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Lotito: “Ora i tifosi della Lazio mi hanno capito: al centro del progetto c’è l’individuo”

Oggi Claudio Lotito si è recato a Benevento, nel quartier generale di Sandra Lonardo Mastella, candidata insieme a lui al Senato per Forza Italia. Al termine dell’incontro il presidente biancoceleste si è concesso ai cronisti presenti: "Ho un ottimo rapporto con il presidente del Benevento Vigorito, al quale ho messo a disposizione alcuni giocatori che mi sono stati richiesti. C'è un clima di collaborazione. Vigorito è un presidente solido che non elemosina investimenti e ne ha fatti parecchi. Purtroppo il calcio è fatto di episodi. Mi auguro che nel girone di ritorno possa far valere tutti gli investimenti fatti"

GIOCO DI SQUADRA – “I valori dello sport sono i valori fondanti della società civile, il superamento di steccati di carattere sociale, culturale, economico, razziale, il merito, lo spirito di gruppo. Io voglio portare questa esperienza: fare sistema, fare squadra. Solo con la squadra si riescono ad ottenere risultati, non si vince da soli. Se tutti insieme lavoreremo per raggiungere un obiettivo, sono convinto che ci riusciremo. L’ho fatto in tante imprese, in tante iniziative, ho ottenuto risultati da tutti considerati importanti, ma in realtà sono risultati di tutti. Nel momento in cui ti metti umilmente al servizio della collettività e la collettività capisce che c’è questa volontà di cambiare le cose e di dare risposte, si trovano sempre le soluzioni”.

AL CENTRO L’INDIVIDUO – “I tifosi della Lazio hanno capito, anche se dopo un po’ di tempo, come sono fatto io. Sono una persona che ci mette passione, determinazione e soprattutto voglia di cambiare il sistema, che significa riportare al centro l’individuo nella sua totalità con tutte le sue necessità. Queste devono essere soddisfatte in modo corretto, regolare e trasparente. Vorrei che questo territorio possa riacquisire la fiducia di risolvere i problemi con serenità e tranquillità, guardando al futuro”.

IL TERRITORIO – “Il primo pensiero è stato quello che non conoscendo il territorio non potevo dare risposte immediate. Per questo mi sono assunto la responsabilità di venire qui e ascoltare le persone. A me piace il contatto umano per capire quelle che sono le problematiche. Voglio mettere a disposizione con umiltà e spirito di servizio quelle che sono le mie esperienze e capacità. Ringrazio coloro che hanno puntato su di me per far si che possa dare un contributo significativo e concreto e tutte le risposte al territorio stesso”.

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Peruzzi ospite al Polo Liceale Giuseppe Mazzatinti di Gubbio: “Prima divertitevi, poi inseguite i vostri sogni”

Accolto con partecipazione e calore dai giovani, l’ex portiere della Prima Squadra della Capitale ha risposto ai numeri quesiti posti dagli alunni, incentrati principalmente sulla sfera professionale e personale. Peruzzi si è prestato molto volentieri con assoluta disponibilità, rivelando qualche simpatico aneddoto relativi alla sua lunga carriera.

Peruzzi ha inoltre tenuto la Lectio Magistralis su “I valori dello sport da trasmettere alle nuove generazioni per incoraggiare i sogni e non le illusioni”. Con il giornalista Massimo Boccucci, collaboratore dell'istituto per i corsi di comunicazione, a fare da moderatore, Peruzzi ha ricordato i suoi inizi e il lungo percorso umano e professionale che l'ha portato ai massimi livelli: “Ho due figli, uno fa il portiere ed ha 15 anni. Quando rientra a casa non gli chiedo il risultato, bensì se si è divertito. Penso ai giovani che praticano lo sport e che devono pensare soprattutto a divertirsi, sognando anche di poter diventare dei campioni ma intanto divertendosi. La vita è fatta di regole e sono essenziali anche nello sport – ha dichiarato -. Senza regole non si va da nessuna parte: io alla Lazio ho voluto un codice comportamentale per i calciatori”.

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Lippi sulla Lazio: “Sta facendo bene, quella con il Milan non è una frenata”

Chiusa per ora la parentesi Coppa Italia, domani riprende la Serie A, con la Lazio che però giocherà addirittura lunedì sera contro il Genoa. I biancocelesti sono chiamati a ripartire dopo lo stop contro il Milan di domenica scorsa, che è costato tre punti anche nei confronti di Juventus e Napoli, ormai molto distanti dal terzo posto. L'ex ct della Nazionale Marcello Lippi è intervenuto ai microfoni de Il Mattino, commentando così la lotta Scudetto e la corsa Champions: “Non credo che qualcuno riuscirà a rientrare, il distacco è divenuto in un certo senso imponente. Però quella della Lazio non è una frenata: la squadra di Inzaghi ha fatto bene fino ad adesso. Inter e Roma, è vero, hanno rallentato in maniera per certi versi improvvisa e sorprendente”. lalaziosiamonoi.it

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VIDEO – Murgia studia e sogna: “Leiva un maestro, vogliamo la Champions ed io aspetto il mio momento”

A margine dell'incontro Lazio nelle scuole, il centrocampista Alessandro Murgia è intervenuto ai microfoni dei cronisti presenti. Ecco cosa ha detto in vista del prossimo match contro il Genoa: "È una partita molto importante, il Genoa ha cambiato allenatore da poco e sta giocando molto meglio. Come sempre sarà difficile, ma noi scenderemo in campo e ce la metteremo tutta". Poi sul suo percorso ha aggiunto: "Io sono tranquillo, so di far parte di un gruppo di giocatori molto forti. Quando arriverà la mia occasione darò il massimo, intanto mi alleno al meglio". Sulla squadra: "Il clima nello spogliatoio è sereno, siamo un bel gruppo, stiamo facendo belle cose, ma abbiamo ancora fame e voglia di arrivare più in alto. Vogliamo ottenere i risultati che ci siamo prefissati. Continuiamo a giocare partita dopo partita, poi vedremo cosa succederà a fine anno". Gli obiettivi: "Per la Champions dovremo lottare contro Inter e Roma, hanno entrambe ottimi allenatori e giocatori, è difficile dire quale sarà la squadra più difficile da superare". Ha concluso parlando di Leiva: "Lucas è un giocatore immenso. Da lui c’è solo da imparare, giorno dopo giorno rubo sempre con gli occhi. Quindi lo ringrazio per tutto ciò che sto imparando".

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Papá Ramos: “Vi racconto la scalata di mio figlio”

Il ragazzino promette bene. Mercoledì è chiamato a misurarsi con un compito affatto facile: Luiz Felipe è sceso in campo al posto di de Vrij. Difficile non far rimpiangere l'olandese. Ma la buona prestazione del brasiliano ha convinto il pubblico, non è mai in difficoltà di fronte all'attacco del Milan. Come se non bastasse il talento, il padre assicura: "E' un ragazzo d'oro!". Silvio Marchi, papà del difensore della Lazio, ha raccontato ai microfoni di SSLazioBrasil.com, i primi passi della carriera del figlio: "Ha iniziato a giocare a Colina, una piccola città di circa 15 mila abitanti, dove è nato, in una scuola chiamata Colina Atlético". Poi una casualità ha cambiato il suo percorso: "Un giorno, andarono a fare un'amichevole con l'U20 dell'Ituano, e portarono "Fefe", che aveva ancora 13 o 14 anni. Giocò 15 minuti contro giocatori di 20 anni. Poi Juninho Paulista (campione del mondo nel 2002 e manager del club rubo-negro, ndr) ha chiesto a Luiz Felipe di tornare la settimana seguente per fare un provino. Test che poi ha superato: ha giocato dai 14 ai 18 anni all'Ituano, misurandosi con il Campionato Paulista, nella Coppa Paulista e nella Serie D brasiliana. In seguito, è stato accompagnato a fare provini in Europa, in squadre come Manchester City, Manchester United e PSG. Ha fatto un provino anche alla Lazio, dove oggi sta molto bene ed è felice!".lalaziosiamonoi.it

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Caceres si racconta: “Lazio sei top, grazie per l’accoglienza ed ora vinciamo”. Poi su Muslera e Gonzalez…

“Da bambino ho iniziato per divertimento come tutti. Sono andato a giocare con un piccolo club del mio quartiere e lì ho iniziato a correre dietro il pallone. Hanno visto però che ero bravino e allora sono andato in prova con il Defensor Sporting. Qui sono stato oltre dieci anni, ho debuttato a 18 e ho avuto la fortuna di indossare questa maglia per tutta la mia carriera in Uruguay”. Parte da qui il racconto di Martin Caceres. Il nuovo acquisto della Lazio, contro il Milan al debutto ufficiale con la maglia biancoceleste, si è raccontato tra retroscena e curiosità in un’intervista esclusiva a Lazio Style Channel. Uno zoom a 360° gradi in cui il difensore uruguaiano ha ripercorso tutta la sua carriera. “Sono sempre stato difensore: come ora terzino o centrale, ma sempre difensore. Non ho preferenze, mi è capitato di giocare in tante posizioni. In Nazionale faccio anche il terzino sinistro, ovunque gioco comunque do il mio meglio”.

GLI INIZI E QUEL SOPRANNOME – La carriera di Caceres inizia in patria dal Defensor Sporting: “È importante ricevere la fiducia della squadra, tutti ti guardano e vogliano capire chi sei. È stato un bel percorso. A 19 anni sono diventato capitano e mi trovavo bene pur non essendo tra i club più importanti del paese come il Penarol o il Nacional”. In Sudamerica si usa attribuire soprannomi. Martin è El Pelado: “Ero piccolo, avevo più o meno dieci anni. Portavo sempre i capelli lunghi, leggermente più corti di ora. Un giorno avevo i pidocchi e mia madre li tagliò a zero, da lì in poi allora hanno iniziato a chiamarmi ‘pelato’”.

LA CARRIERA E I TRIONFI BLAUGRANA – “Ho vissuto calcisticamente un percorso molto ricco. Al di là delle vittorie ho giocato con campioni che mai avrei potuto immaginare di incontrare. Sono stato compagno di Messi, Henry ed Eto’o e ho giocato contro Cristiano Ronaldo. Da piccolo non me lo sarei aspettato, invece ho avuto la fortuna di diventare un grande calciatore. Sono soddisfatto di aver giocato in Spagna, Italia e Inghilterra: è stato tutto molto veloce, neanche mi sono accorto di quello che ho fatto”. Nel 2008 arriva la chiamata del Barcellona: “È stato un anno magnifico. Ho vinto la Champions League, un trofeo che potresti pensare di non sollevare mai. Io invece l’ho alzato al cielo a 20 anni insieme alla Copa del Rey e il campionato. Ho vinto anche con la Nazionale, sempre molto importante per noi uruguaiani”.

UNA PRIMA PRESENTAZIONE – “La Juventus è la squadra che ricordo di più visti i tanti anni passati a Torino. Sono stato anche due stagioni al Siviglia, dove pur non avendo vinto ho passato un periodo magnifico in cui ho imparato tante cose. Ora sono arrivato alla Lazio e cercherò di indossare questa maglia nel miglior modo possibile. Da sudamericano ho la Garra (letteralmente artiglio, la grinta, ndr). Con il passare degli anni ho imparato tanto anche in marcatura, ogni squadra mi ha lasciato qualcosa rendendomi diverso dagli altri”.

IL RECREATIVO E I COMPAGNI AL BARCA – “Nel 2007 sono andato in prestito dal Villarreal al Recreativo Huelva, una squadra che era in lotta per la salvezza. È stato il mio primo anno in Spagna: avevo 20 anni e arrivavo in Liga dopo il periodo in Sudamerica. Ho passato un anno magnifico, ho segnato anche qualche gol e l’anno dopo mi ha preso il Barcellona. Nonostante l’obiettivo della salvezza, è un periodo che mi porto dentro”. Due i compagni di squadra che ricorda con particolare affetto: “L’anno al Barcellona ha fatto la differenza per il mio percorso di crescita. Parliamo di un grandissimo club in cui giocavo al fianco di compagni da cui potevo imparare molto come Pique che aveva già giocato nel calcio inglese, Abidal che ha fatto una carriera magnifica o Dani Alves che arrivava dal Siviglia e aveva una qualità pazzesca. Ma è soprattutto da Rafa Marquez che ho appreso cose che non avrei mai pensato. Aveva un piede incredibile, una visione del calcio che gli altri non avevano. Poi di certo anche Puyol, il capitano e il punto di riferimento della squadra”.

GLI ANNI ALLA JUVENTUS – “Il 2009 è stato bello per tutti. Per me era il primo in Italia e ancora non parlavo benissimo la lingua. La stagione non è finita come volevamo, ma ho avuto la fortuna di giocare anche qui con tanti compagni forti. Poi ho trovato il primo gol in Serie A proprio contro la Lazio (ride, ndr). Ho avuto la pubalgia prima del Mondiale del 2010 e sono tornato in Spagna al Siviglia, una squadra molto importante. Il ritorno alla Juventus è stato positivo. Già alla prima esperienza mi ero trovato molto bene e, una volta tornato, ho fatto del mio meglio. Ho segnato una doppietta al Milan in Coppa Italia ed è stata una stagione di grandi soddisfazioni, culminata con la vittoria dello Scudetto dopo molto tempo. Ero in prestito con diritto di riscatto. La Juventus poi mi ha comprato e sono stato lì più di 5 anni: me li sono goduti alla grande, ho potuto giocare in un grande club e con ottimi giocatori. Il secondo anno abbiamo vinto il secondo titolo di fila. Segnai anche al Napoli dopo aver trovato il gol in passato già contro Milan e Inter. La cosa più importante era però vincere lo Scudetto. Al rientro dall’infortunio al ginocchio, entrai a Madrid contro il Real. Perdemmo, ma fu molto bello tornare a giocare contro una squadra del genere. Alla fine vincemmo anche il terzo scudetto di fila, ormai era l’obiettivo principale per noi. La squadra era talmente forte che cercavamo di vincere ogni trofeo, compresa la Supercoppa a Shanghai con la Lazio. Poteva essere qualunque squadra, l’importante era fare di tutto per trionfare noi”.

IL SOUTHAMPTON E IL RITORNO IN ITALIA – “Volevo cambiare dopo aver assaporato il campionato spagnolo e italiano, il migliore in assoluto. Tutti parlano del calcio inglese, poi essere lì e giocarlo è tutta un’altra cosa. Ho fatto tante partite al Southampton e mi sono trovato bene. Ora ho avuto la fortuna di tornare in Italia grazie alla Lazio e darò il mio meglio. Il calcio spagnolo è senza dubbio più dinamico, non c’è la tattica italiana. Quello inglese invece è un misto, l’importante è ‘andare a manetta’”. I primi sei mesi Caceres li ha fatti però a Verona: “Ringrazio l’Hellas per questi sei mesi, mi hanno dato la fiducia per tornare in Italia e da parte di Pecchia quella per scendere in campo con continuità. Mi sono trovato benissimo e ho segnato diversi gol tra cui quello alla Juventus, molto importante e strano visti i tanti anni passati in bianconero”.

CAPITOLO NAZIONALE – “Ho giocato con l’Under 20 e poi subito nella Nazionale maggiore. Ho fatto tante partite, ho vinto una Coppa America nel 2011 e ho partecipato anche ai Mondiali. È bello giocare in Europa con il proprio club, ma difendere i propri colori è la cosa migliore che possa esistere. In Sudafrica ero giovane e al primo Mondiale, vedere tutto quello che c’è intorno è stata un’esperienza molto bella”. Poi sulla Coppa America: “È stato l’unico trofeo che ho vinto in Nazionale. Giocavamo in casa dell’Argentina e li battemmo ai quarti, sconfiggendo tanti giocatori importanti. Tirai io l’ultimo rigore, fu un piccolo passo per arrivare alla finale col Paraguay. Tabarez mi ha sempre convocato. Ogni volta che c’è la possibilità allora vado in Nazionale perché quella maglia è la più bella da indossare. L’Uruguay comunque non mi manca molto, se non la famiglia, gli amici e i genitori. In Italia sto benissimo”.

SULLE ORME DI MUSLERA E GONZALEZ – Caceres è l’ottavo uruguaiano a vestire la maglia della Lazio: “Sosa non lo conosco molto bene, so quello ha fatto alla Lazio. Alvaro (Gonzalez, ndr) invece lo conosco dai tempi del Defensor: io ero un ragazzino e lui giocava già in prima squadra. Mi portava a casa in macchina e siamo stati tanti anni in Nazionale insieme. Anche con Muslera ho avuto un rapporto molto stretto, avevamo lo stesso procuratore. Dopo tanti anni è normale avere un legame così, quello con loro è molto bello. Avevo parlato con Alvaro che mi aveva raccontato del club, con Nando no perché lo avevo incontrato solo in Nazionale. Di compagni comunque ne ho avuto tanti, ma posso considerare veri amici solo quelli dell’Uruguay. In Europa ho cambiato tante squadre, anche se certamente negli anni alla Juve ho avuto dei rapporti forti”.

GOL E TECNICI – “Gol bellissimi non ne ho mai fatti, il più importante è stato il rigore all’Argentina”. Tanti gli allenatori importanti: “In Uruguay ho avuto un rapporto molto bello con un allenatore che mi portava a casa da bambino, lo ricordo con piacere. Così come Da Silva, il mio primo allenatore nella prima squadra del Defensor. È stato lui che mi ha fatto debuttare tra i professionisti. In Europa ho imparato tantissimo con Guardiola, cose che da giovane non avrei mai potuto capire. In Italia poi Conte è stato molto importante: sembra cattivo, ma ama questo sport e te lo fa comprendere. Allegri anche è una bella persona e un ottimo allenatore: è più simpatico, ama più scherzare”.

LA FAMIGLIA E LA LAZIO – “Ho due figli: Martina di 11 e León di 3. Sono in Uruguay e quando c’è la sosta vado a trovarli”. Alla Lazio un solo obiettivo: “È un club molto importante in Europa e nel mondo. In questo ultimo periodo sta facendo benissimo, ha un’ottima classifica. Cercheremo di fare il meglio e vincere più partite possibili. Quando sono arrivato i ragazzi mi hanno accolto subito benissimo: è un bel gruppo e proverò a dare il mio contributo”. Inevitabile una battuta sul derby: “Spero di giocarlo, i compagni non me ne hanno ancora parlato. So che è una partita molto calda qui a Roma, se dovessi scendere in campo mi auguro di fare del mio meglio. Un gol? Volentieri (ride, ndr)”.lalaziosiamonoi.it

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VIDEO & AUDIO – Caceres, esordio perfetto: “Ci riscatteremo al ritorno. La Lazio è una squadra molto forte, sono felice qui”

Nel post partita di Milan – Lazio è intervenuto ai microfoni di Rai Sportanche Martin Caceres, oggi all'esordio con la maglia biancoceleste: "Partita difficile, abbiamo giocato già tre giorni fa. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare, non abbiamo vinto ma c’è il ritorno. Cutrone? Sta facendo bene, ha delle qualità che sorprendono. Gli auguro il meglio. Lazio ai livelli di Napoli e Juve? Io sono sorpreso, quando sono arrivato ho trovato una squadra molto forte che sta facendo un campionato molto buono. Spero che continui così fino alla fine. L'infortunio? Un momento difficile, è stata dura stare sei mesi senza squadra dopo la rottura del tendine. Sono riuscito ad uscirne fuori, ora sono felice qui alla Lazio". lalaziosiamonoi.it

Il difensore uruguaiano, si è poi fermato a parlare anche in mixed zone: "Sono contento. Dopo 15 giorni che sono qui, sono stato felice di giocare, al di là del risultato. Il Milan con Gattuso sta facendo buone prestazioni e sta ottenendo buoni risultati. Volevamo vincere, però abbiamo anche il ritorno speriamo di fare bene. Stanchezza? Ci sono dei ragazzi che si stanno impegnando tantissimo. Anche loro hanno avuto dei momenti di calo perché stanno giocando molto. Speriamo di recuperare le forze per la prossima gara". Poi prosegue: "Sono sorpreso da questa Lazio. Ci sono dei ragazzi forti, la squadra sta facendo benissimo, speriamo che sia così fino alla fine. Trasferimento al Milan lo scorso anno? Quello che cercavo l'ho trovato. Mi auguro il meglio per la Lazio. In questo momento vogliamo qualificarci in Champions. Sarà difficile. Inzaghi? Anche lui mi ha sorpreso molto. È difficile gestire tanti giocatori e farli giocare tutti, e lo sta facendo benissimo".

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AUDIO – Inzaghi: “Mancata lucidità sotto porta, ma vogliamo a tutti i costi la finale. Cutrone mi ha chiesto scusa”

Al termine della semifinale di andata di Coppa Italia tra Milan e Lazio, il tecnico biancoceleste Simone Inzaghi è intervenuto ai microfoni di Rai Sport per esaminare il match: "Probabilmente dovevamo essere più lucidi sotto rete. Sono contento della prestazione, c’è rammarico perché abbiamo dominato per 70 minuti. Quando si è accentrato Cutrone ci siamo abbassati, abbiamo rischiato di perdere una partita che meritavamo di vincere sull'occasione di Calhanoglu. Ci giocheremo la finale in casa nostra sapendo che c’è l’obbligo di portare a casa la vittoria. Cutrone? Gli ho fatto i complimenti, ha tutto il futuro davanti a sé. È un ottimo giocatore, mi ha detto che rivedendo le immagini dopo la partita il fallo ci fosse. Come non ce n’eravamo accorti noi non se n’erano accorti gli addetti al Var. Si è scusato, gli ho detto che non c’era nulla per cui chiedere scusa. I ragazzi meritano i complimenti, hanno fatto i primi sei mesi straordinari. Il difficile arriva adesso, dovremo essere bravi a dosare le energie. Vogliamo questa finale, vogliamo andare avanti in Europa League, vogliamo rimanere davanti in campionato. Ci proveremo a tutti i costi". TOP PLAYER – "Milinkovic? È un giocatore giovanissimo, che riesce ad unire qualità e quantità. Per me sarebbe pronto già da ora per una big, la speranza è che rimanga ancora con noi perché gli farebbe bene. È normale che se ne parli perché sta facendo bene, lui deve continuare su questa strada e migliorare giorno per giorno. De Vrij? Con Stefan parlo spesso, è molto legato alla Lazio. C’è il desiderio di tutti che questo rinnovo arrivi, essendoci una clausola sarà oggetto di trattative. Come per Milinkovic vorrei che rimanesse, è un leader della difesa, mi auguro che possa rinnovare al più presto. Aspettiamo tutti quanti questa fumata bianca".

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AUDIO Gattuso: “Non aver preso gol oggi al ritorno varrà doppio”

Non si fanno male Milan e Lazio in occasione della semifinale di andata di Coppa Italia. A Milano finisce 0-0, dunque ora la qualificazione le due squadre se la giocheranno al ritorno. Al termine della sfida il tecnico rossonero Gennaro Gattuso è intervenuto ai microfoni di Rai Sport: “Primo tempo giocato a bassissimi ritmi, non riuscivamo mai a giocare. Molto meglio nel secondo tempo. Siamo contenti, la Lazio è una grandissima squadra, difficile da affrontare. Sapevamo che ci sarebbe stato da battagliare per 95 minuti.Importante non subire gol perché al ritorno varrà doppio, Gigi (Donnarumma, ndr) ha fatto un miracolo altrimenti avrebbero segnato. Ora pensiamo al campionato, poi prepareremo la partita di ritorno. Cutrone? È un attaccante che crea preoccupazioni, nel secondo tempo avevamo cominciato molto bene ma negli ultimi 25 minuti con due attaccanti siamo riusciti a mettere in difficoltà la Lazio. A livello di conclusioni dobbiamo migliorare, oggi non abbiamo creato molto. Dobbiamo migliorare in fase di finalizzazione, domenica sera avevamo speso tanto e c’è stato poco turnover. Il tiro di Calhanoglu? Anche noi siamo stati fortunati, Gigi ha fatto un miracolo su Immobile. Il calcio è questo, nello spogliatoio Hakan era molto amareggiato, vuole il gol a tutti i costi”.

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La ricetta di Parolo: “Cattiveria e voglia di rivincinta per riprenderci quanto lasciato domenica”

Nel pre partita di Milan-Lazio, Marco Parolo è intervenuto ai microfoni di Lazio Style 

“Giocare due partite ravvicinate contro il medesimo avversario permette di analizzare e comprendere gli errori commessi e di migliorare per affrontare quindi il Milan in maniera diversa, per cercare di metterlo in difficoltà. Abbiamo lavorato in questi giorni, dobbiamo mettere in campo quanto abbiamo preparato.

Questa squadra di riuscire ad alternare i giocatori e di riuscire a fare sempre bene mantenendo gli stessi concetti e le medesime idee di gioco. Dobbiamo mettere in campo cattiveria e voglia di rivincita sapendo però che si tratta di un confronto sui 180 minuti e quindi dovremo essere anche intelligenti. Abbiamo già affrontato semifinali negli ultimi anni quindi dovremo essere bravi a fare tesoro delle esperienze pregresse.

Scenderemo in campo con la testa giusta, con la voglia di fare risultato e prenderci quello che ci siamo persi domenica”.