Categorie
DAL MONDO

Psg, il presidente Al Khelaifi sotto inchiesta per corruzione

Fuori dalla Champions, con un’altra rimonta subita agli ottavi, eliminato dalla coppa di Lega da una squadra ormai retrocessa, perdente in quella di Francia, e alla fine "solo" campione di Francia. Ma la stagione nera del Psg non è ancora finita. Di oggi la notizia, del quotidiano Le Parisien, che il presidente Nasser Al Khelaifi è finito sotto inchiesta per "corruzione attiva". Un affare legato a dei versamenti sospetti a Massata Diack, l’ex presidente della Federazione internazionale di atletica, per tentare di portare a Doha i Mondiali di categoria nel 2017, poi però andati a Londra. Al Khelaifi era già stato interrogato a marzo per chiarire il suo ruolo in una società fondata e diretta dal fratello, in relazione a un’altra società, senegalese, di proprietà del figlio di Diak. Nel mirino, due versamenti da 3,5 milioni registrati nel 2011, che i giudici francesi considerano finalizzati a facilitare l’organizzazione dell’evento di atletica del 2017 a Doha. I Mondiali di categoria furono invece attribuiti a Londra e solo nel 2019 alla capitale del Qatar. Per l’avvocato di Al Khelaifi le accuse sono "infondate", basate su "approssimazioni", visto che il presidente del Psg fu azionista della società del fratello solo tra il 2013 e il 2016. Come Al Khelaifi, sotto inchiesta è finito anche il direttore generale di BeIn Group, Yousef Al Obaidly, membro del consiglio di amministrazione del Psg. Il presidente del club dell’emiro invece è già coinvolto in Svizzera in un’inchiesta sull’attribuzione dei diritti televisivi dei Mondiali 2026 e 2030 nei Paesi asiatici.gazzetta.it

Categorie
PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Abbate (Il Messaggero): “Tare non andrà al Milan. I dubbi di Inzaghi riguardano mercato, staff fisioterapico e durata del contratto” (AUDIO)

ALBERTO ABBATE (Il Messaggero) in collegamento a 'NMM': "Secondo me Tare non andrà al Milan, il club rossonero è sempre più vicino a Campos del Lille. Le notizie sono queste, l'accordo sembra ad un passo. Poi una volta che verranno stabiliti i quadri dirigenziali vedremo che scelta verrà fatta per la panchina. Da questo punto di vista va detto che Inzaghi è uno dei candidati. La coppa Inzaghi-Tare al Milan è una suggestione, anche se il diesse della Lazio è uno dei nomi sulla lista. E' un direttore molto quotato, ci sta che venga inserito nella lista. A lui direttamente telefonate non sono arrivate. Per quanto riguarda la panchina della Lazio, nel caso in cui fosse necessario un successore di Inzaghi, direi Mihajlovic. Sull'attuale tecnico non ho certezze. Non solo una questione di soldi, ma ci sono una serie di nodi da sciogliere che riguardano anche la presenza di alcuni componenti dello staff fisioterapico. Poi c'è tutta la questione sul mercato e sulla volontà di Lotito di cedere Milinkovic ad una cifra non inferiore di 100 milioni. IN questo momento, l'indecisione di Inzaghi è anche sulla durata del contratto. E' rimasto scottato da alcune cose che sono accadute, non so se voglia legarsi per altri 2 anni, oltre a quello che già lo vincola fino al 2020"

Categorie
ARBITRI

Var, Nicchi: «C’è poco da cambiare, va solo migliorato qualche aspetto»

«Un bilancio della stagione? Aspetterei le partite che rimangono di playoff e playout, ma abbiamo ritorni molto positivi». Lo dice il presidente dell'Associazione italiana arbitri, Marcello Nicchi, a margine della presentazione del nuovo accordo di sponsorizzazione con Net Insurance Positivo anche il bilancio Var, nell'anno delle polemiche anche sulla tecnologia: «Lavoriamo per affinare l'uso della tecnologia il più possibile, ma siamo a livelli in cui c'è poco da modificare. Dobbiamo solo abituarci alle novità: se alla bravura si aggiunge la tecnologia possiamo solo migliorare».

«I ragazzi – ha anche detto Nicchi – si stanno tutti impegnando per fare bene e lo stanno facendo. È un momento di grande rinnovamento per noi, perché nel giro di due o tre anni molti arbitri esperti usciranno ma abbiamo un sacco di ragazzi preparati e pronti a prendere il loro posto». Positivo, come anticipato, il bilancio del secondo anno della Var: «I risultati ottenuti sono tutti catalogati – aggiunge il presidente dell'Aia – Lavoriamo per affinare l'uso della tecnologia il più possibile, ma siamo a livelli in cui c'è poco da modificare. Dobbiamo solo abituarci alle novità: se alla bravura si aggiunge la tecnologia possiamo solo migliorare. Il debutto della Var in Serie B? All'inizio c'era scetticismo perché non eravamo pronti a livello numerico per operare con il protocollo Fifa. Ora stiamo facendo bene, la Var è stata utilizzata in modo corretto e il prossimo anno la porteremo anche nel campionato cadetti, all'inizio offline e poi online».

«Le polemiche su Lazio-Atalanta di Coppa Italia? Non siamo abituati a tornare indietro per parlare di quello che è successo – conclude Nicchi – Il nostro modo di operare è diverso: analizziamo le cose positive e quelle meno positive con l'obiettivo di lavorare per oggi e per domani. Poi ci sono cose che tutti assieme possiamo migliorare: la violenza che ogni tanto affiora, il razzismo, sono cose risolvibili con la buona volontà di tutti, altrimenti il calcio si porterà dietro questi problemi». ilmessaggero.it

Categorie
CALCIOMERCATO

Londra fulcro di mercato: incontro Tare-Gazidis (Milan)?

Tutti a Londra. Se in casa Juventus il ds Fabio Paratici è atterrato in mattinata nella capitale inglese, quest'ultima pare diventata il centro del mercato anche per l'Italia. Vi si trova Ivan Gazidis, amministratore delegato del Milan. Che potrebbe aver incontrato, stando a quanto riferisce Il Messaggero, Igli Tare: il ds della Lazio, secondo il quotidiano, è volato a Londra per un paio di giorni. Il suo nome è in prima fila, assieme a Luis Campos del Lille, per la successione a Leonardo in casa rossonera. tuttomercatoweb.com

Categorie
APPROFONDIMENTI

Immobile da 40 giorni, con il Toro per chiudere in bellezza

Quando non c’è verso, è inutile perseverare, ma senza mai arrendersi o perdersi d’animo.

Ciro Immobile ha smesso di far gol da 40 giorni, e in altre stagioni avrebbe fatto notizia un digiuno molto ma molto più breve. Anche ieri si è sbattuto il bomber per trovare l’occasione e in due circostanze, una per tempo, ci è andato molto vicino. Un gol che non cambiava né la sua stagione né quella della squadra, che non avrebbe dato una nuova posizione nella classifica cannonieri o avrebbe consentito di battere uno di quei record spesso demoliti nelle prime due stagioni qui a Roma.

E allora nessun dramma, perché quello che si sta chiudendo è comunque un anno da non gettare nella spazzatura solo per qualche gol in meno. L’affetto del suo pubblico non è venuto meno, i risultati della squadra non sono tutti mancati, c’è stato un altro trofeo da alzare, il secondo della sua esperienza in biancoceleste. Se ne può ricavare comunque un importante lettura: la sua generosità in campo, il suo sacrificio fatto di scorribande e movimenti continui in campo stavolta non lo hanno messo nelle condizioni di ripetersi, ma la sua stessa interpretazione del ruolo ha vissuto una fase evolutiva: meno gol, più assist, meno personalismi negli ultimi metri ma una maggiore visione del gioco, abbinata a ottime scelte di passaggio, spesso l’ultimo prima di un gol di un compagno. 12 gli assist in stagione, a fronte di 18 gol nelle tre competizioni affrontate. I legni nuovi compagni di sventura che ne hanno solo accresciuto un senso di insofferenza che poteva imbrigliare il cannoniere di Torre Annunziata.

Vivere di gol può diventare una schiavitù e rendere incompleto un calciatore: Ciro ha imparato ad incassare la delusione, a metabolizzarla e trasformarla in qualcosa che lo renda prezioso per i compagni. Non sarà passato invano un anno leggermente meno generoso per il 17 della Lazio, ma forse ne avrà forgiato una nuova dimensione di giocatore più completo.

Manca una gara, a Torino dove lo ricordano sempre come l’erede del bomber Paolo Pulici: 90 minuti per spezzare il tabù, altrimenti si aspetteranno le prossime 50 stagionali per riaprire le porte al gol e chiudere la bocca ai pochissimi detrattori. Sslazio.it

Categorie
ALTRE

Ufficiale, amichevole Bournemouth-Lazio il 2 agosto

La stagione è quasi finita e già si pensa alle amichevoli estive: sul proprio profilo ufficiale, il Bournemouth, squadra inglese che milita in Premier League, ha confermato la partita contro la Lazio che si giocherà al Vitality Stadium. Il match amichevole avrà luogo il 2 agosto alle 19:45 locali (20:45 in Italia) e il costo e la vendita dei biglietti per la partita saranno annunciati in seguito.

laziopress.it

Categorie
ARBITRI

Torino-Lazio, designazione arbitrale e precedenti

Arbitro: Rosario Abisso (sez. di Palermo).

Assistenti: Valeriani – Pagliardini

IV uomo: Pillitteri

V.A.R.: Chiffi

A.V.A.R.: Fiorito

 

Il direttore di gara siciliano ha arbitrato i biancocelesti in cinque circostanze: il primo precedente risale al 20 agosto 2017, giorno in cui la compagine allenata da mister Simone Inzaghi pareggiò allo Stadio Olimpico di Roma contro la SPAL in occasione della prima giornata della scorsa edizione del campionato italiano di massima serie. 

Il secondo incrocio con il fischietto di Palermo, invece, è datato 21 gennaio 2018: la Lazio affrontò e sconfisse per 5-1 il ChievoVerona tra le mura di casa. Nel corso dell’edizione corrente di Serie A TIM, il fischietto siciliano ha arbitrato il match vinto per 4-1 all’Olimpico con il Genoa. Abisso ha arbitrato anche lnter-Lazio lo scorso 31 gennaio nello scontro valido per i quarti di finale di Coppa Italia. Infine, l’ultimo precedente risale all’ultima gara casalinga con il Sassuolo. 

sslazio.it

Categorie
DICHIARAZIONI

Correa: “Biondo per prendermi la Coppa, che gioia la chiamata di Veron. Pedro Neto è il futuro”

Carpe diem, direbbe il suo presidente, il latinista Claudio Lotito. Joaquin Correa ha colto l’attimo e, in quell’istante, ha cambiato la stagione della Lazio, quella personale e, forse, anche il destino di una carriera, la sua, cominciata sotto i migliori auspici e proseguita poi tra alti e bassi che rischiavano di indirizzarlo verso la categoria degli incompiuti. «Prima ancora che arrivasse la palla lanciata da Caicedo – racconta – avevo già deciso cosa fare: puntare e bruciare sullo scatto l'avversario (Freuler, ndr) e poi superare in dribbling il portiere (Gollini, ndr). Qualche minuto prima mi aveva negato il gol con un grande intervento, non volevo correre rischi…». Così è nata la rete che ha regalato la settima Coppa Italia alla Lazio e svelato a tutti il talento del Tucu, nomignolo che si porta dietro da quando si trasferì a La Plata, per giocare con l’Estudiantes, dalla provincia andina del Tucuman.

Un’apoteosi attesa da tempo, no?

«È stata la mia prima coppa, una di quelle sere che sogni fin da bambino».

Per fortuna stavolta non c’era Messi o CR7 di mezzo…

«Era la mia quarta finale. Col Siviglia ne avevo perse due col Barcellona (Supercoppa spagnola 2016 e Coppa del Re 2018, ndr) e una col Real Madrid (Supercoppa europea 2016, ndr). Temevo fosse una maledizione…».

Non poteva proprio sbagliare quella palla a pochi secondi dal termine.

«La cosa più difficile è stata restare lucido, la partita stava finendo e la stanchezza si faceva sentire. I compagni non si capacitavano di come avessi potuto fare quello scatto al 90’».

Nelle ore successive il suo smartphone sarà andato in tilt tra messaggi e chiamate.

«Sì, è vero (ride, ndr). Ma è stata una piacevole tortura. Mi hanno chiamato in tanti dall’Argentina, ma anche dalla Spagna. È stato molto bello».

La telefonata più gradita?

«A parte i familiari, sicuramente quella di Veron, che mi ha lanciato nel grande calcio e a cui sono rimasto legatissimo (la Brujita è stato prima compagno di squadra, poi allenatore e infine pure suo presidente all’Estudiantes, ndr)».

Lo sa che anche lui, diciannove anni fa, vinse una Coppa Italia con la Lazio con i capelli tinti di color oro?

«Sì, sì, me lo ha detto. Abbiamo riso di questa cosa, io non lo sapevo (18 maggio 2000: quattro giorni prima la Lazio aveva vinto il secondo scudetto e molti calciatori biancocelesti si tinsero i capelli di biondo platino per una scommessa, ndr)».

A proposito, come è nato il nuovo look poco prima del match con l’Atalanta?

«Adesso lo posso dire. Visto che le precedenti finali che avevo giocato erano andate tutte male ho deciso di fare qualcosa per spezzare l’incantesimo. È andata bene…».

Beh, a questo punto resterà biondo a vita.

«Non lo so, ma sicuramente per un bel po’ di tempo continuerò ad avere questo look…».

Se la sua compagna Desirée è d’accordo…

«Lo è! Era in tribuna la sera della finale. Questa Coppa la dedico a lei e ai mei genitori, le persone più care. E ovviamente ai tifosi laziali».

L’Italia la conosceva già, per essere stato a Genova. L’impatto con Roma come è stato?

«Una città meravigliosa se non fosse per il traffico… Io e Desirée (Cordero, ex Miss Spagna, conosciuta a Siviglia, ndr) viviamo però non troppo distanti da Formello, così il problema non si pone».

Le fughe in centro per…

«Visitare i monumenti, vivere la città e concedersi qualche cena. Carbonara e amatriciana sono fantastiche».

Per un argentino l’Italia è davvero una seconda casa?

«Sì. Lo pensavo già quando ero a Genova (da gennaio 2015 a giugno 2016 ha giocato nella Samp, ndr), ne sono ancora più convinto ora che sono a Roma. Abbiamo tantissime affinità, per quanto mi riguarda molto più con voi italiani che con gli spagnoli».

E a livello calcistico meglio la Serie A o la Liga?

«In Italia il calcio è più tattico, in Spagna più offensivo. Io però mi trovo meglio in Italia, questo campionato si addice di più alle mie caratteristiche».

Lo ha dimostrato soprattutto negli ultimi mesi.

«Grazie a Inzaghi ho finalmente trovato la mia collocazione ideale. Che non è quella di seconda punta come tutti credono. Io gioco tra le linee, alle spalle della prima punta. Sono più trequartista che attaccante, anche se vado spesso in area. In Spagna ero attaccante esterno. Posso farlo, ma non è il mio ruolo ideale».

Un trequartista che nell’ultimo mese ha segnato gol decisivi. Prima della finale c’era stato quello nella semifinale vinta a San Siro sul Milan.

«La partita più bella, però, l'ho giocata nel derby, senza segnare…».

Già, il campionato. La Champions sfumata è un rammarico quanto grande?

«Tanto. Abbiamo buttato via troppi punti, ma abbiamo anche pagato i numerosi infortuni avuti tra novembre e gennaio. Anch’io in quel periodo ho avuto problemi. Senza quegli stop adesso faremmo altri discorsi».

Ci riproverete l’anno prossimo.

«Assolutamente. Questa Coppa Italia deve essere il punto di partenza. E nella prossima stagione cercheremo di fare meglio pure in Europa League».

Le Coppe europee quest’anno sono state una dittatura inglese.

«La Premier non è meglio della Liga o della Serie A, ma in Inghilterra è più ampia la fascia di club che possono spendere tanto e allestire formazioni competitive. Però per me la squadra più bella è stata l’Ajax. Peccato sia stata eliminata».

L’Ajax che ha stregato tutti con i giovani. In Italia invece…

«Ma qualcosa sta cambiando, quest’anno in Serie A sono emersi tanti nuovi talenti, sia italiani sia stranieri. È un ottimo segnale».

Uno su cui si sente di puntare?

«È qui a Formello: Pedro Neto. Ha mezzi incredibili, il futuro è suo».

Fonte: La Gazzetta dello Sport

Categorie
APPROFONDIMENTI

Lotito-Inzaghi, ecco la proposta del presidente al tecnico

L'attesa per l'incontro fra Lotito e Inzaghi sta per finire. Le parti si confronteranno a breve per chiarire il futuro della panchina biancoceleste. Da un lato Inzaghi, forte delle voci di mercato che lo circondano e dei risultati, fra cui la fondamentale Coppa Italia di questa stagione. Dall'altra Lotito, che si dev'essere ormai accorto che il 'figlioccio' è cresciuto, si è fatto uomo e vuole probabilmente un trattamento diverso. Il presidente ha fra le mani un programma triennale, vuole proporre a Inzaghi un contratto fino al 2022 con – ovviamente – un ingaggio ritoccato. Da 1,5 milioni (quelli percepiti attualmente) ai 2,2-2,5 a stagione. Un ingaggio mai concesso ad un allenatore della Lazio, sotto questa gestione. Inzaghi però – cifre a parte – vuole garanzie tecniche, perché la Champions non dev'essere più un miracolo, ma una lotta serrata ogni stagione. C'è da scommettere che proprio su questo tema avverrà il vero dibattito.

Categorie
CALCIOMERCATO

Wesley, ci siamo: pronti 18 milioni per il Bruges

La Lazio è vicina a chiudere il primo colpo di mercato. L'edizione odierna de Il Corriere dello Sport, rilancia la possibile chiusura imminente dell'affare Wesley. Inseguito già la scorsa estate (il giocatore aveva anche visitato Formello) potrebbe finalmente sbarcare a Roma. 1,91 cm per oltre 90 kg, un colosso di 22 anni (classe '96) al servizio della Lazio. Può giocare da partner di Immobile, o farne le veci al fianco di Correa. La duttilità è il suo forte. In quest'ultima stagione ha messo a segno 17 gol, di cui 2 in Champions League. L'affare è da 20-22 milioni, almeno questa è la cifra richiesta dal Bruges per farlo partire. La Lazio – sfruttando il lavoro pregresso con l'agente Nehmy – potrebbe spuntarla per 18 più bonus. Per l'attaccante invece, pronto un lungo contratto (2024).