti da tutta Italia. L'iniziativa, promossa con il coinvolgimento delle scuole di specializzazione in Pediatria, delle società scientifiche, delle istituzioni e di Plasmon, nel workshop istituzionale 'La politica del fare a tutela del bambino', ha acceso i riflettori sul legame tra nutrizione, formazione e sistema produttivo: un percorso che si inserisce nell'ampio processo di valorizzazione del made in Italy agroalimentare, rafforzato dal ritorno di Plasmon in Italia nel 2026 con l'acquisizione da parte di NewPrinces. In questi anni, "molte aziende stanno tornando a lavorare e produrre in Italia e a immaginare il proprio percorso confermando la qualità italiana nelle sue filiere", ha affermato Francesco Lollobrigida, ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. Come ministero, ha assicurato, "stiamo lavorando moltissimo per valorizzare tutte la filiere agroalimentari italiane a partire dal processo di formazione del cibo, dal settore primario, dai nostri agricoltori, dai nostri allevatori, dai nostri pescatori e dai nostri trasformatori, per arrivare fino alla distribuzione. Abbiamo investito cifre mai registrate nella storia della Repubblica italiana sulle filiere, chiedendo però loro di rispondere a questi incentivi con la qualità da offrire ai cittadini a un prezzo accessibile".  Per garantire una nutrizione di qualità per i piccoli, secondo Ettore Prandini, presidente nazionale di Coldiretti, è necessario che "la filiera sia completa, mettendo tutti nella possibilità di garantire un processo che ci metta nella condizione non solo di produrre cibo di alta qualità, come già fanno i nostri agricoltori, ma di valorizzarlo e farlo percepire ai nostri bambini, perché quella nutrizione diventerà l'elemento che farà la differenza nella loro crescita". In particolare, nella ristorazione scolastica, l'amministratore delegato di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia, ha precisato che, "insieme a Coldiretti, è in corso un lavoro sinergico a livello europeo", ad esempio con "un nuovo regolamento su public procurement in cui abbiamo chiesto che la ristorazione scolastica non sia mai al massimo ribasso, ma valorizzi la qualità nutrizionale, perché per molti bambini è l'unico accesso durante la giornata ad un vero pranzo completo, che deve essere sempre più equilibrato. In Italia abbiamo ottenuto un risultato molto importante – continua Scordamaglia – Tra le azioni condotte c'è quella della 'Campagna amica' negli ospedali e la sensibilizzazione sul valore della dieta come strumento di prevenzione delle malattie. Recentemente, inoltre, il Comune di Roma ha annunciato l'esclusione degli alimenti ultraprocessati dalle mense scolastiche. È un traguardo importante e, soprattutto, un modello di riferimento che può essere seguito anche dalle altre città".  In questo contesto, "Plasmon oggi sta investendo su un grande progetto di rilancio della filiera, in particolare valorizzando tutte le filiere del latte italiano, per riportare sulla tavola degli italiani e dare un prodotto di eccellenza", puntualizza Angelo Mastrolia, presidente NewPrinces e Plasmon. "Valorizzare l'agroalimentare significa concentrarsi nel sostenere i piccoli produttori, che di solito producono prodotti di eccellenza, ma che hanno bisogno di un supporto per far sì che queste piccole produzioni, molto frammentate in Italia, sopravvivano per garantire poi, sul medio-lungo termine, la sostenibilità del sistema. Oggi tutelare le piccole filiere produttive regionali è un nostro obiettivo". 
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Morta Emma Bonino, la storica leader radicale aveva 78 anni

(Adnkronos) – E' morta oggi a 78 anni Emma Bonino. "Oggi non ci lascia soltanto la nostra leader, ci lascia una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della storia politica del nostro Paese e del mondo libero", si legge in un comunicato. "Emma fu “scelta dalla politica radicale” quando un divieto cambiò la sua giovane vita. E da quel momento decise che avrebbe lottato affinché non potesse capitare mai più a nessuna. Attivista, parlamentare, ministra, commissaria europea. Sempre radicalmente libera.La sua vita è stata una lunga lotta contro tutto ciò che nega le libertà: contro l’aborto clandestino, contro la fame nel mondo, contro la partitocrazia, contro l’infibulazione, contro il giustizialismo, contro i genocidi, contro ogni forma di autoritarismo. Ma ancora più numerose sono state le sue battaglie per la democrazia, per lo Stato di diritto, per la giustizia internazionale, per i diritti e i doveri di ogni persona e ogni famiglia, per l’autodeterminazione delle donne, per la libertà di scegliere, fino alla fine", si legge.  E ancora: "È questo il suo testamento: non è importante quante volte occorra perdere prima di riuscire a vincere e conquistare una libertà per tutti. Non ci sono parole per descrivere il dolore e il vuoto che proviamo oggi.Da domani proveremo a trovare le parole giuste per trasformare la gratitudine che proviamo per aver potuto lottare al suo fianco nel coraggio di continuare a batterci come ci ha insegnato. Grazie Emma, dal profondo del cuore". Le condizioni di salute di Emma Bonino si erano aggravate nei giorni scorsi quando era stata trasferita all'Ospedale Santo Spirito di Roma, dove la situazione è sempre stata definita dai medici "delicata". Il 7 settembre era arrivata in codice rosso e poi ricoverata nel reparto di terapia intensiva. Nel bollettino di mercoledì, i medici avevano annunciato il suo spostamento in una struttura privata.  "Emma Bonino ha rappresentato per decenni una voce forte e riconoscibile della politica italiana, portando avanti le sue idee con determinazione. Le nostre storie e le nostre sensibilità sono state lontane, ma questo non mi ha mai impedito di riconoscerne il peso e il ruolo nella vita pubblica della nostra Nazione. Alla sua famiglia e ai suoi cari va il mio cordoglio". Così sui social, la premier Giorgia
Meloni, dopo la notizia della scomparsa di Emma Bonino, storica leader radicale. Tra i primi a commentare la morte di Emma Bonino anche Paolo Gentiloni: “Emma Bonino ci ha lasciati. Ci mancherà il suo esempio di militante per la libertà e di leader italiana e europea. Voleva sempre cambiare le cose. E qualche volta ci è riuscita. Buon viaggio Emma”, ha scritto su Twitter. Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Bonino entra in politica a metà degli anni Settanta, dopo aver fondato il Cisa (Centro di informazione sterilizzazione e aborto). Sono gli anni che vedono i Radicali impegnati nelle battaglie per il divorzio e l’aborto e nel 1975 arriva ad autoconsegnarsi per procurato aborto, andando volontariamente in carcere. Nel 1976 l’ingresso in Parlamento, quando il Partito radicale si presenta per la prima volta alle elezioni. Negli anni Ottanta le sue lotte si arricchiscono di un altro obiettivo, quello contro la fame nel mondo. È il 1981 quando Bonino promuove un appello contro lo sterminio per fame e contribuisce a fondare l’associazione Food and disarmement international, nata per coordinare le attività e le iniziative d’informazione internazionale su questo fronte, di cui dopo qualche anno diventerà segretario. Dal 1989 è presidente del Partito radicale transnazionale, carica che ricoprirà fino al 1993. Anno che vede Bonino impegnata in alcune iniziative internazionali di notevole rilievo: promuove una campagna a favore dell’istituzione del Tribunale ad hoc per i crimini nella ex-Jugoslavia, consegnando al Segretario generale delle Nazioni unite, Boutros Boutros Ghali, un appello firmato da 25.000 persone in tutto il mondo. Nel 1999 è al centro di una campagna per la sua elezione al Quirinale, sull’onda della quale ottiene un notevole successo con l'omonima lista alle elezioni europee, raggiungendo l'8,5 per cento, e l’elezione al Parlamento di Strasburgo. Con il nuovo millennio, la storia politica di Bonino si arricchisce di un altro capitolo, quello dedicato all’impegno per l’affermazione della democrazia e dei diritti civili nel mondo arabo. Nel 2006 torna alla Camera eletta con la Rosa nel pugno nella coalizione dell'Unione e ottiene la nomina a ministro per le Politiche europee nel secondo Governo di Romano Prodi. Due anni dopo vince le elezioni il centrodestra ed è eletta al Senato dove ottiene la carica di vicepresidente. Nel 2013 è nuovamente al Governo nell'Esecutivo di larghe intese guidato da Enrico Letta, dove assume il prestigioso incarico di ministro degli Esteri. Non passa neanche un anno e deve lasciare la Farnesina a Federica Mogherini dopo l'arrivo a Palazzo Chigi di Matteo Renzi. Nel 2015 per Bonino inizia una nuova sfida tutta personale, quella contro un tumore ai polmoni. "Dovrò ridurre le mie attività ma non ho intenzione di interrompere la mia attività politica, perché da una passione politica non ci si dimette. Io non sono il mio tumore. È solo una malattia, una delle tante sfide che affronterò", dichiara il 12 gennaio ai microfoni di Radio radicale. Da allora tutti impareranno a riconoscerla per i suoi turbanti, indossati a causa della perdita dei capelli per le cure cui si è sottoposta e per una alopecia intermittente, con la quale deve fare i conti anche quando riesce ad avere la meglio sulla malattia. "Credo di esserne quasi fuori, ho ancora delle verifiche, credo che questo antipaticissimo signore denominato tumore, anche molto maleducato perché io non è che lo avessi invitato ad abitare con me, si è presentato, ma credo che, se ho capito bene, se ne sia anche andato", annuncia ad ottobre del 2016 alla trasmissione di Enrico Lucci su Raidue 'Nemo-nessuno escluso'. "Anche se questa è un tipo di malattia, dicono i miei medici, da cui non si guarisce ci si impara a convivere". La vittoria dei Cinquestelle e la nascita del Governo gialloverde nella primavera del 2018 la riportano sui banchi dell'opposizione, sempre al Senato. Da lì, nell'evoluzione del quadro politico che caratterizza la legislatura, condurrà l'ultima delle sue battaglie politiche, quella contro sovranismi e populismi e a difesa dell'Ue, con la formazione politica 'Più Europa' della cui nascita è stata una degli artefici. Non si arrende di fronte ad un nuovo guaio fisico, la rottura del femore, nè di fronte agli ostacoli che si frappongono rispetto al progetto di dar vita ad una lista per gli Stati uniti d'Europa in vista delle Europee del 2024, progetto che non decolla in pieno per il rifiuto di Carlo Calenda di partecipare ad un'alleanza che prevede la presenza anche di Matteo Renzi. La rottura con Marco Pannella è stato il cruccio più grande della sua carriera politica, un vero e proprio buco nero: "Io e Marco- diceva in un'intervista a 'Sette' nel 2019- non abbiamo mai litigato, ha fatto tutto da solo e forse è questo che mi ha fatto più male. Con il tempo deve essere maturata una disistima di cui non mi ero accorta. Non so quando sia scattato, ho anche smesso di pensarci. Dopo 40 anni di convivenza politica ha cominciato ad insultarmi attraverso Radio radicale". 
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Allarme ricercatori Anthropic su rischio estinzione umana con IA, Musk: “Una montatura”

(Adnkronos) – Dopo le dichiarazioni 'apocalittiche' dell'ex ricercatore di Anthropic
Jacob Coxon

sull'intelligenza artificiale, altri ricercatori e membri dello staff della startup specializzata in Ia si sono detti pubblicamente d'accordo con lui, pubblicando a loro volta allarmi altrettanto gravi. In risposta, Elon Musk e altre figure conservatrici hanno definito su X il coro di preoccupazioni una "montatura" e un'"operazione psicologica". Gli addetti ai lavori di Anthropic temono che la tecnologia che stanno sviluppando possa diventare così avanzata e pericolosa da causare l'estinzione umana entro un decennio e affermano che molti dei loro colleghi la pensano allo stesso modo, pur non avendolo dichiarato pubblicamente. Questi ricercatori e membri dello staff – scrive il Guardian – stanno rispondendo a un thread diventato virale del ricercatore di Anthropic Jacob Coxon, che mercoledì ha annunciato le sue dimissioni dall'azienda perché né Anthropic né la sua concorrente OpenAI, anch'essa suo ex datore di lavoro, stanno sviluppando modelli di intelligenza artificiale in modo responsabile e stanno "mettendo a rischio le nostre vite". Anna Wang, che si occupa di sicurezza dell'intelligenza artificiale generale presso Anthropic e in precedenza ha lavorato presso DeepMind di Google, ha dichiarato ieri che molti in Anthropic desiderano rallentare lo sviluppo per elaborare un piano che mitighi i rischi potenzialmente associati a questi modelli di intelligenza artificiale.  "Non esiste ancora un piano scientifico valido per risolvere i rischi derivanti dall'intelligenza artificiale che si auto-migliora in modo ricorsivo", ha scritto Wang su X. Drake Thomas, un altro dipendente di Anthropic, ha affermato di rispettare la scelta di Coxon di astenersi dalla costruzione di questi modelli se teme che possano comportare rischi su scala planetaria. "Le cose si stanno muovendo troppo velocemente, non abbiamo neanche lontanamente il grado di certezza che desidereremmo per l'Asi (superintelligenza artificiale)", ha affermato Thomas. Musk ha assunto una posizione più conflittuale. "Sembra una trappola", ha scritto nel suo post. Coxon ha risposto all'uomo più ricco del mondo, scrivendo: "Esisto davvero e queste sono le mie vere convinzioni. Potresti chiedere ai tuoi ricercatori di xAi cosa ne pensano di me, se non li avessi licenziati." In una dichiarazione al Guardian, un portavoce di Anthropic ha difeso la strategia dell'azienda. "Siamo sempre stati trasparenti sul fatto che l'intelligenza artificiale porterà enormi benefici ma anche rischi senza precedenti. Per affrontare questi rischi, continuiamo a sviluppare modelli con alcune delle più solide misure di sicurezza del settore", si legge nella dichiarazione. Musk e altri con una visione più positiva dell'Ia hanno iniziato a diffondere teorie secondo cui il post di Coxon e le conseguenti polemiche farebbero parte di un'operazione psicologica ("psychop") per influenzare negativamente l'opinione pubblica sull'Ia. "Credo che le basi per questa operazione psicologica (per mancanza di un termine migliore) siano state gettate da tempo", ha scritto Musk su X. "Questo è stato solo il fiammifero che ha acceso il fuoco". 
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Infettivologo Rusconi: “Il paziente va seguito a 360 gradi”

(Adnkronos) – “Negli ultimi anni, e in particolare nell'ultimo decennio, c'è stata una vera e propria evoluzione dei concetti di terapia e percorso di cura del paziente con Hiv. Il primo rimane un caposaldo, una conditio sine qua non affinché si verifichi la soppressione virologica dell'Hiv. Il percorso terapeutico si basa sulla combinazione di due, tre o più farmaci, laddove le condizioni cliniche lo richiedano, per colpire un bersaglio specifico che nel nostro caso è il virus. Aderire alla terapia significa presentarsi alle visite e assumere i farmaci in modo regolare, secondo gli orari concordati con il medico. Il percorso di cura complessivo, invece, abbraccia l'intera vita della persona con Hiv secondo un approccio olistico: il paziente non è il suo virus e non è la pillola che assume, ma è un individuo che nel tempo invecchia e che può riscontrare problematiche sociali, lavorative o di altro genere. Deve quindi essere considerato nella sua interezza. Questo è ciò che sia gli infettivologi con più esperienza sia le nuove leve devono imparare a gestire, per garantire una presa in carico del paziente a 360 gradi”. Lo ha detto Stefano Rusconi, primario di Malattie Infettive dell’ospedale civile di Legnano e professore di Malattie infettive università degli studi di Milano, partecipando a Milano alla presentazione di “Aderenza in Hiv”, la nuova sezione del sito ViiV Healthcare dedicata alla continuità di cura per fornire a clinici e persone con HIV uno spazio di approfondimento che coniuga raccomandazioni internazionali, evidenze scientifiche e percezioni reali di medici e pazienti. “L'approccio vincente – prosegue Rusconi – si fonda senz'altro sull'empatia che il medico deve mostrare verso chi ha davanti, unita a un aggiornamento scientifico rigoroso. Si può essere persone estremamente umane e dedicate, ma se non ci si aggiorna, non si seguono i congressi, non si leggono articoli scientifici e non ci si confronta con i colleghi, viene meno il valore del rapporto professionale”. Diventa così fondamentale il dialogo professionale “focalizzato sulla reale qualità di vita della persona. Spesso, infatti, un calo dell'aderenza alle cure o alla terapia è il campanello d'allarme di disagi più profondi che mettono a rischio la salute globale del paziente. L'obiettivo fondamentale è quindi imparare a mettere al centro la persona nella sua totalità, anziché focalizzarsi esclusivamente sulla pillola o sul virus”, conclude Rusconi. 
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Meteo, ancora pioggia al Centro Sud poi cambia tutto: cosa succede con l’arrivo dell’Anticlone delle Azzorre

(Adnkronos) – Chi pensava che con le piogge degli ultimi giorni il grande caldo fosse finito dovrà ricredersi. Dopo il passaggio dell'incisiva perturbazione atlantica che ha decretato la fine di un'estate eccezionalmente calda e afosa, infatti, lo scenario meteorologico italiano si prepara ad accogliere l'Anticiclone delle Azzorre.  Secondo Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, questa figura di alta pressione di origine oceanica garantirà un imminente ritorno a un clima gradevole, senza caldo e senza
afa, sebbene nelle prossime ore permanga ancora una residua instabilità atmosferica concentrata in particolare sulle regioni del Centro-Sud e, localmente, sul Nord-Est. La giornata di oggi segnerà la definitiva conclusione della prolungata anomalia termica su tutta la Penisola. I fenomeni instabili interesseranno inizialmente il basso Lazio e la Campania, per poi trasferirsi gradualmente verso il medio e basso versante adriatico, accompagnati da un generale e sensibile calo delle temperature. Contemporaneamente, alcuni rovesci residui si attarderanno tra Veneto, Venezia Giulia e Romagna, mentre sul resto del Nord e sulle regioni tirreniche centrali si assisterà a un progressivo miglioramento. Sabato 12 settembre l'Anticiclone delle Azzorre si estenderà sul Centro-Nord, garantendo cieli prevalentemente sereni con temperature massime che si manterranno comodamente sotto i 27-29°C, con un’ulteriore netta attenuazione dell'afa. Al Sud, invece, il tempo si manterrà ancora a tratti incerto: tra Puglia,
Basilicata, Calabria e Sicilia si registrerà un ulteriore rinfresco accompagnato da isolati acquazzoni. Entro domenica 13 settembre si apriranno ampie schiarite anche sulle estreme regioni meridionali. L'intero territorio nazionale registrerà temperature massime inferiori ai 30°C: si tratta di un dato atmosferico estremamente significativo, che si verifica per la prima volta dallo scorso 24 maggio, data di inizio della fase canicolare subtropicale che ha portato l'estate 2026 a registrare i valori medi più elevati dall'inizio delle misurazioni storiche. I primi giorni della nuova settimana proseguiranno all'insegna della stabilità e del clima mite. A partire da mercoledì, tuttavia, i modelli matematici indicano il possibile avvicinamento di una nuova area di bassa pressione a partire dalle regioni settentrionali. Sebbene sia prematuro valutarne l'esatta traiettoria e intensità, la configurazione rimane costantemente monitorata per confermare l'eventuale ritorno delle piogge sul nostro Paese. 
Venerdì 11. Al Nord: nubi irregolari, qualche residuo acquazzone. Al Centro: rovesci residui. Al Sud: spiccatamente instabile. 
Sabato 12. Al Nord: soleggiato. Al Centro: soleggiato, qualche rovescio sulle adriatiche. Al Sud: maltempo in Calabria, Sicilia, solo a tratti sul resto delle regioni. 
Domenica 13. Al Nord: soleggiato. Al Centro: sole prevalente. Al Sud: ultimi fenomeni. 
Tendenza: nuova settimana stabile fino a mercoledì, poi nuove piogge. 
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Franzese (ViiV Healthcare Italia), ‘aderenza terapeutica riconosciuta negli aspetti chiave’

(Adnkronos) – “Sul territorio abbiamo un quadro generale di tutta Italia. Nei vari centri l'aderenza terapeutica è abbastanza riconosciuta nei suoi aspetti chiave, poiché è strettamente legata alla soppressione virologica e, di conseguenza, alla non trasmissibilità del virus. Il principio dell'U=U (Undetectable = Untransmittable, ovvero "Carica virale non rilevabile = Virus non trasmissibile") è ormai universalmente condiviso”. Lo afferma Sonia Franzese, head of Hiv medical scientists ViiV Healthcare Italia, intervenendo a Milano alla presentazione di “Aderenza in Hiv”, la nuova sezione del sito ViiV Healthcare dedicata alla continuità di cura. “Tuttavia – prosegue Franzese – l'aderenza deve andare oltre la singola misurazione della soppressione virologica. Ciò che il clinico deve fare è garantire che sia duratura nel tempo, tenendo conto delle tante fragilità che la mettono alla prova. Si tratta di fragilità che possono essere esterne — dovute a un percorso non ben organizzato — oppure interne, ovvero intrinseche alla persona. Dal punto di vista terapeutico, dover seguire un trattamento per molti anni può incidere sull'aderenza vera e propria”. La vera sfida quindi “consiste nel comprendere a fondo questi aspetti e condividerli con il paziente, rafforzando in primo luogo la relazione medico-paziente. Al contempo, le istituzioni devono riuscire a strutturare percorsi costruiti sulle reali esigenze delle persone con Hiv, offrendo il necessario supporto all'aderenza per rendere sostenibile una terapia a lungo termine”. Non mancano, però, le disparità tra i centri: “Avendo a disposizione una panoramica dell'intero territorio nazionale, emergono ancora chiare difformità tra le diverse strutture, legate a molteplici fattori. Tra questi vi sono le criticità organizzative: non tutti i percorsi risultano ben strutturati o ritagliati sulle esigenze dei pazienti, ed è su questo che dobbiamo lavorare tutti insieme. Come direzione medica, il nostro impegno è orientato a uniformare le conoscenze scientifiche, favorendo la condivisione delle esperienze e delle buone pratiche dei centri più organizzati con le realtà che stanno muovendo ora i primi passi", conclude Franzese. 
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