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Lazio, torna il tabù dei big match: i prossimi due saranno decisivi

Settimana da dimenticare calcisticamente parlando per i tifosi della Lazio. L'eliminazione in Coppa Italia nel doppio confronto contro il Milan e la sconfitta beffa in campionato contro la Juventus non mettono in discussione il percorso stagionale dei biancocelesti fatto finora, ma sicuramente fanno riflettere molto sul loro significato. Nel percorso di crescita avviato da mister Inzaghi lo scorso anno sembrava essere infatti stato sfatato un grande tabù: quello della vittoria con le grandi della Serie A. L'eliminazione dell'Inter e della Roma in Coppa Italia e la vittoria nel derby di campionato potevano essere casi isolati, i successi contro Juventus (tra Supercoppa e campionato) e Milan arrivati nella prima parte dell'attuale stagione avevano dato continuità a questa nuova tendenza. Eppure, arrivati a marzo il computo degli scontri diretti con le prime forze della Serie A non sorride alla Lazio: ben cinque sconfitteun pareggio e due sole vittorie nei match contro Juventus, Napoli, Roma, Inter e Milan. Diventano a questo punto ancor più determinanti per la classifica gli ultimi due big match rimasti nel calendario biancoceleste: quello del 15 aprile contro la Roma e quello dell'ultima giornata di campionato contro l'Inter. La Lazio può ancora dimostrare di meritare un posto tra le grandi, la Champions passa per gli scontri diretti. lalaziosiamonoi.it

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Stefan Radu: la certezza da cui ripartire

 

Doppia beffa casalinga per la Lazio di Simone Inzaghi all'Olimpico. Prima l'eliminazione in semifinale di Coppa Italia ai calci di rigore, poi la sconfitta con la Juventus con un gol di Dybala a trenta secondi dallo scadere. Non è un periodo fortunato per i biancocelesti, che però se non vogliono perdere il treno Champions, dovranno rialzarsi al più presto. Come? Ripartendo dalle proprie certezze. Tra queste c'è sicuramente Stefan Radu, che anche ieri ha portato a casa una prestazione al di sopra delle righe. Affidabilità e sicurezza, sempre attento e preciso in campo. Non è un caso che nella sfida dell'Olimpico, sia stato lui il migliore per passaggi riusciti, ben 39 su 52 effettuati, ma anche per tocchi di palla, ben 68, e per disimpegni riusciti (6), riporta Lazio Page. Non solo, perché il difensore romeno ha fatto meglio di ogni suo compagno anche per la velocità registrata su ogni singolo scatto, con 31,25 Km/h. Una qualità inaspettata, ma non di certo la sua dote migliore… lalaziosiamonoi.it

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Milinkovic, ora vuole essere un gigante anche con la più grande

Era la stagione 1942-43 quando la Lazio riuscì a battere tre volte la Juventus. Oggi, alle ore 18 presso lo stadio Olimpico, gli uomini di Inzaghi avranno l’opportunità di riscrivere la storia ed aggiornare le statistiche. Dopo la vittoria in Supercoppa italiana e l’exploit all’Allianz Stadium all'andata, c’è di nuovo la Vecchia Signora da superare in una giornata in cui vincere significherebbe muovere pesantemente la classifica, visti gli altri scontri diretti Napoli-Roma e Milan-Inter. Il tecnico biancoceleste si affiderà ai migliori e quindi ovviamente anche a Milinkovic-Savic. Il gigante serbo – come riporta la consueta rassegna stampa a cura di Radiosei – non ha mai segnato alla Juventus e la gara di questa sera gli darà l’occasione di provare a sfatare questo tabù e di riscattarsi dopo il rigore fallito contro il Milan. Lui che è già a quota 9 gol in Serie A, ad un passo dalla doppia cifra. Lui che a 23 anni, dopo l’ultimo turno (doppietta al Sassuolo), è diventato il centrocampista più giovane ad aver segnato almeno nove reti nei cinque maggiori campionati europei. Dare i tre punti alla Lazio e battere i bianconeri per la terza volta, segnare finalmente alla squadra di Allegri e andare in doppia cifra: eccolo l’obiettivo uno e trino di Sergej. Tutto in un colpo solo, il Sergente può tutto.lalaziosiamonoi.it

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Ferrara e un paio di scarpe: così Immobile andò alla Juventus

Quel bimbo di otto anni, qualcosa d’assai simile ad uno scugnizzo, mangiava l’erba: «E faceva paura: rincorreva tutti e vedeva la porta come pochi. Ce l’aveva nel sangue». Ma nel calcio, si sa, domani è sempre un altro giorno, soprattutto a quell’età: quanti talenti si sono perduti, quanti hanno illuso, quanti sono evaporati come la neve dei giorni scorsi a Napoli? Non Ciro Immobile, però. Guglielmo Ricciardi, allenatore per un bel po’, in quell’epoca era al Savoia: faceva il responsabile del settore giovanile, e s’accorse che allo Sport Club Oplonti, nel Torre Annunziata classe '90, s’aggirava un diavolo: «Lo volevo con me, sembrava fatto. Ma poi andò al Sorrento». Dove il destino, un anno dopo, spedì proprio Ricciardi, con lo stesso incarico: «E quando lo ritrovai, mi accorsi che non c’eravamo sbagliati. Venne da noi Massimo Filardi, responsabile della Juventus per la Campania, si informò. Poi, dopo qualche tempo, arrivò la chiamata».

Qui Torino, la Casa-Madre della vecchia Signora: «Telefonò Ciro Ferrara, disse che stavano seguendo da un bel po’ Immobile, sparò una cifra notevole per un ragazzo, centomila euro. E chiudemmo immediatamente».Affare fatto, con cadeau a sorpresa: «Dopo qualche settimana, mi arrivò un omaggio da Ferrara: un paio di Hogan. Apprezzai e capii».Ne avrebbe dovuta fare di strada, per seguire (simbolicamente) Immobile.corrieredellosport

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Tare: “Rischiai la vita per la Lazio.. De Vrij non andrà alla Juve”

Una lunghissima intervista tra retroscena e storie passate o attuali. Igli Tare, alla vigilia dell’importante sfida con la Juventus, ha raccontato i suoi dieci anni da direttore sportivo della Lazio: dalla prima chiacchierata con Lotito fino alla stagione in corso. Un lungo cammino che con determinazione l’ha portato a costruire una squadra vincente, la più forte dell’era Lotito. Merito di una forte ossessione, quella che in occasione della sfida Champions con il Napoli poteva addirittura costargli la vita: “Nove giorni in terapia intensiva, più di là che di qua, ma me l’ero cercata: chiari sintomi di stress a livelli di guardia e andai con la squadra a Napoli nonostante me l’avessero vietato. Lì ho capito che c’è qualcosa di più importante del calcio”, riporta la rassegna stampa di Radiosei. Alla Lazio una chiara missione: “Convincere i tifosi del progetto, fare della Lazio un punto d’arrivo e non di partenza. Vincere qualcosa che ancora ci manca”.Nell’immediato futuro l’obiettivo però si chiama Juventus: “Il loro potere lo avverti, come oggi per il controllo del mercato italiano. La vittoria all’andata è stata la più importante: ci temevano e capimmo di essere forti. Inzaghi a Torino? Devono ancora succedere cose e passare un paio di anni”. Chi non si vestirà di bianconero è Stefan de Vrij: “La percentuale dell’agenzia non c'entra nulla, comunque non andrà alla Juve”.

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Immobile, missione Juve: per la Lazio e per il Napoli..

Destini incrociati, lotte a distanza. Ciro Immobile sfida il suo passato non solo per far proseguire la corsa Champions della Lazio, ma anche per ribadire il legame di sangue con la sua terra. Nel duello punto a punto tra Napoli e Juventus la sua Torre Annunziata gli chiede un favore: segnare ancora e fermare i bianconeri. Una sorta di regalo per la città che l’ha cresciuto. Dal suocero di Insigne agli amici d’infanzia, passando per il Savoia e lo Sport Club Oplonti il messaggio è sempre lo stesso: “Qui abbiamo tre amori: gli azzurri, il nostro Savoia e Immobile. Ciro è un figlio di questa terra, adesso può diventare anche l’idolo di Napoli”. Un suo gol, nella settimana di Napoli-Roma, può spingere gli azzurri verso lo Scudetto e la Lazio verso l’Europa che conta. “Sono orgoglioso di lui, qui lo amano tutti e sarebbero felicissimi se dovesse fermare la Juventus”, le parole del padre Antonio riportate dalla consueta rassegna stampa di Radiosei.. In questo campionato il bomber laziale di gol ne ha fatti 23 reti in altrettante presenze, quattro nei due confronti stagionali vinti con la squadra di Allegri. Sabato dovrà segnare anche per il Napoli. lalaziosiamonoi.it

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Strakosha al top, la sua partita è finita in parità

Lacrime mista a neve, quelle dei laziali che lasciano l'Olimpico appena dopo l'eliminazione bruciante dalla Coppa Italia. Non sono bastate le parate di Thomas Strakosha a garantire la finale alla squadra di Simone Inzaghi. Il portiere albanese è stato il migliore di suoi, sempre in partita fino ai rigori che l'hanno visto protagonista assoluto. Nei tempi regolamentari ha sfoderato tre parate di livello, che hanno tenuto a galla i biancocelesti, nel primo supplementare si è superato su Calhanoglu ed è riuscito a fare ancora meglio ai rigori. Ne ha parati 2, i primi della lunga serie, prodezze che avevano incanalato la sfida su binari favorevoli alla Lazio. Il giovane portiere si è comportato da veterano, freddo e sicuro nei momenti più importanti della partita, senza mai sentire il peso della pressione. Sembrava che le sue parate potessero valere la ripetizione della finale di Coppa Italia 2017, contro la Juventus, invece sono arrivati gli errori dei compagni Milinkovic, Luiz Felipe e Leiva a vanificare la bravura del ragazzo biancoceleste. Restano i tanti rimpianti e la prova da campione di questo numero uno che è cresciuto tantissimo e che rappresenta presente e futuro della porta laziale. 

Ilmessaggero.it

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Lazio fuori, ma a testa alta: i capitolini non sono mai andati sotto in Coppa Italia

Esce a testa altissima la Lazio, non alta. I calci di rigore sono una lotteria e il Milan è stato più preciso dei biancocelesti. Come ribadito da Inzaghi, l’unico neo è stato non riuscire a fare un gol in due partite nonostante l’enorme quantità di occasioni create. Ieri, sotto un misto di pioggia e neve, la Lazio ha salutato la Coppa Italia con un’ultima grande prestazione, respingendo gli attacchi del Milan, controllando per lunghi tratti dell’incontro il centro del campo e sfondando con i suoi uomini più rappresentativi. A nulla è servito però, se non a confermare quanto i biancazzurri siano un gruppo forte che ora deve rialzarsi subito. Aver lasciato la competizione fa male, ma essere usciti così aiuta per il futuro: i capitolini sono stati eliminati senza mai essere andati sotto durante il torneo e avendo subito solamente una rete, quella del Cittadella agli ottavi sul risultato di 3-0(poi match terminato 4-1), si legge sulla rassegna stampa a cura di Radiosei. Ai quarti gli uomini di Inzaghi hanno vinto contro la Fiorentina per 1-0 (gol di Lulic) e ieri perso ai rigori col Milan dopo 210’ a reti bianche. Curiosità a margine: i rigori che nell’edizione 2008-09 e 2012-13 avevano portato i biancocelesti in finale (rispettivamente contro Sampdoria e Roma) erano stati di buon auspicio per la vittoria conclusiva. Questa volta il destino ha voltato le spalle, ma la Lazio esce a testa altissima, non alta. 

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Radu, stagione da record: ora punta la nona finale con la Lazio

Una stagione a caccia di traguardi e record per Stefan Radu. Dopo aver toccato quota 300 presenze in biancoceleste, il romeno questa sera supererà Mauri con la gara numero 304 con l’aquila sul petto, portandosi così all’ottavo posto in questa speciale graduatoria. Il ‘prossimo della lista’ è Ledesma fermo a 318, con Favalli che guarda sempre tutti dall’alto al netto di ben 401 gare con i capitolini. Come si ricorda però nella consueta rassegna stampa di Radiosei, Radu ha nel mirino anche un altro prestigioso obiettivo: in caso di vittoria questa sera raggiungerà infatti la sua nona finale con la Lazio. Nello specifico, si contano già quattro finali di Coppa Italia e altrettante di Supercoppa, nelle quali per sei volte è sceso in campo (una da subentrato), rimanendo in panchina soltanto in due occasioni (Coppa Italia e Supercoppa del 2009). Il bilancio totale è di perfetto pareggio: 4 vittorie e altrettante sconfitte. C’è anche un gol messo a segno,  quello che aprì le marcature nella finale di Coppa del 20 maggio 2015, persa poi con la Juventus in rimonta ai supplementari. lalaziosiamonoi.it

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Inzaghi chiama, i laziali rispondono: attesi 40mila tifosi all’Olimpico

La neve caduta sulla Capitale nella notte tra domenica e lunedì aveva pesantemente rallentato la vendita dei tagliandi. Nella giornata di ieri, invece, si è verificata l’impennata decisiva che potrebbe regalare un più che discreto colpo d’occhio allo stadio Olimpico per questa sera: come si evince dalla consueta rassegna stampa di Radiosei, sono attesi infatti, almeno in previsione, circa 40mila spettatori per la semifinale di ritorno tra Lazio e Milan. “Lunedì eravamo intorno ai 25mila tagliandi, anche se la giornata non era propizia per acquistarli”, aveva ripetuto il responsabile marketing Marco Canigiani proprio ieri. Nella serata di ieri anche il tecnico biancoceleste Simone Inzaghi ha ribadito l’importanza della presenza dei tifosi allo stadio. La spinta dagli spalti sarà ancora una volta preziosa in una gara equilibrata e decisiva per quello che è da inizio anno uno degli obiettivi stagionali dei capitolini. Le ricevitorie saranno aperte anche oggi, la modalità online è disponibile fino alle prime ore di questa mattina