Aldo Puccinelli giocò 339 partite in serie A: tutte con la Lazio, fra il 1941 e il ‘55, il record in campionato è ancora suo. Ne aggiunse 3 nella Coppa Italia che venne sospesa nel 1943, le (vere) coppe europee non c’erano, il suo totale di 342 è stato poi superato, così, prima da Wilson, poi anche da Negro e Favalli. E domenica sera, a Firenze, al 4° posto può raggiungerlo Stefan Radu, uno che si sarebbe trovato come avversario, magari in allenamento, se avessero giocato nello stesso periodo, perché il toscano era un’aletta velocissima che si esibiva prevalentemente a destra, sulla fascia (opposta) del difensore romeno.
Dal 2008 alla Lazio, Radu ha giocato finora 272 partite in A, 23 in Coppa Italia, 3 in Supercoppa, 43 in Europa, ha vinto tutti i 4 trofei dell’era Lotito (2 Coppe Italia e 2 Supercoppe, anche se i 2 del 2009 li ha visti dalla panchina), ha rischiato di firmarne un altro con uno dei suoi 7 gol (quello di testa al 4’ della finale di Coppa Italia del 2015, ma la Juventus poi vinse 2-1 ai supplementari) e non ha mai giocato tanto come negli ultimi tempi: 41 partite nella scorsa stagione, il suo record a Roma, e con le 26 di questo 2018-19 ha già superato Ledesma, D’Amico e Marchegiani nella classifica all time.
Ha un contratto fino al 2021, quando avrà 34 anni: può puntare al record assoluto di Favalli, che si trovò di fronte una volta in un Milan-Lazio 1-1 nel 2010 a San Siro. Quella sera di marzo giocava a sinistra, in una difesa a 3 come oggi, e davanti a lui aveva Kolarov, che 4 mesi dopo sarebbe stato ceduto al Manchester City. Cosa che gli strappò una battuta: «Se non ci fossi stato io a coprirgli le spalle sarebbe finito al Cesena, altro che al City». Sì, il suo vecchio amico Kolarov, di cui ha salutato l’espulsione, sabato scorso, con un ghigno che ha divertito (o indignato) i social. Oggi a te, ieri a me: 2 dei 5 «rossi» di Radu sono arrivati proprio nei derby…
Il Corriere della Sera