LIVE DA FORMELLO – Luiz Felipe e Bastos per la difesa, Romulo e Lulic per il centrocampo. Correa in vantaggio su Caicedo… Ecco le scelte di Inzaghi per la semifinale di ritorno di Coppa Italia con il Milan
#MilanLazio #TimCup
LIVE DA FORMELLO – Luiz Felipe e Bastos per la difesa, Romulo e Lulic per il centrocampo. Correa in vantaggio su Caicedo… Ecco le scelte di Inzaghi per la semifinale di ritorno di Coppa Italia con il Milan
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EMILIANO BERNARDINI (Il Messaggero) in collegamento a 'NMM': "Quella con il Chievo non è stata una partita, ma una vergogna. Una gara del genere, vista l'importanza e l'avversario, la devi vincere anche i nove uomini. Per carità, abbiamo visto anche giovani interessanti come Vignato, in fondo era quelo lo scopo dei veneti. Loro sono proprio venuti in vacanza, l'hanno fatto proprio capire. Dal canto suo la Lazio si è resa protagonista di un primo tempo pietoso ed un secondo incredibile. Per non parlare del gesto plateale ed inutile che è costata l'espusione a Milinkovic. E' mancata anche un minimo di furbizia, reazione sciocca senza motivo. Gravissimo, vuole dire che non hai capito l'importanza della partita. Se non fosse stato per l'importanza della prossima partita, sarebbe stato da escluderlo dai titolari fino a fine stagione. Se non ci fosse la possibilità di andare in finale di Coppa Italia, ci sarebbe da fare l'inferno. Questa volta le più grandi responsabilità vanno adebbitate ai calciatori, è evidente dal modo in cui la Lazio è ripartita nel secondo tempo dopo quella prima frazione di gioco. Con il Chievo puoi anche andare sotto di una rete, ma certamente non puoi collassare così dopo lo 0-1"
Alla vigilia del match con il Milan, valido per la semifinale di ritorno di TIM Cup, il tecnico biancoceleste Simone Inzaghi è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel, 233 di Sky:
"Si è parlato molto della brutta figura che abbiamo fatto sabato scorso contro il ChievoVerona, ora c'è voglia di riscatto nello spogliatoio. Domani ci giochiamo tanto della nostra stagione, vogliamo prenderci una finale che per noi rappresenta un grande obiettivo.
Dobbiamo far parlare il campo: domani affronteremo una grande squadra, in questi anni le gare disputate contro i rossoneri sono sempre state molto tirate. Dovremo esser bravi ad esser propositivi indirizzando a nostro favore gli episodi. Abbiamo preparato bene la gara di Milano negli ultimi due giorni, ci giocheremo tanto.
In 90 minuti dovremo cercare la finale che vogliamo a tutti i costi. Domani mi porterò dei cambi importanti, chi subentra è fondamentale quanto i titolari per centrare il nostro obiettivo". Sslazio.it
La Lazio riparte con Lucas Leiva. Domani sera, nella semifinale di ritorno di Coppa Italia di San Siro contro il Milan, al volante dei biancocelesti ci sarà il 32enne brasiliano che torna in formazione dopo il turno di squalifica in campionato. Ancora una volta si è avvertita la sua assenza, rimarcata non solo dalla sconfitta contro il Chievo, che ha praticamente dissolto le speranze di Champions. Il passaggio alla finale di Coppa può diventare una forma di riscatto immediato. E il rientro di Leiva in questo senso costituisce una garanzia per Inzaghi: per personalità e valore tattico l’ex Liverpool è sempre più il leader della Lazio, considerando anche l’appannamento mostrato ultimamente dagli altri protagonisti biancocelesti.
QUEL FINALE AD ALTA TENSIONE — "Mi preme chiarire che le accuse rivolte recentemente alla mia persona su eventuali fatti nel post partita di Milano sono totalmente false e infondate", così una settimana fa Leiva ha replicato via social alle accuse di aver insultato un addetto stampa del Milan in sedia a rotelle nel finale della gara di campionato del 13 aprile, reso incandescente da un rigore non concesso su Milinkovic. Che creò una coda di veleni e polemiche non solo sul campo. Leiva, come Patric e Luiz Felipe, è stato poi raggiunto da un’ammenda di 10 mila euro da parte del giudice sportivo per quella rissa finale. Undici giorni dopo il brasiliano tornerà a San Siro, confidando di superare definitivamente i brutti ricordi di quella serata. Domani, la Lazio vuole voltare pagina. E magari riallacciarsi ad altri freschi precedenti a San Siro. Come il successo di campionato contro l’Inter del 31 marzo scorso. O sempre in tema di Coppa Italia, l’exploit contro i nerazzurri del 31 gennaio che diede il passaggio alle semifinali. Quella sera, fu proprio Lucas Leiva a realizzare il rigore decisivo che fissò il 5-4 finale. Ora il brasiliano è pronto a condurre la Lazio ancora una volta oltre l’ostacolo.
Gazzetta.it
Roberto Rambaudi a 'QUELLI CHE…': "E' tempo di giudizi. Si arriva sempre al solito punto, la Lazio non è all'altezza per certi obiettivi. Le partite con Sassuolo, Chievo e Spal, Milinkovic, che ha fatto una follia. Sono i limiti di una squadra che non riesce ad alzare l'asticella e non merita di andare in Champions. C'è sempre una ricerca di alibi per giustificare il mancato salto di qualità. Inzaghi? Può aver fatto scelte sbagliate, ma la crescita della Lazio non dipende da lui. L'unica colpa è di non essersi impuntato per avere determinati giocatori, quelli che nello spogliatoio fanno cambiare 'testa' agli altri".
Pietro Pinelli (Sport Mediaset) a 'QUELLI CHE…': "In cinque partite la Lazio ha vanificato tutto, non esistono giustificazioni. Lotito ha ragione a pensare che alcuni giocatori danno il loro meglio solo in partite di cartello. A volte le scelte di Inzaghi non hanno valorizzato il materiale a sua disposizione, dando troppa certezza del posto garantito ad alcuni big. Milinkovic? si parla di una multa di circa 100.000 euro. Luis Alberto nervoso a fine partita, sono curioso di leggere il referto arbitrale".
Giancarlo Oddi a 'QUELLI CHE…': "Partita iniziata male e finita peggio, è mancato tutto contro un Chievo già retrocesso. A volte serve il cuore più che la tecnica, questa gara ha rovinato una stagione intera, non si può scendere in campo svogliati. E' difficile spiegarsi un crollo del genere dopo il derby e la partita contro l'Inter, quando la Lazio sembrava essere tornata quella della scorsa stagione. Dalla Spal in poi la caduta libera. Troppi intoccabili? Dopo che ho visto Durmisi faccio giocare Lulic con una gamba sola. Milinkovic? Mi aspetto una punizione esemplare".
ROMA – Durante l’iniziativa “Il Pallone Bucato – Il Fallimento del calcio italiano”, organizzata dall’Associazione Fare, insieme a Pino Wilson e Riccardo Viola, è intervenuto anche il presidente della Lazio Claudio Lotito.
Il patron biancoceleste ha ripercorso attraverso un lungo intervento alcuni momenti della sua gestione della Lazio da quando si insediò ad oggi, raccontando degli aneddoti.
GESTIONE – “Quando sono entrato in questo mondo, nel 2004, c’era una concezione del presidente come padrone. Ho trovato un bilancio con 84 milioni di ricavi, 86 milioni di perdite e 55 milioni di debiti. Tutti pensavano che risanare la Lazio fosse impossibile. Questa società ha avuto tanti presidenti e se oggi esiste ancora è grazie a gente che ha dato tutto. Io sono il proprietario, è vero, ma ho l’obbligo di preservare un patrimonio simbolico e affettivo che è di tutti. Si deve creare senso di appartenenza, di lazialità. Io vedo che questa Lazio ha una storia di sofferenza che risale al 1900, agli ideali di chi l’ha fondata. I colori sono quelli olimpici, lo sport è al di sopra di tutto. Sono 15 anni che faccio il presidente e non ho mai preso un euro, significa che ho interpretato il mio ruolo con un ideale olimpico. L’anno scorso la Lazio ha chiuso il bilancio con 38 milioni di utile, è una società fortissima con un patrimonio immobiliare di 200 milioni e un patrimonio di giocatori di 600 milioni”.
QUESTIONE STADIO – “Avevamo fatto una legge perfetta, che includeva la legge di compensazione: se investo 100 milioni ne devo avere indietro 100. Ora è tutto più lento, bisogna creare un sistema polifunzionale nel calcio. Si deve creare una struttura aperta h24, 365 giorni all’anno, con attività che possano creare risorse per il club”.
INIZIATIVE – “Quando sono diventato consigliere di Lega ho iniziato alcune battaglie importanti. Ho imposto che per iscriversi al campionato dovevi aver pagato gli stipendi: prima si pagavano con le cabriolet, con gli assegni post – datati. Poi ho combattuto per l’Iva, che quando sono arrivato io non era dato sensibile per l’iscrizione al campionato. Galliani voleva approvare tutto senza l’Iva, io mi opposi. Alla fine abbiamo approvato la legge. Oggi è tutto in mano ai procuratori. Chiedono 2-3 milioni di percentuale. Ma che lavoro fa il procuratore? L’avvocato. Quanto ci mette un avvocato a fare 3 milioni? Quando sono arrivato alla Lazio c’era Mendieta, costato 90 miliardi. Arriva il procuratore e voleva una percentuale. Ho dovuto fare di necessità virtù: quando compri una cosa prima la usi e vedi se funziona, se no la dai indietro. Così ho inventato il prestito con diritto di riscatto. Quando presi la Lazio comprai 9 giocatori in un giorno, tutti in prestito con diritto di riscatto. Tra questi anche i gemelli Filippini. La gente rideva, con i fratelli Filippini abbiamo vinto il derby 3 a 1”.
ULTIMO DERBY – “Stavo nella pancia dello stadio a vedere le trasmissioni. Sullo schermo ecco De Rossi che, in modo encomiabile, dice una cosa: “Questa non è più la Lazio dei Filippini, la Lazio è più forte di noi sia individualmente che collettivamente”. Sono uscito, ho incontrato De Rossi e gli ho fatto i miei complimenti per la sportività. Il calcio è così, si è avversari sul campo, non si è nemici”.
IL CASO TARE – “Dicevano che era venuto col gommone, lo prendevano in giro. Ho fatto invece una grande scelta. Avevamo preso l’impegno di prolungargli il contratto. Viene all’incontro con il procuratore e gli dico: “Guarda, io non ti rinnovo”. “Ma come, lei aveva dato la sua paroa, non è corretto, non è serio”. Gli ho detto che avevo intenzione di fargli fare il direttore sportivo. “Ma come, non ho neanche il patentino”, mi ha detto. “Non ti preoccupare, quello lo prendi. Pensaci, ti do 30 minuti”. È tornato mezz’ora dopo e mi ha detto di sì. La prima telefonata che ricevo è quella di Delio Rossi. Mi chiede se avessi scelto il direttore, gli dico di sì e lui mi fa: “Mica avrà scelto Tare”. “E invece proprio Tare ho scelto!”, gli risposi. “Lei lo fa perché sa che lui è contro di me”. Allora sbottai: “Come si permette a parlarmi così, moderi i torni: lei è un dipendente, faccia il dipendente e comunque tra due mesi mi ringrazierà”. Dopo un po’ di tempo andiamo a Siena e perdiamo 2 a 0. Delio Rossi dice a Tare: “Dica al presidente che mi esonerasse, io non controllo più la squadra”. Tare viene, mi racconta tutto e mi fa: “presidente, io lo difenderei”. “Hai ragione, lo difendiamo”, ho risposto. Quell’anno abbiamo vinto la Coppa Italia”.
SIMONE INZAGHI – “Quando mi sono insediato chiamavo i giocatori per rinegoziare i contratti. Si presenta Simone Inzaghi con Tullio Tinti e gli propongo 5.3 milioni per 5 anni. Il procuratore è soddisfatto. “Avete capito bene?”, gli faccio, “gli faccio 5.3 milioni in 5 anni”. “All’anno”, dice lui. “No, in totale”, rispondo. Inzaghi mi fa: “Posso parlare da solo con lei, presidente?”. E gli dico: “Che vuoi fare dopo?”. “L’allenatore”, risponde. “Ti faccio fare l’allenatore”. Quel periodo era veramente drammatico. Dormivo un’ora a notte. Insomma, Inzaghi va a Genova, alla Sampdoria, passa un momento difficile dal punto di vista familiare e quando non giocava più Sabatini mi dice: “Licenziamolo”. Io dico no, poi è andato a Bergamo. L’ho chiamato e gli ho detto: “Simò, la carriera tua me pare che è finita, ti offro di fare l’allenatore degli Allievi Regionali”. Vince il campionato Allievi Nazionali, poi Bollini va con Reja a Bergamo e allora prendo Simone e lo metto alla Primavera, dove fa bene. Poi sarebbe andato alla Salernitana, ma siccome la piazza borbottava, ho lanciato la storia di Bielsa.
IL CASO BIELSA – Bielsa l’ho cacciato io. Quando stavo in Francia Tare mi chiamava e mi diceva che aveva comprato dei giocatori che voleva l’allenatore, dopo 3 minuti non andavano più bene. Torno a Formello, con Tare chiamiamo l’allenatore e inizia una situazione di un certo tipo. Tare gli parlava, lui rispondeva come se fosse uno scienziato. A un certo punto mi sono mortificato per Igli e ho preso il telefono: “Senta mister, lei se ne deve andare”. Tare era pallido”.
Cittaceleste.it
Reagire ad una sconfitta è una specialità della Lazio di Inzaghi. Dal suo insediamento, spesso è capitato che dopo una sconfitta (anche pesante) sia arrivata una vittoria. In questa stagione però, finora la Lazio sembra aver perso la qualità di ribaltare le partite. I biancocelesti infatti, non hanno mai vinto una gara in rimonta. Per ben 16 volte la Lazio è passata in svantaggio (12 in Serie A e 4 in EL) e mai è riuscita a vincere. In sole 4 occasioni è uscito il segno X.
Più che una trasferta, un vero e proprio esodo. Saranno oltre 4.000 i tifosi biancocelesti presenti a San Siro per il ritorno delle semifinali di Coppa Italia contro il Milan. Si parte dallo 0-0 dell'andata, ma soprattutto da tutte le polemiche generate dall'ultimo appuntamento in Serie A.