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Scarpa d’Oro, Immobile insidiato: Lewandowski torna a giocare, primato in pericolo

Ciro Immobile ha sempre ammesso che i record personali non gli importano poi molto. Certo è, che vedere di nuovo Robert Lewandowski, sfidante numero uno nella classifica per la Scarpa d’Oro, tornare in campo, fa venire un po’ di amaro in bocca. Con la ripartenza della Bundesliga si riaccende anche la sfida tra i bomber più forti d’Europa. In testa c’è l’attaccante della Lazio. Ciro al comando con 54 punti in virtù dei 27 gol segnati in Serie A (la classifica tiene conto delle reti moltiplicate per il coefficiente del campionato, ovvero 2).

Il testa a testa nella classifica per la Scarpa d’Oro tra Immobile e Lewandowski va avanti da inizio anno. L’attaccante del Bayern Monaco è a quota 50. La Bundesliga riparte e lui torna in campo a caccia di altre reti. Domani (ore 18) i bavaresi sfidano l’Union Berlino. Robert potrebbe già agguantare Ciro in testa alla classifica con due gol. Non una cosa impossibile per un calciatore delle sue qualità. Sono già 5 le doppiette in questa stagione. Attenzione anche agli altri bomber di Germania, Timo Werner e Erling Haaland. Sono a quota 42, gli stessi punti di Cristiano Ronaldo. Pure il portoghese potrebbe essere scavalcato in graduatoria. corrieredellosport.it

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RASSEGNA STAMPA

Infortunio per Strakosha: frattura da stress al quinto metatarso

Disposti a tutto, o quasi, pur di lottare ancora per lo scudetto. In realtà i mugugni ci sono, eccome, anche a Formello: i calciatori sono irritati dalla clausura anticipata con pasti self-service modalità aereo, da giornate intere rinchiusi da soli per un’ora d’allenamento. Anche se hanno dato il loro ok a Lotito in caso di ritiro indispensabile e obbligatorio. Rimane comunque tutto incerto perchè al presidente non vanno giù, come ad altri club, alcune disposizioni (per esempio quelle legate alle camere singole, non basterebbero per tutti in Foresteria) del protocollo. E così Acerbi, consigliere dell’Aic, ha annunciato a Tommasi che anche Lotito per lunedì – a queste condizioni di lavoro inaccettabili – è contrario. Un fronte comune delle varie componenti del calcio è indispensabile per far rivedere qualche scelta al Governo e ottenere delle modifiche dal Comitato tecnico scientifico. Nel frattempo la Lazio continua ad allenarsi con l’ottimismo di chi sa che riprenderà sicuramente il campionato. Ieri mattina, durante la seduta (poco più di un’ora di esercitazioni tecniche e lavoro atletico), fitto colloquio Tare-Inzaghi a bordo campo. C’era anche Peruzzi a visionare tutto: bisogna fare più attenzione, le partitelle 3 contro 3 sono finite sotto la lente d’ingrandimento.

INFORTUNIO

La novità è però un infortunio tenuto nascosto, che spiega il motivo per cui il preparatore dei portieri Grigioni stia aiutando solo Inzaghi in allenamento: Strakosha si trascina una frattura, forse da stress, al quinto metatarso. Meno male che c’è tempo, perchè altrimenti sarebbe quasi sguarnita oggi la porta della Lazio: rimane solo il terzo portiere Guerrieri, a meno che Proto non rientri dal Belgio completamente guarito al polso. Sono attesi anche Lukaku capitan Lulic e Djavan Anderson. Per oggi sono 22 i convocati per l’ultima seduta “individuale” prima della ripresa degli allenamenti di gruppo: in vista di dopodomani, oggi si sottoporranno a nuovi test ortopedici e anche ai tamponi necessari (da ripetere dopo 24 ore e una settimana) da protocollo. Per il ritiro immediato s’aspetta un rinsavimento del Governo.

Il Messaggero

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Min. Spadafora: “Il protocollo con ritiri non piace alla Serie A? Lo hanno proposto loro. Senza autoisolamento resta distanziamento. Quarantena collettiva dipende dalla curva…”

Vincenzo Spadafora, ministro dello sport, parla ai microfoni di Rete4 del protocollo che Serie A e FIGC vogliono ridiscutere viste le tante limitazioni agli allenamenti e in particolare riferimento alla quarantena di squadra: "Ci sono due cose importanti per il fischio d'inizio avvenga il 13 giugno: lunedì dovevano riprendere gli allenamenti sulle basi di un protocollo FIGC proposto dalla Lega Serie A un mese fa, dal presidente Dal Pino, oggi capiamo che la Lega ha difficoltà ad attuale il protocollo che ci ha proposto. Non lo abbiamo chiesto noi però, lo avevano proposto loro. Non hanno strutture o centri adatti e se ne rendono conto oggi, specie sull'autoisolamento. Lunedì ripartono tutti gli altri sport di squadra e possono continuare ad allenarsi distanziati, la FIGC può farlo con le regole degli altri sport. Ieri un quotidiano italiano ha fatto vedere le immagini di un presidente un po' furbetto che ha fatto allenare la squadra insieme senza rispettare le regole, in barba alle regole. Se così non possono partire gli allenamenti riparliamone, è giusto che ripartano, ma non vedo perché il 13 giugno non possa ricominciare il calcio".

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Incontro FIGC-Lega-medici: i club dicono no al protocollo e chiedono correzioni Nel pomeriggio contatto Gravina-Spadafora

Il vertice tra Lega Serie A, Federcalcio e medici è terminato da poco e Sky Sport ha dato i primi aggiornamenti. La Lega ha comunicato alla FIGC che il protocollo studiato dalla Federcalcio per la ripresa degli allenamenti dovrà essere rivisto in tre punti: nella modalità della quarantena in caso di calciatore positivo, nella modalità del ritiro e nella responsabilità dei medici. Ciò che la FIGC aveva cambiato, dopo la richiesta del CTS, non va bene alle squadre di A e alla Lega. Oggi pomeriggio ci sarà un contatto tra Gabriele Gravina, presidente della FIGC, e il ministro dello sport Spadafora e vedremo quella che sarà la sua reazione, se privata o pubblica e se ci sarà la volontà di modificare il protocollo. A breve dovrebbe arrivare anche una nota ufficiale della Lega Calcio.

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Ritiri, quarantena collettiva e responsabilità medici, i club così non ripartono: “Protocollo non praticabile, serve altra intesa con il governo”

Un consiglio di Lega per discutere alcuni punti del protocollo FIGC. Oggi i club si sono ritrovati e sono arrivati alla conclusione che chiederanno alla Lega di intercedere con il Governo. Le società non vorrebbero più svolgere il maxi ritiro, si chiederà una variazione sulla quarantena per tutta la squadra in caso di un calciatore positivo e di non considerare la responsabilità del medico del lavoro. Tutto da rifare, un ennesimo cambio di programma. E ora la palla passa di nuovo al Governo e al Comitato Scientifico.

Tutto nasce dalle "Indicazioni per la ripresa degli allenamenti delle squadre di calcio professionistiche e degli arbitri”. Quelle che ieri Gabriele Gravina, presidente della FIGC, ha trasmesso a Vincenzo Spadafora, ministro dello Sport. Un documento nel quale la federcalcio, come dichiarato ieri da Spadafora, ha accolto i rilievi del CTS, adeguando il protocollo del 18 aprile alle richieste del comitato sui test, sul maxi-ritiro per garantire l’isolamento del gruppo squadra, sulla responsabilità dei medici e sulla quarantena dell’intera rosa, necessaria in caso di nuovo contagio. 
Protocollo indigesto per la A. È su quel documento, e sulla missiva di corredo, nella quale peraltro lo stesso Gravina si augura un futuro allentamento delle misure richieste dal CTS, che si è incentrata la discussione in merito alla ripresa, nell’assemblea di Lega Serie A di oggi. Ed è sempre da lì che nasce il dietrofront di molti dei 20 club del massimo campionato: ripartire così, a queste condizioni, è impossibile. 
Problema alloggio. Al netto delle responsabilità, una questione sollevata pubblicamente sia dall’Udinese che della Lazio, le difficoltà sono anzitutto di natura pratica. I club privi di una foresteria presso il proprio centro sportivo hanno grosse ritrosie sull’ipotesi di svolgere il maxi-ritiro e creare la famosa bolla sterile in un albergo esterno. Questione di costi, alti, e non solo. Quali club? Sicuramente l’Inter ha giudicato impraticabile questo scenario, e anche da casa Fiorentina filtrano valutazioni sull’effettiva possibilità di far partire il ritiro se le condizioni non cambieranno. Ma il fronte è molto più ampio: a parte la Juventus, che può sfruttare il J-Hotel, e proprio la Lazio, che è contraria al protocollo ma può contare su Formello già attrezzato a tal fine, pochissimi club hanno la possibilità ospitare un gruppo squadra da 60-70 persone presso proprie strutture. Per questo chiedono di modificare ulteriormente il protocollo: se ne parlerà domani con FIGC e FMSI, nei giorni a venire col governo. Anche se finora, sotto questo profilo, dall’esecutivo sono arrivate ben poche aperture rispetto a soluzioni alternative. Tuttomercatoweb.com

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Malagò: “Al 99% la Serie A ripartirà il 13 giugno. Ma non so se arriverà alla fine…”

 Giovanni Malagò annuncia la ripartenza del calcio in una intervista a 'Radio 2'. Il presidente del CONI s'è così espresso sulla ripartenza della Serie A: "Al 99% la Serie A ripartirà il 13 giugno. Mi sembra che si stia facendo di tutto per ricominciare e per mettere in condizione il sistema di ripartire. Poi sulla possibilità che finisca bisogna avere la palla di vetro e questa è la mia opinione. E' un vero rischio, ma per la Serie A l'obiettivo primario e unico è quello di ricominciare. Questa è una mentalità che io non ho, forse è un fatto culturale. Però io penso che nella vita, anche se uno è convinto e determinato, deve sempre avere un'alternativa, altrimenti si rischia di compromettere una situazione già molto complessa"

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Spiragli anti quarantena collettiva nel protocollo: dopo il ritiro si potrebbero rivedere le linee guida

Le condizioni imprescindibili poste dal Cts al protocollo per la ripresa degli allenamenti hanno creato preoccupazioni e punti interrogativi, fra le 20 squadre di Serie A. In particolar modo il passaggio in cui si dispone la quarantena di 2 settimane obbligatorie per tutto il gruppo squadra in caso di un solo caso di positività. Secondo l’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, però, nel documento inviato dalla FIGC al Ministero dello Sport c’è anche un passaggio a metà fra una richiesta e una speranza. Le indicazioni riguarderebbero le prime due settimane di allenamento (quindi in linea teorica 18-31 maggio) con possibile estensione alla terza, inoltre il nuovo protocollo dice: “Successivamente, sulla base del combinato disposto alle evidenze epidemiologiche e delle misure governative che verranno adottate, potranno essere fornite linee guida aggiornate per un possibile allentamento della ‘quarantena volontaria’ in occasione dei successivi periodi di allenamento e/o ripresa delle gare”.

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Tare: “Ci stanno prendendo in giro, non voglio pensare che Spadafora lo faccia apposta”

Il direttore sportivo della Lazio Igli Tare ha parlato oggi ai microfoni di Repubblica soffermandosi sulla possibile ripresa del campionato, tema al quale ovviamente il club biancoceleste è particolarmente interessato: "Proveremo a vincere lo scudetto se la Serie A riprende, oppure l’anno prossimo. Chi dice che vogliamo continuare il campionato solo per interesse personale non ha capito niente. Il calcio dà da vivere a 370 mila persone, se si ferma sarà il fallimento per tanti e l’Italia perderà pezzi di storia non solo sportiva. Sarà un disastro sociale. Fermarsi adesso vuol dire, quasi certamente, non ripartire neanche a settembre: molti mesi di inattività sarebbero allucinanti. Ci invidiano e pensano che il calcio sia soltanto la serie A, invece sono migliaia di persone e famiglie che lavorano. Abbiamo il dovere di difenderle”.

Sull'operato e sull'atteggiamento del ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, Tare non usa mezzi termini: "Ci stanno prendendo in giro, queste continue complicazioni sono ridicole. Non posso pensare che il ministro Spadafora sia così irresponsabile da farlo apposta, ma di certo esistono governi in Europa che vogliono aiutare il calcio: la Germania, la Spagna, l'Inghilterra. In Italia non è così, e neppure in Francia dove hanno bloccato tutto in via definitiva: e io penso che il governo francese perderà molte cause civili con i club. Evitiamo un'estate in tribunale. Ci stanno prendendo in giro, queste continue complicazioni sono ridicole. Siano più chiari, oppure le conseguenze si riveleranno enormi: economiche, sociali, sportive e psichiche. La gente è in sofferenza nervosa e il calcio è terapeutico. Ne abbiamo bisogno in tanti. Il pallone può essere il segno della vita che ricomincia davvero. Il protocollo sanitario tedesco è il migliore: controlli a tappeto e se c’è un positivo si isola lui, non l’intero gruppo. Si gioca, e se poi qualcuno decide di tornare a casa può farlo, ma pagando di tasca propria i test settimanali per sé e i suoi famigliari. Alla Lazio, dopo gli esami sierologici siamo risultati tutti negativi e nessun giocatore si è mai allontanato da Roma”.

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AMARCORD

Lazio, vent’anni fa lo scudetto con un finale da film

Ore 18.04 del 14 maggio 2000. Uno scudetto così non si era mai visto. C’era già la tv a pagamento, ma non certo negli stadi. E i telefonini al massimo potevano mandare messaggini, mica la diretta streaming. E così stavano tutti attaccati alla vecchia cara radiolina di Fantozzi, che trasmetteva “Tutto il Calcio Minuto per Minuto” in edizione speciale.Nell’attesa i laziali dopo aver già festeggiato la fine del bellissimo campionato della Lazio, con i gol di Simone Inzaghi, Veron e Simeone alla Reggina, se ne andavano bighellonando qua e là per il campo, sbandierando e abbracciandosi. Già felici così. La squadra era rientrata negli spogliatoi per accalcarsi davanti alla tv, le immagini dell’epoca danno Orsi, Salas e tutti gli altri mentre guardano nei monitor tv cosa sta succedendo al Curi, dove si gioca ancora Perugia-Juventus. E’ scontato che la Juve vinca no?  Nessuno in quel momento poteva pensare che davvero arrivasse uno scudetto via radio.
 

Secondo scudetto Lazio, il video amatoriale di 20 anni fa: l'attesa sul prato dell'Olimpico e poi la festa

Succede invece. Lo scudetto alla Lazio arriva alle 18.04 di quella domenica pomeriggio di venti fa, perché il Perugia batte la Juve in una delle più controverse partite della storia del calcio italiano. Nell’intervallo della partita la pioggia era considerevolmente aumentata fino a diventare un uragano che ridusse il campo a un’immensa pozzanghera. L’arbitro Pierluigi Collina, ripreso con l’ombrello per fare le prove di rimbalzo del pallone, decise di aspettare un’ora, prima che la pioggia rallentasse e si potesse tornare a giocare tra mille difficoltà.

DI GIANNI MURA

La Juventus non glielo perdonerà mai e per una volta Moggi e Giraudo si videro tenuti distanti e messi al loro posto dal re degli arbitri italiani. Che cocciutamente portò al termine la partita, su un campo che del resto era lo stesso per entrambe le partecipanti. Si tornò sul campo sullo 0-0 e la Juventus ebbe un tempo intero per vincerla quella partita, ma non ci riuscì.

Per paradosso lo scudetto della Lazio porta soprattutto la firma di Alessandro Calori, difensori toscano, che al Perugia trascorse solo quella stagione e il cui ultimo ultimo gol per la squadra di Mazzone e Gaucci fu appunto quello decisivo. Quello che dette lo scudetto alla Lazio, 26 anni dopo il primo di Chinaglia e Maestrelli. E tutti gli scudetti che arrivano al di sotto della Milano-Torino sono a loro modo “storici”.
 

DI LUIGI PANELLA

Anche se, tutto sommato, fu una sorpresa abbastanza relativa. Gli equilibri del calcio allora erano differenti. L’anno precedente la Lazio aveva perso lo scudetto per un punto contro il Milan, l’anno successivo lo avrebbe vinto la Roma.

Quello scudetto ha le radici nel disegno folle  di Sergio Cragnotti, industriale precipitato nel calcio, poi coinvolto nel clamoroso crac Cirio e di molte altre aziende. La Lazio, grandissima squadra, un gruppo di campioni strappati a suon di miliardi alle tradizionali big del calcio, era la vetrina della sua malata e anche furfantesca grandeur. Rappresentava, Cragnotti, una borghesia sbrigativa e senza scrupoli che andò allo scontro, per non dire in guerra, con la nobiltà del pallone. Per poi finire di filato in carcere.

La Lazio di quegli anni vide lo sbarco a Roma di giocatori come Gascoigne, Signori, Mancini, Nedved, Boksic, Vieri, Simeone e tantissimi altri: un pantheon di campioni. Era come se la Milano da bere e degli yuppies si fosse trasferita a Roma.

Per dare la misura delle follie cragnottesche e dello spregiudicato clima da raider della finanza che si era impadronito del calcio, Christian Vieri viene comprato ad agosto ’98 dall’Atletico Madrid per 55 miliardi di lire e rivenduto a giugno ’99, dieci mesi dopo, all’Inter per 90 miliardi. L’anno dopo lo scudetto 2000, sarebbe stato acquistato Mendieta per 89 miliardi, un vero bidone il cui altissimo valore iniziale praticamente si dissolverà totalmente in breve tempo. E infatti da lì a poco la bolla cragnottesca sarebbe esplosa clamorosamente, facendo venire giù tutto. Anche la Lazio stessa.

L’apice di quella stagione, in una raffica di polemiche arbitrali al calor bianco con la Juve sempre al centro e Cragnotti sempre all’attacco, fu il 1° aprile con la notturna al Delle Alpi tra Juventus e Lazio. Mancano addirittura Marchegiani, Nesta, Mancini e Salas ma la Juventus di Zidane, Del Piero e Filippo Inzaghi, sbatte e si intestardisce contro il muro della Lazio e soprattutto di Marco Ballotta in porta. E Simeone segna così lo storico gol che diventa il fondamento principale dello scudetto laziale.
 

DI MAURIZIO CROSETTI

La Lazio aveva in panchina l’ineffabile Sven Goran Eriksson, ottimo allenatore, abile gestore dei tanti campioni, gran navigatore della vita e del pallone, buon viveur da trovare nella capitale la sua bambagia. E soprattutto la Lazio aveva una squadra straordinaria: Marchegiani, Nesta, Mihajlovic, Simeone, Stankovic, Nedved, Veron, Salas, Simone Inzaghi, Mancini, Boksic. Roberto Mancini che ne fu la mente in campo – e infatti un anno dopo era già l’allenatore della Fiorentina – vinse con la Samp prima e con la Lazio poi. Uno straordinario rivoluzionario col ciuffo, la sciarpa al collo e i vestiti dei migliori atelier della Capitale.
 

repubblica.it

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Comunicato Lega Serie A: indicata la data del 13 giugno per la ripresa del campionato

Dopo l'Assemblea di oggi, la Lega Serie A ha trasmesso un breve comunicato su quanto deciso dai venti club di massima serie: "L'Assemblea della Lega Serie A si è riunita oggi con tutte le Società presenti e collegate in video conferenza. La Lega Serie A ribadisce, nel rapporto con i licenziatari dei diritti audiovisivi 2018-2021, la necessità del rispetto delle scadenze di pagamento previste dai contratti per mantenere con gli stessi un rapporto costruttivo. Per quanto riguarda la ripresa dell'attività sportiva è stata indicata, in ossequio alle decisioni del Governo e in conformità ai protocolli medici a tutela dei calciatori e di tutti gli addetti ai lavori, la data del 13 giugno per la ripresa del campionato. L'Assemblea ha inoltre indicato il Dott. Nanni della Società Bologna per rappresentare nella Commissione medico scientifica della Figc le istanze delle Società, che saranno previamente informate in sede assembleare".