Dalla scuola dell’Olanda a quella dell’Atalanta: più che un cambiamento di uomini, è una rivoluzione filosofica. La Lazio ribalta le linee guida del proprio settore giovanile e abbandona le idee «oranje» di Joop Lensen, ispirato a concetti che erano stati annunciati come profondamente innovativi (ma lo erano davvero?): tutte le squadre devono giocare nello stesso modo, ci si allena sempre con il pallone tra i piedi, mentalità sempre offensiva. Il «Mago» aveva incantato tutti, due anni fa, quando si era presentato a Formello. Soprattutto Lotito e Tare. Ora, invece, si cambia.
Il nuovo responsabile del settore giovanile della Lazio è Mauro Bianchessi, quindici anni all’Atalanta come talent scout, fino a due mesi fa al Milan. Nei mesi scorsi raccontava di avere scoperto Caldara a Scanzo – ai piedi delle Alpi Orobie – quando aveva nove anni, Gagliardini a Dalmine quando ne aveva otto (e aveva preso anche il fratello maggiore), mentre per strappare Conti all’Inter andava a seguirlo di nascosto alle nove di sera dalle parti di Lecco: giusto per ricordare tre giocatori che sono finiti o finiranno a Juve, Inter e Milan per una cifra complessiva di 75-80 milioni.
Lo manda Galliani, amico di Lotito: Bianchessi era un uomo di fiducia dell’ex amministratore delegato rossonero. Appena è cambiato il vertice del club, è stato fatto fuori. Il motivo? Un rapporto mai sbocciato con il nuovo direttore sportivo Mirabelli: quando quest’ultimo era all’Inter chiamava Bianchessi «lo squalo», forse un po’ anche per invidia, per la sua capacità di piombare sempre sui calciatori giovani più importanti e strapparli alla concorrenza portandoli al Milan. Un nome su tutti: Donnarumma. Una sera i tecnici dell’Inter sono andati a letto pensando di averlo convinto a lasciare Castellammare per diventare nerazzurro, il mattino successivo si sono accorti che sarebbe sì andato a Milano, ma nell’altro club della città. Uno smacco mai digerito. E poi pare che Bianchessi, capo dello scouting milanista, avesse rapporti pessimi con Filippo Galli, responsabile del settore giovanile: il primo uomo di Galliani, il secondo suo nemico. Non a caso proprio Galli è stato tra i pochissimi del mondo rossonero a non partecipare alla festa d’addio dell’ex amministratore delegato. Mirabelli, ovviamente, lo ha confermato. Cambiano le idee, cambiano le filosofie. Ma i soldi? Perché alla fine nella crescita di un settore giovanile incidono moltissimo gli investimenti, e quelli della Lazio non sono significativi. Certamente sono inferiori, e di parecchio, rispetto al Milan e anche all’Atalanta. Chissà se, con Bianchessi, cambierà pure questo.
S. Agresti; Il Corriere della Sera