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Tor di Valle non si sblocca: manca liquidità, si dimette CDA Eurnova

In attesa del voto sulla variante urbanistica e della relativa redazione della convenzione urbanistica, lo stadio di Tor di Valle perde pezzi. La società riconducibile a Luca Parnasi – l'altro proponente oltre a James Pallotta, l'ingenegere è imputato per associaazione a delinuere finalizzata alla corruziuone – Eurnova, ieri ha visto dimettersi il CDA. Il board si era insediato l'estate scorsa dopo l'arresto dell'imprenditore, l'organo direttivo composto dal presidente Riccardo Tiscini, l'amministratore delegato Giovanni Naccarato e il consigliere d'amministrazione Giovanni Sparvoli è durato 12 mesi, rimettendo il proprio mandato. Il motivo? Nienete soldi in cassa, Eurnova infatti aveva investito circa 30 milioni nei terreni di proprietà Papalia, area su cui dovrebbe sorgere lo stadio, ma ora, considerato lo stato di Parnasi, quella superficie era finita nelle mire di Pallotta che però, nonostante una trattativa e un pre-accordo, al momento non ha versato un euro, in attesa ovviamente che dal Campidoglio arrivino segnali confortanti sul proseguomento dell'iter, messaggi che però dall'Aula Giulio Cesare continuano a mancare.   Come ricorda Il Messaggero, “il 16 febbraio scorso una delegazione della Eurnova era volata negli States per buttare giù il contratto ed era tornata in Italia con un accordo di massima. Quella stretta di mano prevedeva la vendita del pacchetto Tor di Valle a 105 milioni di euro, anche se il manager americano avrebbe dovuto versarne 9 nella prima fase”. Come detto, al momento zero euro sono stati versati dal manager statunitense, da qui la scelta del CDA di Eurnova.  Al momento Giovanni Naccarato resterà come consulente del progetto, insieme all'altro membro del consiglio d'amministrazione, Giovanni Sparvoli.

GLP 

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Eurnova e il Campidoglio non si parlano: per Tor di Valle prima pietra ancora lontana

Non è un film, ma magari ha più le caratteristiche di una telenovela a puntate. Ma, di sicuro, da qualche settimana a questa parte, sul progetto dello stadio della Roma Tor di Valle il controverso intervento calcistico/immobiliare sui cui da giugno 2017 pesa un'inchiesta per corruzione che ha portato all'arresto di Luca Parnasi e Luca Lanzalone prima e di Marcello De Vito dopo tra il Campidoglio e i privati sta andando in onda il Grande freddo: The big chill, per dirla nella lingua di James Pallotta, il bostoniano patron dei giallorossi.
ZERO RIUNIONI
Da diversi giorni, infatti, i contatti tra gli uomini del Comune e gli esponenti di Eurnova si sono interrotti. Diciamo sospesi, o comunque congelati. Niente più riunioni, niente più approfondimenti, stop anche all'unico segno di vita che l'iter del progetto ancora manifestava, e cioè i ripetuti vertici per limare piccoli dettagli in vista della convenzione urbanistica da firmare. Tavoli di lavori più tecnici che politici, di certo non decisivi per la sorte finale del progetto, ma che comunque testimoniavano la volontà almeno formale di portare avanti il lavoro. Tutto fermo, tutto rinviato. Dopo l'estate, sicuramente. C'è chi dice settembre, chi ottobre, chi neppure si sbilancia sulla tempistica. Del resto, è dalla primavera che i rapporti si sono raffreddati, gli incontri diradati e il nervosismo (dei proponenti) cresciuto.
Pallotta non ha più portato avanti il closing con Eurnova (avrebbe dovuto pagare un acconto di dieci milioni su cento per l'acquisizione di terreni e progetto), gli investitori internazionali che dovevano essere alle spalle del patron romanista sono sempre più sfiduciati, il club giallorosso è costretto a ricorrere ai Bond per rifinanziare il suo debito e sostituire il finanziamento di Goldman Sachs.
IL CRONOPROGRAMMA
Come se non bastasse tutto questo, il progetto Tor di Valle ha subito ieri un ulteriore rallentamento. Per il Ponte dei Congressi, infatti, l'unica opera infrastrutturale rimasta in piedi per risolvere il nodo mobilità dopo che è stato depennato dalla lista di investimenti il ponte di Traiano, che avrebbero dovuto pagare i privati ci vorranno non meno di cinque anni. Sempre se tutto va bene. 
Il timing è venuto fuori ieri, durante una riunione della Commissione Lavori Pubblici del Campidoglio, nella quale i tecnici capitolini hanno spiegato che non se ne parlerà prima del 2024. Il bando di gara, infatti, dovrebbe essere pubblicato entro la fine dell'anno. Ma poi, con i tempi della burocrazia, tra i tempi di assegnazione della gara, la progettazione esecutiva e la realizzazione definitiva se ne andranno appunto circa cinque anni. Sempre al netto di eventuali ricorsi e controricorsi, e anche escludendo altri intoppi sul percorso. Tanto per dirne uno, la difficoltà da parte del Campidoglio di portare avanti senza problemi una commissione di aggiudicazione (la casistica di rinvii infiniti è fin troppo lunga). Anche i costi sono lievitati: dai 145 milioni di euro inizialmente previsti, secondo i calcoli del Campidoglio si sarebbe già arrivati a 170 milioni di euro per le modifiche progettuali già adottate, differenza che il Comune deve saldare con un mutuo. In ogni caso, qualora tutto questo venisse superato, resta un fatti: il Grande freddo tra Comune e privati rischia di diventare il gelo assoluto.
Il Messaggero

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Tor di Valle – Parnasi e altri 11 a processo. Patteggiano tre collaboratori dell’imprenditore

Dodici persone a processo per la vicenda del nuovo stadio della Roma. Il gup del tribunale ha accolto l'impianto accusatorio della Procura disponendo il rinvio a giudizio e fissando il processo al 5 novembre. Tra gli imputati l'imprenditore Luca Parnasi, l'ex vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio, Adriano Palozzi (Forza Italia), l'ex assessore regionale, Michele Civita (Pd) e il soprintendente ai beni culturali, Francesco Prosperetti. Per quest'ultimo il ministero ha già avviato le procedure disciplinari volte alla sospensione cautelare dal servizio e dall'incarico. L'indagine si basa su un presunto sistema corruttivo che gravitava intorno al progetto della struttura che dovrebbe sorgere a Tor di Valle. Associazione a delinquere, finanziamento illecito e corruzione i reati contestati a seconda delle posizioni. Il giudice per le indagini preliminari ha contestualmente dato il via libera a tre patteggiamenti a due anni di pena per gli ex collaboratori di Parnasi, Luca Caporilli, Giulio Mangosi e Simone Contasta. Ed è proprio intorno alla figura di Parnasi che ruota la maxindagine. Per gli inquirenti l'imprenditore è ritenuto «il capo e organizzatore» della associazione a delinquere che ha cercato di pilotare le procedure amministrative legate al masterplan, approvato nell'ambito della conferenza dei servizi nel febbraio dello scorso anno. Un provvedimento che portò, tra l'altro, all'abbattimento del 50% delle cubature rispetto all'ipotesi iniziale. Secondo il capo di imputazione, inoltre, a Parnasi è contestato di essere stato a capo di un sodalizio che ha commesso «una serie indeterminata di delitti contro la pubblica amministrazione al fine di ottenere provvedimenti amministrativi favorevoli alla realizzazione del nuovo stadio della Roma e di altri progetti imprenditoriali». Nel processo fissato per novembre finirà anche la posizione di Luca Alfredo Lanzalone, ex presidente di Acea, e altra figura-chiave nella maxinchiesta. Per l'avvocato genovese vicino agli M5s i pm hanno già chiesto chiesto ed ottenuto il giudizio immediato: si tratta del rito con cui si bypassa l'udienza preliminare. Secondo gli inquirenti Parnasi aveva proprio in Lanzalone una referente di primo piano. L'avvocato genovese ha svolto attività illecita non solo nel suo ruolo di consulente per gli M5s nella trattativa per il nuovo impianto sportivo ma anche da presidente di Acea. Sulla vicenda stadio e sulla possibilità di costruirlo a Fiumicino è intervenuto oggi il sindaco del comune del litorale, Esterino Montino. «Noi abbiamo dato la nostra disponibilità – ha affermato a Radio Cusano -, il progetto è fattibile, stiamo aspettando risposte. Siamo qui. Con la Roma ci siamo incontrati tre volte, ho contatti con loro. Noi stiamo facendo ulteriori verifiche per capire i tempi».
Ilmessaggero.it

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Raggi premia la Lazio in Campidoglio: “Orgogliosi del trionfo in Coppa Italia”

La Sindaca di Roma Virginia Raggi premierà in Campidoglio la S.S. Lazio dopo la conquista della Coppa Italia.

L’appuntamento è in programma mercoledì 10 luglio alle ore 15:00 in Aula Giulio Cesare. Sarà presente la squadra con l’allenatore Simone Inzaghi, lo staff tecnico, il presidente Lotito e la dirigenza, oltre ad una rappresentanza del settore giovanile.

Celebriamo il trionfo in Coppa Italia della Lazio, motivo di orgoglio per la nostra città. Ricordiamo l’emozione che abbiamo vissuto la notte della finale giocata allo stadio Olimpico con l’Atalanta. E’ stata una bella festa dello sport coronata da una strepitosa vittoria. Il ringraziamento al presidente Claudio Lotito, ai dirigenti, allo staff tecnico e all’allenatore Simone Inzaghi, a tutti i giocatori che hanno onorato la maglia e la storia del club biancoceleste raggiungendo un traguardo prestigioso. Adesso è già tempo di pensare al futuro. Siamo infatti alla vigilia della prossima stagione sportiva e quindi all’inizio della preparazione estiva. Sono giorni in cui si gettano le basi per la nuova annata. L’auspicio è che, proprio da questa premiazione che abbiamo voluto in Campidoglio, possa nascere un nuovo entusiasmante, straordinario e vincente cammino sia nelle competizioni nazionali sia in Europa League, per rendere unico e indimenticabile il 120° anniversario della fondazione della Lazio”, afferma la sindaca di Roma Virginia Raggi. Sslazio

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Tor di Valle: martedì riunione numero 112 tra i legali di Pallotta e del Campidoglio

Una dialettica tecnico-giuridico-economico senza soluzione di continuità quella riguardante l'iter dello stadio di Tor di Valle. Come riporta Il Tempo, domani per la 112^ volta si incontreranno i rappresentanti dei proponenti e quelli dell'amministrazione capitolina, in particolare sarà la volta dei legali delle parti in causa che si rivedranno dopo il primo confronto dopo quello di lunedì 24 giugno: si stanno redigendo i testi della convenzione urbanistica, cioè il contratto tra i proponenti e l'amministrazione che stabilirà ogni singolo aspetto delle costruzione dell’impianto giallorosso e delle opere ad esso annesso. In particolare, si starebbe lavorando sulla definizione di contestualità delle opere sulla Roma-Lido di Ostia di competenza della Regione Lazio da affrontare su un tavolo separato. 


 
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Indagine Tor di Valle, il pm chiede seconda archiviazione per la sindaca Raggi

La Procura di Roma ha formalizzato la richiesta di archiviazione per la sindaca Virginia Raggi, indagata per abuso d'ufficio in uno dei filoni di indagine sul nuovo stadio della Roma. Si tratta della seconda richiesta avanzata dai pm dopo il no del gip Costantino De Robbio che il 20 aprile scorso ha disposto una nuova tranche di indagini. Il giudice ha sollecitato il pm Elena Neri a svolgere una serie di audizioni tra cui quelle di due consiglieri del IX municipio, Paolo Barros e Paolo Mancuso (già presidente della Commissione urbanistica del municipio), entrambi ex degli M5S.

ansa.it

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Pian dell’Olmo, area a 2 km dai terreni di Lotito sulla Tiberina: la protesta dei residenti contro l’ipotesi discarica

Stamattina era in programma presso il dipartimento Urbanistica della Regione Lazio la riunione della Conferenza Servizi Regionale per valòutare la compatibilità ambientale dell'opera che vorrebbe realizzare un impianto per smaltire i rifiuti in Via Pian dell'Olmo, una strada che parte dalla Tiberina nei pressi della quale insiste già una cava. I residenti sono contratui all'opera, così come il sindaco di Roma, Virginia Raggi. Quella che volgarmente vien definita "discarica" nascerebbe al km 7,5 dellla Tiberina, a circa due km dalla area nella quale Claudio Lotito vorrebbe realizzare lo stadio di proprietà della S.S.Lazio. Di seguto proponiamo il resoconto della giornata di romatoday.it. 

"Non passeranno" è lo slogan più gettonato per una scena da vista: il no del territorio alla discarica di Pian dell'Olmo, area al confine tra i comuni di Roma e Riano che potrebbe ospitare una cava per lo smaltimento dei rifiuti della Capitale. Oggi circa 200 persone hanno manifestato in via del Tintoretto, sotto il dipartimento Urbanistica della Regione Lazio, in occasione di una riunione della Conferenza dei Servizi prevista per la valutazione del progetto, per ribadire la loro ferma contrarietà al progetto che, lo ricordiamo, è di privati, sottoposto alla Valutazione di Impatti Ambientale (VIA)  dalla Torre di Procoio srl, società riconducibile alla famiglia abruzzese Maio, imprenditori nel mondo dei rifiuti.  

"Parlano di una discarica per rifiuti definiti non pericolosi, una definizione però smentita dagli allegati presentati in cui si parla di rifiuti tutt'altro che non pericolosi – ha spiegato Nando Bonessio, portavoce di Europa Verde – e poi perché la Regione ha preceduto all'ammissibilità di questo progetto dopo che un analogo progetto, sette anni fa, era stato dichiarato non fattibile. Da allora non è cambiato niente. La soluzione è la diminuzione della produzione di rifiuti, la raccolta differenziata, il riciclo e il riuso con impianti solo a basso impatto ambientale come quelli per il multi materiale che creano anche lavoro".

I due progetti, quello di sette anni fa (del Colari) e quello attuale sono simili, ma non identici. "Il progetto presentato – ha spiegato l'ex sindaco di Riano Nicola Tatulli – non riguarda più solo i rifiuti urbani di Roma ma, dicono, rifiuti trattati. Ma in caso di emergenza chi ci assicira che non diventi una discarica a servizio di Roma? Noi siamo spaventati per questo motivo".

Perché i Comuni dicono no al progetto
In parallelo alla protesta si è svolta la riunione della Conferenza dei Servizi, e molti comuni hanno argomentato il loro no alla cava.  I più netti sono stati i sindaci di Riano, Castelnuovo di Porto, Monterotondo, Formello e Sacrofano (comuni limitrofi all'area interessata dell'eventuale discarica), che hanno motivato la loro ferma opposizione con motivazioni politiche e tecniche: da una parte l'incongruenza di avere a due passi una discarica mentre in casa propria si realizzano percentuali importanti di raccolta differenziata, dall'altra l'esistenza (ora come sette anni fa) di vincoli di vario genere che non giustificherebbero la realizzazione di questo impianti. 

In vincoli paesaggistici e la fragilità del terreno
Il tema della vincolistica paesaggistica, archeologica, esondativa e geologica (legata alla fragilitò del tufo che costituisce il terreno della cava) è stato evidenziato, oltre che dai tre comitati cittadini presenti, anche dalla Città metropolitana di Roma tra le "critiche" al progetto. Altre osservazioni tecniche sono state sollevate su come e da dove si intende estrarre l'acqua per i bagni degli operai, sulle emissioni di CO2 generate dai gruppi elettrogeni che si intendono impiegare, su come si intende raccogliere il percolato generato dall'acqua piovana, oltre al fatto che su alcune questioni non basterà la conferenza dei servizi regionale a dare un eventuale via libera alla discarica ma saranno necessarie autorizzazioni postume della Città metropolitana a seguito di una conferenza dei servizi del Consorzio di Bonifica del Tevere.

"Progetto simile già bocciato 7 anni fa"
Linea molto critica anche quella di Roma Capitale. Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Dire gli esponenti degli uffici capitolini presenti, dopo avere evidenziato che sarà necessaria una conferenza dei servizi interna per raccogliere tutti i pareri dei vari settori coinvolti, hanno chiesto alla Regione il perchè sia stata aperta una conferenza dei servizi per un progetto su un'area già bocciata dalla stessa Regione con una delibera di Giunta del febbraio 2017 con cui veniva archiviato il procedimento di valutazione di impatto ambientale su un progetto di discarica presentato dal Colari nello stesso sito di Pian dell'Olmo. 

I tecnici della Regione avrebbero spiegato che quel progetto era stato presentato prima del Piano regionale rifiuti varato nel 2011 (e attualmente vigente) ed era stato bocciato proprio perchè essendo stato presentato prima, non poteva farne parte. Tuttavia nel deliberato di oltre due anni fa, a firma dell'allora direttore Demetrio Carini, si legge "considerato che dell'esame del piano regionale dei rifiuti l'intervento in esame non rientra tra i siti individuati per la gestione dei rifiuti negli ambiti territoriali ottimali, si ritiene che non sussistano le condizioni per dare ulteriore corso alla valutazione relativa al procedimento di Via in esame".

"Nella cava solo rifiuti inerti"
A tranquillizzare sulla natura del progetto hanno provato i proponenti, tramite un tecnico, sostenendo che in quella discarica andranno solo gli scarti della "end of waste", quindi di fatto rifiuti inerti, ma non avrebbe spiegato la presenza nel progetto di una torcia che serve a bruciare il biogas, prodotto da rifiuti che ancora fermentano. Ancora, avrebbero garantito il transito al massimo di 32 mezzi al giorno tra andata e ritorno, impattando sul traffico per lo 0,1% ma avrebbero tarato queste cifre su uno studio del centro residenziale di Colle Romano risalente al 2012. Infine, avrebbero stimato in sette anni la durata della discarica da 700mila metri cubi, costituita da tre lotti da realizzare gradualmente, confidando sui progressi della raccolta differenziata di Roma. Tuttavia, i dati Ama prevedono per il 2019 una produzione di rifiuti indifferenziati per 865mila tonnellate, che equivalgono a più di 500mila tonnellate di scarti, cioè quasi la saturazione in un anno dell'eventuale discarica. Se ne riparlerà tra due mesi, perchè verso fine agosto è in programma una nuova seduta della conferenza dei servizi e un'altra dovrebbe svolgersi il mese successivo. 

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Tor di Valle: tra Pallotta e lo stadio gli scogli Roma-Lido e contestualità opere pubbliche-impianto

Chi pensava che fra gli effetti della conferenza stampa di Francesco Totti fosse compreso anche un de profundis per il progetto Stadio di Tor di Valle, rischia di rimanere assai deluso. Ieri, nuova riunione tecnica – l’agenda reca il numero 109 – fra i proponenti e gli uffici comunali. E le distanze ora non sembrano così ampie rispetto alle settimane a cavallo fra Pasqua e fine maggio quando – complici i lunghi ponti vacanzieri, una improvvida pec spedita agli uffici comunali con la bozza di convenzione e le notizie su “Fiumicino piano B” – si era registrato un aumento della tensione e della lontananza dell’accordo.  Lo stadio resta fondamentale nei progetti della Roma, come ha ribadito a Sky il vicepresidente giallorosso, Mauro Baldissoni: “Poter costruire uno stadio di proprietà nel calcio moderno significa avere un amplificatore di ricavi che sono necessari alla società Roma per poter incrementare la sua capacità competitiva. Senza, l'orizzonte diventa molto complesso. Se tutti dichiarano di volere primeggiare sappiate che senza un acceleratore di ricavi che passa per la costruzione di una nuova infrastruttura sarà pressoché impossibile sfidare la Juventus che solo da sola ha più del doppio del nostro fatturato”. E allora, sotto di riunione in riunione – la prossima è fissata per venerdì 21 allargata a Città Metropolitana –  per cercare di giungere a una accordo: questo è, stando a Radio Campidoglio, anche l’intendimento del Comune. Il problema per la Raggi è che politicamente rischia di non avere numeri sufficienti in Aula e per questo il Campidoglio ha assunto una posizione insolitamente rigida. In via di soluzione la questione legata all’acquisto di alcuni nuovi treni per la Roma-Lido, i cui costi saranno coperti dalla Roma con i 45 milioni del contributo costo di costruzione: il Campidoglio avrebbe sostanzialmente accettato la proposta della Società di essere non solo “ufficiale pagatore” ma di curare anche la gestione dell’appalto. Sembrerebbe in via di soluzione anche il tema del metodo di calcolo della penale da pagare se venissero separati l’asset Stadio da quello della proprietà della società sportiva la cui unione è sottoposta dalla delibera di pubblico interesse a un vincolo trentennale. Resta ancora aperto il nodo della contestualità, come oramai viene chiamato alle riunioni, cioè del “contestuale funzionamento” delle opere pubbliche di mobilità al momento dell’apertura dello Stadio. Combinando la disposizione delle delibere Marino e Raggi – il 50% dei tifosi allo stadio con il traporto pubblico – con le opere di mobilità pubblica – Roma-Lido di Ostia da rifare a carico della Regione e implementazione della ferrovia per l’aeroporto a carico di Ferrovie dello Stato – il rischio è che lo Stadio possa essere pronto prima delle opere ferroviarie col rischio di non essere utilizzabile. Lo scontro, fondamentalmente, è ora tutto su questo tema. Nella riunione di ieri, il tema contestualità è stato accantonato e, dopo l’incontro Baldissoni-Raggi dei giorni scorsi, si sta studiando la possibilità di rivolgersi alla Conferenza di Servizi per chiarire quale deve essere l’interpretazione autentica delle varie prescrizioni.  La strategia della Roma, quindi, si sta delineando: Fiumicino piano di riserva rimane sullo sfondo, ottenere un parere dalla Conferenza di Servizi che sblocchi l’impasse e poi chiedere il voto in Consiglio comunale. Una richiesta, quella del voto, che la società giallorossa è comunque pronta a fare se dovesse perdurare la melina politica della Raggi sapendo che una bocciatura in Consiglio comunale aprirebbe le porte a un contenzioso giudiziario, perché come ha detto Baldissoni “nulla di intentato” sarà lasciato.
Il Tempo

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Baldissoni incontra Montino, sindaco di Fiumicino: Pallotta prepara Piano B per lo stadio?

Il vicepresidente della Roma, Mauro Baldissoni, ha incontrato, per la seconda volta in pochi giorni,  il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino. Al centro dell’incontro l’offerta, avanzata più volte da Montino, di poter “ospitare” sul territorio del comune litoraneo lo Stadio della Roma. La prima riunione è stata “di cortesia istituzionale”, come hanno spiegato lo stesso Montino e la As Roma: nessun sopralluogo, nessun terreno effettivamente visionato, né geometri né ingegneri al seguito. A quella riunione, poi, è succeduta quella di ieri pomeriggio. Questa volta, meno “di cortesia” e fatta per acquisire informazioni più dettagliate sui terreni, privati, che il Sindaco avrebbe proposto ai giallorossi.  Non c’è nessuna fuga a Fiumicino. L’idea della Roma è quella di tenersi aperta una porta, Fiumicino, nel caso in cui con il Campidoglio si andasse alla rottura. Questo secondo incontro è, quindi, un piano di riserva, non un’opzione valida ora. Non è un’opzione valida ora – può diventarlo solo se con la Raggi andasse tutto all’aria – anche perché l’iter dovrebbe ricominciare da zero. Al netto dei ponti d’oro e dei tappeti rossi che, a parole, l’amministrazione comunale di Fiumicino oggi vagheggia, occorrerebbe ripartire da zero. Gli 80 milioni spesi fino a oggi, sarebbero stati buttati. Del progetto potrebbe salvarsi solo la parte estetica ma la parte di statica e ingegneria dovrebbe essere rifatta. Solo dopo nuovi sondaggi geologici. Tra l’altro, le modifiche normative imporrebbero questa volta la presentazione di un progetto a un livello molto più avanzato di quello presentato a Marino nel 2014. Poi ci sono da valutare i vincoli: la vicinanza con l’aeroporto presenta limitazioni a altezze degli edifici e materiali di costruzione non riflettenti. Infine, per quanto con estrema faciloneria si parli di una non necessità di variante urbanistica, nessuno dei terreni oggi proposto – dietro Parco Leonardo – avrebbe il corretto accatastamento, verde sportivo attrezzato, cosa che richiederebbe una variante e, quindi, un passaggio in Regione Lazio. Tuttavia, il piano di riserva, al netto delle difficoltà tecniche tutte superabili ma non con la facilità oggi raccontata, ha un effetto. Fa pressione, c’è da capire quanto voluta e quanto no, sul Campidoglio. Le trattative sono nella fase decisiva.  La prossima riunione è fissata per mercoledì 19.  In quell’occasione, la Roma, dopo lo sforzo sostenuto nell’ultima riunione, di venire ulteriormente a patti con il Comune anche su questioni non di diretta competenza del privato (Roma-Lido della Regione, espropri sulla via del Mare/Ostiense per soddisfare le richieste di modifiche progettuali che il Comune vuole in lontana vista del Ponte dei Congressi) si aspetta che il Campidoglio sblocchi l’impasse in cui il progetto è precipitato grazie alle improvvide decisioni assunte dalla Raggi su imbeccata dell’ex assessore Berdini cioè tagliare le opere pubbliche di mobilità (Metro B e Ponte di Traiano) che, nella versione Marino, avrebbe realizzato il privato per usare solo quelle realizzate e finanziate dal pubblico (Roma-Lido e Ponte dei Congressi).  Ecco, quindi, che la consapevolezza che, qualora le trattative fallissero, la Roma non rimarrebbe esposta ma avrebbe una via d’uscita è un’arma di pressione con svariati risvolti.  Primo: la Raggi, che ad oggi, dopo un triennio di governo, ha in mano meno di un mazzo di ravanelli, rischia di passare alla storia come il Sindaco che ha cacciato quasi un miliardo di euro di investimenti sulla città, affossando un progetto che ha ricadute per svariate migliaia di posti di lavoro. Senza considerare le ripercussioni sportive.  E, pur se non ci sono conferme ufficiali, in caso di fallimento delle trattative, la Raggi passerebbe anche alla storia per la causa di risarcimento che la Roma non esiterebbe certo a muovere al Campidoglio. Con tutti i problemi del caso, a partire da quelli mediatici e a finire con il rischio Corte dei Conti.  Una sola via d’uscita resta alla Raggi: decidere. Sì o no allo Stadio, ma basta tentennamenti e sotterfugi dilatori. 

Il Tempo
 

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Inchiesta ‘Rinascimento’, incompatibilità del Gup: il procedimento ricomincia da zero

Colpo di scena nel procedimento che vede imputati davanti al gup di Roma quattordici persone tra cui l'imprenditore Luca , Adriano Palozzi, ex vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio di Forza Italia, Michele Civita, consigliere regionale del Pd, il soprintendente ai beni culturali di Roma, Francesco Prosperetti e Davide Bordoni e consigliere comunale di Forza Italia per la vicenda sul . Il giudice Costantino De Robbio, dopo una istanza delle difese, ha comunicato la sua incompatibilità in quanto nell'ambito dell'attività di indagine hafirmato un decreto di intercettazione. Il gup invierà, quindi, il fascicolo al presidente che dovrà affidare il procedimento ad un altro giudice che dovrà ripartire da zero. Il tutto farà slittare a dopo l'estate la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura e sui patteggiamenti a due anni di reclusione chiesti da tre ex manager della società Eurnova: Luca Caporilli, Giulio Mangosi e Simone Contasta. Nei confronti degli imputati i reati contestanti, a seconda delle posizioni, sono associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e finanziamento illecito.

(ansa)