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Lega di serie A: il patto Lotito-Agnelli tiene tutti in scacco

Il suo nome non è stato mai fatto ma il destinatario delle parole pronunciate dal presidente della Figc, Carlo Tavecchio era chiaro: Claudio Lotito. Eh già perché il vulcanico patron della Lazio, dopo essere stato messo ai margini, ha tirato fuori un altro asso dalla manica spiazzando tutti quelli seduti al tavolo. Ecco un patto con il numero uno della Juventus e, a questo punto, ex nemico Andrea Agnelli.
DO UT DES
Oggi ci sarà l'elezione per la massima carica dell'ECA, ossia l'associazione dei club europei. Il piano è molto semplice: Agnelli, che in realtà corre da solo, sarà messo a capo dei 220 club europei e avrà la certezza che le nove squadre italiane voteranno compatte per lui. Cosa otterrà Lotito? Un posto da Consigliere Federale. Domani si terrà l'assemblea della Lega di A: i venti presidenti non voteranno le linee guida suggerite dal commissario Tavecchio, ma voteranno con le vecchie regole. Il presidente di garanzia con ogni probabilità sarà Marco Brunelli, il vicepresidente potrebbe essere Fassone del Milan i due consiglieri Lotito e Marotta e poi, per accontentare tutti, saranno nominati 9 consiglieri di Lega. In realtà Lotito ha in mano 13 club, ma è convinto di ottenere l'appoggio di altri due. Una potrebbe essere l'Inter che in cambio potrebbe ricevere la vice-presidenza dell'ECA. «C'è un presunto accordo in Lega di Serie A: un presidente ponte e un'assemblea entro 3 mesi per una nuova elezione. La prossima assemblea dovranno farla con i principi ispiratori che abbiamo dato noi, non c'è santo che tenga» ha spiegato il numero un Tavecchio nel consiglio federale tenutosi ieri. Ma c'è chi bisbiglia che il patto Lotito-Agnelli vada oltre. Eh già perché l'Italia non farebbe una bella figura se il 15 settembre, Agnelli, implicato nel processo sportivo Alto Piemonte, la storia dei biglietti finiti agli ultrà della Juve, fosse squalificato (previsti da 2 a 3 anni). A meno che l'esito non sia così scontato o la pena così dura (si parla di riduzione a 3 o 6 mesi). Voci di corridoio della Torino bianconera riferiscono che questo sia il modo migliore per far uscire anche Agnelli dalla Juventus senza spargimenti di sangue. Intanto Roma, Fiorentina, Cagliari, Samp e Bologna tengono duro e preparano una contromossa a sorpresa (Malagò garante?).
SERIE B
Mano più leggera con la Lega di B del presidente Tavecchio che rimanda al 13 la nomina di un commissario : «Mi auguro che per quella data ci sia la fumata bianca. In caso contrario l'avvocato Mauro Balata sarà il commissario». Ilmessaggero.it

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La Lazio non esce ridimensionata, ma i valori sono chiari

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Alla Lazio non sono riuscite due imprese nella stessa settimana. La forza del Napoli e la stanchezza mentale e fisica post derby della squadra di Inzaghihanno fatto la differenza. In campionato i valori sono chiari, per questo la Lazio, dopo la sconfitta di ieri sera, non esce ridimensionata. E’ stato un sogno legittimo pensare di lottare per il terzo posto. Sfuggita l’occasione, deve essere invece concreto l’obiettivo di difendere il quarto. La semplicità con cui la Roma ha superato il Bologna è confortante per la classifica e per la crescita mentale della squadra. Il temuto contraccolpo dopo l’eliminazione nel derby di Coppa Italia non si è materializzato. Seppur complicatissima, la rincorsa alla Juventus è una luce da tenere comunque accesa. Servirà a blindare il secondo posto e a eliminare qualsiasi eventuale rammarico. La Juventus non è l’Empoli ma in zona salvezza, ad esempio, ciò che sembrava impensabile sta diventando realtà, con il Crotone prepotentemente tornato in corsa. Il calcio, del resto, è volubile e di conseguenza lo sono situazioni, valutazioni e pareri. Basta pensare a quanto sta accadendo a Milano. Presente e futuro appaiono meno luminosi e concreti di quanto si immaginava. Il brusco arresto dell’Inter ha fatto crollare totalmente le ambizioni Champions e reso perfino traballante la qualificazione all’Europa League. Probabilmente servirà qualcosa in più di un imponente campagna acquisti per riportare subito in pole position i nerazzurri. Sabato prossimo è in programma il derby, e se il Milan ci arriva meglio piazzato in classifica, non per questo hamenoansie e dubbi dei rivali. In settimana dovrebbe definirsi quel tormentato closing che, a prescindere, segnerà un passaggio storico nella storia del club rossonero. Chi e in che modo riporterà il Milan ai fasti di un tempo è, al momento, assai confuso e imprevedibile. Ilmessaggero.it

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Applausi, Europa, rinnovi in bilico e mercato: una bella stagione da consacrare con l’audacia nel futuro

"La nostra stagione é stata straordinaria" ha spiegato Simone Inzaghi al triplice fischio di Crotone. Meglio cancellare le scorie delle ultime sconfitte ed esaltare quanto di buono è stato fatto. Un po' per timore, dello spauracchio del secondo anno biancoceleste che trita tutto e tutti. Un po' per la perfezione di un gruppo difficile da preservare o ricreare. La Lazio quest'anno ha stravolto tutti i pronostici. Ha conquistato, ha emozionato. Ha ricompattato un ambiente, determinando in questo, il suo più prezioso successo. A tratti è riuscita a recitare il ruolo del Davide contro Golia. L'inizio in salita ha reso più esaltante l'epilogo. Il lavoro di Inzaghi ha trovato soddisfazione nella qualificazione diretta ai gironi di Europa League, addirittura con tre giornate di anticipo. Poco importa se nell'ultimo atto della Coppa Italia ha dovuto chinare la testa ad una Juve pluriscudettata o se sul fotofinish di una stagione ha scaricato precocemente le pile. Questa Lazio ha fatto bene comunque. Ha centrato il suo obiettivo vincendo duelli sulla carta impari, sbaragliando la concorrenza di club importanti. È stata brava, capace, audace. La minuziosa costruzione della macchina da guerra è avvenuta centimetro dopo centimetro. Partita dopo partita, senza distrazioni, senza presunzione, tutto sotto il segno di Inzaghi e del suo staff. Guardando la Lazio oggi emerge un sano concetto che non tramonta mai: "il lavoro paga". Un banalità apparentemente, ma che se sottovalutata rischia di diffondere il germe del fallimento in un attimo. La logica del guadagnarsi tutto sul campo sino all'ultima sudata, sconfessa chi pensa al traguardo quando è ancora al nastro del via. Ecco perché, ciò che rappresenta oggi la storia di questo campionato domani rischia di non valere più nulla. Il "Peccato originale" della gestione Lotito è sempre stato questo. Confondere ciò che si è raccolto sul campo con gli obiettivi della stagione futura. Per evolversi, per maturare, per crescere bisogna ripartire da questa Lazio, ma investendo per puntellare i nuovi sogni. Oggi l'ambiente è unito e vuole scacciare quel timore  che soffoca le aspettative. La Lazio non può essere condannata ad un saliscendi perenne. La Lazio non deve vendere tutti i suoi big. Ha bisogno di ripartire da qualche certezza. Anche il diesse Tare ieri sera lo ha confermato, quando ha spiegato che il club non ha intenzione di cedere, ma semmai di acquistare giocatori esperti. Prendiamo atto e attendiamo. Girare infatti la ruota e sperare di vincere seppure con buona abilità di chi decide di scommettere non può essere una strategia vincente. È vero che i matrimoni si fanno in due, ma per sposarsi non basta presentarsi in chiesa il giorno prestabilito. Occorre un corteggiamento, che a volte può rischiare di diventare estenuante. Bisogna tentare con ogni mezzo a disposizione per strappare quel fatidico sì, sempre che lo sposo e la sposa siano pienamente convinti di compiere quel passo. Dunque per quanto è sacrosanto che ci sarà Lazio anche senza De Vrij, Biglia e Keita, è anche chiaro che i desideri di Simone Inzaghi vadano quantomeno ascoltati. Se su De Vrij la scelta di un addio trova parecchi punti di contatto fra le parti, una separazione da Keita, ma soprattutto da Biglia, troverebbe parecchie responsabilità nella dirigenza laziale. Lasciare in standby un contratto praticamente siglato, solo per quisquilie economiche con l'agente, non certifica la forte volontà di trattenere un giocatore. Ecco perché Biglia, che oggi rischia di salutare la Lazio, potrebbe sentirsi libero di andarsene senza troppi groppi in gola. Keita è invece un caso a parte. È un talento. È molto ambizioso e a tempo debito si è persa l'occasione per blindarlo. Oggi potrebbe trasformarsi nel più grande rimorso dell'era Lotito. Dunque ai titoli di coda di questa stagione la Lazio applaude la "meravigliosa creatura" creata dalla società, curata dallo staff tecnico e protetta dal proprio pubblico. Come spesso accade dalle parti di Formello però, le soddisfazioni rischiano di restar soffocate dalle ansie. Il mercato dei rinnovi ha smorzato la gioia degli obiettivi raggiunti. Oggi le incertezze di una rosa potenzialmente da ricostruire e non solo da rinforzare hanno distolto l'attenzione da quel che di buono è stato fatto. "Questo gruppo può rappresentare l'inizio di un ciclo", auspicava Parolo qualche settimana fa. "La cosa più importante è rivedere lo stadio pieno", dichiarava Tare. Pubblico e squadra: dunque. Questo è il tesoro della Lazio. il binomio perfetto. I preziosi da custodire gelosamente nei forzieri di Formello e da mantenere intatti. ​Gioielli riconquistati dalla Lazio grazie a questa stagione che oggi le scelte di mercato e le strategie future non devono sperperare. Che si riparta da pubblico e squadra dunque. Che si riparta per vivere un campionato in cui é ancora lecito sognare.

Alessandro Zappulla

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Serie B, il 9 maggio l’assemblea elettiva: Lotito è il favorito

È convocata per martedì 9 maggio alle 13 l'assemblea elettiva della Lega B e in questo momento viene considerato Claudio Lotito, presidente della Lazio e patron della Salernitana, il più serio candidato per la poltrona di presidente della categoria, rimasta vacante oltre due mesi fa per le dimissioni di Andrea Abodi. Dopo un primo tentativo andato a vuoto il 25 marzo per mancanza del numero legale, la data della nuova assemblea è stata ufficializzata dal vicepresidente della Lega B, Andrea Corradino, alla luce del resoconto ricevuto dai presidenti di club Andrea Gabrielli (Cittadella), Antonio Gozzi (Virtus Entella) e Oreste Vigorito (Benevento), ossia i 'tre saggì incaricati dal Consiglio di Lega a inizio aprile di raccogliere riflessioni e opinioni di tutte le società per arrivare «auspicabilmente all'identikit di possibili candidati».ilmessaggero.it