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Un Olimpico tutto romanista: vendita biglietti deludente

E che derby sia, con tanto tifo giallorosso, poco quello biancoceleste. Secondo quanto riporta la rassegna di Radiosei, alla seconda stracittadina senza barriere sono previsti circa 45mila spettatori. Le vendite in casa Roma proseguono a gonfie vele: Sud e Distinti esauriti in pochi giorni. In totale, sono 17mila i tagliandi venduti, che sommati ai 19mila abbonati, fanno contare 36mila tifosi giallorossi. In casa Lazio invece, la situazione è ben diversa: la vendita non è mai decollata, anche la Curva Nord è riempita a metà. Poco più di 7mila biglietti staccati, nonostante gli appelli di Inzaghi e di tutta la squadra. Ci sarà tempo fino a domani, ma difficilmente la vendita subirà un incremento notevole.lalaziosiamonoi.it

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Inzaghi: “Nedved il più forte. Biglia senza eguali in Europa”

Simone Inzaghi è il protagonista odierno dell'intervista di Walter Veltroni nel suo 'A tu per Tu' sul Corriere dello Sport. Questo l'incipit dell'ex primo cittadino sul tecnico della Lazio, frasi che ne esaltano il cammino alla sua prima stagione intera sulla panchina di Formello. “ Nessuno avrebbe scommesso un cent su di lui, a inizio campionato. Era stato chiamato per coprire, all’ultimo minuto, il vuoto tecnico creato dalle bizze di Bielsa, il “loco”. E così è arrivato Simone Inzaghi, che tutto è tranne che “loco”. E’ una persona equilibrata, gentile, saggia. Corre per il campo quando i suoi giocatori corrono e ha dato alla Lazio un gioco, un’anima, una grinta che non si vedevano da tempo. Bisogna fidarsi della scuola degli allenatori italiani. Sono i migliori del mondo. Se ne sono accorti in Inghilterra, dove hanno smesso di gridare dagli spalti di Leicester “Claudio Claudio” per cominciare, da quelli del Chelsea, a urlare “Antonio, Antonio”. Loro lo vedono, noi facciamo fatica ad apprezzarli. Inzaghi non deve essere osannato solo per la vittoria di martedì. Ma perché è riuscito a riportare la passione in casa Lazio, a riempire nuovamente lo stadio, a far gioire i tifosi, finalmente liberi dalle barriere e responsabilizzati. E poi per aver fatto esordire tanti giovani. Viene dalla squadra Primavera, Inzaghi. E forse, con i suoi ragazzi, sta costruendo la nuova primavera della Lazio”. L'ex attaccante di Piacenza e Lazio inizia raccontando la sua infanzia, “Siamo nati a San Nicolò, 7000 abitanti vicino Piacenza. Da sempre io e mio fratello giocavamo. Papà è milanista, ma la nostra prima squadra resta il Piacenza. Vedevamo i biancorossi allo stadio, in camera avevamo un poster con noi due e Mulinacci, ex centravanti del Piacenza”, ricorda Inzaghi. Il rapporto con la famiglia per i fratelli Inzaghi resta un caposaldo irrinunciabile. “Al di là delle nostre carriere, papà una volta mi disse che era contento di come io e Pippo fossimo cresciuti in coerenza con gli insegnamenti dei nostri genitori – ricorda – Abbiamo un'unione che resiste alle intemperie, tutti insieme ovunque sia”. Per la sua giovane esplosione in A, 16 gol col Piacenza, c'è una persona da ringraziare. “Mister Materazzi a livello calcistico è quello che mi ha aiutato di più. Davanti in ritiro avevo Rizzitelli e Dionigi, Piovani e Scoppa”, spiega Inzaghi, che a proposito di calciatore fa un nome secco circa quello più forte con cui ha giocato. “Nedved, grandissimo professionista. Giocando e allenandomi con lui ho capito che puoi avere grandi doti tecniche o fisiche, ma l'allenamento resta la cosa più importante”. In Italia c'è un calciatore che Inzaghi stima particolarmente. «Ce ne sono tanti. A me personalmente piace tanto Hamsik del Napoli. E’ un giocatore completo, forse, in questo, il migliore che ci sia in Italia. I giovani? «Berardi, Bernardeschi sono bravissimi , sono pronti a giocare in qualsiasi squadra. Io penso che in prospettiva anche il nostro Murgia sia destinato a diventare un giocatore fondamentale. Ha dimostrato martedì di saper entrare venti minuti in un derby con grandissima personalità. Io lo sto gestendo nel migliore dei modi, davanti a lui ha giocatori importanti, ma se continua a lavorare con questa testa da atleta, come sta facendo, secondo me potrà dare grandissime soddisfazioni».Il successore di Pioli non ha dubbi neanche quando deve indicare il più forte allenato finora: “Biglia è imprescindibile. Nel suo ruolo in Italia e in Europa non ha eguali”. Passando alla Lazio attuale, questo il suo rapporto con i giocatori attuali. “Cerco un rapporto schietto, sincero. Parlo di Radu, con cui ho giocato, ma anche di Marchetti, Lulic, Biglia e Parolo: i più anziani mi aiutano tantissimo”. Dagli anziani al giovane Immobile, fortemente voluto dall'allenatore biancoceleste. “Nessun merito mio, si è rigenerato da solo, mi ha colpito subito per come si è posto dal primo giorno in allenamento. Ho voluto molto che fosse con noi, nella mia testa non sapevo quanti gol avrebbe fatto, ma da come si allenava sapevo che avevo indovinato l'acquisto”. Dove può arrivare la Lazio? “Ragioniamo partita per partita. Battendo la Roma abbiamo fatto una grande impresa che abbiamo condiviso con i tifosi sotto la Curva – afferma deciso – Avere 60 punti è qualcosa di straordinario, ma non siamo appagati. Mancano 8 gare di campionato e la finale di Coppa, vogliamo dare seguito agli otto mesi eccezionali fatti finora”. C'è un obiettivo Champions? «Confrontando i budget non ci dovrebbe essere partita. Però abbiamo dimostrato che possiamo giocarcela contro tutti. E’ normale che quelle davanti a noi sono delle corazzate costruite per fare la Champions. Ma in questo campionato basta una partita vinta o persa, un passo falso e tutto si può riaprire. Noi dobbiamo ragionare partita per partita: se ci metteremo la testa, il fisico, l’intelligenza e la determinazione nulla deve essere considerato impossibile».L'ultimo pensiero è per Mirko Fersini. “Mentre le sto parlando sono sul campo che porta il suo nome con la sua bellissima immagine sempre presente. Da lassù ci sarà sempre vicino perché era un ragazzo meraviglioso. Forse, come ho fatto con altri giovani, l'avrei fatto scendere in campo con la prima squadra: era un talento e aveva grandissme potenzialità”.

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Caicedo-Felipe, l’Europa come trampolino di lancio

Uno è un veterano con diverse partecipazioni alle competizioni europee alle spalle, l'altro un ventenne che ha da poco assaggiato i suoi primi minuti in Serie A: Felipe Caicedo e Luiz Felipe Ramos hanno ben poco in comune, se non il fatto che nella gara di domani contro il Vitesse vestiranno per la prima volta la maglia da titolari nella Lazio. Caicedo ha da poco compiuto 29 anni, è un attaccante esperto e un punto di riferimento per il suo Ecuador, con la cui maglia ha messo a segno ben 7 gol nel girone di qualificazione ai mondiali facendosi superare solo da Cavani, a quota 9 marcature. Come riporta l'odierna rassegna stampa a cura di Radiosei, per l'ex Espanyol la partita con il Vitesse sarà l'occasione di dimostrare di poter essere un valore aggiunto anche per la causa biancoceleste. Discorso praticamente opposto per Luiz Felipe, che costituisce ancora un po' un oggetto misterioso. La partenza di Hoedt e l'infortunio di Wallace gli hanno spianato la strada, i 10 minuti passati in campo nel finale del match contro il Milan sono stati il preludio all'opportunità che Simone Inzaghi concederà al difensore brasiliano nel primo match del girone di Europa League: adesso sta a Luiz Felipe uscire dall'ombra dopo un'annata in chiaroscuro alla Salernitana, dovrà dimostrare al mister e ai tifosi della Lazio di che pasta è fatto.lalaziosiamonoi.it

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RITIRO – Meno corse, più pallone e tanto marketing: così cambiano i ritiri in serie A

L’ultimo romantico è Zdenek Zeman. Condannato dal suo karma a indicare sempre una strada, il boemo è l’unico che abbia ancora la forza di prendersi una cotta per una scalinata. I 628 gradini che uniscono la parte bassa di Rivisondoli al suo centro storico daranno senso e valore al ritiro estivo del suo Pescara. Per decidere gli è bastato immaginare i suoi inerpicarsi smoccolando e rotolare giù a valle smoccolando ancora di più, vederli sudare come fontane e invocare una patata in più per cena. Ma oltre le visioni di Zeman, va detto, i ritiri del secolo scorso non esistono quasi più: «E forse è giusto così, i tempi cambiano, magari ci siamo liberati dalla retorica sull’armonia del ritiro: quelli i vecchi erano monastici e non è detto che servissero così tanto a cementare il gruppo», ammette Paolo Bertelli, fitness coach del Chelsea di Antonio Conte, con lui nei tre scudetti juventini, a Trigoria per la prima era Spalletti. Il sapore da pane e salame del ritiro raccontato da Alberto Sordi nelle vesti dell’esaltato ma dubbioso proprietario del Borgorosso è un immagine screpolata, aggredita dalla modernità. Il test di Cooper, i leggendari 12 minuti mutuati dalla Nasa in cuibisognava ricoprire, solitamente nei boschi, la distanza più lunga possibile (Liedholm stravedeva per il cimento e per come vi si dedicava in particolare Ancelotti), è stato soppiantato dal merchandising e dalle indagini di mercato. La preparazione fisica e l’investimento dei club si sono trasformati al punto da «rovesciare la storia », racconta Vincenzo Pincolini, co-autore “fisico” del Milan di Sacchi e di Capello, «una volta le tournée duravano 35 giorni ma venivano programmate alla fine della stagione, la società faceva soldi, c’erano partite in Oriente che al Milan portavano un milione di dollari a botta, ma era tutto più sensato perché al termine del campionato si poteva anche viaggiare per il mondo senza rischi, invece adesso dopo 4 giorni si parte per gli Stati Uniti». Una volta imbarcarsi per la Cina, che non era mai vicina, corrispondeva a un’esperienza mistica, non tutti i calciatori, non tutti i dirigenti, non tutti gli allenatori sapevano a cosa stavano andando incontro. Nel ‘78 prima di salire sull’aereo Bersellini, che allora guidava l’Inter, fece testamento. Il ritiro tradizionale in cui Rocco era veramente “paron” e mandava chiunque a quel paese col suo “tasi mona”, zitto scemo, non è più praticabile, l’universo del pallone è smaliziato e va di fretta, i portieri fanno più check-in che parate: «I calciatori conoscono se stessi, non devono più scoprire il mondo». Per molti, un tempo, il ritiro era come il servizio militare, la divisa sociale era il primo abito intero che avessero mai indossato e si sentivano a disagio. Ora invece comanda il marketing, conta che siano i tifosi a vestire le magliette e più si gira e più si vende. Ora i luoghi di soggiorno vengono scelti sulla base di un calcolato ritorno di audience e che il turismo (soprattutto in Trentino Alto Adige, la meta ancora preferita) salga percentualemente anche del 30% nel periodo in cui, mettiamo, a Dimaro si esibisce il Napoli o quando il Bayern di Guardiola, pescando dalla vicina Austria, intasava festosamente Riva del Garda. Tutti contenti. Ma ormai più della cassa che del muscolo allenato. Muscolo che con l’aggiornamento progressivo delle metodologie e con l’invasione della tecnologia, gps, video- analisi, persino la realtà virtuale, non ha più così tanto bisogno di essere “spaccato” in estate per durare e/o non morire d’inverno: «È finita l’epoca in cui si pensava a costruire una base per l’intera stagione, ora siamo nell’epoca della contaminazione, della mescola di teorie e sistemi», prosegue Bertelli, «non funziona come si pensava, lo sappiamo bene». Tuttavia Pincolini un po’ rimpiange il tempo andato e forse non del tutto perduto: «Il ritiro di una volta aveva l’effetto di una colla emotiva, nascevano amicizie, l’abitudine a stare insieme, una volta il calciatore era uno sportivo adesso è solo mediatico. Van Basten continua a giocare a golf con Massaro, Tassotti, Donadoni». Una squadra non deve andare a cena perché deve, «…ma perché ci sta bene ». Sponsor e affari cinesi permettendo.

La Repubblica

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Partita l’asta per Keita, Lotito tenta il colpo di coda offrendo 2 milioni

Keita Balde Diao, 22 anni compiuti lo scorso 8 marzo, è ormai nel mirino di club di emzza Europa. Come ricorda anche Il Corriere dello Sport, sul senegalese il passare del tempo ha aumentato la corsa dei concorrenti, il contratto in scadenza 2018 rappresenta l'amo migliore. Lo scorso anno i circa 15 milioni offerti dal Monaco non bastarono a Lotito per cederlo, insieme ai monegaschi ci provarono anche West Bromwich Albion eBayer Leverkusen, ricevendo uguale trattamento. Sul calciatore ora in Italia ci sarebbe il Milan in prima fila, dietro la Juventus ed il Napoli, anche se in realtà parlare di trattativa tra club sarebbe prematuro. Il ragazzo di Arbùcies in campionato ha timbrato 14 volte in 29 presenze, in Coppa Italia non ha segnato ma lo strappo su Manolas prima dell'assist a Immobile nel gol del 2-0 nella semifinale d'andata ha lasciato una traccia profonda nella mente dei laziali, oltre che nelle gambe del difensore greco. Purtroppo Claudio Lotito al momento non ha ancora formulato un'offerta al giocatore, i rapporti gelidi con l'agente Roberto Calenda hanno frenato ogni dialettica ma il presidente ora avrebbe deciso di tentare quasi l'impossibile per trattenere il numero 14. La proposta arriverà solo dopo la finale di Coppa Italia, sul piatto circa due milioni di euro l'anno, compenso che a Roma guadagna solo Immobile e che, dal prossimo anno, incasserà Biglia dopo il rinnovo. Al redde rationem mancano pochi giorni, la strada resta in salita, ripida salita.

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Immobile, attacco ai bomber laziali di sempre

La rotonda vittoria sul Palermo per 6-2, permette alla Lazio di Simone Inzaghi di aggiornare numeri e record di questa stagione fin qui esaltante. A partire dal sigillo finale di Luca Crecco, addirittura 16esimo marcatore stagionale della squadra biancoceleste nelle 70 reti segnate fino a oggi tra campionato e Coppa Italia.

IMMOBILE E KEITA, I GEMELLI DEL GOL – Di queste 70, la metà ne ha realizzate la coppia di attaccanti composta da Immobile e Keita: il 48,57% per la precisione, cioè 34 centri tra i 23 stagionali di Ciro Immobile con la maglia della Lazio e gli 11 (tutti in campionato) di Baldé Diao Keita. Sono loro due i gemelli del gol biancocelesti, con l'attaccante azzurro che va a segno alla media di una rete ogni 136 minuti giocati e in campionato ha già superato, con i suoi 20 centri, il bottino del giocatore che più ricorda nella storia della Lazio, Bruno Giordano, arrivato massimo a 19. E adesso punta gli altri grandi bomber del passato biancoceleste, come Silvio Piola (arrivato a 21), Giorgio Chinaglia (24), Giuseppe Signori ed Hernan Crespo (26). 

ALTRE 5 PARTITE PER SCALARE RECORD – Con cinque giornate ancora a disposizione, Immobile può scalare ancora qualche gradino per entrare ancora di più nella storia del club. Stesso discorso per Keita, che con il calcio rigore del provvisorio 4-0, gentilmente concessogli da Biglia e Immobile, è arrivato per la prima volta nella sua carriera in doppia cifra. Poi ha anche allargato il suo score personale, trovando la tripletta personale con uno scavetto sinistro beffardo che chiuso la partita già dopo 26 minuti di gioco. La tripletta personale, ovviamente la prima in carriera da professionista, lo fa salire a una media realizzata molto simile a quella di Ciro Immobile, con un gol ogni 151 minuti di gioco. Due gemelli del gol, insomma. E Inzaghi, ora, spera che la società glieli metta a disposizione entrambi anche l'anno prossimo. Repubblica.it

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Strakosha: ecco il derby che ti cambia la vita

I tormenti di Federico Marchetti potrebbero aprire definitivamente le porte ad una carriera da protagonista per Thomas Strakosha. Il portiere albanese, ricorda La Gazzetta dello Sport, aveva 18 anni e visse in panchina il 26 maggio 2013 quando la Lazio si regalò la Coppa Italia superando in finale la Roma di Andreazzoli. Era il terzo, dietro Marchetti e Bizzarri, stasera invece  per l'x Salernitana sarà un personale sliding doors, sarà titolare, come nella semifinale d’andata del primo marzo, salendo un altro scalino dopo aver vestito la maglia della sua nazionale maggiore. Strakosha, a breve l'ufficialità, si è legato ai capitolini fino al 2022, segno di una fiducia incontrastata che prima o poi lo porterà a vestire i gradi da titolare. In estate, addirittura non era stato inserito nella lista in partenza per il ritiro di Auronzo, poi la svolta, grazie anche alla sorpresa, negativa, relativa alle scarse qualità di Vargic, ipotetico vice Marchetti mai preso in considerazione da Simone Inzaghi. Dal debutto di San Siro contro il Milan del 20 settembre ha messo insieme 16 presenze (14 in A). In Coppa Italia, ha giocato da titolare anche contro il Genoa, agli ottavi. Strakosha stasera tornerà in campo dopo la prestazione non straordinaria al Mapei Stadium, vedi l'uscita sbagliata su Berardi che ha determinato il rigore del momentaneo vantaggio emiliano. Il palcoscenico sarà il più importante, quello del derby. C’è una finale da conquistare. Per magari inseguire il posto da titolare nell’atto conclusivo della Coppa Italia. Nell’ultima finale di Coppa disputata dalla Lazio, quella di due anni fa persa con la Juventus, Strakosha era in panchina. Dietro Berisha e Marchetti. È abituato a rincorrere. Questa volta sa che il destino laziale passerà anche dalle sue parate. A 22 anni sogna come in quel 26 maggio tutto da ricordare.

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Dal Milan al Milan, l’esplosione di Strakosha e l’eclissi di Marchetti

Nei suoi guantoni c’è vita e c’è speranza. Adesso Strakosha para, esce e trova anche la costanza. Poco importa che in Albania sia ancora Berisha il numero uno, presto anche quella porta diventerà la casa dello zio Thomas. In panchina contro il Liechtenstein, probabilmente anche domani sera con la Macedonia, lui aspetta solo un’altra occasione. In fondo esattamente un anno fa ammirammo per la prima volta il suo faccione. Il 20 settembre il portierino albanese esordì, ironia del destino, a San Siro contro il Milan. Allora c’era ancora Marchetti fra i pali, allora Strakosha mise le ali. E oggi (anzi domenica sera) eccolo volare da titolare contro i rossoneri. Ne son passate di parate sotto al tetto, adesso Thomas mostra fiero l’aquila sul petto. Dal debutto ventotto presenze tra campionato, Coppa Italia e Supercoppa italiana, 17 vittorie, 8 volte la rete inviolata. E nelle prime tre partite ufficiali della nuova stagione, decisivo a suon di peripezie in ogni occasione: riflessi felini su Cuadrado e Higuan, sui tiri da tutte le posizioni, da ogni lato, provvidenziale con la Spal, ma sopratutto col Chievo pure in quest’inizio di campionato. E’ fondamentale sentire la fiducia totale, a 22 anni si sente già rinato. Strakosha infatti è il bambino che visse almeno due volte: cacciato dalla Salernitana, bocciato inizialmente dalla Lazio, pregato e promosso da Lotito prima a vice-Marchetti e poi a numero uno. Il problema adesso è che dietro di lui non sembra esserci nessuno.

SECONDO

Tutta l’estate a cercare un portiere a fargli da chioccia, niente. E’ inutile però adesso guardare la porta e fasciarsi anzitempo la mente. Perché in realtà è la stessa identica situazione dell’anno scorso quando però poi la Lazio scoprì e trovò Strakosha in soccorso. Allora non convinceva Vargic (acquistato per 2,5 milioni, nonostante fosse a scadenza) come secondo, chissà che pure stavolta il lavoro del preparatore Grigioni non sia fecondo. Ancora non lo dice, Inzaghi, ma ha già scelto Ivan il grande come vice, il baby Guerrieri (rientrato da Trapani) partirà da terzo. Ma guai (l’esperienza di Thomas insegna) a sentirsi bocciati troppo presto con questo tecnico, Simoncino è sempre meritocratico. Aveva persino meditato di dare un’ulteriore chance a Marchetti, al momento è troppo presto per trovare un reintegro nei suoi progetti. Eppure è assurdo pensare che il primo Strakosha abbia rinnovato sino al 2022 a 300mila euro a stagione e la Lazio si ritrovi 3 milioni lordi fuori rosa sino a giugno sul groppone.

ESUBERI

Per questo nelle prossime settimane si proverà ancora con Marchetti la strada della rescissione, a meno che lo Sparta Praga – dopo i sondaggi – non passi davvero all’azione. Mercato aperto in Repubblica Ceca così come in Turchia (in pressing su Mauricio) sino al 9 settembre, la Lazio spera ancora di piazzare qualche esubero. Piazzati soltanto Kishna e Morrison (4 milioni lordi d’ingaggi) al gong italiano, rimangono anche Djordjevic, Perea, Oikonomidis, Rozzi, Tounkara e Dovidio. C’è posto solo per uno nella lista dei 25 della serie A, ma al momento per nessuno è riaperta questa porta. ilmessaggero

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Vice Keita: la Lazio preme forte su Luis Muriel

Al di là delle comprensibili dichiarazioni di facciata, «faremo di tutto per trattenerli», la Lazio è praticamente rassegnata alle partenze di De Vrij, Biglia e Keita. Così Il Corriere della Sera riparte dalle dichiarazioni di Claudio Lotito lunedì sera nella serata 'Di padre in Figlio'. Per sostituire gran parte della propria colonna vertebrale il ds Igli Tare avrebbe già individuato i tre sostituti. Secondo il quotidiano, De Vrij è forse l’unico dei tre che potrebbe rimanere, in ogni caso Tare e Inzaghi vedono in Rodrigo Caio, 23 anni, centrale del San Paolo l'erede dell'olandese; ha rinnovato fino al 2021, ma con il club c'è un'intesa sulla volontà di cederlo di fronte ad una proposta importante dall'Europa. Per sostituire Biglia il primo profilo resta quello di Marten De Roon, ventisei anni, contratto fino al 2020 col Middlesbrough che l'anno scorso l'ha prelevato dall’Atalanta per circa 15 milioni di euro. Gli inglesi sono retrocessi in Championship, potrebbero accontentarsi di una cifra vicina ai 10 milioni. Infine, in attacco la richiesta di Inzaghi mira dritta a Genova, sponda Sampdoria: Luis Muriel, 26 anni, clausola rescissoria di 25 milioni, la Lazio vorrebbe ridurre le pretese della Samp considerato il contratto in scadenza 2019.

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Dalla festa contro la Sampdoria arriva il no al gemellaggio con la Vecchia Signora

Grande festa ieri all'Olimpico dove circa 45.000 spettatori hanno assisto al 7-3 della Lazio sulla Sampdoria. La Repubblica, a firma Marco Ercole, racconta la partita sugli spalti. Intanto in tribuna tanti ex laziali, tutti campioni d'Italia come Mancini, Pancaro e Mihajlovic. “Avanti Lazio, torna a volare nei cieli d’Europa” è lo striscione che troverà soddisfazione, esposto in Curva Nord. Dallo stesso settore arriva la bocciatura all'ipotesi gemellaggio lanciata da alcuni tifosi della Juventus: i cari anti Vecchia Signora chiudono la pratica prima di aprirla. Nel mirino dei tifosi capitolini anche il presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero, di dichiarata fede giallorossa, raggiunta da fischi e cori. preso di mira con fischi. E dopo il gol del 6-1, memorie stile Old Trafford stimolano i sostenitori biancocelesti, che cantano: «7-1 perché no?». Un risultato che arriva, ma viene poi alterato dalla successiva doppietta di Quagliarella. Chiaramente i gol del sampdoriano non rovinano la festa al triplice fischio, anticipata a partita ancora in corso da “La società dei magnaccioni” cantata dalla Nord.