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Settimana chiave: incontro Inzaghi-Lotito per il rinnovo e per le garanzie tecniche

Manca una giornata alla fine del campionato, ma la settimana che accompagna la Lazio alla partita con il Crotone è iniziata in modo incandescente. Lunedì il blitz a Roma della dirigenza del Milan per Biglia e Keita, tra stasera (nel caso stanotte, considerando i tempi di Lotito) e domani, ci dovrebbe essere l’incontro tra Inzaghi e il presidente della Lazio per mettere la firma sul rinnovo di contratto.

INZAGHI E LOTITO, A BREVE L’INCONTRO – L’appuntamento non è stato ancora confermato, ma i primi contatti ci sono già stati. Il tecnico biancoceleste è già tecnicamente legato alla Lazio fino al 2018, in virtù della clausola che prevedeva l’allungamento automatico di un anno in caso di ingresso nelle prime 5 posizioni di classifica. Con questo rinnovo vedrà però quadruplicato l’ingaggio, attualmente di 250mila euro a stagione, con la possibilità – attraverso bonus vari – di arrivare a sfiorare il milione e mezzo. Nel corso dell’incontro, poi, il tecnico ribadirà la sua volontà di veder confermati tutti i pezzi grossi della rosa, da Biglia a Keita, passando per de Vrij. Se poi non sarà possibile riuscirci, allora il tecnico si aspetta dalla società degli acquisti dello stesso valore dei giocatori eventualmente ceduti.

GARANZIE TECNICHE PRIMA DI TUTTO – È ambizioso Inzaghi. Si è conquistato questa Europa League con tanti sacrifici, accettando una situazione che la scorsa estate era all’orlo del collasso per via delle dimissioni di Bielsa e il malumore generale dell'ambiente. A un anno di distanza sono cambiate tante cose, sia il valore della Lazio che quello dell’allenatore. Ecco perché il tecnico si aspetta una rosa adeguata per continuare il suo lavoro nel migliore dei modi. E soprattutto restare competitivo, nonostante la tripla competizione e i probabili “rilanci” delle milanesi in campionato attraverso grossi investimenti sul mercato. Inzaghi, insomma, vuole delle garanzie tecniche prima che economiche e sulla base di queste condizioni parlerà nell’imminente incontro con il presidente Lotito e il ds Tare.Repubblica.it

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Il set dei record: cinque reti in un tempo come venti anni fa

La domenica perfetta della Lazio di Simone Inzaghi a permesso alle aquile di battere per 6-2 il Palermo e di allungare in classifica su Milan e Inter. Una giornata straordinaria con Biglia e compagni che hanno affrontato al meglio il match volando sul 5-0 dopo appena 26 minuti. Come sottolinea Lazio Page, i capitolini non segnavano 5 gol nel primo tempo esattamente 20 anni fa. Sempre all’Olimpico il 20 aprile 1997, l’allora squadra di Zeman rifilò un 6-1 alla Reggiana e le prime cinque reti portavano la firma di Signori, Nedved e la tripletta di Protti. Stavolta ad andare in gol sono stati Immobile (due volte) e Keita (tre), la doppia marcatura mancava in casa laziale dalla gara con l’Udinese del 2006 con Mauri e Rocchi che trovarono la doppia soddisfazione personale. L’ex Torino è arrivato a quota 20 e avvicina i grandi bomber della storia biancoceleste, mentre per il senegalese si tratta della prima tripletta in carriera.L’ex Barcellona ha toccato quota 11 in stagione in Serie A ed è ancora una volta una novità assoluta per lui.  Non finisce qui perché la sua tripletta in sette minuti è la più veloce nella storia della Lazio. Meglio in Italia hanno fatto solo Mazzola nel 1947 (2 minuti) e Anastasi nel 1975 (cinque minuti). Per Immobile si tratta quarta doppietta con l'aquila sul petto, diciassettesima in carriera.

SEGNANO TUTTI NELLA LAZIO DI INZAGHI – Ieri è andato in gol anche Luca Crecco, all’esordio stagionale in campionato. Per l’ex Primavera si tratta della prima rete a livello professionistico e con lui salgono a sedici i marcatori totali tra campionato e Coppa Italia (17 se si conta anche Cataldi finito al Genoa a gennaio, ndr). Ancora a secco ci sono solo Basta, Bastos, Lukaku, Patric e i giovani Rossi e Tounkara. Nessuno in Italia ha fatto meglio con la Juventus ferma a quota 15.  La squadra di Inzaghi ha toccato quota 64 in classifica, solo due volte nella sua storia ha ottenuto più punti (69 nel 1999/2000 e nel 2000/01). Sulla gara di ieri, oltre a Keita e Immobile, spicca ancora Lucas Biglia. Il capitano è leader per kilometri percorsi (10,694) e per palloni recuperati (ben 13). Bene anche Felipe Anderson con quattro tackle a buon fine su altrettanti tentativi e tre dribbling su sei riusciti.  

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Nani, l’uomo degli assist

“Keita? Se dovesse partire, arriverà un sostituto all’altezza!”. Quante volte nella lunga estate del calciomercato i tifosi laziali hanno sentito ripetere questa frase. Tra credenti e scettici alla fine la società ha risposto con un colpo che in pochi si sarebbero aspettati: dal Valencia ecco arrivare Luis Nani. Non l’ultimo arrivato, ma un giocatore d’esperienza (compirà 31 anni a novembre, ndr) e con un palmares invidiabile. Il lusitano ha alzato al cielo quattro Premier League, una Champions League, cinque Community Shield, due Coppe di Lega Inglese, 2 Coppe del Portogallo, un Campionato del Mondo per club e un Europeo con il Portogallo.Numeri impressionanti che pochi calciatori possono vantare. L’ex Manchester United proverà a mettere a disposizione della Lazio il tuo talento, la sua esperienza internazionale e la voglia di vincere che non lo ha mai abbandonato. Vuole conquistare l’Italia e il popolo biancoceleste che l’ha accolto già come un beniamino, ma soprattutto vuole rimandare al mittente qualche mugugno sulle sue condizioni fisiche.

I NUMERI SONO DALLA SUA – Un problemino al ginocchio l’ha fermato ad agosto e, insieme al ct  Fernando Santos, ha preferito non rischiare per le gare del suo Portogallo contro Far Oer e Ungheria. In questi giorni lavorerà a Formello per essere a disposizione di Inzaghi a pieno regime il prima possibile. Non è uno che ama stare fuori a lungo Nani. Lo dimostrano gli ultimi due anni, quelli in cui ha avuto qualche acciacco in più, ma che sono stati chiusi con ben 99 match all’attivo tra club e nazionale. Tante partite sulle gambe a cominciare dalla Turchia dove nella stagione 2015/16 ha disputato ben 47 match tra campionato, coppa nazionale, preliminari di Champions ed Europa League.  Il tutto impreziosito da 12 gol e altrettanti assist. L’estate scorsa il passaggio in Liga con la maglia del Valencia dove ha disputato 26 gare totali con cinque reti e otto passaggi vincenti all’attivo. Con la maglia del Portogallo, però, Nani si è tolto forse la più grande soddisfazione della sua carriera vincendo l’Europeo in Francia nell’estate del 2016. A questo va aggiunto il terzo posto in Confederations Cup di appena due mesi fa. Negli ultimi due anni ha messo insieme 26 caps con i lusitani finendo nel tabellino dei marcatori nove volte.

GOL E ASSIST AL SERVIZIO DELLA LAZIO – Pur non essendo una prima punta, Nani ha sempre avuto un ottimo rapporto con la porta. Sono 81 le sue reti in 415 gare ufficiali giocate con i rispettivi club (Sporting Lisbona, Manchester United, Fenerbahce e Valencia, ndr). In due delle ultime tre stagioni, Luis ha raggiunto anche la doppia cifra toccando quota 12 (2014/15 e 2015/16, ndr). Cosa dire poi degli assist che sono ben 112, sempre escludendo la nazionale, con Immobile che già si sfrega le mani in attesa dei passaggi filtranti e cross al bacio del ragazzo di Praia. Nel Portogallo è uno dei leader insieme all’amico Cristiano Ronaldo e con la maglia rossoverde ha totalizzato in tutto ben 112 gettoni. Nella classifica delle presenze Nani è al terzo posto alle spalle della stella del Real Madrid (144) e di Luis Figo (127), con il neo-laziale che spera di avvicinare e superare presto l’ex ala dell’Inter. Per quello che riguarda le marcature con A Seleção das Quinas, con le sue 24 reti occupa l’ottavo posto a cui vanno aggiunti anche 24 assist. Tirando le somme, i numeri sono tutti dalla parte del nuovo acquisto biancoceleste che ora deve solo farsi conoscere e amare dal popolo laziale spera di cantare con lui: “S’annamo a divertì, Nani Nani”.lalaziosiamonoi.it

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Chiamatela Coppa Lazio… ed Inzaghi ha la migliore media punti in A

Si è interrotta ieri la scia di risultati utili in gare ufficiali della Lazio: dopo dieci vittorie e pareggi, i biancocelesti incassano una sconfitta. Poco male, la vittoria giallorossa è assolutamente indolore: i biancocelesti volano comunque in finale. Il trend in Coppa Italia della Lazio è positivo: in venti gare disputate negli ultimi 5 anni, i biancocelesti hanno trionfato 14 volte. Quattro le sconfitte, solo due i pareggi. Tre le finali raggiunte dai capitolini. Nelle gare d'andata delle Coppe, la Lazio ha vinto 51 volte, superando il turno in 44 occasioni; sono invece 29 quelle vinte con due o più gol di scarto, determinando 28 qualificazioni. Ma torniamo alla gara di ieri: innanzitutto, la Lazio torna a correre più dell'avversario. Non lo faceva proprio dal derby di andata. Una prova che dimostra quanto i biancocelesti sappiano dosare le forze: 112.186 km romanisti contro i 115.314 km dei laziali. In assenza di Parolo squalificato, è Milinkovic Savic a correre di più: sono 12.755 i km percorsi dal centrocampista serbo. Il numero 21 è anche l'autore del primo gol, determinante insieme a quello di Immobile per la qualificazione: un regalo che rende il compleanno di Inzaghi "il migliore di tutta la mia vita". Proprio il mister laziale può vantare la migliore media punti (1.97) in serie A: in 41 partite, ne ha vinte 25, pareggiate 6, perse 10. Meglio anche di Allegri (1.86) , Sousa (1.76) Spalletti (1.75). Invece, con la rete di ieri sera, il centravanti di Torre Annunziata sigla la decima rete nelle Coppe nazionali, tra Germania, Spagna e Italia, in cui ha giocato in totale 17 partite (984'): la media è di una rete ogni 98 minuti.  

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Pazienza e Lazio multiforme: questi i segreti di Simone Inzaghi

Quando gli parlate di destino o di caso, Simone Inzaghi un po' si arrabbia, lui la panchina della Lazio ritiene di averla meritata ampiamente, a prescindere dalle vicende estive che prefiguravano a Formello l'arrivo di Sampaoli, Prandelli, fino al grande rifiuto di Marcelo Bielsa. Come ricorda Il Corriere della Sera, Simone Inzaghi aspettava la “sua” panchina mentre era in vacanza a Formentera assieme al fratello Pippo: piovevano proposte, lui col contratto in tasca della Salernitana aspettava pazientemente che anche l'ultimo “cadavere”, targato Rosario, passasse lungo il fiume. da ottime squadre di serie B e da meno buone società di A, e le rifiutava tutte. Alla fine la perseveranza è stata premiata: stasera, nel suo stadio Olimpico, Inzaghi si gioca la Coppa Italia e la consacrazione. “Da Busellato a Biglia, da Coda a Immobile, da Entella e Latina a Juve e Roma: con tutto il rispetto per la Salernitana e per la serie B, il salto di Simone Inzaghi – grazie a Bielsa – è stato da capogiro”, scrive ancora Via Solferino, un balzo che il tecnico piacentino ha gestito da saggia volpe. In serie A aveva diretto solo 7 gare nel dopo Pioli II, ma lui è andato dritto, indovinando sempre il bivio giusto: ha accontentato Felipe Anderson che voleva a ogni costo giocare le Olimpiadi di Rio, poi vinte; ha lottato affinché Keita venisse (ri)accettato dal gruppo dopo la sua fuga prima del ritiro di Auronzo di Cadore. Inzaghi ha costruito le sue vittorie sulle continue variazioni di modulo: dalla difesa a quattro a quella a tre, dal tridente alle due punte, dal centrocampo a cinque ai due trequartisti. La Lazio ha cambiato mille volti e ha funzionato quasi sempre. «Ma la soddisfazione più grande, per me, è vedere di nuovo lo stadio pieno come accadeva ai miei tempi: un anno fa, quando ho debuttato in panchina, all’Olimpico c’erano quattromila persone».

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Europa League: dal calendario l’assist finale a Lazio e Atalanta

Quella disputatasi nell'ultimo weekend potrebbe essere ricordata come la giornata decisiva per determinare le squadre italiane che l'anno prossimo disputeranno l'Europa League. Fermo restando la possibilità della Lazio di accedervi direttamente, vincendo la finale di Coppa Italia contro la Juventus, il doppio ko delle milanesi, rispettivamente Milan sconfitto in casa dall'Empoli e disfatta Inter 5-4 a Firenze, ha aperto un varco, forse definitivo, ai capitolini e all'Atalanta. Il calendario infatti dà una mano importante alle suddette. I biancocelesti domenica disputeranno il derby da ospite, quindi il ritorno all'Olimpico con la Sampdoria, prima delle due gare scoglio rispettivamente a Firenze e, nuovamente fra le mura amiche con l'Inter; sipario l'ultima giornata a Crotone, con il destino dei calabresi probabilmente già deciso. L’Atalanta dal canto suo, nella sua storia per la prima volta potrebbe arrivare prima delle milanesi. Venerdì nerazzurri in casa con la Juventus, poi si va a Udine, quindi nuovamente a Bergamo per lo scontro decisivo col Milan. Alla penultima si gioca al castellani contro un Empoli già salvo, chiusura amichevole all'Azzurri d'Italia contro il Chievo. Dalla 33esima giornata un piccolo sorriso l'hanno tratto pure i Viola, almeno in termini di sesto posto, leggi preliminari. I gigliati sono attesi dalla doppia trasferta con Palermo e Sassuolo, quindi al Franchi arriverà la Lazio in casa, prima di viaggiare verso Napoli e chiudere in riva all'Arno con il Pescara.

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Keita, una vittoria triste

Esplode ancora Keitamina. Per l’ultima volta, ma forse proprio questa volta a Roma il rumore ce lo porteremo dentro a lungo. E’ il baccano del rimorso, l’eco di ciò che poteva essere, non è stato e non sarà mai più. Il bimbo monello e ribelle va via e lascia un vuoto. Rotto l’ennesimo cordone, resta la scia del peccato bipartisan di un’altra scuola madre. Forse Keita rimarrà ovunque orfano perché non si sentirà mai troppo amato. Dopo il Barcellona, pure la Lazio non è riuscita a coccolarlo e capirlo nelle sue stravaganze come lui avrebbe voluto. Il club capitolino non poteva certo farsi uccidere dai suoi colpi da matto, ma ora c’è comunque un lutto difficile da smaltire. Spaccapartite, spaccapalle, spaccacuore. Keita discolo arrogante, ma prospetto campione lampante. Keita figlio unico, ma anche fratello di Felipe. Keita traditore d’Inzaghi, ma anche salvatore dell’ultima stagione. E’ il controsenso ad alimentare anche oggi un conflitto interiore immenso. Quando finisce un amore, così come finisce questo… ti senti un nodo nella gola, ti senti un buco nello stomaco, ti senti un vuoto nella testa e non capisci niente.
CIFRE D’APPLAUSI

Ormai lo spingevano tutti via, eppure già oggi molti non si sanno spiegare una certa malinconia e il tormento. Gli stessi che Keita in fondo nasconde dentro i suoi occhi a Montecarlo. Ha voluto cambiare per restare libero, s’è scansato perché non credeva più alle promesse. S’è stressato perché alla fine non sapeva nemmeno come tutto questo andasse spiegato. Pagina chiusa e rivoltata. Solo sorrisi e abbracci, adesso. Disagio passato, ora Keita può sentirsi comodo in Champions. Operazione top per la Lazio che riesce a ottenere più del massimo per un giocatore in rotta e in scadenza fra un anno grazie all’altruismo francese e al potere dell’intermediario Mendes (da cui arriverà il probabile sostituto). Il matrimonio col Principato rimandato solo di un anno. L’anno scorso al fotofinish era saltato tutto, adesso si chiude due giorni prima per 27 milioni più bonus.

ADDIO TRISTE

Adieu Keita. La scheggia impazzita si conficca al Monaco. Ingaggio milionario per convincerlo a non aspettare più la Juve, nemmeno a parametro zero. Visite mediche e firma a Montecarlo questo pomeriggio. Megacommissione anche per l’agente Calenda, che a febbraio aveva investito parecchi soldi per rinnovare la procura del senegalese e adesso voleva rientrarci. I quattrini che accontentano tutti però non puliscono comunque il sangue social di questi mesi. L’abbandono ufficiale e definitivo scava dentro una ferita che forse non si cicatrizzerà mai. C’è l’alcol a disinfettare e contemporaneamente inebriare un’assoluta vittoria economica, resta indelebile la sconfitta umana. Keita era un bambino pescato in cantera per quattro spicci (300mila euro, clamorosa plusvalenza), poteva davvero diventare in futuro – secondo il suo progetto ambizioso – il Cristiano Ronaldo della Lazio. Ma i cammini di crescita si fanno insieme, passo per passo come i rinnovi. Così senza pagare dazio, come dice Lotito, “i giocatori forti possono restare alla Lazio”. Qui invece restano parole, litigi, promesse, una “Maravilla” tecnica dispersi in un mucchio di rovi. cittaceleste

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Così Forrest Inzaghi ha beffato Rodomonte Spalletti

"Adesso mi divertirò un po' con te, con un bel gioco che ti piacerà. Simone dice che è molto semplice, e lui queste cose le sa". 
(Il Ballo di Simone – Giuliano e I Notturni, 1968)

ROMA – Auguri. Simone Inzaghi festeggia oggi 41 anni. "Il più bel compleanno della mia vita", ha detto subito dopo aver portato la Lazio alla finale di Coppa Italiaed aver eliminato clamorosamente la ben più quotata Roma di Luciano Spalletti. Un allenatore di 41 anni, con appena un anno di esperienza in serie A , alla guida di una squadra che grosso modo vale e costa la metà della Roma e che ha anche un'attenzione mediatica molto inferiore, contro un allenatore di 58 anni, espertissimo, che la serie A la veste e l'annusa da 20 esatti e soprattutto la cavalca spregiudicatamente come uno dei migliori domatori del grande circo del pallone. 

E però ogni tanto il corto circuito ci scappa, per cui le cose non vanno proprio come previsto. La Roma di Rodomonte Spalletti – quello che ha passato gli ultimi tre mesi a litigare con tutto e con tutti, a lanciare proclami, a mandare strani ed equivoci messaggi a Totti e anche a relegarlo pervicamente in panchina, e a ripetere come un mantra "O vinco o me ne vado" (Già, e ora?) – sbatte contro la Lazio di Forrest Gump Simone Inzaghi. Mite, ingenuo, amabile, studioso, bravo, operoso, dolcissimo. L'icona di un santo, un figliolo praticamente perfetto. 

Tanto tenero, Inzaghi, che nemmeno lo chiamano Simone, ma Simoncino, a confronto e soprattutto a contrasto col fratello più famoso – Pippo – uno dei rapinatori d'area più temuti, in Italia e in Europa, negli ultimi 20 anni. Così come c'era una bella differenza tra i due fratelli attaccanti, adesso c'è una bella differenza tra i fratelli allenatori. Simoncino che ha messo la freccia e adesso si propone come la miglior giovane proposta che c'è in Italia. 

 

Forrest Inzaghi è arrivato sulla panchina della Lazio esattamente un anno fa – più o meno come Spalletti che però tra vai e torna è diventato praticamente un'istituzione giallorossa, qualcosa di molto di più di un allenatore: quasi un presidente in pectore, visto che quello americano e chi lo vede mai? –  e ha avuto molte meno possibilità di costruirsi e soprattutto farsi costruire una squadra vera, forte, immediata. In verità non doveva averla nemmeno nelle mani questa Lazio, visto che Inzaghi non era l'allenatore prescelto. Tanto per fare un raffronto con Pioli all'Inter il classico "traghetattore" che poi deve lasciare il posto all'allenatore vero. Ma così non è andata. 

Forrest Inzaghi, con un po' di fortuna e l'impossibilità di trovarlo un allenatore migliore che accettasse il suo posto, è riuscito a scrollarsi di dosso la provvisorietà che si cosparge inevitabilmente come polvere sulle teste e sulle divise di tanti allenatori italiani. Si chiamino Allegri, Sousa, Montella, Pioli appunto. E ovviamente, adesso, soprattutto Luciano Spalletti da Certaldo. Il provvisorio per eccellenza, che ancora non ci ha detto ufficialmente cosa intende fare, anche se tutti pensano che ormai siamo al conto alla rovescia e l'addio è cosa sicura. A meno che non vinca, caso mai caschi il mondo, niente meno che lo scudetto. 

 

Il Rodomonte che tutto voleva conquistare e spaccare adesso si ritrova messo spalle al muro, schiaffeggiato da un giovane allenatore, ancora fresco della mentalità da calciatore, e che fino a un anno fa allenava la Primavera della Lazio. Che poi è diventata il primo serbatoio di rifornimento – Strakosha, Keita, Murgia, Lombardi cui si aggiungono molti altri giovani comprati in giro per il mondo – della sorprendente Lazio che arriva in finale di Coppa Italia. E che addirittura può giocarsi un asso di briscola, visto che la Lazio nel prossimo turno giocherà contro il Napoli e potrebbe rosicchiargli tre punti fondamentali in chiave qualificazione Champions League. La Roma di Spalletti l'appuntamento col Napoli l'ha sbagliato del tutto, ce la farà la piccola e inattesa Lazio di Inzaghi?

La squadra di Lotito e Inzaghi sta azzeccando quasi tutto, il giovin allenatore è il nuovo idolo della Curva Nord che fino a ieri non solo contestava la squadra ma l'aveva addirittura abbandonata a se stessa disertando lo stadio. La prima cosa che hanno fatto i giocatori della Lazio dopo aver eliminato la Roma è stata andare a riconciliarsi col pubblico. Forrest Inzaghi si è fatto una lunga, lenta e sorridente passerella sotto la curva e la tribuna dell'Olimpico tenendo per mano i figli Tommaso e Lorenzo. La sua storia con la Lazio, tra campo e panchina, dura esattamente dal 1999, quasi la metà della sua vita.

 

La Roma invece ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare oltre il campionato. Al di là del secondo posto – che comunque è un valore importante in questi tempi di Super Juventus, da cui dista per altro appena 6 punti – la prequalificazione alla Champions League, l'Europa League e la Coppa Italia, nelle partite chiave con Porto, Lione e Lazio, sono state un vero calvario. Un fallimento totale. Qualche tifoso imbufalito addirittura promette via radio dura (e anche immeritata, diciamolo) contestazione.

Rodomonte Spalletti, dopo aver innalzato insopportabilmente l'asticella,

essersi pure avvelenato i pozzi da solo e in attesa di far sapere al mondo cosa vuol fare della sua vita (ma a un certo punto anche chissene no?), adesso paga pesantamente il conto delle sue rodomontate. Avrebbe bisogno di consigli e di un pizzico della serenità di Forrest Inzaghi, ma orgoglioso com'è chi ce lo vede?

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"Se fai come Simone, non puoi certo sbagliar".
(Il Ballo di Simone – Giuliano e i Notturni, 1968). Repubblica.it

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Difesa, numeri da brividi ma il muro biancoceleste vuole sorprendere

L'esame più tosto. Il più duro da superare. E digerire. Sembra quasi Davide che affronta Golia. E in realtà, in generale, tra Juve e Lazio il divario è piuttosto netto, e questo almeno in partenza si sa, ma se l'attacco con Keita e Immobile può far sperare in qualcosa, nonostante la difesa bianconera sia forte e granitica, quella biancoceleste contro il tandem stellare Higuain-Dybala, più Mandzukic e altri, appare uno scontro impari. I numeri, in questo caso, sono piuttosto impietosi, considerati i 72 gol realizzati dagli juventini contro le 45 reti incassate dal reparto arretrato laziale in 36 partite di campionato. Più di una a gara. Dati che fanno rabbrividire e pensare che ci siano poche chance.
IL RISCATTO
Sulla carta l'attacco della Juve sembra poter giocare sul velluto, ma è una finale, una gara secca, e giocatori come de Vrij, Bastos e Wallace vorranno dimostrare di essere all'altezza. La conquista del trofeo passa naturalmente anche tra i piedi dei centrali della Lazio che insieme a Strakosha dovranno fare la partita perfetta. Anzi, probabilmente di più. Tanti si appoggeranno all'olandese e alla sua voglia di vincere il primo titolo con la maglia laziale. Sarà sicuramente de Vrij a dover guidare i compagni e dare loro la giusta fiducia per non essere annichiliti dai cecchini juventini. Il suo senso dell'anticipo e di piazzamento dovrà essere l'arma in più per il reparto difensivo. Inzaghi si affiderà a lui, ma anche alla verve di Wallace e alla praticità e potenza di Bastos. Nonostante i tanti gol presi, questo terzetto difensivo ha dato ampie garanzie in questa stagione e la Roma dei vari Dzeko e Salah, ne sa qualcosa. Per il congolese, sempre se alla fine sarà lui e non Radu a spuntarla, sarà un altro esame di maturità. Già in avvio di stagione fu proprio il difensore laziale che fece vedere di che pasta era fatto, quando fece toccare pochi palloni a Higuain. In quella partita d'agosto giocata all'Olimpico Bastos impressionò per la naturalezza e la capacità tecnica di tenere a bada il centravanti della Juve e tanti tra due giorni all'Olimpico si aspettano di rivedere proprio quel difensore lì. E' vero che l'argentino non era in grandissima forma, ma il laziale dimostrò di poter reggere l'urto e di riuscire a contenere la furia del Pipita.
LA SPERANZA
Una piccola finestra d'ottimismo, a parte la tecnica e la voglia di ben figurare dei giocatori biancocelesti, sono i numeri di entrambi i reparti difensivi in questa manifestazione, dove quella laziale ha fatto addirittura meglio di quella juventina. Nelle quattro gare giocate in coppa Italia, de Vrij e compagni si sono comportati meglio rispetto ai colleghi bianconeri, avendo subìto una rete in meno, sei contro le sette incassate dalla formazione di Allegri. Magari è poca cosa, ma per il divario e tutti i numeri impressionanti della Juve, potrebbe essere un buon punto di partenza per sorprendere e regalarsi una serata da sogno. De Vrij e compagni si preparano e scalpitano per essere determinanti contro gli attaccanti più forti d'Europa. E mostrare a tutti come si possono fermare i campioni della Juve.ilmessaggero.it

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Keita, tripletta in 6′ per entrare nella storia

Tre gol in sei minuti per entrare nella storia e dare un segnale forte e chiaro alla società e al tecnico. Balde Keita è stato il faro della partita, l'elemento che ha regalato giocate, spettacolo e gol arrivando a quota 11 nella classifica marcatori: record personale nella stagione della definitiva consacrazione. Il senegalese, carattere ribelle, spesso al centro di vicende discusse che hanno persino fatto arrabbiare Inzaghi, che l'ha visto crescere e che l'ha relegato spesso in panchina. Keita, proprio per le qualità tecniche, ne ha fatte troppe di panchine perché avrebbe meritato di giocare da titolare con maggiore continuità. Però, nonostante tutto, il suo spazio è riuscito a ritagliarselo, migliorando anche sotto porta come realizzatore.

Tre reti in pochissimi minuti, una su rigore (fallo netto subito) che ha voluto calciare prendendosi subito in mano il pallone. Quasi un sogno, sicuramente un giorno da segnare in rosso e da ricordare. Una prova a effetti speciali, in una gara dalla quale ripartire per costruire il futuro che, al momento, appare ancora incerto a causa di un contratto da sistemare. Keita ha detto di voler restare alla Lazio, però la società deve stringere i tempi e chiudere in fretta il problema. La squadra del domani deve avere il senegalese al centro del progetto, un calciatore  che, se riuscirà a mettere la testa a posto, possiede le carte in regola e gli anni giusti per lasciare un segno profondo e continuo in maglia biancoceleste. 

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