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Maradona parla nell’ultimo video: “Sono ammaccato, ma va tutto bene”. Le indagini sul decesso del Diez

BUENOS AIRES (Argentina) – Continua a far discutere la morte di Diego Maradona, nonostante siano trascorsi quasi tre mesi dalla scomparsa del Diez. Sotto accusa e al centro delle indagini la potenziale negligenza da parte dei medici che lo avevano in cura, che troverebbe ulteriore conferma in un nuovo video inedito dell'argentino, l'ultimo prima della sua morte, in cui parlando al dottore Leopoldo Luque spiegava come si sentisse subito dopo l'operazione: "Sono ammaccato, ma va tutto bene". Maradona è ripreso nella cucina dell'appartamento di Tigre (dove poi è morto), al fianco dell'ex compagna Veronica Ojeda. Il suo modo di parlare è lento e in testa ha ancora la medicazione per l'intervento chirurgico che aveva portato alla rimozione di un ematoma subdurale al cervello. 

"Sai che non mi piacciono le intimità, ma quando sono con gente buona esco dalla mia tana", dice ancora l'argentino che poi saluta il medico. Lo stesso Luque è al centro dell'attenzione degli investigatori, i suoi audio diffusi nei giorni scorsi hanno mostrato una versione più oscura del neurochirurgo, che parlando della morte di Diego usa toni sprezzanti, mentre rirendosi a Jana, una delle figlie di Maradona, che insisteva per il ricovero in una struttura specializzata, la definiva "una terribile cogliona". Anche la psichiatra Agustina Cosachov, secondo quanto riporta il quotidiano argentino La Nacion, è stata accusata di falso ideologico. Il medico, vicina a Luque, avrebbe falsificato un certificato nel quale attestava che il suo paziente era "attento, orientato nella persona, nel tempo e nello spazio".

Il Corriere dello Sport

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Secondo rogo al Lazio Club New York, Bartocci: “Stavamo ripartendo. Sono distrutto: posso solo piangere”

Il primo incendio divampato il 10 febbraio scorso, con le fiamme che avevano distrutto tutto il locale, il ristorante 'Via della Pace' a New York, sulla Settima Strada. Quando il peggio sembrava ormai alle spalle, i lavori di ristrutturazione partiti e la speranza tornata, un nuovo incendio. La scorsa notte. E tutti i sogni di Giovanni Bartocci, imprenditore romano emigrato negli Usa per inseguire il suo sogno, si sono infranti per sempre. Il palazzo del suo ristorante, dove all'interno aveva creato anche il Lazio Club New York, sarà demolito domani. "Non sto bene, non riesco nemmeno a parlare. Non me lo spiego, chi può avermi fatto questo? Una volta può essere sfortuna, ma due no. Non ci credo. Sono sempre andato d'accordo con tutti, mai avuto problemi. Il racket non c'entra, nemmeno la criminalità, tantomeno i romanisti che qui a New York hanno il loro club e con cui vado d'accordo. Sono distrutto, non posso far altro che piangere", lo sfogo all'Adnkronos di Bartocci, classe 1979, che 17 anni fa si è trasferito negli Usa e da 13 aveva dato vita alla sua attività, prendendo in mano il ristorante che aveva fondato lo zio. "O mi ha detto sfortuna nuovamente – spiega – oppure no, c'è qualcuno che magari si è fatto due conti. Forse costava meno la demolizione che la ristrutturazione del palazzo. Non so che dire".
Il ristorante Via della Pace, con il Lazio Club New York annesso, era la sua vita. "Un pezzo di casa che nessuno potrà restituirmi – racconta – un ponte che mi riportava a casa ogni volta, a Roma, che mi faceva sentire meno la mancanza degli affetti. Momenti di gioia che mai nessuno mi potrà ridare. Vedevamo lì le partite della Lazio ogni domenica. Ogni giorno la gente aumentava e così, parallelamente al ristorante abbiamo deciso di creare il club. In poco tempo è diventato il punto di riferimento non solo dei laziali di New York, ma anche degli appassionati di calcio in generale. Tante volte abbiamo festeggiato lì il Natale, abbiamo fatto tanta beneficenza lì dentro, raccolto soldi per chi era in difficoltà- dice ancora Bartocci – E ora non c'è più nulla, niente, uno scheletro che sta per essere abbattuto per sempre. Senza un perché. Dopo il primo incendio a febbraio è stata dura ripartire, con il covid i lavori sono rallentati. A novembre finalmente erano ripresi, stavamo, insieme al mio socio juventino Marco Ventura, programmando la riapertura. Poi quella chiamata, nel cuore della notte: 'Ha ripreso fuoco il ristorante'. In quel preciso momento mi è caduto il mondo addosso definitivamente".
 
"Cosa chiedo ora? Nulla – dice ancora l'imprenditore romano – Anzi, dopo le fiamme di febbraio in tanti ci hanno aiutato. Amici, tifosi, giocatori. Tutti i soldi raccolti li darò per chi è in difficoltà, soprattuto sotto il Natale. Già abbiamo aiutato le mamme senzatetto che vivono sotto al ponte di Brooklyn. Non voglio denaro, ma una cosa la pretendo: il rispetto. E che gli amici italiani ci difendano, che difendano il nostro dolore. Sto leggendo sui social commenti orribili, prese in giro, anche insulti. Non auguro a nessuno quello che è accaduto a noi, è bello fare gli spiritosi da casa. Non abbiamo più nulla e non sappiamo da dove ripartire. Avevamo lavorato tanto per costruire un sogno. Il nostro sogno, a dimostrazione che lo slogan all'estero che gli italiani siano solo mafia e mandolino è quanto di più falso ci possa essere, ci è stato spezzato", conclude Bartocci.
– Adnkronos.com
 

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“Funerale Maradona: decine di feriti per gli scontri, grave un cameraman”

Durante la fase finale dell'estremo tributo reso a Diego Maradona nella camera ardente allestita nella Casa Rosada di Buenos Aires, ci sono tanti incidenti che hanno avuto un bilancio di decine di feriti. Sono 13 le persone fermate, come scrive oggi il quotidiano Clarin. Fra i feriti, ci sono almeno undici agenti della polizia della capitale, oltre ad un numero imprecisato di cittadini che hanno partecipato alle proteste per non poter raggiungere la camera ardente dove era stato collocato il feretro del 'pibe de oro'.

Funerale Maradona, grave un cameraman

Il più grave dei feriti è un cameraman della tv 'Canal 9', che è stato colpito alla testa da una pietra lanciata da un manifestante non identificato. La tensione, molto intensa nel pomeriggio di ieri in un raggio di un chilometro dalla storica Plaza de mayo su cui

corrieredellosport.it

 

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Il mondo piange il “Dio del calcio”: addio a Diego Armando Maradona

Diego Armando Maradona è morto a 60 anni. L'ex campione argentino, che era allenatore del Gimnasia, ha avuto una crisi cardiorespitatoria nella sua abitazione a Tigre, nei pressi di Buenos Aires, ed è deceduto poco più tardi, alle 13.02 ora locale, nonostante i soccorsi portati da ben nove ambulanze: i medici hanno tentato di rianimarlo senza successo. Maradona aveva compiuto 60 anni il 30 ottobre e si era sottoposto a un'operazione alla testa il 4 novembre scorso per rimuovere un ematoma subdurale. Tornato a casa l'11 novembre, sembrava sulla via della ripresa. "Ha avuto una crisi respiratoria" ha riferito in lacrime il fratello Hugo, anche lui ex calciatore. 

L'addio a Maradona

È un giorno è successo. Un giorno è accaduto l’inevitabile – ha scritto il Clarin in apertura – uno schiaffo emotivo e nazionale, un colpo che si ripercuote a ogni latitudine. Un impatto mondiale. La frase che era stata scritta più volte, ma che era stata dribblata dal destino, fa ora parte della triste realtà. È morto Diego Armando Maradona”. "Arrivederci, Diego. Sarai Eterno in ogni cuore del mondo del calcio", scrive su Twitter l'account della nazionale argentina, con cui Maradona ha disputato 91 partite vincendo da assoluto protagonista il Mondiale del 1986.

La commozione di Napoli

L'ex Pibe de Oro lascia tantissimi affetti anche a Napoli, dove è un mito per i suoi sette anni di militanza nel club partenopeo, che aveva guidato alla vittoria di due storici scudetti nel 1987 e nel 1990. "Per sempre, ciao Diego", è il tweet del Napoli per commemorare il suo ex fuoriclasse. Choc nella città campana per la morte dell'idolo di migliaia di tifosi. La notizia, alla quale molti ancora stentano a credere, è rimbalzata sui telefonini. In pieno centro, in piazza Municipio una sola voce: "Era il più grande di tutti". Anche a Fuorigrotta, là dove si trova il San Paolo, suo tempio calcistico, c'è chi si commuove. In tanti ricordano le sue straordinarie giocate. E una donna, riferisce l'Ansa, dice "questo 2020 è veramente l'anno peggiore". Nato il 30 ottobre 1960, Maradona, da calciatore, ha vestito le maglie anche di Argentinos Juniors, Boca Juniors, Barcellona, Siviglia e Newell's Old Boys. Da allenatore invece aveva guidato, con risultati altalenanti, Textil Mandiyú, Racing Club, nazionale argentina, Al Wasl, Fujairah, Dorados e Gimnasia.  "La Federcalcio argentina, attraverso il suo presidente Claudio Tapia, esprime il suo più profondo dolore per la morte del nostro mito, Diego Armando Maradona. Sarai sempre nei nostri cuori", è il tweet con cui la Afa commenta la notizia.

corrieredellosport.it

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Vida positivo nell’intervallo di Turchia-Croazia: l’interista Brozovic unico contagiato

È l'interista Marcelo Brozovic (almeno per il momento), l'unico a fare le spese del caso Vida. Il tutto mentre la Turchia ha iniziato i preparativi per ospitare la Russia domani e la Croazia è volata in Svezia per giocare questa sera. Così, come se non fosse accaduto nulla, come se non fosse stato trovato un positivo all'intervallo dell'amichevole di mercoledì tra turchi e croati a Istanbul, generando un precedente che farà scuola. «Tutti i test Covid-19 condotti sulla nostra delegazione della nazionale sono risultati negativi», è stato l'annuncio della Turchia via social alle 14.27 di giovedì. Quindi nessun problema per Demiral, Cetin e Calhanoglu (che era peraltro restato in panchina). Neanche mezz’ora più tardi, invece, sul fronte croato veniva comunicato l'arrivo a Stoccolma, «dove si giocherà la partita contro la Svezia il 14 novembre. Il servizio medico croato, in accordo con i colleghi svedesi, ha deciso di condurre ulteriori test sui membri della squadra nazionale e sul personale venerdì 13 novembre». Nessuna comunicazione quindi sui croati della Serie A Badelj, Brozovic, Kalinic, Pasalic, Perisic e Rog. Quella è arrivata solo nella tarda serata di ieri: «I risultati dei nuovi tamponi hanno mostrato due positivi: il calciatore Marcelo Brozovic e un membro dello staff, che probabilmente sarà vittima di una "vecchia infezione" (positività prolungata). Entrambi sono stati immediatamente isolati». 
 
COMUNICATO. E pensare che per la Federcalcio della Croazia il problema non si sarebbe dovuto porre a prescindere, come spiegato giovedì in un risentito comunicato: «Abbiamo rispettato tutte le disposizioni del protocollo Return to Play della Uefa, che non prevedono l’isolamento dell’intera squadra in caso di uno o più positivi. Allo stesso tempo, vengono rispettate tutte le disposizioni delle autorità locali (in questa circostanza, prima turche, poi svedesi), nonché le decisioni degli epidemiologi locali. Il protocollo Uefa esiste proprio per tutelare giocatori, club/Nazionali e competizioni, perché il rispetto delle sue disposizioni evita la necessità di auto-isolamento di altri soggetti in caso di riscontro positivo». A concludere la nota, poi, un’ulteriore piccata sottolineatura: «Vale anche la pena ricordare che il rischio di trasmissione del virus durante una partita sia minimo, se non inesistente, dato che nessun caso di trasmissione del virus durante una gara è stato registrato in più di 600 incontri giocati in competizioni Uefa». In sintesi, a loro giudizio non c'era bisogno di allarmarsi o di temere che gli abbracci vari (immortalati e non) di Vida prima del match con compagni e avversari avessero potuto diffondere il virus. Bastava solo attendere i risultati dei tamponi effettuati ieri. Quelli che hanno evidenziato la positività di Brozovic. Appunto. 

Il Corriere dello Sport

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Turchia-Croazia: Vida titolare, arriva l’esito dei tamponi nell’intervallo e il centrale esce perché positivo

Positivo al Covid e regolarmente in campo. Il caso di Domagoj Vida è esploso ieri sera, durante l'amichevole tra la Truchia e la Croazia e rappresenta uno dei punti oscuri dell'amichevole giocata a Istanbul. Com'è stato possibile che il suo contagio sia stato scoperto solo alla fine del primo tempo? Solo allora è stato sostituito e posto in isolamento dopo i contatti avuti con il proprio gruppo squadra e con gli avversari (con alcuni anche prima del fischio d'inizio). Perché è stato schierato nella formazione titolare se la sua posizione era considerata sospetta? Come si spiega una comunicazione così tardiva dell'esito dei tamponi effettuati prima della gara come previsto dal protocollo?

Il comunicato della Federazione croata su Vida
La Federazione balcanica ha provato a fornire una spiegazione su quanto accaduto ma non basta a lenire il timore, legittimo, che quella partita possa aver appiccato un focolaio pericoloso alimentando la trasmissione del coronavirus per le presunte falle che ci sono state nel catena della profilassi.

Chi erano gli ‘italiani' in campo in Turchia-Croazia
Una posizione che non è sufficiente a dissolvere tutti punti oscuri della vicenda e, più ancora, aumenta il sospetto che il difensore del Besiktas abbia potuto infettare altri calciatori. Tra questi, gli ‘italiani' che erano stati convocati dalle rispettive selezioni: Brozovic e Perisic dell'Inter, Kalinic del Verona, Rog del Cagliari, Badelj del Genoa e Pasalic dell'Atalanta tra le fila della selezione croata; Çalhanoğlu del Milan e Demiral della Juventus nella nazionale turca.

www.fanpage.it/

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El Diez compie 60 anni: tanti auguri al mancino più forte di sempre

È impossibile giudicare Maradona solo come calciatore. Si può fare per Di Stefano, Pelè, non per lui. Maradona è stato un simbolo di liberazione, uno che attraverso il calcio guidava la gente a riscattarsi, che dentro di sé non tollerava regole ma le portava agli altri. Era un sole dell’avvenire prosaico ma reale. Ha portato felicità concreta sbattendo Napoli in faccia all’Italia, ne ha descritto la grandezza moderna, l’ha scossa dalla sua distrazione e rimessa al centro del mondo. Maradona non è un eroe positivo né ha mai voluto esserlo. Credo si sia sempre sentito un martire della sua diversità, il mondo era cattivo perché la rifiutava, perché lui era eccessivo, melodrammatico, esagerato da sopportare. Viveva in mezzo a una corte di amici che lo aiutava a farsi re, una corte fraterna e golosa, fra concubine e cocaina. Poi alle prime luci dell’alba le prostitute di strada lo vedevano arrivare malinconico, meditando sui suoi errori. Gli si mettevano intorno e lo ascoltavano, dicono si commuovesse. Tutti gli hanno sempre perdonato tutto perché Maradona ha preso e dato tutto. Commiserandosi, piangendo, gridando, non rispettando né il calcio né se stesso, ma dicendo sempre sì agli altri. Ho parlato con tanti suoi ex compagni di squadra, lo adorano ancora. Perché li ha fatti vincere dove nessuno aveva vinto e perché era davvero un compagno di strada, era generoso, esagerato. Un leader mai sospettoso ma dirimente, sentivi che aveva ragione perché lo diceva lui. È andato oltre il calcio, ha preso la vita a dosi massicce, ne è stato qualche volta travolto, è rimasto sempre ben dentro al mondo, sempre certo di due cose: che erano giuste le sue visioni e che non avrebbe mai potuto essere come gli altri. Ha sbagliato molto, si è entusiasmato anche di più. Credo sia un buon risultato. Il giocatore è stato unico, questo è facile, lo abbiamo visto tutti. Il calcio si stava organizzando e lui era un solista naturale. Scelse di farlo in mezzo agli altri. Il Napoli vinceva, dei valori si rovesciavano, bastava poco per chiamarla rivoluzione. Nessuno ha mai giocato al calcio come Maradona. Alcuni hanno fatto di più, vinto di più, vissuto meglio. Ma il calcio di Maradona resta il calcio più bello, scolaro della migliore grammatica tecnica. Si può interpretarlo diversamente come Cruyff, o in altri ruoli come per esempio Guardiola in panchina, ma non si può fare di meglio. Ha vinto tutto, è riuscito ad appaiare Pelè come miglior giocatore del Novecento nelle classiche ufficiali della Fifa, lui che è stato sospeso dal calcio due volte per doping. Ha avuto il Pallone d’oro alla carriera perché inesistente quando giocava lui (era riservato solo agli europei). Ha segnato un gol all’Inghilterra che è ancora il più bello e nella stessa partita ne ha segnato un altro d’inganno con la mano. Questo era Maradona, le due facce della medaglia. Ma quando mi sono trovato solo con lui dietro i palcoscenici di Sky a parlare di vita, dopo quarant’anni di mestiere sentii che ero in soggezione. Avevo davanti un uomo sbagliato e magico che sembrava travolgerti ad ogni idea. Era piccolo e grasso, allora tanto grasso, ma sentivi solo il rumore del fascino. Buon compleanno Diego. Non ti scusare mai. Siamo tutti pari.

Mario Sconcerti – Il Corriere della Sera

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Riparte la A, Gravina: “Piano B con i playoff. Ultima opzione algoritmo per calcolo merito sportivo”

Gabriele Gravina, presidente della FIGC, ha parlato ai microfoni di Sky Sport. Queste le sue parole: "Continuiamo a lavorare, siamo in un momento delicato come quello della programmazione e dell'organizzazione. Dobbiamo prestare molta attenzione a tutto".

Quanto ha pesato nel processo decisionale il fatto che la Bundesliga abbia ricominciato a giocare?
"Ci siamo sempre affidati alla UEFA e sapevamo benissimo che non potevamo rimanere estranei alla ripartenza. In Francia si sono fermati, noi andiamo avanti e ha influito molto la nostra determinazione".

Può farci una fotografia della situazione del calcio italiano dopo che si è deciso di ripartire?
"Il calcio ne esce in maniera rafforzata, l'incontro con il ministro Spadafora è stato molto positivo. Ci siamo tolti un peso che portavamo dentro da molto tempo. Abbiamo dialogato costantemente e ci sono stati anche molti confronti interni. Adesso serve responsabilità, e anche un pizzico di fortuna".

C'è stato un momento dove ha pensato che non si potesse ripartire?
"Sì, la preoccupazione è stata molto forte. Abbiamo vissuto giorni di grande difficoltà e complessità, convivendo anche con mecenatismo e cialtronismo. Più di una volta ho pensato al peggio ma ogni momento duro abbiamo avuto sempre la consapevolezza che il calcio italiano dovesse ripartire".

Come ha vissuto l'ultimo periodo?
"Sicuramente è stato un momento complicato, non solo per me ma per tutto il calcio italiano e tutto il Paese. Ho capito tante cose in questo periodo, anche come accantonare la negatività. Il periodo ha messo a nudo la vulnerabilità del nostro essere. Ho capito su chi posso contare e su chi no".

Sta pensando a un nuovo format per accorciare la prossima stagione?
"Se il campionato ripartirà il 12 settembre cercheremo di mettere varie partite anche intorno a Natale, in modo da terminare tutto in tempi giusti. L'auspicio è che si possa riprendere nel migliore dei modi e che possa andare tutto liscio, altrimenti potremmo pensare a un nuovo format".

Il calcio era diventato una questione politica?
"Non penso, voglio escluderlo. Sarebbe gravissimo il contrario. Mi dispiacerebbe per il calcio italiano, uno dei riferimenti del nostro sport, che merita grande rispetto. Spero, in maniera ottimistica, che tutto quello che c'è stato in questo momento di difficoltà sia stato solo di natura tecnica. Altre ragioni sarebbero da censurare".

L'emergenza resta e i rischi anche. Il percorso adesso è ancora difficile? Quali sono i piani B e C, con playoff e cristallizzazione della classifica?
"Il nostro piano B è molto chiaro ed è contenuto all'interno di una delibera di Consiglio Federale che prevede in caso di nuova momentanea sospensione del campionato di far ricorso ai playoff e ai playout, per far sì che ci siano risultati legati al merito sportivo. Nel caso in cui la Serie A dovesse subire una sospensione definitiva utilizzeremo un algoritmo, legato ai risultati ottenuti sul campo, in modo che si arrivi alla definizione di questo campionato. Ci sarà la cristallizzazione della classifica e sarà comunque utilizzato anche l'algoritmo".

C'è un problema 30 giugno per le scadenze di prestiti e contratti. Cosa sta facendo la FIGC?
"Il tema è delicato, la FIFA ha dato indicazioni alle quali ci siamo attenuti. Cerchiamo di trovare un accordo con l'Associazione Italiana Calciatori per prorogare tutto fino alla fine della stagione, fissata per il 31 agosto".

Qual è la situazione del calcio femminile?
"La A e la B maschili hanno già la data, la C ancora no ma ci arriveremo e ne parleremo nel Cponsiglio Federale dell'8 giugno. Spero che il campionato di Serie A femminile possa terminare, sarebbe giusto. Forse si potrà ripartire dai primi di luglio e chiudere la stagione".

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Coronavirus, oltre 500 casi in Germania: “Focolai come Italia”

In Germania "abbiamo più focolai" di Covid-19, "ma la maggioranza dei casi non è più importata dall'Italia, dalla Cina o dall'Iran o da altri Paesi. Sono casi che non sembrano più importati, quindi possiamo paragonare la nostra situazione a quella dell'Italia e a quella della Francia". Lo ha spiegato il ministro della Salute tedesco Jens Spahn, durante il Consiglio straordinario a Bruxelles.

"Ci sono molti Paesi – ha continuato Spahn – che sono ancora nella fase 'detect and contain', come noi dieci giorni fa. E' un tipo di situazione in cui tutti si ritroveranno, presto o tardi. Ora in Italia, Francia e Germania siamo in una situazione in cui constatiamo dei focolai, che sono fonte di propagazione della malattia a livello nazionale"."Prendere misure alla frontiera, come negli aeroporti, non permette di contenere la malattia. Per questo in Parlamento ho detto che l'epidemia è ormai arrivata in Germania", ha concluso il politico della Cdu.

CONTAGI – Il numero di persone contagiato da nuovo coronavirus in Germania è di 534, contro i circa 400 di cui era stato riferito ieri sera. La malattia si è diffusa in 15 dei 16 stati del paese con l'eccezione della Sassonia-Anhalt. A riferirlo è stato il Robert Koch Institute, precisando che il Land più colpito è quello del NordReno Westfalia, con 281 casi confermati, seguito dal Baden-Wuerttemberg (91) e dalla Baviera (79).

Adnkronos

 

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“Valencia-Atalanta, Siviglia-Roma e Getafe-Inter a porte chiuse per Coronavirus”. Il club andaluso: “No alle misure eccezionali”

AGGIORNAMENTO – Il Siviglia ha affidato a Twitter un messaggio in merito alla possibilità che la partita contro la Roma in Europa League venga disputata a porte chiuse come riportato da alcuni media spagnoli: "Nelle comunicazioni emesse dal Consiglio Superiore dello Sport e la Liga, non sono menzionate misure eccezionali per gli ottavi di finale contro la Roma. Al momento, le nostre partite, non sono interessate dal coronavirus".

—-Giocare a porte chiuse le gare dove è prevista la presenza di tifosi provenienti da zone a rischio coronavirus. E' questa la proposta fatta da Salvarod Illa, ministro della Salute spagnolo, per combattere l'emergenza in terra iberica. Naturalmente l'Italia è una zona ad alto rischio e quindi il provvedimento riguarderebbe soprattutto Valencia-Atalanta di Champions e Siviglia-Roma e Getafe-Inter di Europa League.

Si attende l'ok delle Federazioni e del Consiglio dello Sport
Se arrivasse l'ok delle Federazioni e del Consiglio superiore dello sport, si giocherebbero senza pubblico sicuramente tre partite di calcio, ovvero Valencia-Atalanta, ritorno degli ottavi di Champions, Getafe-Inter, ritorno degli ottavi di Europa League e Siviglia-Roma, andata sempre di Europa League. Poi ci sarebbero anche due gare di basket, Valencia-Milano, in programma giovedì in Eurolega, e Girona-Venezia, valida per i quarti dell'Eurocup femminile. Repubblica.it