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L’esplosione di André Anderson a Salerno: “Futuro? Vedremo”

Una doppietta contro il Venezia per far volare la Salernitana, André Anderson in Serie B è definitivamente esploso. Il giocatore di proprietà della Lazio è alla sua seconda esperienza in granata. In mezzo un anno in biancoceleste senza riuscire a lasciare il segno. Eppure non si è arreso ripartendo agli ordini di Castori. Fin qui grande stagione: dieci presenze, 3 reti e 2 assist. Ha già migliorato le sue statistiche di due anni fa.

Il colpo di Tare

“André Anderson è un ragazzo molto giovane, seguito da me negli ultimi due anni nel settore giovanile del Santos. Un centrocampista con delle caratteristiche importanti, ricorda tanto Hernanes”, queste le parole di Tare quando nel 2019 presentò il ragazzo. Con il suo fiuto il ds della Lazio ha probabilmente scovato un altro talento da riportare in biancoceleste: “Per la sua crescita avevamo pensato di fare un percorso simile a quello di Luiz Felipe e penso che questa strada fatta a Salerno sia stata molto utile per lui. In estate si è meritato la conferma per far parte della Lazio. Può giocare in più ruoli, ha margini di miglioramento importanti e nei prossimi anni farà parlare molto di sé”. Agli ordini di Inzaghi appena sette presenze e 85’ giocati. In estate è ritornato alla Salernitana, l’ultimo passo per crescere definitivamente. Fin qui ci sta riuscendo e dopo la doppietta al Venezia, il classe ’99 ha ammesso: “Lazio o Salernitana? L'anno prossimo vediamo, ora sto bene in granata". Il 2021 l’anno verità.

Corrieredellosport.it

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Lewandowski “attaccante dell’anno”: “Lazio grande squadra, agli ottavi di Champions non sarà facile”

Robert Lewandowski prepara il Bayern Monaco alla sfida degli ottavi di finale di Champions League contro la Lazio. Nominato giocatore dell'anno nell'ambito dei Globe Soccer Awards a Dubai, il centravanti polacco è intervenuto ai microfoni di Sky Sport, dicendo la sua sul gruppo di Simone Inzaghi: "La Lazio è una grande squadra, l'ha dimostrato lo scorso anno lottando fino alla fine per lo scudetto. Sarà sicuramente una partita molto dura, dovremo essere  molto preparati. Se mostriamo le nostre migliori qualità, possiamo superare il turno". In casa Bayern Miroslav Klose, oggi assistente dell'allenatore Hansi Flick, conosce bene il mondo biancoceleste. "Sì, lui ha giocato lì e li conosce bene – ammette Lewandowski – sarà una grande sfida, dobbiamo essere pronti e abbiamo un grande rispetto per la Lazio".

Lewandowski ha poi spiegato il significato di un 2020 che ha visto il Bayern Monaco vincere Bundesliga, Champions League, Coppa di Germania, Supercoppa europea e Supercoppa di Germania. "Quest'anno è stato molto difficile, non solo per me. Dal punto di vista sportivo, invece, è stato magnifico. Abbiamo vinto la Champions, la Supercoppa Europea, tutto quello che potevamo conquistare. Tutto fantastico, ne siamo orgogliosi ma sappiamo che dovremo impegnarci ancora di più – le parole del centravanti polacco – tutto quello che abbiamo fatto è stato sensazionale, abbiamo vinto quasi tutte le partite. Abbiamo perso una sola gara in Bundesliga e in Champions League abbiamo vinto sempre". Idee chiare sul futuro: "Rimanere al top è ancora più difficile perché tutti ci vogliono battere, ma noi siamo pronti per questo". skysport.it

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Amarezza Inzaghi: “C’è rabbia, abbiamo pagato gli errori su calcio piazzato ma non meritavamo questa sconfitta. Cambi? Immobile e Milinkovic non ne avevano più” (AUDIO)

AUDIO DAZN – #Inzaghi amaro: "Abbiamo concesso gol da palla inattiva, ma qui a San Siro abbiamo avuto il predominio. Il risultato non rispecchia l'andamento della sfida. Errori? Sul primo gol Rebic è saltato libero sul secondo palo, sul gol di Hernandez il sesto marcatore nostro, Luis Alberto, gli ha concesso due metri che sono risultati fatali. Dispiace per i ragazzi perché non era il risultato che meritavamo. Nel finale sembravamo averne più noi nel finale però abbiamo preso quel gol Immobile e Milinkovic non ne avevano più. Gli ho chiesto un sacrificio".

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Milan-Lazio 3-2, il tabellino

MILAN-LAZIO 2-2

Marcatore: 10' Rebic (M), 17' rig. Çalhanoğlu (M), 28' Luis Alberto (L), 60' Immobile (L), 92' Theo Hernandez (M)

 

MILAN (4-2-3-1): G. Donnarumma; Calabria (92' Dalot), Kalulu, Romagnoli, Hernández; Tonali, Krunić; Saelemaekers (64' Castillejo, 92' Maldini), Çalhanoğlu, Rebić; Leão (78' Hauge).

A disp.: A. Donnarumma, Tătărușanu, Conti, Dalot, Duarte, Musacchio, Díaz, Frigerio, Colombo.

All.: Stefano Pioli.

 

LAZIO (3-5-2): Reina; Patric (89' Hoedt), Luiz Felipe, Radu; Lazzari, Milinković-Savić (73' Akpa Akpro), Escalante (46' Cataldi), Luis Alberto, Marušić; Correa, Immobile (73' Pereira).

A disp.: Strakosha, Alia, Adeagbo, Armini, Franco, Anderson, Caicedo, Muriqi.

All.: Simone Inzaghi.

 

 

Arbitro: Marco Di Bello (sez. di Brindisi).

Assistenti: Peretti – Fiorito

IU uomo: Sacchi

V.A.R.: Irrati

A.V.A.R.: Paganessi

 

NOTE. Ammoniti: 39' Escalante (L), 41' Krunic (M), 64' Luis Alberto (L), 78' Hernández (H), 80' Akpa Akpro (L), 89' Muriqi (L)

Recupero: 4' pt.

 

 

Serie A TIM 2019-2020, 14ª giornata

Mercoledì 23 dicembre 2020, ore 20:45

Stadio Giuseppe Meazza, Milano

 

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Un anno dopo la Supercoppa, Cataldi: “La punizione di Ryad? Stavo già esultando, sapevo sarebbe entrata. Al rientro Fiumicino era come l’Olimpico”

Un anno esatto dal trionfo di Ryad. In Arabia Saudita, 365 giorni fa, la Lazio affrontava la Juventus al King Saud University Stadium nella finale di Supercoppa italiana. Vittoria storica per 3-1 dei biancocelesti che, per la terza volta nella storia del Club, conquistano un trofeo in una trasferta internazionale. Luis Alberto, Lulic ed infine Cataldi. I tre eroi della sfida del 22 dicembre 2019.

All’ultimo secondo della sfida, fu proprio Danilo Cataldi a siglare su punizione il gol che consegnò definitivamente la coppa alla Lazio. Il centrocampista biancoceleste è intervenuto in esclusiva ai microfoni di S.S.Lazio Agenzia Ufficiale per ricordare il trionfo dello scorso anno.

Oggi ricorre il primo anniversario dalla vittoria della Supercoppa di Ryad. Cosa ricordi in particolare della preparazione di quella partita?

“C’era molta tranquillità nel gruppo. Ricordo in particolare gli allenamenti che abbiamo svolto a Ryad nei giorni antecedenti il giorno della finale: c’era grande serenità in fase di preparazione della partita, all’interno della squadra c’era molta consapevolezza dei nostri mezzi. Sapevamo di esserci meritati quell’occasione e di avere le possibilità di vincere la Supercoppa. Di solito prima di una finale c’è sempre un po’ di tensione, invece io ricordo un gruppo molto tranquillo e consapevole”.

 

La Lazio conduce sul 2-1, poi negli ultimi secondi calci una punizione praticamente perfetta. Puoi raccontarci cosa hai visto e pensato in quei momenti?

“Era una buona possibilità per segnare. Non sapevo in quel momento in che minuto ci trovassimo, sapevo solo che mancava poco. Ho chiesto a Sergej (Milinkovic, ndr) se poteva lasciarmi quella punizione, voleva batterla anche lui. Mi sentivo di poter calciare bene e, quando il pallone è partito, sapevo che sarebbe andato a finire in rete. Ero già andato ad esultare perché sapevo che la traiettoria si sarebbe abbassata di quel poco necessario per entrare nello specchio della porta juventina”.

Tre fattori: seconda vittoria consecutiva con la Juventus in pochi giorni, la festa tra voi compagni e l’accoglienza dei tifosi laziali a Fiumicino… C’è altro da aggiungere?

“Abbiamo raccolto due vittorie consecutive nel giro di pochi giorni contro la Juventus, avevamo già superato i bianconeri in campionato per 3-1. Alla vigilia della Supercoppa in tanti ci dicevano che sarebbe stato diverso affrontare la Juve in una gara secca nella quale c’era in palio un trofeo. Anche noi, però, negli ultimi anni avevamo già giocato diverse finali e sapevamo che avremmo potuto dire la nostra, e la serenità che si respirava nel nostro spogliatoio derivava anche da questa consapevolezza. Sapevamo di poter offrire una grande partita a prescindere dall’avversario che stavamo per affrontare. Dopo aver vinto la Supercoppa ci sono stati tanti festeggiamenti nel nostro spogliatoio, ci ha rammaricati l’impossibilità di festeggiare quella vittoria all’Olimpico come era capitato in occasione degli ultimi trofei vinti. È stato l’unico rimpianto, sotto questo punto di vista abbiamo vissuto una finale diversa a Ryad, ma quando siamo arrivati alle 5 del mattino a Fiumicino sembrava di essere all’Olimpico, c’era tantissima gente. Nella settimana successiva, a Formello, vennero ancora più tifosi: queste sono state le sorprese più belle dopo aver vinto una coppa lontano da casa”.

sslazio.it

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Italia, Mancini: “Immobile incredibile, spero nei suoi gol all’Europeo”

Alle spalle un anno tutt’altro che da buttare, nonostante tutto. E davanti un 2021 che raccoglierà tutti i propositi che gli eventi hanno per forza di cose rinviato. In una conferenza stampa prenatalizia inedita, con il c.t. Roberto Mancini collegato online dal treno, le parole chiave del c.t. di un’Italia comunque isola felice sono quelle di sempre: ottimismo, fiducia, autostima, "perché almeno per la Nazionale il 2020 è stato un anno positivo. E la nostra partita in Olanda forse la più significativa, soprattutto per come l’abbiamo affrontata". E poi ambizione, soprattutto. Anche quella di "giocare quasi alla pari con tutti, anche contro squadre teoricamente più pronte di noi".

Nel 2021 l’Italia avrà qualificazioni al Mondiale, Europeo e Nations League, "ma giocare così tante gare ad alto livello sarà solo un vantaggio". Il rinnovo del suo contratto, dice, non avrà incognite: "Non c’è una data prevista per la firma, ma non ci sarà nessun tipo di problema". Il gruppo è quasi fatto, anche se migliorabile: "Come tutti i gruppi giovani. Quelli che abbiamo sono così bravi che andrebbe bene anche andare avanti così, ma si può sempre crescere». Anche di numero, pure se poi aumenterebbe la difficoltà di fare delle scelte al momento delle convocazioni: "La speranza di trovare altri giovani, pronti per un futuro più o meno prossimo, c’è sempre: quelli sono sempre graditi. Intanto l’augurio è che tutti quelli che ci sono già possano fare ancora esperienza, da qui all’Europeo".

ZANIOLO E CHIELLINI

E che chi ha fatto bene fino ad oggi possa fare ancora meglio. Da Belotti che sta soffrendo con il Toro: "Ma il Gallo è uno che lotta, ha caratteristiche che lo aiutano a rendere comunque e infatti sta facendo bene". A Immobile che nella Lazio continua a dare più che in Nazionale: "Ciro sta facendo gol incredibili, spero ne tenga un po’ per marzo e poi per l’Europeo: magari li farà tutti lì, deve stare solo tranquillo perché arriveranno anche con la maglia azzurra". Poi ci sono i giocatori da recuperare. Sensi è una carta che Mancini spera di poter considerare per il mazzo: "Mi piace tantissimo per le sue qualità, spero non abbia più problemi fisici: ha già dato tanto sotto questo punto di vista". Chiellini e Zaniolo sono certezze se la buona sorte sarà con loro: "Giorgio ha solo problemi muscolari, per lui sarà più semplice recuperare in tempo. Niccolò credo abbia ottime chance, perché è giovane: io spero di averli entrambi".

CAMPIONATO

Al campionato il c.t. non ha molto da chiedere, perché sta avendo già quello che gli serve: "E’ bello, con una ventata di freschezza portata da squadre come Sassuolo, Verona, anche Spezia, che giocano un ottimo calcio. E in alto con molte squadre in pochi punti: tanti giocatori lottano per il vertice, questo per la Nazionale è un vantaggio". E in cambio la Nazionale non ha chiesto e non chiederà nulla: "Non lo abbiamo mai fatto per non disturbare i club, cerchiamo di tutelare i giocatori, anche risparmiandogli qualche partita, quando si può". Solo una cosa chiederebbe il Mancio, se si potrà: "Le cinque sostituzioni mi hanno già dato una mano, ma allargare le rose a 26-27 giocatori mi aiuterebbe molto. Soprattutto a fare le convocazioni…".

Gazzetta.it

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Luiz Felipe: “Nessun alibi, avanti sempre con questa mentalità”

Luiz Felipe, difensore biancoceleste, è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel, 233 di Sky dopo la vittoria contro il Napoli.

"Oggi abbiamo fatto una bellissima partita, sia chi ha iniziato e sia chi è entrato dalla panchina. Dobbiamo sempre avere questa mentalità in campo. Non è facile giocare ogni tre giorni ma questo non deve essere un alibi, visto che lo fanno anche le altre squadre.Adesso dobbiamo dare continuità e affrontare al meglio il Milan mercoledì. Quando si vince, si prende la fiducia. Questo è importante, quando giochiamo così è dura per tutti. Abbiamo battuto una delle squadre più forti del campionato, dimostrando il nostro valore". sslazio.it

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Immobile: “Superato periodo non da Lazio: vittoria che a livello psicologico vale 10 punti” (AUDIO)

In diretta dalle stelle, Ciro Immobile. Quell’incornata è un volo nella fantascienza, è un salto in alto senza trampolino, è una scalata verso il cielo, è una risalita in classifica verso il quarto piano Champions (ora per la Lazio dista 3 punti): «Abbiamo messo tutto in partita, contro una grande squadra, per far tornare la Lazio». Prodigiosamente Ciro, continuamente Immobile. La verticalità del suo 138º gol laziale aggiorna le sue gesta, innalza la Lazio dopo un periodaccio: «Questa prestazione ci servirà per il futuro. E’ una vittoria per la classifica, vale dieci perché, a parte il valore dei tre punti, ci fa risalire e riguarda soprattutto l’aspetto psicologico. Venivamo da un brutto momento, da un periodo non da Lazio sotto il punto di vista delle motivazioni, della cattiveria agonistica. E’ mancato un po’ tutto questo, tutto ciò che abbiamo rivisto contro il Napoli».  
IL CONFRONTO. La Lazio conta sempre sull’incontenibile Ciro, la fonte dei suoi gol è incessante. Si conta anche sulle sue prediche, sulle sue benedizioni. In settimana l’aveva detto: «Uniti risaliremo». Così è stato e nella stessa notte si è ritrovato Luis Alberto, prigioniero del suo “doppio”, di nuovo libero dai fantasmi: «Il confronto in settimana? Si fanno sedute di allenamento fisico e mentale, si lavora sulla psicologia di alcuni giocatori che hanno bisogno di questo apporto nei momenti difficili. C’è chi ha bisogno del bastone e chi della carota per sentirsi fondamentale nel gruppo». Immobile invoglia a crederci, a non mollare mai, a ripartire. Lo fa con i suoi gol, lo fa trovando le parole giuste. Averlo in squadra è una formula magica: «Abbiamo stretto il cerchio – ha raccontato Ciro – ci siamo uniti dopo aver sentito le cose brutte che arrivavano da fuori, ovviamente calcisticamente parlando». L’elevazione di Ciro al soglio dei bomber mondiali è spinta dai suoi numeri incredibili: da inizio ottobre ha segnato 12 gol in 13 partite, il conto riguarda tutte le competizioni. Hanno fatto meglio solo Lewandowski, Haaland, Salah e Ronaldo nei 5 campionati top. Il nome di Immobile è stampato nella galleria dei miti, i suoi numeri sono sempre più da Golden Gala.  
 
GLI ASSIST. Ciro ha firmato l’ottavo gol in campionato, il quinto nelle ultime sei partite di serie A, il nono dalla sosta di novembre in poi (tra campionato e Champions), possiamo continuare all’infinito. Ha incornato per la terza volta in campionato come Ibrahimovic e D’Ambrosio, i colpitori di testa più prolifici (3 gol per tutti). Immobile è diventato un gigante volante. E’ un attaccante totale, nelle ultime 8 gare di campionato ha servito anche due assist. Core ‘ngrato da anni, il paisà ha segnato in tutte le sue ultime 5 sfide di A contro il Napoli, gli statistici fanno notare che nell’era dei tre punti solo Totti è riuscito a segnare in più gare consecutive contro gli azzurri (sei gol tra il 1998 e il 2009). Ciro Immobile non smette di stupire, di migliorare. Trova gli angoli dei gol calciando e saltando, colpendo da terra e in aria. Il salto tra Koulibaly e Maksimovic sintetizza la sua potenza, la sua agilità, il senso della posizione. E’ l’uomo che trascina la Lazio, che la risolleva. Lo fa con l’esempio, in allenamento e in campo. Anche ieri, fino all’ultimo, ha recuperato palloni, ha lottato a tutto spiano. E’ uno spettacolo vederlo giocare, strasegnare, volare. Urla la sua voglia di correre, di saltare, di vincere.
Il Corriere dello Sport

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Inzaghi: “Vittoria strameritata. Rinnovo contratto? Ne parlerò dopo Natale, nel futuro mai dire mai” (AUDIO)

 Vedi il Napoli e poi risorgi. Aveva chiesto un nuovo inizio, Inzaghi. Non l'hanno tradito stavolta, i suoi uomini: «A Formello abbiamo fatto due giorni e mezzo di analisi perché in campionato ci mancano dei punti. Abbiamo strameritato di vincere per l'atteggiamento contro i partenopei». Come contro l'Inter, la Juve, sembra quasi che la vera Lazio si riaccenda solo negli scontri diretti: «Può venire questo dubbio ammette Simone ma nelle ultime due gare la prestazione c'è stata. Abbiamo sbagliato solo la partita in casa con l'Udinese pagando le fatiche negli impegni europei». Guai però a trasformare gli ottavi di Champions in un alibi: «Devono essere un punto di partenza, non d'arrivo. Ma è pur vero che durante il cammino, ci sono state problematiche importanti fra Covid e infortuni, che abbiamo pagato più delle altre big. Anche stasera con Correa, Leiva e Acerbi avrei avuto altre rotazioni». Erano state però respinte dopo Benevento da Lotito queste giustificazioni. Questa squadra ha tutte le potenzialità per esprimersi al meglio anche coi ricambi, ecco la dimostrazione col Napoli. E chissà quindi se questo successo risolva gli attriti o possa addirittura portare sul rinnovo a ulteriori riflessioni. Lotito partirà per Cortina in questi giorni e tornerà il 4 gennaio nelle sue intenzioni. La verità è che nemmeno Inzaghi ha così fretta d'accelerare i tempi: «Lavoriamo insieme da 17 anni. Sapete tutti cosa rappresenta per me la Lazio, ma nel futuro mai dire mai. Avevamo parlato del contratto dopo Bruges, poi abbiamo deciso di finire le prossime gare e di rivederci con più convinzione dopo Natale». Quando, a sei mesi dalla scadenza, Simone sarebbe libero di firmare con chiunque. 
PUNTI DI RIFERIMENTO
Insomma sul proseguimento del matrimonio rimane l'incertezzaNon dipende dal mercato, ma contano le intenzioni rivoluzionarie di Lotito a fine annata. Per esempio l'addio a Luis Alberto, perdonato e considerato da Inzaghi un punto fermo della sua squadra. Ciro gli ha regalato l'assist per sbloccarsi e sigillare la vittoria. Prima aveva sfornato l'ennesima prodezza. E meno male che il colpo di testa non è nemmeno la sua specialità. Terzo gol di capoccia, Immobile salta ed è una cavalletta. Sembra avere i trampoli di Cristiano Ronaldo contro la Sampdoria. Vieri dei tempi d'oro per la girata o Klose a Lecce, per restare ai miti (si avvicina Piola) di casa. Tredicesimo centro stagionale compresi i 5 in Coppa. E resta ancora il Milan per chiudere questo 2020 da copertina. Scarpa d'oro a secco solo contro il Verona: «Ne vale 10 questa vittoria. Contro il Napoli ci siamo ritrovati a livello mentale. E' tornata la vera Lazio». Aspettando il rientro di Lulic si spera stavolta, come assicura Tare a metà gennaio, Marusic diventa mancino: «In allenamento provo sempre i cross col sinistro e oggi ho fatto l'assist. Tutti siamo entrati come il mister ci aveva chiesto nello spogliatoio». 

A.A. – Il Messaggero

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Acerbi: “Io Leone, ma anche pirla! Immobile il mio ‘amore’, ma sposo Claudia”

Il calcio, la famiglia, la malattia. Francesco Acerbi si racconta a tutto tondo ai microfoni di Lazio Style Channel. Una lunga intervista per ripercorrere la sua vita fatta di inizi, di affetti, di stop improvvisi e di forza di volontà: “Mi sono trovato bene ovunque, quando rivedo le immagini ripercorro quello che ho fatto nelle varie esperienze. Al Milan è stata colpa mia, non rimpiango nulla, ho sbagliato io, non c’entrava nulla il club, che mi è stato vicino soprattutto con Galliani. Non avevo la testa per stare al Milan. Volevo arrivare, avevo molta motivazione, però volevo anche divertirmi. Avevo forza fisica, cattiveria, ero più bravo degli altri ed è bastato per arrivare al Milan. Poi è morto mio padre, sono successe delle cose, raggiunto quell’obiettivo vedevo solo nero. Da lì mi sono seduto, col senno del poi è solo colpa mia. Ho risolto molti “perché”, sono contento di come sono e sono diventato. La malattia mi ha fatto cambiare, non rimpiango quello che potevo fare in più”.

La forza nella malattia

La scoprii durante le visite mediche di routine prima del ritiro, ero un po’ scioccato, ho fatto subito un giro in bici. La preoccupazione maggiore era per la famiglia, mia madre soprattutto era un po’ ansiosa. Infatti gliel’ho detto dopo che mi sono operato. Tolto il testicolo, tolto il dolore… Poi durante le analisi antidoping mi dissero se avessi assunto dei farmaci per giocare, risposi di no… capii che c’era qualcosa che non andava ancora, quindi dal gennaio 2014 iniziai la chemio. Perché proprio a me? Dopo l’operazione al testicolo non sentivo nulla, 3 settimane ed ero già in campo, come fosse stato uno stiramento. Era stata un’operazione “semplice”. Mi dissero che sarei cambiato dopo la chemio… È stato così, piano piano dentro di me stava nascendo un nuovo Francesco, avevo voglia di giocare, nuovi obiettivi, voglia di mettermi in gioco. Non bevevo più, ho tolto l’alcool, sono cambiate cose nella mia testa. È venuto tutto da sé. Credo in Dio, stop. Ad altro non credo. Credo che qualcuno mi abbia fatto capire delle cose, poi se è Dio o mio padre morto che mi vuole bene da lassù, non lo so. Prego per Dio e per chi non c’è più, o per chi mi vuole bene. Devo e voglio credere che ci sia lassù qualcuno che ci protegge”.

Il tutto: la famiglia

“Mia mamma Silvia è troppo importante per la mia vita, anche se non ci vediamo quasi mai. Ci sentiamo tutti i giorni, chiamate di routine. Voglia che gli altri con me siano felici. Lei è molto più forte di me, ne ha passate tante tra mio padre e le mie storie, eravamo tre figli, ha sempre avuto forza e sorrisi. Va presa come esempio. È dolce e forte. Il “Leone” è stato anche un gran pirla (ride, ndr). La famiglia conta tanto, è il legame più forte, ci credo molto. In pochi entrano a casa mia, sono quelli che ritengo opportuno e che lo meritano. La famiglia viene prima di tutto. Mi sono sempre stati vicini, non so come ringraziarli, non ci sono premi o regali. Quando è morto mio padre avevo 24 anni, ho passato una buona infanzia, non ottima. Con mio padre avevo un ottimo rapporto all’inizio, poi non bellissimo, direi normale. Quando è scomparso avevo fatto poche partite in Serie A, da lì ho avuto la motivazione forte per andare al Milan, dove voleva lui. Con l’arrivo in rossonero per me era finito il mondo. Mio padre mi aveva messo sempre il pepe al culo. Scomparendo non avevo più il pepe e mi sono seduto. Da una parte mi ha aiutato ad arrivare, dall’altra non è stato proprio quello che volevo. Non voglio prendere alcune cose sue, credo che il genitore debba essere anche un amico. Lui non è stato totalmente così. Non sono mai riuscito a dirgli certe cose, pensavo al pallone e basta… Quando cresci poi trovi il coraggio di dire queste cose, comunque è stato un ottimo padre”. E ora c’è anche Claudia: “Ci siamo conosciuti al mare, poi siamo sempre stati insieme. L’anno prossimo ci sposiamo, sento che lei mi ha dato una serenità e una felicità importanti, è la donna della mia vita e lo sarà per sempre, con lei ho riscoperto l’amore totale. Le ho detto che lei è l’unica da qui alla fine, non mi innamorerò o starò più con un’altra che non sarà lei. Stiamo bene, anche lei ha un bel carattere, però la amo molto”.

La Lazio

Ho provato forti emozioni. Andai a parlare con Tare, ma Inzaghi mi chiamò e mi chiese: “Vuoi venire alla Lazio? Sei il primo della lista, ti voglio!”. Risposi: “Ti prometto che verrò alla Lazio”. È stata una battaglia mai vista, ci messaggiavamo tutti i giorni con il mister. Sapevo che avrei fatto bene, ero sereno, consapevole di ciò che avrei potuto fare. Per me ogni giorno ora è una dimostrazione, in passato mi ero seduto, ora questo nella mia testa non c’è più. Voglio dimostrare a me stesso più che agli altri. Poi posso giocare bene o male, ma ora so chi sono e voglio sempre migliorare. Non lo faccio per compiacere, a volte in passato succedeva. Ora lo faccio per me e per chi mi vuole veramente bene. La Supercoppa? La settimana prima avevamo vinto 3-1 in casa con la Juve, poteva andare diversamente in campionato. A Rihad volevamo vincere, abbiamo fatto tanto dal punto di vista mentale, non eravamo appagati della classifica di Serie A. Grande partita, non volevamo perdere. Eravamo noi, quelli che erano primi l’anno scorso. Abbiamo i giocatori per stare nelle prime tre posizioni, quando stiamo bene non c’è niente da fare per nessuno. Partivamo sul 2-0 per noi ogni volta. Siamo sempre dati un po’ per spacciati. Il mio futuro? Mi piace tenermi in forma, fisicamente e mentalmente, sarò sempre in movimento. Magari prima di smettere cercherò di fare l’allenatore coi vari corsi… Vediamo un po’, ora penso a giocare a calcio. Ma il mio indirizzo penso sarà fare l’allenatore”.

Immobile e Parolo

“Marco è un bravissimo ragazzo, lo guardo molto, ha la testa a posto. Da titolare inamovibile è passato a essere un giocatore importante dentro e fuori dal campo, si è sempre allenato benissimo, si è fatto trovare sempre pronto. Parliamo spesso tra di noi. Quando stai bene di testa e a casa la differenza si vede, in campo ci vai ‘con la sigaretta’. Riesco a distinguere il calcio dalla vita privata, ma è normale che avere una serenità in più in casa può darti un valore aggiunto durante le partite. Con Ciro bel rapporto da subito, poi dal secondo anno è diventato ottimo. Quest’anno ancora di più. Ci diamo qualche bacino a pranzo come portafortuna, io lo chiamo ‘amore’ in campo, mai Ciro. Una volta ho urlato in campo “amoreeee” contro l’Inter, in Nazionale i giocatori nerazzurri mi chiesero “ma chi hai chiamato amore?”. Abbiamo un rapporto speciale, porta positività, lui ci tiene talmente tanto a stare qua e all’ambiente Lazio, come me e tanti altri. Ma lui ha qualcosa in più, lui deve fare la storia, lo vuole con tutto se stesso. E io cerco di dargli una mano e qualche energia in più”.

Corrieredellosport.it