El Pelado è capellone, gioca con lo “chignon”. El Pelado è capoccione e l’ha dimostrato a Firenze. Ha incornato di testa, ha regalato il parziale 2-2 alla Lazio. El Pelado è Martin Caceres, si porta dietro questo soprannome da una vita. Aveva dieci anni e già portava i capelli lunghi. Ma un giorno tornò a casa coi pidocchi e la madre lo rasò a zero. Gli amici lo ribattezzarono “Pelado”. Caceres in campo, in gol, nel futuro. Tutto in una volta. In campionato ha giocato dopo un mese e mezzo, l’ultima apparizione risaliva al 5 febbraio (Lazio-Genoa 2-1). Caceres, nel frattempo, aveva trovato spazio in Coppa Italia, nel ritorno della semifinale con il Milan (partita persa ai rigori). Era il 28 febbraio e l’uruguaiano firmò la presenza numero 6 con la Lazio. Poi è finito in panchina e in infermeria (per via di un problema muscolare). La sorpresa è questa: la prossima presenza di Caceres, la numero 7 da biancoceleste, farà scattare il rinnovo automatico di un anno (2019). E se nella prossima stagione giocherà il 50% delle partite totali, il contratto si rinnoverà di un altro anno ancora (2020). Caceres, il primo traguardo, può raggiungerlo domenica contro la Samp. E se non ci riuscirà domenica avrà altre quattro partite a disposizione per garantirsi il rinnovo senza doverlo trattare. El Pelado fa già parte dei piani futuri, la società lo considera nel progetto 2018-19. In un primo momento si è pensato che il rinnovo automatico sarebbe scattato giocando la metà delle partite stagionali in calendario dal suo arrivo a Roma (è avvenuto durante la pausa di gennaio). S’è fatta chiarezza: a Caceres bastava raggiungere quota 7 presenze, è ad un passo dal farlo.
LE PAROLE.
A Firenze è stato decisivo, ha dato una grossa mano da difensore, partendo dal centro-sinistra (difesa a 3), passando al ruolo di centrale puro (nel modulo a 4). E da “attaccante”, segnando un gol pesantissimo. Caceres, a fine partita, ha parlato del futuro senza svelare il rinnovo prossimo: «Il mio futuro? Mancano ancora cinque partite. Ora penso al campo, a fare del mio meglio. Nella Lazio sto bene, Inzaghi fa delle scelte, si può essere contenti. Bisogna dare il meglio per la maglia, per il club e per i compagni. Il gol? Sono contento, mi ero fatto male e non riuscivo ad aiutare la squadra. Inzaghi mi ha detto che avrei giocato e ho segnato, sono felice per la Lazio. La Champions? Sarà un bel campionato fino alla fine, non molliamo. Speriamo di fare il massimo anche nelle prossime partite».
El Pelado è un guerriero e se sta bene è un valore aggiunto. Aveva iniziato al meglio, poi ha iniziato ad accusare problemi fisici. Il 22 febbraio, nel match di ritorno con la Steaua Bucarest, ha chiesto il cambio dopo 26 minuti. Ha rigiocato una settimana dopo contro il Milan in Coppa Italia, poi non s’è più visto. O meglio, s’è visto mercoledì a Firenze. El Pelado ha conquistato la fiducia del diesse Tare ed è sempre piaciuto a Inzaghi. Spera di ritrovare continuità nel finale di questa stagione e di mantenerla nella prossima. E’ un guerriero, lo dice la sua carriera. In passato, contro l’Athletic Bilbao, si ruppe un dente in un contrasto, lo raccolse, lo tenne in mano e continuò a correre. Quando è tornato alla Juve ha scelto la maglia numero 4, quella di Paolo Montero, difensore spietato, è uno dei suoi modelli.
Il BILANCIO.
Caceres ha giocato sei partite con la Lazio, sono poche. Aggiungendo le presenze fatte a Verona in questa stagione (finora) ha collezionato 21 apparizioni, un record se pensiamo alle ultime stagioni tormentate dagli infortuni. E ha segnato 4 gol: 3 con il Verona, 1 con la Lazio. Caceres non aveva mai colpito così tanto in una singola annata, ha centrato il bersaglio grosso. Al Pelado Caceres, capellone e capoccione, manca la penna per sembrare un indio. E gli manca una presenza per brindare al rinnovo, per centrare obiettivi su obiettivi.
Daniele Rindone / Corriere dello Sport