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ARBITRI

Designazioni, Lazio-Hellas ad Abisso

La 11ª giornata di Serie A TIM Lazio-Hellas Verona, in programma sabato 12 dicembre 2020 alle ore 20:45 allo Stadio Olimpico di Roma, sarà diretta dal signor Rosario Abisso (sez. di Palermo).

Assistenti: Mondin – Mastrodonato

IV uomo: Manganiello

V.A.R.: Mazzoleni

A.V.A.R.: Liberti

La designazione arbitrale per l’11ª giornata di Serie A ha assegnato la gara Lazio-Hellas Verona, in programma sabato 12 dicembre alle ore 20:45 presso lo Stadio Olimpico di Roma, al signor Rosario Abisso della sezione di Palermo.

Il direttore di gara siciliano ha arbitrato i biancocelesti in dieci circostanze: il primo precedente risale al 20 agosto 2017, giorno in cui la compagine allenata da mister Simone Inzaghi pareggiò allo Stadio Olimpico di Roma contro la SPAL in occasione della prima giornata dell’edizione 2017/18 del campionato italiano di massima serie. 

Nella passata stagione Abisso ha diretto i biancocelesti in quattro gare, nelle quali i biancocelesti hanno ottenuto due vittorie (Parma e Bologna) e due pareggi (Hellas Verona e Udinese). Pertanto, il direttore di gara siciliano dirigerà per la seconda volta in carriera un confronto tra i biancocelesti e gli scaligeri.

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La Virtus Roma non c’è più: il racconto di un mito dimenticato da tutti

Rino Saba, Paolo Ragnisco, Franco Pileri e Armando Polidori. Sono i quattro pionieri che hanno pensato la Virtus Roma. Che in principio, era il 1959, si chiamava Virtus Aurelia, e finanziava i propri campionati grazie alle geniali intuizioni di Ragnisco, il quale per trovare soldi per la causa riuscì anche a mettere in piedi una importazione di tappeti; lui, e qualche altro temerario, li andavano a prelevare in Afghanistan con una Volkswagen maggiolino.  
Solo nel 1960 la Virtus Aurelia si affilierà alla Fip, così da festeggiare in questo anno infausto, il 2020, i 60 anni di vita. Di soli tappeti però non può vivere l'uomo e così nel 1972 arrivò l'accordo con il dopolavoro del Banco di Roma che inglobò la società per farne una squadra capace di aspirare a nuovi obiettivi. 
Il giovanissimo Maurizio Polidori fu uno dei primi allenatori della nuova Virtus Banco di Roma, prima che nel 1976 arrivasse Nello Paratore, santone del basket e già CT della Nazionale. Il professore in due anni condusse il club in A2. La scalata era iniziata e nel 1979-80, sempre con Paratore, il Banco conquistò la serie A. 
SCUDETTO. Poi ecco Valerio Bianchini in panchina, Larry Wright a guidare una pattuglia di italiani in cui spiccavano Gilardi, Polesello, Solfrini e Castellano. Arrivò un inaspettato e fantastico scudetto il 19 aprile 1983, quando Roma sconfisse Milano, davanti a 14.348 spettatori (record assoluto di presenze in Italia ndr) 97-83. L'anno dopo ecco la Coppa dei Campioni a Ginevra contro il Barcellona, quindi l'Intercontinentale nel 1984-85 e poi la Korac, con Mario De Sisti in panchina al posto di Bianchini, nel 1986. 
Intanto, mentre per il PalaEur era passato un califfo della NBA come George Gervin, la Virtus, con il disimpegno del Banco di Roma, rischiò di scomparire. Fu rilevata dal gruppo Ferruzzi, era il1989. Furono gli anni degli investimenti folli con campioni come Ferry, Shaw, Radja, Mahorn, Cooper che giocarono a Roma. Arrivò solo la seconda Korac vinta a Pesaro nel 1992. Poi i guai giudiziari del gruppo Ferruzzi portarono il club nelle mani di Angelo Rovati. Nel 1993-94 giunse una poco onorevole retrocessione in A2 sul campo, ma la Virtus conservò comunque la A perché Corbelli, subentrato a Rovati, acquistò il titolo da Desio. Corbelli rivitalizzò l'ambiente affidando al giovanissimo coach Caja la squadra e riavvicinando la città al basket. Nel 2000, il presidente era Giovanni Malagò, la Virtus vinse il suo ultimo trofeo, la Supercoppa e Claudio Toti, che nel frattempo ne era diventato proprietario, nella stagione successiva assunse la carica di presidente.  
Da quel momento a Roma sono arrivati grandissimi campioni: Myers, Santiago Tusek, Anthony Parker, Bodiroga, ra gli altri. In panchina si sono succeduti tecnici di spessore come Bucchi, Pesic, Repesa con la comparsata di Tanjevic come direttore tecnico. Non sono però arrivati titoli, erano gli anni del dominio di Siena e nell'estate del 2012 la società fu sul punto di non iscriversi. Invece Claudio Toti decise in extremis di darle un futuro. Con una squadra guidata da Gigi Datome, e con Marco Calvani in panchina, sfiorò lo scudetto perdendo contro la Montepaschi. L'anno dopo con Dalmonte in panchina, dopo aver rinunciato all'Eurolega, l'ultimo squillo di tromba con la semifinale playoff persa ancora contro Siena. Quindi un lento declino, l'autoretrocessione in A2 nel 2015. Il 20 aprile 2019 il ritorno in A con la vittoria su Legnano per 83-88 con Bucchi in panchina. La Virtus ora è solo un ricordo nella storia.  

Il Corriere dello Sport

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APPROFONDIMENTI

Lulic sottoposto al terzo intervento: gennaio il mese della scelta sul suo futuro

ROMA – E’ tornato ieri a Formello dopo diciotto giorni di latitanza. Si è allenato in palestra. Presto, ancora non si è capito quando, tenterà l’ultimo assalto al campo. Tare e Lotito lo aspettano. E’ il capitano della Lazio, ha dato tanto alla causa e per questo motivo, nonostante un’assenza ormai lunga quasi un anno, c’è un posto in squadra rimasto in caldo. Simone Inzaghi, più di ogni altro, è convinto di poterlo rivedere correre come ai bei tempi con la maglia biancoceleste. Gennaio l’ultimo traguardo fissato e confermato in queste ore. Lulic, ecco il retroscena, era andato all’estero (forse in Germania) per operarsi un’altra volta alla caviglia sinistra. E’ il terzo intervento dopo i primi due che risalgono al febbraio scorso, il primo alla Paideia e il secondo in Svizzera. Questa volta si sarebbe trattato di un intervento leggero e assai meno invasivo rispetto ai precedenti, forse una “pulizia” o l’asportazione di liquido sinoviale. Di sicuro Lulic si è fermato intorno al 20 novembre per nuovi fastidi alla caviglia e dopo aver forzato la preparazione per due settimane. Era tornato nel gruppo, stava spingendo forte e il suo ritorno sembrava vicinissimo. Era stato persino pronosticato, dopo l’ultima sosta di campionato, tra la trasferta di Crotone e l’impegno all’Olimpico con l’Udinese. Era stato proprio Inzaghi, dopo alcuni giorni in cui non era stato più visto a Formello per gli allenamenti, ad annunciare l’ennesimo slittamento. «Stava andando forte e anticipando i tempi previsti, si è fermato dopo quindici giorni di lavoro con la squadra, ma lo aspettiamo per gennaio. Tornerà sicuramente» spiegò Simone in conferenza stampa. Senad non molla ed è convinto di poter superare anche l’ultimo inconveniente. Ha registrato di nuovo la caviglia e adesso affronterà di nuovo la salita che lo separa dal ritorno in campo. Non vuole mollare o uscire di scena così, tutta la Lazio lo aspetta e mantiene uno spiraglio aperto. SENAD O UN RINFORZO. Prevedendo e aspettando il suo ritorno, in estate Inzaghi e la dirigenza avevano deciso di puntare su Fares per coprire il ruolo con un solo acquisto e non due. La rinuncia a Jordan Lukaku (che si era appena ristabilito) è stata spiegata in modo poco convincente. Inzaghi, fedelissimo al 3-5-2, ha coperto le fasce alternando Marusic, Lazzari e Fares per due posti. Djavan Anderson, utilizzato solo a Marassi con la Samp, non riesce a garantire il livello attuale della Lazio. E doveva lasciare il posto in lista appena sarebbe stato recuperato Lulic. Ecco perché questo diventerà il mese della verità per Senad, a cui tutti tengono, e per la società biancoceleste. O recupera oppure sarà inevitabile intervenire a gennaio per consegnare un altro esterno da 3-5-2 a Inzaghi. Ottavi Champions e corsa al quarto posto prevedono una scelta.

Il Corriere dello Sport

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RASSEGNA STAMPA

Inzaghi, un contratto da rinnovare all’istante: sul tecnico piacentino gli occhi dell’Inter

Non ha ancora vinto lo scudetto, eppure può forse già considerarsi l'allenatore più amato d'ogni tempo. E' lì con Maestrelli ed Eriksson, Inzaghi ha compiuto un autentico miracolo in quattro anni e mezzo. E' risalito dall'inferno (o, fate voi, da Salerno) e ha riportato la Lazio in Paradiso. Gli ottavi di Champions sono il coronamento di un percorso tortuoso e virtuoso, ricco di delusioni (vedi Salisburgo, l'Inter il 20 maggio e lo scorso post lockdown) e trofei (la Juve battuta due volte), in cui Simone è cresciuto insieme al suo gruppo. Era stato accolto dopo il caos Bielsa con tanto scetticismo, ha trasformato i mugugni in un coro univoco. E' stato furbo, ma sopratutto bravo. E' entrato nella testa dei giocatori, ha gestito le critiche in ogni momento buio, ha ribaltato ogni pronostico. Veniva considerato un traghettatore, Inzaghi ora è il Caronte di un sogno compiuto: «Contro il Bruges è come se avessimo vinto un altro trofeo». Simone e la Lazio se lo sono strameritato. E non dev'essere l'ultimo. 
GIUGNO
Un altro record storico chiama subito il rinnovo. E' possibile che sia a scadenza a giugno l'allenatore che ha appena portato la Lazio agli ottavi di Champions vent'anni dopo? Inzaghi va blindato. In realtà, l'impressione è che Lotito lo avrebbe fatto da tempo, ma una serie d'incidenti di percorso (il caos tamponi e non solo) hanno fatto slittare l'appuntamento. Un peccato, anche perché ora il tecnico ha una qualificazione in mano da far pendere ulteriormente a proprio favore in sede di prolungamento. Tradotto: se a settembre Simone chiedeva tre milioni per mettere nero su bianco, oggi può alzare il prezzo. Pure perché le pretendenti non mancano e Lotito deve stare molto attento. E' come se ora si fosse ribaltato il gioco freddo d'agosto. Allora il presidente aveva qualche titubanza su questo ciclo, in questi mesi invece ha maturato l'idea di far proseguire il matrimonio. Oggi è Inzaghi che tergiversa e riflette sul futuro. Ha sempre detto che si sente a casa alla Lazio, ma non si è mai sbilanciato sulla permanenza né su un eventuale trasloco. La moglie Gaia e la sua famiglia però non vorrebbero muoversi da dove sono. 
Rimane l'ottimismo e da Formello assicurano che il rinnovo arriverà sotto l'albero. Ogni giorno può essere quello buono. 
REGALO
Ieri Inzaghi ne ha concesso uno di riposo alla squadra e a se stesso. Tuttavia già lunedì Lotito aveva di nuovo accennato al discorso prolungamento. Forse perché le ultime e insistenti voci provenienti da Milano cominciano a infastidirlo. Il presidente non ha intenzione di sentirsi ostaggio, adesso vuole chiudere questa storia entro fine anno. La proposta sarà un biennale a 3 milioni più bonus. Ma non sarebbe nulla ovviamente rispetto alle cifre che potrebbe offrirgli l'Inter per il dopo Conte in nerazzurro. Alla finestra anche il Psg e, in seconda linea, la Juve, nel caso in cui dovesse precipitare la situazione di Pirlo. Secondo Lotito però Inzaghi deve decidere adesso, senza tenersi aperto (ma ci sarebbe comunque l'inserimento di una clausola rescissoria) nessun altro spiraglio. In questo senso fa ben sperare il ritorno del fido dt Peruzzi a Formello. Ma anche Tare avrà un ruolo decisivo. Il ds è ormai legato a un filo doppio al tecnico e potrebbe restare con lui oppure addirittura (vedi l'Inter) seguirlo. Lotito lo vivrebbe come un tradimento, non vuole nemmeno pensare a un simile scenario. Eppure era stato proprio lui a corteggiare Allegri allo sfinimento. In caso d'addio d'Inzaghi, l'ex allenatore bianconero rimane il primo obiettivo, Juric e De Zerbi idee per il bel calcio espresso. Conceicao è il nome per proseguire sulla scia della tradizione degli ex della Lazio. Potrebbe tornare di moda anche Mihajlovic, in questo senso. Inutile però pensare già al sostituto quando c'è ancora Inzaghi come orizzonte assoluto. Piuttosto si consumi con Lotito questo benedetto incontro. 
A. A. – Il Messaggero

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La beffa Eterna: nel Recovery Plan nessun riferimento a Roma Capitale

Nelle 125 pagine del Recovery plan Roma è citata soltanto due volte. Per l'investimento sulla linea ferroviaria Roma-Pescara (ampiamente previsto, è anche tra le opere da commissariare), e la seconda volta genericamente per dire che gli investimenti sul sistema ferroviario regionale avranno effetti importanti sul trasporto dei pendolari in città come Milano, Roma e Napoli. Poi zero. Niente. Eppure, poco più di un paio di mesi fa, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva pronunciato parole che lasciavano poco spazio alle interpretazioni. «Nel Recovery plan», aveva detto intervistato da Maria Latella, «ci sarà un progetto importante anche per Roma». Una promessa fatta per provare a far digerire ai romani l'ennesimo schiaffo, la candidatura di Milano come terza sede europea dei brevetti, dopo quella persa per l'Agenzia del farmaco e l'assegnazione delle Olimpiadi invernali in condominio con Cortina, subito celebrate con una dote statale di un miliardo per il finanziamento delle infrastrutture. «Roma non deve dolersi, non era in competizione», aveva detto Conte. Promettendo: «Per Roma pensiamo a progetti su misura che rispetteranno le sue caratteristiche storico culturali». Parole al vento, almeno fino ad oggi. E che rischiano di svuotare anche gli sforzi che alcune forze politiche stanno cercando di fare per riportare la Capitale al centro dell'agenda politica. Come l'iniziativa lanciata dal deputato Dem Claudio Mancini, e già accolta da altri parlamentari romani di tutti gli schieramenti politici, ossia quella di costruire una cabina di regia tra Palazzo Chigi e Comune che possa contare su un patto bipartisan, in modo da poter presentare al governo progetti concreti per Roma da lasciare in eredità al prossimo sindaco. Chiunque esso sia e da qualunque schieramento politico provenga. Progetti come la chiusura dell'anello ferroviario, o la depurazione delle acque del Tevere e dell'Aniene. O il rinnovo completo dei mezzi del trasporto pubblico locale. Senza tralasciare cultura e turismo che sono altri due motori dell'economia della Capitale. Ma anche su questo fronte c'è da stare poco sereni. Dei 196 miliardi di euro tra prestiti e sussidi destinati da Bruxelles all'Italia, il governo ha deciso di destinare al turismo e alla cultura solo 3,1 miliardi di euro. Insomma, a un comparto annichilito dal Covid, che prima della pandemia dava lavoro a 3,5 milioni di italiani, che valeva il 13 per cento del Pil, lo stanziamento del governo è stato vissuto quasi come una beffa. Se non peggio. «Il Covid ha completamente spazzato via l'economia nazionale legata al turismo. Eppure il Recovery Plan destina solo 3,1 miliardi di euro a questo settore, l'1,58% dei 196 miliardi complessivi. Una cifra assolutamente insufficiente che denota una mancanza di strategia per il potenziamento e la valorizzazione di una risorsa che da sola produce il 13% del Pil nazionale. Come se non bastasse, in questi 3 miliardi non c'è nulla per il mondo dell'accoglienza e della ristorazione che è completamente assente», ha commentato Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi. Sulla stessa linea Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi. «Oggi», ha spiegato, «è un tema di sopravvivenza, noi siamo stati molto critici sulla bozza di Recovery fund che è girata nelle ultime ore. Il vero turismo», ha sottolineato Bocca, «collabora per il 13% del Pil nazionale, ma su 209 miliardi di Recovery Fund a turismo e cultura vanno meno di 3 miliardi, con un'attenzione rivolta ai borghi. Oggi non è più un tema di guardare ai borghi, ma alla sopravvivenza delle imprese». 
LA REVISIONE
L'impressione, insomma, è che la bozza di piano predisposta da Conte per il consiglio dei ministri, sia profondamente da rivedere. Le insoddisfazioni sono molte. A cominciare da quella sulla Sanità, altro settore bistrattato con soli 9 miliardi di euro di stanziamento contro un fabbisogno calcolato dal ministro Roberto Speranza di 68 miliardi di euro. Così come qualche dettaglio in più andrebbe dato sui progetti per il Sud. Nel piano si parla di 100 miliardi di euro di risorse che saranno destinate al Mezzogiorno tra Fondi europei di coesione e risorse del Recovery, senza però grandi dettagli. Se non il fatto che il capitolo della coesione territoriale è stato accorpato con la parità di genere. Come se fosse la stessa cosa.

Il Messaggero

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Calcio in lutto, è morto Paolo Rossi

Il mondo del calcio è in lutto. È infatti scomparso Paolo Rossi, indimenticabile attaccante protagonista della vittoria dell’Italia ai Mondiali 1982.

A darne notizia, su Twitter, è stato il giornalista della Rai Enrico Varriale, confermato poi dalla Gazzetta dello Sport. “Una notizia tristissima: ci ha lasciato Paolo Rossi. Indimenticabile Pablito, che ci ha fatto innamorare tutti in quell’ Estate del ’82 e che è stato prezioso e competente compagno di lavoro in RAI, negli ultimi anni. R.i.p. caro Paolo”, le parole di Varriale su Twitter.

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ESCLUSIVE

‘QDL’ – Dalla Palma (CdS): “Avventura Champions meravigliosa e remunerativa, se si investisse su un difensore… I Cambi di Inzaghi? Leiva a rischio con il Verona…” (AUDIO)

ALBERTO DALLA PALMA (Corriere dello Sport) in collegamento a 'QDL': "Negli ultimi 20' la Lazio ha avuto paura, qualcosa è successo nella mente dei giocatori. Dai 3 cambi di Inzaghi al gol del Bruges sono trascorsi pochi secondi, forse quello è stato un po' un azzardo. Oggi mi hanno spiegato che Leiva non fosse in buone condizioni, sarebbe addirittura in dubbio per il Verona. Il girone complessivo fatto dalla Lazio è stato importante, nessuno se lo sarebbe mai aspettato, ancor di più visto tutto quello che è accaduto in termini di assenze. Gli ultimi 20' di ieri devono restare solo un ricordo di una meravigliosa avventura coronata con gli ottavi di finale. La Lazio è l'unica italiana imbattuta in Champions League, non sono cose scontate. Sono convinto che se fosse servita solo la vittoria, la Lazio avrebbe vinto bene. Reina-Strakosha? Ieri c'è stata un'indecisione dello spagnolo, ma il tiro di Lang era potente, ma nessun difensore è stato reattivo ad accorciare. Il valore di Reina è indiscutibile, lo vedo proprio come un portiere di Champions. Dopo la sosta per il Covid, Strakosha non ha ancora recuperato la migliore condizione. Tare ha ribadito che è l'albanese il titolare? Chi la fa la formazione, Inzaghi o il direttore sportivo?. Dopo questa qualicazione ed in virtù dei circa 45 milioni incassati, la Lazio è arrivato nuovamente ad un passo dal possibile salto di qualità. Se una parte di questo tesoretto fosse investito a gennaio in un difensore risolverebbe un problema"

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APPROFONDIMENTI

Regione, Leonori: “Approvata legge per la promozione dello Street Art” (AUDIO)

LAZIO, LEONORI (PD): APPROVATA LEGGE PER LA PROMOZIONE DELLA STREET ART
 

Oggi il Consiglio regionale ha approvato la proposta di legge di cui sono stata promotrice su “Disposizioni per la valorizzazione, promozione e diffusione della Street Art”. La legge, la seconda in Italia dopo quella pugliese, nasce da un confronto con alcuni protagonisti della Street art, una forma d'arte che nella sua traduzione significa “arte di strada” ma che ha, tra le funzioni e obiettivi principali, qualcosa di più grande: la trasformazione, riqualificazione e valorizzazione di spazi urbani in chiave culturale e sociale. Con uno stanziamento di 500mila euro complessivi per gli anni 2021 e 2022 per concedere contributi finalizzati alla realizzazione di opere, la legge prevede che i comuni redigano annualmente un elenco dei beni e degli spazi disponibili nel rispettivo territorio, da destinare a interventi di Street Art. Gli stessi comuni possono individuare anche ‘muri liberi’ per la libera espressione artistica. Gli elenchi saranno disponibili online nei portali web istituzionali dei comuni e sui siti web regionali. La Regione, inoltre, si impegna a promuovere e valorizzare, anche a fini turistici, degli interventi di Street Art realizzati nel territorio regionale, attraverso i propri canali di comunicazione e in un catalogo realizzato su piattaforma digitale condivisa e popolata di concerto con i comuni, e attraverso il premio "Lazio Street Art". La Street Art è stata anche inserita tra le azioni della nuova programmazione UE 2021-27 nelle linee guida che il Consiglio approverà nei prossimi giorni. Sono molto soddisfatta dell’approvazione di questa legge, perché sono convinta che la riqualificazione delle nostre città passi anche attraverso iniziative non convenzionali, partecipate e integrate nel territorio, che mettono in circolo energie culturali e sociali positive. Nella nostra Regione abbiamo già diversi esempi, che quotidianamente si incrementano, rinnovano, mutano, oltre ad attirare nuovi flussi di turisti. Con la legge abbiamo voluto sostenere e riaffermare l’arte pubblica, partecipata, collettiva e legata alla comunità, partendo da questa forma artistica che personalmente seguo da anni e che ho avuto modo di apprezzare anche grazie a importanti artisti e a iniziative di promozione territoriale.
Grazie alle colleghe e ai colleghi che oggi hanno votato a favore, al capo di Gabinetto Ruberti e a tutti gli uffici del Consiglio e della Cultura che in questi mesi con il loro lavoro hanno permesso alla legge di essere approvata e alla Regione di fare un grane passo in avanti. Ora ci attende la sfida dell'attuazione!”
Così in una nota la Vicepresidente della Commissione Cultura della Regione Lazio, Marta Leonori

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Immobile trascina: quanti record superati! Il prossimo? Battere Inzaghi

Quando c'è e quando non c'è. Ciro Immobile si nota sempre. Proprio come deve essere per un campione. Anche ieri è stato decisivo. Il suo gol, su rigore (ne ha realizzati 39 in biancoceleste, più di chiunque altro) ha permesso alla Lazio di qualificarsi per gli ottavi di Champions League. Non succedeva dal 2000. Non succedeva da 20 anni. E ci era riuscita solo la Lazio più forte di sempre. Ora anche quella targata Ciro Immobile.

Con la rete al Bruges, fra l'altro, Immobile ha battuto anche altri record. È il primo laziale a segnare in 9 gare ufficiali di fila (il primato, che resisteva dal 1923, era di Fulvio Bernardini). Da quando è alla Lazio, Immobile, ha segnato o fatto assist in tutte le gare casalinghe giocate in competizioni internazionali: con ieri è a quota 12 gol e 4 assist in 11 presenze. È inoltre solo il terzo italiano a segnare in tutte e quattro le prime presenze stagionali di una singola stagione di Champions League (il primo era stato Del Piero nel 1995-96 oltre che nel 1997-98 e l'ultimo Filippo Inzaghi nel 2002-03). In tutta la storia della Lazio, solo Simone Inzaghi ha segnato più gol di Immobile in una singola edizione della massima competizione europea (9 l'attuale tecnico, mentre Immobile è a quota 5). Con altri quattro gol Ciro eguaglierebbe il proprio allenatore in altri due primati: quello del miglior marcatore europeo della storia del club (sono 20 a 16) e quello, appunto, del miglior marcatore in una singola edizione della Champions. Ieri però, Immobile, è andato anche oltre i numeri: appena è uscito lui la Lazio ha subito il 2-2 ed è andata in grande difficoltà. A dimostrazione del fatto che è anche il leader carismatico della squadra. E che Ciro si nota sempre: quando c'è, e quando non c'è.

gazzetta.it – Elmar Bergonzini

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DICHIARAZIONI

Un’altra medaglia firmata Inzaghi: “Lazio simile a quella dello scudetto. Ottavi come una coppa” (AUDIO)

La Lazio agli ottavi di Champions League dopo vent'anni. Contro il Bruges è arrivato il tanto sperato punto per volare al turno successivo. I biancocelesti hanno sofferto, ma alla fine esultano. Nel post partita, ai microfoni di Sky Sport, il tecnico Simone Inzaghi ha commentato: “Domani i ragazzi si accorgeranno di quello fatto. Siamo tornati in Champions dopo tanto tempo, siamo tra le migliori 16 d’Europa senza aver mai perso. La qualificazione è meritata, guadagnata sul campo tra mille difficoltà. Peccato non aver fatto il terzo gol. Avevo giocatori a metà tempo sul lettino, gli ho chiesto di fare altri 25’. Dispiace non avere i tifosi con noi, immagino solo se stasera fossero stati qui”.

“La Lazio del 2000 e questa si somigliano. Entrambe hanno vinto trofei con grandi giocatori. Per me stasera è come aver vinto una coppa dopo un lavoro iniziato quattro anni e mezzo fa. Può succedere che anche 10 contro 11, con una squadra come Bruges, si possa soffrire. Faremo un’analisi degli ultimi minuti. Ma per 60-70’ ho visto una grande squadra. Dovevamo soffrire meno, ma nulla toglie a questi ragazzi che hanno fatto un’impresa. Ora mettiamo tutto nel campionato, c’è una discreta posizione in classifica dopo le problematiche avute. Per il Verona cerchiamo di ritrovare le energie, ora però godiamoci il momento. Mi auguro che Immobile mi possa battere nel record di gol in Europa quest’anno". corrieredellosport.it