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STATISTICHE

Sesta finale fuori dall’Italia nella storia biancoceleste, è caccia al podio di Supercoppa

Un'altra finale, la Lazio si prepara a giocarsi l'ultimo atto della Supercoppa italiana.

Lo farà nello scenario saudita contro la Juventus. Sarà la sesta finale fuori i confini italiani della storia biancoceleste. Prima della partita di domenica infatti, si registrano i precedenti di Parigi (1998, Lazio-Inter), Birmingham (1999, Lazio-Maiorca), Montecarlo (1999, Lazio-Manchester United), Pechino (2009, Lazio-Inter) e Shanghai (2015, Lazio-Juventus). I precedenti vedono sorridere i biancocelesti, con 3 vittorie (Birmingham, Montecarlo e Pechino) e 2 sconfitte. 

Una vittoria per agganciare l'Inter e salire sul podio. 

La Lazio si prepara alla partita contro la Juventus per dare l'assalto alla 5^ Supercoppa italiana della propria storia. Successo che le permetterebbe di agganciare l'Inter nella speciale classifica. Juventus (8) e Milan (7) sono invece i club che hanno conquistato più volte il trofeo.

Caccia alla sedicesima: la Lazio affronterà la Juventus domenica, dando l'assalto alla 5ª Supercoppa.

I biancocelesti, complessimavamente, cercheranno il 16° titolo della propria storia. Un palmarès ricchissimo che vede 2 scudetti, 7 Coppa Italia, 4 Supercoppa italiana, 1 Coppa delle Coppe e 1 Supercoppa UEFA. Titoli conquistati dal 1958 ad oggi. Sslazio.it

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SOCIETA'

Accuse a Lotito da parte dipendente Radio Roma, Diaconale: “Presidente attivo e presente da differenza, assenti provocano delusioni”

"Lazio e Roma, una questione di fair play. Una regola tacita del calcio stracittadino stabilisce che la S.S. Lazio e l’A.S. Roma competono lealmente sul campo, ma evitano accuratamente qualsiasi forma di polemica o scontro verbale tra loro. Per cui evito qualsiasi commento su alcune affermazioni gravi ed aggressive nei confronti del Presidente Claudio Lotito pronunciate da un dipendente della radio della società giallorossa. Mi limito ad osservare come i tifosi delle due società romane stiano prendendo atto che un Presidente presente, attivo e capace faccia la differenza. Gli assenti non solo hanno sempre torto ma, spesso, provocano grandi delusioni in chi ha creduto in loro".

Arturo Diaconale, responsabile comunicazione e Portavoce SS Lazio

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SUPERCOPPA

Mancini a Ryad: “Juve-Lazio, una grande sfida. Sarri ed Inzaghi diversi, sarà sfida avvincente”

Roberto Mancini questo pomeriggio ha tenuto una lezione a Riyad di fronte a una rappresentanza di tecnici degli Emirati Arabi. Nell'incontro, organizzato dall’LDI, il dipartimento educativo della Federazione Araba che aveva già portato in Arabia Saudita anche Capello, Mourinho e Conte, il ct ha parlato di calcio, dei compiti di un allenatore, della crescita del nostro movimento e di molto altro, compreso l'obiettivo non celato di vincere gli Europei.

Mancini, lei ha allenato in Serie A, in Premier, in Russia e in Turchia. Che suggerimento può dare a un allenatore per la sua carriera?
Ho fatto queste scelte perché, dopo la Serie A, sono capitate queste esperienze fuori dall'Italia. Per un allenatore è importante fare esperienze anche all’estero per conoscere nuove metodologie, nuovi giocatori e nuovi campionati. Mi piaceva fare qualcosa di diverso fuori dall’Italia e non ho avuto dubbi.

In Serie A qualcosa sta cambiando a livello di gioco. E’ una cosa positiva anche per lei? La Serie A tornerà grande?
Il campionato di Serie A è stato fino agli anni ’90 il più bello del mondo perché lì giocavano i più forti. E’ strato bello e appassionante, poi c’è stata la crisi e l’appeal è calato. Il campionato inglese è cresciuto e così anche altri torneo in Europa. Lavorare in una Nazionale è diverso da allenare un club perché non si hanno i giocatori tutti i giorni, ma quando ho accettato questo lavoro lo sapevo… La speranza è che gli italiani giochino sempre di più: adesso la percentuale non è molto alta, ma speriamo che cresca. Il livello comunque sta migliorando e questo è positivo.

Vedere Verratti, Sensi, Jorginho, Barella, Tonali e Zaniolo in un centrocampo giovane come quello dell’Italia è stata una bella scommessa che lei ha vinto.
Chi fa l’allenatore deve credere nelle proprie qualità e pensare in modo positivo. Ho preso la Nazionale in un momento delicato e ho pensato che l’unico modo per uscire da una situazione difficile era puntare sui giovani, anche con poca esperienza, ma tecnicamente bravi. Volevo riavvicinare i tifosi alla Nazionale ed è andata bene. Sono stati bravi i ragazzi che hanno trovato una buona coesione e hanno iniziato a giocare bene. Poteva anche andare male, ma io ho creduto in questi ragazzi e loro sono stati bravi. E’ andato tutto bene.

La sua Italia è capace di cambiare sistema di gioco anche durante la partita. Perché è così flessibile?
Noi abbiamo puntato su un tipo di sistema, il 4-3-3, che era buono per i giocatori tecnici che avevamo in mezzo e non volevamo lasciarli scoperti nella fase difensiva. Così difendiamo in maniera diversa da come attacchiamo: pressiamo alti e ci difendiamo alti. Il modulo può cambiare, ma la cosa fondamentale è la mentalità. Abbiamo provato a fare qualcosa di diverso rispetto al passato.

Nella sua carriera qual è stata la partita più bella da preparare? Quella che le ha dato più soddisfazioni?
Le partite sono tutte belle da preparare, anche quelle che sembrano più facili, perché bisogna stare attenti e cambiare sistema al volo quando c’è la necessità. La più bella di tutte forse è stata quella in cui abbiamo vinto la Premier contro il QPR: eravamo passati in vantaggio, poi siamo finiti sotto 2-1, siamo rimasti in superiorità numerica e abbiamo vinto nel recupero. Siamo stati bravi.

Quale partita vorrebbe rigiocare della sua carriera per cambiare qualcosa tatticamente?
Ce ne sarebbero tante… Difficile dirne una sola perché tutte le volte che non vinci vorresti aver fatto qualcosa di diverso. Dirne una sola è difficile.

Lei ha fatto grandi cose da giocatore e adesso ha vinto molto da allenatore. Quali sono le caratteristiche che le hanno permesso di essere sempre un passo in avanti rispetto agli altri?
Se uno decide di fare l’allenatore dopo aver fatto il calciatore non è facile all’inizio, ma poi l’esperienza ti aiuta a fare meno errori, a capire di più i giocatori. I primi anni dopo il ritiro da calciatore è complicato e non tutto è scontato perché all’inizio uno pensa sempre come un giocatore. Poi attraverso gli errori migliori: aver giocato ti dà più sicurezza e ti garantisce più rispetto da parte della squadra anche se il rispetto te lo devi guadagnare sul campo.

Qual è stato l’allenatore che ha avuto che l’ha fatta più crescere?
Io ho avuto Boskov ed Eriksson per molti anni, due tecnici molto diversi sia nel sistema di gioco che nel metodo. Poi ho avuto la fortuna di lavorare in Nazionale con Sacchi che ha cambiato il calcio in Italia. La somma di questi tre allenatori mi ha fatto migliorare anche se nella testa tutti i tecnici hanno il proprio calcio.

Ha allenato l’Inter, il Galatasaray, la Nazionale… Cosa è importante per un tecnico per decidere di accettare un incarico, magari difficile?
L’Italia mi ha preso perché ero rimasto solo io (ride, ndr). Allenare la Nazionale è bello e importante, un grande onore. Non è semplice e banale arrivare su quella panchina e ho creduto molto nelle possibilità dei ragazzi che volevo chiamare. Le cose difficili sono le più belle da risolvere per me. Quando si fa una scelta si fa perché è una bella sfida da vincere, altre perché c’è un bel progetto del club, per costruire qualcosa che rimanga. A volte invece si può andare all’estero per fare un’esperienza diversa come ho fatto io.

Qual è stato il segreto che ha permesso alla Nazionale di tenere un rendimento costante?
Bisogna avere buoni giocatori e poi un buono staff di preparatori atletici perché la stagione è lunga e i momenti difficili arrivano. Avere uno staff esperto che conosce come si affrontano le difficoltà è una cosa cruciale: bisogna avere un ritmo buono, non accelerazioni e frenate, e questo si può ottenere solo se ci si allena bene e si lavora forte».

Vedendo il girone di Euro 2020, voi avete vinto 10 partite su 10 nonostante siano passate tante settimane da una partita all’altra e abbiate chiamato anche giocatori che sembravano non rientrare nel progetto come Quagliarella.
Quagliarella era il capocannoniere del campionato e lo scorso anno poteva essere importante per l’Italia. Noi siamo aperti quando c’è da chiamare qualcuno che può darci una mano, anche se è esperto o non è con noi da tanto tempo.

Lei si adatta come modulo ai giocatori oppure ha un modulo che vuole adottare ovunque?
Ogni allenatore ha un suo sistema preferito, ma deve anche adattarsi alle caratteristiche dei giocatori. Un allenatore non può imporre un sistema di gioco se non ha i calciatori adatti. Un allenatore in un club cerca di far comprare i calciatori che uno vuole, mentre in Nazionale è più semplice perché uno può avere i giocatori che vuole prendendoseli da solo.

Nel mondo del calcio analizzando i giocatori, qual è la cosa fondamentale per costruire una squadra che gioca bene senza il rischio di crollare? E’ l’inizio della partita? Come vengono preparate?
Io ho il mio metodo, ma ognuno ha il suo. Non si vince con un metodo solo. Se si allena un club è importante avere un progetto serio e dirigenti che ti seguono, poi ci vogliono giocatori ai quali un tecnico deve spiegare come centrare questi obiettivi puntando sul sistema di gioco e sull’alimentazione che sono due cose molto importanti.

Qual è l’obiettivo più grande per Euro 2020? Cosa diranno i giornalisti?
Speriamo che ci chiedano come abbiamo fatto a vincere gli Europei. Riuscirci dopo non aver giocato i Mondiali non è facile, ma sta a noi. Ci sono nazionali più forti di noi, ma possiamo migliorare in questi mesi. Crediamo nelle nostre possibilità e vedremo come andrà. Noi dobbiamo partire per vincere perché siamo l’Italia, anche se poi gli altri sono più avanti con il lavoro. Quando si inizia un torneo bisogna puntare al massimo specialmente l’Italia che ha avuto un grande passato e vuole avere anche un grande futuro.

Cosa pensa della finale di Supercoppa di domenica e della sfida tra Sarri e Inzaghi?
Sono due allenatori validi con due sistemi di gioco diversi. Sarà una bella partita e sarà bello rivederli dopo che si sono sfidati due settimane fa. Sarà una gara avvincente.

corrieredellosport.it

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SUPERCOPPA

Riyad e le donne, lunch meeting organizzato dalla S.S. Lazio

Lunch meeting organizzato dalla S.S. Lazio, in collaborazione con il brand Cartier. La dott.ssa Cristina Mezzaroma, la presidente della sezione Calcio Femminile Ludovica Mantovani, la moglie dell’ambasciatore Italiano in Arabia Saudita Maria Chiara Ferrari, la dott.ssa Patrizia Imerti e la dott.ssa Anna Maria Nastri sono state ospiti della principessa Maha Bint Mishari Abdulaziz Al Saud, vivendo un momento conviviale durante il quale si sono confrontate. Tra le tematiche discusse, il ruolo delle donne nel mondo dell’industria sportiva e l'emancipazione delle stesse. Lo scopo dell’iniziativa è stato quello di creare un momento di confronto sulle sfide culturali e sugli stili di vita che l’universo femminile sta affrontando in tutto il mondo.principessa Maha Bint Mishari Abdulaziz Al Saudz sslazio.it

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SUPERCOPPA

Juventus-Lazio, i convocati di Sarri: Szczesny ed Alex Sandro ci sono

In vista della partenza per Riyad, sede della finale di Coca-Cola Supercup, il tecnico della Juventus Maurizio Sarri ha diramato l’elenco dei calciatori bianconeri convocati: 

Portieri: Buffon, Pinsoglio, Szczesny

Difensori: Alex Sandro, Bonucci, Chiellini*, Danilo, De Ligt, Demiral, De Sciglio, Rugani

Centrocampisti: Bentancur, Emre Can, Matuidi, Pjanic, Rabiot, Ramsey

Attaccanti: Bernardeschi, Cuadrado, Dybala, Douglas Costa, Higuain, Pjaca, Ronaldo

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SUPERCOPPA

Antivigilia Riyad, la giornata della Lazio a due giorni dalla finale (AUDIO)

Supercoppa Italiana a Riyad, la giornata della Lazio raccontanta dal nostro inviato Alessandro Zappulla…

COLLEGAMENTO A 'QUELLI CHE…':

COLLEGAMENTI CON 'NON MOLLARE MAI':

NOVE GENNAIO 1900: https://m.mixcloud.com/Radiosei/alessandro-zappulla-a-9-gennaio-1900-20122019/

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Supercoppa, Abbate (Il Messaggero): “Non mi aspetto sorprese di formazione da parte d Inzaghi…” (AUDIO)

ALBERTO ABBATE (Il Messaggero) in collegamento a 'NMM': "Siamo in attesa del primo allenamento a Ryad. Non credo che ci saranno particolari sorprese rispetto alla formazione che è scesa in campo nelle ultime 3 partite di campionato. So che la seduta di oggi non sarà visibile, sono state messe delle coperture per evitare che esca qualcosa dal campo di allenamento dell'Al Shabab. La copertura mediatica proveniente dall'Italia di questa Supercoppa non è altissima, la location, le spese per raggiungere Ryad e i pochi eventi aperti alla stampa hanno fatto la differenza. Un editore prima di investire dei soldi per questo tipo di evento ci pensa due volte"

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Rambaudi: “Lazio, la Juventus partirà subito forte!” (AUDIO)

ROBERTO RAMBAUDI in collegamento a 'NMM': "La Juventus arriverà a Riyad solo stasera? Credo cambi poco, conta relativamente un allenamento in più o uno in meno. La cosa fondamentale è recuperare le energie pisco-fisiche il prima possibile. Penso che la Lazio possa avere un vantaggio ad essere arrivata prima, in termini di adattamento e riposo è una soluzione forse migliore, ma non cambia molto ai fini della gara. Nulla è scontato, nessuno può garantire che stando a Riyad con un giorno di anticipo scenderai in campo in condizioni migliori. La Juventus di Sarri è sempre quella che cerca di imporsi sempre con palleggio e ritmo. Poi però si spengono, non riescono a tenere quei ritmi per l'intera partita. Cercheranno di trovare un compromesso, ma contro la Lazio avranno voglia di partire forte come al solito. All'Olimpico hanno peccato di un po' di presunzione ed hanno pagato anche l'uscita di Bentancur. Forse dopo il primo tempo hanno pensato fosse una vittoria facile, poi anche i meriti della Lazio hanno sovvertito le cose. Credo che Sarri schiererà il 'Dygualdo' in avanti".

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APPROFONDIMENTI

Esordio con Supercoppa vinta, Leiva è l’antidoto alla Juventus

Lucas Leiva e la Juventus, un legame a doppio filo. Il brasiliano, appena arrivato a Roma ha battuto i bianconeri nella finale di Supercoppa Italiana del 2017, fornendo un passaggio importante per il rigore di Immobile e lasciando il posto all’eroe della serata Alessandro Murgia. Si è ripetuto poi pochi mesi dopo all’Allianz Stadium dove ha guidato i romani in una storica vittoria. Lasciato il Liverpool ha portato nella Città Eterna esperienza, gioco e maturità che gli hanno permesso di alzare al cielo anche la Coppa Italia lo scorso maggio. La Lazio come segno del destino inciso nella data di nascita: 9 gennaio per la Lazio, 9 gennaio per Lucas. Lo riporta La Gazzetta dello Sport

 

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RASSEGNA STAMPA

E se si andasse ai supplementari: Sarri ha delle armi letali, ma la Lazio dura di più…

Se si guarda la panchina della Juve viene da pensare che Sarri abbia sempre in mano un’arma letale per disintegrare la partita quando sta finendo: se gioca con il tridente d’oro Dybala-Ronaldo-Higuain può buttare dentro Douglas Costa; se sulla trequarti schiera Bernardeschi o Ramsey, allora a disposizione ha anche quello che rimane fuori tra la Joya e il Pipita. Se si butta un occhio alle riserve della Lazio il quadro appare più fosco: a parte Caicedo, il centravanti magico da due milioni di euro, Inzaghi non ha uomini che possano cambiare faccia alla partita, salvo exploit imprevedibili. Perciò, in vista della Supercoppa di domenica, viene da pensare che la Juve avrebbe interesse a portare avanti la gara quanto più possibile, anche sul pareggio, per sfruttare la forza dirompente dei suoi rincalzi. Ma i numeri del campionato, dicono che non è così. Anzi. La Lazio migliora con il tempo che passa, in attacco e soprattutto in difesa. Prima del 45’ ha segnato 17 gol, dopo ne ha realizzati 21 (e 5 di questi nel recupero). Clamorosa la differenza delle reti subite: 13 entro l’intervallo e 3 nella ripresa (due di queste nella sciagurata trasferta di Ferrara e una contro il Lecce). Un percorso che rende la squadra di Inzaghi la migliore del campionato dal 46’ in avanti: se la classifica fosse limitata al secondo tempo, la Lazio avrebbe 39 punti con 12 vittorie, 3 pareggi e una sola sconfitta (ovviamente con la Spal). Perché la Lazio vola nella ripresa? Ci sono almeno tre motivi. Uno non necessariamente il principale è caratteriale: la squadra ha acquisito una convinzione e una combattività mai viste, crede in ciò che fa e porta avanti le proprie battaglie sportive fino all’ultimo respiro; significativo in questo senso l’ardore con cui i biancocelesti si sono gettati all’assalto del Cagliari dopo avere realizzato l’1-1 nel recupero. Poi c’è una ragione fisica: benché abbia diversi giocatori un po’ avanti con gli anni, la squadra è stata allenata benissimo dallo staff di Inzaghi e, in particolare, dal capo preparatore Fabio Ripert. Infine va riconosciuto all’allenatore il merito di saper cambiare in corsa, tanto è vero che spesso i gol o i colpi decisivi arrivano dalla panchina: il passaggio al 4-4-2 e l’inserimento di Caicedo, Jony e Cataldi a Cagliari sono stati determinanti. E la Juve? I numeri dicono che fa tutto con maggiore equilibrio, anzi che nel primo tempo funziona perfino un po’ meglio: 16 a 15 i gol fatti (3 quelli nel recupero); 8 a 9 quelli subiti. E forse non è un caso che, in campionato, la sfida tra la Lazio e i bianconeri fosse in parità all’intervallo e sia poi terminata 3-1. Chissà se la Supercoppa confermerà che i biancocelesti vengono fuori alla distanza. Tanto più che stavolta potrebbero esserci anche i supplementari. Corriere della Sera