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Leiva: “Stanchi ma primi, è ancora lunga e non perdiamo di vista il nostro primo obiettivo”

Nel post partita di Lazio-Bologna, il centrocampista biancoceleste Lucas Leiva è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel

“Oggi abbiamo svolto una gara intensa, nello spogliatoio eravamo tutti molto stanchi. Stiamo svolgendo una grande stagione e ad oggi siamo primi, ma ancora non è finita: il nostro obiettivo è la Champions League e ancora non siamo matematicamente nella massima competizione europea. Non dobbiamo perdere di vista il nostro obiettivo, altrimenti potremmo rischiare di perdere punti per strada.

Il Bologna è una squadra forte, ha messo in campo una buona prestazione. Nei primi minuti noi abbiamo creato due buone occasioni e poi abbiamo trovato il gol in due occasioni. Nella ripresa ci siamo abbassati e con un po’ di fortuna siamo riusciti a portare a casa questo successo. Dobbiamo rispettare le decisioni in questa situazione di emergenza: siamo stati felici di aver giocato a porte aperte con i nostri tifosi, ma stiamo vivendo un momento pericoloso a causa del Coronavirus. Noi dobbiamo continuare a fare il nostro, sulle prossime dodici gare che ci aspettano.

L’Atalanta è una squadra fortissima, abbiamo massimo rispetto per i bergamaschi. Ora dobbiamo riposarci e provare ad offrire una grande prova a Bergamo perché sappiamo che non sarà facile”.

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Inzaghi: “L’atmosfera è la stessa dello Scudetto del 2000. Cercheremo di mantenere il primato!” (AUDIO)

Simone Inzaghi, tecnico della Lazio, ha parlato dopo la vittoria con il Bologna a Sky Sport: "Mi avessero raccontato tutto questo l'estate scorsa? Avrei detto che sarebbe stato difficile, però posso dire che alla fine del ritiro estivo ero molto soddisfatto e fiducioso. Da qui a dire che saremmo stati in testa ce ne passa, però so i ragazzi che alleno cosa mi possono dare".

Il segreto sta nella disponibilità dei giocatori come Milinkovic e Luis Alberto?
"Penso di sì. Poi sarebbe riduttivo parlare solo di Luis Alberto e Milinkovic. Parlerei del gruppo, del fatto che per me lasciare in panchina lasciare Vavro e Caicedo è stato difficilissimo. Però Correa aveva lavorato benissimo questa settimana e al posto di Vavro invece, calcolando le caratteristiche del Bologna, ho pensato fosse più opportuno far giocare Luiz Felipe".

Il secondo tempo un po' peggio?
"Secondo me bisogna sempre calcolare che ci sono degli avversari. Per noi era una partita pericolosa: sappiamo che squadra è il Bologna e nel primo tempo il vantaggio poteva essere più ampio. Nel secondo abbiamo sofferto qualcosina senza trovare il 3-0".

È il vostro anno?
"Anche gli altri anni abbiamo vinto una Supercoppa e una Coppa Italia, arrivando tra il quinto e l'ottavo posto. È un bel percorso, ora siamo in testa con merito ma anche gli altri anni abbiamo alzato dei trofei e magari avrebbe voluto farlo qualcun altro".

Cosa deciderà per lo Scudetto?
"Io penso che dipenderà da quali giocatori importanti riusciranno a non perdere le squadre. Non dimentichiamo che noi abbiamo giocato senza Acerbi queste partite. Ho la fortuna di avere giocatori che mi danno tutto e abbiamo sopperito alla sua assenza".

Juventus-Inter rinviata?
"A questa cosa non ho minimamente pensato. In Italia abbiamo un problema grave in questo momento e al di là delle partite spostate dobbiamo sconfiggerlo al più presto".

Le somiglianze con la Lazio che vinse lo Scudetto?
"L'atmosfera è la stessa. Abbiamo un grandissimo spogliatoio, con ragazzi che si vogliono bene. Sanno le decisioni che devo prendere e le accettano ben predisposti. Anche l'anno dello Scudetto eravamo tanti e quello che diceva Eriksson lo accettavamo volentieri".

L'ultimo giorno con la Lazio prima fu con un suo gol.
"Sì, lo sapevo. Fu una giornata importantissima per me. Sogno un giorno così fin da quando ho preso la squadra. Così come sogno di restare in Europa in pianta stabile e di vincere qualche altro trofeo".

Dopo la partita con il Bologna, il tecnico biancoceleste Simone Inzaghi è intervenuto in conferenza stampa:

"Ci dobbiamo adeguare a quello che sta accadendo, sapendo che c'è un problema da risolvere come il Coronavirus e rispettando le decisioni che arrivano da chi sta sopra di noi. Questa squadra sa soffrire, oggi giocavamo contro un avversario importante e bravo in trasferta. L'avevamo preparata bene, conoscevamo le loro qualità. Essere momentaneamente al primo posto è un'emozione, i ragazzi me le regalano da quattro anni.

Abbiamo iniziato un percorso stabilendoci in Europa e vincendo trofei, dobbiamo cercare di difendere questa posizione sapendo che sarà difficilissimo. Luis Alberto aveva avuto un piccolo problema all'inizio della partita, lo monitoravamo, so che è un generoso ma ho preferito toglierlo per evitare rischi. Ora in settimana lo valuteremo, sperando che non sia nulla di grave".

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Correa: “Io, Caicedo e Immobile: la famiglia laziale. Ma non parliamo di Scudetto” (AUDIO)

Al termine della vittoria per 2-0 contro il Bologna, Joaquin Correa, attaccante della Lazio, ha parlato così a Sky Sport: "Tutto questo provoca emozioni forti, da squadra vera. La gente sta con noi, è emozionata e se sbaglia uno si sentono solo applausi: questo ci dà tanto".

Pensate allo Scudetto?
"Ancora no, noi non possiamo parlarne. Questa è la nostra forza: pensare partita per partita e poi vediamo".

Il gol?
"Sono stato un mese e mezzo che tornavo e poi mi faceva male. Dopo due mesi difficili adesso mi sento bene anche perché tutti mi hanno dato grande disponibilità. E questo mi fa piacere".

L'abbraccio con Caicedo?
"Siamo come fratelli, anche con Ciro. In due anni non abbiamo mai avuto un problema e questa è la nostra forza. La famiglia laziale".

 

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Corsa Scudetto, Malagó: “Lazio nella condizione ideale…”

Intervistato dal Corriere dello Sport il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha parlato a tutto tondo dello stato dello sport italiano fotografando il momento di crisi dovuto all'emergenza coronavirus, ma ampliando il discorso ai programmi futuri.

DA MARTEDI’ NOVITA’ – “Da uomo delle istituzioni credo che si sia voluto dare un segnale di sensibilità e di attenzione e confermare la priorità della salute pubblica. Ma questo ha innescato una serie di reazioni a catena con le quali ci troviamo a fare i conti. Da lunedì non posso che sperare che il rispetto delle prescrizioni adottate rimetta il Paese nelle condizioni di rientrare nella normalità. Ma nessuno lo può garantire e, di conseguenza, penso che si stia navigando a vista. Martedì sapremo se i divieti hanno funzionato, o se sono stati una scommessa persa e pagata cara”.

DANNO ECONOMICO – “Rappresentiamo il 2 per cento del Pil, più l’indotto. Fate voi. C’è un danno economico enorme, ma c’è anche un danno propriamente sportivo. Se ti annullo una competizione in casa, valida per la qualificazione olimpica, la tua squadra avrà meno chance. Se hai una finale di Coppa del mondo di un grande sport, che è a rischio, il danno per quella disciplina si proietta nel futuro. Ed è incalcolabile”.

OLIMPIADI – “Parlo ogni giorno con i vertici del Comitato. Non ci sono controindicazioni sul programma olimpico. In Giappone non c’è niente di diverso da ciò che facciamo noi. Quindici giorni di stop per prevenire sviluppi futuri. Ma non sono in discussione le grandi manifestazioni internazionali. L’obiettivo per l’Italia ai Giochi 2020 è fare meglio di Rio. Non è facile, perché ci sono nazioni nuove che si specializzano in qualche disciplina e, magari, ti portano via una medaglia. Se guardi il medagliere di quarant’anni fa, trovi solo quindici nazioni e le prime cinque da sole valgono l’80 per cento del podio. Quella concentrazione è finita. Se allora si vinceva con ottanta medaglie, ora ne bastano quaranta”.

DOPING – “L’Italia passa come uno dei Paesi con più casi al mondo. Ma se leggi bene i numeri, scopri che una gran parte non riguarda la fascia alta dello sport, quella per intenderci che accede alle competizioni internazionali e alle Olimpiadi. Perché nella rete ci sono molti atleti master di discipline non olimpiche. Vuol dire che il sistema antidoping è terzo e indipendente, e che i controlli sono capillari. Nel calcio i controlli ci sono e sono rigorosi. È vero, tuttavia, che riguardano due soggetti a partita, mentre tra titolari e riserve ne vanno in campo una quarantina”.

DONNE – “Sembra proprio di sì. Ad oggi abbiamo 194 atleti iscritti e la metà esatta sono donne. Ma alla fine delle qualificazioni potrebbero essere in maggioranza. Sarebbe la prima volta nella storia. Se le donne fanno più sport è merito del Cio, che ha aperto loro le porte. Oggi non ci sono più sport nel programma olimpico che le donne non praticano, tant’è vero che sono entrate anche nei pesi. Mentre ci sono specialità esclusivamente femminili, come il nuoto sincronizzato e la ginnastica ritmica, dove gli uomini non riescono a qualificarsi”.

VAR E MOVIOLA – “A volte guardo le partite con mio padre. La sua generazione non ha conosciuto neanche la moviola. Mi chiede: ti sembra normale punire la casualità? Penso sul fallo di mano di aver risposto. Challenge? Sinceramente, non credo sia la soluzione. Temo che spezzetterebbe troppo la competizione. Credo che bisognerebbe lavorare a monte. Migliorare la qualità delle decisioni e il rapporto arbitro-Var”.

SCUDETTO – “Mi pare un dato acquisito che la dittatura della Juve sia finita. Chi è favorito? Faccio un ragionamento di buon senso: chi è concentrato su una sola competizione può metterci dentro tutte le energie fisiche e mentali. La Lazio vive questa condizione. Se penso solo alle incertezze dell’Inter sul calendario, anche per via del Coronavirus, non vorrei stare nei panni di Conte”.

IMPRENDITORI STRANIERI – “Quanti sono i nuovi grandi imprenditori italiani? Fai fatica a riempire le dita di una mano. Se guardi in giro per il mondo, trovi invece che ogni anno nascono centinaia di billionaire. È normale che questi s’intrighino all’idea di acquisire un brand sportivo italiano. Perché quel brand vale. Forse più di proprietà immobiliari, più di un bel quadro. E offre una gratificazione personale, o piuttosto un’occasione per coinvolgere un figlio nell’attività di impresa, o per tornare alle origini di una famiglia che, magari, proviene da questo Paese".

FRIEDKIN COME ZHANG – "Non concosco Friedkin e smentisco chi dice che io lo conoscevo. Ho avuto sì contatti con lui e con suo figlio, tramite comuni amici. Credo che a invogliarlo sia una forte passione del figlio e un interesse artistico della moglie. Credo che, se si concluderà, il suo non sarà un investimento di breve durata, ma avrà un raggio ben più lungo. In via di principio chi compra perché coinvolto in un fondo di private equity ha un tipo di cultura più speculativa, rispetto a un imprenditore classico. Poi magari le cose vanno diversamente, e Zhang uscirà dall’Inter prima del fondo Elliott, ma nella maggioranza dei casi l’attività di impresa è una garanzia”.

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Canigiani: “14.000 biglietti venduti, circa 35.000 presenze. Un centinaio i tifosi ospiti”

Marco Canigiani, responsabile marketing della Lazio, ai microfoni del canale ufficiale biancoceleste: "Abbiamo superato la soglia dei 14 mila biglietti venduti, ci avviciniamo alle 35 mila presenze. Per l'apertura della Curva Sud dipenderà dall'eventuale esaurimento dei Distinti Sud-Est, anche se ci sono condizioni favorevoli anche nelle Tribune quindi non sarà facile riempirla in tempi brevi. Non abbiamo ricevuto comunicazioni di restrizioni per i tifosi del Bologna, previsti in un centinai di unità. Ricordo le promozioni per gli Under 14 ed Under 16, inoltre sarà possibile acquistare il biglietto fino al fischio d'inizio della partita. Sta andando molto bene anche la promozione Sky Extra, dove un cliente può acquistare fino a 4 biglietti in Monte Mario a 35 euro. Ci sarà ovviamente anche il servizio BusInsieme, sempre più utilizzato dai tifosi biancocelesti. Aumenta e fa tornare la voglia di andare allo stadio. Stiamo raccogliendo i frutti del lavoro fatto in questi anni, abbiamo riavvicinato i tifosi anche grazie ai risultati della squadra".

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Vavro: “Sento la fiducia di Inzaghi, Scudetto? La priorità è la Champions, ma ci proviamo…”

La prima da titolare a Genova ha rilanciato le quotazioni di Denis Vavro. Il difensore slovacco, parlando ai media in patria, ha ripercorso i primi mesi a Roma: “Anche se non sono titolare, faccio parte di una grandissima squadra che sta facendo davvero bene. La prima da titolare a Genova? Mister Inzaghi mi ha detto per tutta la settimana che se Acerbi non fosse stato in grado di giocare, sarei partito dall'inizio. Per me è stata una situazione particolare, sono passato dalla panchina alla formazione titolare per la prima volta a ridosso del calcio d'inizio. Finora ero sempre entrato in corsa, a Genova invece la situazione è stata completamente diversa, ma mi ha aiutato quando ho visto sul pullman che il mister aveva fiducia in me. L'ha anche dimostrato durante gli allenamenti in settimana, il che mi ha reso molto felice. Mi ha sottolineato di fare quello che avevo preparato, mi ha invitato a fare del mio meglio, poi mi ha augurato una buona partita. Noi non dobbiamo dimenticare ciò che è essenziale, andare passo dopo passo. Nessuno si aspettava la Lazio così vicina alla Juventus, ma ci aspettano ancora 13 partite, con tanti punti in palio. Possiamo raggiungere un grande risultato. Noi e la Juventus abbiamo tante partite difficili, c'è anche lo scontro diretto, vedremo alla fine della stagione come andrà. Ambiamo anche al primo posto visto che siamo così in alto. Dopo aver abbandonato l'Europa League la nostra priorità è ottenere un posto in Champions League".

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Diaconale risponde ad Agnelli: “Se c’è una certezza è che la Lazio non si accontenterà”

Arturo Diaconale, responsabile della comunicazione della Lazio, ospite di 'Maracanà' su TMW Radio:

Ventesimo risultato utile consecutivo: qual è il segreto della Lazio? 
"È il frutto del lavoro della continuità, l'ossatura della squadra è insieme da quattro anni, così come lo staff tecnico. L'impegno e la fatica di tutti porta questi risultati. Potrebbe essere una sorta di lezione per gli altri. Poi c'è un altro fattore: la continuità all'interno di una squadra in cui c'è un clima di solidarietà e fratellanza veramente forte. I giocatori sono amici tra di loro, si aiutano, e sanno di poter contare sulla società".

Grandi elogi per Acerbi…
"Merita tutto, veramente. Oltre che essere un grande giocatore è una splendida persona". 

L'importanza dell'umiltà?
"Bisogna sempre combattere, avendo voglia di raggiungere costantemente risultati più grandi. La squadra non ha dato segnali contrastanti, allora andiamo sempre così. Nel gruppo ci sono ragazzi esperti e capaci, sanno che tipo di momento stanno vivendo. L'unico pericolo che escludo è che la Lazio si accontenterà, quell'ipotesi che ha avanzato Agnelli ieri. Non ci sarà questo rischio".

Cosa le fa paura della Juventus?
"Non vorrei sembrare sbruffone, in realtà della Juventus fa paura il nome, il prestigio e l'abitudine che ha di vincere. Sul piano tecnico la Lazio, come ha già dimostrato, può batterla e giocarsela. Ma serve tenere i piedi ben saldi per terra, sapendo che nessuno ci regalerà nulla in queste ultime 14 partite. Dobbiamo avere la consapevolezza che la partita più importante è quella che si gioca la domenica, poi si vedrà".

L'Atalanta ha chiesto di anticipare la partita con la Lazio da sabato 7 marzo a venerdì 6, la Lazio ha detto di no….
"Dipende dalle due società, vediamo, mi attendo a quello che è stato attribuito al presidente Lotito. Per il momento ognuno si tiene la sua proposta: l'Atalanta vorrebbe anticipare mentre la Lazio vorrebbe rispettare il calendario. Per ciascuno sarebbe un vantaggio: è vero che siamo generosi ma siamo anche in una fase delicata della stagione. Il vantaggio della Lazio è di non avere le coppe, allora perché deve privarsi di un po' di tempo per preparare la partita? Se poi troveranno un accordo i presidenti vedremo, per il momento la situazione è questa". 

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Acerbi a cuore aperto: “Il cancro mi ha cambiato la vita, volevo smettere col calcio”

Francesco Acerbi racconta, senza filtri, la pagina più importante e dura della sua vita. Una lunga intervista al portale 'L'Ultimo Uomo', dove ha ripercorso la sua vita/carriera dai primi passi. "Giocavo per mio padre. Ci teneva molto, forse troppo. Sicuramente più di me. Forse a volte puntava talmente tanto su di me che volendo farmi bene arrivava a farmi male. A farmi perdere la passione. Fatto sta che una volta che lui non c’è più stato io non avevo nessuno per cui giocare. Di certo non per me. Non avevo la testa da professionista. Non avevo rispetto per me, non avevo rispetto per il mio lavoro, non avevo rispetto per chi mi pagava. Spesso arrivavo al campo alticcio, senza aver recuperato dai superalcolici della sera prima. Mi andava bene perché fisicamente sono sempre stato forte. Mi bastava dormire qualche ora e poi in campo rendevo comunque. Le serate non sono sbagliate a prescindere, il problema è che allora io esageravo”. 

MILAN. “Braida mi aveva detto che sapevano del mio stile di vita e per questo mi avevano trovato casa a Gallarate e non a Milano. Ma io uscivo lo stesso. Anche il numero 13 non l’avevo scelto io. Era stato Galliani a dirmi che l’avrei dovuto prendere. A me faceva piacere ma non davo la giusta importanza a niente. Nemmeno ad essere al Milan, nemmeno al numero di maglia”.

RITORNO AL CHIEVO. “Volevo smettere di giocare. Non mi interessava più, non trovavo più stimoli. Lo dicevo al telefono a mia madre quando ci sentivamo e lei poveretta non sapeva bene cosa dirmi. Lo dicevo anche a Paloschi, eravamo legati: Palo voglio smettere, non ce la faccio più. Dai Ace che cazzo dici? Tieni duro! mi rispondeva lui”.
“Il cancro è stato la mia fortuna. Ringrazio il Signore per averlo avuto. Ho scoperto di essere ammalato a luglio del 2013, appena arrivato a Sassuolo. Operazione e dopo tre settimane ero di nuovo in campo. Non me ne sono nemmeno accorto e dunque non era cambiato niente. Continuavo a comportarmi da non professionista fuori dal campo”. 

LA RICADUTA. “Non volevo dargliela vinta, questo sì. Battevo i pugni sul tavolo, mi mettevo a gridare in casa da solo esci dal mio corpo, vai via! Però in sostanza continuavo a fare la vita di sempre. Le serate, le bevute. Reagivo così alla malattia, stando fuori fino alle 7 del mattino. Continuavo a chiedermi perché la malattia non mi stesse cambiando”.

L'INCONTRO CON LORIERI. “Forse qualcosa stava cambiando. La certezza l’ho avuta quando uscendo a cena con lui (Simone Lorieri, figlio del preparatore dei portieri del Sassuolo) la sera, sentivo il bisogno di bere poco alcol. Mi ricordo anche che facevo una cosa strana: ad ogni bicchiere di vino o birra facevo seguire un bicchiere d’acqua, come se sentissi di dovermi depurare”.

OGGI. “Nella mia testa questo non è il mio punto d’arrivo e l’Acerbi di oggi non è il migliore possibile. Se così fosse vorrebbe dire sedersi. Non voglio avere nessun punto d’arrivo. Voglio solo pensare a migliorarmi, a ragionare giorno per giorno. Il mio punto d’arrivo sarà quando smetterò di giocare. A un anno dalla malattia mi è successa una cosa. Sono andato a dormire una sera come niente fosse, la mattina mi sono svegliato assalito dal terrore. Avevo paura della mia ombra. Pensavo alle preoccupazioni date ai miei, alle occasioni che avevo buttato all’aria, agli anni sprecati, alle serate di eccessi. Tutto assieme, tutto all’improvviso. Dovevo andare da un analista per superare le paure. Così ho iniziato un percorso che mi ha portato a migliorare come uomo. Limando gli aspetti del mio carattere che potevano farmi naufragare, sbloccando certi miei limiti. Adesso voglio tutto. Senza la malattia sarei finito a fare una carriera in Serie B, o magari avrei smesso. Per fortuna lassù qualcuno mi ha voluto bene e mi ha mandato la malattia. Senza sarei finito malissimo. Nessuno mi avrebbe salvato. Oggi sono soddisfatto della persona che sono diventato, nonostante tutti i miei difetti”.

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Juve, Agnelli: “Della Lazio temo la spensieratezza, ma può diventare anche appagamento”

"Della Lazio temo la spensieratezza. Se riesce a traghettare marzo-aprile sarà per loro un grande vantaggio": così il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, intervenuto a "Tutti convocati" su da Radio 24. "Ovviamente, questa spensieratezza può diventare anche un boomerang nel caso di qualche risultato negativo, considerando che ormai la qualificazione Champions per la Lazio è quasi fatta", ha aggiunto Agnelli. "Lazio e Inter hanno due filosofie diverse e due rose diverse: l'Inter non ha questa spensieratezza,con Conte si è caricata dell'obbligo di vincere". (ANSA).
   

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Canigiani: “Nessuna indicazione al momento, la vendita procede. 11.000 biglietti, zona Nord esaurita”

Marco Canigiani, repsonsabile Marketing della Lazio, i microfoni del canale ufficiale del club: "Al momento non c'è nessuna indicazione, quindi noi procediamo con la solita normalità di vendita. Poi si valuterà se arriveranno indicazioni particolari. Ulteriori rinvii creerebbero non pochi problemi, questo è chiaro. Per ora comunque sono stati venduti 11.000 biglietti, siamo vicini alle 35mila presenze, la zona Nord è completamente esaurita. C'è un po' di disponibilità nei Distinti Sud-Est. Siamo fiduciosi affinché si giochi, ma ovviamente le autorità competenti sanno cosa fare meglio di noi".