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DICHIARAZIONI

Inzaghi, Lotito: “I problemi della Lazio non si discutono per strada”

All'uscita dal Consiglio Federale a Roma, il presidente della Lazio, Claudio Lotito, ha parlato brevemente della posizione di Simone Inzaghi alla stampa presente. Queste le sue parole raccolte da TMW: "Ci dobbiamo aspettare altri incontri con Inzaghi? I problemi della Lazio verranno affrontati in altre sedi, non si risolvono per strada".

 

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CALCIOMERCATO

Mihajlovic in pole per la panchina della Roma

 Spunta un nuovo nome per la panchina della Roma, ancora alla ricerca di un tecnico dopo i no di Conte e Gasperini. Il direttore sportivo Petrachi, ancora lontano da Trigoria ma già operativo per le vicende giallorosse, starebbe spingendocon forza per portare nella Capitale Sinisa Mihajlovic. 

Un passato da calciatore alla Roma dal 1992 al 1994, ma soprattutto alla Laziodove per sei anni è stato una delle bandiere del tifo biancoceleste. Il profilo del serbo però è considerato da Petrachi (che ha condiviso con lui due anni al Torino) quello con le caratteristiche migliori per allenare la Roma. Il management giallorosso avrebbe registrato un’apertura da parte di Mihajlovic, nonostante le perplessità legate al gradimento della piazza giallorossa. corrieredellosport.it

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CALCIOMERCATO

Gli Stati Uniti tra Simone Inzaghi, Lotito ed il Milan

La domanda è: il Milan che verrà manterrà un'anima italiana o prenderà una direzione nettamente "europeista"? La domanda non è banale e si porta dietro alcune risposte importanti relative a due decisioni che sono strettamente legate: la prima riguarda Paolo Maldini e la risposta che Ivan Gazidis aspetta alla sua proposta di nominarlo direttore tecnico. La seconda riguarda il margine di manovra che l'eventuale direttore tecnico Paolo Maldini avrebbe o avrà nella scelta dell'erede di Rino Gattuso. 

La corsa alla panchina del Milan ruota attorno a questi quesiti e il perché è semplice da spiegare: l'ex capitano rossonero, forse spalleggiato anche dal presidente Scaroni, vuole un tecnico italiano che ha già individuato in Simone Inzaghi (prima scelta) o Marco Giampaolo, con cui sono stati avviati i primi sondaggi esplorativi. 

La proprietà e la dirigenza, intesa come Gazidis, è dell'idea invece di affidarsi a un profilo internazionale e sta valutando con grande attenzione le posizioni di Sergio Conceiçao – portoghese come Mendes, da non sottovalutare, anche se non della sua scuderia -, Rudi Garcia (in uscita dall'OM) e Paulo Fonseca (Shakhtar Donetsk). 

Questi i contorni di una scelta che non è ancora stata definitivamente presa e che stabilirà anche le gerarchie, strettamente tecniche, in casa Milan. La certezza è che, in questo caso la dirigenza rossonera tutta, ha fretta di arrivare a un dunque e ha fissato per martedì prossimo la dead line per la scelta del nuovo allenatore. 

Ma cerchiamo di fare chiarezza e facciamo un passo indietro a quanto da noi scritto ieri. Simone Inzaghi resta al momento in leggero vantaggio sulla concorrenza e sembrerebbe il profilo migliore per mettere d'accordo le diverse anime milaniste. Il problema principale per arrivare all'attuale allenatore della Lazio è che bisogna passare per Lotito, che ha in mano un anno ancora di contratto con Inzaghi (possibile un incontro in serata tra le parti per trattare una risoluzione contrattuale) e che non è mai un interlocutore comodo con cui sedersi attorno a un tavolo. A questo va aggiunto il volo per la settimana di vacanza negli Stati Uniti che Inzaghi ha prenotato per domani. Se vuole il Milan deve rinviare la partenza. Altrimenti si vaglieranno altri profili.

E qui vale il discorso fatto in precedenza. Se sceglie Maldini, l'alternativa più logica e concreta a Simone Inzaghi è Giampaolo. Se sceglie Ivan Gazidis, con l'appoggio della proprietà, il nuovo allenatore sarà quasi certamente straniero. Tornare alla domanda di partenza altro non è che la sintesi della filosofia del nuovo Milan. Un Milan con un'anima italiana e guidato tecnicamente da una bandiera come Paolo Maldini o votato all'Europa e affidato in tutto e per tutto a Ivan Gazidis. Sportmediaset

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DICHIARAZIONI

Tommaso Paradiso, lettera aperta alla Lazio: “Inzaghi deve essere il nostro Ferguson”

Inzaghi e la Lazio, la Lazio e Inzaghi, difficile immaginarli distanti. Provateci. Sì, è vero il calcio moderno ha perso la sua vena romantica ma proprio per questo dico che Simone deve restare sulla panchina della Lazio. Lui è capace di farci battere forte il cuore biancoceleste. 

Da tempo manca un personaggio che sia un po’ il simbolo. Una sorta di feticcio al quale attaccarsi nei momenti più difficili. Una specie di acchiappasogni. Questa mancanza l’ho avvertita domenica scorsa guardando l’addio di De Rossi. Certo noi abbiamo molte altre cose. Basta vedere la bacheca che sta a Formello con i trofei degli ultimi anni… Ora, però, potremmo avere la grande occasione di avere tutto: le coppe e Inzaghi simbolo della Lazio. Ha vestito questa maglia da calciatore vincendo uno scudetto, tre coppe Italia, due Supercoppe italiana.

Da tecnico ha fatto tutta la trafila partendo dalle giovanili e da tre anni ci sta guidando ad altri successi: Supercoppa e Coppa Italia. Lui ha sempre sposato la nostra causa e noi tifosi vediamo in lui appartenenza. Dovrebbe restare solo per questo. Io gli darei le chiavi di Formello. Inzaghi deve diventare un nuovo Ferguson: un manager-allenatore. Tutto dovrebbe passare da lui: mercato, squadra, spogliatoio. Finalmente potrebbe essere quel collante che ci manca da diverso tempo. Presidente, allenatore, squadra e tifosi come una grande famiglia. Non prenderei nessuno degli allenatori di cui si parla per una sua eventuale sostituzione. Un grande errore farsi sfuggire Inzaghi. È destinato a diventare uno dei più bravi in Europa. E deve diventarlo con la Lazio.  (L'autore è leader dei The Giornalisti)

Ilmessaggero.

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ESCLUSIVE

‘QUELLI CHE…’ – Mauri: “Inzaghi? Al 60% rimarrà alla Lazio, ma la situazione va chiarita in fretta” (VIDEO)

Stefano Mauri a 'QUELLI CHE…': "Inzaghi è convinto che dopo queste 3 stagioni, il ciclo sia finito. Per questo è necessaria una rivoluzione, o comunque rinnovare parecchio della rosa biancoceleste. Questo ovviamente significa nuovi investimenti e un calciomercato attivo. Il rapporto con Lotito? Sono fiducioso che tutto possa tornare alla normalità, credo che al 60% Simone rimarrà alla Lazio. I tifosi vogliono sapere il prima possibile l'esito della vicenda, ma soprattutto non si deve perdere troppo tempo, perché il mercato è all'orizzonte e c'è tanto lavoro da fare. Wesley? Può sostituire Caicedo ed essere il partner di Immobile. Tare lo segue da mesi".

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ALTRE

De Rossi e altri 3 senatori volevano Totti via dalla Roma

SIVIGLIA – Una inchiesta di Repubblica – sul numero in edicola oggi – pubblica, tra l'altro, i contenuti di una mail interna alla società che può aiutare a capire bene il contesto e i retroscena del turbolento tra addio Daniele De Rossi e l'As Roma. Nel documento, datato 16 dicembre 2018, un uomo di fiducia di James Pallotta racconta al suo presidente di come lo spogliatoio o almeno parte di esso chieda alla proprietà di far cadere tre teste: quella dell'allenatore Eusebio Di Francesco, quella del direttore sportivo Monchi, e quella dell'ottavo Re di Roma, Francesco Totti. 

 

  Nel documento si citano, come fonti, i senatori Edin Dzeko, Kostas Manolas, Alexander Kolarov e Daniele De Rossi. Dall'inchiesta – Repubblica ha avuto accesso a fonti dirette e carteggi interni alla società – emerge uno spaccato inquietante che getta una nuova luce sui rapporti tra i due capitani e, soprattutto, documenta un grumo di ricatti e trame di spogliatoio che dice molto non solo della Roma e di Roma, ma anche del doppiofondo del calcio professionistico. Del peso politico dei club, degli appetiti che suscita, degli strumenti non ortodossi per conquistarlo. Del ruolo dei campioni e delle bandiere. 

 

 Acquistando la Roma, Pallotta disse – chiedendo pazienza al suo nuovo pubblico – che Roma non è stata costruita in un giorno. Nessuno gli aveva spiegato che avrebbe ciclicamente dovuto erigerla ripartendo ogni volta dalle sue stesse macerie. Da americano ha reagito con pragmatismo. Lo spogliatoio sarà purgato dai congiurati. Arriverà un nuovo allenatore, un nuovo ds, nuovi medici e nuovi fisioterapisti. La domanda è se la città riuscirà a liberarsi dei suoi pifferai e dal suo eterno istinto cannibale.

La Repubblica

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Rambaudi: “La firma di Inzaghi è legata al mercato, vuole una rosa da Champions” (AUDIO)

Roberto Rambaudi a 'QUELLI CHE…': "La posizione di Inzaghi mi sembra chiarissima: o Lotito gli compra i giocatori – migliorando la rosa – oppure lui non firma. Simone sta puntando al salto di qualità, è un braccio di ferro per cercare di smuovere il presidente dalle sue certezze. La firma sul contratto la apporrà solo nel caso di soddisfazione per le mosse di calciomercato. Il rimpianto di non essere arrivati in Champions League ti fa scattare qualcosa, Inzaghi sa che per due anni sono mancati piccoli dettagli per arrivare al quarto posto. I dettagli sono quei pezzi importanti in più che mancano all'organico della Lazio, per questo il tecnico vuole i giocatori scelti da lui”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Pinelli (Sport Mediaset): “Lotito aspetta una mossa di Inzaghi, per il Milan è lui il prescelto” (AUDIO)

Pietro Pinelli a 'QUELLI CHE…': “Lotito in questo momento aspetta che Inzaghi faccia la sua mossa, come in una partita a scacchi. Da Milano dicono che Inzaghi è il preferito di Maldini, che – se necessario – verrà a parlare con Lotito per trovare un accordo. O Inzaghi rinnova con la Lazio o rassegna le dimissioni, altrimenti un accordo economico fra Lazio e Milan. Simone è il prescelto, nella lista rossonera ci sono anche Giampaolo e Conceicao. Pensare che Inzaghi possa rimanere alla Lazio con un solo anno di contratto è l'ipotesi meno probabile al momento. I rapporti con il presidente sono incrinati, c'è il rischio che al primo stop possano tornare tutte queste discussioni a galla”.

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ALTRE

UFFICIALE – L’Inter esonera Spalletti: può cominciare l’era Conte

MILANO – FC Internazionale Milano comunica che Luciano Spalletti non ricopre più il ruolo di allenatore della Prima Squadra. Il Club ringrazia Spalletti per il lavoro svolto e per il percorso compiuto insieme. 

Con questo breve comunicato l'Inter ha ufficializzato l'addio a Luciano Spalletti. A breve comincierà l'era Antonio Conte.

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STATISTICHE

Acerbi dice 50: nuovo record di presenze, nessuno come lui in Serie A

Quando il soprannome di Highlander ti ti calza a pennello. Francesco Acerbi ha stabilito un nuovo primato di presenze in Serie A e non solo. Il centrale della Lazio – arrivato in estate dal Sassuolo – ha collezionato ben 50 presenze stagionali, fra Serie A e Coppe. Questo significa che è mancato solo in una partita della stagione biancoceleste, dopo una – quantomeno discutibile – espulsione a Napoli. Nessuno come lui nel nostro campionato. Il massimo in carriere prima dell'avventura romana era di 49 presenze, quindi questo è da considerare a tutti gli effetti un nuovo record.