ROMA Quando Inzaghi gli ha concesso la passerella, dopo settantuno minuti di autentico show, l'Olimpico si è sciolto in un applauso lungo e riconoscente. Sergej Milinkovic si è meritato i consensi del popolo laziale, che ha rivisto nel giovane serbo l'antico trascinatore e il miglior talento del gruppo. Milinkovic non è la ciliegina, che decora e abbellisce il dolce, ma la torta stessa. Non è forma ma sostanza. Fino a oggi la formazione era alla ricerca del suo tradizionale quadro tecnico, inseguiva il sogno del recente passato. Stentava e soffriva, senza brillare, perché gli mancava la forza e la classe del suo elemento di maggiore personalità. Il serbo, forse stordito dalla mega valutazione di mercato, ha avuto un avvio di stagione un po' accidioso e troppo fuori dagli schemi. Abulico ed enucleato dalla manovra non riusciva a dettarne i tempi, né a finalizzarla. In Europa League i primi progressi importanti, contro il Genoa ha deliziato il pubblico spezzando gli equilibri, con assist e gol.
DETERMINANTEMagari non varrà 120 milioni di euro, quelli che chiedeva il presidente, Claudio Lotito, però resta un valore assoluto, un calciatore dall'immenso peso specifico che incide sia nella manovra, sia sul risultato. Un centrocampista moderno, universale, che difende, attacca e segna, che si esalta nell'agone ed esalta compagni e platea. La Lazio ha due elementi di classe cristallina: Luis Alberto e Milinkovic: se girano loro due, tutta la squadra macina gioco e gol, regalando spettacolo. Se lo spagnolo e il serbo sono giù di corda, allora torna a essere una formazione normale. Insieme a Immobile sono i calciatori dai quali Inzaghi non può prescindere ma, dei tre, quello che lascia i segni più netti è proprio il serbo con le sue giocate elitarie e il suo prepotente atletismo. Il primo gol al Genoa è la fotografia di questo assunto calcistico: lungo cambio di gioco per Wallace al quale detta il profondo passaggio di ritorno che rifinisce alla perfezione per Caicedo. Vantaggio e partita in discesa, con risultato chiuso dallo stesso Milinkovic con il suo pezzo d'autore: il colpo di testa. Alla vigilia del rinnovo contrattuale, che lo porterà a guadagnare 3 milioni a stagione, si è ripreso la scena. Per il definitivo salto di qualità, ed entrare definitivamente nell'Olimpo dei grandi, dovrà diventare più incisivo e determinante contro le formazioni di lignaggio superiore e non essere trascinatore soltanto contro le piccole. Quale migliore occasione del derby di sabato prossimo per lanciare altri segnali ai naviganti del campionato?
Il Messaggero