Simone Inzaghi è il protagonista odierno dell'intervista di Walter Veltroni nel suo 'A tu per Tu' sul Corriere dello Sport. Questo l'incipit dell'ex primo cittadino sul tecnico della Lazio, frasi che ne esaltano il cammino alla sua prima stagione intera sulla panchina di Formello. “ Nessuno avrebbe scommesso un cent su di lui, a inizio campionato. Era stato chiamato per coprire, all’ultimo minuto, il vuoto tecnico creato dalle bizze di Bielsa, il “loco”. E così è arrivato Simone Inzaghi, che tutto è tranne che “loco”. E’ una persona equilibrata, gentile, saggia. Corre per il campo quando i suoi giocatori corrono e ha dato alla Lazio un gioco, un’anima, una grinta che non si vedevano da tempo. Bisogna fidarsi della scuola degli allenatori italiani. Sono i migliori del mondo. Se ne sono accorti in Inghilterra, dove hanno smesso di gridare dagli spalti di Leicester “Claudio Claudio” per cominciare, da quelli del Chelsea, a urlare “Antonio, Antonio”. Loro lo vedono, noi facciamo fatica ad apprezzarli. Inzaghi non deve essere osannato solo per la vittoria di martedì. Ma perché è riuscito a riportare la passione in casa Lazio, a riempire nuovamente lo stadio, a far gioire i tifosi, finalmente liberi dalle barriere e responsabilizzati. E poi per aver fatto esordire tanti giovani. Viene dalla squadra Primavera, Inzaghi. E forse, con i suoi ragazzi, sta costruendo la nuova primavera della Lazio”. L'ex attaccante di Piacenza e Lazio inizia raccontando la sua infanzia, “Siamo nati a San Nicolò, 7000 abitanti vicino Piacenza. Da sempre io e mio fratello giocavamo. Papà è milanista, ma la nostra prima squadra resta il Piacenza. Vedevamo i biancorossi allo stadio, in camera avevamo un poster con noi due e Mulinacci, ex centravanti del Piacenza”, ricorda Inzaghi. Il rapporto con la famiglia per i fratelli Inzaghi resta un caposaldo irrinunciabile. “Al di là delle nostre carriere, papà una volta mi disse che era contento di come io e Pippo fossimo cresciuti in coerenza con gli insegnamenti dei nostri genitori – ricorda – Abbiamo un'unione che resiste alle intemperie, tutti insieme ovunque sia”. Per la sua giovane esplosione in A, 16 gol col Piacenza, c'è una persona da ringraziare. “Mister Materazzi a livello calcistico è quello che mi ha aiutato di più. Davanti in ritiro avevo Rizzitelli e Dionigi, Piovani e Scoppa”, spiega Inzaghi, che a proposito di calciatore fa un nome secco circa quello più forte con cui ha giocato. “Nedved, grandissimo professionista. Giocando e allenandomi con lui ho capito che puoi avere grandi doti tecniche o fisiche, ma l'allenamento resta la cosa più importante”. In Italia c'è un calciatore che Inzaghi stima particolarmente. «Ce ne sono tanti. A me personalmente piace tanto Hamsik del Napoli. E’ un giocatore completo, forse, in questo, il migliore che ci sia in Italia. I giovani? «Berardi, Bernardeschi sono bravissimi , sono pronti a giocare in qualsiasi squadra. Io penso che in prospettiva anche il nostro Murgia sia destinato a diventare un giocatore fondamentale. Ha dimostrato martedì di saper entrare venti minuti in un derby con grandissima personalità. Io lo sto gestendo nel migliore dei modi, davanti a lui ha giocatori importanti, ma se continua a lavorare con questa testa da atleta, come sta facendo, secondo me potrà dare grandissime soddisfazioni».Il successore di Pioli non ha dubbi neanche quando deve indicare il più forte allenato finora: “Biglia è imprescindibile. Nel suo ruolo in Italia e in Europa non ha eguali”. Passando alla Lazio attuale, questo il suo rapporto con i giocatori attuali. “Cerco un rapporto schietto, sincero. Parlo di Radu, con cui ho giocato, ma anche di Marchetti, Lulic, Biglia e Parolo: i più anziani mi aiutano tantissimo”. Dagli anziani al giovane Immobile, fortemente voluto dall'allenatore biancoceleste. “Nessun merito mio, si è rigenerato da solo, mi ha colpito subito per come si è posto dal primo giorno in allenamento. Ho voluto molto che fosse con noi, nella mia testa non sapevo quanti gol avrebbe fatto, ma da come si allenava sapevo che avevo indovinato l'acquisto”. Dove può arrivare la Lazio? “Ragioniamo partita per partita. Battendo la Roma abbiamo fatto una grande impresa che abbiamo condiviso con i tifosi sotto la Curva – afferma deciso – Avere 60 punti è qualcosa di straordinario, ma non siamo appagati. Mancano 8 gare di campionato e la finale di Coppa, vogliamo dare seguito agli otto mesi eccezionali fatti finora”. C'è un obiettivo Champions? «Confrontando i budget non ci dovrebbe essere partita. Però abbiamo dimostrato che possiamo giocarcela contro tutti. E’ normale che quelle davanti a noi sono delle corazzate costruite per fare la Champions. Ma in questo campionato basta una partita vinta o persa, un passo falso e tutto si può riaprire. Noi dobbiamo ragionare partita per partita: se ci metteremo la testa, il fisico, l’intelligenza e la determinazione nulla deve essere considerato impossibile».L'ultimo pensiero è per Mirko Fersini. “Mentre le sto parlando sono sul campo che porta il suo nome con la sua bellissima immagine sempre presente. Da lassù ci sarà sempre vicino perché era un ragazzo meraviglioso. Forse, come ho fatto con altri giovani, l'avrei fatto scendere in campo con la prima squadra: era un talento e aveva grandissme potenzialità”.