Antonio Rozzi è intervenuto ai microfoni di Radiosei ed il primo pensiero è stato per Volfango Patarca:
“Ero molto piccolo, avevo 7/8 anni ed è stato il primo mio dirigente con la maglia biancoceleste. Mi ha sempre trasmesso un grande senso paterno, in ogni piccola situazione. Sono un po’ emozionato a parlarne…ho vissuto con lui avvenimenti piccoli ma importanti: è difficile trovare in questo momento persone che credono in te. Io ho avuto la possibilità di vivere la scuola calcio sotto casa, lì a San Basilio, dove lui era responsabile: ha subito creduto nel mio talento, e ha sempre speso belle parole per me. Ricordo bene quando avevo subito un infortunio al piede e lui si è prodigato a trovarmi un medico che potesse seguire la mia situazione, e non era neanche più dentro nel mondo Lazio: ma ha saputo aiutarmi lo stesso, dimostrando grande affetto anche nei confronti della mia famiglia. Mi regalò anche un suo libro sulle idee del calcio, con una dedica personalizzata: un ricordo che porto dentro di me”.
Il tuo contratto è in scadenza nel 2018. Come vivi questo momento particolare?
“E’ un momento particolare, ma che sto avendo la possibilità di vivere allenandomi con la Primavera ed è stata una grande fortuna. Poi spero già a gennaio se riesco a trovare qualche altra situazione. Io sto aspettando di farmi trovare pronto per qualsiasi proposta che sia concreta, e si stanno valutando soluzioni in tal senso. Punto a pensare al presente”.
Non hai mai avuto la possibilità di esplodere nella tua carriera ed esprimerti al meglio: quanto ne fai un esame di coscienza e quanto pensi sia causa di altre situazioni?
“Ho sempre fatto un esame di coscienza in tutto il mio percorso da calciatore fino ad oggi. Ho affrontato tante difficoltà. dal principio ad ora; sento di essere cresciuto, internamente, e la vivo in maniera concreta. I fatti concreti dicono che non sono riuscito ancora ad esprimere il mio talento: ho tentato, e tento senza mai mollare, di riscattarmi. Continuo ad allenarmi, per continuare a mettermi in gioco”
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