Verso #lazioudinese, il doppio ex STEFANO #FIORE ora in collegamento a ‘NMM’! #radiosei
“L’Udinese la mia esplosione, la Lazio ha rappresentato la consacrazione. La Lazio oggi è perennemente su una montagna russa e la cosa non è del tutto normale quando sei arrivato a dicembre. Inizialmente una caduta così fragorosa come quella di Napoli è comprensibile, nello sviluppo del progetto molto meno. Un campanello d’allarme c’è, la sensazione è che ci sia ancora tanto da fare e probabilmente non solo dal punto di vista tecnico e tattico. Nel momento in cui c’è un cambiamento e prendi uno di rottura come Sarri, sai che tipo di persona prendi. Non voglio pensare che ci siano fratture insanabili, ma il dubbio che non ci sia un allineamento totale viene. Serve una presa di coscienza, la Lazio resta una squadra molto forte che deve fare meglio, anche se devo dire che ho difficoltà a pensare che possa arrivare tra le prime quattro. Il rinnovo di contratto in questo momento sarebbe davvero un bel segnale per la squadra. Lui è il tecnico ed il resto deve adeguarsi. Lazio-Udinese? Entrambe non stanno bene, i friulani sono in involuzione ed hanno perso il loro miglior giocatore, Pereyra”
‘QUELLI CHE…’ – Ascolta l’intervento di ERNESTO CALISTI: “Sarri in testa la squadra tipo ce l’ha. Al di là delle sue qualità tecniche, il tecnico toscano ha sempre bisogno di uno come Felipe Anderson che in fase di non possesso palla ha la corsa per aiutarti nei raddoppi. Alla lunga questo lavoro ti stanca, può essere fisiologico il suo calo. Questo al di là dell’opportunità di farlo rifiatare domani contro l’Udinese. Sarà importante avere anche il migliore Lazzari, le sue caratteristiche possono essere decisive contro una squadra che si chiude come quella di Gotti”
“Ho molti ricordi, anche intensi, legati a Maradona – racconta Matthäus -. È andato via troppo presto. Era una festa anche in campo. Non importa se con la maglia dell’Argentina o del Napoli, Diego era semplicemente il migliore di tutti”.
Cosa significava giocare contro Maradona?
“Era un onore, era stimolante, era una grande emozione. Che fosse un’amichevole, che fosse un Inter-Napoli o la finale dei Mondiali. Era bello affrontarlo perché le gare erano dure, tese, sentite, ma sia prima che dopo la partita parlavamo cordialmente. Era vero antagonismo sportivo: duro, ambizioso e leale. Abbiamo vissuto bei momenti insieme, eravamo legati seppur rivali: lui è venuto alla mia partita d’addio a Monaco, io alla sua a Buenos Aires. C’era una bella amicizia sportiva”.
Si dice che Maradona fosse particolarmente generoso coi compagni…
“Non ho mai giocato con lui se non in occasione della partita d’addio di Platini, ma che Diego fosse un generoso era risaputo. La squadra giocava per lui non perché lui si imponesse, ma perché sapevano tutti che facendolo avrebbero vinto. Fuori dal campo discuteva con il presidente del Napoli per i premi dei compagni. Si affidavano a lui per qualsiasi cosa. Ma da Van Basten a Beckenbauer fino a Cristiano Ronaldo, credo sia normale che la squadra giochi per questi campioni. Perché è evidente che vincere con loro è più facile”.
Ricorda la sua prima contro Maradona?
“Fu nel marzo del 1982, in un’amichevole fra Germania e Argentina. All’epoca ero giovane, non ero famoso né titolare, Diego era già un semi-Dio in Argentina. Sapevo che sarebbe stato un impegno difficile per me, sapevo che marcarlo sarebbe stata dura. Mi preparai psicologicamente già nei giorni precedenti, per questo ancora ricordo quella gara. Anche leggendo gli articoli di giornale andò bene: pareggiammo 1-1, e non segnò Maradona”.Cosa ricorda delle due finali Mondiali giocate contro di lui?”Nel 1986 per me fu particolarmente difficile. All’epoca avevo ancora un ruolo prettamente difensivo, quindi di fatto ero chiamato a marcarlo. Quella era la sua edizione del Mondiale, era stato per distacco il migliore di tutti. In campo le sfide con lui erano intense e stimolanti, ma molto leali. Nel 1986 vinse lui, seppur non segnando. Quindi penso di non essermela cavata male. Nel 1990 cambiò tutto: giocavo più offensivo, quindi non lo marcavo più direttamente. A Roma vincemmo noi, meritando. Come avevano meritato loro 4 anni prima”.Nel 1990 l’Argentina arrivò in finale dopo la discussa semifinale di Napoli con l’Italia nella quale Maradona fu protagonista anche fuori dal campo…”Quella della semifinale Italia-Argentina al San Paolo fu una polemica inutile, perché quando venne assegnata quella partita allo stadio di Napoli, nessuno sapeva quali nazionali ci sarebbero arrivate. Italia e Argentina sarebbero potute uscire già prima. Queste sono semplicemente coincidenze che rendono più avvincente lo sport. Certo, per l’Italia quella, in seguito all’appello di Maradona ai napoletani, non fu una vera gara casalinga, ma credo che l’unica colpa della vostra eliminazione ce l’abbiano i rigoristi che sbagliarono dagli 11 metri. Né gli organizzatori, né Maradona, che fu furbo a sfruttare a suo vantaggio l’amore che la città provava per lui”.Voi avevate preferenze su chi incontrare in finale?”Senza dubbio. Per noi era meglio giocare contro l’Argentina, perché affrontare i padroni di casa, ai Mondiali, è sempre particolare e pericoloso. Figuriamoci in finale. Ci era già successo, anche se in turni differenti, nel 1982 in Spagna e nel 1986 in Messico e furono gare complicate. Inoltre ritengo che l’Italia fosse tecnicamente più forte dell’Argentina e forse anche di noi. La finale, giocata a Roma, con l’eliminazione dell’Italia divenne quindi un vantaggio per noi: molti italiani tifavano contro l’Argentina, inoltre quello era lo stadio di Rudi Völler, che a Roma ancora oggi è molto rispettato. Il pubblico era per noi. Inevitabile fosse un vantaggio”.
Il primo marcatore in Champions della Lazio allo stadio Olimpico ed il recordman di presenze europee: PAOLO NEGRO ora in collegamento a ‘NMM’! #radiosei “L’amore e la considerazione che i tifosi della Lazio hanno nei miei confronti ancora oggi è la cosa più gratificante. La nascita del club a Siena che porta il mio nome è una conferma incredibile, pazzesco pensare che verrà gente da Roma per le nostre gare. Seguo la Lazio di Sarri, mi è piaciuta molto ieri e penso che possa solo crescere. Serve tempo per costruire qualcosa di realmente solido, ma già ora sta facendo bene e si giocherà la Champions. E’ cambiato molto in fase difensiva rispetto ad Inzaghi, ma la sensazione è che le cose vadano sempre meglio. Da questo punto di vista, Sarri può essere accostato a Zeman. Linea alta, pressing e coraggio nelle scelte. Per tutto questo serve pazienza, ma le risposte già ci sono. Mi chiedo una cosa, perchè Lazzari gioca da terzino e non alto a destra? Patric e Marusic sono più adatti a fare i terzini…”
LUIGI CORINO in collegamento a ‘QDL‘: “La Lazio non è partita benissimo, poi si è rimessa un po’ in linea. Serviva del tempo, sembrava avesse trovato la giusta strada, poi peccato sia arrivata la sconfitta con la Juventus. Il famoso rigorino ha cambiato le carte in tavola, peccato perché fino al rigore la Lazio stava facendo una buona partita. E’ mancato tanto Immobile, un bomber vero dal quale non si può prescindere. Lui muove ed allunga le difese, crea degli spazi per far male. Non abbiamo nessuno che può sostituirlo in modo adeguato. Purtroppo la Lazio non è la dimensione ideale di Muriqi. Mercato gennaio? La priorità credo sia una punta. Serve un attaccante che possa sostituire Immobile. Non si può pensare che Ciro le giochi tutte, questa è l’impellenza. Poi se ci fossero le possibilità economiche sarebbe importante aggiungere un terzino sinistro”
L’ex Direttore della comunicazione e delle relazioni esterne della S.S. Lazio, GUIDO PAGLIA, in collegamento a ‘QDL’: “Sapevamo che contro la Juventus di Allegri sarebbe stata complicata. Mancando Immobile non siamo mai riusciti a concludere e gli episodi hanno fatto la differenza. Rigorino compreso, non campisco come si possa dare quel fallo. La squadra continua a migliorare, anche se nell’ultima gara qualche giocatore ha reso di meno anche per motivi tattici. Non mi strapperei le vesti più di tanto. Credo sia giusto fare un discorso sugli arbitri. Avere a che fare continuamente con questo Banti che è quello che richiama Di Bello al Var, non va bene. Se cose del genere fossero accadute a club del Nord, ci sarebbe stato lo stop degli arbitri. La Lazio da questo punto di vista continua a non contare nulla. Le parole di Sarri? Non credo che lui voglia snobbare la coppa, ma semplicemente si è reso conto che con questo organico è dura andare avanti su più competizioni. Credo sia soltanto preoccupato di dover arrivare fino a fine campionato in questa situazione”
AUDIO ‘NMM’ – ROCCO TOLFA (Tg2): “La sconfitta con la Juventus non va considerata come un passo indietro, la gara è stata fatta con buon piglio e personalità ma è mancata la capacità da parte di alcuni singoli determinanti di assumersi delle responsabilità. Sembravano un po’ tutti presi nel fare il proprio compitino. Ora la cosa determinante è recuperare Immobile, non è una cosa dalla quale si può prescindere. La realtà è che essere competitivo su due fronti, Europa compresa, è un obiettivo che puoi centrare solo nel caso in cui hai una rosa profonda. La Lazio non ce l’ha e quello che mi sorprende è che se ne parla come se fosse una novità”
GIULIANO GIANNICHEDDA in collegamento a ‘QDL‘: “Lazio-Juventus è una gara determinante per entrambe le squadre. La Juve non può più perdere terreno per il quarto posto, mentre la Lazio non deve frenare il suo percorso di crescita. Ancora non si è capito che ruolo può recitare in questo campionato. Dispiace che ci siano diverse assenze, la Lazio potrebbe non avere il suo uomo migliore, Immobile. Quando c’è un problema muscolare c’è sempre il rischio di una ricaduta. Lui è determinante, ma la gara sarà bella, così come la sfida tra Sarri ed Allegri. Sono due squadre costruite bene, può accadere di tutto. Quello che manca alla Juve è l’identità. Allegri sta facendo fatica a trovare un undici di base, questo è indicativo. Domani deve far vedere lo spirito Juve, quello che per il momento non si è mai visto”
MASSIMO GILETTI in collegamento a ‘QDL‘: “Sono preoccupato della Juventus in generale, inoltre affronterà una squadra che sta bene. Devo dire la verità, perdere contro la Lazio fa meno male rispetto a quanto i bianconeri non fanno risultato con la Roma. E’ una squadra che ho sempre apprezzato. Allegri dovrà fronteggiare diverse assenze, mi stupisco ancora che vengono cercati giocatori che storicamente hanno difficoltà fisiche. Investire tanto su giocatori con i quali non puoi fare affidamento è un problema. Dybala è uno di questi, non sono mai tante le gare che fa, un campione deve stare sempre dentro, deve sempre caricarsi una squadra sulle spalle. Su uno come Ronaldo si poteva fare affidamento. Quella di domani è una gara che devi vincere, servono per darti uno status nel campionato, un pareggio potrebbe scontentare entrambe. Certamente la Juventus deve fare il massimo, in questo momento ha smarrito la sua identità. Evidente si sta pagando acquisti totalmente sbagliati negli ultimi anni. Senza Immobile la Lazio perde il 30 per cento, ma la squadra di Sarri creerà molti problemi”
STEPHEN MAKINWA in collegamento a ‘QDL‘: “Ora sono un procuratore, ho dei ragazzi ma lavoro molto all’estero e meno in Italia. Ora ci sono troppi interessi, ognuno ha i propri, non commento le dichiarazioni di Raiola nei confronti di Infantino. Lazio-Juventus? Sono due squadre importanti, io da laziale tifo per la squadra di Sarri. Sono entrambe in un momento delicato, sarà una gara delicata. Pedro prima punta? La Lazio ha un attacco importante, ma ha anche centrocampisti che possono inserirsi partendo da dietro. Io personalmente preferisco un attacco che non concede molti riferimenti agli avversari. E’ una formula che mi piace. Probabile che questa sia una delle peggiori Juventus degli ultimi anni, ma come mentalità c’è sempre la necessità di vincere. Sarri? E’ un tecnico che ha dimostrato in tanti anni di essere un grande allenatore. Con Inzaghi la Lazio ha fatto molto bene, per lui non è semplice fare meglio. Ora deve solo trovare continuità”