La presunzione di non togliere nemmeno una partita dal calendario, malgrado la ritardata chiusuradella scorsa stagione gli avesse tolto di netto un mese, era sembrata da subito insostenibile.
Detto che la strada maestra per sgonfiarlo, la riduzione a 18 squadre dei campionati nazionali, è unadelle riforme mancate che la pandemia ci ha fatto rimpiangere, una volta nei guai il taglio dei matchpoteva riguardare soltanto le nazionali. Gli Europei e la Copa America erano già state rinviate altermine di questa stagione. La rinuncia alla Nations League e lo spostamento al prossimo anno dellegare di qualificazione mondiale avrebbero allentato la pressione sui giocatori, ridotto i rischi didiffusione del virus – i club viaggiano nella cosiddetta bolla, in nazionale ci si va ciascuno perconto suo moltiplicando i rischi -, consentito periodi di recupero quanto mai opportuni quest' anno elimitato i rimborsi alle televisioni. Così invece le partite in calendario nei prossimi giorni sono inalto mare, i tempi di convocazione sono decisi dalle Asl – concettualmente il discorso non è diversoda Juve-Napoli, difatti Marotta ha subito chiesto a Spadafora un intervento che ripristinil'uniformità di trattamento – e lo stesso Mancini è stato costretto a chiamare quasi tutti gliitaliani in Serie A per essere certo di trovarne undici da mandare in campo. Tutto ciò è insensato.Nel frattempo campionati e coppe sono arrivati alla sosta di novembre, e a grandi linee le sorprese diun mese fa si stanno difendendo bene: per un Psg e un Bayern che hanno ormai preso il sopravvento,Real Sociedad e Leicester si tengono dietro gli squadroni della Champions. Sono formazioni di EuropaLeague come Milan, Napoli e Roma, battistrada in Serie A (assieme al Sassuolo). Hanno avuto deipassaggi a vuoto – il Milan giovedì col Lille, il Napoli prima con l'Az – ma le loro qualificazioninon sono in discussione. Così ieri Roma e Napoli hanno alzato le loro ambizioni passando a Genova eBologna. Come tutte le squadre che non sono la Juve, fuggono come la peste il discorso scudetto: ma èuna strategia per allentare la pressione in crescita, che il Milan ha rischiato di pagare dopo lapartenza a handicap contro il terribile Verona. Pioli ha un problema tecnico – la difesa sulle palleinattive – ma una forza psicologica che impressiona: ieri non meritava di perdere, e in un modo onell'altro alla fine non ha perso. Notevole.
Resta il fatto che la Champions e i suoi verdetti in bilico stiano costando molto. Atalanta-Inter inquesto senso è stata una gara esemplare: entrambe trattenute dopo gli schiaffi presi martedì, timoroseche una sconfitta potesse aprire una crisi, a lungo hanno giocato a non stuzzicarsi troppo. Poi èsuccesso che Lautaro distillasse un bel gol da un'azione come tante, e l'Inter avesse cosìl'opportunità di dare un colpo d'ala alla sua faticosa partenza stagionale. Ma se dal primo ottobre aoggi hai vinto soltanto una partita, vuol dire che qualcosa (non poco) ti manca: Vidal l'ha sottolineato con la matita rossa divorandosi il gol del 2-0, e la difesa schierata non è riuscita aimpedire che Miranchuk ricordasse a tutti che quest' anno in Italia sono arrivati anche dei campioni,basta farli giocare. L'Inter non è l'unica ad aver preso un gol a difesa schierata. La Juve l'hasubito addirittura al minuto 95, disponendosi a presepe davanti allo slalom del magnifico Correa (ealla sentenza dell'implacabile Caicedo): un gol sul quale colpevolizzare tutti, a partire da Dybalache avrebbe dovuto difendere quel pallone sino al fischio finale, e che trattiene una volta di più laJuve di Pirlo dal decollo. Avevano giocato bene contro la Lazio, sfruttando la gran voglia di Ronaldoe i progressi decisi di Rabiot: ma pure i campioni d'Italia sono al quarto pareggio in sette gare, conla novità che stavolta si sono fatti raggiungere anziché inseguire loro. Da qui a Natale avranno ilcalendario più semplice, con una sola rivale fra le prime nove della classifica: non sfruttarlosarebbe indizio di una stagione di transizione. In un club che non le contempla.
Paolo Condò – la Repubblica