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Choc Covid in Bundesliga: tutti in bolla dal 3 al 23 maggio, 1800 persone in quarantena

Tutti sotto chiave in Bundesliga dal 3 al 23 maggio, per prevenire il contagio Covid che ha mandato in quarantena da due settimane l’Hertha Berlino a rischio retrocessione e sparigliato il calendario anche in Serie B per i focolai nell’Holstein Kiel, Sandhausen e Karlsruher. Il provvedimento deciso ieri dalla Lega (Dfl) è dettato dalla preoccupazione che, a causa del prossimo Campionato d’Europa al via l’11 giugno, potrebbe venire a mancare il tempo per riprogrammare ordinatamente le partite rinviate. La Lega ha colto di sorpresa le 36 società di prima e seconda divisione della Bundesliga. Vengono messe in quarantena circa 1.800 persone, tra giocatori e staff, poichè le restrizioni riguardano l’intero gruppo-squadra dei club. La “bolla“ sarà attuata in due fasi. Per il periodo dal 3 al 12 maggio, comprendente la 32ª giornata, saranno consentiti spostamenti individuali soltanto tra abitazione e allenamenti, con severi controlli delle autorità sanitarie. Nella seconda fase la “bolla“ sarà blindata con isolamento collettivo del gruppo-squadra nel centro di allenamento. Inizierà il 13 maggio e si concluderà con la 34ª giornata alla fine del campionato il 22 maggio, dopo la finale della Coppa di Germania fissata per il 13 maggio a Berlino. Di fatto, la Lega ha ripristinato il protocollo varato un anno fa per riattivare la Bundesliga, prima tra i grandi campionati europei, dopo l’interruzione a causa della pandemia. Adesso, la nuova ondata di Covid ha determinato in Seconda Divisione il rinvio di 7 partite, ancora da recuperare. In prima divisione, il pericolante Hertha Berlino (terzultimo) è bloccato in quarantena dal 15 aprile e deve recuperare tre turni di campionato contro Magonza, Friburgo e Schalke, in programma il 3, il 6 e il 12 maggio.  

Il Corriere dello Sport

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APPROFONDIMENTI

Flop SuperLega: ora i 12 “pirati” o ricapitalizzano o rinunciano alle superstar

Divisi da una rivalità sportiva e politica, uniti dal richiamo dei soldi. Real Madrid e Barcellona, irriducibili, il presidente blaugrana Joan Laporta fa da megafono a Florentino Perez. «La Superlega è una necessità. L'ultima parola spetta ai soci: investiamo, abbiamo ingaggi molti alti e di questo, pur salvaguardando il merito sportivo, si deve tenere conto». Il Barcellona è il numero uno per ricavi in Europa: 715 milioni, ma con il peso degli stipendi – il contratto di Messi da mezzo miliardo è la sintesi di un'epoca di follie – è in grave crisi. La Superlega come patto di mutuo soccorso fra club, per chiudere i buchi finanziari provocati dal Covid senza dover cambiare stile e tenore di vita. Ecco cos' era. Basta qualche dato a capire: il numero uno per debiti è il Tottenham: 685 milioni. Il numero uno per perdite è il Milan: 195 milioni. Il numero uno e basta si chiama Chelsea: ha cassa per 19 milioni; ha chiuso con 45 milioni di utile l'ultimo bilancio e in più il proprietario si chiama Roman Abramovich, patrimonio da 14,8 miliardi di dollari. A mettere insieme bilanci e statistiche si capisce che il denominatore comune tra i 12 club non è un indebitamento insostenibile. Per alcuni sì, per altri no: il totale fa 2,7 miliardi ma un quarto è del solo Tottenham. E non sono le perdite di bilancio devastanti: il Real, per esempio ha un piccolo utile e l'Atletico è in sostanziale pareggio. A unire tutti è stata l'idea commerciale e la prospettiva opportunistica di vendere un prodotto più attraente per le tv e quindi ottenere maggiori ricavi concentrandoli nel perimetro della presunta élite calcistica senza «disperderli» nei rivoli dei club «minori». Era anche, implicitamente, una sorta di sostegno alle società del gruppo che sono in difficoltà finanziaria: Tottenham, Inter e in parte anche Barcellona e Milan. Il Tottenham, che in due esercizi ha perso 220 milioni, l'anno scorso aveva ottenuto un prestito da 200 milioni dalla Banca d'Inghilterra e ora il debito netto è salito a 685 milioni. È la situazione più delicata insieme a quella dell'Inter dove però oltre al debito (322 milioni) pesano la debolezza di un azionista, la famiglia Zhang, azzoppata in patria, e il nodo contabile delle sponsorizzazioni cinesi che negli anni hanno sostenuto i conti. «Con il solo gettone d'entrata della Superlega (290 milioni circa ndr ), Suning avrebbe risolto subito i problemi finanziari» fa notare Andrea Sartori, responsabile dello sport di Kpmg. L'Arsenal, come il Tottenham, ha ottenuto a gennaio un prestito da 130 milioni dalla Banca centrale e lo rimborserà entro maggio ma ha una struttura patrimoniale solida: è in mano al miliardario americano Stan Kroenke, che colleziona squadre in Nba e Nfl, possiede cantine nella Napa Valley per una ricchezza personale di oltre 8 miliardi di dollari. La fotografia dei bilanci dei dodici club che hanno tentato il golpe non tiene conto di due fattori che fanno la differenza. Il primo è l'effetto Covid che a giugno 2020 (data di riferimento dei numeri qui riportati) era ancora solo parzialmente registrato. Chiudere i consuntivi quest' anno, per la maggior parte al 30 giugno, costerà a tutti i club, a ogni livello, lacrime e sangue. E qui interviene il secondo fattore che fa la differenza tra una società e l'altra e tra un conto economico e l'altro: la proprietà. I 12 del «Super flop», a differenza della gran parte delle società del calcio professionistico, hanno alle spalle i miliardi di paperoni americani (Manchester United, Arsenal, Liverpool) o arabi (Manchester City), russi (Chelsea), imperi industriali e familiari (Juventus, Tottenham, Inter, Milan, Atletico), mentre il Barcellona è una polisportiva da 180 mila associati e anche il Real un'associazione privata senza scopo di lucro. Ora che c'è da chiudere i bilanci, gli azionisti che hanno indirizzato le scelte di gestione (quindi anche sui costi) dovranno garantire la stabilità e continuità delle aziende. Cioè mettendoci il denaro dove è necessario, che vuol dire ricapitalizzare. E per chi ha riserve miliardarie, dai 3 di John Henry del Liverpool ai 23 dello sceicco arabo Mansour del Manchester City, sarà un fastidio ma non un problema. Del resto il Chelsea insegna che si può far calcio ai massimi livelli con bilanci in utile. Fallito il golpe, si dovrà ripartire da altri numeri, che fotografano lo squilibrio: le dieci società con il fatturato più alto in Europa hanno un giro d'affari superiore alle oltre 600 dei campionati al di fuori di Inghilterra, Spagna, Italia, Francia e Germania. Negli ultimi 20 anni soltanto tre squadre non appartenenti ai «big five» (Ajax, Porto e Psv) hanno raggiunto le semifinali di Champions: «Il grande errore è stato non intervenire sui costi del calcio, completamente fuori-controllo, un problema ingigantito dalla pandemia- sottolinea Sartori-. Nessuna azienda può reggere se un terzo del fatturato serve a coprire gli stipendi, basta un leggero calo dei ricavi ed è crisi. Serve un "salary cap" a livello nazionale ed europeo, più soft rispetto al modello americano: sarebbe comunque efficace». Dopo la Superlega una cosa è certa: i prossimi Messi e Ronaldo guadagneranno meno, molto meno.

Il Corriere della Sera

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FORMELLO

Formello: Lazio in campo venerdì mattina per lo scarico

Dopo la pesante sconfitta di ieri sera allo Stadio Maradona, la Lazio torna in campo stamattina per la seduta di scarico. In attesa che il tecnico piacentino si negativizzi, i biancocelesti iniziano a preparare la sfida col Milan – stadio Olimpico ore 20 45, lunedì 26 aprile – sotto la guida di Farris, il vice di Inzaghi potrà contare su tutta la rosa, tolto Ramos, al momento fuori dalal sfida con i rossoneri.  

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RASSEGNA STAMPA

Farris: “Non vedo l’ora torni Inzaghi: il comandante deve stare in panchina”

 Diciassette stavolta non gli porta fortuna. Immobile segna al Napoli per la sesta volta consecutiva, raggiunge coi gol in questo campionato il numero della sua maglia, ma sorride amaro al Maradona. I tifosi biancocelesti criticano la sua uscita spensierata, ma si perdono qualche sfumatura: è vero che saluta tutto il Napoli, chiede scusa a Manolas, abbraccia l'amico Insigne prima di rientrare negli spogliatoi. Ma, eccome, se si lamenta: applaude ironicamente Di Bello, che non se ne accorge per fortuna. E' chiaro che l'arbitro abbia condizionato e rovinato questa partita. Voleva essere Ciro subito a indirizzarla lanciando Lazzari in area. Quella smanacciata di Hysaj sì che era rigore, non quello sanzionato poi precedentemente con la revisione al Var. Immobile comunque non s'arrende e si danna l'anima: viene murato, tira dalla distanza. Prova a pareggiare i conti sui penalty, quando Politano lo tocca mentre calcia. Niente, Di Bello non fischia. E c'è pure il danno, oltre la beffa. Perché Ciro è costretto a giocare quasi zoppicante il resto della gara. Rischia di restare nel tunnel, ma poi s'affaccia nella ripresa e sgomita ancora. Ci prova di testa, svirgola in semirovescita. Finché Pereira non lo pesca in area e, lui, stavolta a giro non sbaglia. Immobile timbra, ma la Lazio rischia comunque di salutare in anticipo l'Europa che conta. 
DECISIONE CONTESTATAPoco importa che Milinkovic trovi la quarta perla su punizione in trasferta. Non cancella quella sua maledetta gamba alta: «Non si può mai fischiare un rigore così dopo 5 minuti in una partita importantissima. Sergej prende la palla assicura mister Farris e Manolas abbassa la testa. Al massimo è punizione a due in area. Tra l'altro sul ribaltamento di fronte ci sarebbe stato il penalty su Lazzari e l'espulsione di Hysaj ultimo uomo per la trattenuta». Il risultato finale però è un 5 a 2, che arresta la rimonta delle ultime 5 vittorie consecutive in Serie A. E' vero, la Lazio ha ancora una gara in meno (col Torino) rispetto a Napoli, Juve e Atalanta, ma ora lunedì potrebbe non bastare nemmeno vincere col Milan: «L nostra corsa non è assolutamente finita. Non possiamo arrenderci adesso, dopo l'ultima cavalcata. La squadra ha trovato la forza dopo il 4 a 0 per provare a riaprire la gara, la reazione c'è stata». 
NON E' FINITACol senno di poi anche i cambi hanno fatto la differenza: «Abbiamo deciso con Inzaghi nell'intervallo di far entrare Cataldi e Pereira rivela ancora Farris e in effetti ci hanno dato una scossa. Pure i gol tuttavia hanno dato una spinta emotiva. La verità è che non abbiamo difeso bene e siamo stati poco concreti nell'area avversaria. Invece il Napoli è stato feroce e determinato con giocate dei singoli di grandissima qualità». S'arresta qui la sua guida portafortuna, prima sconfitta: «Non vedo l'ora che torni Simone, il comandante deve stare al suo posto in panchina». 
A. A. – Il Messaggero

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APPROFONDIMENTI

UEFA-Superlega, è il giorno delle sanzioni? Cosa rischiano i club

«Club matters». Due parole semplici semplici ovvero «problemi dei club». Eccola l’unica riga nell’ordine del giorno del Comitato Esecutivo dell'Uefa programmato stamani, dalle 10 alle 12. Il riferimento al fallimento della Superlega e alle possibili conseguenze per i 12 fondatori della lega “nata, ma mai sviluppata” è chiaro. Da Nyon però ribadiscono che lo scopo principale dell'Exco è defi nire le 12 città che ospiteranno Euro 2020. Decisioni sul resto non sono sicure. Le 6 inglesi, le 3 spagnole e le 3 italiane terranno comunque le antenne ben dritte in attesa di eventuali comunicazioni.

SENTENZA SCUDO – Le diplomazie sono al lavoro e gli exit poll della vigilia non sono attendibili perché si va dall'amnistia per chi ha chiesto scusa (questa la versione buonista) alla squalifica per un anno dalle coppe europee (i più pessimisti abitano in Spagna). Esiste anche la via di mezzo di una multa. Di certo c'è una sentenza del tribunale di Madrid che intima a Fifa, Uefa e a tutte le federazioni calcistiche associate di non adottare «alcuna misura che proibisca, restringa, limiti o condizioni in alcun modo» la creazione della Superlega.

corrieredellosport.it

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DICHIARAZIONI

Annuncio di Tare: ”Inzaghi firma non appena supera il Covid”

Il rinnovo di Inzaghi è solo una formalità. Come riportato da Il Tempo, nella giornata di ieri, il ds Igli Tare ha dichiarato nel pre partita: ”Quando Inzaghi tornerà, arriverà la firma sul contratto. Lui è molto vivace, molto nervoso e ora è rinchiuso in gabbia. Ci sentiamo quotidianamente e sta facendo un buon lavoro anche da casa”. Non è ancora chiaro se Simone sarà presente in panchina nella partita contro il Milan. Intanto, i biancocelesti sono tornati nella Capitale e, oggi alle 11.30, torneranno ad allenarsi a Formello. Da valutare le condizioni di Immobile, colpito a più riprese dai difensori del Napoli, e Luis Alberto, la cui presenza nella gara di ieri è rimasta dubbia fino a poche ore dall’inizio del match.laziopress.it

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DICHIARAZIONI

Cataldi non cerca attenuanti: “Non possiamo perdere così uno scontro diretto”

Il centrocampista della Lazio Danilo Cataldi, intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel, commenta così il pesante ko dei biancocelesti sul campo del Napoli: "Non possiamo perdere uno scontro diretto così importante 5-2, c'è tanta rabbia e delusione ma da domani pensiamo al Milan. L'episodio del primo rigore è dubbio ma al di là di questo siamo una grande squadra e non dobbiamo abbatterci per un episodio contro dopo pochi minuti.

Avremmo dovuto evitare il 2-0, ma da domani pensiamo subito al Milan. Sarà una partita importante da vincere. Lavoreremo per prendere i tre punti, facendo solo la corsa su noi stessi. Vincendole tutte, siamo in Champions"

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STATISTICHE

Sprofondo difesa: mai così tanti gol negli ultimi 60 anni

La Lazio non aveva mai perso subendo 5 gol nell’era Inzaghi, non subiva 5 reti da oltre 5 anni, sempre a Napoli (Napoli-Lazio 5-0 del 20 settembre 2015, seconda stagione di Pioli)

Sale a 46 il numero di gol subiti dalla Lazio: dopo 31 partite di campionato è il peggior dato degli ultimi 60 anni, per ritrovare un numero peggiore bisogna risalire alla stagione 1960/61 (57)

laziopage

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DICHIARAZIONI

Farris, oltre il rigore: “Loro cattivi, noi no. E abbiamo difeso male. Non ci arrendiamo, c’è il Milan” (AUDIO)

La Lazio esce con le ossa rotte dal Maradona: 5-2 contro il Napoli, la corsa alla Champions si fa dura. Ma non è finita, lo dice chiaro e tondo il vice allenatore Massimiliano Farris, che ai microfoni di Sky Sport ha commentato: "Questo risultato non compromette la corsa alla Champions, già lunedì c’è un altro scontro diretto con il Milan. Abbiamo il bonus della partita in meno, se la giochiamo o meno vedremo, e non possiamo arrenderci. Sedici partite e dodici vittorie, il cammino è stato questo.

“Con determinati giocatori fai delle scelte. Sino a quel momento la squadra reggeva, i cambi poi ci hanno dato freschezza. Il Napoli ha fatto una grande partita, Insigne un gol strepitoso. In difesa non siamo stati bravi, loro molto concreti. Ho guardato i numeri velocemente, siamo entrati tante volte in area. Il palo di Correa poteva essere una spinta psicologica. Non siamo stati cattivi e concreti in area, loro teorici con grandi giocate di qualità. Milan? Lo dicono i numeri: il 4-0 a Napoli poteva innservorsci, invece abbiamo riaperto la partita. La reazione c’è stata, il carattere non è mai mancato. Inzaghi? Ci siamo parlati a fine primo tempo. Speriamo che l’innesto più importante sia il ritorno di Simone: il comandante deve ritornare al suo posto".

Massimiliano Farris, vice allenatore biancoceleste, è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel, 233 di Sky, dopo la partita contro il Napoli.

"Ci sono degli spunti positivi da questa partita, con un risultato pesante. L'episodio del rigore avrebbe potuto essere a nostro favore con un uomo in più, loro poi hanno subito trovato il 2-0 ed è diventata dura. Il Napoli palleggia bene, dopo il 4-0 però la squadra ha avuto la forza di cercare gli episodi per riaprirla.

Il 5-2 ha chiuso i giochi ma dobbiamo continuare a crederci. L'intervento di Milinkovic non può essere rigore, è un presunto gioco pericoloso. Bisogna però andare avanti, ci sono altre partite più quella con il Torino. La corsa è ancora lunga.

Nella ripresa abbiamo fatto qualche cambio per dare un po'di freschezza alla squadra. Non era facile entrare in quel modo. La corsa Champions è aperta, da domani mattina penseremo al Milan".

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DICHIARAZIONI

Farris sul rigore al Napoli: “Quando giocavo io era gioco pericoloso dell’attaccante…”

Il tecnico della Lazio, presente per la positività di Simone Inzaghi, Massimiliano Farris, parla a Sky Sport dopo il ko per 5-2 col Napoli. "Milinkovic prende la palla -dice sul rigore assegnato al 7' agli azzurri.-, nel calcio che ho giocato io all'attaccante che abbassava la testa, si dava gioco pericoloso. Altrimenti si dava gioco pericoloso a Sergej, non rigore".